True
2023-02-12
Il Campidoglio ha censurato gli «Invisibili»
Roberto Gualtieri (Imagoeconomica)
Quando la casa Comune non è di tutti. Vietato l’accesso in Campidoglio per gli invisibili. Dopo il successo in tutta Italia del documentario Invisibili sugli effetti avversi del vaccino anti Covid 19, non c’è spazio sul Monte Capitolino.
Ad annunciarlo è il Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie spiegando che, attraverso un escamotage è stata di fatto «vietata la proiezione di Invisibili all’interno di uno spazio istituzionale, creando così un precedente che potrebbe essere adottato da altre giunte comunali per contrastare un documentario che, lungi dal trarre conclusioni dal punto di vista scientifico (il contributo di medici intervistati si basa sulla lettura dei dati Ema e Aifa), altro non fa che dare voce a testimonianze di cittadini che hanno riscontrato gravi patologie in seguito all’inoculazione del vaccino Covid-19 e a cui sono state negate una diagnosi e una cura».
Le tre associazioni avevano intenzione di organizzare in Campidoglio un evento-dibattito sul tema, con l’obiettivo di abbattere quella reticenza delle istituzioni ad accettare un confronto con i cittadini, anche ora che lo stato di emergenza è ormai alle spalle. Il docufilm racconta infatti il dramma delle vittime delle reazioni avverse da vaccino e si propone di tutelare i diritti di chi ha subito conseguenze gravi o addirittura letali.
Italiani invisibili, appunto, che chiedono cure, verità e giustizia. A Roma, con il sostegno di Fabrizio Santori, capogruppo della Lega nella giunta capitolina, era stata richiesta la sala della protomoteca del Campidoglio per la proiezione, domani, come fatto in altri Comuni italiani. Come raccontano i promotori dell’iniziativa, era stata quindi avviata una procedura che non prevedeva, al momento della comunicazione, un consenso da parte della giunta capitolina.
Giunta che ha pensato bene, però, di approvare con una delibera «ad hoc» una nuova disciplina per l’utilizzazione delle sale, attraverso cui è possibile che «la fruizione degli spazi sia negata in caso di tematiche delicate e oggetto di forti contrasti, come si potrebbe verificare per l’evento da noi proposto, che tocca argomenti che sollevano perplessità su recenti interventi legislativi ritenuti legittimi dalla Corte costituzionale». La conferma che dopo due anni, pandemia, obbligo vaccinale e conseguenze avverse, sono questioni ancora non chiuse anzi, molto sensibili al di là della scienza perché sul filo della costituzionalità. Infatti, a proposito delle sentenze con cui la Consulta ha assolto l’obbligo vaccinale, come ha ben spiegato alla Verità il giurista Carlo Iannello, «la Consulta non si è espressa sulla sospensione dei lavoratori e i ricorsi possono ancora essere portati in tribunale». Questo perché la Consulta, in merito ai ricorsi di alcuni medici, «se fosse entrata nel merito sarebbe stata difficilmente difendibile la razionalità della legge sull’obbligo». Inoltre, sulla sentenza firmata da Filippo Patroni Griffi, Iannello nota che «coincide con il contenuto di un documento dell’Oms dedicato alle “Considerazioni etiche sulla vaccinazione obbligatoria”, che al paragrafo 1 sosteneva: la vaccinazione obbligatoria dovrebbe essere considerata solo se necessaria e proporzionata al compimento di uno o più importanti obiettivi sociali o istituzionali, tipicamente ma non esclusivamente, di salute pubblica ma anche obiettivi di carattere economico e sociale come prevenire la crisi del sistema sanitario. Detta così, se però lo scopo è “salvare” il sistema di cura, possiamo imporre qualsiasi trattamento sanitario».
Al di là dei limiti costituzionali, restano le complicanze post vaccino di cui si evita di parlare, anche vietando la proiezione di un docufilm che raccoglie testimonianze dirette, come accade nel Campidoglio a guida Gualtieri.
