True
2022-08-25
Caso Ruberti, acquisizioni all’Asl Frosinone
Albino Ruberti con Nicola Zingaretti (Imagoeconomica)
Lunedì mattina gli uomini della Procura di Frosinone si sono recati negli uffici della Asl del capoluogo ciociaro e hanno acquisito la documentazione sugli affidamenti e le proroghe relativi ai contratti sottoscritti dalla Asl di Frosinone con Vladimiro De Angelis, agente Unipol locale, fratello dell’ex europarlamentare del Pd Francesco (attualmente a capo del Consorzio industriale del Lazio). A rivelarlo alla Verità è stato il nuovo direttore generale della Asl, Angelo Aliquò, che stamattina trasmetterà ufficialmente all’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato la relazione sulle polizze. Aliquò, figlio di Vittorio, l’ex procuratore aggiunto della Procura di Palermo scomparso nel 2021, ci spiega che gli investigatori «sono venuti e hanno acquisito carte» relative a «gare, aggiudicazioni e proroghe». Secondo quanto emerso ieri, con De Angelis la Asl del capoluogo ciociaro avrebbe sottoscritto polizze per più di 1,6 milioni di euro, tra il 2014 e il 2019. Di cui più della metà sarebbero stati assegnati senza gara, grazie ai rinnovi deliberati dall’allora commissario straordinario Luigi Macchitella.
Ieri Aliquò ha anticipato in parte all’agenzia Adnkronos i risultati che verranno trasmessi alla Regione Lazio: «Dalle verifiche che ho fatto, su richiesta dell’assessore regionale, è risultato che la Asl per alcuni anni, a seguito di una gara con cui erano state affidate quasi tutte le polizze a Unipol nel 2014, aveva prorogato e prorogato negli anni. Questo fino a quando, nel 2021, la dottoressa D’Alessandro, mio predecessore, aveva invece celebrato una gara divisa in 5 lotti più uno, quello più grosso fatto poi a parte». Il riferimento è alla ex dg della Asl di Frosinone, Pierpaola D’Alessandro, da pochi mesi comandata come dirigente in Campidoglio, dove, fino a venerdì scorso, Albino Ruberti ricopriva il ruolo di capo di gabinetto del sindaco Roberto Gualtieri. La proroga del 2019 è attestata da una mail del 6 febbraio di quell’anno. Nel messaggio la compagnia Unipolsai ha trasmesso gli importi dei premi assicurativi relativi a sei mesi per un pacchetto di polizze comprendente incendio (87.497 euro), infortuni comulativa (56.578 euro), Rca (35.726 euro) e altre coperture per premi complessivi pari a 185.430 euro per ogni semestre. Circa 370.000 euro per l’intero anno, in virtù di una gara che prevedeva due anni di contratto ma rinnovata fino al 2019 per un totale di premi incassati pari a 1.631.802 euro. Con La Verità Aliquò getta acqua sul fuoco: «Le proroghe sono state fatte con delle motivazioni, perché fare una gara di queste non è proprio semplicissimo, quindi sono tutte motivate. Poi è chiaro che se io propongo a una compagnia di assicurazioni di fare la proroga, quelli mi dicono di si, è ovvio». Il dg ricorda anche che tra le polizze «la fetta più grossa è quella della responsabilità medica, che è stata aggiudicata a un’altra ditta». Nel bilancio del 2019 dalla Asl Frosinone si possono leggere tre voci relative alle polizze assicurative: una da 3,78 milioni relativa proprio alla «r.c. (responsabilità civile, ndr) professionale» e l’altra , da 466.000 euro per «altri premi assicurativi». Il totale della voce «premi di assicurazione» ammonta a 4,253 milioni di euro. Forse per questo nel colloquio con questo giornale Aliquò ha minimizzato: «Per quello che mi riguarda, rispetto a quello che era stato scritto, mi sembra un po’ differente», ricordando anche che la gara del 2021 ha modificato lo scenario delle polizze.
