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Il commissario Ue che sposa le follie woke sul «razzismo strutturale»

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Il commissario Ue che sposa le follie woke sul «razzismo strutturale»
Il commissario europeo all'Eguaglianza Helena Dalli (Ansa)
Per la maltese Helena Dalli, in Europa esistono pregiudizi razziali sistemici. Una balla che fa il verso alle più deliranti teorie della sinistra «intersezionale».
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Il presidente inizia a trattare quando gli interessi sul debito americano, giunto a 39 trilioni di dollari, arrivano al 4,5%. È successo un anno fa sui dazi. A farne le spese pure i nostri Btp, cresciuti oltre il 4% prima delle aperture all’Iran, con lo spread in zona 100.

Quattro virgola cinquanta per cento. Questa percentuale è quella chiave per capire le mosse di Donald Trump e quindi dei mercati. Questa famoso 4,5% è l’interesse pagato dal Tesoro americano sulla montagna di debito su cui siedono gli Stati Uniti. Sopra questa soglia, il mercato giudica insostenibile la gestione del rosso federale.

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Petrolio, rinnovabili, missili e droni: la guerra è un grande regalo alla Cina
Xi Jinping (Ansa)
Il conflitto era iniziato anche per ostacolare le forniture di Xi Jinping, ma le petroliere verso Pechino sono tra le poche a transitare. I gruppi green (Catl, Byd) guadagnano e le terre rare asiatiche per la difesa diventano essenziali.

I reali motivi che hanno spinto Netanyahu e Trump ad attaccare l’Iran probabilmente non li conosceremo mai, meno mistero c’è invece intorno agli obiettivi geopolitci dell’Operation Epic Fury, l’operazione Furia Epica scatenata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio scorso.

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Antonio Gramsci aveva capito tutto: per cambiare il mondo bisogna occupare i posti di potere. Ma ora che l'occupazione è avvenuta, nelle scuole e università, nella magistratura e nei media, secondo Boni Castellane, della rivoluzione non è rimasta traccia. È rimasto solo il dominio.

Schlein apre alle primarie, con l’incubo Conte
Giuseppe Conte e Elly Schlein (Ansa)
La leader dem salva la testa, ma ora deve guardarsi pure da Landini, che convoca la piazza il 28 marzo.

Quando la vittoria del No diventa certa e assume proporzioni imprevedibili alla vigilia, a Napoli, nella sede dell’Associazione nazionale magistrati, si inizia a cantare Bella ciao. Nei comitati per il Sì si gorgheggia invece Lacreme napulitane: in provincia di Napoli il No è andato ogni previsione. È finita 71,5% per il No contro il 28,5% per il Sì. Una scoppola clamorosa, che non potrà non portare a delle doverose riflessioni nel centrodestra nazionale sulla classe dirigente partenopea e campana in generale, già protagonista della rovinosa sconfitta alle regionali, soprattutto in vista delle prossime politiche.

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