Nel frattempo, Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie, stanno procedendo legalmente contro «questi fatti gravissimi che tentano una volta di più di silenziare coloro che hanno attraversato, e attraversano tuttora, difficoltà significative» ma nello stesso tempo si rivolgeranno ad «associazioni e gruppi che intendono organizzare una proiezione-dibattito di Invisibili coinvolgendo ovunque possibile le istituzioni». Iniziative che il gruppo ribadirà in una conferenza stampa lunedì 13 febbraio alle ore 19,30 in Piazza Campitelli, vicina al Campidoglio, sottolineando ancora una volta «l’appello di quanti, portatori di verità scomode, stanno rischiando di essere ridotti ad uno status di invisibilità; ma anche della cittadinanza che, a fronte di una presa di coscienza della progressiva e inesorabile cancellazione di diritti connaturati all’essere umano in quanto tale, avverta ancora forte la determinazione a far sentire, in un fronte unito, la propria voce». E sempre su questi temi, da mercoledì 15 febbraio, sul sito della Verità sarà disponibile Covid-19, dodici mesi di pensiero critico, il docufilm che racconta «l’altra storia della pandemia», tra imposizioni, contraddizioni, censure, domande senza risposte e rischi per il futuro.
Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica
La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid in Italia è finalmente realtà: mercoledì prossimo, 15 febbraio, è stato calendarizzato in Commissione Affari Sociali a Montecitorio l’esame della proposta di legge «recante», si legge sul sito della Camera dei Deputati, «l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’operato del governo e sulle misure da esso adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica del Covid-19». La relatrice è Alice Buonguerrieri, di Fratelli d’Italia; le firme alla proposta sono di Galeazzo Bignami (Fdi), Riccardo Molinari (Lega) e Davide Faraone (Terzo polo).
«Sono onorata», dice alla Verità la Buonguerrieri, «del ruolo di relatrice che mi è stato affidato da Fratelli d’Italia nella costituzione di questa commissione che per noi è molto importante. È un organismo che ha l’obiettivo di cercare la verità, a 360 gradi: lo dobbiamo agli italiani». L’istituzione della commissione di inchiesta sulla (mala) gestione della pandemia è una storica battaglia della Verità, e ora finalmente la nascita dell’organismo è prossima.
A quanto apprendiamo da fonti bene informate, la commissione non nasce per «processare» nessuno, ma per fare chiarezza su quanto accaduto in Italia durante gli anni bui della pandemia. L’obiettivo, ci viene spiegato, è di capire fino a che punto i provvedimenti presi durante l’emergenza, a partire da quelli che hanno limitato i diritti costituzionali degli italiani, sono stati varati con cognizione di causa e se ce ne fosse realmente la necessità.
Non solo: a quanto apprendiamo, inoltre, si tenterà di fare chiarezza anche sulle spese sostenute dallo Stato per far fronte alla pandemia, approfondendo ad esempio le forniture di mascherine e di tutto ciò che, durante quella fase, è stato acquistato in fretta e furia.
La proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla gestione del Covid è storicamente una battaglia di Fratelli d’Italia, ma anche gli esponenti di Italia viva ne hanno sempre auspicato il varo, e non è un caso se la firma di Davide Faraone sia in calce alla proposta che verrà esaminata mercoledì prossimo.
C’è da scommettere che il percorso della commissione sarà assai accidentato. Dal punto di vista politico, per esempio, la posizione di Forza Italia sulle misure prese durante la pandemia è sempre stata diversa da quella di Lega e Fdi. I partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono sempre dichiarati scettici su molte delle restrizioni introdotte dal governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte e da quello che vedeva a Palazzo Chigi Mario Draghi, anche se quest’ultimo esecutivo aveva il Carroccio in maggioranza e quindi con margini di manovra politica limitati. Il partito di Silvio Berlusconi, invece, ha sempre avuto un atteggiamento più favorevole alle restrizioni. In questo senso, il sostegno del Terzo polo sarà molto importante affinché la navigazione della costituenda commissione possa essere più tranquilla. Fuoco e fiamme farà invece, inevitabilmente, il Pd, che ha avuto in Roberto Speranza, eletto lo scorso settembre con i dem, un punto di riferimento assoluto per tutto ciò che ha riguardato l’emergenza coronavirus.
È inevitabile che i riflettori della commissione si accenderanno anche sull’operato dell’ex ministro della Salute, e dunque prepariamoci a un atteggiamento ostruzionistico da parte della sinistra e pure del M5s, considerato che anche l’operato dell’ex premier Giuseppe Conte e del suo successore Mario Draghi verranno accuratamente analizzati dalla commissione. In ogni caso, ciò che conta davvero è che finalmente i cittadini potranno ricevere le dovute risposte ai tanti interrogativi sollevati dalla gestione della pandemia in Italia.
