True
2020-08-12
Che lezione di forza della Royal Navy ai buonisti pro Ong di casa nostra
Steve Finn/Getty Images
Davvero difficile immaginare cosa sarebbe successo se l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini, durante il governo gialloverde, avesse chiesto l'intervento della Marina militare e dell'Aviazione per contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. La reazione ad una simile iniziativa avrebbe certamente avuto un'eco internazionale, con lo sdegno unanime dell'universo mondo politically correct. Qualcuno avrebbe persino invocato un intervento dell'Onu contro il ministro più xenofobo del pianeta terra. Peccato, però, che quella inimmaginabile scelta politica possa diventare normalissima se fatta in Paesi forse più civili del nostro.
Giunge da Londra, per esempio, la notizia della decisione del ministro dell'Interno, Priti Patel, di far intervenire la Royal Navy e la Raf per gestire la questione degli sbarchi clandestini sulle coste inglesi. Il ministero della Difesa britannico ha confermato di aver ricevuto dalla collega dell'Interno la richiesta di «sostenere le operazioni delle Guardie di frontiera britannica nello Stretto di Dover». Il fatto che siano state recuperate 200 persone a bordo di diciassette gommoni nel canale della Manica è stato ritenuto un fatto intollerabile di fronte al quale reagire con assoluta fermezza. Ovviamente stiamo parlando di numeri risibili rispetto a quelli cui giornalmente siamo costretti a confrontarci in Italia. Tra l'altro, in Gran Bretagna - a differenza del nostro Paese - esiste un Ministero dell'Immigrazione, guidato dal Ministro Chris Philp, il quale ha definito «inaccettabile» l'aumento nel numero di barche che trasportano migranti attraverso la Manica e ha annunciato la ferma decisione di respingere verso la Francia tutti coloro che tentano di entrare illegalmente.
Il governo di Londra ha ufficialmente dichiarato di rendere questa rotta «impercorribile» per tutti i migranti clandestini.
I buonisti politicamente corretti e relativi parrocchiani sinistroidi di casa nostra devono infatti sapere che i primi giorni di gennaio del 2019, solo perché un centinaio di disgraziati africani aveva tentato di raggiungere la Gran Bretagna attraversando la Manica, l'allora ministro dell'Interno Sajid Javid fu fatto rientrare frettolosamente dalle ferie natalizie che stava trascorrendo in un lussuoso resort in Sud Africa, a causa del malcontento dell'opinione pubblica esploso in quei giorni. Due uomini furono subito arrestati a Manchester con l'accusa di aver organizzato il traffico di quei immigrati clandestini verso la Gran Bretagna, e fu immediatamente disposto lo schieramento delle forze armate a difesa dei confini.
I britannici non hanno tutti i torti. Dovrebbero essere, infatti, le autorità transalpine a fermare le partenze dei migranti, spesso organizzate da trafficanti di uomini, e ad impedire che le imbarcazioni lascino le coste della Bretagna. La Francia, del resto, è un Paese sicuro, per cui i migranti che ne avessero titolo potrebbero chiedere asilo politico lì, senza bisogno di attraversare la Manica. Ma si sa, i francesi sono francesi. Li conosciamo bene e sappiamo come si comportano al confine di Ventimiglia. Quindi, anziché fermare le imbarcazioni dei clandestini, aspettano che queste salpino e le scortano fino all'intervento delle autorità di frontiera britanniche. Un giochino che agli inglesi comincia a stare stretto. Lo stesso Ministro dell'Interno britannico si è recato a Parigi per far comprendere a Macron che loro non sono come gli italiani e non scherzano. Di fronte alle orecchie da mercante dei francesi a Londra hanno quindi deciso di valutare due misure drastiche: lo schieramento delle forze armate e, soprattutto, la rimozione dell'esenzione della quarantena agli arrivi dalla Francia. Il ragionamento è semplice: cari francesini se pensate di fare i furbi con i migranti, noi mettiamo in quarantena, con la scusa del Covid-19, tutti quelli che arrivano dal vostro Paese. Pare che quest'ultima ipotesi, in particolare, preoccupi il governo transalpino che dovrà quindi trovare una soluzione per bloccare il flusso di migranti nella Manica. Eh sì, gli inglesi non scherzano proprio e sanno farsi rispettare. Una bella lezione all'arroganza francese. E anche all'incapacità, all'impreparazione, all'incompetenza e alla codardia dell'attuale governo italiano.
