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2020-06-06
Conte mette i nostri figli in una teca di plastica
Ansa
Giornata caldissima quella di ieri alla Camera. La maggioranza ha assolutamente bisogno di convertire entro domani il decreto legge sulla scuola, per evitare che decada, ma le opposizioni danno battaglia a colpi di emendamenti, e per il ministro alla Pubblica istruzione, Lucia Azzolina, è notte fonda. L'altro ieri la Camera ha votato, con 305 voti favorevoli e 221 voti contrari, la questione di fiducia posta dal governo sul provvedimento, identico a quello approvato dal Senato, ma il regolamento di Montecitorio prevede comunque un voto finale. Lega e Fratelli d'Italia adottano la tattica dell'ostruzionismo parlamentare, come da manuale, per allungare a dismisura i tempi dell'approvazione e far decadere il decreto. Polemiche a raffica, con il centrodestra che contesta la decisione dei giallorossi di mettere ai voti la «seduta fiume», cioè senza interruzioni. Ben 193 ordini del giorno, dei quali circa 150 presentati dall'opposizione, da proporre e votare allungano i tempi della discussione mentre per le dichiarazioni di voto finali si iscrivono a parlare 172 deputati, in maggioranza leghisti e in parte di Fdi, ciascuno dei quali ha dieci minuti a disposizione. Intorno a mezzogiorno, in aula fa capolino la Azzolina. Alle 14 e 30, i lavori vengono sospesi per la sanificazione dell'aula, e riprendono alle 17 e 30. La seduta è stata sspesa anche durante la serata a causa della bagarre scppiata in Aula: i deputati della Lega hanno alzato uno striscione con la scritta «Azzolina bocciata».
Tra le proposte illustrate in videoconferenza ai sindacati dalla Azzolina e dal premier Giuseppe Conte, c'è quella di utilizzare visiere al posto delle mascherine per mantenere la socialità e garantire gli studenti disabili, ma anche l'installazione di pannelli di plexiglass per mantenere il distanziamento tra i banchi. Mentre alla Camera prosegue il dibattito, le organizzazioni sindacali della scuola, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, attaccano il governo e confermano lo sciopero per lunedì prossimo 8 giugno: «Riunione inconcludente», scrivono i sindacati, «voluta dalla ministra Azzolina con la presenza del presidente del Consiglio. Un incontro che ha messo in evidenza la sostanziale inconsistenza dell'azione di governo sulla scuola; a oggi non si va oltre alle generiche intenzioni di tornare alle attività in presenza, ma senza alcun progetto definito e concretamente praticabile. Certamente», aggiungono i sindacati, «non poteva scaturire dalla conferenza che ha visto oltre 50 partecipanti, espressione variamente articolata di rappresentanze del mondo civile e della scuola. Non sono emerse idee risolutive rispetto al lungo elenco di problemi ancora una volta prodotto».
Alle 18, Vito Crimi, reggente del M5s, nervosissimo, attacca l'opposizione su Facebook: «Irresponsabili. E capaci di danneggiare pesantemente studenti, famiglie e mondo della scuola per fare propaganda politica. È inconcepibile», scrive Crimi, «l'atteggiamento di Lega e Fratelli d'Italia che alla Camera dei Deputati cercano di far saltare la conversione in legge del decreto scuola. È questo il senso di responsabilità di cui tanto si vantano?». Crimi però rimedia una figuraccia: «È una grande panzana», replica il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega, «che in caso di mancata approvazione del decreto scuola salti l'assunzione di 16.000 docenti. È infatti il decreto rilancio a prevedere l'assegnazione di ulteriori 16.000 posti alle procedure ordinarie e straordinarie bandite ai sensi della legge 159/2019.
«Pensare di chiudere i bimbi in classi differenziate e distanziati con il plexiglass è follia», attacca il leader della Lega, Matteo Salvini. «Abbiamo un ministro dell'Istruzione non all'altezza», aggiunge Salvini, «e prima se ne va, magari a lavorare per un'industria di plexiglass, meglio è. Siamo l'unico Paese che non sa ancora quando riapre la scuola, e stiamo discutendo un decreto che è una follia, come anche solo pensare di chiudere i bambini nel plexiglass, che è roba da tso».