Continua a leggereRiduci
Il Comune di Roma cancella la proiezione del documentario sugli effetti avversi con una modifica al regolamento che consente di negare la sala in caso di «temi delicati e oggetto di contrasti». I promotori annunciano provvedimenti legali: «Grave precedente».Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica.La proposta di legge di Fdi, Lega e Terzo polo in esame mercoledì a Montecitorio.Lo speciale contiene due articoli.Quando la casa Comune non è di tutti. Vietato l’accesso in Campidoglio per gli invisibili. Dopo il successo in tutta Italia del documentario Invisibili sugli effetti avversi del vaccino anti Covid 19, non c’è spazio sul Monte Capitolino. Ad annunciarlo è il Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie spiegando che, attraverso un escamotage è stata di fatto «vietata la proiezione di Invisibili all’interno di uno spazio istituzionale, creando così un precedente che potrebbe essere adottato da altre giunte comunali per contrastare un documentario che, lungi dal trarre conclusioni dal punto di vista scientifico (il contributo di medici intervistati si basa sulla lettura dei dati Ema e Aifa), altro non fa che dare voce a testimonianze di cittadini che hanno riscontrato gravi patologie in seguito all’inoculazione del vaccino Covid-19 e a cui sono state negate una diagnosi e una cura». Le tre associazioni avevano intenzione di organizzare in Campidoglio un evento-dibattito sul tema, con l’obiettivo di abbattere quella reticenza delle istituzioni ad accettare un confronto con i cittadini, anche ora che lo stato di emergenza è ormai alle spalle. Il docufilm racconta infatti il dramma delle vittime delle reazioni avverse da vaccino e si propone di tutelare i diritti di chi ha subito conseguenze gravi o addirittura letali. Italiani invisibili, appunto, che chiedono cure, verità e giustizia. A Roma, con il sostegno di Fabrizio Santori, capogruppo della Lega nella giunta capitolina, era stata richiesta la sala della protomoteca del Campidoglio per la proiezione, domani, come fatto in altri Comuni italiani. Come raccontano i promotori dell’iniziativa, era stata quindi avviata una procedura che non prevedeva, al momento della comunicazione, un consenso da parte della giunta capitolina. Giunta che ha pensato bene, però, di approvare con una delibera «ad hoc» una nuova disciplina per l’utilizzazione delle sale, attraverso cui è possibile che «la fruizione degli spazi sia negata in caso di tematiche delicate e oggetto di forti contrasti, come si potrebbe verificare per l’evento da noi proposto, che tocca argomenti che sollevano perplessità su recenti interventi legislativi ritenuti legittimi dalla Corte costituzionale». La conferma che dopo due anni, pandemia, obbligo vaccinale e conseguenze avverse, sono questioni ancora non chiuse anzi, molto sensibili al di là della scienza perché sul filo della costituzionalità. Infatti, a proposito delle sentenze con cui la Consulta ha assolto l’obbligo vaccinale, come ha ben spiegato alla Verità il giurista Carlo Iannello, «la Consulta non si è espressa sulla sospensione dei lavoratori e i ricorsi possono ancora essere portati in tribunale». Questo perché la Consulta, in merito ai ricorsi di alcuni medici, «se fosse entrata nel merito sarebbe stata difficilmente difendibile la razionalità della legge sull’obbligo». Inoltre, sulla sentenza firmata da Filippo Patroni Griffi, Iannello nota che «coincide con il contenuto di un documento dell’Oms dedicato alle “Considerazioni etiche sulla vaccinazione obbligatoria”, che al paragrafo 1 sosteneva: la vaccinazione obbligatoria dovrebbe essere considerata solo se necessaria e proporzionata al compimento di uno o più importanti obiettivi sociali o istituzionali, tipicamente ma non esclusivamente, di salute pubblica ma anche obiettivi di carattere economico e sociale come prevenire la crisi del sistema sanitario. Detta così, se però lo scopo è “salvare” il sistema di cura, possiamo imporre qualsiasi trattamento sanitario». Al di là dei limiti costituzionali, restano le complicanze post vaccino di cui si evita di parlare, anche vietando la proiezione di un docufilm che raccoglie testimonianze dirette, come accade nel Campidoglio a guida Gualtieri. Nel frattempo, Comitato Ascoltami, Ali avvocati liberi e Playmastermovie, stanno procedendo legalmente contro «questi fatti gravissimi che tentano una volta di più di silenziare coloro che hanno attraversato, e attraversano tuttora, difficoltà significative» ma nello stesso tempo si rivolgeranno ad «associazioni e gruppi che intendono organizzare una proiezione-dibattito di Invisibili coinvolgendo ovunque possibile le istituzioni». Iniziative che il gruppo ribadirà in una conferenza stampa lunedì 13 febbraio alle ore 19,30 in Piazza