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2022-07-08
Chi rifiuta offerte di lavoro da privati perderà il reddito di cittadinanza
Imagoeconomica
Il governo supera il voto di fiducia sul decreto Aiuti ottenendo 410 voti a favore, 49 contrari e un astenuto. Testo che contiene diverse novità su reddito di cittadinanza, Superbonus, l’accesso ai bonus sociali e i crediti di imposta per acquistare energia. Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, il decreto Aiuti prevede all’articolo 34 bis che anche i datori di lavoro privati possano proporre delle offerte di lavoro direttamente a chi percepisce il sostegno. Se i precettori del reddito dovessero rifiutare l’offerta, il datore potrà segnalare il no ai centri dell’impiego al fine della decadenza del beneficio. Il reddito di cittadinanza verrà dunque tolto a chi rifiuterà due offerte di lavoro, oppure anche solo una dopo aver goduto per 18 mesi del beneficio. Per scoprire le modalità attuative di questa novità si dovrà però aspettare un decreto ad hoc redatto dal ministro del Lavoro e delle politiche sociali che dovrà essere emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto.
Un’altra misura simbolo del M5s che sta creando non poche distorsioni e problemi è il Superbonus. Norma che, ricordiamo, è stata ritoccata diverse volte dal governo Draghi proprio a causa di una struttura normativa debole e con lacune che lasciano spazio di manovra ai furbetti. L’attuale blocco dei crediti sta però mettendo in difficoltà diverse imprese ed è proprio per questo che il governo è intervenuto per consentire alle banche la cessione dei crediti a favore di soggetti diversi dai consumatori o dagli utenti. Da sottolineare come questa norma si applichi solo alle comunicazioni della prima cessione o dello sconto in fattura inviato all’Agenzia delle entrate a partire dal 1° maggio 2022.
Il fronte si sposta ora sulla responsabilità del cessionario: con emendamenti bipartisan al decreto sulle Semplificazioni fiscali Pd, Lega, Fi e Fdi hanno proposto nuove norme per alleggerire il peso di verifica che ricade su chi accetta la cessione, ovvero banche e assicurazioni. Ma tutte le proposte sono state bocciate perché non hanno passato la tagliola dell’ammissibilità. Fino a oggi i gruppi avranno tempo per presentare ricorsi. Il tema della responsabilità in solido era stato sollevato dall’Abi dopo la circolare dell’Agenzia delle entrate in cui è stata richiesta alle banche la massima attenzione nel verificare i requisiti della cessione. Una mossa interpretata come l’ennesima stretta sulla misura. In base ai dati Enea a fine giugno le detrazioni previste ammontano a 38,7 miliardi, +15% rispetto a maggio.
Novità in arrivo pure per i crediti di imposta per chi acquista energia e gas naturali. L’agevolazione passa dal 20 al 25%. Aumenta anche il credito d’imposta concesso alle società dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kilowattora diverse dalle imprese a forte consumo di energia elettrica. Sempre sul tema energia ci sono poi altre quattro importanti novità. La prima riguarda il settore della pesca; è stata introdotta una proroga per il secondo trimestre solare 2022 sul credito di imposta, «pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del carburante». La seconda vede come protagonisti i cittadini più fragili economicamente. Sono infatti state riviste le soglie Isee per richiedere il bonus sociale sulle bollette del gas e dell’elettricità. L’agevolazione ha effetto anche per il primo trimestre, ma con limiti Isee più bassi. La soglia passa infatti dal 12.000 a 8.265 euro. Viene inoltre previsto che a informare i cittadini dovrà essere l’Arera tramite una specifica comunicazione da inserire nelle bollette. La terza novità è l’introduzione della norma che da il via a una procedura semplificata per la costruzione e l’esercizio di impianti fotovoltaici fino a 20 megawattora localizzati in cave o lotti di cave non suscettibili di ulteriore sfruttamento. E infine l’Iva agevolata al 5% sarà applicata anche alle somministrazioni di gas metano per usi civili e industriali contabilizzate nelle fatture di luglio, agosto e settembre 2022.
