True
2023-09-10
Il Covid si cura ma non vogliono dirlo
sarebbe ora di investire seriamente sulle terapie domiciliari. I protocolli esistono, di farmaci siamo pieni. Se gli anziani e i fragili, già stravaccinati, sono comunque in pericolo, bisogna schierare i medici di famiglia come soldati in battaglia. Organizzare una rete capillare e tempestiva di assistenza ai pazienti a rischio.
È questa l’arma per l’autunno e l’inverno, se davvero ci preoccupano il rialzo dei contagi e le nuove sottovarianti di Omicron. Non è una soluzione che esclude ulteriori richiami per le persone che li desiderino. Ma lo scenario, adesso, è cambiato: non è più tempo di rifilare a tutti la presunta panacea, per poi incolpare la minoranza di renitenti se, nonostante la profilassi di massa, le infezioni continuano ad aumentare e qualcuno finisce in ospedale. O, peggio, all’altro mondo.
Ieri, su Repubblica, Daniela Minerva s’è lasciata scappare quella che, da tabù impronunciabile, è diventata una verità sacrosanta: chi contrae il coronavirus va curato. La firma del quotidiano romano ha sottolineato che «i cittadini abbandonati a loro stessi si ammalano»; ha ricordato che si sono versati fiumi di parole, a proposito del «tentativo di creare delle strutture territoriali»; e ha lamentato che, nonostante le lunghe discussioni, «niente di quello che serve per portare le cure a casa degli italiani è stato realizzato». È vero. Lo è anche per colpa di chi, per mesi, per anni, ha finto che il Covid fosse intrattabile. Magari, perché l’unica preoccupazione era promuovere le dosi a mRna. Ricordate il ritornello? Le terapie domiciliari non sono alternative ai vaccini. Lo disse, tra gli altri, Pierpaolo Sileri, ex sottosegretario alla Salute. E si premurò di ribadirlo persino il professor Giuseppe Remuzzi, pioniere degli studi sugli antinfiammatori. Altri si sono resi protagonisti di ardite acrobazie. Matteo Bassetti era partito contestando l’immobilismo di Roberto Speranza - paracetamolo e vigile attesa. Poi, avviata la crociata contro i no vax, se l’è presa con «ciarlatani e mistificatori», rei di aver citato The Lancet: la prestigiosa rivista aveva appena pubblicato il lavoro della squadra di Remuzzi, sul facile ed economico trattamento precoce del Sars-Cov-2. Massimo Galli ha seguito una traiettoria ancora più stupefacente: a gennaio 2022, nonostante le tre dosi ricevute, fu salvato da una repentina somministrazione di monoclonali; cinque mesi dopo, ebbe il coraggio di affermare che le terapie mirate alla cura «non hanno senso».
Salti della quaglia e strafalcioni sono custoditi dagli implacabili archivi del Web. Intanto, per chi gestisce l’endemia, la priorità è un’altra. L’esecutivo può cedere alle prefiche delle mascherine, ai nostalgici dei lockdown. Tutte misure, dati alla mano, inutili nonché dannose. Per paura dei processi mediatici, può lasciarsi travolgere dall’ondata di terrore, che è il volano pubblicitario dell’ennesima tornata di punture. Oppure, può compiere il passo che gli elettori del centrodestra si aspettavano: puntare sulle terapie. Il loro lavoro, i vaccini lo hanno fatto. Se hanno funzionato, significa che il panico è ingiustificato; se, al contrario, siamo davvero in emergenza nonostante quattro o, in alcuni casi, cinque dosi, sarà meglio cambiare strategia. Anche perché, ormai, sappiamo come curare chi prende il Covid.
Senza addentrarci nelle diatribe sull’ivermectina, l’idrossiclorochina e gli integratori, citiamo una fonte incontestabile: il ministero. L’ultima circolare risale a febbraio 2022 e suggerisce di usare «farmaci antinfiammatori non steroidei - Fans - in caso di febbre o dolori articolari o muscolari», senza escludere il paracetamolo, «di utilità per il suo effetto antipiretico e analgesico»; prescrive, inoltre, appropriate idratazione e nutrizione; e invita a svolgere attività fisica a domicilio, nei limiti del possibile, per evitare il ricorso all’eparina. Lo step successivo presuppone l’accesso a «strutture abilitate alla prescrizione». Il medico curante, infatti, può valutare la «possibilità di trattamento precoce con anticorpi monoclonali o farmaci antivirali (nirmatrelvir/ritonavir, remdesivir, molnupiravir)». Gli antibiotici sono generalmente sconsigliati; tuttavia, l’azitromicina può servire a combattere eventuali infezioni polmonari batteriche. Tanto dovrebbe bastare per fare in modo che l’infettato non finisca in ospedale. Infine, per chi fosse alle prese con gli strascichi del contagio - il temuto long Covid - buone speranze arrivano da un’indagine tutta italiana: un mix di vecchi antistaminici e antiulcera mostra risultati promettenti.