Campitelli, vicina al Campidoglio, sottolineando ancora una volta «l’appello di quanti, portatori di verità scomode, stanno rischiando di essere ridotti ad uno status di invisibilità; ma anche della cittadinanza che, a fronte di una presa di coscienza della progressiva e inesorabile cancellazione di diritti connaturati all’essere umano in quanto tale, avverta ancora forte la determinazione a far sentire, in un fronte unito, la propria voce». E sempre su questi temi, da mercoledì 15 febbraio, sul sito della Verità sarà disponibile Covid-19, dodici mesi di pensiero critico, il docufilm che racconta «l’altra storia della pandemia», tra imposizioni, contraddizioni, censure, domande senza risposte e rischi per il futuro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/campidoglio-censurato-invisibili-2659403794.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pronta-a-partire-la-commissione-dinchiesta-sulla-gestione-pandemica" data-post-id="2659403794" data-published-at="1676142546" data-use-pagination="False"> Pronta a partire la commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid in Italia è finalmente realtà: mercoledì prossimo, 15 febbraio, è stato calendarizzato in Commissione Affari Sociali a Montecitorio l’esame della proposta di legge «recante», si legge sul sito della Camera dei Deputati, «l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’operato del governo e sulle misure da esso adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica del Covid-19». La relatrice è Alice Buonguerrieri, di Fratelli d’Italia; le firme alla proposta sono di Galeazzo Bignami (Fdi), Riccardo Molinari (Lega) e Davide Faraone (Terzo polo). «Sono onorata», dice alla Verità la Buonguerrieri, «del ruolo di relatrice che mi è stato affidato da Fratelli d’Italia nella costituzione di questa commissione che per noi è molto importante. È un organismo che ha l’obiettivo di cercare la verità, a 360 gradi: lo dobbiamo agli italiani». L’istituzione della commissione di inchiesta sulla (mala) gestione della pandemia è una storica battaglia della Verità, e ora finalmente la nascita dell’organismo è prossima. A quanto apprendiamo da fonti bene informate, la commissione non nasce per «processare» nessuno, ma per fare chiarezza su quanto accaduto in Italia durante gli anni bui della pandemia. L’obiettivo, ci viene spiegato, è di capire fino a che punto i provvedimenti presi durante l’emergenza, a partire da quelli che hanno limitato i diritti costituzionali degli italiani, sono stati varati con cognizione di causa e se ce ne fosse realmente la necessità. Non solo: a quanto apprendiamo, inoltre, si tenterà di fare chiarezza anche sulle spese sostenute dallo Stato per far fronte alla pandemia, approfondendo ad esempio le forniture di mascherine e di tutto ciò che, durante quella fase, è stato acquistato in fretta e furia. La proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla gestione del Covid è storicamente una battaglia di Fratelli d’Italia, ma anche gli esponenti di Italia viva ne hanno sempre auspicato il varo, e non è un caso se la firma di Davide Faraone sia in calce alla proposta che verrà esaminata mercoledì prossimo. C’è da scommettere che il percorso della commissione sarà assai accidentato. Dal punto di vista politico, per esempio, la posizione di Forza Italia sulle misure prese durante la pandemia è sempre stata diversa da quella di Lega e Fdi. I partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono sempre dichiarati scettici su molte delle restrizioni introdotte dal governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte e da quello che vedeva a Palazzo Chigi Mario Draghi, anche se quest’ultimo esecutivo aveva il Carroccio in maggioranza e quindi con margini di manovra politica limitati. Il partito di Silvio Berlusconi, invece, ha sempre avuto un atteggiamento più favorevole alle restrizioni. In questo senso, il sostegno del Terzo polo sarà molto importante affinché la navigazione della costituenda commissione possa essere più tranquilla. Fuoco e fiamme farà invece, inevitabilmente, il Pd, che ha avuto in Roberto Speranza, eletto lo scorso settembre con i dem, un punto di riferimento assoluto per tutto ciò che ha riguardato l’emergenza coronavirus. È inevitabile che i riflettori della commissione si accenderanno anche sull’operato dell’ex ministro della Salute, e dunque prepariamoci a un atteggiamento ostruzionistico da parte della sinistra e pure del M5s, considerato che anche l’operato dell’ex premier Giuseppe Conte e del suo successore Mario Draghi verranno accuratamente analizzati dalla commissione. In ogni caso, ciò che conta davvero è che finalmente i cittadini potranno ricevere le dovute risposte ai tanti interrogativi sollevati dalla gestione della pandemia in Italia.
