2025-04-15
Carabinieri, cambia la formazione dei Marescialli
Salvatore Luongo (Ansa)
Il Siulcc Il Sindacato Unitario Lavoratori Carabinieri esprime apprezzamento per la riforma voluta dal Comandante Generale Salvatore Luongo.
Una svolta significativa nel percorso formativo dei Marescialli dell’Arma dei Carabinieri. Il Sindacato Unitario Lavoratori Carabinieri (SIULCC) ha accolto con favore la decisione del Comandante Generale Salvatore Luongo, di modificare il tradizionale iter didattico, introducendo un cambiamento destinato a rafforzare il legame tra formazione e operatività. Lo si legge in una nota firmata dal segretario generale Sebastiano Calabrò.
A partire dal prossimo ciclo formativo, il terzo anno del corso triennale per Marescialli non si svolgerà più presso la Scuola di Firenze, bensì direttamente nei Reparti territoriali. I frequentatori, già promossi al grado di Maresciallo, entreranno così nel vivo dell’attività operativa, con un apprendimento sul campo che anticipa e rafforza l’inserimento nel servizio attivo.
Il Siulcc auspica che questa innovazione possa essere estesa anche alla formazione degli Allievi Carabinieri, proponendo di allungare il corso base dagli attuali sei mesi ad almeno nove. L’obiettivo è inserire un periodo di tirocinio pratico nei Reparti, in modo da preparare i futuri militari alle reali esigenze operative.
Il sindacato sottolinea inoltre l'importanza di rivedere i contenuti formativi, orientandoli su moduli di natura tecnico-professionale. Tra le competenze da rafforzare: le tecniche di intervento operativo, la gestione delle banche dati, la compilazione degli atti di polizia giudiziaria, l’uso delle armi in sicurezza e la conduzione dei mezzi di servizio.
Ma la formazione non è solo tecnica. Il Siulcc ricorda che l’identità del Carabiniere si fonda su valori profondi: fedeltà, lealtà, responsabilità, disponibilità e determinazione. È in questi principi che trova senso lo “spirito di corpo”, un elemento cardine dell’Arma, sancito dall’articolo 719 del Turom. Si tratta di un sentimento di coesione che, fondato su tradizioni etiche e storiche, deve unire ogni militare al fine di mantenere alto il prestigio del Corpo, senza mai intaccare la solidarietà tra tutte le Forze Armate.
Una riforma che, oltre a guardare al futuro operativo dell’Arma, punta a rinsaldare le sue radici più autentiche.
Continua a leggereRiduci
Il Siulcc Il Sindacato Unitario Lavoratori Carabinieri esprime apprezzamento per la riforma voluta dal Comandante Generale Salvatore Luongo.Una svolta significativa nel percorso formativo dei Marescialli dell’Arma dei Carabinieri. Il Sindacato Unitario Lavoratori Carabinieri (SIULCC) ha accolto con favore la decisione del Comandante Generale Salvatore Luongo, di modificare il tradizionale iter didattico, introducendo un cambiamento destinato a rafforzare il legame tra formazione e operatività. Lo si legge in una nota firmata dal segretario generale Sebastiano Calabrò. A partire dal prossimo ciclo formativo, il terzo anno del corso triennale per Marescialli non si svolgerà più presso la Scuola di Firenze, bensì direttamente nei Reparti territoriali. I frequentatori, già promossi al grado di Maresciallo, entreranno così nel vivo dell’attività operativa, con un apprendimento sul campo che anticipa e rafforza l’inserimento nel servizio attivo.Il Siulcc auspica che questa innovazione possa essere estesa anche alla formazione degli Allievi Carabinieri, proponendo di allungare il corso base dagli attuali sei mesi ad almeno nove. L’obiettivo è inserire un periodo di tirocinio pratico nei Reparti, in modo da preparare i futuri militari alle reali esigenze operative.Il sindacato sottolinea inoltre l'importanza di rivedere i contenuti formativi, orientandoli su moduli di natura tecnico-professionale. Tra le competenze da rafforzare: le tecniche di intervento operativo, la gestione delle banche dati, la compilazione degli atti di polizia giudiziaria, l’uso delle armi in sicurezza e la conduzione dei mezzi di servizio.Ma la formazione non è solo tecnica. Il Siulcc ricorda che l’identità del Carabiniere si fonda su valori profondi: fedeltà, lealtà, responsabilità, disponibilità e determinazione. È in questi principi che trova senso lo “spirito di corpo”, un elemento cardine dell’Arma, sancito dall’articolo 719 del Turom. Si tratta di un sentimento di coesione che, fondato su tradizioni etiche e storiche, deve unire ogni militare al fine di mantenere alto il prestigio del Corpo, senza mai intaccare la solidarietà tra tutte le Forze Armate.Una riforma che, oltre a guardare al futuro operativo dell’Arma, punta a rinsaldare le sue radici più autentiche.
