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2022-07-07
Dietro la ricostruzione dell’Ucraina c’è la gara ai suoi immensi giacimenti
Ora dovrebbero averlo capito tutti (anche quelli che l’hanno snobbata), che la conferenza di Lugano non è stata una semplice passerella perché durante i lavori, ma soprattutto lontano dalle telecamere e dai giornalisti, sono state scritte le prima pagine di quel gigantesco e costosissimo libro che sarà la ricostruzione dell’Ucraina.
Come vi abbiamo raccontato ieri il premier ucraino, Denys Shmyhal, ha mostrato una cartina nella quale si leggeva la sua proposta evidentemente concordata con altri su chi si occuperà (zona per zona) di ricostruire l’Ucraina. Il business della ricostruzione, quando questa avverrà, sarà gigantesco perché la stima che gli stessi ucraini hanno previsto è pari ad almeno 750 miliardi di dollari, anche se gli analisti prevedono che non basteranno a ricostruire un Paese che, mentre scriviamo, è ancora sotto le bombe. Ovvio che chi si candida a ricostruire il Paese pensa anche alle sue immense risorse che di certo, in qualche caso, passeranno di mano. E non saranno quelle italiane… come vedremo.
Che l’Ucraina sia un importante produttore di grano è un fatto assodato visto che ne produce decine di milioni di tonnellate mentre meno si sa di quello che c’è sottoterra. Partiamo da un dato: malgrado rappresenti soltanto lo 0,4% della superficie terrestre, ben il 5% delle risorse a livello globale sono presenti in Ucraina, per un valore di 7,2 trilioni di dollari. Sono contenute in circa 20.000 depositi di cui solo 7.800 sono stati sviluppati e 3.300 sono in fase di esplorazione con la presenza di 194 minerali.
Nel sottosuolo ucraino troviamo gas (1,1 trilioni di metri cubi), petrolio (135 milioni di tonnellate), argilla (caolino, argille plastiche ed argille refrattarie), minerale di ferro (2.3 miliardi di tonnellate) e carbone (34 miliardi di tonnellate primo Paese in Europa, al 7° posto nel mondo), manganese (tra i primi dieci produttori al mondo, nel 2020 la sua produzione è stata di 550.000 tonnellate). E che dire dell’uranio? Sebbene la sua produzione sia diminuita nel 2020 e nel 2021, la società ucraina di estrazione dell’uranio VostGok ha storicamente prodotto fino a 830 tonnellate di uranio all’anno. Il piano delle autorità ucraine per l’indipendenza dall’approvvigionamento dell’uranio prevede l’utilizzo della miniera di Smolinskaya, situata nella regione di Kirovograd in Ucraina (qui troviamo i norvegesi), fino al 2023 e della miniera di Ingulskaya, la più grande delle miniere di uranio dell’Ucraina, situata nel villaggio di Neopalimovka sempre nella regione di Kirovograd fino al 2028 in attesa di rendere operativi i nuovi progetti di Severinskiy e Safonovskiy.
Ma non è tutto, come ci conferma l’ingegnere minerario Giovanni Brussato: «Innanzitutto va detto che sulle riserve, cioè sui depositi non ancora coltivati, ovviamente c’è un certo riserbo sulla posizione esatta quindi, solitamente, viene fornita la regione o un’area geografica approssimativa. Poi», continua Brussato, «le riserve di ferro in Ucraina sono davvero vaste. Nel gennaio 2015, negli 80 giacimenti ucraini si potevano trovare 6,5 miliardi di tonnellate di riserve di minerale di ferro grezzo. Allo stato attuale, solo 30 di questi depositi sono in fase di sviluppo. Tuttavia, nonostante 50 giacimenti non siano stati sviluppati, l’Ucraina è il settimo produttore mondiale di minerale di ferro, con una quota totale del 3,4%. Gran parte di questo minerale si presenta sotto forma di magnetite e si trova principalmente nell’oblast di Poltava nell’Ucraina centrale». Anche il settore dell’alluminio trova importanti interessi in Ucraina e i seguenti tipi di minerali sono considerati i più preziosi per l’industria dell’alluminio: quelli di bauxite si trovano nel deposito di Vysokopillia nel centro di Dnipropetrovsk, l’alunite a Zakarpattia (sud-ovest) mentre quelli di nefelina sono vicino al Mar d’Azov (sud-est). Anche le risorse di titanio identificate in Ucraina sono economicamente interessanti: nel bacino del fiume Samotkan ci sono riserve significative da estrarre.
