• Trovato a Como il corpo di un africano: era nel giardino di una struttura d’accoglienza con il cranio sfondato. E mentre si intensificano le aggressioni nei Cara, a Roma una donna viene stuprata nella tendopoli di Baobab.
  • Il tunisino spacca vetrine di Padova era abusivo in una casa popolare. Contestati all’uomo 37 furti. Ha precedenti per droga ed era già stato espulso. Invano.

Lo speciale comprende due articoli.

L’ultimo in ordine di tempo è il cadavere di un uomo con la testa sfondata ritrovato nel parco di un centro di accoglienza di Como. Ma c’è anche la slovacca violentata a Roma, il pusher che nascondeva la droga sotto al letto, le operatrici sequestrate ad Agrigento, il direttore aggredito a Foggia e persino un neonato, partorito e poi buttato in un secchio come fosse immondizia, in una struttura di Salerno.

Nei centri dedicati ai profughi i richiedenti asilo sono meno numerosi, quello che non cala, invece, è il livello di violenza che si registra in quei luoghi. Tra gli operatori del business sempre poco presenti e l’alta quantità degli ospiti, negli stabili che ospitano i richiedenti asilo, ne succedono un po’ di tutti i colori. Due giorni fa, a pochi metri dai cancelli del centro di accoglienza dei padri salesiani del quartiere Tavernola, a Como è stato rinvenuto il cadavere di un giovane uomo, certamente immigrato, privo di documenti e in avanzato stato di putrefazione. Il suo corpo è stato gettato in una piccola scarpata dietro alla struttura, tra i rifiuti abbandonati, avvolto in una coperta insanguinata e con il cranio sfondato. Lo stato del cadavere ha subito reso evidente che non si è trattato di una morte accidentale, ma molto probabilmente di un omicidio.

Sull’identità del giovane gli inquirenti stanno ancora indagando ma potrebbe trattarsi di uno dei tanti sedicenti profughi sbarcati nei mesi scorsi, inseriti nel circuito dell’accoglienza e che poi spariscono nel nulla. Il giovane potrebbe essere stato vittima dell’aggressione di uno degli ospiti o di qualcuno della zona, magari parte di qualche giro d’affari non esattamente lecito. Il centro di accoglienza di Tavernola si trova in un quartiere che affaccia sul lago, all’interno della struttura di proprietà dei salesiani gestita dall’Associazione il Focolare, che si occupa di profughi nel territorio. E lì, le risse violente non sono una novità: lo scorso febbraio, all’interno della struttura erano intervenute le forze dell’ordine per una lite degenerata, durante la quale un giovane di 23 anni era rimasto ferito.

Anche ieri non sono mancati gli episodi inquietanti. A Roma un pusher senegalese di 24 anni, già noto per i suoi precedenti, è stato colto mentre cedeva dosi di stupefacenti e fermato con l’accusa di spaccio.

I militari hanno anche perquisito il centro di accoglienza di Torre Gaia, dove lo spacciatore era ospite, e nella camera in cui era sistemato hanno trovato soldi, droga e bilancini di precisione per il confezionamento delle dosi.

Sempre ieri, una trentottenne slovacca ha denunciato di essere stata sequestrata e violentata per un’intera notte in una tenda all’interno del centro Baobab Experience, situato in zona Tiburtina, a Roma. Il fatto che si tratti di un campo gestito da volontari e fondato in alternativa alle politiche di accoglienza di Stato sotto lo slogan «Refugees welcome», non lo ha reso immune da episodi di violenza: la donna, infatti, avrebbe riferito di essere stata sequestrata da un giovane arabo che l’ha portata nella sua tenda, l’ha violentata e l’ha colpita con un bastone quando lei ha tentato di fuggire.

Sempre in tema di sequestri, ad Agrigento, appena quattro giorni fa, la polizia aveva arrestato tre diciottenni cittadini nigeriani e uno gambiano ospiti del Villaggio di Mosè dopo che questi avevano bloccato all’interno della struttura due operatrici per farsi consegnare il denaro del pocket money.

E ancora, tre giorni fa nel foggiano un nigeriano di 26 anni, richiedente asilo, è stato arrestato dopo che, entrato nel Cara di Borgo Mezzanone, avrebbe minacciato violentemente il direttore, pretendendo che gli consegnasse del denaro.

Ma c’è molto di peggio. Lo scorso 19 settembre, nel centro migranti Lontrano di Auletta, in provincia di Salerno, una giovane nigeriana dopo aver partorito un feto al settimo mese, lo ha nascosto in un secchio all’esterno della struttura, abbandonandolo tra i rifiuti. Solo le sue condizioni di salute, conseguenti al parto, hanno consentito la macabra scoperta.

Alessia Pedrielli


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