Per quanto riguarda invece i lavoratori, dopo il bonus una tantum da 200 euro al mese è stata inserita un’indennità di 550 euro per i dipendenti di aziende private titolari di un contratto a tempo parziale ciclo verticale che preveda periodi non interamente lavorati di almeno un mese in via continuativa e complessivamente non inferiori alle sette e non superiori alle 20 settimane. Anche in questo caso si tratta di un bonus una tantum.
Da sottolineare altre due novità inserite nel decreto Aiuti. La prima riguarda gli enti locali: per quest’anno non saranno previste sanzioni in caso di presentazione tardiva dei rendiconti 2021. La seconda verte su un tema voluto da Forza Italia, la Tari. Con l’articolo 40 si è ottenuta la possibilità per i Comuni di operare riduzioni delle tariffe mediante l’impiego degli eventuali avanzi vincolati derivanti dal mancato utilizzo dei fondi emergenziali erogati nel biennio 2020-2021. Da sottolineare infine che, nonostante l’opposizione di Giuseppe Conte, l’emendamento sull’inceneritore a Roma è rimasto nel testo. Ora il dl passa al Senato per il voto conclusivo.
Il cdm revoca la concessione a Toto
Dalle strade d’Abruzzo ai cieli della Scandinavia: è stata - come spesso accade - una riunione segnata dall’eterogeneità quella del Consiglio dei ministri di ieri. Che in due dimensioni completamente diverse ha portato però due novità importanti. La prima interviene su un tema caldo, e cioè le concessioni autostradali: nel giorno dell’inizio del maxi processo ai Benetton sulla tragedia del crollo del Ponte Morandi e mentre monta la polemica sui ristori monstre elargiti dallo Stato ad Aspi, il governo ha proceduto alla revoca della concessione, detenuta dal gruppo Toto, dell’Autostrada dei Parchi, ovvero la A24 e la A25, che collega Roma a Teramo, passando per l’Aquila. Una revoca che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe evitare il pagamento di un indennizzo di circa 2 miliardi e mezzo di euro al gruppo Toto, il quale aveva chiesto l’attivazione del recesso anticipato a causa delle difficoltà nel far fronte alle esigenze di manutenzione del tratto in questione. Nel comunicato ufficiale, la presidenza del Consiglio spiega che «la revoca fa seguito alla mancata definizione del piano economico finanziario e alla contestazione di gravi inadempimenti mossa al concessionario da parte del governo».
La gestione, dunque, passa ad Anas ma è evidente che la vicenda avrà una coda giudiziaria poiché la società ha replicato all’atto dell’esecutivo con un comunicato durissimo, in cui si parla di una di una «scelta ritorsiva del tutto ingiustificata, sia per ragioni di procedura che di merito» e annuncia di voler difendere «in tutte le sedi il proprio buon nome e gli interessi legittimi che rappresenta». Non a caso il governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio esprime preoccupazione, affermando che «questa scelta del governo darà vita a un contenzioso micidiale» e spera che «nel frattempo non si blocchi e nemmeno rallenti l’attività di messa in sicurezza sismica della tratta autostradale e dell’acquifero del Gran Sasso e che, soprattutto, questa storia non costi alle casse pubbliche 1 o 2 miliardi di euro per pagare il concessionario».
Nonostante ciò, i ministri direttamente interessati dalla decisione hanno mostrato soddisfazione: il ministro per le Politiche agricole e forestali, Stefano Patuanelli, ha parlato di un «risultato storico» con il quale «si riequilibra il potere tra concessionari e Stato». Gli ha fatto eco il ministro del Lavoro Andrea Orlando: «L’ok del cdm alla revoca della concessione dell’Autostrada dei parchi», ha scritto su Facebook, «è un segnale molto importante. Una concessione», ha proseguito, «non è privatizzazione, lo Stato esige il pieno rispetto degli impegni assunti dai concessionari, soprattutto quando si tratta della sicurezza dei trasporti e dei cittadini».
