
Caro geometra Nicola Bonelli, caro co-portavoce di Europa verde rimasto senza co, le scrivo questa cartolina per esprimerle la mia solidarietà perché per lei sono tempi particolarmente duri. Prima è stato abbandonato dalla sua co-portavoce, Eleonora Evi, che l’ha accusato di una «gestione patriarcale» del partito, poi ha scoperto di avere come presidente in Sinistra italiana (l’alleanza creata tra i suoi ecologisti e i comunisti di Nicola Fratoianni) niente meno che Nichi Vendola, l’uomo che proprio lei aveva denunciato per l’Ilva di Taranto e fatto condannare a oltre tre anni di carcere (inchiesta Ambiente svenduto).
Povero geometra Bonelli: ha speso mesi per cercare di crearsi l’immagine di uomo rispettoso degli altri e della natura e in poche ore viene a) smascherato come un maschio tossico e b) costretto a condividere il partito con uno che svende l’ambiente. Se le avessero costruito una centrale a gas in tinello le avrebbero fatto meno male.
Certo: potrebbe sempre tornare alla sua professione precedente, se solo ne avesse mai avuta una. Purtroppo, da questo punto di vista, il suo curriculum è più vuoto dei suoi discorsi. Dopo il diploma da geometra, infatti, non risulta aver mai svolto altro lavoro che quello del politico. Nei documenti ufficiali risulta solo come «attivista» o «dirigente di». Senza nemmeno grandi successi. Dopo l’esordio come consigliere di circoscrizione a Ostia, infatti, ha inanellato alle varie elezioni una serie di trombature che al confronto Cicciolina è vergine: trombato alle elezioni politiche del 1992, 1994, 2008 e 2013; trombato alle elezioni europee del 2014 e del 2019; trombato come sindaco di Taranto alle elezioni del 2012. Ce l’ha fatta ad entrare in Parlamento solo nel 2006 e l’anno scorso. Nel 2008, dopo una delle tante sconfitte, annunciò il suo ritiro: «Faccio un passo indietro». Infatti.
Infatti eccola ancora qui, sulla scena, pronto a scagliarsi contro ogni polvere sottile, a parte la cipria, ovviamente, che le serve per le sue numerose apparizioni nei talk. L’unica cosa di davvero verde che le è rimasta, in effetti, pare il verde da prezzemolino tv. Eppure dicono che sia timido. Di sicuro la lingua ogni tanto le si inceppa come ha testimoniato Striscia la Notizia collezionando le sue papere: il «governo Braghi», «i soldi degli itiliani», le «generazioni fature»… Lei non si offende. È un grande incassatore. E se proprio litiga con qualcuno lo invita a prendere un tè freddo perché, ha confessato, il caffè non le piace. Si capisce: troppo forte. A berne un po’ c’è persino il rischio di svegliarsi.
Fra le sue imprese memorabili la richiesta di istituire il reato di negazionismo climatico per mandare in carcere chi nega il catastrofismo. È molto più permissivo, invece, con chi imbratta i beni artistici, ma solo se lo fa in nome dell’ambientalismo (altrimenti, pene esemplari). Ora, come dicevamo, si trova in imbarazzo: da una parte l’accusa di patriarcato e dall’altra un presidente come Vendola, da lei stesso denunciato come nemico dell’ambiente. Roba da diventare verdi sì, ma per la bile. Perciò non posso fare a meno di scriverle per abbracciarla forte e farle coraggio. Qualche tempo fa per lamentare la siccità in Italia si presentò in Parlamento con delle pietre raccolte nell’Adige. Vorremmo evitare che tornasse a rilanciarle nel fiume con attaccato il suo collo.