L’acquisizione da parte della Procura di Frosinone è parte dell’indagine aperta nel fine settimana dopo la pubblicazione del video sulla lite avvenuta la sera del primo giugno di quest’anno tra Ruberti, Vladimiro De Angelis, il fratello Francesco e Adriano Lampazzi, sindaco di Giuliano di Roma. Per ricostruire cosa è stato detto durante la cena avvenuta presso il ristorante la Taverna a margine di un evento elettorale, sono già stati ascoltati i primi partecipanti alla tavolata, di cui facevano parte anche un paio di sindaci e il segretario cittadino del Pd. Il pm Adolfo Coletta ha delegato alle indagini il capo della squadra mobile di Frosinone e il vicequestore Flavio Genovesi, che puntano ad ascoltare anche avventori del locale che si trovavano casualmente a tavoli vicini. Per adesso infatti, le persone sentite hanno confermato la versione ufficiale secondo la quale la discussione che ha portato Ruberti a esplodere in una strada adiacente al ristorante con la frase «Me te compro!? A me? Si deve inginocchiare e chiedermi scusa, altrimenti dico a tutti quello che mi ha detto. Li ammazzo! Lo ammazzo! Deve venire qui a chiedere in ginocchio scusa, altrimenti io stasera scrivo quello che mi avete chiesto a tavola. Cinque minuti je do. Cinque! Vi sparo! T’ammazzo. Cinque minuti, qui in ginocchio, tutti e due», sarebbe scaturita da un diverbio tra opposte tifoserie di calcio, divise tra Roma, Lazio e Juventus, ma accomunate dalla fede politica. Ma un’altra frase urlata da Ruberti, «Io stasera scrivo quello che mi avete chiesto a tavola», sta portando la Procura a indagare a tappeto, polizze comprese, settore nel quale, come detto, ha messo ordine l’ex dg della Asl approdata come comandata in Campidoglio poco dopo il trasloco Ruberti dalla Regione Lazio, dove era capo di gabinetto di Nicola Zingaretti. Vaste programme quello dei pm, anche perché, visto l’elevato numero di presenti alla cena, circa una ventina, non è detto che un’eventuale conversazione su temi scottanti sia avvenuta in modo esplicito.
L’ex braccio destro di Gualtieri nelle carte di Mafia capitale
Il nome di Albino Ruberti, l’ex capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio e poi di Roberto Gualtieri in Campidoglio dimessosi dal ruolo venerdì scorso dopo la pubblicazione di un video che lo ritraeva mentre minacciava il fratello di un esponente del Pd di Frosinone, compare anche negli atti della cosiddetta Mafia capitale. In un’intercettazione ambientale inedita fatta negli uffici della fondazione di Luca Odevaine, dal 2001 al 2008 vice capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni e poi approdato alla Provincia di Roma a seguito di Nicola Zingaretti come comandante della polizia provinciale, racconta al suo interlocutore come, nonostante il passaggio alla Provincia, sia riuscito, grazie alla disponibilità di Ruberti, all’epoca ad di Zètema, a portare con sé Sandra Cardillo una dipendente di Zètema, distaccata per lavorare in Campidoglio nei suoi uffici. La conversazione, che non ha avuto alcuna conseguenza giudiziaria, è del 29 aprile 2014, e Odevaine, parlando con il suo interlocutore di risorse umane racconta, parlando della donna: «Zitto che io c’ho Sandra che praticamente se ne... l’ho dovuta cedere», spiegando poi che «lei è un impiccio in realtà, lei sta con me da anni, lei è dipendente Zètema (società partecipata al 100% da Roma capitale, è l’azienda strumentale capitolina che opera nel settore cultura, ndr) quindi in Comune c’aveva un comando, il gabinetto del sindaco e va tutto bene perché Zètema è una società del Comune, già in Provincia...». Odevaine interrompe il racconto per rispondere alla figlia, poi prosegue: «Dopodiché in Provincia, già non sò riuscito a fargli il comando per cui in Provincia è stata praticamente clandestina perché Zètema continuava a pagà Zètema per cui era... però ...inc... l’amministratore delegato, Ruberti no? disse “vabbé finché insomma... non ci rompono i coglioni, tiriamo avanti”». Nel dicembre 2012, quando Renata Polverini lascia dopo lo scandalo dei fondi del Consiglio regionale, Zingaretti si candida alla guida della Regione Lazio e si dimette da presidente della Provincia di Roma. Odevaine rimane di nuovo disoccupato e si dedica alla fondazione Integrazione, da lui presieduta dal 2010, che si occupa di migranti.
