Arresto differito per chi picchia i medici
La tutela di medici e infermieri dev'essere al primo posto (Getty)
  • Stretta del Consiglio dei ministri contro le violenze nei confronti del personale ospedaliero e i danneggiamenti delle strutture. Salta, per ora, la videosorveglianza. Slitta il decreto flussi, Alfredo Mantovano: «Ci sono ancora affinamenti e precisazioni da fare».
  • Piano strutturale di bilancio alle Camere: «Debito condizionato dal Superbonus».

Lo speciale contiene due articoli

Scatta il giro di vite per chi aggredisce i sanitari. Nel decreto legge varato ieri dal governo si prevede una pena da 1 a 5 anni e una multa da 10.000 euro per chiunque «all’interno degli ospedali, strutture socio-sanitarie residenziali o semiresidenziali, pubbliche o private, con violenza alla persona o con minaccia distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose ivi esistenti o comunque destinate al servizio sanitario o socio-sanitario». Le misure erano state annunciate nei giorni passati dai ministri della Giustizia, Carlo Nordio, e della Salute, Orazio Schillaci.

Nella sostanza il decreto legge va a modificare gli articoli del codice di procedura penale 380 (arresto obbligatorio in flagranza) e 382 bis (arresto in flagranza differita). La novità è che le norme estendono l’arresto obbligatorio in flagranza anche agli atti di violenza che causano lesioni personali ai professionisti sanitari o che producono danni ai beni mobili e immobili destinati all’assistenza sanitaria, con la conseguente compromissione del servizio pubblico erogato dalle strutture. La multa da 10.000 euro potrà aumentare nel caso in cui l’atto venga commesso da più persone. Esce dal testo nonostante fosse presente nella bozza, l’articolo 3 che prevedeva l’adozione di dispositivi di videosorveglianza nelle strutture. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha però chiarito in conferenza stampa che «saranno disponibili dal primo gennaio i presupposti per estendere la videosorveglianza dove necessario». Infatti «l’intenzione del governo è di prevedere nella prossima legge di bilancio una norma che ovviamente avrà adeguata copertura finanziaria per l’installazione di sistemi di videosorveglianza nelle parti delle strutture sanitarie maggiormente interessate dalle aggressioni. Non la si è inserita in questo decreto legge perché è necessario un confronto con le Regioni che hanno la competenza in sanità e con il Garante della privacy, trattandosi di strutture per cui servono delle cautele nell’utilizzo anche da parte delle forze di polizia».

A presentare il decreto in conferenza stampa ci ha pensato il ministro della Giustizia Nordio, spiegando di quanto fosse un desiderio di tutto il governo intervenire tempestivamente sull’emergenza delle aggressioni ai sanitari. Una misura che per il ministro avrà un «forte effetto deterrente» perché «è una cosa intollerabile che chi lavora con grande sacrificio in ambulatori e pronto soccorso venga aggredito e malmenato» così come lo è che «ambienti essenziali come quelli ospedalieri vengano devastati».

A prendere l’iniziativa insieme al ministro della Giustizia anche il titolare della Salute Schillaci che pur non essendo presente alla conferenza stampa ha commentato così: «Oggi abbiamo dato un’altra risposta concreta a tutela di medici, infermieri e di tutti gli operatori sanitari e sociosanitari. Abbiamo mantenuto un impegno preso con chi ogni giorno si dedica con competenza e dedizione alla cura dei cittadini e non merita di essere oggetto di violenza».

E arriva un plauso anche dalle associazioni di categoria. «È un primo passo importante il decreto adottato dai ministri che ringrazio», afferma Filippo Anelli presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) che poi sollecita che l’azione di governo prosegua come promesso anche in tema di videosorveglianza.

Il Consiglio dei ministri che si è svolto ieri era ricco di contenuti, tanto che nonostante fosse stato inserito in agenda, non è stato possibile licenziare il previsto decreto flussi che, assicurano fonti di governo, verrà però approvato al prossimo Consiglio dei ministri che da agenda risulta convocato per mercoledì 2 ottobre. Il decreto tratta «una materia molto complessa che richiede qualche affinamento e qualche precisazione» ha spiegato oggi Mantovano senza soffermarsi sulle parti del testo che potrebbero aver creato lungaggini in sede di discussione.

Ad ogni modo, secondo la bozza ci saranno click day separati per i lavoratori stranieri che vogliono venire in Italia. E ciascun datore di lavoro potrà presentare al massimo 3 richieste. Dovrebbero essere queste le principali novità in materia. Inoltre si prevedono già delle finestre temporali per la presentazione delle domande.

Per il 2025 il termine per la presentazione delle richieste di nulla osta per i lavoratori stagionali decorrono per il settore turistico alberghiero dalle 9 del 12 febbraio 2025 (per il 70%) e dall’1 ottobre per il restante 30%. Per il settore agricolo il click day è invece previsto il 20 gennaio 2025, dalle nove del mattino. Inoltre, in via sperimentale per l’anno prossimo sono rilasciati 10.000 ulteriori visti d’ingresso per badanti. Una stretta è poi prevista per le domande di lavoratori provenienti da Paesi «caratterizzati da elevato rischio di presentazione di domande corredate da documentazione contraffatta o in assenza dei presupposti di legge». L’elenco di questi Stati verrà individuati con un decreto del ministero degli Esteri.

Novità importanti dovrebbero comparire anche sul fronte della lotta al caporalato. Ad un lavoratore che «contribuisca all’emersione dei fatti e all’individuazione dei responsabili», il questore rilascerà subito un permesso di soggiorno «per consentire alla vittima ed ai membri del suo nucleo familiare di sottrarsi alla violenza ed allo sfruttamento».


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