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Benetton porta in passerella l'arcobaleno, mentre Alberta Ferretti punta sul total white

  • Reti di limoni e da pesca si trasformano in abiti da sera, mentre Alessandro Dell'Acqua punta tutto sulla sensualità.
  • The Rainbow Machine è la prima collezione dello stilista francese Jean Charles de Castelbajac che afferma: «il colore è il cemento della democrazia». Prima di iniziare la sfilata, un ricordo a Karl Lagerfeld scomparso ieri all'età di 85 anni.
  • La stilista milanese Lella Curiel spopola in Cina con i black dress grazie a Mr. Zaho, numero uno di Redstone La nuova collezione rivisita creazioni di 50 anni fa: abiti con metri di chiffon e redingote in faille.

Lo speciale contiene una commento video alla sfilata di Alberta Ferretti.


«Volevo conservare il carattere indipendente della mia donna e spingerla verso espressioni sempre più coerenti con il suo stile di vita», spiega Alberta Ferretti. «Il risultato è una collezione che descrive un nuovo modo di essere oggi, in cui si vive la vita di tutti i giorni con il coraggio dell'eccentricità sofisticata, della libertà dell'inaspettato e della forza del carattere». Alberta Ferretti racconta un modo di vestire che dichiara personalità, pensieri e sentimenti. Bagliori di luce metallica, un incoraggiamento a osare.

E osa in modo sofisticato e sublime Alessandro Dell'Acqua, con la sua collezione N21. Sexiness, molto più di sensuale, perché è ̀ un sexy consapevole, voluto, cercato, espresso. N21 raccoglie tagli improvvisi, squarci ben delineati, linee decise e compone abiti per donne forti, misteriose e un po' ambigue. Femme fatale dal glamour hollywoodiano, che strizzano l'occhio alle cattive ragazze di gusto italiano. Tutto si apre a metà: cappotti, abiti, trench, cardigan. Regolarmente chiusi sul davanti, dietro si aprono e si richiudono grazie alle zip. Tagli in duchesse, in chiffon o in faille che svela culotte e top o una sensualissima sottoveste composta da un top e da una gonna a tubo in lattice nello stesso colore.

Non si fa dimenticare Carlotta Canepa, considerata uno dei brand emergenti. Carlotta crea i tessuti, sceglie i colori, costruisce i jacquard, seleziona le stampa originali dall'archivio della Canepa, l'azienda di famiglia dove sono catalogati oltre 15.000 volumi di tessuti. La nuova collezione Happy-Eco-Chic rappresenta la sua visione di effervescente creatrice e sostenitrice di una moda ecosostenibile. Una moda sofisticata ma perfetta per la professionista, l'artista e la giovane che si vuole sentire à la page mescolando stampe, disegni, culture. Anche Gilberto Calzolari, vincitore del Green carpet con un abito di juta dei sacchi del caffè, ha realizzato la sua collezione «perché l'ecosostenibilità può essere glamour». La plastica si ricicla in ricami con fiori di bottiglie con Svarowski applicate sul cappotto e la rete delle arance diventa un abito da sera con 80 ore di lavorazione per l'applicazione di paillette, la rete dei limoni si trasforma in vestito.


Benetton e Castelbajac uniti da un arcobaleno

Benetton

L'annuncio era stato dato a ottobre dello scorso anno. Benetton affidava la direzione artistica delle sue collezioni uomo e donna al visionario e controcorrente designer francese, Jean-Charles de Castelbajac. Un nome, una garanzia di creatività senza confini. Ora, la sfilata durante queste frenetiche giornate di moda milanese. Si chiama The Rainbow Machine ed è la prima collezione di United Colors of Benetton a salire in passerella, un omaggio alla produzione industriale, all'innovazione e al colore. «Sette mesi fa mi ha chiamato Oliviero Toscani» racconta lo stilista francese «ti piacerebbe venire nel Veneto? Pranzo con i Benetton, in giardino, abbiamo rifatto il mondo. Lavoro nella moda da 50 anni e ho iniziato con un maglificio torinese che è poi diventato Jesus». «La Benetton è lo specchio della mia passione per il colore, per un'idea del colore, una forza, e mi hanno proposto di diventare direttore artistico, una delle più belle avventure della mia vita"» Eppure Castelbajac ne ha viste e fatte tante nel mondo della moda. «Qui siamo tra il sogno dell'artista e la disciplina del prodotto». Così nasce Rainbow, l'arcobaleno, che rappresenta un codice comune sia a Luciano Benetton che a Jean-Charles de Castelbajac. «Mi sono trovato di fronte a una casa d'alta moda con senso democratico, per tutti. Il mio progetto con United Colors of Benetton è creare il guardaroba di domani, portando bellezza e stile nella vita di tutti i giorni, a prezzi che tutti possono permettersi. Dopo aver fatto delle rivoluzioni inventando la maglia con i cartoon, dopo aver fatto l'abito per papa Giovanni Paolo II (nel 1997 mi dissero: «accetteresti di essere direttore creativo del Papa?»), ho disegnato tutto ispirato arcobaleno. Ho vestito 5 milioni di preti con il colore e un milione di ragazzi vestiti con l'arcobaleno. Utilizzo il colore come cemento della democrazia». La parola Machine vuole ripercorrere la grande tradizione industriale dei Benetton, il suo saper fare, le sue competenze tecnologiche uniche al mondo. «Benetton è un marchio che è una leggenda costruita nel tempo, una storia, per questo ho ingigantito il logo con un nuovo lettering diventando un ornamento».