Dalle intercettazioni emerge che evidentemente Odevaine chiede e ottiene ancora da Albino Ruberti che la Cardillo ancorché alle dipendenze di Zètema vada a lavorare da lui anche nella sua fondazione privata. Nella trascrizione dell’aprile 2014 infatti Odevaine prosegue così il racconto sulla sua segretaria: «Adesso è stata proprio qua, qui è qui... qui è proprio una truffa perché almeno... quella... qui è proprio...inc... e quella lavora qua, non se pò, per cui in realtà bisogna, allora adesso in questo clima oltretutto di revisione al Comune sulle società comunali e forse le chiudono addiri... cioè oppure le accorpano, altre... Zètema non si sa che fine fa, sai chiaramente dobbiamo...». Ma la soluzione sembra già pronta: «per il momento l’abbiamo... parcheggiata a... in comune da Silvio Di Francia (delegato all’immigrazione del sindaco Ignazio Marino, ndr) che è un amico per cui, sostanzialmente gli darà modo anche di venire un po’ qua no? Più piano piano, il fatto è che io veramente giuro ci stanno delle cose che io non so, tante cose che io non so, le sa solo Sandra». Ma a luglio, quando Odevaine parla di Di Francia con Francesco Ferrante, ex senatore del Pd, sembra che l’escamotage non abbia funzionato: «Eh però Silvio non fa mai un cazzo, io purtroppo ho dovuto restituire Sandra (Cardillo, ndr), io so senza Sandra da du mesi e mezzo», confermando che la donna aveva proseguito a lavorare per lui anche quando l’ex comandante della polizia provinciale non ricopriva più incarichi pubblici, percependo comunque lo stipendio da Zètema, di cui Ruberti è stato ad dal 1998 al 2017, aggiungendo dal 2014 anche la carica di presidente fino a fine mandato.
Continua a leggereRiduci
La proroga delle polizze senza gara dal 2014 al 2019, per un valore di 1,6 milioni, è parte dell’inchiesta sulla lite fra l’ex capo di gabinetto del Campidoglio, Vladimiro De Angelis (l’agente con cui sono stati fatti i contratti) e il fratello Francesco.Ruberti citato da Odevaine in un’intercettazione inedita, rimasta senza conseguenze giudiziarie, sul distacco di una dipendente Zètema.Lo speciale contiene due articoli.Lunedì mattina gli uomini della Procura di Frosinone si sono recati negli uffici della Asl del capoluogo ciociaro e hanno acquisito la documentazione sugli affidamenti e le proroghe relativi ai contratti sottoscritti dalla Asl di Frosinone con Vladimiro De Angelis, agente Unipol locale, fratello dell’ex europarlamentare del Pd Francesco (attualmente a capo del Consorzio industriale del Lazio). A rivelarlo alla Verità è stato il nuovo direttore generale della Asl, Angelo Aliquò, che stamattina trasmetterà ufficialmente all’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato la relazione sulle polizze. Aliquò, figlio di Vittorio, l’ex procuratore aggiunto della Procura di Palermo scomparso nel 2021, ci spiega che gli investigatori «sono venuti e hanno acquisito carte» relative a «gare, aggiudicazioni e proroghe». Secondo quanto emerso ieri, con De Angelis la Asl del capoluogo ciociaro avrebbe sottoscritto polizze per più di 1,6 milioni di euro, tra il 2014 e il 2019. Di cui più della metà sarebbero stati assegnati senza gara, grazie ai rinnovi deliberati dall’allora commissario straordinario Luigi Macchitella. Ieri Aliquò ha anticipato in parte all’agenzia Adnkronos i risultati che verranno trasmessi alla Regione Lazio: «Dalle verifiche che ho fatto, su richiesta dell’assessore