I moventi di chi cavalca Eris e Pirola, rispolverando i bavagli, l’Amuchina e le iniezioni a raffica, sono chiari. Da un lato, il Covid è uno dei tanti alleati - insieme all’inflazione, all’Europa, agli sbarchi, alla cronaca nera - per picconare Giorgia Meloni; dall’altro, rinnegare i mantra del regime sanitario porterebbe a indesiderate confessioni. Ad esempio, che il green pass fu una violenta fesseria, o che sfruttare i non vaccinati come capro espiatorio fu un’operazione disonesta e riprovevole. Ci sarà tempo per le analisi retrospettive. Ma ora la palla ce l’ha il governo. Che fa? Va in porta? O si rifugia nel catenaccio?
«Altre dosi inutili agli under 75 sani»
La maggior parte delle persone di età inferiore ai 75 anni non ha bisogno di un altro richiamo di vaccino anti Covid. A dirlo è niente meno che il dottor Paul Allan Offit, pediatra americano e membro del comitato consultivo sui vaccini della Food and drug administration (Fda), già intervistato l’anno scorso dalla Verità quando votò contro l’autorizzazione dei bivalenti contro l’Omicron. Secondo il medico, la maggior parte dei suoi connazionali, cioè gli americani di mezza età oppure i giovani che non presentano malattie croniche, hanno un’immunità già sufficientemente forte grazie alle infezioni contratte in passato e alle precedenti dosi. I vaccini aggiornati, dunque, andrebbero destinati solo ai soggetti più fragili.
«Chi ha più di 75 anni, coloro che hanno problemi di salute tali da essere ad altissimo rischio di contrarre malattie gravi (come obesità, malattie croniche ai polmoni, malattie cardiache croniche e diabete), gli immunodepressi e le donne incinte». Questi gli individui che, secondo le dichiarazioni del dottor Offit al Daily Mail, dovrebbero sottoporsi alla vaccinazione. Tutti gli altri no. L’opinione, tra l’altro, è arrivata proprio mentre l’Fda si prepara ad approvare i nuovi richiami aggiornati di Pfizer e Moderna, concepiti per proteggere dalle nuove varianti. In molti pensano che Joe Biden approverà ancora una somministrazione indiscriminata su scala nazionale, invitando ogni cittadino al di sopra dei 5 anni a vaccinarsi. E questo nonostante altri Paesi come il Regno Unito abbiano indicato il richiamo solo agli adulti oltre i 65 anni, per dire - ancora una volta - di quanto la cosiddetta scienza sia in fin dei conti ben poco unanime.
I regali alle Big pharma, dunque, non si fermano. Pfizer e Moderna hanno annunciato che le nuovi dosi costeranno tra i 110 e i 130 dollari. Il governo americano non coprirà il costo dei richiami per tutti i cittadini, ma la maggior parte di essi potrà comunque ottenerli gratuitamente grazie alle assicurazioni sanitarie. Per i 28 milioni di americani non assicurati, invece, è già pronto un piano da oltre un miliardo di dollari. Tra l’altro, l’articolo online del Daily Mail riporta che la commissione di cui è membro il dottor Offit, composta - oltre che da lui - da altri 13 esperti, aveva votato contro il richiamo del vaccino Pfizer per tutti gli americani già a fine 2021, sostenendo che fosse necessario solo per i soggetti di età superiore ai 65 anni. In quell’occasione un comitato del Cdc (Centers for disease control and prevention) aveva seguito tale indicazione, ma il direttore dell’agenzia aveva poi sovvertito la decisione e imposto che l’inoculazione fosse offerta anche tutti gli adulti che lavoravano in ambienti ad alto rischio.