In attesa di capire come andrà a finire, l’altro provvedimento importante assunto dal Consiglio dei ministri di ieri è stato il via libera al ddl di ratifica dell’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato, accelerata dallo scoppio del conflitto in Ucraina e dai rapporti storicamente complessi tra le due nazioni in questione e la Russia. Su questo atto hanno tenuto a esprimere la propria opinione Mariastella Gelmini e Renato Brunetta. Per la prima «europeismo e atlantismo sono alla base di un’agenda comune che chiede lo sforzo di tutti gli alleati», mentre per il ministro della Pa si tratta della «migliore garanzia di un futuro di pace, libertà e sicurezza per l’Occidente ferito dall’invasione russa dell’Ucraina».
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Ok al dl Aiuti. Spuntano tagli agli incentivi in bolletta. Non sarà più necessario rivolgersi ai centri per l’impiego per assumere. Basteranno due no per togliere l’assegno. In arrivo altri emendamenti per il Superbonus.Il cdm revoca la concessione a Toto. Autostrada dei parchi temporaneamente all’Anas. Il gruppo: «Nessun inadempimento Scelta ritorsiva». Approvata anche l’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato.Lo speciale comprende due articoli. Il governo supera il voto di fiducia sul decreto Aiuti ottenendo 410 voti a favore, 49 contrari e un astenuto. Testo che contiene diverse novità su reddito di cittadinanza, Superbonus, l’accesso ai bonus sociali e i crediti di imposta per acquistare energia. Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, il decreto Aiuti prevede all’articolo 34 bis che anche i datori di lavoro privati possano proporre delle offerte di lavoro direttamente a chi percepisce il sostegno. Se i precettori del reddito dovessero rifiutare l’offerta, il datore potrà segnalare il no ai centri dell’impiego al fine della decadenza del beneficio. Il reddito di cittadinanza verrà dunque tolto a chi rifiuterà due offerte di lavoro, oppure anche solo una dopo aver goduto per 18 mesi del beneficio. Per scoprire le modalità attuative di questa novità si dovrà però aspettare un decreto ad hoc redatto dal ministro del Lavoro e delle politiche sociali che dovrà essere emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Un’altra misura simbolo del M5s che sta creando non poche distorsioni e problemi è il Superbonus. Norma che, ricordiamo, è stata ritoccata diverse volte dal governo Draghi proprio a causa di una struttura normativa debole e con lacune che lasciano spazio di manovra ai furbetti. L’attuale blocco dei crediti sta però mettendo in difficoltà diverse imprese ed è proprio per questo che il governo è intervenuto per consentire alle banche la cessione dei crediti a favore di soggetti diversi dai consumatori o dagli utenti. Da sottolineare come questa norma si applichi solo alle comunicazioni della prima cessione o dello sconto in fattura inviato all’Agenzia delle entrate a partire dal 1° maggio 2022. Il fronte si sposta ora sulla responsabilità del cessionario: con emendamenti bipartisan al decreto sulle Semplificazioni fiscali Pd, Lega, Fi e Fdi hanno proposto nuove norme per alleggerire il peso di verifica che ricade su chi accetta la cessione, ovvero banche e assicurazioni. Ma tutte le proposte sono state bocciate perché non hanno passato la tagliola dell’ammissibilità. Fino a oggi i gruppi avranno tempo per presentare ricorsi. Il tema della responsabilità in solido era stato sollevato dall’Abi dopo la circolare dell’Agenzia delle entrate in cui è stata richiesta alle banche la massima attenzione nel verificare i requisiti della cessione. Una mossa interpretata come l’ennesima stretta sulla misura. In base ai dati Enea a fine giugno le detrazioni previste ammontano a 38,7 miliardi, +15% rispetto a maggio.Novità in arrivo pure per i crediti di imposta per chi acquista energia e gas naturali. L’agevolazione passa dal 20 al 25%. Aumenta anche il credito d’imposta concesso alle società dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kilowattora diverse dalle imprese a forte consumo di energia elettrica. Sempre sul tema energia ci sono poi altre quattro importanti novità. La prima riguarda il settore della pesca; è stata introdotta una proroga per il secondo trimestre