Smontato il giallo internazionale dietro la clemenza concessa a Nicole Minetti: la procedura è partita dal Colle, non da Mosca o chissà dove. Senza prove di corruzione in Uruguay o di festini fantasma, siamo davanti a una campagna di fango basata su presunte fonti anonime e illazioni, come nel caso di Ranucci che accusa Nordio di essere stato nel ranch di Cipriani. In più viene chiarito un fatto: dopo la sentenza della Consulta del 2006, il potere di concedere la grazia è esclusivamente nelle mani del presidente della Repubblica. Il Ministero della Giustizia ha solo un ruolo istruttorio e di verifica formale.
Ecco #DimmiLaVerità del 30 aprile 2026. Il nostro esperto di politica Usa Stefano Graziosi ci spiega che per Trump i sondaggi interni sono disastrosi.
Silvia Salis (Ansa)
C’è chi sceglie di raggiungere la montagna insieme ai partigiani e chi, invece, preferisce raggiungere il lago, per combattere una guerra disperata sotto le bandiere della Repubblica sociale italiana. Ognuno arriva alla propria conclusione dopo enormi sofferenze. Lo stesso fanno gli Alpini. Chi va da una parte e chi dall’altra.
Portava però la penna nera Nuto Revelli che, dopo l’Armistizio di Cassibile, è tra i fondatori delle formazioni di Giustizia e Libertà, diventando poi un testimone chiave della lotta partigiana. Lo stesso fa Mario Rigoni Stern, tornato miracolosamente vivo dalla campagna di Russia per poi combattere sull’Altipiano di Asiago. E pure Enrico Martini Mauri, una delle 62 medaglie d’oro, e attivo in Piemonte. Scrive di lui l’Anpi: «Di sentimenti monarchici, con la mentalità del militare, Mauri (che, grazie ai rapporti preferenziali instaurati con la missione inglese del maggiore «Temple», riceve lanci regolari di armi, munizioni e vettovagliamento), tende a tenere sotto il suo controllo tutta la zona». È un militare di professione. Sa fare la guerra. Difende la sua terra, anche scontrandosi con i partigiani della Brigata Garibaldi. A Genova, attorno al partigiano cattolico e medaglia d’oro Aldo Gastaldi (morto in uno strano incidente a guerra finita a cui Giampaolo Pansa dedicò il libro Uccidete il comandante bianco) si radunano moltissimi alpini. Sanno muoversi e combattere in montagna, del resto. Sono il corpo più adatto per la guerriglia. Sono valorosi e lo dimostreranno in battaglia.
A distanza di 80 anni le Penne nere stanno per tornare a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Città che si è liberata da sola, prima ancora che arrivassero gli alleati, anche grazie al contributo di quei combattenti che provenivano dalle truppe alpine che oggi pare disprezzare. L’adunata annuale delle Penne nere è stata anticipata dalle solite polemiche. Le femministe di Non una di meno che vedono negli Alpini l’ultimo baluardo del patriarcato e la candidata di Alleanza verdi e sinistra che chiede che le Penne nere vadano altrove. Ma c’è anche chi, come l’alpino e consigliere comunale a Genova, Sergio Gambino, ha firmato un ordine del giorno per chiedere ufficialmente che, dopo le denigrazioni, la città valorizzasse gli Alpini. Una richiesta semplice in cui si domandava al sindaco Silvia Salis di «ribadire pubblicamente il valore sociale e culturale dell’Adunata, respingendo ogni tentativo di strumentalizzazione ideologica volta a dividere la cittadinanza». Ma soprattutto si chiedeva di «prendere pubblicamente le distanze, manifestando solidarietà agli Alpini, da quanto di grave è stato affermato sulle pagine social di Non una di meno».
La risposta che è arrivata dalla giunta della Salis, però, è stata un secco no. Questa la cronaca politica. Che è cronaca, quindi destinata a passare. A differenza delle 62 medaglie d’oro degli Alpini.
Continua a leggereRiduci
Sono 337 i beni culturali rimpatriati dagli Stati Uniti e presentati alla Caserma «La Marmora», sede del reparto operativo dei Carabinieri TPC (Tutela Patrimonio Culturale), alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli e dell’ambasciatore Usa in Italia Tilman J. Fertitta.
Tra i reperti figurano oggetti archeologici di epoca romana, bizantina e della Magna Grecia, oltre a opere d’arte e materiali d’archivio, in larga parte provenienti da scavi clandestini o sottratti a istituzioni. Tra i pezzi più rilevanti anche una testa di Alessandro Magno proveniente dalla Basilica Aemilia del Foro Romano. Il rimpatrio è il risultato di operazioni concluse tra dicembre e aprile 2026. Dei 337 beni, 221 sono stati recuperati grazie alla collaborazione con il Manhattan District Attorney’s Office, mentre gli altri 116 sono stati restituiti attraverso attività congiunte di FBI e Homeland Security Investigations.