Ggli impianti nucleari indiani di Kalpakkam (Getty Images)
Il reattore autofertilizzante segna una svolta per Nuova Delhi: meno dipendenza dall’uranio, più autonomia energetica e tecnologica. Un modello costruito in decenni che rafforza il peso geopolitico indiano mentre l’Europa resta in bilico sul nucleare.
Per anni il programma nucleare indiano è stato descritto come ambizioso, autonomo e spesso lento. È una lettura superficiale. In realtà, Nuova Delhi ha seguito una traiettoria coerente, costruita attorno a vincoli strutturali, indipendenza tecnologica e autonomia strategica. Ciò che sta prendendo forma a Kalpakkam rappresenta il punto di arrivo di questa strategia.
Il progresso del reattore veloce autofertilizzante sviluppato presso l’Indira Gandhi Centre for Atomic Research non è un semplice incremento di capacità energetica. È il passaggio decisivo verso un modello nucleare concepito per superare i limiti strutturali dell’India.
L’India non dispone di grandi riserve di uranio. Possiede invece torio in abbondanza. Da qui nasce la logica del programma nucleare a tre fasi: prima i reattori ad acqua pesante, poi i reattori autofertilizzanti, infine un ciclo basato sul torio.
Kalpakkam si colloca esattamente in questo snodo.
Il reattore veloce consente di produrre più materiale fissile di quanto ne consumi. In altri termini, crea il presupposto per rendere sostenibile un sistema energetico nucleare nel lungo periodo. Non è un progresso incrementale, ma una trasformazione strutturale.
La tecnologia dei reattori veloci è complessa e costosa. Molti Paesi l’hanno abbandonata perché potevano contare su abbondanti risorse di uranio. L’India no.
Il fatto che Nuova Delhi sia arrivata a questo punto con capacità prevalentemente indigene segnala tre elementi. Una maturazione industriale. L’India è oggi tra i pochi Paesi in grado di gestire l’intero ciclo di tecnologie nucleari avanzate. Una ridefinizione della sicurezza energetica. I reattori autofertilizzanti estendono drasticamente la disponibilità di combustibile. Un’affermazione di sovranità tecnologica. Dopo decenni di restrizioni e regimi di controllo, il Paese dimostra di poter sviluppare autonomamente tecnologie critiche.
Il significato di Kalpakkam si comprende pienamente se inserito nel contesto del rapporto con gli Stati Uniti. L’accordo nucleare civile del 2008 ha posto fine all’isolamento tecnologico dell’India, aprendo l’accesso ai mercati internazionali. Eppure Nuova Delhi ha scelto di non abbandonare il proprio percorso.
Kalpakkam dimostra che l’India non è un semplice acquirente di tecnologia occidentale, ma un attore con una propria traiettoria. Questo rafforza la sua posizione negoziale. Nei confronti di Washington, l’India si presenta come partner, non come dipendente.
In Europa, e in particolare in Italia, il nucleare torna lentamente al centro del dibattito. Anni di dipendenza dal gas importato e shock energetici hanno cambiato il quadro. L’Italia ha rinunciato al nucleare, ma resta esposta ai flussi energetici esterni. Il tema non è più ideologico. È strategico.