Nella cartina presentata da Denys Shmyhal non si dice chi dovrebbe operare in questa zona, che non è certo secondaria perché è la storica regione ucraina produttrice di minerale di ferro e la più grande fonte singola di ferro nell’ex Unione sovietica come ci conferma Brussato: «È una stretta striscia lunga circa 100 km e larga 2-7 km, che si estende attraverso l’oblast di Dnipropetrovsk occidentale dalla città di Zhovti Vody a nord a Inhulets a sud, il bacino copre un’area di circa 300 kmq. La città di Kryvyi Rih è il principale centro industriale della regione. Da questo bacino sono stati estratti centinaia di milioni di tonnellate di minerale di ferro e, pur in presenza di un calo della qualità del minerale il cubaggio, resta di assoluto rilievo». E chi se ne occuperà? Il suo nome non è stato scritto, ma di sicuro c’è che non saranno più gli ucraini. Altro gigantesco business che fa gola a tutti, compreso Vladimir Putin, è quello dell’oro: il bilancio statale delle riserve minerarie dell’Ucraina tiene conto delle riserve auree in sei depositi: Muzhievskoe, Saulyak nella regione transcarpatica, Bobrikovskoe nella regione di Luhansk (dove ci saranno Svezia, Finlandia e Cechia), Sergeevskoe, Balka Zolotaya nella regione di Dnipropetrovsk e Klintsovskoe nella regione di Kirovograd. Si stima che l’Ucraina disponga di riserve per quasi 3.000 tonnellate d’oro che, secondo l’Us Geological survey, rimanendone solo 50.000 tonnellate nel mondo, rappresentano il 6% del totale. Depositi con risorse di circa 400 tonnellate sono stati identificati nella regione occidentale della Transcarpazia vicino al confine con l’Ungheria. Sono state localizzate anche altre 500 tonnellate nella regione del Donbass che è dove dovrebbero operare, secondo quanto deciso a Lugano, la Polonia e l’Italia e il tutto a questo punto ha davvero il sapore della beffa.
Le operazioni minerarie sono state in gran parte concentrate nelle aree occidentali e centrali dell’Ucraina e in tre o cinque anni si prevede che l’Ucraina potrebbe produrre almeno una tonnellata d’oro all’anno.
Russi respinti (per ora) a Sloviansk
L’offensiva russa nel Donetsk prosegue come una fotocopia di quella nel Lugansk. La Russia sembra aver trovato il suo schema vincente: il fuoco incessante dell’artiglieria e i raid aerei vengono usati per sfiancare il nemico, poi si procede a sfondare nei centri abitati con le truppe di terra.
La battaglia per Sloviansk sarà la prossima sfida chiave nella lotta finale per il Donbass mentre le forze russe si avvicinano e sono a 16 chilometri dalla città di Donetsk, stando al report dell’intelligence britannica. L’esercito ucraino tenta di fare ciò che può e, per ora, ha respinto l’assalto dei russi nei pressi di Dolyna, proprio in direzione di Sloviansk, come riportato dallo Stato Maggiore ucraino.
«Nell’ultima settimana, le forze russe sono probabilmente avanzate di altri 5 chilometri lungo la strada principale E40 da Izyum, di fronte alla resistenza ucraina estremamente determinata», afferma il rapporto dell’intelligence del ministero della Difesa britannico. La battaglia nel Donetsk si preannuncia, dunque, durissima, tanto che il governatore della regione ha spronato le ultime persone rimaste nell’area, si calcola circa 350.000, a lasciare la zona.
