True
2020-08-12
Che lezione di forza della Royal Navy ai buonisti pro Ong di casa nostra
Steve Finn/Getty Images
Davvero difficile immaginare cosa sarebbe successo se l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini, durante il governo gialloverde, avesse chiesto l'intervento della Marina militare e dell'Aviazione per contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. La reazione ad una simile iniziativa avrebbe certamente avuto un'eco internazionale, con lo sdegno unanime dell'universo mondo politically correct. Qualcuno avrebbe persino invocato un intervento dell'Onu contro il ministro più xenofobo del pianeta terra. Peccato, però, che quella inimmaginabile scelta politica possa diventare normalissima se fatta in Paesi forse più civili del nostro.
Giunge da Londra, per esempio, la notizia della decisione del ministro dell'Interno, Priti Patel, di far intervenire la Royal Navy e la Raf per gestire la questione degli sbarchi clandestini sulle coste inglesi. Il ministero della Difesa britannico ha confermato di aver ricevuto dalla collega dell'Interno la richiesta di «sostenere le operazioni delle Guardie di frontiera britannica nello Stretto di Dover». Il fatto che siano state recuperate 200 persone a bordo di diciassette gommoni nel canale della Manica è stato ritenuto un fatto intollerabile di fronte al quale reagire con assoluta fermezza. Ovviamente stiamo parlando di numeri risibili rispetto a quelli cui giornalmente siamo costretti a confrontarci in Italia. Tra l'altro, in Gran Bretagna - a differenza del nostro Paese - esiste un Ministero dell'Immigrazione, guidato dal Ministro Chris Philp, il quale ha definito «inaccettabile» l'aumento nel numero di barche che trasportano migranti attraverso la Manica e ha annunciato la ferma decisione di respingere verso la Francia tutti coloro che tentano di entrare illegalmente.
Il governo di Londra ha ufficialmente dichiarato di rendere questa rotta «impercorribile» per tutti i migranti clandestini.
I buonisti politicamente corretti e relativi parrocchiani sinistroidi di casa nostra devono infatti sapere che i primi giorni di gennaio del 2019, solo perché un centinaio di disgraziati africani aveva tentato di raggiungere la Gran Bretagna attraversando la Manica, l'allora ministro dell'Interno Sajid Javid fu fatto rientrare frettolosamente dalle ferie natalizie che stava trascorrendo in un lussuoso resort in Sud Africa, a causa del malcontento dell'opinione pubblica esploso in quei giorni. Due uomini furono subito arrestati a Manchester con l'accusa di aver organizzato il traffico di quei immigrati clandestini verso la Gran Bretagna, e fu immediatamente disposto lo schieramento delle forze armate a difesa dei confini.
I britannici non hanno tutti i torti. Dovrebbero essere, infatti, le autorità transalpine a fermare le partenze dei migranti, spesso organizzate da trafficanti di uomini, e ad impedire che le imbarcazioni lascino le coste della Bretagna. La Francia, del resto, è un Paese sicuro, per cui i migranti che ne avessero titolo potrebbero chiedere asilo politico lì, senza bisogno di attraversare la Manica. Ma si sa, i francesi sono francesi. Li conosciamo bene e sappiamo come si comportano al confine di Ventimiglia. Quindi, anziché fermare le imbarcazioni dei clandestini, aspettano che queste salpino e le scortano fino all'intervento delle autorità di frontiera britanniche. Un giochino che agli inglesi comincia a stare stretto. Lo stesso Ministro dell'Interno britannico si è recato a Parigi per far comprendere a Macron che loro non sono come gli italiani e non scherzano. Di fronte alle orecchie da mercante dei francesi a Londra hanno quindi deciso di valutare due misure drastiche: lo schieramento delle forze armate e, soprattutto, la rimozione dell'esenzione della quarantena agli arrivi dalla Francia. Il ragionamento è semplice: cari francesini se pensate di fare i furbi con i migranti, noi mettiamo in quarantena, con la scusa del Covid-19, tutti quelli che arrivano dal vostro Paese. Pare che quest'ultima ipotesi, in particolare, preoccupi il governo transalpino che dovrà quindi trovare una soluzione per bloccare il flusso di migranti nella Manica. Eh sì, gli inglesi non scherzano proprio e sanno farsi rispettare. Una bella lezione all'arroganza francese. E anche all'incapacità, all'impreparazione, all'incompetenza e alla codardia dell'attuale governo italiano.
