
«È una questione di priorità». Quante volte dall’inizio della guerra in Medio Oriente ci siamo sentiti ripetere sempre la stessa solfa: il conflitto è un fenomeno esogeno, che nessuno in Italia e in Europa ha auspicato e spinto, ma ha provocato un gravissimo choc energetico su famiglie, lavoratori e imprese di tutto il Vecchio continente.
Bisogna intervenire, calibrando le risorse. Anche perché, tregua o non tregua, al momento nessuno conosce i tempi della nuova contesa.
L’ideale sarebbe, avendo un’altra Europa, sforare i paletti del Patto di stabilità e intervenire subito per dare ristoro ad aziende e cittadini che iniziano a vedere i primi segnali dei rincari. Non si può. Così il governo ha scelto. E ha deciso di intervenire in primis sulle famiglie e sui trasporti con il taglio delle accise.
Circa un miliardo per evitare che gli aumenti alla pompa, che comunque ci sono, diventino un salasso. Fino al 1° maggio, giorno della Festa dei lavoratori, dovremmo avere un’ancora di salvataggio abbastanza resistente alle intemperie.
Difficile opporsi a un provvedimento del genere. Complicato trovare da ridire. Non per la Cgil, che anche in questo caso è riuscita a non essere d’accordo. Si dirà, il segretario Maurizio Landini da un pezzo ormai fa politica, vuoi che arrivi ad applaudire il governo? Di recente è stato costretto a far buon viso a cattivo gioco sul rinnovo del contratto della scuola, e suo malgrado a garantire 137 euro lordi di aumento a 1,3 milioni di dipendenti pubblici: sarebbe davvero chiedergli troppo.
Ma al di là delle critiche al provvedimento sono le motivazione del sindacato rosso che lasciano di stucco. O meglio, fanno rabbrividire, anche perché se questa sinistra dovesse andare al governo il rischio di ritrovarsi Maurizio Landini al Lavoro è concreto.
Comunque. «Il 18 marzo, il giorno prima dell’entrata in vigore del decreto che taglia le accise», spiega Nicolò Giangrande, responsabile ufficio economia della Cgil, in un’audizione in commissione Finanze del Senato, «il prezzo medio del diesel era di 2,105 euro e quello della benzina 1,871 euro, ieri il diesel era a 2,142 euro e la benzina a 1,785 euro. Lo sconto deciso dal governo tra accise e Iva è stato mangiato dall’impennata dei prezzi energetici, destinato a crescere se la guerra in Iran durerà a lungo e tutti ci auguriamo che la tregua di questa notte sia il primo passo per la conclusione del conflitto».
Insomma, la premessa è raccapricciante. Perché si dice: nonostante il taglio delle accise il prezzo del carburante è rimasto inalterato, anzi per il diesel è addirittura cresciuto, senza evidenziare l’ovvio: in mancanza della sforbiciata del governo quell’aggravio sarebbe stato decisamente peggiore.
Ma il meglio deve ancora venire. «Si tratta», sottolinea ancora Giangrande, «di un intervento di politica economica che, se ai primi impegni del decreto aggiungiamo quelli della proroga, ammonta a oltre un miliardo di euro coperto con l’ennesimo taglio ai fondi ministeriali, compreso quello della Salute e a discapito degli investimenti in energie rinnovabili. Un intervento che oltre a rilevarsi del tutto inefficace non ha scalfito di un solo centesimo gli extra profitti che le compagnie energetiche stanno facendo dall’inizio della crisi... quegli extra profitti il governo li sta garantendo a spese del contributore». Per poi concludere: «Quando scadrà la proroga, il problema rischia di ripresentarsi peggiore di prima».
Ora, che non si trattasse di un taglio strutturale era stata la premessa di qualsiasi intervento del governo. Anche perché, come detto, i tempi del conflitto sono oggettivamente indefinibili e i paletti dell’Europa, tanto cara alla sinistra, non consentono di fare altrimenti.
Ma il punto sono le imprese e la logica distruttiva di Landini e compagni, per i quali la priorità non va data al sostegno alle famiglie ma alla punizione delle aziende petrolifere, del gas e del settore energetico che «ingiustamente» (in realtà hanno semplicemente sfruttato condizioni di mercato favorevoli ma indipendente dalle loro volontà) si sono arricchite grazie alla guerra. Morale della favola: il taglio delle accise non va bene perché non punisce le imprese e del resto chissenefrega.
Piuttosto che rassegnarci a una logica del genere preferiamo ipotizzare che pure queste dichiarazioni (tenendo conto anche del contesto in cui sono state rilasciate, Palazzo Madama) facciano parte della propaganda politica che ha contraddistinto la segretaria cgilellina targata Maurizio Landini. Ma probabilmente siamo troppo ottimisti.