«Il destino dell’intero Paese sarà deciso dalla regione di Donetsk. Se ci saranno meno persone, saremo in grado di concentrarci di più sul nostro nemico e svolgere i nostri compiti principali», ha detto Pavlo Kyrylenko. Pesanti bombardamenti, come da strategia consolidata, sono intanto in corso con mortai e artiglieria lungo la linea di contatto nelle direzioni di Avdiyivka, Kurakhiv, Novopavlivka e Zaporizhia.
Una notizia destinata ad influire in maniera determinante sui rapporti internazionali arriva da Mariupol. I separatisti sostenuti dalla Russia hanno sequestrato due navi (la «Smarta», battente bandiera liberiana e la «Blue Star», battente bandiera panamense) nel porto della città conquistata, affermando che ora sono «proprietà statale». Si tratta del primo atto di questo tipo contro la navigazione commerciale dall’inizio della guerra. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) dell’Onu, oltre 80 navi battenti bandiera straniera rimangono bloccate nei porti ucraini, molti dei quali sono sotto il controllo russo.
Mentre Mosca precede nei suoi piani, Volodymyr Zelensky ha a che fare anche con l’opposizione interna, per la controversa decisione della Difesa di impedire agli uomini fra i 18 e i 60 anni di lasciare la loro residenza senza un permesso speciale dell’ufficio militare di riferimento. Il presidente ucraino ha reagito chiedendo allo Stato maggiore dell’esercito di non prendere iniziative di questo tipo senza consultarlo, in futuro. «Valuterò io sui permessi per chi è in età militare», ha detto.
E la questione «servizio militare» inizia ad assumere importanza nelle nazioni che si sentono minacciate dalla crescente tensione. Il ministro della Difesa lettone, Artis Pabriks ha dichiarato che lo Stato baltico ripristinerà il servizio militare obbligatorio. E mentre tutti i Paesi che orbitano attorno alla Russia cercano di correre ai ripari, Papa Francesco tenta ancora la via diplomatica ma incontra solo freddezza.
Il Cremlino, tramite il portavoce Dmitrij Peskov, ha affermato nuovamente, come davanti alle richieste passate di Bergolio, di non essere a conoscenza di contatti sulla visita del Papa. Peskov ha spiegato che «una visita dovrebbe essere elaborata al più alto livello, i preparativi dovrebbero precederla. Per quanto ne so, non ci sono contatti sostanziali su questo argomento».
Nel frattempo, la Russia «incassa» l’appoggio della Cina. Il viceministro degli Esteri cinese Ma Zhaoxu, in un incontro con l’ambasciatore russo a Pechino Andrey Denisov, ha dichiarato che «la Cina è disposta a rafforzare il coordinamento strategico con la Russia e ad ampliare la cooperazione pragmatica in quadri multilaterali, tra cui il G20, in modo da promuovere lo sviluppo del sistema di governance globale in una direzione più giusta e ragionevole». Gli equilibri mondiali diventano sempre più chiari e netti.
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Il 5% di tutte le risorse globali si trovano dentro i suoi confini. Ecco la mappa: dal petrolio all’uranio, dal ferro all’alluminio. I «ricostruttori» guardano nel sottosuolo. All’Italia una zona ricca d’oro ma... in mano a Mosca.Russi respinti (per ora) a Sloviansk. Continua l’avanzata in Donbass e verso Donetsk. A Mariupol i separatisti sequestrano due navi commerciali straniere. La Cina è «disposta a rafforzare» il legame con Mosca.Lo speciale comprende due articoli. Ora dovrebbero averlo capito tutti (anche quelli che l’hanno snobbata), che la conferenza di Lugano non è stata una semplice passerella perché durante i lavori, ma soprattutto lontano dalle telecamere e dai giornalisti, sono state scritte le prima pagine di quel gigantesco e costosissimo libro che sarà la ricostruzione dell’Ucraina.Come vi abbiamo raccontato ieri il premier ucraino, Denys Shmyhal, ha mostrato una cartina nella quale si leggeva la sua proposta evidentemente concordata con altri su chi si occuperà (zona per zona) di ricostruire l’Ucraina. Il business della ricostruzione, quando questa avverrà, sarà gigantesco perché la