regionale, è risultato che la Asl per alcuni anni, a seguito di una gara con cui erano state affidate quasi tutte le polizze a Unipol nel 2014, aveva prorogato e prorogato negli anni. Questo fino a quando, nel 2021, la dottoressa D’Alessandro, mio predecessore, aveva invece celebrato una gara divisa in 5 lotti più uno, quello più grosso fatto poi a parte». Il riferimento è alla ex dg della Asl di Frosinone, Pierpaola D’Alessandro, da pochi mesi comandata come dirigente in Campidoglio, dove, fino a venerdì scorso, Albino Ruberti ricopriva il ruolo di capo di gabinetto del sindaco Roberto Gualtieri. La proroga del 2019 è attestata da una mail del 6 febbraio di quell’anno. Nel messaggio la compagnia Unipolsai ha trasmesso gli importi dei premi assicurativi relativi a sei mesi per un pacchetto di polizze comprendente incendio (87.497 euro), infortuni comulativa (56.578 euro), Rca (35.726 euro) e altre coperture per premi complessivi pari a 185.430 euro per ogni semestre. Circa 370.000 euro per l’intero anno, in virtù di una gara che prevedeva due anni di contratto ma rinnovata fino al 2019 per un totale di premi incassati pari a 1.631.802 euro. Con La Verità Aliquò getta acqua sul fuoco: «Le proroghe sono state fatte con delle motivazioni, perché fare una gara di queste non è proprio semplicissimo, quindi sono tutte motivate. Poi è chiaro che se io propongo a una compagnia di assicurazioni di fare la proroga, quelli mi dicono di si, è ovvio». Il dg ricorda anche che tra le polizze «la fetta più grossa è quella della responsabilità medica, che è stata aggiudicata a un’altra ditta». Nel bilancio del 2019 dalla Asl Frosinone si possono leggere tre voci relative alle polizze assicurative: una da 3,78 milioni relativa proprio alla «r.c. (responsabilità civile, ndr) professionale» e l’altra , da 466.000 euro per «altri premi assicurativi». Il totale della voce «premi di assicurazione» ammonta a 4,253 milioni di euro. Forse per questo nel colloquio con questo giornale Aliquò ha minimizzato: «Per quello che mi riguarda, rispetto a quello che era stato scritto, mi sembra un po’ differente», ricordando anche che la gara del 2021 ha modificato lo scenario delle polizze.L’acquisizione da parte della Procura di Frosinone è parte dell’indagine aperta nel fine settimana dopo la pubblicazione del video sulla lite avvenuta la sera del primo giugno di quest’anno tra Ruberti, Vladimiro De Angelis, il fratello Francesco e Adriano Lampazzi, sindaco di Giuliano di Roma. Per ricostruire cosa è stato detto durante la cena avvenuta presso il ristorante la Taverna a margine di un evento elettorale, sono già stati ascoltati i primi partecipanti alla tavolata, di cui facevano parte anche un paio di sindaci e il segretario cittadino del Pd. Il pm Adolfo Coletta ha delegato alle indagini il capo della squadra mobile di Frosinone e il vicequestore Flavio Genovesi, che puntano ad ascoltare anche avventori del locale che si trovavano casualmente a tavoli vicini. Per adesso infatti, le persone sentite hanno confermato la versione ufficiale secondo la quale la discussione che ha portato Ruberti a esplodere in una strada adiacente al ristorante con la frase «Me te compro!? A me? Si deve inginocchiare e chiedermi scusa, altrimenti dico a tutti quello che mi ha detto. Li ammazzo! Lo ammazzo! Deve venire qui a chiedere in ginocchio scusa, altrimenti io stasera scrivo quello che mi avete chiesto a tavola. Cinque minuti