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2023-02-12
Il Campidoglio ha censurato gli «Invisibili»
Roberto Gualtieri (Imagoeconomica)
Quando la casa Comune non è di tutti. Vietato l’accesso in Campidoglio per gli invisibili. Dopo il successo in tutta Italia del documentario Invisibili sugli effetti avversi del vaccino anti Covid 19, non c’è spazio sul Monte Capitolino.
Ad annunciarlo è il Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie spiegando che, attraverso un escamotage è stata di fatto «vietata la proiezione di Invisibili all’interno di uno spazio istituzionale, creando così un precedente che potrebbe essere adottato da altre giunte comunali per contrastare un documentario che, lungi dal trarre conclusioni dal punto di vista scientifico (il contributo di medici intervistati si basa sulla lettura dei dati Ema e Aifa), altro non fa che dare voce a testimonianze di cittadini che hanno riscontrato gravi patologie in seguito all’inoculazione del vaccino Covid-19 e a cui sono state negate una diagnosi e una cura».
Le tre associazioni avevano intenzione di organizzare in Campidoglio un evento-dibattito sul tema, con l’obiettivo di abbattere quella reticenza delle istituzioni ad accettare un confronto con i cittadini, anche ora che lo stato di emergenza è ormai alle spalle. Il docufilm racconta infatti il dramma delle vittime delle reazioni avverse da vaccino e si propone di tutelare i diritti di chi ha subito conseguenze gravi o addirittura letali.
Italiani invisibili, appunto, che chiedono cure, verità e giustizia. A Roma, con il sostegno di Fabrizio Santori, capogruppo della Lega nella giunta capitolina, era stata richiesta la sala della protomoteca del Campidoglio per la proiezione, domani, come fatto in altri Comuni italiani. Come raccontano i promotori dell’iniziativa, era stata quindi avviata una procedura che non prevedeva, al momento della comunicazione, un consenso da parte della giunta capitolina.
Giunta che ha pensato bene, però, di approvare con una delibera «ad hoc» una nuova disciplina per l’utilizzazione delle sale, attraverso cui è possibile che «la fruizione degli spazi sia negata in caso di tematiche delicate e oggetto di forti contrasti, come si potrebbe verificare per l’evento da noi proposto, che tocca argomenti che sollevano perplessità su recenti interventi legislativi ritenuti legittimi dalla Corte costituzionale». La conferma che dopo due anni, pandemia, obbligo vaccinale e conseguenze avverse, sono questioni ancora non chiuse anzi, molto sensibili al di là della scienza perché sul filo della costituzionalità. Infatti, a proposito delle sentenze con cui la Consulta ha assolto l’obbligo vaccinale, come ha ben spiegato alla Verità il giurista Carlo Iannello, «la Consulta non si è espressa sulla sospensione dei lavoratori e i ricorsi possono ancora essere portati in tribunale». Questo perché la Consulta, in merito ai ricorsi di alcuni medici, «se fosse entrata nel merito sarebbe stata difficilmente difendibile la razionalità della legge sull’obbligo». Inoltre, sulla sentenza firmata da Filippo Patroni Griffi, Iannello nota che «coincide con il contenuto di un documento dell’Oms dedicato alle “Considerazioni etiche sulla vaccinazione obbligatoria”, che al paragrafo 1 sosteneva: la vaccinazione obbligatoria dovrebbe essere considerata solo se necessaria e proporzionata al compimento di uno o più importanti obiettivi sociali o istituzionali, tipicamente ma non esclusivamente, di salute pubblica ma anche obiettivi di carattere economico e sociale come prevenire la crisi del sistema sanitario. Detta così, se però lo scopo è “salvare” il sistema di cura, possiamo imporre qualsiasi trattamento sanitario».
Al di là dei limiti costituzionali, restano le complicanze post vaccino di cui si evita di parlare, anche vietando la proiezione di un docufilm che raccoglie testimonianze dirette, come accade nel Campidoglio a guida Gualtieri.
