
Proseguono le congregazioni in vista del conclave. Le operazioni al via il 5 o 6 maggio: Becciu, per ora, resta in panca.Ieri mattina, in Vaticano, ha avuto luogo la quarta Congregazione generale dei cardinali. Alla presenza di 149 cardinali (in salita rispetto ai 113 di giovedì) poco dopo le 9 l’appuntamento è iniziato con un momento di preghiera, seguito dal giuramento di coloro che non lo avevano ancora compiuto, secondo le modalità previste dalla Costituzione apostolica Universi dominici gregis, della quale si è continuata la lettura, dal capitolo 27 al 32. A seguire si è stabilito che domenica i cardinali compiranno una visita insieme alla tomba di papa Francesco, a Santa Maria Maggiore; il loro arrivo è previsto per le ore 16. Si sono poi succeduti gli interventi di 33 cardinali (sostanzialmente come giovedì, quando sono stati 34) nell’ambito della «riflessione condivisa» sulla Chiesa e il mondo. Una formula che può apparire vaga ma che, appunto, viene impiegata per descrivere una delle funzioni delle Congregazioni che, formalmente, prevedono: la lettura dei capitoli della Universi dominici gregis - per garantire il rispetto delle norme in materia di elezione papale -, i giuramenti di segretezza da parte dei cardinali che non lo avessero ancora fatto; la definizione delle celebrazioni liturgiche e i momenti di preghiera comuni; l’ascolto di meditazioni spirituali per orientare il discernimento e, infine, le «riflessioni» cardinalizie sulla Chiesa e sul mondo. «Riflessioni» che non sono, ancora una volta, da intendersi come interventi astratti, tutt’altro. Soprattutto dopo le esequie - sulle quali monsignor Diego Ravelli, maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie è intervenuto ieri, ribadendo la volontà che si tratti delle esequie di un pastore, e non di un sovrano, secondo le scelte liturgiche volute da papa Bergoglio -, con la quinta Congregazione generale, prevista lunedì alle 9, queste «riflessioni» saranno una occasione per far sì che i cardinali elettori possano conoscersi e farsi conoscere. Non è un mistero, fanno presente i vaticanisti più navigati, che proprio durante le congregazioni generali - alle quali partecipano tutti i cardinali, elettori (sotto gli 80 anni) e non elettori - si possano delineare le sorti del conclave (che dovrebbe iniziare il 5 o 6 maggio prossimo, con la prima data ritenuta più probabile). Di certo avvenne così il 9 marzo 2013, tre giorni prima che gli elettori entrassero nella Sistina, quando il cardinale di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, stringendo in mano un foglietto, pronunciò un discorso di pochi minuti, sottolineando che la Chiesa «era chiamata a uscire da sé stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali». Aggiunse poi che «nell’Apocalisse, Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama. Evidentemente il testo si riferisce al fatto che Lui sta fuori dalla porta e bussa per entrare... Però a volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire». L’allora cardinale argentino infine concluse: «Pensando al prossimo Papa: un uomo che, attraverso la contemplazione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da sé stessa verso le periferie esistenziali...». Parole di quello che poi è stato un programma. Il resto è storia.Va detto - altro motivo per cui le congregazioni generali sono così rilevanti - che gli interventi cardinalizi sono riservati; e infatti se conosciamo queste parole del futuro papa Francesco è solo perché il cardinale cubano Jaime Ortega, colpito dall’intervento di Bergoglio, gli chiese il testo dei suoi appunti. Tornando alle congregazioni in corso, quindi, non è dato sapere che cosa abbiano detto nelle loro «riflessioni» i porporati. Ciò che è pressoché certo è che, se un candidato vuole farsi conoscere dal resto del collegio cardinalizio - passaggio obbligato, visto che i tantissimi porporati creati da Francesco spesso non si conoscono fra loro -, interverrà, se non è già intervenuto, in tali assemblee. Una nota di colore. Ieri il cardinale Matteo Zuppi, alla richiesta di una dichiarazione al suo arrivo alla quarta congregazione generale, ha risposto sorridendo: «È la Liberazione: ricordiamoci la Liberazione!». Nulla di nuovo, invece, sul fronte Becciu. Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, rispondendo a una domanda sulla presenza o meno del cardinale Angelo Becciu, ha detto di «non avere indicazioni» sulla sua presenza alle congregazioni, e per quanto riguarda le discussioni sul fatto che possa o meno entrare in conclave, «le rimandiamo a dopo il funerale del Papa».