Resta l'amara considerazione che se a difendere la sovranità britannica è un ministro coraggioso come la signora Priti Patel, nessuno osa eccepire nulla in Patria e all'estero, se invece a tutelare la sovranità italiana c'è un ministro come Matteo Salvini, allora tutti si sentono autorizzati a scatenare un'incredibile opera di delegittimazione e di linciaggio mediato in Patria e all'estero. L'altra amara considerazione è che al largo delle acque della Manica se ne vedono ben poche di navi Ong tedesche, olandesi e spagnole. Evidentemente sanno che con gli inglesi non si gioca e che sulle coste di Dover sarebbero accolte a cannonate. È davvero difficile, conoscendo le autorità britanniche, pensare che Capitan Carola, dopo aver osato speronare una motovedetta della Royal Navy, oggi sarebbe ancora a piede libero.
La Lamorgese vola a smontare i dl Sicurezza
Il duo Lamorgese-Di Maio sembra in gara a chi sbaglia più parole, ritmo e tonalità nel tormentone estivo dei nuovi decreti Sicurezza, sempre «quasi» pronti ma non abbastanza. Il ministro degli Esteri qualche giorno fa invitava a non avere fretta, «i tempi in politica sono fondamentali, ora il problema è altrove», riferendosi alle partenze che «dobbiamo bloccare» ed è importante che i migranti comprendano «che nessuno sta parlando di riformare la disciplina della cittadinanza o dei permessi di soggiorno». Il pentastellato alla guida della Farnesina frena.
Invece la collega dem all'Interno accelera, diffonde anticipazioni sulle nuove regole come ha fatto al Caffeina festival nel Castello laziale di Santa Severa, quando intervistata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, addirittura ha affermato: «Spero di poter mandare il testo a Palazzo Chigi prima di ferragosto». Il lavoro sull'immigrazione «è chiuso», in attesa del parere dell'Anci in quanto «i centri di accoglienza dovranno essere gestiti dai Comuni». Precisa meglio: «Abbiamo modificato il sistema di accoglienza anche per coloro che sono richiedenti asilo, affinché entrino nel circuito di accoglienza identico a quello che oggi è riservato a coloro che sono titolari di protezione umanitaria, ritornando un po' come era prima».
Dopo qualche ora, coincidenza, scoppiava in Calabria l'ennesimo scandalo migranti. Ancora una volta nel mirino degli investigatori è finita la gestione di un centro di accoglienza nell'ex agriturismo Villa Cristina di Varapodio. Nell'inchiesta risultano indagate sei persone: il sindaco di Varapodio, Orlando Fazzolari, civico, candidato non eletto alle regionali del gennaio scorso con Fdi, il gestore di una società cooperativa, due titolari di impresa di abbigliamento e due funzionari della prefettura di Reggio Calabria. Le accuse, per una gestione «caratterizzata da poca trasparenza e correttezza», sono di abuso d'ufficio, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, truffa ai danni dello Stato e peculato, falso ideologico (di cui rispondono i due funzionari). Sarebbero emerse irregolarità nell'affidamento di servizi e forniture alle imprese, da scarpe e abbigliamento agli alimenti per i migranti, così pure nell'assunzione di collaboratori. Un vero e proprio «centro di illecito guadagno e di cointeressi», lo descrivono gli inquirenti, per la gestione degli irregolari secondo una convenzione stipulata dal Comune di Varapodio con la prefettura di Reggio Calabria.
Non è che l'ultima, vergognosa vicenda riguardante centri per stranieri richiedenti protezione internazionale. L'ulteriore conferma che il business dell'accoglienza ha trasformato i vari Cara in luoghi degli orrori per i clandestini, mentre consorzi e cooperative continuavano a gestirsi appalti milionari spendendo pochissimo per quei poveracci. Il ministro Lamorgese vuole riaccogliere, non le bastano i centri al collasso nel Sud diventato terra di sbarchi e le strutture in giro per il Paese, costrette a ricevere migranti infetti. Al Coffeina festival, l'ex prefetto che ha preso il posto di Matteo Salvini assicurava: «Da una settimana non stanno arrivando migranti, il momento più difficile è stato quando sono arrivati tutti insieme, oltre 6.000 in un mese. Però possiamo dire che la gestione è andata bene». In Sicilia non la pensano proprio così, con ben 80 arrivi lunedì notte a Lampedusa e 44 nelle ore precedenti, altri 10 ieri mattina a Capo Feto, vicino Mazara del Vallo. Un'invasione continua pure in Sardegna, dove in ventiquattr'ore sono sbarcati 72 migranti sulle coste del sud ovest del Cagliaritano e del Sulcis Iglesiente: non si tratta solo di tunisini, in fuga per «la crisi economica in Tunisia», come sostiene il capo del Viminale, ma anche di algerini che arrivano con diverse imbarcazioni.