Ad ogni modo, il comitato del dottor Offit non sarà consultato quest’anno. Le raccomandazioni verranno nei prossimi giorni da un’altra commissione, interna al Cdc, che si occupa di immunizzazione. Già in passato, infatti, in un articolo apparso sul Wall Street Journal, il medico si era espresso in maniera critica riguardo all’approccio del governo sulla vaccinazione anti Covid. Ovviamente si era tirato addosso gli improperi dei sacerdoti del dogma vaccinale, a cui aveva reagito, nell’intervista rilasciata ad Alessandro Rico, con parole che quantomeno denotano una certa onestà intellettuale: «Se siamo così preoccupati di favorire le tesi dei no vax da non voler mettere in discussione nessuna decisione riguardante la salute pubblica, significa che abbiamo già perso». Ma la verità è che la scienza (quella vera) ha perso da tempo, perché l’inoculazione ormai non è un evento sanitario, bensì un rito per esorcizzare la paura, un’emozione che inibisce il pensiero.
Continua a leggereRiduci
Rispuntano i «mostri» del green pass: giornali ed «esperti» pregustano il ritorno al regime della pandemia e alle sue imposizioni. Malgrado anni di bugie, di fronte a contagi in normale risalita servono solamente un medico e i farmaci. Che oggi ci sono: ecco quali.Il dottor Paul Allan Offit, membro di Fda, si era opposto all’autorizzazione dei bivalenti. Oggi sconsiglia i booster a chi non è un fragile: «C’è già la memoria immunitaria».Lo speciale contiene due articoli.sarebbe ora di investire seriamente sulle terapie domiciliari. I protocolli esistono, di farmaci siamo pieni. Se gli anziani e i fragili, già stravaccinati, sono comunque in pericolo, bisogna schierare i medici di famiglia come soldati in battaglia. Organizzare una rete capillare e tempestiva di assistenza ai pazienti a rischio. È questa l’arma per l’autunno e l’inverno, se davvero ci preoccupano il rialzo dei contagi e le nuove sottovarianti di Omicron. Non è una soluzione che esclude ulteriori richiami per le persone che li desiderino. Ma lo scenario, adesso, è cambiato: non è più tempo di rifilare a tutti la presunta panacea, per poi incolpare la minoranza di renitenti se, nonostante la profilassi di massa, le infezioni continuano ad aumentare e qualcuno finisce in ospedale. O, peggio, all’altro mondo.Ieri, su Repubblica, Daniela Minerva s’è lasciata scappare quella che, da tabù impronunciabile, è diventata una verità sacrosanta: chi contrae il coronavirus va curato. La firma del quotidiano romano ha sottolineato che «i cittadini abbandonati a loro stessi si ammalano»; ha ricordato che si sono versati fiumi di parole, a proposito del «tentativo di creare delle strutture territoriali»; e ha lamentato che, nonostante le lunghe discussioni, «niente di quello che serve per portare le cure a casa degli italiani è stato realizzato». È vero. Lo è anche per colpa di chi, per mesi, per anni, ha finto che il Covid fosse intrattabile. Magari, perché l’unica preoccupazione era promuovere le dosi a mRna. Ricordate il ritornello? Le terapie domiciliari non sono alternative ai vaccini. Lo disse, tra gli altri, Pierpaolo Sileri, ex sottosegretario alla Salute. E si premurò di ribadirlo persino il professor Giuseppe Remuzzi, pioniere degli studi sugli antinfiammatori. Altri si sono resi protagonisti di ardite acrobazie. Matteo Bassetti era partito contestando l’immobilismo di Roberto Speranza - paracetamolo e vigile attesa. Poi, avviata la crociata contro i no vax, se l’è presa con «ciarlatani e mistificatori», rei di aver citato The Lancet: la prestigiosa rivista aveva appena pubblicato il lavoro della squadra di Remuzzi, sul facile ed economico trattamento precoce del Sars-Cov-2. Massimo Galli ha seguito una traiettoria ancora più stupefacente: a gennaio 2022, nonostante le tre dosi ricevute, fu salvato da una repentina somministrazione di monoclonali; cinque mesi dopo, ebbe il coraggio di affermare che le terapie mirate alla cura «non hanno senso». Salti della quaglia e strafalcioni sono custoditi dagli implacabili archivi del Web. Intanto, per chi gestisce l’endemia, la priorità è un’altra. L’esecutivo può cedere alle