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2018-09-13
Conte fa il vice Salvini: basta con l’accoglienza senza limiti
Il premier riferisce al Senato sulla vicenda della nave Diciotti: «Una brutta pagina per l'Ue. Non siamo più disponibili agli ingressi indiscriminati». Ed è scontro con Malta.Il think thank Institut Montaigne propone di insegnare la lingua araba già alle elementari. Il ministro dell'Istruzione Jean Michel Blanquer approva, ma viene sommerso dalle critiche e deve tentare una mezza retromarcia.Nonostante l'opposizione di Lega e Casapound, il rettore dell'università di Verona cambia idea sulla cancellazione dell'incontro dedicato all'accoglienza arcobaleno.Lo speciale contiene tre articoli.Una informativa dettagliatissima, accompagnata da scroscianti applausi da parte di Lega e M5s: ieri, al Senato, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto sulla vicenda della nave Diciotti e ha chiarito (se ancora ve ne fosse bisogno) tutti gli aspetti della questione. Conte ha esordito con un passaggio prettamente politico: «Quello che è cambiato rispetto al passato», ha detto, «è che l'Italia non è più disponibile ad accogliere indiscriminatamente i migranti, contribuendo seppure involontariamente a incrementare il traffico di esseri umani e supplendo alla responsabilità che spetta all'Unione europea, ottundendo il vincolo di solidarietà che grava su ciascuno Stato membro». Conte non ha risparmiato critiche alle autorità maltesi: «Le operazioni di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti d ad avviso delle autorità italiane permanevano in capo alla responsabilità di Malta. Constatata l'inerzia delle autorità maltesi», ha spiegato Conte, «il nostro comando generale valutava come probabile la necessità di intervento di soccorso per trasferire su altra unità tutti gli occupanti, o una parte, del barcone a largo delle coste di Lampedusa. Stante l'elevato numero di migranti, il comando generale disponeva l'avvicinamento in zona di nave Diciotti. Con l'aggravarsi della situazione sul barcone, con un concreto, imminente pericolo di vita dei migranti, con un peggioramento del meteo, il comando generale della Capitaneria di porto disponeva un intervento immediato dei mezzi italiani, a largo di Lampedusa. L'autorità maltese», ha scandito Conte, «rispondeva dichiarando la volontà di non intervenire, nonostante fosse stata avvertita che il barcone era in procinto di affondare con i migranti». Conte ha poi snocciolato i particolari della vicenda: «Dopo che i migranti soccorsi da motovedette italiane», ha detto, «su un barcone in difficoltà il 16 agosto sono stati trasferiti sulla nave Diciotti, la stessa è rimasta nelle vicinanze di Lampedusa fino al 19 agosto, in attesa della definizione con le autorità maltesi delle operazioni di sbarco, per poi approdare il giorno dopo a Catania per uno scalo tecnico su indicazione dei vertici del dicastero delle Infrastrutture e trasporti, in attesa dell'eventuale indicazione del Place of Safety da parte del ministero dell'Interno». «Il 22 agosto», ha aggiunto poi, «non appena avuto cognizione della loro presenza a bordo, con l'unità in porto a Catania, il Dicastero dell'Interno autorizzava un primo sbarco dei 27 minori non accompagnati nei centri di accoglienza dedicati della provincia di Catania, anche in conseguenza delle interlocuzioni con il Procuratore della Repubblica dei minorenni di Catania».«Nei giorni in cui la nave Diciotti è stata ormeggiata nel porto di Catania», ha proseguito il premier, «è stata costantemente assicurata ogni necessaria assistenza ai migranti. Il 25 agosto è stato comunque autorizzato lo sbarco dei migranti nel porto di Catania. L'operazione è stata conclusa senza alcuna criticità nella notte tra il 25 e il 26 agosto con il loro trasferimento presso l'hotspot di Messina. Tutti i migranti al momento dello sbarco hanno manifestato intenzione di richiedere la protezione internazionale». Tra i vari passaggi dell'informativa di Giuseppe Conte, uno in particolare ha suscitato emozione e apprezzamento da parte della maggioranza: «Senza l'intervento concreto e diretto della nave Diciotti della Guardia costiera italiana», ha ricordato Conte, «molti dei migranti soccorsi sarebbero morti. Lo dimostra la ricognizione di un velivolo della Guardia costiera in zona, che aveva rilevato chiare tracce di un affondamento, quali iridescenze da idrocarburi, diversi giubbotti di salvataggio ed elementi strutturali di un'imbarcazione. La