Con un post su Facebook, anche l'assessore all'Edilizia scolastica del Comune di Milano, Paolo Limonta, si schiera contro l'idea della Azzolina: «Sento cose che noi maestre e maestri non possiamo sentire. Sento e leggo proposte che prefigurano una scuola in presenza, ma distante. Una scuola», argomenta Limonta, «dove bambini e ragazzi, ancora una volta, sono spettatori passivi e non protagonisti. Io non ci sto. Io continuo a lottare per una scuola aperta, centro vitale dei territori, ricca di cuore e passione. Io voglio una scuola sconfinata. Io non mi farò rinchiudere in un contenitore di plexiglass».
Intanto, alcune scuole di Bergamo si preparano alle nuove regole del distanziamento: tra queste il liceo artistico Giacomo e Pio Manzù, dove sono stati già collocati dei divisori chiari in plexiglass attorno a ciascun banco.
Il voto finale avverrà stamattina alle 11.30.
L'obbligo di mascherina per i bimbi può produrre anche effetti nocivi
Ingabbiare gli studenti nelle teche farà loro più danni del contagio
Ma voi pensate sul serio che dovremo comprare 10 milioni di campane di vetroresina per metterci dentro gli studenti? Ma siete cretini, fate i cretini o ci credete cretini? E voi pappagalli, che nei media riferite seri e precisi i dettagli della gigantesca operazione di tumulazione in massa degli studenti in bare trasparenti, siete dementi, lavorate per dementi o considerate dementi i vostri lettori e spettatori, anzi i cittadini tutti? Ma avete pensato solo un attimo a quel che state dicendo e scrivendo, illustrandolo perfino con foto, progetti e disegni di queste cabine per immunostudenti; non avvertite l'ala sovrana dell'imbecillità avvolgere voi tutti, la scuola, il governo, i commissari, il ministro Lucia Azzolina e l'Italia intera?
Pensate, solo un attimo, per favore, non vi nuocerà alla salute farlo, almeno per un istante. Un paese che in tre mesi non è stato in grado di coprire il fabbisogno (a pagamento) di mascherine, cioè della cosa più piccola e banale che si potesse produrre, dovrebbe ora in un lasso di tempo uguale se non inferiore, dotare tutte le scuole italiane - le fatiscenti scuole italiane dove non si trovano i soldi per riparare un tubo - di una decina di milioni di campane di vetro, e della relativa manutenzione, sanificazione quotidiana. Anche il milione d'insegnanti sarà ricoverato in un astuccio di plexiglass e si muoverà tra gli studenti dentro una navicella trasparente che dovrà essere disinfettata a ogni cambio d'ora. Il sottinteso inquietante di tutto questo investimento massiccio e marziano è che quelle campane di plexiglass dovranno essere usate in permanenza nella scuola di oggi e di domani.
Non sarebbe infatti pensabile allestire questi cimiteri viventi in tutte le scuole di ogni ordine e grado, intubare milioni di ragazzi e docenti sani, compiere un'operazione finanziaria e strutturale così gigantesca, solo per fronteggiare l'eventuale rischio stagionale che il virus torni in autunno. No, evidentemente si sta pensando di convivere stabilmente con la paura della pandemia e la sua profilassi; i ragazzi verranno confezionati in barattolo come i cetriolini sottaceto e i carciofini sottolio, per tutto il loro corso di studi. Altrimenti dovrei dire che si pensa a questo investimento pazzesco e fugace solo per dare soldi a qualcuno e riceverli sottobanco - è il caso di dire - da qualcuno...
Ora ricapitoliamo i dati per tornare alla realtà e per rassicurarci che non stiamo in qualche film comico di fantascienza. Stanno pensando di riaprire le scuole in presenza e in sicurezza.