Resta l'amara considerazione che se a difendere la sovranità britannica è un ministro coraggioso come la signora Priti Patel, nessuno osa eccepire nulla in Patria e all'estero, se invece a tutelare la sovranità italiana c'è un ministro come Matteo Salvini, allora tutti si sentono autorizzati a scatenare un'incredibile opera di delegittimazione e di linciaggio mediato in Patria e all'estero. L'altra amara considerazione è che al largo delle acque della Manica se ne vedono ben poche di navi Ong tedesche, olandesi e spagnole. Evidentemente sanno che con gli inglesi non si gioca e che sulle coste di Dover sarebbero accolte a cannonate. È davvero difficile, conoscendo le autorità britanniche, pensare che Capitan Carola, dopo aver osato speronare una motovedetta della Royal Navy, oggi sarebbe ancora a piede libero.
La Lamorgese vola a smontare i dl Sicurezza
Il duo Lamorgese-Di Maio sembra in gara a chi sbaglia più parole, ritmo e tonalità nel tormentone estivo dei nuovi decreti Sicurezza, sempre «quasi» pronti ma non abbastanza. Il ministro degli Esteri qualche giorno fa invitava a non avere fretta, «i tempi in politica sono fondamentali, ora il problema è altrove», riferendosi alle partenze che «dobbiamo bloccare» ed è importante che i migranti comprendano «che nessuno sta parlando di riformare la disciplina della cittadinanza o dei permessi di soggiorno». Il pentastellato alla guida della Farnesina frena.
Invece la collega dem all'Interno accelera, diffonde anticipazioni sulle nuove regole come ha fatto al Caffeina festival nel Castello laziale di Santa Severa, quando intervistata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, addirittura ha affermato: «Spero di poter mandare il testo a Palazzo Chigi prima di ferragosto». Il lavoro sull'immigrazione «è chiuso», in attesa del parere dell'Anci in quanto «i centri di accoglienza dovranno essere gestiti dai Comuni». Precisa meglio: «Abbiamo modificato il sistema di accoglienza anche per coloro che sono richiedenti asilo, affinché entrino nel circuito di accoglienza identico a quello che oggi è riservato a coloro che sono titolari di protezione umanitaria, ritornando un po' come era prima».
Dopo qualche ora, coincidenza, scoppiava in Calabria l'ennesimo scandalo migranti. Ancora una volta nel mirino degli investigatori è finita la gestione di un centro di accoglienza nell'ex agriturismo Villa Cristina di Varapodio. Nell'inchiesta risultano indagate sei persone: il sindaco di Varapodio, Orlando Fazzolari, civico, candidato non eletto alle regionali del gennaio scorso con Fdi, il gestore di una società cooperativa, due titolari di impresa di abbigliamento e due funzionari della prefettura di Reggio Calabria. Le accuse, per una gestione «caratterizzata da poca trasparenza e correttezza», sono di abuso d'ufficio, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, truffa ai danni dello Stato e peculato, falso ideologico (di cui rispondono i due funzionari). Sarebbero emerse irregolarità nell'affidamento di servizi e forniture alle imprese, da scarpe e abbigliamento agli alimenti per i migranti, così pure nell'assunzione di collaboratori. Un vero e proprio «centro di illecito guadagno e di cointeressi», lo descrivono gli inquirenti, per la gestione degli irregolari secondo una convenzione stipulata dal Comune di Varapodio con la prefettura di Reggio Calabria.
Non è che l'ultima, vergognosa vicenda riguardante centri per stranieri richiedenti protezione internazionale. L'ulteriore conferma che il business dell'accoglienza ha trasformato i vari Cara in luoghi degli orrori per i clandestini, mentre consorzi e cooperative continuavano a gestirsi appalti milionari spendendo pochissimo per quei poveracci. Il ministro Lamorgese vuole riaccogliere, non le bastano i centri al collasso nel Sud diventato terra di sbarchi e le strutture in giro per il Paese, costrette a ricevere migranti infetti. Al Coffeina festival, l'ex prefetto che ha preso il posto di Matteo Salvini assicurava: «Da una settimana non stanno arrivando migranti, il momento più difficile è stato quando sono arrivati tutti insieme, oltre 6.000 in un mese. Però possiamo dire che la gestione è andata bene». In Sicilia non la pensano proprio così, con ben 80 arrivi lunedì notte a Lampedusa e 44 nelle ore precedenti, altri 10 ieri mattina a Capo Feto, vicino Mazara del Vallo. Un'invasione continua pure in Sardegna, dove in ventiquattr'ore sono sbarcati 72 migranti sulle coste del sud ovest del Cagliaritano e del Sulcis Iglesiente: non si tratta solo di tunisini, in fuga per «la crisi economica in Tunisia», come sostiene il capo del Viminale, ma anche di algerini che arrivano con diverse imbarcazioni.
Le notizie peggiori sono però quelle che riguardano gli irregolari positivi al Covid-19, ieri nuovi 64 casi sono stati registrati all'hotspot di Pozzallo. Ne ha dato notizia l'assessore alla Salute della Regione Sicilia, Ruggero Razza: «Tutto questo in un solo giorno, spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma. Le (non) decisioni adottate stanno contribuendo drasticamente al contagio continuo dei migranti tra loro con pesanti ripercussioni in termini di sicurezza. Spero che ora tutti comprendano che nessuno ha mai voluto strumentalizzare alcunché: semmai si sta verificando semplicemente quello che avevamo rappresentato da subito alle autorità competenti».