stima che gli stessi ucraini hanno previsto è pari ad almeno 750 miliardi di dollari, anche se gli analisti prevedono che non basteranno a ricostruire un Paese che, mentre scriviamo, è ancora sotto le bombe. Ovvio che chi si candida a ricostruire il Paese pensa anche alle sue immense risorse che di certo, in qualche caso, passeranno di mano. E non saranno quelle italiane… come vedremo.Che l’Ucraina sia un importante produttore di grano è un fatto assodato visto che ne produce decine di milioni di tonnellate mentre meno si sa di quello che c’è sottoterra. Partiamo da un dato: malgrado rappresenti soltanto lo 0,4% della superficie terrestre, ben il 5% delle risorse a livello globale sono presenti in Ucraina, per un valore di 7,2 trilioni di dollari. Sono contenute in circa 20.000 depositi di cui solo 7.800 sono stati sviluppati e 3.300 sono in fase di esplorazione con la presenza di 194 minerali.Nel sottosuolo ucraino troviamo gas (1,1 trilioni di metri cubi), petrolio (135 milioni di tonnellate), argilla (caolino, argille plastiche ed argille refrattarie), minerale di ferro (2.3 miliardi di tonnellate) e carbone (34 miliardi di tonnellate primo Paese in Europa, al 7° posto nel mondo), manganese (tra i primi dieci produttori al mondo, nel 2020 la sua produzione è stata di 550.000 tonnellate). E che dire dell’uranio? Sebbene la sua produzione sia diminuita nel 2020 e nel 2021, la società ucraina di estrazione dell’uranio VostGok ha storicamente prodotto fino a 830 tonnellate di uranio all’anno. Il piano delle autorità ucraine per l’indipendenza dall’approvvigionamento dell’uranio prevede l’utilizzo della miniera di Smolinskaya, situata nella regione di Kirovograd in Ucraina (qui troviamo i norvegesi), fino al 2023 e della miniera di Ingulskaya, la più grande delle miniere di uranio dell’Ucraina, situata nel villaggio di Neopalimovka sempre nella regione di Kirovograd fino al 2028 in attesa di rendere operativi i nuovi progetti di Severinskiy e Safonovskiy.Ma non è tutto, come ci conferma l’ingegnere minerario Giovanni Brussato: «Innanzitutto va detto che sulle riserve, cioè sui depositi non ancora coltivati, ovviamente c’è un certo riserbo sulla posizione esatta quindi, solitamente, viene fornita la regione o un’area geografica approssimativa. Poi», continua Brussato, «le riserve di ferro in Ucraina sono davvero vaste. Nel gennaio 2015, negli 80 giacimenti ucraini si potevano trovare 6,5 miliardi di tonnellate di riserve di minerale di ferro grezzo. Allo stato attuale, solo 30 di questi depositi sono in fase di sviluppo. Tuttavia, nonostante 50 giacimenti non siano stati sviluppati, l’Ucraina è il settimo produttore mondiale di minerale di ferro, con una quota totale del 3,4%. Gran parte di questo minerale si presenta sotto forma di magnetite e si trova principalmente nell’oblast di Poltava nell’Ucraina centrale». Anche il settore dell’alluminio trova importanti interessi in Ucraina e i seguenti tipi di minerali sono considerati i più preziosi per l’industria dell’alluminio: quelli di bauxite si trovano nel deposito di Vysokopillia nel centro di Dnipropetrovsk, l’alunite a Zakarpattia (sud-ovest) mentre quelli di nefelina sono vicino al Mar d’Azov (sud-est). Anche le risorse di titanio identificate in Ucraina sono economicamente interessanti: nel bacino del fiume Samotkan ci sono riserve significative da estrarre.Nella cartina presentata da Denys Shmyhal non si dice chi dovrebbe operare in questa zona, che non è certo secondaria perché è la storica regione ucraina produttrice di minerale di ferro e la più grande fonte singola di ferro nell’ex Unione sovietica come ci conferma Brussato: «È una stretta striscia lunga circa 100 km e larga 2-7 km, che si estende attraverso l’oblast di Dnipropetrovsk occidentale dalla città di Zhovti Vody a nord a Inhulets a sud, il bacino copre un’area di circa 300 kmq. La città di Kryvyi Rih è il principale centro industriale della regione. Da questo bacino sono stati estratti centinaia di milioni di tonnellate di minerale di ferro