Le notizie peggiori sono però quelle che riguardano gli irregolari positivi al Covid-19, ieri nuovi 64 casi sono stati registrati all'hotspot di Pozzallo. Ne ha dato notizia l'assessore alla Salute della Regione Sicilia, Ruggero Razza: «Tutto questo in un solo giorno, spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma. Le (non) decisioni adottate stanno contribuendo drasticamente al contagio continuo dei migranti tra loro con pesanti ripercussioni in termini di sicurezza. Spero che ora tutti comprendano che nessuno ha mai voluto strumentalizzare alcunché: semmai si sta verificando semplicemente quello che avevamo rappresentato da subito alle autorità competenti».
Proprio da Pozzallo pochi giorni fa erano riusciti a scappare 50 migranti, solo cinque sono stati rintracciati. Lunedì sera c'era stata la fuga di altri 20, due dei quali positivi. Il ministro dell'Interno ha annunciato l'arrivo di una seconda nave quarantena «più piccola, per 300 persone», pronto il commento del leader della Lega, Matteo Salvini: «Chiederemo i danni al governo e alla Lamorgese per un'altra “nave da crociera soggiorno" destinata ai clandestini che sbarcano: paghino i ministri, non gli italiani».
Continua a leggereRiduci
Il ministro dell'Interno inglese ha detto a chiare lettere ai francesi di stoppare i barchini di clandestini nella Manica. Altrimenti schiererà le forze armate. Da noi Matteo Salvini è stato crocifisso per molto meno. Luciana Lamorgese vola a smontare i dl Sicurezza. Il Viminale annuncia: «Modifiche a Palazzo Chigi prima di ferragosto». L'idea è di equiparare ancora richiesta di asilo e protezione umanitaria. Poi la balla: «Arrivi ridotti». Invece continuano, con altri 64 positivi a Pozzallo. Nuova inchiesta su un centro migranti. Lo speciale comprende due articoli. Davvero difficile immaginare cosa sarebbe successo se l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini, durante il governo gialloverde, avesse chiesto l'intervento della Marina militare e dell'Aviazione per contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. La reazione ad una simile iniziativa avrebbe certamente avuto un'eco internazionale, con lo sdegno unanime dell'universo mondo politically correct. Qualcuno avrebbe persino invocato un intervento dell'Onu contro il ministro più xenofobo del pianeta terra. Peccato, però, che quella inimmaginabile scelta politica possa diventare normalissima se fatta in Paesi forse più civili del nostro. Giunge da Londra, per esempio, la notizia della decisione del ministro dell'Interno, Priti Patel, di far intervenire la Royal Navy e la Raf per gestire la questione degli sbarchi clandestini sulle coste inglesi. Il ministero della Difesa britannico ha confermato di aver ricevuto dalla collega dell'Interno la richiesta di «sostenere le operazioni delle Guardie di frontiera britannica nello Stretto di Dover». Il fatto che siano state recuperate 200 persone a bordo di diciassette gommoni nel canale della Manica è stato ritenuto un fatto intollerabile di fronte al quale reagire con assoluta fermezza. Ovviamente stiamo parlando di numeri risibili rispetto a quelli cui giornalmente siamo costretti a confrontarci in Italia. Tra l'altro, in Gran Bretagna - a differenza del nostro Paese - esiste un Ministero dell'Immigrazione, guidato dal Ministro Chris Philp, il quale ha definito «inaccettabile» l'aumento nel numero di barche che trasportano migranti attraverso la Manica e ha annunciato la ferma decisione di respingere verso la Francia tutti coloro che tentano di entrare illegalmente. Il governo di Londra ha ufficialmente dichiarato di rendere questa rotta «impercorribile» per tutti i migranti clandestini. I buonisti politicamente corretti e relativi parrocchiani sinistroidi di casa nostra devono infatti sapere che i primi giorni di gennaio del 2019, solo perché un centinaio di disgraziati africani aveva tentato di raggiungere la Gran Bretagna attraversando la Manica, l'allora ministro dell'Interno Sajid Javid fu fatto rientrare frettolosamente dalle ferie natalizie che stava trascorrendo in un lussuoso resort in Sud