prefiche delle mascherine, ai nostalgici dei lockdown. Tutte misure, dati alla mano, inutili nonché dannose. Per paura dei processi mediatici, può lasciarsi travolgere dall’ondata di terrore, che è il volano pubblicitario dell’ennesima tornata di punture. Oppure, può compiere il passo che gli elettori del centrodestra si aspettavano: puntare sulle terapie. Il loro lavoro, i vaccini lo hanno fatto. Se hanno funzionato, significa che il panico è ingiustificato; se, al contrario, siamo davvero in emergenza nonostante quattro o, in alcuni casi, cinque dosi, sarà meglio cambiare strategia. Anche perché, ormai, sappiamo come curare chi prende il Covid.Senza addentrarci nelle diatribe sull’ivermectina, l’idrossiclorochina e gli integratori, citiamo una fonte incontestabile: il ministero. L’ultima circolare risale a febbraio 2022 e suggerisce di usare «farmaci antinfiammatori non steroidei - Fans - in caso di febbre o dolori articolari o muscolari», senza escludere il paracetamolo, «di utilità per il suo effetto antipiretico e analgesico»; prescrive, inoltre, appropriate idratazione e nutrizione; e invita a svolgere attività fisica a domicilio, nei limiti del possibile, per evitare il ricorso all’eparina. Lo step successivo presuppone l’accesso a «strutture abilitate alla prescrizione». Il medico curante, infatti, può valutare la «possibilità di trattamento precoce con anticorpi monoclonali o farmaci antivirali (nirmatrelvir/ritonavir, remdesivir, molnupiravir)». Gli antibiotici sono generalmente sconsigliati; tuttavia, l’azitromicina può servire a combattere eventuali infezioni polmonari batteriche. Tanto dovrebbe bastare per fare in modo che l’infettato non finisca in ospedale. Infine, per chi fosse alle prese con gli strascichi del contagio - il temuto long Covid - buone speranze arrivano da un’indagine tutta italiana: un mix di vecchi antistaminici e antiulcera mostra risultati promettenti.I moventi di chi cavalca Eris e Pirola, rispolverando i bavagli, l’Amuchina e le iniezioni a raffica, sono chiari. Da un lato, il Covid è uno dei tanti alleati - insieme all’inflazione, all’Europa, agli sbarchi, alla cronaca nera - per picconare Giorgia Meloni; dall’altro, rinnegare i mantra del regime sanitario porterebbe a indesiderate confessioni. Ad esempio, che il green pass fu una violenta fesseria, o che sfruttare i non vaccinati come capro espiatorio fu un’operazione disonesta e riprovevole. Ci sarà tempo per le analisi retrospettive. Ma ora la palla ce l’ha il governo. Che fa? Va in porta? O si rifugia nel catenaccio?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/covid-cura-non-vogliono-dirlo-2665145242.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="altre-dosi-inutili-agli-under-75-sani" data-post-id="2665145242" data-published-at="1694284267" data-use-pagination="False"> «Altre dosi inutili agli under 75 sani» La maggior parte delle persone di età inferiore ai 75 anni non ha bisogno di un altro richiamo di vaccino anti Covid. A dirlo è niente meno che il dottor Paul Allan Offit, pediatra americano e membro del comitato consultivo sui vaccini della Food and drug administration (Fda), già intervistato l’anno scorso dalla Verità quando votò contro l’autorizzazione dei bivalenti contro l’Omicron. Secondo il medico, la maggior parte dei suoi connazionali, cioè gli americani di mezza età oppure i giovani che non presentano malattie croniche, hanno un’immunità già sufficientemente forte grazie alle infezioni contratte in passato e alle precedenti dosi. I vaccini aggiornati, dunque, andrebbero destinati solo ai soggetti più fragili. «Chi ha più di 75 anni, coloro che hanno problemi di salute tali da essere ad altissimo rischio di contrarre malattie gravi (come obesità, malattie croniche ai polmoni, malattie cardiache croniche e diabete), gli immunodepressi e le donne incinte». Questi gli individui che, secondo le dichiarazioni del dottor Offit al Daily Mail, dovrebbero sottoporsi alla vaccinazione. Tutti gli altri no. L’opinione, tra l’altro, è arrivata proprio mentre l’Fda si prepara ad approvare i nuovi richiami aggiornati di Pfizer e Moderna, concepiti per