Proprio da Pozzallo pochi giorni fa erano riusciti a scappare 50 migranti, solo cinque sono stati rintracciati. Lunedì sera c'era stata la fuga di altri 20, due dei quali positivi. Il ministro dell'Interno ha annunciato l'arrivo di una seconda nave quarantena «più piccola, per 300 persone», pronto il commento del leader della Lega, Matteo Salvini: «Chiederemo i danni al governo e alla Lamorgese per un'altra “nave da crociera soggiorno" destinata ai clandestini che sbarcano: paghino i ministri, non gli italiani».
Continua a leggereRiduci
Il ministro dell'Interno inglese ha detto a chiare lettere ai francesi di stoppare i barchini di clandestini nella Manica. Altrimenti schiererà le forze armate. Da noi Matteo Salvini è stato crocifisso per molto meno. Luciana Lamorgese vola a smontare i dl Sicurezza. Il Viminale annuncia: «Modifiche a Palazzo Chigi prima di ferragosto». L'idea è di equiparare ancora richiesta di asilo e protezione umanitaria. Poi la balla: «Arrivi ridotti». Invece continuano, con altri 64 positivi a Pozzallo. Nuova inchiesta su un centro migranti. Lo speciale comprende due articoli. Davvero difficile immaginare cosa sarebbe successo se l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini, durante il governo gialloverde, avesse chiesto l'intervento della Marina militare e dell'Aviazione per contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. La reazione ad una simile iniziativa avrebbe certamente avuto un'eco internazionale, con lo sdegno unanime dell'universo mondo politically correct. Qualcuno avrebbe persino invocato un intervento dell'Onu contro il ministro più xenofobo del pianeta terra. Peccato, però, che quella inimmaginabile scelta politica possa diventare normalissima se fatta in Paesi forse più civili del nostro. Giunge da Londra, per esempio, la notizia della decisione del ministro dell'Interno, Priti Patel, di far intervenire la Royal Navy e la Raf per gestire la questione degli sbarchi clandestini sulle coste inglesi. Il ministero della Difesa britannico ha confermato di aver ricevuto dalla collega dell'Interno la richiesta di «sostenere le operazioni delle Guardie di frontiera britannica nello Stretto di Dover». Il fatto che siano state recuperate 200 persone a bordo di diciassette gommoni nel canale della Manica è stato ritenuto un fatto intollerabile di fronte al quale reagire con assoluta fermezza. Ovviamente stiamo parlando di numeri risibili rispetto a quelli cui giornalmente siamo costretti a confrontarci in Italia. Tra l'altro, in Gran Bretagna - a differenza del nostro Paese - esiste un Ministero dell'Immigrazione, guidato dal Ministro Chris Philp, il quale ha definito «inaccettabile» l'aumento nel numero di barche che trasportano migranti attraverso la Manica e ha annunciato la ferma decisione di respingere verso la Francia tutti coloro che tentano di entrare illegalmente. Il governo di Londra ha ufficialmente dichiarato di rendere questa rotta «impercorribile» per tutti i migranti clandestini. I buonisti politicamente corretti e relativi parrocchiani sinistroidi di casa nostra devono infatti sapere che i primi giorni di gennaio del 2019, solo perché un centinaio di disgraziati africani aveva tentato di raggiungere la Gran Bretagna attraversando la Manica, l'allora ministro dell'Interno Sajid Javid fu fatto rientrare frettolosamente dalle ferie natalizie che stava trascorrendo in un lussuoso resort in Sud Africa, a causa del malcontento dell'opinione pubblica esploso in quei giorni. Due uomini furono subito arrestati a Manchester con l'accusa di aver organizzato il traffico di quei immigrati clandestini verso la Gran Bretagna, e fu immediatamente disposto lo schieramento delle forze armate a difesa dei confini. I britannici non hanno tutti i torti. Dovrebbero essere, infatti, le autorità transalpine a fermare le partenze dei migranti, spesso organizzate da trafficanti di uomini, e ad impedire che le imbarcazioni lascino le coste della Bretagna. La Francia, del resto, è un Paese sicuro, per cui i migranti che ne avessero titolo potrebbero chiedere asilo politico lì, senza bisogno di attraversare la Manica. Ma si sa, i francesi sono francesi. Li conosciamo bene e sappiamo come si comportano al confine di Ventimiglia. Quindi, anziché fermare le imbarcazioni dei clandestini, aspettano che queste salpino e le scortano fino all'intervento delle autorità di frontiera britanniche. Un