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2023-02-12
Il Campidoglio ha censurato gli «Invisibili»
Roberto Gualtieri (Imagoeconomica)
Quando la casa Comune non è di tutti. Vietato l’accesso in Campidoglio per gli invisibili. Dopo il successo in tutta Italia del documentario Invisibili sugli effetti avversi del vaccino anti Covid 19, non c’è spazio sul Monte Capitolino.
Ad annunciarlo è il Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie spiegando che, attraverso un escamotage è stata di fatto «vietata la proiezione di Invisibili all’interno di uno spazio istituzionale, creando così un precedente che potrebbe essere adottato da altre giunte comunali per contrastare un documentario che, lungi dal trarre conclusioni dal punto di vista scientifico (il contributo di medici intervistati si basa sulla lettura dei dati Ema e Aifa), altro non fa che dare voce a testimonianze di cittadini che hanno riscontrato gravi patologie in seguito all’inoculazione del vaccino Covid-19 e a cui sono state negate una diagnosi e una cura».
Le tre associazioni avevano intenzione di organizzare in Campidoglio un evento-dibattito sul tema, con l’obiettivo di abbattere quella reticenza delle istituzioni ad accettare un confronto con i cittadini, anche ora che lo stato di emergenza è ormai alle spalle. Il docufilm racconta infatti il dramma delle vittime delle reazioni avverse da vaccino e si propone di tutelare i diritti di chi ha subito conseguenze gravi o addirittura letali.
Italiani invisibili, appunto, che chiedono cure, verità e giustizia. A Roma, con il sostegno di Fabrizio Santori, capogruppo della Lega nella giunta capitolina, era stata richiesta la sala della protomoteca del Campidoglio per la proiezione, domani, come fatto in altri Comuni italiani. Come raccontano i promotori dell’iniziativa, era stata quindi avviata una procedura che non prevedeva, al momento della comunicazione, un consenso da parte della giunta capitolina.
Giunta che ha pensato bene, però, di approvare con una delibera «ad hoc» una nuova disciplina per l’utilizzazione delle sale, attraverso cui è possibile che «la fruizione degli spazi sia negata in caso di tematiche delicate e oggetto di forti contrasti, come si potrebbe verificare per l’evento da noi proposto, che tocca argomenti che sollevano perplessità su recenti interventi legislativi ritenuti legittimi dalla Corte costituzionale». La conferma che dopo due anni, pandemia, obbligo vaccinale e conseguenze avverse, sono questioni ancora non chiuse anzi, molto sensibili al di là della scienza perché sul filo della costituzionalità. Infatti, a proposito delle sentenze con cui la Consulta ha assolto l’obbligo vaccinale, come ha ben spiegato alla Verità il giurista Carlo Iannello, «la Consulta non si è espressa sulla sospensione dei lavoratori e i ricorsi possono ancora essere portati in tribunale». Questo perché la Consulta, in merito ai ricorsi di alcuni medici, «se fosse entrata nel merito sarebbe stata difficilmente difendibile la razionalità della legge sull’obbligo». Inoltre, sulla sentenza firmata da Filippo Patroni Griffi, Iannello nota che «coincide con il contenuto di un documento dell’Oms dedicato alle “Considerazioni etiche sulla vaccinazione obbligatoria”, che al paragrafo 1 sosteneva: la vaccinazione obbligatoria dovrebbe essere considerata solo se necessaria e proporzionata al compimento di uno o più importanti obiettivi sociali o istituzionali, tipicamente ma non esclusivamente, di salute pubblica ma anche obiettivi di carattere economico e sociale come prevenire la crisi del sistema sanitario. Detta così, se però lo scopo è “salvare” il sistema di cura, possiamo imporre qualsiasi trattamento sanitario».
Al di là dei limiti costituzionali, restano le complicanze post vaccino di cui si evita di parlare, anche vietando la proiezione di un docufilm che raccoglie testimonianze dirette, come accade nel Campidoglio a guida Gualtieri.