« Giuliana Benetton ha inventato dei punti nuovi, è andata in Giappone per cercare la tecnologia giusta. In collezione ci sono maglie che sono un omaggio a lei». United Colors of Benetton fa sfilare solo una parte della produzione stagionale ma ne incarna il nuovo corso espressivo. «Vestiamo dai bambini agli adulti di 80 anni. Siamo già nei negozi di Milano, Londra e Parigi con circa 25 pezzi: prezzi fino a 300 euro ma anche una tshirt a 9 euro. Lavoro con Toscani per le prossime campagne». Uno stile fortissimo in termini d'identità per creare una collezione up-to-date che rispiegasse al mondo l'identità di Benetton che si era persa nel mare di proposte moda. Non solo modelle in passerella ma anche le lavoratrici. «Le sarte meravigliose sono parte della sfilata. Fare un prodotto insieme per tutti è come vedere quadri di Bacon dove viene sacralizzato il più bello. Da Benetton sono gli uomini e le macchine, tutti i tecnici illuminati da neon per esaltare il loro lavoro. La rivoluzione è fare una moda bella, responsabile e democratica. Potremmo anche individuare dei giovani artisti per disegnare delle capsule. Siamo al punto giusto nel momento giusto. United Colors non è mai stato un nome tanto moderno e attuale come adesso. Perché è colore, è gioia, è positivismo». Anche la musica della sfilata è in sintonia con il messaggio di Castelbajac e Benetton. «Elettronica industrial creata appositamente da uno dei più importanti sound designer al mondo, Michel Gaubert».

«Sfido il futuro con la freschezza dei vecchi disegni di mia madre»

Ha lasciato le sfilate d'alta moda romana ormai da diversi anni Lella Curiel. «L'alta moda non esiste più a Roma, non ci sono più i tanti esponenti di un tempo». Non usa mezzi termini la stilista milanese. «Non siamo stati gestiti bene in questa iniziativa e a un certo punto sono state scelte strade più moderne, per i giovani designer, come il concorso Who in On Next?. Quelli bravi se ne vanno a Parigi. Non c'è terreno fertile per chi fa l'alta moda. In qualsiasi mestiere una persona vuole avere una competition, non va per essere da solo e la competizione è quella che ti da l'entusiasmo, la voglia di fare sempre meglio, senza competitività non hai lo stimolo».

Chi sfilava a Roma?

«Negli anni Ottanta eravamo giovani, Lorenzo Riva ed io, ma avevamo come punti di riferimento nomi come Lancetti, Ferrè, Mila Schoen , Valentino, Versace, tutti a Roma. Anni fantastici. Armani non ha mai sfilato, ma veniva a Trinità dei Monti. Oggi chi c'è a Roma? Gattinoni e alcuni piccoli. Una volta eravamo molto aiutati, questo non accade più. Era un mondo molto diverso».

Milano, in compenso, è la capitale del prêt-à- porter e ora siamo in piena settimana della moda.

«È un grande evento e Milano è diventata veramente una città europea, la vera capitale d'Italia oggi è Milano, non ce n'è. Sia per il mobile che per la moda, per la cultura, per l'architettura, il design, per tutto. Per il turismo anche. Camminare in via Montenapoleone significa vedere di tutto e di più, vedi il mondo intero, senti parlare tutte le lingue del pianeta. Qui si respira una bella atmosfera in un momento non felicissimo per il Paese. Questa è un'altra realtà. La nostra fortuna sono gli stranieri, gli italiani stanno alla finestra».

Avere un socio cinese, Mr. Zaho, numero uno di Redstone, ha cambiato la sua storia?

«In un certo senso sì, perché sono sempre stata forte nel tailleur e nel capospalla e questo a lui non interessa. Sono i curiellini che spopolano in Cina, i piccoli black dress. Mister Zhao ha un fiuto speciale per la moda. Ha un approccio intelligente e lungimirante. Sa come valorizzare un marchio, rispettando il suo contesto culturale e ha portato molto in alto il nostro nome aprendo 18 negozi in Cina. Valorizza foto del passato, esalta la nostra immagine perché crede molto nella storia della nostra maison. Che è la base di partenza del futuro, fondamentale».

Anche la nuova collezione parte dal passato, addirittura dalla madre Gigliola, sarta eccelsa.