giochino che agli inglesi comincia a stare stretto. Lo stesso Ministro dell'Interno britannico si è recato a Parigi per far comprendere a Macron che loro non sono come gli italiani e non scherzano. Di fronte alle orecchie da mercante dei francesi a Londra hanno quindi deciso di valutare due misure drastiche: lo schieramento delle forze armate e, soprattutto, la rimozione dell'esenzione della quarantena agli arrivi dalla Francia. Il ragionamento è semplice: cari francesini se pensate di fare i furbi con i migranti, noi mettiamo in quarantena, con la scusa del Covid-19, tutti quelli che arrivano dal vostro Paese. Pare che quest'ultima ipotesi, in particolare, preoccupi il governo transalpino che dovrà quindi trovare una soluzione per bloccare il flusso di migranti nella Manica. Eh sì, gli inglesi non scherzano proprio e sanno farsi rispettare. Una bella lezione all'arroganza francese. E anche all'incapacità, all'impreparazione, all'incompetenza e alla codardia dell'attuale governo italiano. Resta l'amara considerazione che se a difendere la sovranità britannica è un ministro coraggioso come la signora Priti Patel, nessuno osa eccepire nulla in Patria e all'estero, se invece a tutelare la sovranità italiana c'è un ministro come Matteo Salvini, allora tutti si sentono autorizzati a scatenare un'incredibile opera di delegittimazione e di linciaggio mediato in Patria e all'estero. L'altra amara considerazione è che al largo delle acque della Manica se ne vedono ben poche di navi Ong tedesche, olandesi e spagnole. Evidentemente sanno che con gli inglesi non si gioca e che sulle coste di Dover sarebbero accolte a cannonate. È davvero difficile, conoscendo le autorità britanniche, pensare che Capitan Carola, dopo aver osato speronare una motovedetta della Royal Navy, oggi sarebbe ancora a piede libero. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/che-lezione-di-forza-della-royal-navy-ai-buonisti-pro-ong-di-casa-nostra-2646952400.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-lamorgese-vola-a-smontare-i-dl-sicurezza" data-post-id="2646952400" data-published-at="1597179514" data-use-pagination="False"> La Lamorgese vola a smontare i dl Sicurezza Il duo Lamorgese-Di Maio sembra in gara a chi sbaglia più parole, ritmo e tonalità nel tormentone estivo dei nuovi decreti Sicurezza, sempre «quasi» pronti ma non abbastanza. Il ministro degli Esteri qualche giorno fa invitava a non avere fretta, «i tempi in politica sono fondamentali, ora il problema è altrove», riferendosi alle partenze che «dobbiamo bloccare» ed è importante che i migranti comprendano «che nessuno sta parlando di riformare la disciplina della cittadinanza o dei permessi di soggiorno». Il pentastellato alla guida della Farnesina frena. Invece la collega dem all'Interno accelera, diffonde anticipazioni sulle nuove regole come ha fatto al Caffeina festival nel Castello laziale di Santa Severa, quando intervistata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, addirittura ha affermato: «Spero di poter mandare il testo a Palazzo Chigi prima di ferragosto». Il lavoro sull'immigrazione «è chiuso», in attesa del parere dell'Anci in quanto «i centri di accoglienza dovranno essere gestiti dai Comuni». Precisa meglio: «Abbiamo modificato il sistema di accoglienza anche per coloro che sono richiedenti asilo, affinché entrino nel circuito di accoglienza identico a quello che oggi è riservato a coloro che sono titolari di protezione umanitaria, ritornando un po' come era prima». Dopo qualche ora, coincidenza, scoppiava in Calabria l'ennesimo scandalo migranti. Ancora una volta nel mirino degli investigatori è finita la gestione di un centro di accoglienza nell'ex agriturismo Villa Cristina di Varapodio. Nell'inchiesta risultano indagate sei persone: il sindaco di Varapodio, Orlando Fazzolari, civico, candidato non eletto alle regionali del gennaio scorso con Fdi, il gestore di una società cooperativa, due titolari di impresa di abbigliamento e due funzionari della prefettura di Reggio Calabria. Le accuse, per una gestione «caratterizzata da poca trasparenza e correttezza», sono di abuso d'ufficio, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, truffa ai danni dello Stato e peculato, falso ideologico (di cui rispondono i due funzionari). Sarebbero emerse irregolarità nell'affidamento di servizi e forniture alle imprese, da scarpe e abbigliamento agli alimenti per