I cinesi dicono basta alle auto elettriche. Adesso Pechino punta a inondare l’Europa
Chissà quale sarà stata la reazione di Elon Musk di fronte alle previsioni di BloombergNef per il 2024 sulla vendita di auto elettriche. E in particolare sull’andamento del mercato cinese, principale sbocco della Tesla. La corsa alle auto a batteria sta rallentando. La domanda che finora sembrava inarrestabile, spinta da un marketing aggressivo combinato a incentivi generosi, è arrivata a un punto di saturazione. I dati di BloombergNef parlano chiaro: nel terzo trimestre del 2023 sono state vendute a livello globale 3,7 milioni di auto e quelle elettriche hanno rappresentato il 18% del totale. Il bilancio 2023 dovrebbe essere di 14 milioni mentre per il 2024 si stimano 16,7 milioni di Ev (auto elettriche, ndr) vendute. È evidente un vistoso rallentamento dei tassi di crescita annuali. Le cause indicate dall’agenzia sono molteplici, dal programma normativo in Europa, ai consumatori statunitensi che hanno a che fare con tassi d’interesse elevati, dalla lenta adozione di veicoli elettrici da parte delle tre grandi case automobilistiche negli Stati Uniti, al mancato aggiornamento della gamma di modelli da parte della Tesla. Infine, ma non ultimo, il fenomeno di saturazione del mercato cinese.
I consumatori del Paese del Dragone sono stati finora il motore dell’espansione delle Ev. Nel terzo trimestre del 2023 il settore è cresciuto del 23% su base annua, superando i 2,2 milioni di veicoli venduti e il consuntivo di fine anno dovrebbe essere di un totale di 8,1 milioni. Ma per quest’anno le previsioni di BloombergNef dicono che le immatricolazioni delle elettriche in Cina saranno solo il 18% in più del 2023, pari a 9,7 milioni di veicoli a batteria venduti. Pesano la difficile situazione economica per la crescita più debole e l’ingolfamento del mercato. La concorrenza interna è feroce con decine di aziende che si contendono il mercato.
I generosi sussidi statali hanno drogato il settore che ora ha una capacità produttiva superiore alla domanda. Il governo di Pechino ha drenato, tra il 2016 e il 2022, sostegni finanziari per 57 miliardi di dollari. Basti pensare che nello stesso periodo negli Usa erano solo 12 miliardi. Che un problema di eccesso di capacità produttiva esista lo testimonia il fenomeno dei cimiteri di auto elettriche, con decine di migliaia di Ev abbandonate alle periferie delle maggiori città. AlixPartners, società di consulenza finanziaria, stima che entro il 2030 solo da 25 a 30 delle oltre 100 realtà coinvolte nell’assemblaggio, potranno sopravvivere. Incidono poi gli oneri dell’export, complice la moneta debole, che potrebbero incidere sui costi; la logistica con porti saturi e tempi di consegna lunghi; i dazi e il rispetto dei requisiti di sicurezza europei. Pur di far ripartire il settore dell’auto, stimolare i consumi e spingere l’economia, il governo di Pechino, secondo l’agenzia economica Caixin Global, ha alleggerito le restrizioni nella circolazione nelle grandi città alle auto endotermiche. Con un mercato interno in affanno, è evidente che le case automobilistiche cinesi punteranno ancora di più sulla completa colonizzazione dell’Occidente.
BloombergNef ha disegnato l’andamento del settore in Europa e negli Stati Uniti. Tutto si gioca sulla potenza degli incentivi che al momento sono gli unici in grado di stimolare una domanda ancora diffidente verso i prodotti a batteria oltre che sulle draconiane misure restrittive anti diesel e benzina, nelle grandi città. In Europa, nel terzo trimestre 2023, le immatricolazioni di veicoli elettrici sono cresciute del 31%, arrivando a poco meno di 800.000 unità. Ci sono quindi le condizioni per cogliere il traguardo di 3,3 milioni nel 2023. Per il 2024 però spira un vento contrario per i cambiamenti nei sussidi in Paesi come Francia e Germania. Sicché si prevede un crescita contenuta con vendite fino a 3,6 milioni.
Nel Nord America, nel terzo trimestre del 2023, le Ev sono aumentate del 54% e Bnef prevede che il bilancio dell’anno scorso sarà di 1,6 milioni di vetture elettriche vendute, di cui 1,4 milioni negli Stati Uniti, in crescita del 47% rispetto al 2022. Le stime relative al 2024 indicano una crescita del 32%, per un totale di 1,9 milioni di unità negli Stati Uniti e 230.000 in Canada. Anche qui incidono molto gli incentivi che nel caso degli Stati Uniti sono rappresentati per quest’anno dal credito d’imposta disponibile presso i punti vendita. Ma BloombergNef sottolinea che molto dipenderà da quanto Gm, Ford e Stellantis sapranno intensificare la loro capacità produttiva.
La strategia cinese di puntare sui mercati esteri per superare l’impasse della saturazione domestica emerge anche dalla scelta di non reagire in modo pugnace all’indagine avviata dall’Ue per pratiche concorrenziali scorrette. Anzi, Pechino e i suoi marchi automobilistici di primo piano, come Byd e Saic Motor, si stanno rivelando collaborativi. C’è un motivo. L’analista automotive di Bloomberg Hyperdive, Matthias Schmidt, sostiene che «la Cina è arrivata a un punto in cui deve iniziare a vendere più auto al di fuori dei propri confini». Innescare quindi una guerra commerciale con le istituzioni europee si rivelerebbe un boomerang.