Nel frattempo, Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie, stanno procedendo legalmente contro «questi fatti gravissimi che tentano una volta di più di silenziare coloro che hanno attraversato, e attraversano tuttora, difficoltà significative» ma nello stesso tempo si rivolgeranno ad «associazioni e gruppi che intendono organizzare una proiezione-dibattito di Invisibili coinvolgendo ovunque possibile le istituzioni». Iniziative che il gruppo ribadirà in una conferenza stampa lunedì 13 febbraio alle ore 19,30 in Piazza Campitelli, vicina al Campidoglio, sottolineando ancora una volta «l’appello di quanti, portatori di verità scomode, stanno rischiando di essere ridotti ad uno status di invisibilità; ma anche della cittadinanza che, a fronte di una presa di coscienza della progressiva e inesorabile cancellazione di diritti connaturati all’essere umano in quanto tale, avverta ancora forte la determinazione a far sentire, in un fronte unito, la propria voce». E sempre su questi temi, da mercoledì 15 febbraio, sul sito della Verità sarà disponibile Covid-19, dodici mesi di pensiero critico, il docufilm che racconta «l’altra storia della pandemia», tra imposizioni, contraddizioni, censure, domande senza risposte e rischi per il futuro.
Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica
La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid in Italia è finalmente realtà: mercoledì prossimo, 15 febbraio, è stato calendarizzato in Commissione Affari Sociali a Montecitorio l’esame della proposta di legge «recante», si legge sul sito della Camera dei Deputati, «l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’operato del governo e sulle misure da esso adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica del Covid-19». La relatrice è Alice Buonguerrieri, di Fratelli d’Italia; le firme alla proposta sono di Galeazzo Bignami (Fdi), Riccardo Molinari (Lega) e Davide Faraone (Terzo polo).
«Sono onorata», dice alla Verità la Buonguerrieri, «del ruolo di relatrice che mi è stato affidato da Fratelli d’Italia nella costituzione di questa commissione che per noi è molto importante. È un organismo che ha l’obiettivo di cercare la verità, a 360 gradi: lo dobbiamo agli italiani». L’istituzione della commissione di inchiesta sulla (mala) gestione della pandemia è una storica battaglia della Verità, e ora finalmente la nascita dell’organismo è prossima.
A quanto apprendiamo da fonti bene informate, la commissione non nasce per «processare» nessuno, ma per fare chiarezza su quanto accaduto in Italia durante gli anni bui della pandemia. L’obiettivo, ci viene spiegato, è di capire fino a che punto i provvedimenti presi durante l’emergenza, a partire da quelli che hanno limitato i diritti costituzionali degli italiani, sono stati varati con cognizione di causa e se ce ne fosse realmente la necessità.
Non solo: a quanto apprendiamo, inoltre, si tenterà di fare chiarezza anche sulle spese sostenute dallo Stato per far fronte alla pandemia, approfondendo ad esempio le forniture di mascherine e di tutto ciò che, durante quella fase, è stato acquistato in fretta e furia.
La proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla gestione del Covid è storicamente una battaglia di Fratelli d’Italia, ma anche gli esponenti di Italia viva ne hanno sempre auspicato il varo, e non è un caso se la firma di Davide Faraone sia in calce alla proposta che verrà esaminata mercoledì prossimo.
C’è da scommettere che il percorso della commissione sarà assai accidentato. Dal punto di vista politico, per esempio, la posizione di Forza Italia sulle misure prese durante la pandemia è sempre stata diversa da quella di Lega e Fdi. I partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono sempre dichiarati scettici su molte delle restrizioni introdotte dal governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte e da quello che vedeva a Palazzo Chigi Mario Draghi, anche se quest’ultimo esecutivo aveva il Carroccio in maggioranza e quindi con margini di manovra politica limitati. Il partito di Silvio Berlusconi, invece, ha sempre avuto un atteggiamento più favorevole alle restrizioni. In questo senso, il sostegno del Terzo polo sarà molto importante affinché la navigazione della costituenda commissione possa essere più tranquilla. Fuoco e fiamme farà invece, inevitabilmente, il Pd, che ha avuto in Roberto Speranza, eletto lo scorso settembre con i dem, un punto di riferimento assoluto per tutto ciò che ha riguardato l’emergenza coronavirus.