i migranti, così pure nell'assunzione di collaboratori. Un vero e proprio «centro di illecito guadagno e di cointeressi», lo descrivono gli inquirenti, per la gestione degli irregolari secondo una convenzione stipulata dal Comune di Varapodio con la prefettura di Reggio Calabria. Non è che l'ultima, vergognosa vicenda riguardante centri per stranieri richiedenti protezione internazionale. L'ulteriore conferma che il business dell'accoglienza ha trasformato i vari Cara in luoghi degli orrori per i clandestini, mentre consorzi e cooperative continuavano a gestirsi appalti milionari spendendo pochissimo per quei poveracci. Il ministro Lamorgese vuole riaccogliere, non le bastano i centri al collasso nel Sud diventato terra di sbarchi e le strutture in giro per il Paese, costrette a ricevere migranti infetti. Al Coffeina festival, l'ex prefetto che ha preso il posto di Matteo Salvini assicurava: «Da una settimana non stanno arrivando migranti, il momento più difficile è stato quando sono arrivati tutti insieme, oltre 6.000 in un mese. Però possiamo dire che la gestione è andata bene». In Sicilia non la pensano proprio così, con ben 80 arrivi lunedì notte a Lampedusa e 44 nelle ore precedenti, altri 10 ieri mattina a Capo Feto, vicino Mazara del Vallo. Un'invasione continua pure in Sardegna, dove in ventiquattr'ore sono sbarcati 72 migranti sulle coste del sud ovest del Cagliaritano e del Sulcis Iglesiente: non si tratta solo di tunisini, in fuga per «la crisi economica in Tunisia», come sostiene il capo del Viminale, ma anche di algerini che arrivano con diverse imbarcazioni. Le notizie peggiori sono però quelle che riguardano gli irregolari positivi al Covid-19, ieri nuovi 64 casi sono stati registrati all'hotspot di Pozzallo. Ne ha dato notizia l'assessore alla Salute della Regione Sicilia, Ruggero Razza: «Tutto questo in un solo giorno, spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma. Le (non) decisioni adottate stanno contribuendo drasticamente al contagio continuo dei migranti tra loro con pesanti ripercussioni in termini di sicurezza. Spero che ora tutti comprendano che nessuno ha mai voluto strumentalizzare alcunché: semmai si sta verificando semplicemente quello che avevamo rappresentato da subito alle autorità competenti». Proprio da Pozzallo pochi giorni fa erano riusciti a scappare 50 migranti, solo cinque sono stati rintracciati. Lunedì sera c'era stata la fuga di altri 20, due dei quali positivi. Il ministro dell'Interno ha annunciato l'arrivo di una seconda nave quarantena «più piccola, per 300 persone», pronto il commento del leader della Lega, Matteo Salvini: «Chiederemo i danni al governo e alla Lamorgese per un'altra “nave da crociera soggiorno" destinata ai clandestini che sbarcano: paghino i ministri, non gli italiani».
Il tribunale dei minori de L'Aquila (Ansa)
I toni utilizzati nell’ordinanza sono durissimi, puntano a descrivere la donna come ostile e fanatica. Sembra quasi che lo scopo di certe affermazioni sia quello di gettare zizzania fra i genitori e, forse, non è un caso che da un paio di giorni circolino sui giornali strane ricostruzioni riguardanti presunte liti fra i coniugi o addirittura un possibile affidamento esclusivo dei bambini al padre. Di fronte a tutto ciò è davvero difficile pensare che il tribunale possa rivedere le sue posizioni o riconsiderare i suoi provvedimenti senza qualche tipo di pressione esterna.
Una pressione che può arrivare soltanto dall’opinione pubblica e, appunto, dalla politica. E per fortuna sembra che qualcosa di importante abbia iniziato a muoversi. Parlando con La Verità, Matteo Salvini sembra cogliere il diffusissimo malumore popolare che da settimane monta attorno a questa vicenda. «Prima hanno portato via tre bambini e una mamma alla loro casa, lasciando solo il papà, adesso dividono i bambini dalla madre. Qui mi sembra si stia esagerando. Molti esperti, a partire dall’Autorità garante per l’infanzia, oltre che grandissima parte dell’opinione pubblica, fanno enorme fatica a comprendere l’accanimento verso una famiglia che certamente non contemplava violenze o abusi», dice il leader leghista. Che coglie il punto della questione: «È come se i magistrati non volessero ammettere errori o forzature. Ci auguriamo vivamente non sia così: il loro ruolo non può e non deve contemplare reazioni arroganti o permalose, e qui c’è in gioco il destino di una famiglia».