Per realizzare questo progetto si mettono al lavoro imponenti comitati tecnico-scientifici, task force, aziende di consulenza che producono prototipi, sciami di amministratori e commissari governativi, più la ministra dalle labbra rosse, evoluzione hard della maestrina dalla penna rossa. Si studiano le proposte più strane, caschi permanenti o perlomeno visiere, pannelli parafiato e parasputi in plexiglass, corridoi umanitari per accedere alle scuole in sicurezza, tunnel di vetroresina come quelli che collegano gli spogliatoi ai campi da gioco, grembiulini per alieni, cabine come ai tempi dei telefoni a gettoni...
L'unico precedente che io ricordi di una cosa del genere è Rischiatutto, il quiz di Mike Bongiorno degli anni Settanta, dove i concorrenti dovevano entrare in una campana di vetro per rispondere al quiz. La definizione di Rischiatutto mi pare peraltro la più appropriata per descrivere il rischio sanitario e la sua profilassi. Qui però non si vince niente, non sono in gioco i soldi ma solo la salute; soprattutto mentale. Naturalmente la storia dei concorrenti televisivi sotto vetro risale agli albori della televisione, da Lascia o Raddoppia a Campanile sera.
La realtà, la scuola, sta diventando un'imitazione tardona della televisione.
La cosa più bella della scuola di ieri erano i banchi condivisi con un compagno, poi quello davanti, quello di dietro, quello di fianco con cui trescare, chiacchierare, scambiarsi informazioni e compiti; la cosa più bella era alzarsi, incontrarsi, toccarsi, avvicinarsi alla cattedra, senza essere respinti come appestati, vivere insieme l'avventura quotidiana della scuola. Guardarsi negli occhi, parlarsi viso a viso senza sentirsi nel parlatorio dei carcerati o allo sportello delle poste. Non si può andare a scuola equipaggiati da astronauti, da sommozzatori, da contagiati. Non si può andare a scuola pensando che la priorità non sia studiare, sapere, capire, ma proteggersi dal prossimo, tenersi a distanza, temere il docente più per il contagio che per il giudizio. Scansare non le interrogazioni ma gli sputi della docente e dei compagni di vetro-classe. Non si può insegnare, imparare, vivere, comunicare, in quelle condizioni. Per favore, diteci che ci state prendendo in giro, che avete allestito uno scherzo per coglionarci in massa, per prendervi gioco di noi. Perché non si può pensare davvero che un Paese, un governo, un intero sistema scolastico, un ministero della pubblica istruzione possano con serietà occuparsi di queste costosissime minchiate (lo dico a scopo didattico nel gergo originario della ministra sicula).
Perché poi alla fine, dopo aver distrutto la società, i rapporti umani, il lavoro, l'economia, la scuola, l'istruzione, uno è costretto a dire che il rischio eventuale di un virus diventa a questo punto il minore dei mali, e comunque solo ipotetico. Mentre tutti gli altri mali elencati sono reali, effettivi e decisamente più incurabili. Nelle campane di vetro lasciateci santi e madonne.