È inevitabile che i riflettori della commissione si accenderanno anche sull’operato dell’ex ministro della Salute, e dunque prepariamoci a un atteggiamento ostruzionistico da parte della sinistra e pure del M5s, considerato che anche l’operato dell’ex premier Giuseppe Conte e del suo successore Mario Draghi verranno accuratamente analizzati dalla commissione. In ogni caso, ciò che conta davvero è che finalmente i cittadini potranno ricevere le dovute risposte ai tanti interrogativi sollevati dalla gestione della pandemia in Italia.
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Il Comune di Roma cancella la proiezione del documentario sugli effetti avversi con una modifica al regolamento che consente di negare la sala in caso di «temi delicati e oggetto di contrasti». I promotori annunciano provvedimenti legali: «Grave precedente».Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica.La proposta di legge di Fdi, Lega e Terzo polo in esame mercoledì a Montecitorio.Lo speciale contiene due articoli.Quando la casa Comune non è di tutti. Vietato l’accesso in Campidoglio per gli invisibili. Dopo il successo in tutta Italia del documentario Invisibili sugli effetti avversi del vaccino anti Covid 19, non c’è spazio sul Monte Capitolino. Ad annunciarlo è il Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie spiegando che, attraverso un escamotage è stata di fatto «vietata la proiezione di Invisibili all’interno di uno spazio istituzionale, creando così un precedente che potrebbe essere adottato da altre giunte comunali per contrastare un documentario che, lungi dal trarre conclusioni dal punto di vista scientifico (il contributo di medici intervistati si basa sulla lettura dei dati Ema e Aifa), altro non fa che dare voce a testimonianze di cittadini che hanno riscontrato gravi patologie in seguito all’inoculazione del vaccino Covid-19 e a cui sono state negate una diagnosi e una cura». Le tre associazioni avevano intenzione di organizzare in Campidoglio un evento-dibattito sul tema, con l’obiettivo di abbattere quella reticenza delle istituzioni ad accettare un confronto con i cittadini, anche ora che lo stato di emergenza è ormai alle spalle. Il docufilm racconta infatti il dramma delle vittime delle reazioni avverse da vaccino e si propone di tutelare i diritti di chi ha subito conseguenze gravi o addirittura letali. Italiani invisibili, appunto, che chiedono cure, verità e giustizia. A Roma, con il sostegno di Fabrizio Santori, capogruppo della Lega nella giunta capitolina, era stata richiesta la sala della protomoteca del Campidoglio per la proiezione, domani, come fatto in altri Comuni italiani. Come raccontano i promotori dell’iniziativa, era stata quindi avviata una procedura che non prevedeva, al momento della comunicazione, un consenso da parte della giunta capitolina. Giunta che ha pensato bene, però, di approvare con una delibera «ad hoc» una nuova disciplina per l’utilizzazione delle sale, attraverso cui è possibile che «la fruizione degli spazi sia negata in caso di tematiche delicate e oggetto di forti contrasti, come si potrebbe verificare per l’evento da noi proposto, che tocca argomenti che sollevano perplessità su recenti interventi legislativi ritenuti legittimi dalla Corte costituzionale». La conferma che dopo due anni, pandemia, obbligo vaccinale e conseguenze avverse, sono questioni ancora non chiuse anzi, molto sensibili al di là della scienza perché sul filo della costituzionalità. Infatti, a proposito delle sentenze con cui la Consulta ha assolto l’obbligo vaccinale, come ha ben spiegato alla Verità il giurista Carlo Iannello, «la Consulta non si è espressa sulla sospensione dei lavoratori e i ricorsi possono ancora essere portati in tribunale». Questo perché la Consulta, in merito ai ricorsi di alcuni medici, «se fosse entrata nel merito sarebbe stata difficilmente difendibile la razionalità della legge sull’obbligo». Inoltre, sulla sentenza firmata da Filippo Patroni Griffi, Iannello nota che «coincide con il contenuto di un documento dell’Oms dedicato alle “Considerazioni etiche sulla vaccinazione obbligatoria”, che al paragrafo 1 sosteneva: la vaccinazione obbligatoria dovrebbe essere considerata solo se necessaria e proporzionata al compimento di uno o più importanti obiettivi sociali o istituzionali, tipicamente ma non esclusivamente, di salute pubblica ma anche obiettivi