L’aumento dei tassi reali giapponesi azzoppa il meccanismo del «carry trade», la divisa indiana non è più difesa dalla Banca centrale: ignorare l’effetto oscillazioni significa fare metà analisi del proprio portafoglio.
Il rischio di cambio resta il grande convitato di pietra per chi investe fuori dall’euro, mentre l’attenzione è spesso concentrata solo su azioni e bond. Gli ultimi scossoni su yen giapponese e rupia indiana ricordano che la valuta può amplificare o azzerare i rendimenti di fondi ed Etf in valuta estera, trasformando un portafoglio «conservativo» in qualcosa di molto più volatile di quanto l’investitore percepisca.
Per Ursula von der Leyen è «inaccettabile» che gli europei siano i soli a sborsare per il Paese invaso. Perciò rilancia la confisca degli asset russi. Belgio e Ungheria però si oppongono. Così la Commissione pensa al piano B: l’ennesimo prestito, nonostante lo scandalo mazzette.
Per un attimo, Ursula von der Leyen è sembrata illuminata dal buon senso: «È inaccettabile», ha tuonato ieri, di fronte alla plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo, pensare che «i contribuenti europei pagheranno da soli il conto» per il «fabbisogno finanziario dell’Ucraina», nel biennio 2026/2027. Ma è stato solo un attimo, appunto. La presidente della Commissione non aveva in mente i famigerati cessi d’oro dei corrotti ucraini, che si sono pappati gli aiuti occidentali. E nemmeno i funzionari lambiti dallo scandalo mazzette (Andrij Yermak), o addirittura coinvolti nell’inchiesta (Rustem Umerov), ai quali Volodymyr Zelensky ha rinnovato lo stesso la fiducia, tanto da mandarli a negoziare con gli americani a Ginevra. La tedesca non pretende che i nostri beneficati facciano pulizia. Piuttosto, vuole costringere Mosca a sborsare il necessario per Kiev. «Nell’ultimo Consiglio europeo», ha ricordato ai deputati riuniti, «abbiamo presentato un documento di opzioni» per sostenere il Paese sotto attacco. «Questo include un’opzione sui beni russi immobilizzati. Il passo successivo», ha dunque annunciato, sarà «un testo giuridico», che l’esecutivo è pronto a presentare.
Luis de Guindos (Ansa)
Nel «Rapporto stabilità finanziaria» il vice di Christine Lagarde parla di «vulnerabilità» e «bruschi aggiustamenti». Debito in crescita, deficit fuori controllo e spese militari in aumento fanno di Parigi l’anello debole dell’Unione.
A Francoforte hanno imparato l’arte delle allusioni. Parlano di «vulnerabilità» di «bruschi aggiustamenti». Ad ascoltare con attenzione, tra le righe si sente un nome che risuona come un brontolio lontano. Non serve pronunciarlo: basta dire crisi di fiducia, conti pubblici esplosivi, spread che si stiracchia al mattino come un vecchio atleta arrugginito per capire che l’ombra ha sede in Francia. L’elefante nella cristalleria finanziaria europea.
Manfred Weber (Ansa)
Manfred Weber rompe il compromesso con i socialisti e si allea con Ecr e Patrioti. Carlo Fidanza: «Ora lavoreremo sull’automotive».
La baronessa von Truppen continua a strillare «nulla senza l’Ucraina sull’Ucraina, nulla sull’Europa senza l’Europa» per dire a Donald Trump: non provare a fare il furbo con Volodymyr Zelensky perché è cosa nostra. Solo che Ursula von der Leyen come non ha un esercito europeo rischia di trovarsi senza neppure truppe politiche. Al posto della maggioranza Ursula ormai è sorta la «maggioranza Giorgia». Per la terza volta in un paio di settimane al Parlamento europeo è andato in frantumi il compromesso Ppe-Pse che sostiene la Commissione della baronessa per seppellire il Green deal che ha condannato l’industria - si veda l’auto - e l’economia europea alla marginalità economica.