«Sì, come sempre tante idee vengono da ciò che è stato fatto. Quest'anno sono 50 anni che è mancata mia mamma e ho in parte dedicato a lei la nuova collezione. Era talmente avanti che ho pizzicato dal suo archivio alcune fotografie e disegni fatti da lei, li ho rifatti tali e quali e sono attualissimi. Fatti bene come allora, tutti a mano con stoffe meravigliose, seta purissima, tessuti che solo a Parigi vengono usati».

I capi più rappresentativi?

«L'abito Tagliatelle con 21 striscioline di tessuto lunghe fino ai piedi cucite e rivoltate; Smeraldo, 18 metri di velo impalpabile tagliato in sbieco, drappeggiato e doppiato; Gigliola, 47 metri di chiffon rosso e rosa drappeggiati. E la redingote di faille rosso con 10 cannoni fatti ad ombrello che rendono il passo regale e danzante».

La presentazione della collezione è secondo tutti i crismi dell'alta moda: nell'atelier salotto le indossatrici sfilano tra gli invitati e nei piccoli spazi della sartoria show room e una parte dei vestiti sono su manichini.

«Il sapore è sempre quello dell'alta moda. La filosofia è quella e rappresenta la mia strada anche in Cina dove è questa la mia immagine che serve per vendere il prêt-à- porter, come era una volta quando tutti quelli che facevano il prêt-à- porter facevano l'alta moda per poi passare al pap. Da Saint Laurent a Givency a Dior, tutti hanno iniziato con l'alta moda basti pensare a Valentino. Dagli anni Novanta in poi è cambiato tutto».

Ma si guarda avanti.

«Siamo alla quinta generazione con Vittoria e Ortensia, 15 e 16 anni, le mie nipoti, figlie di mia figlia Gil. Speriamo non cambino idea e siano il mio futuro».

Alberta Ferretti, la fine dello show

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Un’altra risorsa di 15 anni voleva farci saltare in aria
(Ansa/Polizia di Stato)
Operazione a Firenze contro un giovanissimo, già indagato mesi fa per i suoi collegamenti col mondo dello jihadismo. Dopo la messa alla prova, riscontrati nuovi tentativi per arruolarsi con i tagliagole.

Era l’ottobre scorso, quando a Firenze un quindicenne tunisino indagato per i reati di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale e per porto di armi o oggetti atti ad offendere, finiva in comunità. A marzo di quest’anno gli venne concessa la messa alla prova, con conseguente revoca della misura cautelare. In realtà, il giovane non ha mai smesso di avere contatti con jihadisti, sul cellulare aveva foto di noti terroristi islamici e nei messaggi che gli agenti dell’antiterrorismo hanno trovato si diceva «pronto ad agire».

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Il club degli ipocriti si allarga: Starmer rifà affari con Mosca
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Il premier Uk, vista la crisi, torna a comprare petrolio russo. Un altro mito del Pd che fa la piroetta, dopo Sánchez e Macron.

Questo giornale è da sempre impegnato contro gli ipocriti. In redazione siamo infatti allergici a tutti quegli uomini politici, ma non solo, che sostengono alcuni principi, ma poi adottano misure che li contraddicono. A tal proposito abbiamo di recente denunciato il comportamento del nuovo campione della sinistra, quel Pedro Sánchez che Elly Schlein e compagni hanno eletto a nuovo punto di riferimento del progressismo mondiale.

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L’imam di Firenze fa pure il giurista e «blinda» Salim: «Resterà italiano»
L'Imam di Firenze Izzadin Elzir (Ansa)
Ieri sera corteo di Cgil e Anpi, cori contro i «fascisti». Migliorano le condizioni dei feriti di Modena.

Mentre fortunatamente - è davvero il caso di dirlo - Salim El Koudri resta dietro le sbarre e le condizioni dei feriti, sia pure molto lentamente, migliorano, la sinistra modenese, a partire da quella al governo della città, fa di tutto per cancellare ogni possibile traccia della realtà che la carneficina messa a segno lo scorso sabato ha reso evidente. Tanto che Cgil e Anpi, in relazione alla strage, hanno pensato bene di organizzare una bella manifestazione... contro il fascismo.

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Flotilla umiliata in Israele, l’Italia protesta
(Ansa)
Al porto di Ashdod gli attivisti vengono bendati, ammanettati e fatti inginocchiare. Il ministro Ben-Gvir li deride: «Benvenuti da noi». Perfino Netanyahu si dissocia. Condanna di Mattarella e del governo, che convoca l’ambasciatore di Gerusalemme.

«ll modo in cui il ministro ha gestito gli attivisti della Flottilla non è in linea con i valori e le norme dello Stato di Israele»: le parole pronunciate nel primo pomeriggio da Benjamin Netanyahu sul comportamento vergognoso del suo ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, hanno il sapore amaro del cerchiobottismo.

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