L’ultimo sondaggio di Euromedia Research conferma che gli italiani la pensano proprio come La Verità. Dieci giorni fa, il condirettore Massimo de’ Manzoni aveva lanciato la proposta: «E se riportassimo a casa, subito, tutti i 2.500 militari italiani attualmente sparsi tra Kuwait, Iraq, Qatar, Libano, e Giordania?». Una chiara esortazione a non mettere a rischio i nostri soldati nel Golfo, «potenziali bersagli, di fronte all’evidente volontà iraniana di allargare quanto più possibile il conflitto».
L’invito di De’ Manzoni, rivolto a governo e forze politiche, secondo l’istituto di sondaggi fondato e diretto da Alessandra Ghisleri esprime la posizione della maggior parte degli italiani. I cittadini guardano con forte preoccupazione alle scelte di politica estera, al rischio sempre più concreto di un coinvolgimento nel conflitto. Nell’incertezza su tempi e allargamento dello scenario di guerra, la posizione dei nostri militari in missioni ormai inutili su diversi fronti imporrebbe scelte diverse.
Operazioni «come Aspides, che pattuglia il Mar Rosso per impedire agli Huthi di bloccare la navigazione commerciale diretta (anche) verso il nostro Paese», rifletteva il condirettore, sono strategiche; mentre a ben poco ormai servono le nostre basi in Medio Oriente, come Unifil in Libano (in un’area tra le più sensibili dello scacchiere regionale), o il contingente che a Erbil, nel Kurdistan iracheno, addestra le forze di sicurezza locali.
La vulnerabilità delle nostre infrastrutture militari deve far riflettere sull’urgenza di richiamare i soldati esposti ad attacchi sempre più mirati. Lo ha detto La Verità, lo dichiarano gli italiani che hanno risposto al sondaggio, chiedendo a gran voce (58,1%) il rientro.
Come dicevamo, Euromedia Research ha raccolto l’opinione dei connazionali anche sulla posizione da assumere nei confronti della Russia e la risposta è che la stabilità economica rappresenta una priorità. Così la pensa il 43,9% dei cittadini italiani, favorevole a riaprire al gas e al petrolio di Putin. Una percentuale elevata, non solo tra gli elettori della maggioranza (54,3%, con un picco del 62,5% del popolo della Lega), ma anche tra i partiti di opposizione (37,2%).
Nei suoi editoriali, Maurizio Belpietro aveva già indicato la via doverosa da seguire, cioè «togliere le sanzioni, mettendo fine a una grande ipocrisia». Il direttore evidenziava come «l’Europa continua la politica inflessibile di contrasto a Mosca e gli altri ne traggono beneficio, lasciando alle industrie della Ue i costi del rigore». Lo stesso presidente Donald Trump ha tolto sanzioni alla Russia per avere petrolio più a basso costo, mentre l’Unione europea dice no «perché non vuole darla vinta allo zar del Cremlino».
Certo, con l’enorme ricavato del prezzo del greggio l’oligarca finanzierà la guerra contro l’Ucraina, conveniva il direttore riportando le diverse perplessità etiche, ma si chiedeva se «sia una buona scelta» il rifiuto di Bruxelles di riallacciare rapporti economici con Putin: «Davvero l’Europa si vuole immolare nelle sanzioni contro Mosca, accettando di pagare a caro prezzo la decisione?». Di fronte a una guerra che potrebbe durare a lungo, il no alla Russia mette «a repentaglio la vita delle imprese e il futuro delle famiglie».
I cittadini sono d’accordo, basta sanzioni, pensiamo a salvare la nostra economia. Lo si leggeva anche nei commenti social al sondaggio. «La maggioranza degli italiani non è mai stata nemica della Russia», scriveva un utente. «Perché non sono corrotti come i governanti europei e usano la ragione», si faceva presente in un altro post. «L’indottrinamento di sinistra ha fallito», concludeva un follower di Euromedia Research.