
Il Comune di Crans Montana è marcato sempre più stretto. Anche l’attuale capo del dipartimento di sicurezza pubblica entra nella lista degli indagati con la lente della Procura della Repubblica vallesana che stringe sulle responsabilità penali dell’amministrazione.
Dopo le lacrime del sindaco Nicolas Feraud che ha aspettato quasi quattro settimane prima di chiedere «scusa per non essersi scusato», la procura non solo gli nega la possibilità di costituirsi parte civile ma sottolinea che «ci sono motivi per ritenere che il comune sia venuto meno al suo dovere di far rispettare le diverse norme antincendio che gli spettavano al fine di salvaguardare la vita e l’integrità fisica dei clienti del bar Le Constellation». E così, dopo l’incendio che la notte di capodanno ha tolto la vita a 40 persone, tra cui sei italiani, e causato 116 feriti, la procura sta tirando le fila del perché dal 2020 nel locale non siano stati fatti controlli.
Il quarto indagato, che va ad aggiungersi al suo predecessore oltre che ai Moretti, è l’attuale responsabile comunale della sicurezza, Christophe Balet, un vigile del fuoco con una lunga esperienza di capo dell’antincendio. Gestisce le ispezioni degli immobili ed era stato lui lo scorso 3 gennaio a trasmettere agli inquirenti la documentazione urbanistica e amministrativa relativa a le Constellation. Al momento non si conosce il capo d’accusa ma sarà interrogato dalla procura di Sion il 6 febbraio. Tante le questioni sul tavolo. Una su tutte la disparità di trattamento tra il locale dei Moretti e gli altri locali dell’edificio in cui si trova. Nello stabile ci sono 13 appartamenti e sarebbero stati controllati tutti in modo meticoloso fino al sigillo di alcuni caminetti per irregolarità. Come mai dopo queste perizie certosine, nessuna ispezione sia invece stata fatta a pochi metri di distanza ossia nel discobar dei Moretti, è il grande punto di domanda.
Ad altri interrogativi dovrà invece rispondere il 9 febbraio l’ex responsabile della sicurezza comunale, Ken Jacquemoud. Sebbene fine a qualche giorno fa la Procura avesse dichiarato che «solo i gestori sono imputati», negli atti figura una lettera del suo legale in cui si parla di una audizione che «sarà presto eseguita». Un suo interrogatorio sarebbe stato chiesto inoltre dall’avvocato Mickael Guerra, legale di alcune famiglie delle vittime.
Mentre ieri la procura ha sentito la donna che già nel 2019 aveva girato un video in cui un cameriere del locale gridava di fare «attenzione alla schiuma», una nuova richiesta di convocazione è arrivata per i proprietari de Le Constellation, Jacques Moretti e Jessica Maric. Attualmente indagati per omicidio, incendio e lesioni colpose, sul loro conto la stampa francese ha rivelato nuove ombre. Soprattutto su Jacques che già nel 2021 si è visto tagliare la linea di credito da parte della banca francese Credit Lyonnais. Dopo tre prestiti, uno da 286 mila euro nel 2015 per l’acquisto di un appartamento a Parigi, uno da 625mila nel 2018 per una villa in Corsica e altri 200mila l’anno successivo per lavori di ristrutturazione, la banca avrebbe scoperto falle nelle garanzie e pare la presenza di documenti falsi in uno dei finanziamenti. A quel punto la decisione di avere indietro i prestiti. Viene informato il Tribunale e Jacques si trova costretto a vendere l’appartamento parigino. Per la coppia viene attuato un nuovo piano di rimborso basato sul reddito e anche qui emergono dettagli curiosi. Secondo le informazioni fornite dal quotidiano francese, Jessica Moretti avrebbe dichiarato uno stipendio mensile lordo di 13.827 euro come «dipendente del Constellation» mentre sul conto di Jacques si registra una pensione di invalidità annuale di 6.873 euro e un indennizzo della compagnia Generali di 31.241 euro all’anno. Dunque, mentre le banche francesi, allertate da una serie di segnalazioni corrono subito ai ripari, quelle svizzere mostrano nel tempo un atteggiamento molto meno prudente. Oltre a non controllare i precedenti all’estero, ma questa è la prassi, nessuna avvisaglia emerge in terra elvetica dove, secondo un’indagine di Le Temps, i Moretti disporrebbero di un patrimonio di almeno cinque milioni di franchi, di cui circa quattro finanziati da ipoteche tramite le svizzere BCV, Union de banques suisses e il Cautionnement romand.
Garantismo bancario svizzero che un po’ stride con gli stereotipi sulla precisione di cui gode lo Stato d’oltralpe. «Apprendiamo oggi che la Svizzera non è quel Paese attento alla sicurezza che molti immaginavano» ha tenuto a precisare Francesco Greco, Presidente del Consiglio Nazionale Forense . «Ovunque nel mondo la prima misura è conservare immediatamente le immagini delle telecamere. In Svizzera, invece non si è ritenuto necessario acquisire le registrazioni che documentavano l’uscita dal locale. La pressione del governo italiano è più che legittima e ben venga il pool investigativo italo-svizzero affinché i nostri magistrati e investigatori possano contribuire alle indagini indicando le corrette modalità con cui condurre accertamenti così delicati». Una richiesta di giustizia ribadita anche dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani ieri a Bruxelles, dove ha spiegato che nonostante comportamenti che hanno lasciato perplessi, tra Italia e Svizzera non vi è alcun incidente diplomatico. Intanto, mentre il sindaco di Milano Giuseppe Sala esclude la possibilità per di costituirsi parte civile, «non è semplice dimostrare che il Comune di Milano abbia avuto un danno diretto», dopo una serie di approfondimenti, Attilio Fontana non esclude la possibilità per la Regione Lombardia.