Nel frattempo, Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie, stanno procedendo legalmente contro «questi fatti gravissimi che tentano una volta di più di silenziare coloro che hanno attraversato, e attraversano tuttora, difficoltà significative» ma nello stesso tempo si rivolgeranno ad «associazioni e gruppi che intendono organizzare una proiezione-dibattito di Invisibili coinvolgendo ovunque possibile le istituzioni». Iniziative che il gruppo ribadirà in una conferenza stampa lunedì 13 febbraio alle ore 19,30 in Piazza Campitelli, vicina al Campidoglio, sottolineando ancora una volta «l’appello di quanti, portatori di verità scomode, stanno rischiando di essere ridotti ad uno status di invisibilità; ma anche della cittadinanza che, a fronte di una presa di coscienza della progressiva e inesorabile cancellazione di diritti connaturati all’essere umano in quanto tale, avverta ancora forte la determinazione a far sentire, in un fronte unito, la propria voce». E sempre su questi temi, da mercoledì 15 febbraio, sul sito della Verità sarà disponibile Covid-19, dodici mesi di pensiero critico, il docufilm che racconta «l’altra storia della pandemia», tra imposizioni, contraddizioni, censure, domande senza risposte e rischi per il futuro.
Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica
La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid in Italia è finalmente realtà: mercoledì prossimo, 15 febbraio, è stato calendarizzato in Commissione Affari Sociali a Montecitorio l’esame della proposta di legge «recante», si legge sul sito della Camera dei Deputati, «l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’operato del governo e sulle misure da esso adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica del Covid-19». La relatrice è Alice Buonguerrieri, di Fratelli d’Italia; le firme alla proposta sono di Galeazzo Bignami (Fdi), Riccardo Molinari (Lega) e Davide Faraone (Terzo polo).
«Sono onorata», dice alla Verità la Buonguerrieri, «del ruolo di relatrice che mi è stato affidato da Fratelli d’Italia nella costituzione di questa commissione che per noi è molto importante. È un organismo che ha l’obiettivo di cercare la verità, a 360 gradi: lo dobbiamo agli italiani». L’istituzione della commissione di inchiesta sulla (mala) gestione della pandemia è una storica battaglia della Verità, e ora finalmente la nascita dell’organismo è prossima.
A quanto apprendiamo da fonti bene informate, la commissione non nasce per «processare» nessuno, ma per fare chiarezza su quanto accaduto in Italia durante gli anni bui della pandemia. L’obiettivo, ci viene spiegato, è di capire fino a che punto i provvedimenti presi durante l’emergenza, a partire da quelli che hanno limitato i diritti costituzionali degli italiani, sono stati varati con cognizione di causa e se ce ne fosse realmente la necessità.
Non solo: a quanto apprendiamo, inoltre, si tenterà di fare chiarezza anche sulle spese sostenute dallo Stato per far fronte alla pandemia, approfondendo ad esempio le forniture di mascherine e di tutto ciò che, durante quella fase, è stato acquistato in fretta e furia.
La proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla gestione del Covid è storicamente una battaglia di Fratelli d’Italia, ma anche gli esponenti di Italia viva ne hanno sempre auspicato il varo, e non è un caso se la firma di Davide Faraone sia in calce alla proposta che verrà esaminata mercoledì prossimo.
C’è da scommettere che il percorso della commissione sarà assai accidentato. Dal punto di vista politico, per esempio, la posizione di Forza Italia sulle misure prese durante la pandemia è sempre stata diversa da quella di Lega e Fdi. I partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono sempre dichiarati scettici su molte delle restrizioni introdotte dal governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte e da quello che vedeva a Palazzo Chigi Mario Draghi, anche se quest’ultimo esecutivo aveva il Carroccio in maggioranza e quindi con margini di manovra politica limitati. Il partito di Silvio Berlusconi, invece, ha sempre avuto un atteggiamento più favorevole alle restrizioni. In questo senso, il sostegno del Terzo polo sarà molto importante affinché la navigazione della costituenda commissione possa essere più tranquilla. Fuoco e fiamme farà invece, inevitabilmente, il Pd, che ha avuto in Roberto Speranza, eletto lo scorso settembre con i dem, un punto di riferimento assoluto per tutto ciò che ha riguardato l’emergenza coronavirus.
