Cibo italiano sotto attacco

Con solo lo 0,4% di terre coltivabili, abbiamo un export di 60 miliardi e il record di marchi di qualità. Un modello che la Ue vuole demolire.

Lo speciale comprende sette articoli.

Dal campo (altrui) alla tavola; si chiama Farm to Fork. È la strategia europea per la nuova agricoltura che deve essere assolutamente verde. Ursula von der Leyen, che è andata il 26 ottobre a rendere omaggio a Bill Gates – primo latifondista americano: coltiva su oltre duecentomila ettari anche l’insalata e gli spinaci con incorporati i vaccini, primo sponsor delle bistecche finte e secondo finanziatore dell’Oms -, l’ha affidata al suo vice Frans Timmermans, olandese, amicissimo delle multinazionali della chimica e della nutrizione. L’ordine è: chiudiamo le stalle, via i pesticidi, almeno un quarto di superficie a biologico. Se si smette di coltivare trionfa la natura e così le multinazionali del cibo – sono imparentate con la chimica e con Big pharma – ci sfamano con i prodotti Frankenstein creati in laboratorio, con la zuppa di vermi, con gli integratori. Vogliono impedirci di produrre vino, formaggi e salumi imponendo lo Stato dietetico. O forse c’è un’altra verità che sta nei numeri? Con appena lo 0,4% di superfice coltivabile l’Italia produce un valore aggiunto agricolo di oltre 60 miliardi, ha il record di Dop e Igp (valgono 19 miliardi), un’industria agroalimentare che vale 170 miliardi, ha un export di oltre 60 miliardi che cresce in doppia cifra (17% anno su anno). Sono 4 milioni di occupati, centomila giovani – la stima è di Coldiretti – che possono trovare lavoro nei campi domattina, 55 mila imprese condotte da under 35, di cui uno su 5 è laureato. Divulga ha rilevato che nell’ultimo anno sono nate 17 nuove imprese agricole giovani al giorno: hanno una superficie superiore di oltre il 54% alla media, un fatturato più elevato del 75% e il 50% di occupati in più. Forse disturba che la cucina italiana sia stata proclamata la migliore del mondo, che 8 formaggi sui primi dieci al mondo sono italiani, che nel vino stiamo per sorpassare i francesi (loro 11 miliardi di export, noi 8) acquisendo il primato assoluto. Forse disturba che oltre al Farm to fork un altro mondo è possibile.



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