di carattere economico e sociale come prevenire la crisi del sistema sanitario. Detta così, se però lo scopo è “salvare” il sistema di cura, possiamo imporre qualsiasi trattamento sanitario». Al di là dei limiti costituzionali, restano le complicanze post vaccino di cui si evita di parlare, anche vietando la proiezione di un docufilm che raccoglie testimonianze dirette, come accade nel Campidoglio a guida Gualtieri. Nel frattempo, Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie, stanno procedendo legalmente contro «questi fatti gravissimi che tentano una volta di più di silenziare coloro che hanno attraversato, e attraversano tuttora, difficoltà significative» ma nello stesso tempo si rivolgeranno ad «associazioni e gruppi che intendono organizzare una proiezione-dibattito di Invisibili coinvolgendo ovunque possibile le istituzioni». Iniziative che il gruppo ribadirà in una conferenza stampa lunedì 13 febbraio alle ore 19,30 in Piazza Campitelli, vicina al Campidoglio, sottolineando ancora una volta «l’appello di quanti, portatori di verità scomode, stanno rischiando di essere ridotti ad uno status di invisibilità; ma anche della cittadinanza che, a fronte di una presa di coscienza della progressiva e inesorabile cancellazione di diritti connaturati all’essere umano in quanto tale, avverta ancora forte la determinazione a far sentire, in un fronte unito, la propria voce». E sempre su questi temi, da mercoledì 15 febbraio, sul sito della Verità sarà disponibile Covid-19, dodici mesi di pensiero critico, il docufilm che racconta «l’altra storia della pandemia», tra imposizioni, contraddizioni, censure, domande senza risposte e rischi per il futuro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/campidoglio-censurato-invisibili-2659403794.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pronta-a-partire-la-commissione-dinchiesta-sulla-gestione-pandemica" data-post-id="2659403794" data-published-at="1676142546" data-use-pagination="False"> Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid in Italia è finalmente realtà: mercoledì prossimo, 15 febbraio, è stato calendarizzato in Commissione Affari Sociali a Montecitorio l’esame della proposta di legge «recante», si legge sul sito della Camera dei Deputati, «l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’operato del governo e sulle misure da esso adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica del Covid-19». La relatrice è Alice Buonguerrieri, di Fratelli d’Italia; le firme alla proposta sono di Galeazzo Bignami (Fdi), Riccardo Molinari (Lega) e Davide Faraone (Terzo polo). «Sono onorata», dice alla Verità la Buonguerrieri, «del ruolo di relatrice che mi è stato affidato da Fratelli d’Italia nella costituzione di questa commissione che per noi è molto importante. È un organismo che ha l’obiettivo di cercare la verità, a 360 gradi: lo dobbiamo agli italiani». L’istituzione della commissione di inchiesta sulla (mala) gestione della pandemia è una storica battaglia della Verità, e ora finalmente la nascita dell’organismo è prossima. A quanto apprendiamo da fonti bene informate, la commissione non nasce per «processare» nessuno, ma per fare chiarezza su quanto accaduto in Italia durante gli anni bui della pandemia. L’obiettivo, ci viene spiegato, è di capire fino a che punto i provvedimenti presi durante l’emergenza, a partire da quelli che hanno limitato i diritti costituzionali degli italiani, sono stati varati con cognizione di causa e se ce ne fosse realmente la necessità. Non solo: a quanto apprendiamo, inoltre, si tenterà di fare chiarezza anche sulle spese sostenute dallo Stato per far fronte alla pandemia, approfondendo ad esempio le forniture di mascherine e di tutto ciò che, durante quella fase, è stato acquistato in fretta e furia. La proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla gestione del Covid è storicamente una battaglia di Fratelli d’Italia, ma anche gli esponenti di Italia viva ne hanno sempre auspicato il varo, e non è un caso se la firma di Davide Faraone sia in calce alla proposta che verrà esaminata mercoledì prossimo. C’è da scommettere che il percorso della commissione sarà assai accidentato. Dal punto di vista politico, per esempio, la posizione di Forza Italia sulle misure prese durante la pandemia è sempre stata diversa da quella di Lega e Fdi. I partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono sempre dichiarati scettici su molte delle restrizioni introdotte dal governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte e da quello che vedeva a Palazzo Chigi Mario Draghi, anche se quest’ultimo esecutivo aveva il Carroccio in maggioranza e quindi con margini di manovra politica limitati. Il partito di Silvio Berlusconi, invece, ha sempre avuto un atteggiamento più favorevole alle restrizioni. In questo senso, il sostegno del Terzo polo sarà molto importante affinché la navigazione della costituenda commissione possa essere più tranquilla. Fuoco e fiamme farà invece, inevitabilmente, il Pd, che ha avuto in Roberto Speranza, eletto lo scorso settembre con i dem, un punto di riferimento assoluto per tutto ciò che ha riguardato l’emergenza coronavirus. È inevitabile che i riflettori della commissione si accenderanno anche sull’operato dell’ex ministro della Salute, e dunque prepariamoci a un atteggiamento ostruzionistico da parte della sinistra e pure del M5s, considerato che anche l’operato dell’ex premier Giuseppe Conte e del suo successore Mario Draghi verranno accuratamente analizzati dalla commissione. In ogni caso, ciò che conta davvero è che finalmente i cittadini potranno ricevere le dovute risposte ai tanti interrogativi sollevati dalla gestione della pandemia in Italia.
A “La Borsa e la vita” avevamo annunciato il mini rally delle Borse a inizio aprile. Ora i mercati sono sui massimi, così come i debiti, mentre l’inflazione rialza la testa. E se alzano i tassi? Occhio al Giappone, il temporale può partire da lì.
Donald Trump (Ansa)
Tale scelta, oltre che dalla priorità di evitare rischiose operazioni terrestri, deriva dalla necessità di risparmiare mezzi offensivi e relativi costi e allo stesso tempo aumentare la pressione su Teheran attraverso la negazione di risorse finanziarie. Non si tratta di abbandono totale della strategia del falco utile per deterrenza, ma di sua secondarizzazione come eventualità di ultima istanza. Tra gli analisti prevale l’idea che la strategia del boa abbia notevole efficacia non solo contro l’Iran, ma anche per convincere la Cina, molto danneggiata per il calo di circa la metà dei suoi rifornimenti petroliferi a causa del blocco di Hormuz e porti iraniani, a fare più pressione sull’Iran per una resa. In questo quadro - pur continuamente mobile - ho annotato un particolare rilevante che tocca le scelte strategiche degli europei e dell’Italia: Washington ha dichiarato di non avere fretta, cioè punta a uno strangolamento anche lento per far accettare a Teheran le sue condizioni.
Potrebbe l’America veramente sostenere una crisi prolungata dei traffici globali che se anche non tocca le sue disponibilità di energie fossili ha un notevole impatto inflazionistico interno (già visibile) via moltiplicatore finanziario dei prezzi? Se i costi per l’elettorato statunitense non scendessero entro i prossimi mesi, l’amministrazione Trump sarebbe punita nelle elezioni parlamentari di novembre e perderebbe la maggioranza repubblicana quasi certamente alla Camera e probabilmente al Senato. Alcuni colleghi statunitensi con cui cerco di probabilizzare lo scenario stimano in ipotesi preliminare che Washington potrebbe, in teoria, tenere il blocco fino ad agosto per poi ottenere vittoria e riduzione rapida dei costi petroliferi in settembre e ottobre, invertendo in tal modo il gap corrente di consenso per Donald Trump. Ma, se questo scenario fosse realistico, gli europei e molti asiatici dovrebbero affrontare una crisi di scarsità energetica generativa di inflazione già verso fine maggio con picco recessivo pesante in estate. Non ho dati sulla resilienza delle nazioni arabe/sunnite del Golfo, ma sentendone riservatamente le lamentele ritengo che i loro calcoli portino a scenari economicamente catastrofici se il blocco di Hormuz durasse oltre maggio. Inoltre, si intravede un’azione molto attiva e riservata della Cina per riempire lo spazio di influenza geopolitica dell’America reso contendibile dall’insufficiente rispetto delle esigenze di sicurezza economica degli alleati. Semplificando, l’affermazione che l’America non abbia alcuna fretta di chiudere il caso - anche considerando il vantaggio nell’aumento della dipendenza globale dal suo petrolio e gas e una cointeressenza della Russia per un prolungamento della crisi di Hormuz - non mi sembra realistica.