proteggere dalle nuove varianti. In molti pensano che Joe Biden approverà ancora una somministrazione indiscriminata su scala nazionale, invitando ogni cittadino al di sopra dei 5 anni a vaccinarsi. E questo nonostante altri Paesi come il Regno Unito abbiano indicato il richiamo solo agli adulti oltre i 65 anni, per dire - ancora una volta - di quanto la cosiddetta scienza sia in fin dei conti ben poco unanime. I regali alle Big pharma, dunque, non si fermano. Pfizer e Moderna hanno annunciato che le nuovi dosi costeranno tra i 110 e i 130 dollari. Il governo americano non coprirà il costo dei richiami per tutti i cittadini, ma la maggior parte di essi potrà comunque ottenerli gratuitamente grazie alle assicurazioni sanitarie. Per i 28 milioni di americani non assicurati, invece, è già pronto un piano da oltre un miliardo di dollari. Tra l’altro, l’articolo online del Daily Mail riporta che la commissione di cui è membro il dottor Offit, composta - oltre che da lui - da altri 13 esperti, aveva votato contro il richiamo del vaccino Pfizer per tutti gli americani già a fine 2021, sostenendo che fosse necessario solo per i soggetti di età superiore ai 65 anni. In quell’occasione un comitato del Cdc (Centers for disease control and prevention) aveva seguito tale indicazione, ma il direttore dell’agenzia aveva poi sovvertito la decisione e imposto che l’inoculazione fosse offerta anche tutti gli adulti che lavoravano in ambienti ad alto rischio. Ad ogni modo, il comitato del dottor Offit non sarà consultato quest’anno. Le raccomandazioni verranno nei prossimi giorni da un’altra commissione, interna al Cdc, che si occupa di immunizzazione. Già in passato, infatti, in un articolo apparso sul Wall Street Journal, il medico si era espresso in maniera critica riguardo all’approccio del governo sulla vaccinazione anti Covid. Ovviamente si era tirato addosso gli improperi dei sacerdoti del dogma vaccinale, a cui aveva reagito, nell’intervista rilasciata ad Alessandro Rico, con parole che quantomeno denotano una certa onestà intellettuale: «Se siamo così preoccupati di favorire le tesi dei no vax da non voler mettere in discussione nessuna decisione riguardante la salute pubblica, significa che abbiamo già perso». Ma la verità è che la scienza (quella vera) ha perso da tempo, perché l’inoculazione ormai non è un evento sanitario, bensì un rito per esorcizzare la paura, un’emozione che inibisce il pensiero.
Un momento della fiaccolata in memoria di Saman Abbas, uccisa dai suoi familiari a Novellara il 30 aprile 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato e aver rivendicato il proprio diritto alla libertà (Ansa)
Gli amministratori locali (stra)parlano di tentativo di una parte politica di lucrare sulla tragedia per soffiare sul fuoco del razzismo e della xenofobia, alimentando fake news sulle origini dell’attentatore (l’italianissimo Salim El Koudri), mentre la procura di Modena dice no all’aggravante terrorismo. «Insieme contro l’odio», invocano i sindaci: sì, ma quale? I crimini efferati degli ultimi tempi e i dati statistici sulla sicurezza pubblica documentano un’ostilità a senso unico, che non è quella denunciata dai primi cittadini, l’inefficacia delle politiche di integrazione regionali e l’approccio assistenziale. La storia della povera Saman Abbas, la ragazza pakistana di 18 anni uccisa dai suoi familiari a Novellara (Reggio Emilia) il 30 aprile 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato e aver rivendicato il proprio diritto alla libertà, è stato uno dei primi esempi del fallimento delle politiche di «inclusione» locali: il padre di Saman viveva in Emilia da 15 anni. Tra le brutali aggressioni fisiche, rapine e abusi sessuali perpetrati ad agosto 2017 a Rimini da una banda di extracomunitari minorenni a danno di passanti e turisti, fino alla tentata strage di Modena di sabato, In Emilia Romagna ci sono stati tanti altri crimini. La gestione dei minori (minori stranieri non accompagnati o Msna) è l’esempio più evidente del collasso strutturale delle politiche di accoglienza della regione: a novembre del 2023 una 15enne è rimasta