je do. Cinque! Vi sparo! T’ammazzo. Cinque minuti, qui in ginocchio, tutti e due», sarebbe scaturita da un diverbio tra opposte tifoserie di calcio, divise tra Roma, Lazio e Juventus, ma accomunate dalla fede politica. Ma un’altra frase urlata da Ruberti, «Io stasera scrivo quello che mi avete chiesto a tavola», sta portando la Procura a indagare a tappeto, polizze comprese, settore nel quale, come detto, ha messo ordine l’ex dg della Asl approdata come comandata in Campidoglio poco dopo il trasloco Ruberti dalla Regione Lazio, dove era capo di gabinetto di Nicola Zingaretti. Vaste programme quello dei pm, anche perché, visto l’elevato numero di presenti alla cena, circa una ventina, non è detto che un’eventuale conversazione su temi scottanti sia avvenuta in modo esplicito.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/caso-ruberti-acquisizioni-allasl-frosinone-2657938142.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lex-braccio-destro-di-gualtieri-nelle-carte-di-mafia-capitale" data-post-id="2657938142" data-published-at="1661421952" data-use-pagination="False"> L’ex braccio destro di Gualtieri nelle carte di Mafia capitale Il nome di Albino Ruberti, l’ex capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio e poi di Roberto Gualtieri in Campidoglio dimessosi dal ruolo venerdì scorso dopo la pubblicazione di un video che lo ritraeva mentre minacciava il fratello di un esponente del Pd di Frosinone, compare anche negli atti della cosiddetta Mafia capitale. In un’intercettazione ambientale inedita fatta negli uffici della fondazione di Luca Odevaine, dal 2001 al 2008 vice capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni e poi approdato alla Provincia di Roma a seguito di Nicola Zingaretti come comandante della polizia provinciale, racconta al suo interlocutore come, nonostante il passaggio alla Provincia, sia riuscito, grazie alla disponibilità di Ruberti, all’epoca ad di Zètema, a portare con sé Sandra Cardillo una dipendente di Zètema, distaccata per lavorare in Campidoglio nei suoi uffici. La conversazione, che non ha avuto alcuna conseguenza giudiziaria, è del 29 aprile 2014, e Odevaine, parlando con il suo interlocutore di risorse umane racconta, parlando della donna: «Zitto che io c’ho Sandra che praticamente se ne... l’ho dovuta cedere», spiegando poi che «lei è un impiccio in realtà, lei sta con me da anni, lei è dipendente Zètema (società partecipata al 100% da Roma capitale, è l’azienda strumentale capitolina che opera nel settore cultura, ndr) quindi in Comune c’aveva un comando, il gabinetto del sindaco e va tutto bene perché Zètema è una società del Comune, già in Provincia...». Odevaine interrompe il racconto per rispondere alla figlia, poi prosegue: «Dopodiché in Provincia, già non sò riuscito a fargli il comando per cui in Provincia è stata praticamente clandestina perché Zètema continuava a pagà Zètema per cui era... però ...inc... l’amministratore delegato, Ruberti no? disse “vabbé finché insomma... non ci rompono i coglioni, tiriamo avanti”». Nel dicembre 2012, quando Renata Polverini lascia dopo lo scandalo dei fondi del Consiglio regionale, Zingaretti si candida alla guida della Regione Lazio e si dimette da presidente della Provincia di Roma. Odevaine rimane di nuovo disoccupato e si dedica alla fondazione Integrazione, da lui presieduta dal 2010, che si occupa di migranti. Dalle intercettazioni emerge che evidentemente