Soluzioni? Una crisi geopolitica ad alto impatto economico in forma di scarsità diffusa di materie di rilevanza sistemica quali l’energia ha soluzioni geopolitiche e non finanziarie. Per gli europei e l’Italia la soluzione di generare a debito un contrasto all’inflazione può essere una soluzione solo di breve termine. In teoria c’è anche la soluzione di sostituire i traffici via Hormuz, ma tale opzione prenderebbe almeno tre anni creando un periodo di scarsità/inflazione generativo di gravi rischi recessivi. Mosca sta aspettando/sperando che gli europei le chiedano aiuto riaprendo i rifornimenti di gas e petrolio in cambio dell’accettazione della sua vittoria sull’Ucraina, ma al momento tale ipotesi è esclusa. Resta una soluzione per gli europei: riconvergere con l’America che è in difficoltà, fatto derivabile dalla frustrazione rabbiosa di Trump per la mancata collaborazione degli europei stessi nell’azione militare contro l’Iran.
Possibile? La divergenza euroamericana è forte e motivata dai dazi, dall’obbligo ricattatorio per maggiori spese di sicurezza, dagli insulti e, soprattutto, dal fatto che la strategia statunitense iniziale ha calcolato male lo scenario del conflitto contro l’Iran. Inoltre, i dati di consenso nell’area europea mostrano in maggioranza ostilità totale alla conduzione Trump dell’America. Ma il rischio di crisi economica per gli europei è troppo elevato. Pertanto la soluzione più razionale è l’attivazione di un ingaggio di una coalizione di europei per la sicurezza del canale di Hormuz che integri le forze statunitensi insufficienti per farlo da sole e solo sufficienti per un blocco navale lontano dalle coste. L’idea è già allo studio della coalizione dei volonterosi con l’interesse di decine di nazioni, in particolare del Pacifico e delle nazioni arabe-sunnite del Golfo. L’America vorrà mostrare che riesce da sola a condizionare l’Iran? Probabilmente, ma resterà comunque (in assenza di un cambio di regime in Iran) il problema della sicurezza dei transiti nello stretto di Hormuz che implica un presidio di polizia che da sola l’America non può fare. In conclusione, serve una riconvergenza euroamericana per evitare il peggio. Come? L’America aggiunga al blocco navale un corridoio di sicurezza per transiti non iraniani e gli europei e altri alleati del Pacifico mandino mezzi di sicurezza per difenderlo. Questa soluzione sarebbe di massimo vantaggio/minor rischio per l’Italia.
www.carlopelanda.com
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Quel 3,1% del rapporto deficit/pil che impedisce all’Italia di uscire dalla procedura d’infrazione in base alle regole europee si sarebbe potuto correggere già da tempo, se tutti pagassero le tasse. Il governo non sarebbe stato costretto a chiedere a Bruxelles una deroga al Patto di stabilità (ciò che è stato negato) e ci sarebbero più soldi a disposizione per una manovra economica espansiva, ovvero più risorse per i servizi pubblici, a cominciare dalla sanità, più investimenti in infrastrutture, più fondi per famiglie e imprese.