vittima di una violenza sessuale in pieno giorno, a opera di due minori tunisini, sull’autobus che la stava portando a casa a Medicina (Bo). Ed è finita su tutti i giornali la vicenda della 66enne stuprata, riempita di botte e quasi uccisa da un 17enne tunisino a Formigine, in provincia di Modena, ad aprile del 2025. A Ravenna, a febbraio dello scorso anno, un agente della polizia municipale è stato ferito cercando di bloccare un cittadino marocchino che aveva aggredito un uomo con un coltello da cucina; ad agosto, nella stessa città, un immigrato irregolare proveniente dalla Guinea, ubriaco, ha attaccato il titolare di un bar sfregiandolo al volto con un coltello, per poi vandalizzare le auto in sosta e scagliarsi contro i Carabinieri. A Cesena, nell’ottobre del 2025, un bengalese ha aggredito una ragazza sul treno, ferendo poi uno dei carabinieri che aveva cercato di bloccarlo. Ad aprile del 2026 nel centro storico di Parma un nordafricano ha aggredito una donna in strada e colpito poi con i vetri di una bottiglia un uomo che era intervenuto per difenderla. Nello stesso mese, alla Darsena di Ravenna, un 29enne senegalese è stato ucciso con una coltellata mortale al collo da un 15enne originario del Mali dopo una discussione per un debito di 25 euro. E ancora ieri, veniva da Modena l’uomo originario del Gambia, con precedenti penali e un permesso di soggiorno scaduto, che è arrivato alla stazione di Milano armato di un machete.
Oltre ai fatti di cronaca, sono i dati ufficiali a smentire clamorosamente la narrazione dell’Emilia-Romagna come oasi felice di integrazione: secondo l’Indice della Criminalità elaborato con i dati ufficiali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, le province di Bologna, Rimini e Modena occupano stabilmente le posizioni più alte in Italia per furti, rapine e violenze sessuali. Modena è al 17esimo posto in Italia su 107 province per tasso di criminalità complessivo; Bologna registra percentuali critiche sul fronte delle violenze sessuali (spesso seconda solo a Milano) e delle rapine. La surreale giustificazione degli amministratori locali è che l’alto posizionamento è proporzionale all’elevato numero di denunce da parte dei cittadini «che si fidano delle istituzioni», come se nelle altre regioni i reati restassero sommersi: la chiamano «propensione alla trasparenza», sic. Città come Modena, Parma e Reggio Emilia mostrano aree urbane interamente sottratte al controllo statale. Nei dati sulla criminalità, l’incidenza di reati attribuibili a cittadini stranieri, spesso minorenni, risulta sproporzionata rispetto alla loro presenza demografica. Inoltre, la saturazione delle strutture di accoglienza - con criticità particolari a Bologna - e la mancanza di solidi percorsi di integrazione hanno favorito la formazione di baby gang che controllano zone centrali e stazioni. Del resto, le comunità di accoglienza per minori e i centri diurni sono strutture aperte e non detentive, gli «educatori» non hanno poteri di polizia, non possono trattenere i ragazzi con la forza, perquisirli o impedirne l’uscita notturna. Molti giovani, di conseguenza, usano i centri solo come «alberghi», per poi dedicarsi al crimine sul territorio durante il giorno. La natura assistenziale del welfare emiliano romagnolo impedisce, di fatto, interventi sanzionatori efficaci, trasformando l’accoglienza in una zona franca per la microcriminalità e lo spaccio. L’approccio rimane dunque ideologico, come dimostra la sfilata buonista dei sindaci dopo i tragici fatti di Modena: la «tolleranza» e la «mediazione culturale» vengono sempre prima del rigore e del controllo del territorio. E gli appelli delle anime belle che siedono nei municipi della regione finiscono per incoraggiare chi rifiuta i valori fondamentali dello Stato.
Continua a leggereRiduci
Monsignor Erio Castellucci (Ansa)
L’odio, per Avvenire, è quello di chi, dopo l’attentato di sabato scorso, dice che qualcosa è andato storto non solo nel seguire, nel corso degli anni, il disagio psicologico dell’attentatore, ma anche (e soprattutto) nel sistema dell’accoglienza e che quindi è bene correre ai ripari.