Kalpakkam evidenzia un contrasto netto. Mentre l’Europa discute se rientrare nel nucleare, l’India è prossima a completare una fase avanzata del proprio programma. Non si tratta di replicare il modello indiano, ma di cogliere una lezione: la sicurezza energetica richiede visione di lungo periodo e continuità politica.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico globale. Qualsiasi tensione in quell’area si traduce immediatamente in volatilità dei prezzi e instabilità. Gli shock recenti lo hanno dimostrato.
In questo contesto il nucleare cambia natura. Non è solo una fonte a basse emissioni. È uno strumento di stabilità strategica.
Kalpakkam riduce l’esposizione dell’India a queste vulnerabilità. Estendendo il ciclo del combustibile e limitando la dipendenza da importazioni, rafforza la resilienza del sistema energetico.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro. Un sistema energetico fondato su dipendenze esterne è intrinsecamente fragile. Diversificare non basta. Serve costruire capacità interne.
Kalpakkam non è un evento spettacolare. Non produce l’impatto simbolico di un accordo o di un lancio. È il risultato di una strategia coerente, perseguita per decenni. Pochi Paesi riescono a mantenere una tale continuità nelle politiche tecnologiche.
Restano sfide. I reattori veloci richiedono disciplina operativa e investimenti. Ma si tratta di problemi legati alla fase di consolidamento, non di incertezza.
Kalpakkam segna il passaggio da un programma nucleare promettente a una capacità strutturale. In un contesto globale segnato da rotte energetiche fragili, competizione geopolitica e shock ricorrenti, questa capacità assume un valore che va ben oltre la produzione di energia. È una leva strategica.
Continua a leggereRiduci
Il cambio di passo politico è evidente. Con il governo Merz, Berlino ha avviato una revisione profonda del proprio paradigma, approvando un piano straordinario su difesa e infrastrutture che rompe con decenni di rigore fiscale. Tuttavia, la traiettoria macro resta fragile: crescita del Pil ridimensionata allo 0,5% e margini fiscali a rischio dispersione, come segnalato dalla Bundesbank. Anche sul fronte corporate, le aspettative si sono raffreddate: la crescita degli utili attesa per il 2026 è scesa dal 20% al 12%. Il mercato azionario riflette una frattura interna: l’indice Dax, trainato da multinazionali globali, ha sovraperformato nettamente l’Mdax, espressione dell’economia domestica. Secondo Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «il divario tra Dax e Mdax è la prova della crisi profonda. Mentre alcuni giganti si salvano grazie all’export extra-Ue, molte medie imprese sono schiacciate da burocrazia, tassi di interesse elevati e un euro troppo forte per un’economia in stagnazione».
Il nodo più critico resta l’automotive. Colossi come Volkswagen e Bmw stanno perdendo terreno rispetto ai competitor cinesi nell’elettrico, dove il vantaggio tecnologico e di scala è ormai evidente. In parallelo, settori legati alla nuova politica industriale mostrano dinamiche opposte: Rheinmetall e Hochtief hanno registrato performance straordinarie, così come Siemens Energy, spinta dal ciclo globale dell’elettrificazione. Sul piano strutturale, la riforma più sottovalutata riguarda il risparmio previdenziale. Il superamento del modello Riester introduce una svolta: maggiore esposizione ad asset rischiosi e apertura a Etf e azioni. La «Frühstart-Rente» segna un tentativo di finanziarizzazione diffusa del risparmio. «Perché gli analisti guardano con interesse a questa mossa? Perché si passa da un risparmio “morto”», spiega Gaziano, «a un afflusso di capitali potenzialmente fresco e ricorrente verso il mercato azionario. È un cambiamento anche culturale: lo Stato tedesco spinge i cittadini a diventare azionisti e, come accade in Francia o Gran Bretagna, consente di usare gli Etf per farsi la pensione. Roba che in Italia sembra fantascienza, visti gli interessi in campo di banche e reti e governi di tutti i colori che si preoccupano più di compiacere le lobby del settore piuttosto che favorire gli interessi dei risparmiatori».
Le implicazioni per l’asset management sono rilevanti. Player come Dws Group e Amundi, insieme a gruppi assicurativi come Allianz, sono posizionati per intercettare nuovi flussi. E così è anche Deutsche Borse, con un modello di business anti-fragile.
Continua a leggereRiduci
Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
Continua a leggereRiduci