Di Maio chiede «un po’ di deficit» per placare la base del Movimento

- Il vicepremier dalla Cina: «Si può rientrare dal debito in due o tre anni». Su Giovanni Tria la tensione, sotto traccia, resta. Giuseppe Conte ai capigruppo M5s: «Reddito di cittadinanza in manovra». Pensioni, nel nuovo testo tagli sopra i 4.500 euro.
- Dopo aver tifato spread, Europa ed Emmanuel Macron, i dem contestano la pace fiscale promessa. L'ennesimo scollamento dalla realtà in nome di un principio: stangare il contribuente.
Lo speciale contiene due articoli.
Dopo il vertice di pochi giorni fa a Palazzo Chigi e i malumori che ne sono nati tra Lega e Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio ha deciso di iniziare la sua offensiva. Il concetto è semplice: le risorse per la prossima legge di bilancio si possono trovare attingendo un po' al deficit, facendo poi rientrare il debito nei prossimi due-tre anni.
Il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, incontrando i giornalisti nella sua visita cinese a Chengdu, ha spiegato chiaramente che questa è la soluzione che propone. Il ministro ha spiegato che «un governo serio che ha fatto delle promesse, i fondi li trova. Li troviamo dai tagli, ma qualora non si dovessero trovare tutti i soldi dai tagli, sappiamo che nei prossimi anni potremo tagliare tanti altri sprechi, ma non possiamo aspettare anni per mantenere le promesse e per questo si attinge un po' al deficit per far rientrare il debito nei prossimi anni, tenendo i conti in ordine senza fare una manovra distruttiva». Di Maio ha poi precisato che «l'obiettivo di una legge di bilancio non è rassicurare i mercati, ma migliorare la vita degli italiani. Dobbiamo fare il nostro dovere, cioè mantenere le promesse». Il vicepremier ha anche ribadito che flat tax, reddito di cittadinanza, superamento della legge Fornero «sono priorità e saranno nella legge di bilancio».
Per quanto riguarda le tensioni all'interno del governo sulla prossima manovra, Di Maio ha poi voluto puntualizzare (dopo alcune indiscrezioni secondo cui il vicepremier aveva invitato Giovanni Tria a lasciare il governo se non avesse trovato le risorse per il reddito di cittadinanza) di avere «piena fiducia nel ministro dell'Economia in quello che sta facendo e nel gioco di squadra che stiamo facendo come governo». Le tensioni però non sembrano del tutto sopite e una frase di Matteo Salvini è parsa sibillina. Alla domanda se Tria potesse dormire sonni tranquilli ha risposto: «Gli italiani possono dormire sonni tranquilli».
Di certo, insomma, in questo momento la preoccupazione non manca tra gli esponenti del Movimento 5 stelle. Tanto che ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha voluto incontrare i capigruppo del M5s, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli per gettare acqua sul fuoco. «Al centro del nostro colloquio», ha scritto il premier sulla sua pagina Facebook, «c'è stato un aggiornamento sulle attività parlamentari e sulle prossime iniziative che dobbiamo portare avanti per offrire risposte alle urgenze che ci segnalano i cittadini. Abbiamo ragionato anche della necessità che la riforma del reddito di cittadinanza che sarà inserita nella manovra economica abbia un impatto significativo sul piano sociale, in modo da alleviare la condizione di tutti coloro che vivono in condizione di povertà assoluta».
Anche Matteo Salvini, ministro dell'Interno e vicepremier, ha voluto mostrare ottimismo sulla legge di bilancio, precisando che «abbiamo le idee chiare, sono assolutamente sicuro che si troverà un equilibrio tra vincoli di bilancio e diritto dei cittadini alla qualità della vita, alla salute». Nella legge di bilancio, aggiunge, «ci sarà quota 100, ci sarà la riduzione fiscale e ci sarà la chiusura di milioni di cartelle di Equitalia».
Proprio su quota 100, in effetti, un po' di chiarezza va fatta. Ieri l'Huffington Post spiegava che i tecnici del Carroccio starebbero pensando di inserire un tetto minimo per l'uscita anticipata: 35 anni di contributi e 65 anni di età. Una fonte contattata dalla Verità ha però smentito questa indiscrezione. «Si potrebbe fare solo attraverso la partecipazione dei fondi privati di categoria. Diversamente non ci sarebbero le coperture», ha detto.
Proprio sulle pensioni ieri è stato presentato alla Camera un nuovo testo simile a quello già presentato ad agosto che propone un «tetto» a 4.500 euro netti al mese (mediazione tra i 4.000 voluti dai 5 Stelle e i 5.000 della Lega) , soglia sotto la quale non ci sarà nessun ricalcolo a livello previdenziale. Nel testo c'è anche una stretta contro gli assegni pensionistici dei sindacalisti: via la norma del 1996 che permette di incrementare la pensione attraverso il versamento di una quota di contribuzione aggiuntiva poco prima di lasciare il lavoro al sindacato.
Sempre ieri, inoltre, Lega e Movimento 5 stelle hanno presentato una proposta di legge dal titolo «Misure di semplificazione fiscale, sostegno all'economia reale e contrasto all'evasione fiscale», un insieme di norme che dovrebbe rendere più facile la burocrazia italiana in materia fiscale.
La manovra, dunque, sta smuovendo molte acque all'interno della maggioranza. Lega e 5 stelle hanno bene in mente cosa vogliono portare all'interno del Def. Ma le risorse non ci sono per accontentare tutti. Qualcuno, per forza, dovrà fare un passo indietro.