È inevitabile che i riflettori della commissione si accenderanno anche sull’operato dell’ex ministro della Salute, e dunque prepariamoci a un atteggiamento ostruzionistico da parte della sinistra e pure del M5s, considerato che anche l’operato dell’ex premier Giuseppe Conte e del suo successore Mario Draghi verranno accuratamente analizzati dalla commissione. In ogni caso, ciò che conta davvero è che finalmente i cittadini potranno ricevere le dovute risposte ai tanti interrogativi sollevati dalla gestione della pandemia in Italia.
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Il Comune di Roma cancella la proiezione del documentario sugli effetti avversi con una modifica al regolamento che consente di negare la sala in caso di «temi delicati e oggetto di contrasti». I promotori annunciano provvedimenti legali: «Grave precedente».Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica.La proposta di legge di Fdi, Lega e Terzo polo in esame mercoledì a Montecitorio.Lo speciale contiene due articoli.Quando la casa Comune non è di tutti. Vietato l’accesso in Campidoglio per gli invisibili. Dopo il successo in tutta Italia del documentario Invisibili sugli effetti avversi del vaccino anti Covid 19, non c’è spazio sul Monte Capitolino. Ad annunciarlo è il Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie spiegando che, attraverso un escamotage è stata di fatto «vietata la proiezione di Invisibili all’interno di uno spazio istituzionale, creando così un precedente che potrebbe essere adottato da altre giunte comunali per contrastare un documentario che, lungi dal trarre conclusioni dal punto di vista scientifico (il contributo di medici intervistati si basa sulla lettura dei dati Ema e Aifa), altro non fa che dare voce a testimonianze di cittadini che hanno riscontrato gravi patologie in seguito all’inoculazione del vaccino Covid-19 e a cui sono state negate una diagnosi e una cura». Le tre associazioni avevano intenzione di organizzare in Campidoglio un evento-dibattito sul tema, con l’obiettivo di abbattere quella reticenza delle istituzioni ad accettare un confronto con i cittadini, anche ora che lo stato di emergenza è ormai alle spalle. Il docufilm racconta infatti il dramma delle vittime delle reazioni avverse da vaccino e si propone di tutelare i diritti di chi ha subito conseguenze gravi o addirittura letali. Italiani invisibili, appunto, che chiedono cure, verità e giustizia. A Roma, con il sostegno di Fabrizio Santori, capogruppo della Lega nella giunta capitolina, era stata richiesta la sala della protomoteca del Campidoglio per la proiezione, domani, come fatto in altri Comuni italiani. Come raccontano i promotori dell’iniziativa, era stata quindi avviata una procedura che non prevedeva, al momento della comunicazione, un consenso da parte della giunta capitolina. Giunta che ha pensato bene, però, di approvare con una delibera «ad hoc» una nuova disciplina per l’utilizzazione delle sale, attraverso cui è possibile che «la fruizione degli spazi sia negata in caso di tematiche delicate e oggetto di forti contrasti, come si potrebbe verificare per l’evento da noi proposto, che tocca argomenti che sollevano perplessità su recenti interventi legislativi ritenuti legittimi dalla Corte costituzionale». La conferma che dopo due anni, pandemia, obbligo vaccinale e conseguenze avverse, sono questioni ancora non chiuse anzi, molto sensibili al di là della scienza perché sul filo della costituzionalità. Infatti, a proposito delle sentenze con cui la Consulta ha assolto l’obbligo vaccinale, come ha ben spiegato alla Verità il giurista Carlo Iannello, «la Consulta non si è espressa sulla sospensione dei lavoratori e i ricorsi possono ancora essere portati in tribunale». Questo perché la Consulta, in merito ai ricorsi di alcuni medici, «se fosse entrata nel merito sarebbe stata difficilmente difendibile la razionalità della legge sull’obbligo». Inoltre, sulla sentenza firmata da Filippo Patroni Griffi, Iannello nota che «coincide con il contenuto di un documento dell’Oms dedicato alle “Considerazioni etiche sulla vaccinazione obbligatoria”, che al paragrafo 1 sosteneva: la vaccinazione obbligatoria dovrebbe essere considerata solo se necessaria e proporzionata al compimento di uno o più importanti obiettivi