Per il quotidiano dei vescovi, quei corpi a terra nel centro di Modena sono frutto della «fragilità senza rete» provata da El Koudri. «La capitale italiana del volontariato 2026», scrive Avvenire, «sta reagendo, non ci sta a subire speculazioni politiche, a sentir parlare di jihadismo, di problemi di sicurezza e integrazione, di remigrazione, sentendo risuonare slogan fuori luogo come la proposta di togliere la cittadinanza a una persona di seconda generazione». Reagisce Modena e, ovviamente, ha gli «anticorpi per reagire a questa tragedia». Un’espressione, quella degli anticorpi, che va bene per tutte le stagioni. L’Italia ha gli anticorpi per salvarsi dal fascismo di ritorno. Gli italiani hanno gli anticorpi per salvare la magistratura minacciata dal governo. Ma la verità è che il nostro Paese gli anticorpi non li ha più da un pezzo quando si parla di immigrazione. Perché è fiacca. Perché ha paura di dire che così non si può più andare avanti e che c’è un problema di immigrazione. Chi osa farlo viene tacciato di razzismo o ridotto a macchietta.
La strage, secondo il quotidiano dei vescovi, sarebbe stata provocata unicamente dalla «follia». Anzi: da una «follia senza rete», visto che El Koudri sarebbe stato abbandonato. È la stessa tesi dell’arcivescovo di Modena-Nonantola, monsignor Erio Castellucci, interpellato ieri sia dal Corriere sia da Avvenire. Il presule ha spiegato che, per il momento, «il perno del dramma è la solitudine». Come se questa da sola bastasse a giustificare la volontà di uccidere e la disponibilità ad essere ucciso (questo il programma di El Koudri quando è salito sulla sua C3). Quella della solitudine, prosegue l’arcivescovo, «è una condizione purtroppo molto diffusa, alla quale si legano tanti disagi e tante reazioni negative, fino alle violenze. Spesso incolpiamo il Covid, che certamente ha un ruolo: ma dovremmo tutti incentivare il monitoraggio sociale». Più che il Covid sarebbe meglio dire le folli restrizioni prese durante la pandemia, che hanno lasciato ferite che, soprattutto i giovani, si portano appresso ancora oggi. Ma tutto questo non basta. Certo, il disagio è aumentato, così come le insicurezze e i problemi psichici. Ma per desiderare una strage simile ci vuole ben altro e provare a nascondere il problema non fa che peggiorare la situazione.
La realtà è molto diversa rispetto a quanto affermato da monsignor Castellucci e Avvenire. In questa vicenda le polemiche politiche c’entrano ben poco. Così come i problemi psichici dell’aspirante killer visto che gran parte delle persone che si trovano in queste condizioni non compiono attentati. E quello di Modena lo è. Certo, si può discutere sulla matrice, ma modalità e intenzione sono chiare. Così come è palese il disagio provato dallo stesso El Koudri di fronte a una società che, secondo lui, non gli dava ciò che gli spettava. Ed è proprio questo il grande inganno di una certa propaganda immigrazionista: far credere che qui si otterrà tutto e subito. Anche il lavoro vicino casa, come reclamava lo stesso attentatore. Ma non è così. Vittima dell’inganno ha trasformato il suo odio in altre vittime. Questa volta vere. E a brandelli.
Continua a leggereRiduci
Nel riquadro Salim El Koudri, il trentunenne che sabato 16 maggio ha investito i passanti a Modena (Ansa)
Forse a tentare la strada delle criptovalute, considerato che, tra i vari scritti in arabo che sono stati sequestrati nella sua abitazione dagli inquirenti insieme ai tanti dispositivi elettronici e digitali, c’è anche quella che sembra essere una password criptata di un wallet elettronico.
Comunque sia, negli ultimi anni della vita di Salim El Koudri, classe 1995 di origine marocchina, nato a Bergamo e cresciuto a Ravarino, che sabato scorso si è messo a bordo della sua auto e ha tentato di compiere una strage lanciandosi a 100 chilometri orari sulle persone che passeggiavano nell’area pedonale del centro di Modena e colpendone otto di cui quattro ferite in modo gravissimo, ci sono parecchi buchi.
E data l’età (l’uomo ha 31 anni) è difficile immaginarli come semplici periodi di crisi di un giovane neolaureato alla ricerca del primo impiego.
