Contro l’obbligo la protesta continua tra provocazioni e qualche incidente

In tutta Italia si è continuato a manifestare contro il certificato verde imposto per lavorare. La piazza di Milano ieri era una di quelle più a rischio, quanto a possibili disordini. Il movimento no green pass, nel suo tredicesimo sabato di contestazione, sfilava senza autorizzazione (dopo che l'accordo con la polizia sul percorso è saltato) ma il passaparola era evitare provocazioni, gli organizzatori erano stati chiari. Poco prima delle 17 erano arrivati i primi manifestanti a piazza Fontana, presidiata da polizia e carabinieri che hanno scortato il corteo, almeno 4.000 persone, verso il Duomo e poi lungo corso Vittorio Emanuele, con il finale davanti alla sede Rai di corso Sempione. In serata la tensione ha iniziato a salire quando un gruppo di manifestanti ha puntato verso la sede milanese della Cgil. La polizia ha bloccato il corteo e una ragazza è rimasta ferita alla testa.
Per tutta la giornata molti i cartelli, contro il sindacato e di solidarietà ai portuali: «Trieste chiama, Milano risponde no green pass», qualcuno urlava «assassini» o lanciava invettive contro noti virologi che compaiono troppo in tivù, ma era soprattutto la parola «libertà» e «no green pass» a essere scandita, mentre un fiume di persone percorreva la circonvallazione interna della città.
Tredicesimo sabato in piazza anche a Padova, da piazza Garibaldi a Prato della Valle, persone arrivate da più parti del Veneto hanno ribadito il loro no alla carta verde e invocato «libertà».
A Verona sono scese in strada anche famiglie con bambini al seguito, in un corteo autorizzato dalla polizia. A Bologna migliaia di persone si sono date appuntamento in piazza del Nettuno con striscioni e cartelli. C'era anche Silvia, la studentessa di filosofia che per due volte si è presentata in un'aula universitaria senza certificato verde e per due volte è stata allontanata. Venerdì le proteste di oltre 8.000 manifestanti avevano paralizzato per qualche ora la città. Corteo di protesta anche a Torino, dove si sono registrati momenti di tensione in piazza Castello, tra anarchici e un esponente di Forza nuova.
Difficoltà di circolazione ad Ancona, con blocchi stradali iniziati venerdì e che sono proseguiti ieri. Dopo le manifestazioni dei lavoratori portuali e degli autotrasportatori, cui hanno preso parte anche molti cittadini e il blocco dell'accesso allo scalo portuale, sabato pomeriggio era stato organizzato un altro presidio. A Genova sta diventando un problema la raccolta dei rifiuti perché i blocchi dei varchi portuali ancora presidiati impediscono ai camion di scaricare l'immondizia nell'impianto all'interno dell'area, che li compatta prima dello smaltimento. I camion sono stati dirottati altrove ma ci saranno inevitabilmente ritardi nella raccolta dei rifiuti.
Nel porto, dove calcolando anche l'indotto il 20% dei lavoratori sarebbe senza green pass, dopo le proteste di venerdì con 500 persone radunate e gli oltre 100 tir bloccati in coda in lungomare Canepa, ci sarà uno sciopero di 48 ore lunedì 25 e martedì 26 ottobre. Ieri c'è stato un presidio ma senza blocchi al porto di Pra', il terminal container, mentre nella centralissima Piazza Raffaele de Ferrari protestava il movimento no green pass Libera piazza Genova, con anche rappresentanti dei portuali che stanno occupando varco Etiopia. «Siamo senza stipendio, ma non molliamo», è stato il loro messaggio. Il solito Roberto Burioni, che vorrebbe una quota di vaccinati vicina al 100 per cento, cinguettava a sproposito: «Protestavano perché volevano il plaquenil (che non funziona), poi l'Avigan (che non funziona), poi il plasma (che non funziona) infine l'ivermectina (che non funziona). Adesso che c'è un vaccino che funziona eccome, gli stessi sono tutti in piazza perché non se lo vogliono fare».
Resta problematica la situazione alla Fincantieri di Marghera, dove 1.000 dei 4.000 dipendenti non vogliono sentir parlare di green pass per poter andare al lavoro, quindi restano fuori dall'azienda. A Prato, solo una delle 16 ditte cinesi interpellate ha chiesto la certificazione verde ai propri dipendenti, come riporta il Corriere Fiorentino. «Green pass? Non sappiamo nulla», è stata la risposta ricorrente nel distretto dell'abbigliamento più popolato da lavoratori arrivati dalla Cina.
E c'è qualche datore di lavoro che si schiera apertamente a difesa dei propri dipendenti. Mauro e Cinzia Vismara, titolari dell'azienda tessile Maeko con sede a Milano, che tratta tessuti naturali canapa, ortica, soia, bamboo, sulla loro pagina Facebook venerdì postavano: «Qui non si molla, anche in filatura a Biella macchine spente. Noi rimaniamo chiusi piuttosto che controllare un lasciapassare ai nostri preziosissimi collaboratori. Per oggi, e per i prossimi giorni vediamo, li lasciamo a casa e li paghiamo di tasca nostra».
Intanto l'Inps ha comunicato i numeri definitivi dei certificati di malattia presentati il primo giorno di applicazione del green pass. Sono stati 94.191 i lavoratori che si sono dati per malati, 17.320 in più rispetto ai 76.851 del venerdì precedente. Un aumento del 22,6%, soprattutto tra i lavoratori privati (+21,1%), che hanno presentato più certificazione dei pubblici (+18,3%). Una soluzione anti tampone obbligatorio se non si è vaccinati, destinata a essere adottata da molti: l'assenza è giustificata e si continua a prendere lo stipendio.