sociali o istituzionali, tipicamente ma non esclusivamente, di salute pubblica ma anche obiettivi di carattere economico e sociale come prevenire la crisi del sistema sanitario. Detta così, se però lo scopo è “salvare” il sistema di cura, possiamo imporre qualsiasi trattamento sanitario». Al di là dei limiti costituzionali, restano le complicanze post vaccino di cui si evita di parlare, anche vietando la proiezione di un docufilm che raccoglie testimonianze dirette, come accade nel Campidoglio a guida Gualtieri. Nel frattempo, Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie, stanno procedendo legalmente contro «questi fatti gravissimi che tentano una volta di più di silenziare coloro che hanno attraversato, e attraversano tuttora, difficoltà significative» ma nello stesso tempo si rivolgeranno ad «associazioni e gruppi che intendono organizzare una proiezione-dibattito di Invisibili coinvolgendo ovunque possibile le istituzioni». Iniziative che il gruppo ribadirà in una conferenza stampa lunedì 13 febbraio alle ore 19,30 in Piazza Campitelli, vicina al Campidoglio, sottolineando ancora una volta «l’appello di quanti, portatori di verità scomode, stanno rischiando di essere ridotti ad uno status di invisibilità; ma anche della cittadinanza che, a fronte di una presa di coscienza della progressiva e inesorabile cancellazione di diritti connaturati all’essere umano in quanto tale, avverta ancora forte la determinazione a far sentire, in un fronte unito, la propria voce». E sempre su questi temi, da mercoledì 15 febbraio, sul sito della Verità sarà disponibile Covid-19, dodici mesi di pensiero critico, il docufilm che racconta «l’altra storia della pandemia», tra imposizioni, contraddizioni, censure, domande senza risposte e rischi per il futuro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/campidoglio-censurato-invisibili-2659403794.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pronta-a-partire-la-commissione-dinchiesta-sulla-gestione-pandemica" data-post-id="2659403794" data-published-at="1676142546" data-use-pagination="False"> Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid in Italia è finalmente realtà: mercoledì prossimo, 15 febbraio, è stato calendarizzato in Commissione Affari Sociali a Montecitorio l’esame della proposta di legge «recante», si legge sul sito della Camera dei Deputati, «l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’operato del governo e sulle misure da esso adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica del Covid-19». La relatrice è Alice Buonguerrieri, di Fratelli d’Italia; le firme alla proposta sono di Galeazzo Bignami (Fdi), Riccardo Molinari (Lega) e Davide Faraone (Terzo polo). «Sono onorata», dice alla Verità la Buonguerrieri, «del ruolo di relatrice che mi è stato affidato da Fratelli d’Italia nella costituzione di questa commissione che per noi è molto importante. È un organismo che ha l’obiettivo di cercare la verità, a 360 gradi: lo dobbiamo agli italiani». L’istituzione della commissione di inchiesta sulla (mala) gestione della pandemia è una storica battaglia della Verità, e ora finalmente la nascita dell’organismo è prossima. A quanto apprendiamo da fonti bene informate, la commissione non nasce per «processare» nessuno, ma per fare chiarezza su quanto accaduto in Italia durante gli anni bui della pandemia. L’obiettivo, ci viene spiegato, è di capire fino a che punto i provvedimenti presi durante l’emergenza, a partire da quelli che hanno limitato i diritti costituzionali degli italiani, sono stati varati con cognizione di causa e se ce ne fosse realmente la necessità. Non solo: a quanto apprendiamo, inoltre, si tenterà di fare chiarezza anche sulle spese sostenute dallo Stato per far fronte alla pandemia, approfondendo ad esempio le forniture di mascherine e di tutto ciò che, durante quella fase, è stato acquistato in fretta e furia. La proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla gestione del Covid è storicamente una battaglia di Fratelli d’Italia, ma anche gli esponenti di Italia viva ne hanno sempre auspicato il varo, e non è un caso se la firma di Davide Faraone sia in calce alla proposta che verrà esaminata mercoledì prossimo. C’è da scommettere che il percorso della commissione sarà assai accidentato. Dal