Odevaine chiede e ottiene ancora da Albino Ruberti che la Cardillo ancorché alle dipendenze di Zètema vada a lavorare da lui anche nella sua fondazione privata. Nella trascrizione dell’aprile 2014 infatti Odevaine prosegue così il racconto sulla sua segretaria: «Adesso è stata proprio qua, qui è qui... qui è proprio una truffa perché almeno... quella... qui è proprio...inc... e quella lavora qua, non se pò, per cui in realtà bisogna, allora adesso in questo clima oltretutto di revisione al Comune sulle società comunali e forse le chiudono addiri... cioè oppure le accorpano, altre... Zètema non si sa che fine fa, sai chiaramente dobbiamo...». Ma la soluzione sembra già pronta: «per il momento l’abbiamo... parcheggiata a... in comune da Silvio Di Francia (delegato all’immigrazione del sindaco Ignazio Marino, ndr) che è un amico per cui, sostanzialmente gli darà modo anche di venire un po’ qua no? Più piano piano, il fatto è che io veramente giuro ci stanno delle cose che io non so, tante cose che io non so, le sa solo Sandra». Ma a luglio, quando Odevaine parla di Di Francia con Francesco Ferrante, ex senatore del Pd, sembra che l’escamotage non abbia funzionato: «Eh però Silvio non fa mai un cazzo, io purtroppo ho dovuto restituire Sandra (Cardillo, ndr), io so senza Sandra da du mesi e mezzo», confermando che la donna aveva proseguito a lavorare per lui anche quando l’ex comandante della polizia provinciale non ricopriva più incarichi pubblici, percependo comunque lo stipendio da Zètema, di cui Ruberti è stato ad dal 1998 al 2017, aggiungendo dal 2014 anche la carica di presidente fino a fine mandato.
Nicola Fratoianni (Ansa)
Il Pd però la scelta di campo l’ha fatta, con o senza i 5 stelle, sapendo che ha dalla sua la sponda della Cgil. Domani, a Roma, Schlein e il segretario del sindacato di Corso Italia, Maurizio Landini, presentano il volume L’Italia che non arriva a fine mese dell’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, del già professore di sociologia economica, Mimmo Carrieri e del sindacalista Cgil Agostino Megale che dialogheranno con il segretario Pd e Landini sul problema salariale e sulla ricchezza accumulata nelle mani di pochi e quindi sulla necessità di una redistribuzione equa. I relatori non si limiteranno all’analisi ma forniranno una soluzione per sbloccare l’impasse delle retribuzioni. È probabile che il tema della patrimoniale rispunti ma se così non fosse, le basi ideologiche sono state gettate.
Il giorno dopo, venerdì a Milano, c’è l’appuntamento organizzato dall’European Left Alliance, l’alleanza della sinistra europea, dal titolo «Tax the rich, combattere le disuguaglianze e ridistribuire ricchezza». Tra i partecipanti la deputata di Sinistra italiana nel gruppo Avs, Elisabetta Piccolotti.
Per la Cgil si tratta di andare a ripescare una proposta lanciata a novembre 2025 e rimessa nel cassetto per le reazioni polemiche ma mai definitivamente archiviata. Landini proponeva di applicare un’aliquota dell’1,3% su una platea di contribuenti, circa 500.000, che detiene almeno 2 milioni di euro. Il segretario della Cgil la spiegava come «un contributo di solidarietà da parte dell’1% della popolazione a vantaggio del 99%». Il gettito stimato sarebbe pari a circa 26 miliardi di euro. Risorse che secondo il sindacalista, servirebbero a finanziare sanità, istruzione, non autosufficienza, politiche abitative, sociali e di trasporto pubblico.