La sensazione, molto concreta, è che da settimane il tribunale aquilano e le varie istituzioni coinvolte nel caso della famiglia nel bosco si siano irrigidite su posizioni auto difensive, anche a costo di far passare in secondo piano il benessere dei bambini Trevallion. «Anziché trovare una soluzione, è evidente che questa vicenda si stia addirittura complicando», continua Salvini. «E trovo insopportabile l’ipocrisia di chi prova a difendere queste scelte che appaiono sproporzionate e irragionevoli, quando ci sono migliaia di casi in Italia di famiglie rom che vivono in condizioni igienico sanitarie ben peggiori, senza scolarizzazione e in un ambiente troppo spesso caratterizzato da violenze e illegalità. Ma per i rom i giudici e gli assistenti sociali sembrano meno solerti. La magistratura spero sia equilibrata: va bene che il referendum sulla giustizia potrà spazzare via le correnti e un sistema di potere che non funziona e non fa bene alla democrazia, ma conto che queste ansie non ricadano su tre bambini innocenti e sui loro genitori». Il leader della Lega ha deciso di prendere di petto la questione. «Sono determinato a chiedere, già nelle prossime ore, un incontro al Garante dell’infanzia nazionale e a quello della regione Abruzzo», annuncia. «Altro che festa della donna e festa della mamma, qui ci sono persone senza cuore e senza anima che fanno soffrire mamme e bambini».
Salvini fa sapere anche, tramite nota della Lega, di essere intenzionato a scendere in Abruzzo con l’obiettivo di «fare tutto il possibile perché i bimbi, dopo mesi di allontanamento forzato dalla loro casa e dai loro genitori, vengano dissequestrati e la famiglia possa tornare a vivere insieme».
Ieri sera sulla vicenda è intervenuta anche Giorgia Meloni, in una lunga intervista concessa a Mario Giordano a Fuori dal coro. «A me il caso della famiglia nel bosco lascia senza parole», ha detto il presidente del Consiglio. «Si era deciso di affidare ai servizi sociali questi tre bambini che vivano con i genitori nella natura, ma almeno stavano con la madre. Adesso si è deciso di allontanare la madre dalla struttura protetta. E penso che questa non sia una decisione che fa stare meglio questi bambini. Penso, anzi, che infligga loro un altro pesantissimo trauma. E noi dobbiamo assistere inermi a queste decisioni che sono secondo me figlie anche di letture ideologiche. Lo Stato», ha ribadito Meloni, «non ti può togliere i figli perché non condivide il tuo stile di vita, tra l’altro quando nulla si dice a chi i figli li fa vivere nel degrado - penso ai campi rom - o li manda ad accattonare o a rubare. E nessuno può fare nulla». Al di là della valutazione sulla vicenda, però, il presidente del Consiglio ha dato una notizia importante: ha annunciato che «il ministro Nordio sta mandando una ispezione» al tribunale dell’Aquila. A quanto pare, dunque, verrà finalmente preso un provvedimento molto atteso da quanti, in queste settimane, hanno assistito con sgomento alle decisioni dei giudici riguardo ai Trevallion. La politica, dunque, offre l’ultima speranza: la visita di Salvini, l’ispezione che Nordio sta approntando. Vedremo se serviranno a riportare un minimo di buonsenso tra le istituzioni abruzzesi.
Continua a leggereRiduci
Giorgia Meloni e Donald Trump a Sharm el Sheikh nell'ottobre 2025 (Ansa)
Il premier spagnolo Pedro Sánchez dice che non concederà le basi militari agli americani, che peraltro non gliele avevano chieste perché Madrid non ne ha di condivise? Qualche onorevole si sveglia la mattina e chiede a Giorgia Meloni di fare altrettanto anche se l’Italia ha da sempre accolto sul suo territorio distaccamenti di forze degli Stati Uniti. Il premier inglese nicchia nel concedere atterraggi e partenze dei caccia dell’aviazione americana dagli aeroporti gestiti dalla Raf di sua maestà britannica? Anche se poi Keir Starmer ha fatto marcia indietro, l’opposizione chiede che il capo del nostro governo faccia altrettanto.
L’ultima uscita è di ieri. Siccome una giornalista del Corriere della Sera ha raggiunto al telefono il presidente americano Donald Trump e gli ha strappato qualche frase, tra cui un paio in cui elogia Giorgia Meloni e l’Italia, il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano, ha preso cappello. «Quella di Trump è un’affermazione grave e inquietante. Il presidente del Consiglio deve smentire. Gli italiani hanno diritto di sapere la verità». E che ha detto di tanto grave l’inquilino della Casa Bianca per meritare Meloni una così vibrata ingiunzione a chiarire? Niente di che. Rispondendo a Viviana Mazza, il presidente americano ha detto non solo di amare l’Italia, ma che il premier è un ottimo leader aggiungendo, a proposito dell’invio di una nave a difesa di Cipro dopo l’attacco subito da parte iraniana, che Giorgia Meloni «cerca sempre di aiutare. È una mia amica». Ebbene, che cosa c’è da smentire? Il capo del governo deve dire di non essere un’ottima leader? Oppure deve negare di essere amica di Trump? Che cosa ha fatto agitare Provenzano e compagni? La frase in cui il presidente americano dice che il capo del nostro governo è «sempre pronto ad aiutare»? E che cosa c’è di male? Per far contento il Pd, Trump doveva sostenere che Meloni si mette sempre di traverso e ostacola ogni cosa?