Africa, a causa del malcontento dell'opinione pubblica esploso in quei giorni. Due uomini furono subito arrestati a Manchester con l'accusa di aver organizzato il traffico di quei immigrati clandestini verso la Gran Bretagna, e fu immediatamente disposto lo schieramento delle forze armate a difesa dei confini. I britannici non hanno tutti i torti. Dovrebbero essere, infatti, le autorità transalpine a fermare le partenze dei migranti, spesso organizzate da trafficanti di uomini, e ad impedire che le imbarcazioni lascino le coste della Bretagna. La Francia, del resto, è un Paese sicuro, per cui i migranti che ne avessero titolo potrebbero chiedere asilo politico lì, senza bisogno di attraversare la Manica. Ma si sa, i francesi sono francesi. Li conosciamo bene e sappiamo come si comportano al confine di Ventimiglia. Quindi, anziché fermare le imbarcazioni dei clandestini, aspettano che queste salpino e le scortano fino all'intervento delle autorità di frontiera britanniche. Un giochino che agli inglesi comincia a stare stretto. Lo stesso Ministro dell'Interno britannico si è recato a Parigi per far comprendere a Macron che loro non sono come gli italiani e non scherzano. Di fronte alle orecchie da mercante dei francesi a Londra hanno quindi deciso di valutare due misure drastiche: lo schieramento delle forze armate e, soprattutto, la rimozione dell'esenzione della quarantena agli arrivi dalla Francia. Il ragionamento è semplice: cari francesini se pensate di fare i furbi con i migranti, noi mettiamo in quarantena, con la scusa del Covid-19, tutti quelli che arrivano dal vostro Paese. Pare che quest'ultima ipotesi, in particolare, preoccupi il governo transalpino che dovrà quindi trovare una soluzione per bloccare il flusso di migranti nella Manica. Eh sì, gli inglesi non scherzano proprio e sanno farsi rispettare. Una bella lezione all'arroganza francese. E anche all'incapacità, all'impreparazione, all'incompetenza e alla codardia dell'attuale governo italiano. Resta l'amara considerazione che se a difendere la sovranità britannica è un ministro coraggioso come la signora Priti Patel, nessuno osa eccepire nulla in Patria e all'estero, se invece a tutelare la sovranità italiana c'è un ministro come Matteo Salvini, allora tutti si sentono autorizzati a scatenare un'incredibile opera di delegittimazione e di linciaggio mediato in Patria e all'estero. L'altra amara considerazione è che al largo delle acque della Manica se ne vedono ben poche di navi Ong tedesche, olandesi e spagnole. Evidentemente sanno che con gli inglesi non si gioca e che sulle coste di Dover sarebbero accolte a cannonate. È davvero difficile, conoscendo le autorità britanniche, pensare che Capitan Carola, dopo aver osato speronare una motovedetta della Royal Navy, oggi sarebbe ancora a piede libero. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/che-lezione-di-forza-della-royal-navy-ai-buonisti-pro-ong-di-casa-nostra-2646952400.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-lamorgese-vola-a-smontare-i-dl-sicurezza" data-post-id="2646952400" data-published-at="1597179514" data-use-pagination="False"> La Lamorgese vola a smontare i dl Sicurezza Il duo Lamorgese-Di Maio sembra in gara a chi sbaglia più parole, ritmo e tonalità nel tormentone estivo dei nuovi decreti Sicurezza, sempre «quasi» pronti ma non abbastanza. Il ministro degli Esteri qualche giorno fa invitava a non avere fretta, «i tempi in politica sono fondamentali, ora il problema è altrove», riferendosi alle partenze che «dobbiamo bloccare» ed è importante che i migranti comprendano «che nessuno sta parlando di riformare la disciplina della cittadinanza o dei permessi di soggiorno». Il pentastellato alla guida della Farnesina frena. Invece la collega dem all'Interno accelera, diffonde anticipazioni sulle nuove regole come ha fatto al Caffeina festival nel Castello laziale di Santa Severa, quando intervistata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, addirittura ha affermato: «Spero di poter mandare il testo a Palazzo Chigi prima di ferragosto». Il lavoro sull'immigrazione «è chiuso», in attesa del parere dell'Anci in quanto «i centri di accoglienza dovranno essere gestiti dai Comuni». Precisa meglio: «Abbiamo modificato il sistema di accoglienza anche per coloro che sono richiedenti asilo, affinché entrino nel circuito di accoglienza identico a quello che oggi è riservato a coloro che sono titolari di protezione umanitaria, ritornando un po' come era prima». Dopo qualche ora, coincidenza, scoppiava in Calabria l'ennesimo scandalo migranti. Ancora una volta nel mirino degli investigatori è finita la gestione di un centro di accoglienza nell'ex agriturismo Villa Cristina di Varapodio. Nell'inchiesta risultano indagate sei persone: il sindaco di Varapodio, Orlando Fazzolari, civico, candidato non eletto alle regionali del gennaio scorso con Fdi, il gestore di una società cooperativa, due titolari di impresa di abbigliamento e due funzionari della prefettura di Reggio Calabria. Le accuse, per una gestione «caratterizzata da poca trasparenza e correttezza», sono di abuso d'ufficio, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, truffa ai danni dello Stato e peculato, falso ideologico (di cui rispondono i due funzionari). Sarebbero emerse irregolarità nell'affidamento di servizi e forniture alle imprese, da scarpe e abbigliamento agli alimenti per i migranti, così pure nell'assunzione di collaboratori. Un vero e proprio «centro di illecito guadagno e di cointeressi», lo descrivono gli inquirenti, per la gestione degli irregolari secondo una convenzione stipulata dal Comune di Varapodio con la prefettura di Reggio Calabria. Non è che l'ultima, vergognosa vicenda riguardante centri per stranieri richiedenti protezione internazionale. L'ulteriore conferma che il business dell'accoglienza ha trasformato i vari Cara in luoghi degli orrori per i clandestini, mentre consorzi e cooperative continuavano a gestirsi appalti milionari spendendo pochissimo per quei poveracci. Il ministro Lamorgese vuole riaccogliere, non le bastano i centri al collasso nel Sud diventato terra di sbarchi e le strutture in giro per il Paese, costrette a ricevere migranti infetti. Al Coffeina festival, l'ex prefetto che ha preso il posto di Matteo Salvini assicurava: «Da una settimana non stanno arrivando migranti, il momento più difficile è stato quando sono arrivati tutti insieme, oltre 6.000 in un mese. Però possiamo dire che la gestione è andata bene». In Sicilia non la pensano proprio così, con ben 80 arrivi lunedì notte a Lampedusa e 44 nelle ore precedenti, altri 10 ieri mattina a Capo Feto, vicino Mazara del Vallo. Un'invasione continua pure in Sardegna, dove in ventiquattr'ore sono sbarcati 72 migranti sulle coste del sud ovest del Cagliaritano e del Sulcis Iglesiente: non si tratta solo di tunisini, in fuga per «la crisi economica in Tunisia», come sostiene il capo del Viminale, ma anche di algerini che arrivano con diverse imbarcazioni. Le notizie peggiori sono però quelle che riguardano gli irregolari positivi al Covid-19, ieri nuovi 64 casi sono stati registrati all'hotspot di Pozzallo. Ne ha dato notizia l'assessore alla Salute della Regione Sicilia, Ruggero Razza: «Tutto questo in un solo giorno, spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma. Le (non) decisioni adottate stanno contribuendo drasticamente al contagio continuo dei migranti tra loro con pesanti ripercussioni in termini di sicurezza. Spero che ora tutti comprendano che nessuno ha mai voluto strumentalizzare alcunché: semmai si sta verificando semplicemente quello che avevamo rappresentato da subito alle autorità competenti». Proprio da Pozzallo pochi giorni fa erano riusciti a scappare 50 migranti, solo cinque sono stati rintracciati. Lunedì sera c'era stata la fuga di altri 20, due dei quali positivi. Il ministro dell'Interno ha annunciato l'arrivo di una seconda nave quarantena «più piccola, per 300 persone», pronto il commento del leader della Lega, Matteo Salvini: «Chiederemo i danni al governo e alla Lamorgese per un'altra “nave da crociera soggiorno" destinata ai clandestini che sbarcano: paghino i ministri, non gli italiani».