e, pur in presenza di un calo della qualità del minerale il cubaggio, resta di assoluto rilievo». E chi se ne occuperà? Il suo nome non è stato scritto, ma di sicuro c’è che non saranno più gli ucraini. Altro gigantesco business che fa gola a tutti, compreso Vladimir Putin, è quello dell’oro: il bilancio statale delle riserve minerarie dell’Ucraina tiene conto delle riserve auree in sei depositi: Muzhievskoe, Saulyak nella regione transcarpatica, Bobrikovskoe nella regione di Luhansk (dove ci saranno Svezia, Finlandia e Cechia), Sergeevskoe, Balka Zolotaya nella regione di Dnipropetrovsk e Klintsovskoe nella regione di Kirovograd. Si stima che l’Ucraina disponga di riserve per quasi 3.000 tonnellate d’oro che, secondo l’Us Geological survey, rimanendone solo 50.000 tonnellate nel mondo, rappresentano il 6% del totale. Depositi con risorse di circa 400 tonnellate sono stati identificati nella regione occidentale della Transcarpazia vicino al confine con l’Ungheria. Sono state localizzate anche altre 500 tonnellate nella regione del Donbass che è dove dovrebbero operare, secondo quanto deciso a Lugano, la Polonia e l’Italia e il tutto a questo punto ha davvero il sapore della beffa.Le operazioni minerarie sono state in gran parte concentrate nelle aree occidentali e centrali dell’Ucraina e in tre o cinque anni si prevede che l’Ucraina potrebbe produrre almeno una tonnellata d’oro all’anno.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dietro-la-ricostruzione-dellucraina-ce-la-gara-ai-suoi-immensi-giacimenti-2657618962.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="russi-respinti-per-ora-a-sloviansk" data-post-id="2657618962" data-published-at="1657133949" data-use-pagination="False"> Russi respinti (per ora) a Sloviansk L’offensiva russa nel Donetsk prosegue come una fotocopia di quella nel Lugansk. La Russia sembra aver trovato il suo schema vincente: il fuoco incessante dell’artiglieria e i raid aerei vengono usati per sfiancare il nemico, poi si procede a sfondare nei centri abitati con le truppe di terra. La battaglia per Sloviansk sarà la prossima sfida chiave nella lotta finale per il Donbass mentre le forze russe si avvicinano e sono a 16 chilometri dalla città di Donetsk, stando al report dell’intelligence britannica. L’esercito ucraino tenta di fare ciò che può e, per ora, ha respinto l’assalto dei russi nei pressi di Dolyna, proprio in direzione di Sloviansk, come riportato dallo Stato Maggiore ucraino. «Nell’ultima settimana, le forze russe sono probabilmente avanzate di altri 5 chilometri lungo la strada principale E40 da Izyum, di fronte alla resistenza ucraina estremamente determinata», afferma il rapporto dell’intelligence del ministero della Difesa britannico. La battaglia nel Donetsk si preannuncia, dunque, durissima, tanto che il governatore della regione ha spronato le ultime persone rimaste nell’area, si calcola circa 350.000, a lasciare la zona. «Il destino dell’intero Paese sarà deciso dalla regione di Donetsk. Se ci saranno meno persone, saremo in grado di concentrarci di più sul nostro nemico e svolgere i nostri compiti principali», ha detto Pavlo Kyrylenko. Pesanti bombardamenti, come da strategia consolidata, sono intanto in corso con mortai e artiglieria lungo la linea di contatto nelle direzioni di Avdiyivka, Kurakhiv, Novopavlivka e Zaporizhia. Una notizia destinata ad influire in maniera determinante sui rapporti internazionali arriva da Mariupol. I separatisti sostenuti dalla Russia hanno sequestrato due navi (la «Smarta», battente bandiera liberiana e la «Blue Star», battente bandiera panamense) nel porto della città conquistata, affermando che ora sono «proprietà statale». Si tratta del primo atto di questo tipo contro la navigazione commerciale dall’inizio della guerra. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) dell’Onu, oltre 80 navi battenti bandiera straniera rimangono bloccate nei porti ucraini, molti dei quali sono sotto il controllo russo. Mentre Mosca precede nei suoi piani, Volodymyr Zelensky ha a che fare anche con l’opposizione interna, per la controversa decisione della Difesa di impedire agli uomini fra i 18 e i 60 anni di lasciare la loro residenza senza un permesso speciale dell’ufficio militare di riferimento. Il presidente ucraino ha reagito chiedendo allo Stato maggiore dell’esercito di non prendere iniziative di questo tipo senza consultarlo, in futuro. «Valuterò io sui permessi per chi è in età militare», ha detto. E la questione «servizio militare» inizia ad assumere importanza nelle nazioni che si sentono minacciate dalla crescente tensione. Il ministro della Difesa lettone, Artis Pabriks ha dichiarato che lo Stato baltico ripristinerà il servizio militare obbligatorio. E mentre tutti i Paesi che orbitano attorno alla Russia cercano di correre ai ripari, Papa Francesco tenta ancora la via diplomatica ma incontra solo freddezza. Il Cremlino, tramite il portavoce Dmitrij Peskov, ha affermato nuovamente, come davanti alle richieste passate di Bergolio, di non essere a conoscenza di contatti sulla visita del Papa. Peskov ha spiegato che «una visita dovrebbe essere elaborata al più alto livello, i preparativi dovrebbero precederla. Per quanto ne so, non ci sono contatti sostanziali su questo argomento». Nel frattempo, la Russia «incassa» l’appoggio della Cina. Il viceministro degli Esteri cinese Ma Zhaoxu, in un incontro con l’ambasciatore russo a Pechino Andrey Denisov, ha dichiarato che «la Cina è disposta a rafforzare il coordinamento strategico con la Russia e ad ampliare la cooperazione pragmatica in quadri multilaterali, tra cui il G20, in modo da promuovere lo sviluppo del sistema di governance globale in una direzione più giusta e ragionevole». Gli equilibri mondiali diventano sempre più chiari e netti.
Ansa
Un raid deliberato contro i civili dovrebbe essere considerato tale indipendentemente dalla bandiera, ma in questa guerra pare non essere così. L’identica postura tenuta dai governi europei ha fatto infuriare Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha comunicato: «Non abbiamo assistito ad alcuna azione che possa essere interpretata come una condanna di questo barbaro attacco terroristico contro dei giovani. Questo è tutto ciò che si può affermare in questo contesto».
Nei riguardi di Kiev, la rappresaglia russa pare non essere terminata. Dopo che nel weekend sono stati lanciati sull’Ucraina 600 droni e 90 missili - tra cui almeno un Oreshnik - uccidendo quattro persone, è stata annunciata una fase due della reazione di Mosca. «Raccomandiamo ai cittadini stranieri, compreso il personale delle missioni diplomatiche e delle rappresentanze delle organizzazioni internazionali, della necessità di lasciare Kiev il prima possibile», ha scritto il ministero degli Esteri russo in una nota. Ricordando che il raid nel dormitorio è «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», il dicastero ha precisato: «Nelle circostanze attuali, le Forze armate russe stanno lanciando una serie di attacchi sistematici contro le strutture del complesso militare-industriale ucraino a Kiev, compresi siti specifici per la progettazione, la produzione, la programmazione e la preparazione all’uso dei droni impiegati dal regime di Kiev con l’assistenza di specialisti Nato responsabili della fornitura di componenti, dell’intelligence e della guida». Nel mirino di Mosca sono inclusi anche «i centri decisionali e i posti di comando». Ed è per questo, con le sedi «sparse per tutta Kiev», che è stato consigliato a tutto il personale diplomatico straniero di andarsene. Le raccomandazioni sono rivolte anche ai residenti della capitale ucraina: «Non avvicinatevi alle infrastrutture militari e amministrative del regime di Zelensky». Degli imminenti attacchi il ministro degli esteri russo, Serghei Lavrov, ha avisato anche l’omologo americano Marco Rubio in una telefonata avvenuta ieri. A ridimensionare l’allarme su Kiev è il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, il quale ha invitato gli alleati a non sottomettersi al «ricatto russo».