Ovviamente mi è ben chiaro perché a sinistra si agitano. A loro farebbe piacere che il governo impedisse decolli e atterraggi dei velivoli americani dalle basi disseminate lungo la Penisola anche se, al momento, non risulta che aerei partiti da Aviano o da Sigonella abbiano bombardato l’Iran. Anzi, se fosse possibile reclamerebbero la chiusura di tutte le basi, da Vicenza a Livorno, così da prendere le distanze dallo Zio Sam. Peccato che aeroporti e centri operativi in cui sono di stanza truppe americane esistano da decenni e che nel passato nessuno degli esponenti del Pd che si sono succeduti al governo si sia mai posto il problema di limitare l’operatività militare degli Stati Uniti sul territorio italiano. Anzi, quando Massimo D’Alema era a Palazzo Chigi, la agevolò. Ho ricordato nei giorni scorsi di quando i Tornado italiani, insieme a quelli americani e tedeschi, bombardarono Belgrado. All’epoca nessuno si indignò per l’uso e l’abuso (il Parlamento non ne sapeva nulla) delle basi americane in Italia. E nessuno chiese a D’Alema di smentire ciò che disse il suo ministro della Difesa, Carlo Scognamiglio, il quale, con una lettera al Corriere, chiarì che il governo presieduto per la prima volta da un ex comunista era nato proprio per consentire all’Alleanza atlantica di intervenire in Kosovo, cioè di bombardare la Serbia. Romano Prodi si era dimesso, ma non si poteva andare a nuove elezioni perché c’era da fare la guerra (senza dirlo agli italiani).
Queste sì erano dichiarazioni gravi e inquietanti, per usare le parole di Provenzano. Ma all’epoca nessuno a sinistra fiatò. Forse per la troppa vergogna. Che adesso evidentemente i compagni non conoscono.
Continua a leggereRiduci
(IStock)
Se fosse così saremmo in presenza di un balzo da record delle quotazioni dell’oro nero, che spingeranno alle stelle benzina e diesel oltre i 2 euro lungo le nostre strade. «Pensavamo che i prezzi del petrolio sarebbero saliti, e così è stato. Poi ci sarà il down. Scenderanno molto velocemente», ha spiegato ieri Donald Trump ai giornalisti. Quando scenderanno però? La guerra nel Golfo continua, lo stretto di Hormuz non sarà riattraversato a breve dalle navi occidentali, nel mentre i Paesi che vivono di greggio riducono l’estrazione.
La produzione di petrolio in Iraq è diminuita di 3 milioni di barili al giorno: precisamente è scesa da 4,3 milioni di barili al giorno a 1,3 milioni di barili al giorno. Sabato anche il Kuwait ha confermato ufficialmente di aver tagliato la produzione e, prima della guerra, l’emirato produceva circa 2,8 milioni di barili di petrolio al giorno...
Gli americani in realtà non dovrebbero soffrire molto da questo calo di produzione ed esportazioni di greggio. La dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio del Golfo non è mai stata così bassa: le importazioni statunitensi sono scese a circa 500.000 barili al giorno, quasi al livello più basso mai registrato. Gli acquisti da Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar sono diminuiti di 2,5 milioni di barili al giorno dal picco del 2003. Solo 9 anni fa, gli Stati Uniti ricevevano circa 2 milioni di barili al giorno dalla regione. L’attuale livello delle importazioni è ora superiore solo allo shock pandemico del 2020 e al minimo degli anni ‘80. Nel frattempo, la produzione di greggio degli Stati Uniti si attesta a circa 13,7 milioni di barili al giorno, quasi al massimo storico, con un aumento del +145% dal 2003.
Sta male soprattutto l’Asia: la Cina che dipende dalle esportazioni iraniane, l’India che beneficerà del greggio russo sanzionato grazie all’intercessione degli Usa, e pure la Corea del Sud che ha visto la propria Borsa precipitare la scorsa settimana a causa proprio dello choc energetico al punto che, per la prima volta dal 1997, Seul sta valutando l’ipotesi di imporre un tetto al prezzo del petrolio.
E poi c’è l’incubo gas, il cui prezzo in Europa è praticamente raddoppiato. Secondo una nota di Bernstein, l’interruzione delle spedizioni di Gnl (gas liquefatto) dal Qatar e le interruzioni nello Stretto di Hormuz ha però fatto salire ancora di più le quotazioni in Asia. E in tutto ciò gli analisti affermano che gli Stati Uniti potrebbero avere una capacità limitata di aumentare significativamente la fornitura di Gnl all’Europa nel breve termine. Bernstein osserva che i terminali di esportazione di gas Usa stanno già operando quasi a piena capacità, con volumi di esportazione recenti pari a circa il 94% della capacità di picco, lasciando poco spazio per incrementare ulteriormente le spedizioni.