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La maratona d'aula prosegue durante la notte, oggi voto finale I deputati di Lega e Fdi danno battaglia a colpi di emendamenti. Genitori e associazioni chiedono chiarezza: « È un potenziale veicolo di infezione». Mentre le scuole cadono a pezzi, dal ministero arriva l'idea di chiudere in campane di plexiglass gli alunni. Così i ragazzi perderanno l'esperienza della condivisione e ci si arrenderà alla paura della pandemia. Lo speciale contiene tre articoli. Giornata caldissima quella di ieri alla Camera. La maggioranza ha assolutamente bisogno di convertire entro domani il decreto legge sulla scuola, per evitare che decada, ma le opposizioni danno battaglia a colpi di emendamenti, e per il ministro alla Pubblica istruzione, Lucia Azzolina, è notte fonda. L'altro ieri la Camera ha votato, con 305 voti favorevoli e 221 voti contrari, la questione di fiducia posta dal governo sul provvedimento, identico a quello approvato dal Senato, ma il regolamento di Montecitorio prevede comunque un voto finale. Lega e Fratelli d'Italia adottano la tattica dell'ostruzionismo parlamentare, come da manuale, per allungare a dismisura i tempi dell'approvazione e far decadere il decreto. Polemiche a raffica, con il centrodestra che contesta la decisione dei giallorossi di mettere ai voti la «seduta fiume», cioè senza interruzioni. Ben 193 ordini del giorno, dei quali circa 150 presentati dall'opposizione, da proporre e votare allungano i tempi della discussione mentre per le dichiarazioni di voto finali si iscrivono a parlare 172 deputati, in maggioranza leghisti e in parte di Fdi, ciascuno dei quali ha dieci minuti a disposizione. Intorno a mezzogiorno, in aula fa capolino la Azzolina. Alle 14 e 30, i lavori vengono sospesi per la sanificazione dell'aula, e riprendono alle 17 e 30. La seduta è stata sspesa anche durante la serata a causa della bagarre scppiata in Aula: i deputati della Lega hanno alzato uno striscione con la scritta «Azzolina bocciata». Tra le proposte illustrate in videoconferenza ai sindacati dalla Azzolina e dal premier Giuseppe Conte, c'è quella di utilizzare visiere al posto delle mascherine per mantenere la socialità e garantire gli studenti disabili, ma anche l'installazione di pannelli di plexiglass per mantenere il distanziamento tra i banchi. Mentre alla Camera prosegue il dibattito, le organizzazioni sindacali della scuola, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, attaccano il governo e confermano lo sciopero per lunedì prossimo 8 giugno: «Riunione inconcludente», scrivono i sindacati, «voluta dalla ministra Azzolina con la presenza del presidente del Consiglio. Un incontro che ha messo in evidenza la sostanziale inconsistenza dell'azione di governo sulla scuola; a oggi non si va oltre alle generiche intenzioni di tornare alle attività in presenza, ma senza alcun progetto definito e concretamente praticabile. Certamente», aggiungono i sindacati, «non poteva scaturire dalla conferenza che ha visto oltre 50 partecipanti, espressione variamente articolata di rappresentanze del mondo civile e della scuola. Non sono emerse idee risolutive rispetto al lungo elenco di problemi ancora una volta prodotto». Alle 18, Vito Crimi, reggente del M5s, nervosissimo, attacca l'opposizione su Facebook: «Irresponsabili. E capaci di danneggiare pesantemente studenti, famiglie e mondo della scuola per fare propaganda politica. È inconcepibile», scrive Crimi, «l'atteggiamento di Lega e Fratelli d'Italia che alla Camera dei Deputati cercano di far saltare la conversione in legge del decreto scuola. È questo il senso di responsabilità di cui tanto si vantano?». Crimi però rimedia una figuraccia: «È una grande panzana», replica il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega, «che in caso di mancata approvazione del decreto scuola salti l'assunzione di 16.000 docenti. È infatti il decreto rilancio a prevedere l'assegnazione di ulteriori 16.000 posti alle procedure ordinarie e straordinarie bandite ai sensi della legge 159/2019. «Pensare di chiudere i bimbi in classi differenziate e distanziati con il plexiglass è follia», attacca il leader della Lega, Matteo Salvini. «Abbiamo