Ma poi, ammesso che la sinistra riesca a farla digerire, la patrimoniale funzionerebbe? A questa domanda ha già risposto la Commissione Ue che ha bocciato preventivamente la tesi Schlein. A fine marzo, quindi in anticipo sul lancio del segretario del Pd, la Commissione europea ha pubblicato uno studio, Wealth Taxation, Including Net Wealth, Capital and Exit Taxes, affidato a un consorzio di centri di ricerca. Il lavoro ripescato dal Corriere della Sera, fa una panoramica delle luci e delle (molte) ombre delle imposte patrimoniali negli Stati membri. Negli ultimi trent’anni c’è stata una accelerazione della ricchezza privata nell’Ue che si è però concentrata ai vertici della piramide sociale. Sicché l’1% ha accelerato più rapidamente mentre la classe media è avanzata a ritmo più lento. Una situazione condizionata anche dalla pressione fiscale elevata sul lavoro e dai bisogni di bilancio post crisi. Di qui nasce il dibattito pubblico che reclama equità.
Lo studio a questo punto analizza gli effetti delle varie imposte patrimoniali, da quella netta sul patrimonio, alle plusvalenze maturate o realizzate, alle successioni e donazioni, exit tax. Risultato: nessuna di queste genera in pratica entrate significative nella maggior parte degli Stati membri. Anzi, i gettiti si sono spesso ridotti nonostante il boom dei patrimoni. Il perché è noto: soglie elevate, esenzioni estese, regimi di favore, aliquote in discesa, basi imponibili erose. Lo sbocco è stato diverso per i Paesi che l’hanno adottata. Germania e Svezia l’hanno abolita, Francia ridimensionata, Norvegia e Svizzera la mantengono, Spagna la combina con un’imposta di solidarietà. Il 30 novembre 2025 gli elettori svizzeri hanno respinto con un secco 78,3% la proposta dei Giovani Socialisti di un’imposta federale del 50% su successioni e donazioni sopra i 50 milioni di franchi, seconda bocciatura dopo il no del 2015 (71%), con tutti i 26 cantoni contrari.
Continua a leggereRiduci
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 3 giugno con Carlo Cambi
iStock
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiesto al capo della Polizia, Vittorio Pisani, di far verificare i motivi del mancato allontanamento dall’Italia in occasione dei precedenti controlli di polizia a cui era stato sottoposto. Infatti, all’uomo, nel maggio 2022 è scaduto il permesso di soggiorno provvisorio che aveva ottenuto mentre era in attesa dell’esito del ricorso contro la mancata concessione della protezione internazionale. Da allora è stato fermato più volte da agenti impegnati nel controllo del territorio e ha subito cinque denunce per spaccio e detenzione di sostanza stupefacente, tentato furto (di un cellulare), rapina, resistenza, violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale, ricettazione (sembra di due tessere sanitarie). Gli ispettori dovranno individuare quali ufficiali di polizia giudiziaria siano intervenuti in questi frangenti e perché, dopo averlo fermato, non lo abbiano spedito in un Centro di permanenza per i rimpatri. L’uomo non sarebbe mai entrato negli uffici della Squadra mobile di Genova, mentre a occuparsi di lui, in passato, sarebbero stati i carabinieri. Ma gli uomini della Benemerita sono anche quelli che sabato, dopo l’omicidio, lo hanno arrestato e condotto all’ospedale San Martino in stato di alterazione.
L’ipotesi del Viminale è che i precedenti dell’uomo, privo di documento valido, fossero più che sufficienti a determinarne l’espulsione. Il suo avvocato, Filippo Guiglia, ieri, via Whatsapp, ha provato a rubarci il mestiere: «Più che preoccuparmi dei permessi di soggiorno, mi domanderei quali politiche si attuano per aiutare chi ha forti disagi». Abbiamo provato a chiedere a quali disagi si riferisse, ma il legale non ha più replicato. Edoardo Rixi, viceministro leghista dei Trasporti, è l’unico ligure della compagine governativa. E commenta con favore l’iniziativa del collega a capo del Viminale: «Il governo, tramite il ministro Piantedosi, ha giustamente aperto un procedimento perché non va lasciato nulla al caso e bisogna garantire le espulsioni».