solare 2022 sul credito di imposta, «pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del carburante». La seconda vede come protagonisti i cittadini più fragili economicamente. Sono infatti state riviste le soglie Isee per richiedere il bonus sociale sulle bollette del gas e dell’elettricità. L’agevolazione ha effetto anche per il primo trimestre, ma con limiti Isee più bassi. La soglia passa infatti dal 12.000 a 8.265 euro. Viene inoltre previsto che a informare i cittadini dovrà essere l’Arera tramite una specifica comunicazione da inserire nelle bollette. La terza novità è l’introduzione della norma che da il via a una procedura semplificata per la costruzione e l’esercizio di impianti fotovoltaici fino a 20 megawattora localizzati in cave o lotti di cave non suscettibili di ulteriore sfruttamento. E infine l’Iva agevolata al 5% sarà applicata anche alle somministrazioni di gas metano per usi civili e industriali contabilizzate nelle fatture di luglio, agosto e settembre 2022. Per quanto riguarda invece i lavoratori, dopo il bonus una tantum da 200 euro al mese è stata inserita un’indennità di 550 euro per i dipendenti di aziende private titolari di un contratto a tempo parziale ciclo verticale che preveda periodi non interamente lavorati di almeno un mese in via continuativa e complessivamente non inferiori alle sette e non superiori alle 20 settimane. Anche in questo caso si tratta di un bonus una tantum. Da sottolineare altre due novità inserite nel decreto Aiuti. La prima riguarda gli enti locali: per quest’anno non saranno previste sanzioni in caso di presentazione tardiva dei rendiconti 2021. La seconda verte su un tema voluto da Forza Italia, la Tari. Con l’articolo 40 si è ottenuta la possibilità per i Comuni di operare riduzioni delle tariffe mediante l’impiego degli eventuali avanzi vincolati derivanti dal mancato utilizzo dei fondi emergenziali erogati nel biennio 2020-2021. Da sottolineare infine che, nonostante l’opposizione di Giuseppe Conte, l’emendamento sull’inceneritore a Roma è rimasto nel testo. Ora il dl passa al Senato per il voto conclusivo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/chi-rifiuta-offerte-di-lavoro-da-privati-perdera-il-reddito-di-cittadinanza-2657628181.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-cdm-revoca-la-concessione-a-toto" data-post-id="2657628181" data-published-at="1657232230" data-use-pagination="False"> Il cdm revoca la concessione a Toto Dalle strade d’Abruzzo ai cieli della Scandinavia: è stata - come spesso accade - una riunione segnata dall’eterogeneità quella del Consiglio dei ministri di ieri. Che in due dimensioni completamente diverse ha portato però due novità importanti. La prima interviene su un tema caldo, e cioè le concessioni autostradali: nel giorno dell’inizio del maxi processo ai Benetton sulla tragedia del crollo del Ponte Morandi e mentre monta la polemica sui ristori monstre elargiti dallo Stato ad Aspi, il governo ha proceduto alla revoca della concessione, detenuta dal gruppo Toto, dell’Autostrada dei Parchi, ovvero la A24 e la A25, che collega Roma a Teramo, passando per l’Aquila. Una revoca che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe evitare il pagamento di un indennizzo di circa 2 miliardi e mezzo di euro al gruppo Toto, il quale aveva chiesto l’attivazione del recesso anticipato a causa delle difficoltà nel far fronte alle esigenze di manutenzione del tratto in questione. Nel comunicato ufficiale, la presidenza del Consiglio spiega che «la revoca fa seguito alla mancata definizione del piano economico finanziario e alla contestazione di gravi inadempimenti mossa al concessionario da parte del governo». La gestione, dunque, passa ad Anas ma è evidente che la vicenda avrà una coda giudiziaria poiché la società ha replicato all’atto dell’esecutivo con un comunicato durissimo, in cui si parla di una di una «scelta ritorsiva del tutto ingiustificata, sia per ragioni di procedura che di merito» e annuncia di voler difendere «in tutte le sedi il proprio buon nome e gli interessi legittimi che rappresenta». Non a caso il governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio esprime preoccupazione, affermando che «questa scelta del governo darà vita a un contenzioso micidiale» e