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Coghe e Brandi: «Bene Vaticano. L'educazione affettiva non è mai stata un gioco e spetta alle famiglie»

Coghe e Brandi: «Bene Vaticano. L'educazione affettiva non è mai stata un gioco e spetta alle famiglie»
Ansa

«No gender nelle scuole, non lo diciamo solo noi ma ora anche la Congregazione per l'Educazione Cattolica. Apprendiamo con soddisfazione la chiarezza del Documento dal titolo 'Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell'educazione' quando dice che 'uno Stato democratico non può infatti ridurre la proposta educativa ad un pensiero unico'. Insomma: la libertà delle famiglie non si tocca, giù le mani dai bambini!» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori del Congresso di Verona e presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia.

«L'educazione all'affettività dunque non è mai stata un gioco come hanno provato a farlo diventare e 'ha bisogno di un linguaggio adeguato e misurato' spiega il Vaticano. In una parola: la visione della sessualità umana non può essere imposta dallo Stato e attiene alle famiglie» hanno concluso Brandi e Coghe.

L’Inghilterra va al contrario. Un bianco viene accoltellato? Anziché aiutarlo, l’arrestano
Il premier britannico Keir Starmer. Nel riquadro Henry Nowak, lo studente accoltellato da un sikh a Southampton (Ansa)
La polizia si scusa per aver soccorso in ritardo Henry Nowak, il giovane ucciso con il pugnale rituale da un sikh. Che con gli agenti aveva finto di aver subìto un’aggressione razzista.

Il senso di questa storia sta tutto nelle parole di Brendan O’Neill, caporedattore della rivista Spiked: «Ecco dove ci ha trascinato il wokismo. In un abisso morale dove un ragazzo viene ammanettato dai poliziotti mentre muore dissanguato. In una landa desolata di virtù dove un diciottenne, accoltellato cinque volte, viene trattato come un criminale mentre esala gli ultimi respiri».

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Bruxelles ci ricatta: se tagliate il riarmo scordatevi gli aiuti per il caro bolletta
Ursula von der Leyen (Ansa)
L’Italia chiede di escludere dal deficit le spese dovute allo choc energetico, come per la difesa. Mercoledì la risposta di Ursula von der Leyen.

C’è sempre un dettaglio che tradisce le vere intenzioni di chi scrive. Una frase buttata lì. Una nota tecnica. Un passaggio tra le pieghe di un documento che nessuno legge. Eppure basta scavare un po’ sotto la superficie per capire quale sia il messaggio che Bruxelles sta recapitando all’Italia.

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Pd smentito sugli autonomi evasori
(iStock)
I numeri della Cgia dimostrano che in media imprenditori e professionisti pagano 8.331 euro di Irpef contro i 4.215 euro dei dipendenti. E la forbice si sta allargando.

La narrazione più frequente è che il Paese si regga sulle tasse pagate da lavoratori dipendenti e pensionati mentre un esercito di professionisti e autonomi è propenso a evadere. Eppure a giudicare dai dati sulle dichiarazioni dei redditi, elaborati dalla Cgia di Mestre, si tratterebbe di una lettura semplicistica e fuorviante. In realtà in media, imprenditori e lavoratori autonomi versano praticamente il doppio dell’Irpef rispetto a chi percepisce redditi da lavoro dipendente o da pensione.

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