vicenda Diciotti», ha aggiunto Conte, «non è stata una bella pagina per l'Europa, che ha perso l'occasione per dare concretezza a quei principi di solidarietà e responsabilità che vengono costantemente evocati come valori fondamentali dell'ordinamento europeo». Non si è fatta attendere la replica del governo di Malta, che attraverso una nota ha definito «inaccurati» i commenti del premier italiano, replicando che «il governo italiano aveva la piena responsabilità dello sbarco secondo il diritto internazione ed europeo. Malta», ha aggiunto il governo guidato da Joseph Muscat, «rinnova il suo invito a continuare con la cooperazione internazionale e a smettere con pubbliche dichiarazioni che sono false».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/conte-fa-il-vice-salvini-basta-con-laccoglienza-senza-limiti-2604314759.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="idea-francese-lezioni-di-arabo-a-scuola" data-post-id="2604314759" data-published-at="1777402931" data-use-pagination="False"> Idea francese: «Lezioni di arabo a scuola» Insegnare l'arabo dalle elementari per combattere l'islam radicale? È l'idea avanzata dal dall'Institut Montaigne, un think thank francese che opera per la coesione sociale. La proposta è contenuta in un rapporto presentato il 9 settembre scorso. Oltre all'insegnamento della lingua araba, è stata proposta anche la creazione di una associazione per i musulmani francesi e l'istituzione di una «tassa halal» per finanziare la costruzione di moschee. Già perché in Francia, come in altri paesi, la costruzione di luoghi di culto o centri studi musulmani è spesso finanziata dall'estero e non sempre è nota l'origine dei finanziamenti. Questo fatto ha provocato diversi problemi, tra i quali figura la moltiplicazione di moschee dove imperversano imam radicali. Tra i commenti seguiti alla pubblicazione del rapporto dell'Institut Montaigne ha fatto scalpore quello di Jean Michel Blanquer, ministro dell'istruzione francese. Durante un'intervista ai microfoni di Bfm tv, ha lasciato molti telespettatori a bocca aperta. «L'arabo», ha detto il ministro, «una lingua molto importante, come altre grandi lingue di civilizzazione, penso al cinese o al russo. Bisogna dare prestigio all'insegnamento di queste lingue», ha aggiunto Jean Michel Blanquer, «questo è particolarmente vero per l'arabo che è una grande lingua letteraria e che non deve essere imparata solamente da persone di origine magrebina o dei Paesi arabi. Condurremo tutta questa strategia qualitativa nei confronti della lingua araba"». Le reazioni alle parole del ministro non si sono fatte attendere. Tra queste una delle più importanti è stata quella del filosofo di destra Luc Ferry che, tra l'altro ha ricoperto il ruolo di ministro dell'Istruzione in passato. «Si tratta di lottare contro l'islamismo o di farlo entrare nell'educazione nazionale?», si è chiesto Ferry. «Ci sono pochissimi controlli sulla selezione dei professori. Chi insegnerà? È una buona idea per combattere l'islamizzazione della Francia? Non lo so». Blanquer ha ripreso la parola lamentando una strumentalizzazione da parte della stampa e precisando meglio le sue idee. «La Francia riprenda il controllo sulle persone che insegnano queste lingue», ha detto negli studi di TF1, aggiungendo di volere «più insegnanti certificati dalla pubblica istruzione». Al di là di queste precisazioni, il modo in cui è stato interpretato il messaggio di uno dei ministri più importanti di Macron è sintomatico della tensione latente legata ai timori di diffusione dell'integralismo islamico in Francia. Un integralismo che si manifesta sempre più spesso anche se le autorità e i media preferiscono parlare di «casi isolati», di «lupi solitari» o di «squilibrati». Certo bisogna evitare di fare di tutta l'erba un fascio ma fanno riflettere i fatti di cronaca di attacchi all'arma bianca diventati quasi quotidiani. Solo in quest'ultima settimana se ne sono registrati due ai quali si è aggiunto uno sfondamento di barriere di sicurezza. Nella serata del 9 settembre un cittadino afghano ha aggredito con un coltello dei passanti nel 19° arrondissement di Parigi, ferendone anche in modo grave sette. Secondo Le Figaro, una fonte giudiziaria ha detto che «la pista terrorista non è stata considerata in questa fase ma la sezione antiterrorismo del tribunale di Parigi segue da vicino la procedura in corso». Il venerdi precedente, vicineo al liceo Joffre di Montpellier, alcuni alunni delle scuole medie sono stati aggrediti da un cittadino albanese, un genitore è stato accoltellato. Il 10 settembre un uomo, all'aeroporto di Lione, ha sfondato i recinti di sicurezza con un'auto ed è stato inseguito dalla polizia sulle piste d'atterraggio. Se i legami con i movimenti dell'islam radicale non sono sempre attestati, quello che sembra essere chiaro è che la sicurezza in Francia non è migliorata dopo gli attentati del 2015. Questo i cittadini lo constatano facilmente. Per questa ragione l'idea di far entrare nelle scuole l'insegnamento dell'arabo senza troppo controllo non può essere vissuta serenamente. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/conte-fa-il-vice-salvini-basta-con-laccoglienza-senza-limiti-2604314759.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="a-verona-convegno-sui-profughi-lgbt" data-post-id="2604314759" data-published-at="1777402931" data-use-pagination="False"> A Verona convegno sui profughi Lgbt Tanto tuonò che piovve. Goccioloni di gender a profusione, un diluvio di buoni propositi per garantire asilo agli emigranti Lgbt. Cancellato lo scorso maggio per decisione del rettore dell'Università di Verona, Nicola Sartor, il seminario «Richiedenti asilo. Identità di genere e orientamento sessuale» avrà luogo il 21 settembre. Alla faccia delle proteste della Lega, di Forza Nuova e Casapound, che si erano opposti all'iniziativa. L'incontro si farà in riva all'Adige con la benedizione del responsabile dell'ateneo, che aprirà i lavori dopo averli cancellati pochi mesi fa. «Ho dovuto disporre la sospensione della giornata, rinviando l'approfondimento dei suoi contenuti scientifici a data da destinarsi. L'evento è uscito dall'ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione», si leggeva nel comunicato di Sartor. Deve aver cambiato idea il magnifico rettore, già sottosegretario all'economia nel secondo governo Prodi. O avrà pensato che l'ondata di critiche dal mondo arcobaleno potevano nuocere all'immagine dell'ateneo. Sta di fatto che nel calendario di fine settembre, prima che l'attività didattica riprenda a pieno ritmo ricompare la giornata di studio. Con una piccola novità rispetto alla programmazione di maggio, sparisce dall'elenco dei relatori il direttore di Politesse (Politiche e teorie della sessualità), Lorenzo Bernini, che rimane l'organizzatore dell'evento. Professore associato di filosofia politica presso l'ateneo di Verona, Bernini suscita molte polemiche per i suoi seminari e lezioni gender. Altri occuperanno la scena, come Baldassare Pastore, già preside della facoltà di giurisprudenza a Ferrara, che ragionerà su «Soggetti di diritto e vulnerabilità: un percorso di ricerca». Il docente di origini trapanesi nel 2015 ottenne dal ministero dell'Istruzione 601.604 euro di finanziamenti Prin (progetti di ricerca di interesse nazionale), per studi in materia di disabilità e inclusione sociale. Di questi, la fetta più grossa (121.313 euro) andarono al coordinatore Pastore, gli altri finirono ripartiti tra gli atenei di Napoli, Salerno, Enna, Firenze, Bologna, Milano, Padova, Modena e Reggio Emilia, Verona. La partner scaligera del professore è Olivia Guaraldo, associata di filosofia politica. Il suo intervento, dopo la pausa pranzo, sarà incentrato su «Soggettività migranti Lgbt: percorsi di esistenza e di resistenza». Seguirà l'atteso tema della «Vulnerabilità come strumento di governo dei soggetti migranti Lgbt», sviscerato da Massimo Prearo del gruppo di ricerca Prin 2015, esperto in movimenti e pensiero queer. A cotanti oratori si aggiungeranno dissertazioni su «Culture, corpi e sessualità in movimento: per un approccio etnografico transnazionale» e relazioni sul lavoro, svolto con migranti trans, da Arcigay, Circolo Pink refugees, Gruppo ascolto giovani arcobaleno (Gaga). Non mancheranno lezioni di protezione internazionale «in ragione dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere». Spiegheranno ricercatori e attivisti che, grazie anche alla sentenza dello scorso gennaio della Corte di giustizia Ue, sta aumentando il numero di migranti che si fingono gay per ottenere lo status di rifugiato? I test psicologici per accertare l'orientamento sessuale violano i diritti umani dei richiedenti asilo, secondo i giudici di Lussemburgo. Le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale sanno che l'Italia è invasa da una valanga di domande di finti profughi, i cittadini forse no.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.