punto di vista politico, per esempio, la posizione di Forza Italia sulle misure prese durante la pandemia è sempre stata diversa da quella di Lega e Fdi. I partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono sempre dichiarati scettici su molte delle restrizioni introdotte dal governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte e da quello che vedeva a Palazzo Chigi Mario Draghi, anche se quest’ultimo esecutivo aveva il Carroccio in maggioranza e quindi con margini di manovra politica limitati. Il partito di Silvio Berlusconi, invece, ha sempre avuto un atteggiamento più favorevole alle restrizioni. In questo senso, il sostegno del Terzo polo sarà molto importante affinché la navigazione della costituenda commissione possa essere più tranquilla. Fuoco e fiamme farà invece, inevitabilmente, il Pd, che ha avuto in Roberto Speranza, eletto lo scorso settembre con i dem, un punto di riferimento assoluto per tutto ciò che ha riguardato l’emergenza coronavirus. È inevitabile che i riflettori della commissione si accenderanno anche sull’operato dell’ex ministro della Salute, e dunque prepariamoci a un atteggiamento ostruzionistico da parte della sinistra e pure del M5s, considerato che anche l’operato dell’ex premier Giuseppe Conte e del suo successore Mario Draghi verranno accuratamente analizzati dalla commissione. In ogni caso, ciò che conta davvero è che finalmente i cittadini potranno ricevere le dovute risposte ai tanti interrogativi sollevati dalla gestione della pandemia in Italia.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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«Non è un investimento per i deboli di cuore», avverte il fondo Canaima, prevedendo che per districare il pantano politico ed economico serviranno anni. Nel resto dell’America Latina, tra reazioni politiche e minacce tariffarie, i listini continuano a macinare.
«La cattura di Maduro ha una valenza geopolitica ed economica profonda, ma questa “invasione di campo” preoccupa i vicini», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Messico, Colombia e Brasile hanno reagito con durezza, parlando di linee inaccettabili superate. Eppure, nonostante le minacce di Trump e i dazi pesantissimi, i mercati azionari dell’area nell’ultimo anno e anche nelle ultime sedute hanno messo a segno performance positive quasi da record».
D’altronde, «il Messico non è più solo una meta turistica o un fornitore di materie prime, ma è diventato l’hub manifatturiero vitale per l’industria americana», continua Gaziano. «Grazie alla vicinanza geografica e ai vantaggi logistici dell’accordo Usmca, l’85% dell’export messicano resta immune dai dazi. Questo spiega la crescita esplosiva di titoli come Cemex (+83%) o dei gruppi aeroportuali (Gap e Oma): ogni nuova fabbrica costruita per servire il mercato Usa genera un indotto infrastrutturale che la borsa sta premiando con multipli generosi».
Anche il Brasile se la passa bene. Le esportazioni sono ai massimi e il mercato azionario rimane secondo molti analisti attraente: l’indice Msci Brazil è scambiato a circa 10 volte gli utili futuri, con un rendimento da dividendi che sfiora il 6%. E i dazi hanno finora avuto un impatto limitato perché il Paese ha saputo diversificare, esportando record di soia verso la Cina.
Del resto, il ciclo dei tassi di interesse in Brasile sembra aver raggiunto il suo apice al 15%, e questo lascia spazio a un potenziale allentamento monetario che favorirebbe ulteriormente le valutazioni azionarie. Il mercato sembra aver trovato un accordo con Lula, preferendo la stabilità della riforma fiscale alle incertezze di uno scontro frontale con Washington.
Il Sud America nonostante tutto rappresenta per molti analisti un’opportunità tattica tra le più interessanti dei mercati emergenti seppur rischiosa per i rischi politici e geopolitici. La scommessa degli investitori è chiara: la regione è diventata troppo cruciale per le filiere globali. Dal petrolio al cemento passando per l’acciaio, stiamo parlando di mercati interessanti per le economie più sviluppate, sempre più bisognose di materie prime necessarie per supportate la digitalizzazione e, più in generale, lo sviluppo delle nuove infrastrutture tecnologiche.
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