Intanto, anche ieri un attacco delle forze ucraine ha ucciso quattro persone a Horlivka, nella regione ucraina di Donetsk occupata dalla Russia. A rendere noto il bilancio delle vittime è stato il sindaco Ivan Prikhodko: si tratta di «quattro civili, tra cui due bambini nati nel 2012 e nel 2013». Altri droni ucraini hanno preso di mira le regioni russe di Yaroslav e Belgorod: uno di questi ha colpito un’auto, uccidendo l’autista. Inoltre, a detta del servizio di sicurezza federale russo (Fsb), è stato sventato un attacco contro una nave metaniera proveniente dal porto di Anversa e arrivata nelle acque della regione di Leningrado. I sommozzatori avrebbero trovato diverse mine magnetiche attaccate allo scafo dell’imbarcazione. L’Fsb ha già puntato il dito contro l’Alleanza atlantica, sostenendo che gli ordigni sono stati «fabbricati in un Paese Nato».
Dall’altra parte della barricata, un attacco aereo russo sulla città di Kramatorsk, nel Donetsk, ha ucciso due persone e ne ha ferite altre tre. Nel pomeriggio, Mosca ha preso di mira di nuovo la stessa città con bombe aeree guidate. Il primo bollettino parla di altri quattro feriti. Anche a Dnipro sono stati registrati tre feriti a seguito di un bombardamento di Mosca. E nella città di Derhachi, a Kharkiv, i raid russi hanno causato una vittima. Stando poi a quanto svelato dal Telegraph, ci sarebbe lo zampino di Mosca nello sconfinamento dei droni ucraini negli spazi aerei dei vicini. La Russia intercetterebbe e devierebbe nei Baltici i velivoli senza pilota ucraini grazie a un trasmettitore aereo collocato nella regione di Kaliningrad.
Di certo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato una legge autorizzata dal Parlamento che consente l’utilizzo delle forze armate per proteggere i cittadini russi all’estero. Il documento in questione si riferisce a coloro che sono in stato d’arresto o detenuti al di fuori dei confini russi. Ma è rivolto anche a chi è sottoposto a procedure penali da parte di organi giurisdizionali internazionali di cui Mosca non fa parte. Lo zar ieri, in occasione del forum internazionale antifascista, ha anche lanciato un appello all’unità: «Insieme dobbiamo resistere alla diffusione di ideologie distruttive in tutto il pianeta: xenofobia, neonazismo, antisemitismo e russofobia».
E nonostante sembrano sempre più lontane le trattative per raggiungere la fine della guerra, pare che il presidente finlandese, Alexander Stubb, voglia prendersi lo scettro di negoziatore europeo. In un’intervista all’emittente ucraina Yle ha annunciato: «Se me lo chiedete, probabilmente non si può rispondere negativamente». Tuttavia, ha aggiunto che accetterebbe l’incarico solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco. Chi invece interpreta cinicamente un eventuale coinvolgimento dell’Ue nelle trattative è il ministro degli Esteri dell’Estonia, Margus Tsahkna. Sostenendo che «i negoziati nella forma precedente», ovvero con la mediazione americana, «sono finiti», ha affermato che Putin mira a coinvolgere Bruxelles solo per «guadagnare tempo».
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Sergio Sottani, procuratore generale della Repubblica di Perugia (Imagoeconomica)
Il pg ha fatto sapere, attraverso un comunicato, che dopo aver letto la denuncia dell’avvocato Alessandro Cannevale (suo ex collega, essendo stato anche procuratore di Spoleto) sul nostro giornale, ha chiesto spiegazioni alla Procura. Secondo il legale, lo ricordiamo, la polizia giudiziaria avrebbe registrato i colloqui in carcere di un avvocato sotto inchiesta con il proprio cliente e, come riassume Sottani, «secondo quanto rappresentato dal difensore», tali intercettazioni, «si sarebbero estese anche ad altri colloqui difensivi nonché a soggetti estranei al procedimento».
