
Caro neo ministro della Salute, noi non la conosciamo, e questo ai nostri occhi è sicuramente il suo prim merito. Con tutti i medici che hanno approfittato della pandemia per farsi belli in tv, dedicandosi più alla ricerca della telecamera che alla ricerca della verità, il suo anonimato pressoché totale ci conforta. Le confessiamo che quando abbiamo sentito della sua candidatura, tenuta coperta fino all’ultimo, ci siamo interrogati perplessi: chi è costui? Orazio di nome, come il marito di Clarabella, e Schillaci di cognome, come l’ex bomber della nazionale. Mai sentito prima. Mai visto in tv, a parte qualche pudica partecipazione a Unomattina. In questo lei è l’anti Burioni, l’antitesi di Bassetti, la negazione di Pregliasco. Un buon inizio, insomma.
Però poi abbiamo approfondito il suo curriculum e ci è subito nato il primo sospetto. Lei è magnifico rettore dell’Università Tor Vergata (e fin qui benissimo), è autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche (benissimo), è specializzato in medicina nucleare (ancora benissimo), ma ha partecipato a diverse commissioni sanitarie della Regione Lazio (e qui assai meno bene, considerando chi gestisce la sanità del Lazio e come essa è ridotta) e soprattutto è stato nominato dal ministro Speranza nel comitato scientifico dell’Istituto superiore della sanità «che ha accompagnato tutte le decisioni chiave durante la pandemia». Qui va proprio malissimo, caro neo ministro. Va malissimo perché non è mai bello essere amati e scelti da Speranza. Ma soprattutto non è bello aver accompagnato (senza mai dissentire pubblicamente) le decisioni che egli ha preso durante la pandemia. E che sono state, volendo essere clementi, una catastrofe.
Ora a noi piacerebbe immaginare che lei questa catastrofe non l’abbia condivisa. Ma soprattutto piacerebbe immaginare che questa catastrofe (di cui ancora paghiamo le conseguenze) lei la voglia fermare. Per esempio: non le sarà sfuggito che ci sono ancora migliaia di medici e infermieri sospesi perché non sono vaccinati. Persone private dei loro diritti fondamentali, fra cui quello di avere un lavoro e uno stipendio per poter vivere, in base a un principio che ormai sappiamo essere falso come una promessa di Wanna Marchi: se infatti il vaccino non serve a fermare la trasmissione del virus (come è evidente, dimostrato dagli studi e ammesso dalla stessa Pfizer), tenere fuori dalle strutture sanitarie i non vaccinati per fermare la trasmissione del virus è per lo meno (oggi siamo buoni) un’idiozia. Com’è possibile che si continuino a ledere diritti fondamentali dei cittadini in virtù di un’idiozia?
Non sappiamo se lei, in qualità di consulente, sia stato coinvolto in questo crimine. Ma se ne dissoci ora. Nell’unico modo possibile: abolendolo. Lo deve fare un minuto dopo che si è seduto sulla sua pregiata poltrona. Anzi, un minuto è troppo: mezzo minuto. Ecco, faccia così: mezzo minuto dopo che si è insediato elimini l’obbligo di vaccino per i sanitari. E già che c’è anche per le Rsa: è inaccettabile che ci siano, ancora oggi, figli che non riescono a vedere i loro genitori anziani e malati soltanto perché non sono vaccinati. La discriminazione non ha senso. La disintegri. Subito. Ogni minuto, in questo caso, è prezioso perché per molti anziani potrebbe essere l’ultimo. E poi, immediatamente dopo, dia una bella registrata alla campagna vaccinale: fermi le vaccinazioni ai neonati, limiti al minimo quelle ai giovani (pericolose), chiarisca la vicenda dei guariti (sui quali i suoi colleghi stanno facendo una gran confusione). Insomma si sbrighi a darci l’idea che non ha condiviso nulla dell’infatuazione vaccinale del suo predecessore. E che, più che alla salute delle aziende farmaceutiche, lei è interessato alla salute dei cittadini.
Nello stesso tempo elimini la quarantena per i positivi e le emissioni quotidiane dei bollettini del terrore. Ci vuole un attimo. Basta un tratto di penna. Via. Spariti per sempre. Il Covid è ormai un’influenza e come tale deve essere trattato: che senso ha, nelle condizioni in cui si trova il Paese, bloccare in casa chi sta bene? E che senso ha far uscire ogni giorno dati (per altro sballati) che servono soltanto a spaventare i cristiani? Non è mai stato emesso, storicamente, il bollettino dei malati di influenza. Né di quelli di raffreddore. Così come non emettiamo il bollettino di chi ha disturbi gastrointestinali o di chi soffre di cistite. Perché dovremmo continuare a far uscire il bollettino dei malati Covid? E perché continuare nella truffa di considerare morti Covid quelli che in realtà muoiono per tutt’altro? Perché diffondere ancora angoscia? A chi giova?
Come vede, caro ministro, le nostre sono richieste semplici. Sono cose evidenti, lampanti, facili da attuare in pochi istanti. Quello zuccone (eufemismo in rima) di Speranza non ci ha voluto sentire per la sia cieca ottusità ideologica. Lei dimostri subito di essere diverso: elimini gli obblighi vaccinali dove ci sono ancora, dia una calmata agli inoculatori compulsivi, elimini i bollettini e le quarantene per i positivi. Poi ci sarà tanto altro da fare. Ci sarà da far luce su quello che è successo nei due anni e mezzo trascorsi, magari individuando le responsabilità di chi ha sbagliato. Ci saranno da riabilitare i medici eroi che hanno curato i malati di Covid anziché seguire la assurda circolare «tachipirina e vigile attesa». E ci sarà soprattutto da risistemare una sanità che il suo predecessore, al di là delle grandi promesse in salsa «ne usciremo migliori», lascia in condizioni penose. Ma per questo le possiamo dare qualche tempo in più. Per le altre cose no. Lo faccia subito. Un secondo dopo che è entrato al ministero. O la riterremo complice.