un ministro dell'Istruzione non all'altezza», aggiunge Salvini, «e prima se ne va, magari a lavorare per un'industria di plexiglass, meglio è. Siamo l'unico Paese che non sa ancora quando riapre la scuola, e stiamo discutendo un decreto che è una follia, come anche solo pensare di chiudere i bambini nel plexiglass, che è roba da tso». Con un post su Facebook, anche l'assessore all'Edilizia scolastica del Comune di Milano, Paolo Limonta, si schiera contro l'idea della Azzolina: «Sento cose che noi maestre e maestri non possiamo sentire. Sento e leggo proposte che prefigurano una scuola in presenza, ma distante. Una scuola», argomenta Limonta, «dove bambini e ragazzi, ancora una volta, sono spettatori passivi e non protagonisti. Io non ci sto. Io continuo a lottare per una scuola aperta, centro vitale dei territori, ricca di cuore e passione. Io voglio una scuola sconfinata. Io non mi farò rinchiudere in un contenitore di plexiglass». Intanto, alcune scuole di Bergamo si preparano alle nuove regole del distanziamento: tra queste il liceo artistico Giacomo e Pio Manzù, dove sono stati già collocati dei divisori chiari in plexiglass attorno a ciascun banco. Il voto finale avverrà stamattina alle 11.30. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/decreto-a-rischio-il-governo-non-riesce-a-riaprire-le-scuole-2646155982.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-obbligo-di-mascherina-per-i-bimbi-puo-produrre-anche-effetti-nocivi" data-post-id="2646155982" data-published-at="1591385785" data-use-pagination="False"> L'obbligo di mascherina per i bimbi può produrre anche effetti nocivi <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/decreto-a-rischio-il-governo-non-riesce-a-riaprire-le-scuole-2646155982.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="ingabbiare-gli-studenti-nelle-teche-fara-loro-piu-danni-del-contagio" data-post-id="2646155982" data-published-at="1591385785" data-use-pagination="False"> Ingabbiare gli studenti nelle teche farà loro più danni del contagio Ma voi pensate sul serio che dovremo comprare 10 milioni di campane di vetroresina per metterci dentro gli studenti? Ma siete cretini, fate i cretini o ci credete cretini? E voi pappagalli, che nei media riferite seri e precisi i dettagli della gigantesca operazione di tumulazione in massa degli studenti in bare trasparenti, siete dementi, lavorate per dementi o considerate dementi i vostri lettori e spettatori, anzi i cittadini tutti? Ma avete pensato solo un attimo a quel che state dicendo e scrivendo, illustrandolo perfino con foto, progetti e disegni di queste cabine per immunostudenti; non avvertite l'ala sovrana dell'imbecillità avvolgere voi tutti, la scuola, il governo, i commissari, il ministro Lucia Azzolina e l'Italia intera? Pensate, solo un attimo, per favore, non vi nuocerà alla salute farlo, almeno per un istante. Un paese che in tre mesi non è stato in grado di coprire il fabbisogno (a pagamento) di mascherine, cioè della cosa più piccola e banale che si potesse produrre, dovrebbe ora in un lasso di tempo uguale se non inferiore, dotare tutte le scuole italiane - le fatiscenti scuole italiane dove non si trovano i soldi per riparare un tubo - di una decina di milioni di campane di vetro, e della relativa manutenzione, sanificazione quotidiana. Anche il milione d'insegnanti sarà ricoverato in un astuccio di plexiglass e si muoverà tra gli studenti dentro una navicella trasparente che dovrà essere disinfettata a ogni cambio d'ora. Il sottinteso inquietante di tutto questo investimento massiccio e marziano è che quelle campane di plexiglass dovranno essere usate in permanenza nella scuola di oggi e di domani. Non sarebbe infatti pensabile allestire questi cimiteri viventi in tutte le scuole di ogni ordine e grado, intubare milioni di ragazzi e docenti sani, compiere un'operazione finanziaria e strutturale così gigantesca, solo per fronteggiare l'eventuale rischio stagionale che il virus torni in autunno. No, evidentemente si sta pensando di convivere stabilmente con la paura della pandemia e la sua profilassi; i ragazzi verranno confezionati in barattolo come i cetriolini sottaceto e i carciofini sottolio, per tutto il loro