spera che «nel frattempo non si blocchi e nemmeno rallenti l’attività di messa in sicurezza sismica della tratta autostradale e dell’acquifero del Gran Sasso e che, soprattutto, questa storia non costi alle casse pubbliche 1 o 2 miliardi di euro per pagare il concessionario». Nonostante ciò, i ministri direttamente interessati dalla decisione hanno mostrato soddisfazione: il ministro per le Politiche agricole e forestali, Stefano Patuanelli, ha parlato di un «risultato storico» con il quale «si riequilibra il potere tra concessionari e Stato». Gli ha fatto eco il ministro del Lavoro Andrea Orlando: «L’ok del cdm alla revoca della concessione dell’Autostrada dei parchi», ha scritto su Facebook, «è un segnale molto importante. Una concessione», ha proseguito, «non è privatizzazione, lo Stato esige il pieno rispetto degli impegni assunti dai concessionari, soprattutto quando si tratta della sicurezza dei trasporti e dei cittadini». In attesa di capire come andrà a finire, l’altro provvedimento importante assunto dal Consiglio dei ministri di ieri è stato il via libera al ddl di ratifica dell’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato, accelerata dallo scoppio del conflitto in Ucraina e dai rapporti storicamente complessi tra le due nazioni in questione e la Russia. Su questo atto hanno tenuto a esprimere la propria opinione Mariastella Gelmini e Renato Brunetta. Per la prima «europeismo e atlantismo sono alla base di un’agenda comune che chiede lo sforzo di tutti gli alleati», mentre per il ministro della Pa si tratta della «migliore garanzia di un futuro di pace, libertà e sicurezza per l’Occidente ferito dall’invasione russa dell’Ucraina».
Giorgio Locatelli, Antonino Cannavacciuolo e Bruno Barbieri al photocall di MasterChef (Ansa)
Sono i fornelli sempre accesi, le prove sempre uguali, è l'alternarsi di casi umani e talenti ai Casting, l'ansia palpabile di chi, davanti alla triade stellata, non riesce più a proferire parola.
Sono le Mistery Box, i Pressure Test, la Caporetto di Iginio Massari, con i suoi tecnicismi di pasticceria. Sono, ancora, i grembiuli sporchi, le urla, le esterne e i livori fra brigate, la prosopopea di chi crede di meritare la vittoria a rendere MasterChef un appuntamento imperdibile. Tradizionale, per il modo silenzioso che ha di insinuarsi tra l'Immacolata e il Natale, addobbando i salotti come dovrebbe fare l'albero.
MasterChef è fra i pochissimi programmi televisivi cui il tempo non ha tolto, ma dato forza. E il merito, più che dei giudici, bravissimi - loro pure - a rendere vivo lo spettacolo, è della compagine autoriale. Gli autori sono il vanto dello show, perfetti nel bilanciare fra loro gli elementi della narrazione televisiva, come comanderebbe l'algoritmo di Boris. La retorica, che pur c'è, con l'attenzione alla sostenibilità e alla rappresentazione di tutte le minoranze, non ha fagocitato l'impianto scenico. L'imperativo di portare a casa la doggy bag sfuma, perché a prevalere è l'esito delle prove. Il battagliarsi di concorrenti scelti con precisione magistrale e perfetto cerchiobottismo. Ci sono, gli antipatici, quelli messi lì perché devono, perché il politicamente corretto lo impone. Ma, tutto sommato, si perdono, perché accanto hanno chi merita e chi, invece, riesce con la propria goffaggine a strappare una risata sincera. E, intanto, le puntate vanno, queste chiedendo più attenzione alla tradizione, indispensabile per una solida innovazione. Vanno, e poco importa somiglino alle passate. Sono nuovi i concorrenti, nuove le loro alleanze. Pare sempre sincero il divertimento di chi è chiamato a giudicarle, come sincero è il piacere di vedere altri affannarsi in un gesto che, per ciascuno di noi, è vitale e quotidiano, quello del cucinare.
Bene, male, pazienza. L'importante, come ci ha insegnato MasterChef, è farlo con amore e rispetto. E, pure, con un pizzico di arroganza in più, quella dovuta al fatto che la consuetudine televisiva ci abbia reso più istruiti, più pronti, più giudici anche noi del piatto altrui.
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Ecco #DimmiLaVerità del 12 dicembre 2025. Il nostro Alessandro Da Rold ci rivela gli ultimi sviluppi dell'inchiesta sull'urbanistica di Milano e i papabili per il dopo Sala.