Le cifre sono impressionanti e fotografano un Paese che si regge perlopiù su pensionati e lavoratori dipendenti, le uniche due categorie che non possono sottrarsi al pagamento delle imposte poiché hanno una ritenuta alla fonte. Dall’Osservatorio dei conti pubblici dell’Università Cattolica, su dati dell’Agenzia delle entrate, emerge che, tra evasione e vari bonus edilizi, c’è un buco nel bilancio pubblico pari a 1.500 miliardi di euro. Abbiamo infatti 90 miliardi di Irpef evasa, 1.200 miliardi di imposte non versate che non si riescono a recuperare e 230 miliardi quale eredità dal Superbonus. I crediti inesigibili sono pari quasi a mezzo anno di Pil. Un ammanco, nonostante questo governo sia riuscito a fare passi da gigante nel recupero dell’evasione. Nel 2025, è stato registrato un nuovo record storico nella lotta all’evasione, anche al netto dell’inflazione e in rapporto al Pil. Sono rientrati nelle casse dello Stato circa 36,2 miliardi di euro, 2,8 in più rispetto al 2024. Un risultato che prosegue il trend positivo del 2024 (33,4 miliardi), segnando un aumento di oltre il 43% rispetto al 2022, grazie ad azioni mirate dell’Agenzia delle entrate e nuove norme. Dell’importo recuperato, 29 miliardi erano dovuti allo Stato e 7,2 miliardi incassati dall’Agenzia delle entrate-Riscossione, erano dovuti ad altri enti (Inps, Inail e altri come Comuni e Regioni). Gran parte del recupero è strutturale, passato dall’1,3 all’1,4% del Pil. Nel 2025, il recupero ordinario è stato di 31,5 miliardi, l’87% del totale, una percentuale in aumento rispetto al biennio precedente, anche se non un massimo storico. Le misure straordinarie (condoni, rottamazioni e altro) hanno contato per meno di 5 miliardi. Prosegue dunque il miglioramento strutturale della capacità di riscossione, dopo un calo nel 2023, quando l’aumento rispetto al 2022 proveniva dai condoni.
Nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva 2025, le indicazioni relative all’anno 2022 - ultimo per il quale le informazioni rilevanti sono disponibili - confermano la tendenza di medio-lungo periodo a una contrazione del rapporto fra le entrate complessivamente sottratte alla finanza pubblica a causa dell’evasione (il cosiddetto tax gap) e il gettito potenziale. Nel 2022, il gap complessivo (tributario e contributivo) è risultato compreso fra 98,1 e 102,5 miliardi di euro, in dipendenza delle due diverse ipotesi di lavoro adottate nel corso della stima circa il comparto del lavoro dipendente, con un incremento rispetto al 2021, in ambedue i casi considerati, prossimo ai 3,5 miliardi di euro. Con riferimento all’obbligo contributivo, il gap si è attestato nel 2022 in un intervallo compreso fra 8,4 e 11,6 miliardi di euro, in dipendenza delle diverse ipotesi di lavoro adottate nel corso della stima. Rispetto al 2021, l’incremento è compreso fra 0,5 e 0,7 miliardi di euro. Per mancate entrate tributarie, il gap è risultato pari a 89,7-90,9 miliardi. In termini di imposta potenziale, nel 2022, la propensione all’evasione si è attestata al 16,9-17%. Rispetto al 2021 si è quindi registrato un incremento pari a 2,9 miliardi. Nella media del quinquennio 2018-2022, per il quale si dispone di un quadro completo delle valutazioni, il gap complessivo risulta di circa 102,8 miliardi di euro, di cui 90,8 miliardi di mancate entrate tributarie e 11,9 miliardi di mancate entrate contributive. Nello stesso periodo si osserva una riduzione di circa un quarto dell’evasione, per 5,9 miliardi di euro, quasi interamente dovuta alla riduzione del tax gap relativo alle entrate tributarie (4,7 miliardi). Oltre il 50% di questa riduzione, pari a circa 3,2 miliardi, è dovuta alla riduzione del gap Iva.
I risultati positivi realizzati nel 2025 sono stati ottenuti grazie a una serie di misure come la cessazione delle partite Iva «apri e chiudi», cioè di attività che rimangono aperte solo per brevi periodi, nei quali emettono fatture senza versare l’Iva, e poi chiudono prima che l’Agenzia delle entrate avvii controlli, al contrasto ai crediti d’imposta fittizi legati ai bonus edilizi e al blocco dei falsi crediti di imposta usati in F24. Eppure, nonostante questi provvedimenti e l’uso di tecnologie all’avanguardia, il sommerso resta pesante e a quanto pare, difficile da debellare.
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