corso di studi. Altrimenti dovrei dire che si pensa a questo investimento pazzesco e fugace solo per dare soldi a qualcuno e riceverli sottobanco - è il caso di dire - da qualcuno... Ora ricapitoliamo i dati per tornare alla realtà e per rassicurarci che non stiamo in qualche film comico di fantascienza. Stanno pensando di riaprire le scuole in presenza e in sicurezza. Per realizzare questo progetto si mettono al lavoro imponenti comitati tecnico-scientifici, task force, aziende di consulenza che producono prototipi, sciami di amministratori e commissari governativi, più la ministra dalle labbra rosse, evoluzione hard della maestrina dalla penna rossa. Si studiano le proposte più strane, caschi permanenti o perlomeno visiere, pannelli parafiato e parasputi in plexiglass, corridoi umanitari per accedere alle scuole in sicurezza, tunnel di vetroresina come quelli che collegano gli spogliatoi ai campi da gioco, grembiulini per alieni, cabine come ai tempi dei telefoni a gettoni... L'unico precedente che io ricordi di una cosa del genere è Rischiatutto, il quiz di Mike Bongiorno degli anni Settanta, dove i concorrenti dovevano entrare in una campana di vetro per rispondere al quiz. La definizione di Rischiatutto mi pare peraltro la più appropriata per descrivere il rischio sanitario e la sua profilassi. Qui però non si vince niente, non sono in gioco i soldi ma solo la salute; soprattutto mentale. Naturalmente la storia dei concorrenti televisivi sotto vetro risale agli albori della televisione, da Lascia o Raddoppia a Campanile sera. La realtà, la scuola, sta diventando un'imitazione tardona della televisione. La cosa più bella della scuola di ieri erano i banchi condivisi con un compagno, poi quello davanti, quello di dietro, quello di fianco con cui trescare, chiacchierare, scambiarsi informazioni e compiti; la cosa più bella era alzarsi, incontrarsi, toccarsi, avvicinarsi alla cattedra, senza essere respinti come appestati, vivere insieme l'avventura quotidiana della scuola. Guardarsi negli occhi, parlarsi viso a viso senza sentirsi nel parlatorio dei carcerati o allo sportello delle poste. Non si può andare a scuola equipaggiati da astronauti, da sommozzatori, da contagiati. Non si può andare a scuola pensando che la priorità non sia studiare, sapere, capire, ma proteggersi dal prossimo, tenersi a distanza, temere il docente più per il contagio che per il giudizio. Scansare non le interrogazioni ma gli sputi della docente e dei compagni di vetro-classe. Non si può insegnare, imparare, vivere, comunicare, in quelle condizioni. Per favore, diteci che ci state prendendo in giro, che avete allestito uno scherzo per coglionarci in massa, per prendervi gioco di noi. Perché non si può pensare davvero che un Paese, un governo, un intero sistema scolastico, un ministero della pubblica istruzione possano con serietà occuparsi di queste costosissime minchiate (lo dico a scopo didattico nel gergo originario della ministra sicula). Perché poi alla fine, dopo aver distrutto la società, i rapporti umani, il lavoro, l'economia, la scuola, l'istruzione, uno è costretto a dire che il rischio eventuale di un virus diventa a questo punto il minore dei mali, e comunque solo ipotetico. Mentre tutti gli altri mali elencati sono reali, effettivi e decisamente più incurabili. Nelle campane di vetro lasciateci santi e madonne.
iStock
Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
Compagnia delle Opere torna all’AI Week di Rho Fiera, il grande evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio, e lo fa portando al centro della manifestazione un nuovo spazio dedicato alle aziende. Si chiama Innovation Hub ed è un’area di oltre 200 metri quadrati pensata per favorire l’incontro tra imprese, professionisti e innovatori attraverso casi concreti, confronto operativo e networking.
All’interno dell’hub saranno presenti 23 aziende associate a Cdo, chiamate a raccontare esperienze e applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi. Attesi in fiera anche circa 500 associati, segno di una partecipazione che l’associazione interpreta come la costruzione di un ecosistema capace di accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica.