Se è vero che nel paesino di 6.000 anime della profonda provincia modenese in cui abitava da anni nessuno lo conosceva se non per la sua scontrosità e per i comportamenti spesso molesti con le ragazze, chi lo frequentava dai tempi del liceo e aveva continuato a incontrarlo anche fuori dalle aule, ha raccontato di un ragazzo «normale» e persino «socievole ai tempi della scuola», che «era cambiato, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo».
Dopo aver studiato presso il liceo Tassoni di Modena si era laureato in economia aziendale alla triennale Unimore e, nei mesi successivi, aveva lavorato presso diverse aziende del territorio, tra cui anche la Philip Morris di Crespellano. Magazziniere, spedizioniere, impiegato: tutti incarichi di breve durata che non gli avevano restituito quella immagine di sé e quei riconoscimenti che El Koudri riteneva gli spettassero di diritto. Da qui l’ormai nota mail del 2021, con la frase «Bastardi cristiani di merda voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio», indirizzata all’ateneo modenese, colpevole di non garantirgli un posto fisso e ben pagato. Tentata la strada della laurea magistrale (nello stesso anno si era iscritto al corso di International management per lasciare poi dopo il primo semestre), tra una ricerca e l’altra si era informato anche presso alcune basi Nato per sapere come fare per arruolarsi, chiedendo, tra le prime informazioni, quale fosse il menù riservato alle reclute. Nel 2022 si era spontaneamente rivolto al Centro di salute mentale di Castelfranco, dove gli era stato diagnosticato un disturbo schizoide di personalità (che molti emeriti psichiatri hanno pubblicamente chiarito, in questi giorni, non motiva in nessun modo il gesto compiuto da El Koudri), poi, dal 2024 a oggi, di lui nessuna traccia.
Salvo, probabilmente, nel Web: dai vari post cancellati da Meta perché ritenuti inappropriati (tra cui uno riguardante Chiara Ferragni, annoverata tra le «persone disoneste che fanno i soldi mentre chi fa sacrifici niente») alle attività che l’inchiesta dovrà appurare e che prevedevano evidentemente l’utilizzo di più pc e telefoni.
Quello che, comunque, sembra emergere come un filo conduttore tra le poche informazioni chiare raccolte fino a oggi sull’attentatore è che El Koudri era rimasto intimamente fedele alla sua cultura d’origine. Se è vero che non pareva frequentare assiduamente il centro islamico di Ravarino, la sua presenza era stata registrata presso la moschea di Crevalcore (importante realtà in provincia di Bologna che ha come motto all’ingresso: «Il migliore tra voi è chi impara il Corano e lo insegna»). Tra i pochi post recuperati dal suo profilo spicca la frase: «Vorrei capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua araba» (e non di quella italiana), mentre tra gli effetti personali sequestrati in casa del trentunenne, dagli inquirenti risultano quaderni e notes, con testi manoscritti in lingua araba, ancora da tradurre.
Per gli inquirenti, a prescindere dal movente, l’azione di El Koudri sarebbe inoltre stata «deliberata e preparata», prova ne sia anche il fatto che l’uomo si è messo in auto armato di coltello e convinto, per sua stessa ammissione, che quel giorno «sarebbe morto».
I genitori, dopo la strage di sabato scorso, hanno lasciato la casa di Ravarino in cui vivevano insieme al figlio. Nella giornata di ieri, a parlare è stata la sorella maggiore, residente a Sala Bolognese: «Di fronte a quello che è successo sabato è difficile trovare le parole per esprimere il dolore e l’enorme sofferenza che io e la mia famiglia proviamo», ha dichiarato tramite il suo legale. «È per noi qualcosa di inimmaginabile, pensando al ragazzo che è cresciuto con me, al fratellino studioso che non sgarrava mai», ha spiegato. «Io non so dove abbiamo sbagliato. Non avevamo capito la sua malattia e quanto fosse grave invece il male che covava dentro», ha aggiunto la madre. «Però, chissà perché queste persone italiane di seconda generazione, che a un certo punto impazziscono o hanno problemi psichiatrici e decidono di fare del male, guarda caso colpiscono solo ed esclusivamente occidentali...», si domanda con sagacia un utente Facebook, commentando proprio le parole dei genitori dell’assalitore. «Mi chiedo, perché non è andato vicino alla moschea per investire, per esempio, le tante persone che uscivano da lì?».
Continua a leggereRiduci