
Tutti gli Stati europei nostri concorrenti tengono sotto controllo asset strategici come le compagnie aeree. Saremmo gli unici a rimanere senza un vettore nazionale, e finiremmo per danneggiare il turismo, dove potremmo creare 400.000 nuovi posti.Può essere un liberista a favore della statalizzazione, pur indiretta, di Alitalia? In tempi ideali, cioè di concorrenza internazionale basata su criteri di libero mercato, certamente no. Ma questi non sono tempi ideali. È in atto una rinazionalizzazione parziale del mercato globale dove in certi settori strategici o un'azienda internazionalizzata può contare sul sostegno finanziario e commerciale dello Stato o non riesce a competere, così come uno Stato senza strumenti strategici soccombe. In particolare, nell'ambiente europeo la competizione geoeconomica tra Stati nazionali è violentissima per il dominio regionale in alcuni settori chiave: industria della difesa, grandi sistemi civili, energia, eccetera. Questo scenario è ben noto agli analisti, ma quelli italiani tendono a sottovalutare l'importanza dell'autonomia nazionale nei trasporti civili aerei, cosa che certamente non succede in Francia e Germania, e nemmeno in Spagna o nel Regno Unito o in Olanda, dove le linee aeree - e le reti complessive di trasporto - sono considerate beni strategici e trattate come tali. Questo tema, poco trattato sulla stampa italiana sul piano del valore strategico, ora va visto in termini realistici di «geopolitica economica». Il primo punto per la nuova analisi riguarda la relazione tra interesse nazionale e flussi turistici. Il turismo è una componente rilevante del Pil italiano che, soprattutto, può aumentare di molto. E tale aumento dipende dalla quantità di strumenti messi in campo per prendere gente da tutto il mondo, portarla in Italia e poi riportarla a casa felice. Ovviamente parte della competitività turistica dipende dai fattori di attrazione. L'Italia è messa bene sul piano dell'attrazione monumentale, museale ed ambientale, ma la sfrutta molto meno del potenziale. E questo è un problema di riorganizzazione del settore, piuttosto pressante perché secondo alcuni calcoli la facilitazione - in questo caso assolutamente sì - del libero mercato concorrenziale e della capitalizzazione di nuove imprese di servizi turistici potrebbe aumentare di circa 400.000 unità l'occupazione, 4/5 di questa cifra nel Sud. Ma è anche molto rilevante la capacità di orientare i flussi globali verso l'Italia. Per esempio, Lufthansa porta dalla Cina maree di turisti, ma usando il dominio della sua linea aerea per orientarne il più possibile i flussi verso la Germania stessa, con facilitazioni impressionanti da parte delle ferrovie locali. Bravi. Ma se l'Italia vuole essere altrettanto brava deve andarsi a prendere i turisti in Cina direttamente come strumento per offrire loro pacchetti completi di servizi integrati e competitivi. Ovviamente Lufthansa è interessata a prendersi a sconto i residui della disastrata Alitalia o tenerla sotto pressione per sostituirla - nelle tratte Francoforte/Monaco e città italiane - con l'ottima Air Dolomiti, che per altro ha recentemente assunto centinaia di italiani. Se non riuscirà a comprarla o deciderà che non ne vale la pena, allora il governo tedesco enfatizzerà il divieto europeo agli aiuti di Stato per dominare il flusso transcontinentale e il settore turistico italiano. Qualcuno potrebbe dire che sarebbe un bene tale germanizzazione del settore vista l'incredibile inefficienza degli attori italiani. Ma un calcolo rapido mostrerebbe facilmente una pesante perdita di opportunità, cioè di valore aggiunto, in tale eventualità. Sarebbe meglio un libero mercato concorrenziale europeo? Ovviamente sì, ma per crearlo Germania e Francia dovrebbero togliere i loro interventi statali diretti e indiretti nel settore, cosa che non hanno assolutamente intenzione di fare, al momento. Mi sembra chiaro il punto da approfondire. Se qualcuno ha dubbi sulla sua rilevanza, sappia che si sta parlando di circa l'1,2% di Pil potenziale. Il secondo punto riguarda la «leva strategica». Se lo Stato può influenzare una compagnia aerea di bandiera, allora potrà decidere se comprare Airbus o Boeing o altro in base ai vantaggi che queste importanti aziende, ed i loro governi di riferimento, sapranno fornire ad altre aziende italiane. In questi casi il calcolo costi/benefici non è analitico, ma sistemico. Da un lato, non compro al miglior prezzo lo specifico asset, ma ottengo un enorme vantaggio, altrimenti irraggiungibile, in un altro settore dell'industria nazionale o geopolitico per la nazione. Parte della competizione geoeconomica mondiale si svolge esattamente così e l'Italia ha bisogno di più asset con cui fare scambi di questo tipo, e gli aerei e dintorni sono molto rilevanti. Non voglio qui pronunciarmi, ancora, sull'opportunità o meno di integrare Ferrovie con Alitalia. Ma suggerisco di trattare il tema con i criteri qui abbozzati pur con il rammarico di un liberale che vede il mondo andare da un'altra parte.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.
Maria Rita Parsi critica la gestione del caso “famiglia nel bosco”: nessun pericolo reale per i bambini, scelta brusca e dannosa, sistema dei minori da ripensare profondamente.