L’AI Week, giunta alla settima edizione, ogni anno richiama migliaia di imprenditori, manager e professionisti, oltre a centinaia di speaker internazionali, attraverso incontri, masterclass e sessioni formative dedicate ai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale. Nel programma promosso da Cdo troveranno spazio anche alcuni dei temi oggi più discussi nel dibattito pubblico. Una delle direttrici principali riguarderà il rapporto tra etica e intelligenza artificiale, con l’intervento di Padre Natale Brescianini, mentre un altro focus sarà dedicato al ruolo dell’AI nelle piccole e medie imprese italiane grazie al contributo di Emanuele Frontoni, presidente di Cdo Marche Sud e co-director del VRAI Lab. «L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, perché non ci chiede soltanto di imparare a utilizzare nuove tecnologie, ma ci interroga sul modo in cui comprendiamo l’esperienza umana, il lavoro, la conoscenza e il futuro della società», ha dichiarato Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere. «Ogni giorno emergono opportunità straordinarie insieme a interrogativi profondi: per questo è necessario costruire luoghi di confronto in cui imprese, professionisti, ricercatori ed esperti possano condividere competenze, esperienze e soluzioni concrete».
Tra gli appuntamenti previsti ci sarà anche un approfondimento sul rapporto tra scuola e intelligenza artificiale dal titolo «Essere uomini nell’Era dell’IA: la Scuola come laboratorio di libertà e conoscenza». Al centro dell’incontro il ruolo della tecnologia nella didattica, nei sistemi di valutazione e nei percorsi di inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Un confronto che partirà dall’idea che l’intelligenza artificiale possa affiancare il lavoro dell’insegnante senza sostituirlo, rafforzando il pensiero critico e la relazione educativa.
Spazio poi ai cambiamenti che l’AI sta introducendo nella gestione aziendale, nelle risorse umane e nel settore immobiliare, fino al rapporto tra innovazione tecnologica e transizione ecologica. Non mancherà infine una riflessione sul mondo del non profit con l’evento Agent Coding for Good, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficacia e l’impatto delle organizzazioni sociali. «L’innovazione è davvero tale quando resta al servizio della persona e contribuisce a far crescere una comunità più consapevole», ha aggiunto Dellabianca. «Per questo Cdo vuole scommettere su spazi d’avanguardia come l’Innovation Hub: luoghi di dialogo, ma anche laboratori di pensiero e di ricerca».
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Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.
Ecco #DimmiLaVerità del 15 maggio 2026. Il deputato del M5s Marco Pellegrini commenta gli sviluppi della guerra in Iran e la crisi economica in Italia.
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Con il bando delle auto con il motore a scoppio dal 2035 (poi inutilmente annacquato) Bruxelles ha invece direttamente spalancato tutte le porte all’industria automobilistica cinese. Del resto, dato il quadro di ciò che è possibile fare, le case automobilistiche si organizzano. La globalizzazione consente ai capitali di muoversi attorno al globo a seconda della convenienza, per sfruttare le migliori condizioni di mercato. L’abbraccio della Germania alla Cina, che risale a qualche decennio fa, ha man mano sancito un’alleanza tra l’industria automobilistica tedesca e quella cinese. Una coalizione che oggi è sfociata nel dominio cinese del settore dell’auto elettrica e ibrida, con i tedeschi in grave crisi nel mercato cinese tanto da minacciare i livelli occupazionali in patria. Tutta l’industria europea dell’auto è stata travolta dalla capacità produttiva cinese, in termini di costi, produttività e persino qualità. Nonostante i dazi e i prezzi minimi che l’Ue ha imposto sulle auto fabbricate in Cina, le quote di mercato che i marchi del Dragone stanno conquistando in Europa sono significative. Forse anche per via dei dazi, ora i cinesi stanno iniziando a stabilirsi direttamente in Europa.
