
Sono tutte suggestive e condivisibili le frasi che ieri da più parti sono state riversare sui media in occasione della Festa della mamma. A partire da cui che ha detto papa Leone XIV, che ha voluto mandare «un pensiero speciale va a tutte le mamme», invitando a pregare «per ogni mamma specialmente per quelle che vivono in condizioni più difficili».
Sui social Giorgia Meloni ha scritto che «essere mamma è il dono più grande e, insieme, la sfida più profonda che la vita possa regalare. La maternità ti cambia dentro: cambia il cuore, il tempo e il modo di guardare il mondo. Ti rende più forte e più fragile allo stesso tempo. Ti insegna ogni giorno cosa significhi amare davvero, senza misura, senza condizioni». Giuseppe Conte, pure lui in modalità materna, rivolge gli auguri «a tutte le mamme che sfidano ogni giorno l’impossibile con coraggio, amore incondizionato, energia inesauribile. Auguri a mia madre, che ha acceso in me ogni giorno la curiosità di sapere tutti i perché e i per come, che mi ha insegnato col suo esempio che alle scorciatoie della vita è meglio preferire la strada, pur faticosa e piena di sacrifici, dell’impegno, della dedizione e della passione». Già, davvero molto bello e commovente.
E certo non mettiamo in dubbio che politici e commentatori siano animati da vera passione quando celebrano le mamme d’Italia e la maternità in generale, soprattutto quando si tratta di donne come il presidente del Consiglio che sono effettivamente madri e conoscono le gioie ma pure le difficoltà che questo comporta. C’è tuttavia un retropensiero che non può non affiorare in queste ore. Riguarda una madre che da mesi e mesi vive in una condizione terrificante per ragioni che sfuggono all’umana comprensione. Stiamo parlando di Catherine Trevallion, la madre della famiglia nel bosco.
Alla fine di novembre la sua famiglia è stata devastata e dal 6 di marzo è stata addirittura allontanata dai suoi figli: loro sono rimasti nella casa protetta di Vasto, lei è stata mandata via perché non gradita al personale e agli assistenti sociali. Dalla scorsa settimana una dei suoi figli, una bambina di 7 anni, è ricoverata in ospedale per un problema respiratorio. Quando si è sentita male, Catherine non è nemmeno stata avvisata. È venuta a conoscenza della situazione il giorno dopo. Ad alcuni amici, i Trevallion hanno riferito che la piccola in ospedale «chiede di mamma e papà, è spaventata e triste». Ma i genitori non possono stare con lei quanto dovrebbero.
Possono vederla solo negli orari di visita, come degli amici qualsiasi. Non possono trascorrere la notte con la piccina, e quando si trovano vicino a lei devono essere sempre osservati da qualcuno dato che la loro responsabilità genitoriale è stata sospesa. In pratica, mamma Catherine può vedere sua figlia malata una ora al giorno «nonostante», spiega la psicologa di parte Martina Aiello, «la bimba chieda la presenza della madre e del padre».
Marina Terragni, garante dell’infanzia, sostiene che «è nel diritto dei genitori, così come è sancito dal diritto internazionale, stare con lei durante la degenza ospedaliera. Nel caso di ricovero del bambino per malattia o intervento chirurgico o procedure diagnostiche il team pediatrico o neonatologico dovrebbe garantire la continuità della relazione e della vicinanza genitore-bambino per tutta la durata della degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo un accesso illimitato h24 di almeno uno e per quanto possibile di entrambi i genitori».
Sarà pure un diritto, ma alla mamma del bosco non viene riconosciuto. E non solo Catherine non può vedere sua figlia per decisione delle istituzioni, ma da queste stesse istituzioni viene massacrata e attaccata da mesi. Le hanno tolto, si diceva, la responsabilità genitoriale. Poi l’hanno separata dai bambini. E per tutto questo tempo hanno continuato a dipingerla come una pazzoide, una donna fuori dalla realtà e incapace di mediazioni, una madre rigida e non disponibile alle mediazioni, riottosa e aggressiva. Nella perizia compilata dalle esperte individuate dal tribunale, si dice che Catherine è troppo convinta delle proprie idee, troppo dura. Viene da chiedersi che madre non lo sarebbe, nella sua situazione.
Perché questo è il punto: si fanno tante belle dichiarazioni sulla maternità, ci si compiace nella celebrazione dell’indipendenza e dell’autonomia femminile. Ma quando compare una donna forte e convinta delle sue idee, pronta a lottare per i suoi figli, ecco come viene trattata: presunti esperti e autorità la attaccano e le tolgono i figli. Catherine è dunque una delle madri «in condizioni difficili» citate del Papa. Occorre pregare per lei, come no. Ma sarebbe anche ora che si prendessero provvedimenti più «terreni» e che la politica, al netto delle belle parole, agisse per aiutare una madre che ha la sola colpa di amare i figli e di avere un pensiero indipendente.