Rixi ragiona da abitante del capoluogo ligure: «Da troppo tempo Genova registra una presenza crescente di clochard aggressivi, soggetti che si drogano di crack in pieno giorno nel cuore della città e perfino sulle scale della metropolitana, oltre che di baby gang che rendono sempre più difficile vivere serenamente le aree della movida». Una situazione di degrado che tutti possono constatare leggendo le cronache cittadine dove quasi ogni giorno si registra un’aggressione a cittadini e turisti. Nelle scorse ore, per esempio, in via del Campo, la strada della città vecchia cantata da Fabrizio De André, due rapinatori sono entrati a forza dentro un appartamento armati di coltello e hanno derubato il muratore che lavorava all’interno. L’uomo non ha reagito e, per questo, non ha subito danni peggiori, ma in molti altri casi le vittime vengono ricoverate anche con prognosi serie. In città è diventato difficile girare senza correre rischi nella centralissima piazza Caricamento (utilizzata recentemente come una moschea a cielo aperto), a pochi metri dall’Acquario, ma anche in via San Lorenzo, la strada che conduce all’omonima cattedrale e a Palazzo Ducale.
In certe sere quelle aree sono invase da gruppi di maranza che con atteggiamenti aggressivi e musica ad altissimo volume scoraggiano le passeggiate delle famiglie, costrette a rimanere a casa o a scegliere zone meno pericolose. «È una situazione che richiede una risposta forte dello Stato, anche valutando un maggiore impiego dell’Esercito a supporto delle forze dell’ordine nei punti più sensibili. Ma serve anche un cambio di atteggiamento da parte dell’amministrazione comunale, che troppo spesso ha adottato toni e linguaggi indulgenti verso fenomeni di degrado e illegalità» continua Rixi. «La sicurezza non è né di destra, né di sinistra: è un diritto dei cittadini. Per questo condivido e rilancio l’allarme che i consiglieri comunali della Lega Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua portano avanti da tempo in Consiglio comunale, denunciando con costanza situazioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Ignorare il problema non lo risolve. Servono regole, controlli e tolleranza zero verso chi trasforma interi quartieri in zone franche». Una deriva che hanno difficoltà a negare anche i più convinti sostenitori delle società aperte.
Rixi è da sempre impegnato ad attirare fondi per finanziare infrastrutture e nuove attività nella Superba, ma l’attuale situazione rischia di scoraggiare chi voglia scommettere sul futuro del capoluogo ligure: «Genova merita più sicurezza, più decoro e più rispetto per chi vive, lavora e investe nella nostra città». Il viceministro cita la teoria della finestra rotta (o dei vetri rotti), un noto principio sociologico e criminologico secondo cui lasciare un piccolo segno di degrado (come una finestra non riparata) trasmette un senso di incuria e abbandono che incoraggiano ulteriori atti vandalici o comportamenti antisociali, innescando un effetto a catena di progressivo degrado urbano. «Dove governa la sinistra», conclude Rixi, «i balordi prendono coraggio: in questo momento va rilanciata la tolleranza zero». Un tema su cui la Lega non vuole farsi superare da Futuro nazionale.
Il sindaco di Genova, Silvia Salis, sull’argomento, ha scelto di lanciare la palla in tribuna incolpando il governo dell’attuale situazione di emergenza, dimenticando di avere il controllo diretto della polizia municipale. Da tempo sostiene la necessità di un grande patto nazionale sulla sicurezza tra governo e città, uno di quei tavoli dove, solitamente, si discetta dei massimi sistemi, ma si conclude poco. Per esempio, digitando su Internet, si scopre che quasi tutte le città che hanno siglato «patti sulla sicurezza» con il governo centrale sono per lo più Comuni a guida progressista, con i più alti indici di criminalità sul territorio nazionale, da Milano a Roma, da Torino a Napoli a Firenze. Chi vive nella Superba non ha bisogno di chiacchiere, ma di poter girare per la città senza avere paura di essere rapinato o picchiato. O, magari, come è accaduto al povero Pietro Signor, ucciso a colpi di bottiglia in un parco a pochi passi da via Roma e via XXV Aprile, il «salotto buono» dei genovesi.
Continua a leggereRiduci