Gli esempi sono moltissimi. Byd ha già investito circa 4 miliardi di euro a Szeged, in Ungheria, dove la fabbrica entrerà in produzione nel 2026 con la piccola Dolphin Surf, per poi arrivare a regime con una capacità di 300.000 unità annue. Parallelamente, Byd sta negoziando con Stellantis e altri produttori europei per rilevare stabilimenti sottoutilizzati, con l’Italia esplicitamente nel mirino come obiettivo di acquisizioni. Il nome che circola con più insistenza sul fronte italiano è Cassino, dove lo stabilimento Stellantis ha prodotto appena 19.000 vetture nel 2025, il 28% in meno rispetto all’anno precedente. Il candidato all’acquisto sarebbe la casa cinese Dongfeng, che potrebbe puntare su una auto elettrica da città sotto i 20.000 euro, un segmento nel quale il mercato italiano è molto sensibile. Non è ancora chiaro se Stellantis venderà o si limiterà ad affittare gli impianti, e i tempi non sono ancora noti. Per un passaggio completo però potrebbero volerci un paio d’anni. Sul fronte sindacale l’ipotesi è stata accolta con favore, ma a scatola chiusa, dato che le intenzioni dei possibili nuovi padroni potrebbero non essere così favorevoli, né c’è stato ancora un confronto sui temi della produttività.
In Spagna c’è ancora più affollamento. Chery è già operativa a Barcellona nell’ex stabilimento Nissan della Zona Franca, con 17.300 veicoli prodotti nel 2025 e un obiettivo di 50.000 nel 2026, puntando a 150.000 entro il 2029. Geely è in trattativa avanzata per acquisire il reparto Body 3 della fabbrica Ford di Almussafes, vicino Valencia, un’area oggi inattiva dopo il pensionamento di Mondeo, Galaxy e S-Max, mentre Ford continua a produrre la sua Kuga su altre linee. Le parti starebbero anche valutando se Geely possa produrre un modello per conto di Ford. Saic, il gruppo proprietario di MG, ha lasciato trapelare che nelle prossime settimane potrebbe arrivare un annuncio su espansioni in Spagna. Le indiscrezioni indicano Ferrol, in Galizia, come sede di un nuovo impianto con una capacità fino a 120.000 veicoli annui. Non è un caso che il presidente di quella regione si sia recato personalmente in Cina per incontrare il vertice del gruppo.
Il marchio Changan sta effettuando sopralluoghi nel nord della Spagna, con l’Aragona tra le opzioni, valutando sia la costruzione di un nuovo impianto sia l’acquisizione di strutture esistenti. Leapmotor, in partnership con Stellantis, si prepara a produrre il Suv elettrico B10 a Saragozza, dove CATL e Stellantis stanno costruendo una gigafactory da 4,1 miliardi di euro per batterie, con produzione attesa entro fine 2026. La scelta della Spagna da parte di così tanti operatori non è casuale. Lì vi sono impianti moderni ma sottoutilizzati, cioè esattamente il tipo di asset che i cinesi cercano, con infrastrutture collaudate, indotto già formato e costi del lavoro più bassi.
Se è vero che i sindacati pensano che l’arrivo dei capitali cinesi sia una buona notizia per i livelli occupazionali, potrebbero andare incontro ad un amaro risveglio. Le manifattura cinese, in qualunque settore, costruisce il proprio vantaggio competitivo su una esasperata efficienza di costo, innanzitutto, e su una produttività a base di robotica e IA. Chiunque non stia al passo dello standard asiatico sarà tagliato fuori.
Come questo giornale ha scritto sin dal 2021, il Green deal non è mai stata una rivoluzione industriale a favore dell’Europa, ma un vincolo esterno industriale disegnato a Berlino e impacchettato a Bruxelles. Dietro la retorica del «fare la nostra parte» per salvare il pianeta (sic) si nascondeva la necessità di ridare fiato al morente settore automobilistico tedesco riscrivendo per legge le regole dell’intero mercato europeo. Un affare gigantesco, come forse mai nella storia si era prospettato. Solo che l’affarone si è involato e da Berlino è atterrato a Pechino. La «vera e propria rivoluzione industriale» annunciata trionfalmente sette anni fa da Frans Timmermans è effettivamente in corso. Semplicemente, non è la nostra.
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