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«Covid 19, dodici mesi di pensiero critico». L'anticipazione del docufilm

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Il Covid19 ha cambiato le nostre vite. Non solo perché - tragicamente - ne ha spezzate molte, ma perché ha dato avvio a un nuovo modo di essere: ci è infatti stato chiesto di smettere di pensare. Di non ragionare, dubitare, discernere; di non fare domande.

In questa crisi storica ci hanno chiesto di accettare supinamente illogicità e incoerenze, soprusi e divisioni, senza riflettere sulle conseguenze, che sono numerose, gravi e destinate a durare. Mentre calava il sonno della ragione, alcune persone però vegliavano e mostravano «l’altra storia» su quanto è accaduto. Il docufilm in lavorazione raccoglie la loro testimonianza di pensiero critico, argomento dopo argomento, mese dopo mese: un anno di riflessioni, un diario ragionato per capire meglio cosa è stato e ciò che sarà.

Il processo Impagnatiello va rifatto da capo
Ansa
  • La Cassazione accoglie il ricorso della Procura di Milano, secondo cui il delitto della fidanzata incinta fu commesso dal barman con premeditazione: ci sarà un procedimento bis per l’attribuzione dell’aggravante. La famiglia della vittima: «Ha gelo interiore».
  • Ammazzò l’amante con il pancione. Condanna ridotta con la Cartabia. Kosovaro rinuncia al secondo grado e si accorda con l’accusa: dall’ergastolo a 26 anni.

Lo speciale contiene due articoli.

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Pure a legge invariata è ancora possibile levare alle correnti il controllo del Csm
Nel riquadro l'ex magistrato e giudice di Cassazione Carlo Maria Grillo (Imagoeconomica)
L'ex magistrato e giudice di Cassazione, Carlo Maria Grillo: «Due proposte: creare un sindacato alternativo all’Anm e chiedere alle toghe autonome di eleggere colleghi sorteggiati».

Analizzando i risultati referendari a bocce ferme, il trionfo del No mi sembra più una «vittoria di Pirro». Altro che «segnale forte e chiaro» (Gratteri); «una vittoria come quella della lotta partigiana» (Bachelet); «nuova primavera per il Paese» (Landini); «Bella Ciao» (magistrati democratici). Il popolo del Sì chiaramente ha perso, ma non deve fasciarsi la testa. Anzi, deve rialzarla subito.

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L’ultima piroetta di Trump (forse) ci evita il lockdown
Donald Trump (Getty Images)
Oggi il premier in Aula su questione energetica e politica internazionale, ma la svolta su Hormuz smonta in anticipo il teatrino preparato dalle opposizioni. Cresce nella maggioranza l’ala ostile al lockdown.

Il ritorno in Parlamento di Giorgia Meloni, dopo il referendum e con il mondo intero con il fiato sospeso per la fragile tregua tra Usa (o meglio, Israele e Usa) e Iran, non sarà una passeggiata. La premier lo sa bene e affila le unghie: il momento è difficile, molto difficile, probabilmente il più cupo della sua esperienza a Palazzo Chigi: un po’ di sollievo sembrava arrivato dal cessate il fuoco accettato da Washington e Teheran, ma ci ha pensato il solito Benjamin Netanyahu, bombardando in maniera terribile il Libano, facendo strage di civili e colpendo anche un veicolo italiano dell’Unifil, a far riesplodere l’incendio.

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«Il collega di Conte chiedeva soldi per piazzare le mascherine ad Arcuri»
Luca Di Donna e Giuseppe Conte (Imagoeconomica)
Sono trascorsi cinque anni da quando scoppiò la pandemia, eppure, a distanza di oltre 1.800 giorni, molte decisioni e appalti di quella stagione di emergenza, costata decine di migliaia di morti e decine di miliardi di euro, restano ancora avvolti nell’ombra. Grazie ai Dpcm, i famigerati decreti del presidente del Consiglio, a Palazzo Chigi si decideva in fretta, nominando plenipotenziari che scavalcavano le procedure amministrative assicurando uno scudo giudiziario ai vertici della struttura anti Covid. Risultato, a distanza di cinque anni ancora molte cose non sono chiare e molte responsabilità da verificare.
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