Il procuratore generale, «mai in precedenza investito di tale questione», «ha immediatamente attivato i propri poteri di vigilanza e ha proceduto all’acquisizione di dati e notizie utili a una più puntuale ricostruzione dei fatti». Il quadro emerso dopo gli approfondimenti sarebbe meno preoccupante del previsto: «All’esito delle notizie raccolte, connotate da fisiologica provvisorietà, può confermarsi che non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate senza autorizzazione. Per altro verso, se si dovesse effettivamente verificare la presenza di intercettazioni irrituali, si dovrà procedere alla loro distruzione». Sottani, «pur in attesa di ulteriori approfondimenti», conclude che, al momento, «la situazione non appare pienamente sovrapponibile rispetto a quanto riferito dagli organi di informazione». Non si capisce se la tirata d’orecchi sia per noi o per l’intervistato. Che, però, letta la replica ha deciso di rispondere con fermezza all’ex collega (Cannevale ha fatto il magistrato per quasi quarant’anni): «Non ho mai detto che le intercettazioni illegittime sarebbero state utilizzate nel procedimento a carico della mia assistita (l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ndr). Anzi ho detto - e La Verità lo ha fedelmente riportato - che rendevo pubblico un fatto estraneo al processo, che interessava i detenuti del carcere di Perugia e gli avvocati a colloquio con loro. Una pratica illegittima che in teoria avrebbe potuto coinvolgere anche me».
La replica del legale evidenzia un’altra presunta imprecisione: «Neppure ho detto che il dottor Gennaro Iannarone (il procuratore facente funzione di Perugia, ndr) abbia preso cognizione delle registrazioni non autorizzate. In realtà non so neanche se abbia ascoltato quelle rilevanti, purtroppo la legge non glielo impone». Cannevale, a questo punto, chiama in causa direttamente Sottani: «Il procuratore generale sembra insensibile al problema che non solo io, ma l’intera avvocatura ha posto: la garanzia del diritto di difesa e del diritto alla riservatezza dei detenuti e dei loro familiari non può essere affidata alla buona volontà degli inquirenti e del magistrato, nella speranza che graziosamente si astengano dal prendere cognizione dei dati riservati dei loro docili sudditi, dei quali dispongono illegittimamente. Per come la vedo io, è questo che distingue uno Stato di diritto da uno Stato di polizia».
L’ultima stoccata riguarda la chiosa finale del comunicato: «Quanto alla presunta non sovrapponibilità della realtà a quanto riportato sulla stampa, non so se sia un curioso eufemismo per sostenere che sono state dette balle. Beh, in un certo senso è vero, ma abbiamo fornito dati sbagliati per difetto, solo perché non avevamo finito il lavoro: i colloqui intercettati illegittimamente non sono 40, come ritenevamo inizialmente, ma 70, di cui 56 di difensori diversi dalla mia assistita ed estranei al suo studio, mentre i rimanenti sono della Paccoi con clienti diversi dall’indagato G.C., l’unico che poteva essere intercettato legittimamente». Ma le novità non sono finite: «Abbiamo annotato anche la durata delle registrazioni non autorizzate e depositate agli atti. Alcune durano più di 40 minuti. Dunque c’era tutto il tempo per rendersi conto della loro inutilizzabilità e per interrompere la registrazione».
La conclusione di Cannevale è sconfortante: «Se non ci fossimo messi a verificare gli audio uno per uno, cosa che raramente una difesa riesce a fare, di questa storia nessuno avrebbe mai saputo nulla. Per questo ritengo che il peggio del comunicato stampa del procuratore generale sia ciò che in esso non si trova: le misure che intende adottare perché fatti del genere non si ripetano». In attesa della manifestazione di protesta indetta per l’11 giugno a Perugia dai penalisti, è probabile che ci siano altri round e che emergano nuovi particolari su questa inquietante vicenda e sulla gestione delle indagini da parte della Procura umbra.
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