Invece di aumentare la produzione, gli Stati Uniti potrebbero solo reindirizzare i carichi esistenti verso l’Europa che però sta attualmente perdendo questa guerra di offerte con gli asiatici, proprio perché i prezzi del Gnl in Oriente sono aumentati drasticamente, creando uno spread che rende più redditizio per le navi dirigersi verso i mercati asiatici piuttosto che verso l'Europa.
Bernstein stima che i prezzi del gas europeo potrebbero dover aumentare di un altro 40-50% per attrarre sufficienti carichi di Gnl statunitense dall'Asia, se l’interruzione delle esportazioni del Qatar dovesse durare diversi mesi.
Continua a leggereRiduci
(Ansa)
Vivere nel bosco senza televisione, senza tablet e senza bagno è talmente grave che i giudici decidono prima di mandare tre bambini e la loro mamma, senza papà, in una «attrezzata» casa famiglia. Ma poi, visto che la mamma non è «collaborativa» e che i bambini sono diventati «aggressivi», sempre i giudici decidono di separare nuovamente il nucleo familiare rimandando la madre dal marito e spedendo i tre piccoli in un’altra casa famiglia. Più lontana, così che vedere i bambini diventa oltremodo più difficoltoso.
Hanno, invece, più vita facile figli e genitori rom anche se vanno in macchina senza patente e ammazzano una donna mentre fuggono dalle forze dell’ordine. L’incredibile e inquietante fatto di cronaca raccontato ieri sera da Fuori dal coro, la trasmissione di Rete 4 condotta da Mario Giordano, è successo a Modena. La scorsa settimana quattro giovani rom a bordo di un’auto in fuga dai carabinieri hanno travolto il veicolo su cui viaggiavano madre e figlia che erano praticamente arrivate a due passi dal casa. A causa dell’alta velocità della macchina condotta dai giovani balordi, nel violento impatto è rimasta uccisa Antonietta Berselli, di 89 anni. Il ventenne alla guida di un’Alfa Romeo era senza patente e quando ha visto i carabinieri è scappato contromano a folle velocità. Subito dopo l’impatto, i quattro rom erano scappati a piedi per rientrare nel campo abusivo in località San Matteo, alle porte della città, dove da un decennio un gruppo di famiglie stazionavano con le loro roulotte sotto il ponte della Tav. Il giovane al volante è stato poi arrestato, un altro si è costituito mentre gli altri due a bordo della vettura sono stati riaffidati alle famiglie.
Ed ecco il punto ben evidenziato dalla troupe di Mediaset. Il ventenne alla guida è andato in carcere mentre uno dei due riconsegnati alle famiglie è il fratello minorenne. Ma a quale famiglia, visto che anche il padre è in galera da alcuni anni per un reato che la moglie definisce «una cosa riservata nostra»? La madre, inoltre, ha altri quattro figli a cui badare mentre si dice «dispiaciuta» per la morte dell’anziana ma non sa se è vero, come dicono i carabinieri, che il figlio non ha la patente e che lui «non sa guidare». Del resto il ragazzino, che non frequenta una scuola da anni, all’inizio del servizio televisivo neanche dice che l’arrestato è il fratello ma afferma, invece, che è «normale scappare dai carabinieri, come fanno tutti» e manda a quel paese l’Italia e tutti gli italiani. Ma tant’è, lui e un altro amico sono tornati in famiglia e chissà se nel campo abusivo degradato quanto basta c’è l’acqua corrente e il bagno che mancano alla famiglia del bosco… Epperò c’è stata una svolta arrivata dopo la tragedia, lo smantellamento del campo perché, come detto dal sindaco Massimo Mezzetti, «occorre ripristinare la legalità e chi sbaglia deve pagare». Infatti la polizia locale insieme ai servizi sociali, hanno provveduto con i carro attrezzi a rimuovere roulotte e camper dove vivevano due famiglie. Una condizione ai margini della legalità alla quale si sommava lo stato di assoluto degrado dall’altra parte della strada, diventata una discarica a cielo aperto.
Il giudice, però, aveva scelto quel campo abusivo come domicilio per gli arresti domiciliari di uno dei componenti della famiglia. E così senza nuocere ai minorenni, anche se delinquenti, il nucleo famigliare è stato spostato presso la parrocchia di San Pancrazio, sempre nel Modenese. Una decisione che non era stata comunicata al parroco don Damiano che, contrariato ora chiede spiegazioni a Comune e diocesi in merito a tempi, spese e organizzazione: «Eravamo ignari di tutto. Vorremmo sapere per quanto tempo queste persone rimarranno qua, a chi spetteranno le spese per le utenze, chi si farà garante del decoro dell’area».
Continua a leggereRiduci