- Il leader M5s attacca ancora Silvio Berlusconi, che replica: «Vuole l’esproprio».
- Intanto, il presidente della Camera dispensa ottimismo e passa la palla ai dem. Ok del Quirinale, ma si prepara un piano d’emergenza.
- Doppia partita per i democratici ma quella che conta è la segreteria. La nuova assemblea deciderà non soltanto l’asse con il M5s ma anche il leader.
- Centrodestra alla finestra. Il leghista: «La telenovela tra Di Maio e Renzi finirà, e dopo io ci sarò». Intanto si butta nel tour elettorale per la Regione. Dove è atteso sia un test nazionale per la coalizione sia quello per i rapporti tra Lega e pentastellati.
Lo speciale contiene quattro articoli.
Al termine del secondo giro di consultazioni con il presidente della Camera Roberto Fico, il leader pentastellato prova a indossare i panni dell’equilibrista. Tornando ad aprire nei confronti di Matteo Salvini, ma di Forza Italia, e insistendo sulla necessità di una legge sul conflitto d’interessi: «Bisogna metterci mano. Penso al fatto che Berlusconi usando le sue tv continua a minacciare Salvini». Parole che il Cavaliere non lascia cadere senza colpo ferire. «Il linguaggio di Di Maio è preoccupante», replica a stretto giro il leader degli azzurri, «si vuole toccare un avversario politico nella sua attività privata e sul patrimonio, da esproprio proletario da anni Settanta, è un pericolo per la democrazia e la libertà».
Di Maio però non risponde e continua con il corteggiamento ai dem: «Capisco chi tra i nostri dice “mai col Pd”, come chi tra gli elettori pd dice “mai con il M5s”. Ma qui non si parla di andare con qualcuno. Non stiamo ragionando in un’ottica di schieramento». Salvo poi precisare: «Se si riescono a fare le cose bene, altrimenti si torna al voto. E se si torna al voto io sono convinto che il M5s ne uscirà rafforzato».
Nel frattempo, si tesse la tela: «Potevamo fare anche noi gli interessi di parte, come la Lega. Ma non vedo l’ora di mettermi al lavoro sui problemi delle persone», spiega il capo politico del M5s. «Credo», insiste, «che dal voto del 4 marzo siano uscite delle richieste sui pensionati rispetto alla legge Fornero, sul precariato rispetto alle leggi sul lavoro, sugli insegnanti che devono fare mille chilometri per andare a lavorare, e sulle grandi opere inutili». Tutti concetti ribaditi da Danilo Toninelli, capogruppo dei pentastellati al Senato: «Valutiamo positivamente la disponibilità del Pd a parlare di cose concrete nell’interesse dei cittadini. M5s e Pd sono due forze alternative, dunque non è un’alleanza. Lavoriamo per scrivere un contratto per creare un governo nuovo». E rilanciati con un post da Giulia Grillo, presidente dei deputati del M5s: «Vogliamo dare un governo a questo Paese per migliorare la vita dei cittadini e renderli fieri di vivere qui. Per far questo, però, non siamo disposti a perdere i nostri princìpi e i nostri valori. Tra noi e il Pd ci sono profonde differenze ma se mettiamo il bene della nazione, noi ci siamo».
Le prove tecniche di dialogo vanno avanti, insomma. Certificate anche dalle parole di Fico, che ha dichiarato chiuso «con esito positivo» il mandato esplorativo affidatogli da Mattarella. Ora non resta che attendere le decisioni che assumerà la direzione pd. Mai come questa volta in casa del M5s si guarderà con attenzione alla riunione in programma al Nazareno la prossima settimana.
Antonio Ricchio
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