Mario Delpini (Ansa)
Si può: tutto questo accade a Milano, dove la diocesi ha presentato nei giorni scorsi il progetto del Monastero ambrosiano firmato da Stefano Boeri, «la modalità con cui la diocesi di Milano sarà presente all’interno di Mind, il Milano innovation district, il distretto sorto nell’area dell’Expo 2015. Nel 2023 era stata lanciata una Call for ideas, così la chiamano, che aveva coinvolto realtà ecclesiali, istituzioni, centri di ricerca e studi di architettura: l’obiettivo, decidere che cosa realizzare in quell’area. Da allora, Stefano Boeri ha preso il largo e ha firmato il progetto finale benedetto anche dall’arcivescovo, Mario Delpini, e che si estenderà nell’area all’incrocio tra il Cardo e il Decumano, in un’area che entro il 2030 (anno in cui è prevista la realizzazione del Monastero) ospiterà circa 70.000 persone tra residenti, lavoratori e studenti. Questo Monastero «avrà una presenza stabile di pastorale ordinaria, affidata a una piccola comunità che scandisce i ritmi della preghiera e della vita liturgica». Cinque le mini strutture abitative che ospiteranno i monaci del futuro. Gli altri spazi vedranno la presenza di un Chiostro delle religioni, un Giardino delle religioni, «dove le diverse tradizioni monoteiste presenti a Milano sono richiamate simbolicamente attraverso le essenze vegetali», e una Biblioteca delle religioni.
Boeri ha spiegato che il nuovo Monastero si svilupperà su una superficie di 2.700 metri quadri, 1.100 dei quali destinati agli spazi aperti. La chiesa vera e propria avrà un impianto trigono e potrà accogliere 300-350 fedeli. Ipotizzando la capienza massima, secondo le linee guida ufficiali per la progettazione di nuove chiese pubblicate dall’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, l’aula dell’assemblea sarà grande circa 350 metri quadri. A questa bisogna aggiungere il presbiterio (circa 50 mq), i vani accessorio (atri, corridoi, bagni, depositi: altri 150 mq), la sacrestia (30 mq): si arriva così a poco meno di 600 mq di sola chiesa, poco meno di un quinto dello spazio interessato dall’intervento. Forse un po’ pochino, visto che dovrebbe essere anche la chiesa di riferimenti dell’attiguo quartiere di Cascina Merlata, nuovo di zecca, popoloso ma privo di strutture religiose. Costo stimato? «Edificare nuovi centri parrocchiali», ha ricordato monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale, «costa fra i 5 e i 6 milioni di euro. Il Monastero ambrosiano non costerà di meno». I soldi saranno saranno reperiti attraverso una raccolta fondi.
Sui social, i fedeli non hanno preso bene il progetto. C’è chi dubita della funzionalità della struttura per ospitare celebrazioni sacre, chi si chiede «Ma sempre Boeri?», chi (tantissimi) sottolinea che, invece di costruirne uno nuovo, la Curia dovrebbe badare ai numerosi monasteri chiusi o che stanno chiudendo e che rischiano di rovinarsi (e qui il grande accusato è proprio l’arcivescovo Delpini). La domanda, infine, che molti si pongono è: quale è la ratio di una diocesi che finanzia un centro per il sincretismo religioso? Non dovrebbe annunciare Cristo invece di mischiare la fede cristiana con il resto del mondo? Il monastero medievale, al quale quello «ambrosiano» si richiama, era il pilastro della società di allora. Nella visione boeriana, la chiesa è messa in un angolo, lo spazio viene fagocitato dalla mescolanza della fede cristiana con gli altri credo. Lo stesso Boeri, nel rispondere a un commento particolarmente critico di un utente su Facebook che si domandava «Chi dovrebbe usufruire di una simile costruzione?», ha risposto: «Cittadini e fedeli di fedi diverse».
E c’è un altro fattore, da considerare: non è che l’idea del Monastero ambrosiano arrivi troppo tardi? Il 30 gennaio 2022 monsignor Luigi Stucchi, allora collaboratore del vicario episcopale per la vita consacrata della Diocesi di Milano, sottolineava il calo generale delle vocazioni per le congregazioni religiose. Il «monastero contemporaneo, manca dei pilastri fondamentali di un monastero: non è un baluardo della fede. Rischia di essere solo un Bosco orizzontale».
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 19 maggio 2026. L'eurodeputata della Lega Anna Cisint sottolinea i rischi della islamizzazione.
iStock
Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
Continua a leggereRiduci