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2021-04-03
Cambio a sorpresa dal rosso all’arancio. Caos sui criteri e nessun preavviso
È un vademecum sempre più complicato, quello con cui gli italiani avranno a che fare per i giorni a cavallo della Pasqua, riguardo a spostamenti e chiusure. Un dedalo di norme governative e ordinanze regionali che si intrecciano e si sovrappongono, delineando un quadro complicato che è estremamente difficile padroneggiare. Per di più, con un «giallo» che ha coinvolto Veneto, Marche e Trento. Per quanto possibile, proviamo a fare chiarezza, a partire da ciò che sarà consentito e cosa no da oggi e fino lunedì 5 aprile compreso. In questi tre giorni tutta l'Italia è da considerarsi zona rossa, con tutte le limitazioni che ne derivano, in primis il divieto di spostamento dalla propria abitazione, se non per motivi di comprovata necessità e previa autocertificazione. L'unica «concessione» pasquale riguarda la possibilità di visitare parenti o amici, per una sola volta al giorno tra le 5 e le 22, in numero non maggiore di due adulti accompagnati eventualmente da minori di 14 anni o adulti non autosufficienti. Restano chiusi, dunque, bar e ristoranti (che potranno però fare asporto e consegna a domicilio) e centri commerciali, oltre naturalmente a parrucchieri, centri estetici, cinema, teatri, palestre, piscine e centri sportivi. Per i pranzi delle feste di Pasqua il governo raccomanda vivamente di non «aprire» alle persone non conviventi, ricordando che feste e assembramenti sono vietati, mentre è possibile recarsi alle funzioni religiose. Un capitolo molto contrastato è quello delle seconde case, poiché alcune ordinanze regionali si sono aggiunte a quanto stabilito dall'esecutivo, creando una situazione eterogenea. Il decreto del governo consente infatti di raggiungere le seconde case anche fuori dalla propria regione di residenza solo al nucleo convivente, purché dimostri di aver maturato il titolo alla proprietà o all'affitto prima del 14 gennaio di quest'anno. Le decisioni di alcuni governatori, però, hanno reso lettera morta questa possibilità: in Toscana, Valle D'Aosta, Alto Adige, Marche, Calabria e Piemonte delle ordinanze hanno vietato ai non residenti di recarsi nelle seconde case, mentre in Liguria Giovanni Toti è andato oltre, vietandolo anche ai residenti. In Sicilia e Sardegna sarà possibile per tutti raggiungere le seconde case, previo tampone con esito negativo. Decisioni che non hanno mancato di sollevare polemiche, se confrontate con la beffarda possibilità, per chi ha prenotato un viaggio all'Estero, di raggiungere l'aeroporto anche se questo è ubicato fuori dai propri confini regionali e andare a trascorrere le vacanze altrove, mentre in Italia restano chiuse tutte le strutture ricettive. A poco è valsa, in questo senso, la «pezza» messa dal governo all'ultimo minuto, introducendo l'obbligo di una mini-quarantena di cinque giorni per chi rientra dai viaggi. Anche sulle chiusure, alcune regioni hanno legiferato in senso più restrittivo, come il Piemonte, che chiude i supermercati alle 13 domani e lunedì o la Toscana, che ha deciso di chiudere, sempre a Pasqua e Pasquetta, tutte le attività commerciali. Da martedì 6, poi, varrà l'ultimo dl approvato dal governo, che di fatto impedisce il ritorno a zona gialla per tutte le Regioni fino al 30 aprile, salvo verificare, in base all'andamento del contagio, la possibilità di alcune aperture. Da quel giorno, sappiamo già che Veneto, Marche e provincia autonoma di Trento raggiungeranno Basilicata, Lazio, Liguria, Molise, Sicilia, Sardegna, Umbria, Veneto e Bolzano in zona arancione, mentre resteranno in zona rossa Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle D'Aosta. Per queste ultime regioni, dunque, la situazione non cambierà di molto rispetto ai prossimi tre giorni, salvo la fine della possibilità di visitare amici e parenti, mentre chi passerà in arancione potrà circolare liberamente all'interno della propria regione e recarsi nei negozi a fare shopping. Resta però il mistero sulla scelta relativa a Veneto, Marche e Trento, che è arrivata in modo sorprendente, e per certi versi «misterioso»: i consueti parametri, infatti, avrebbero suggerito la permanenza in rosso, ma fonti del ministero, interpellate da La Verità, sostengono che se il dato dell'incidenza scende sotto quota 250 anche per una sola volta nell'arco di una sola settimana, è lecito il passaggio in arancione, a differenza che nel caso dell'Rt, che deve rimanere sotto la soglia di rischio per 14 giorni consecutivi. Ad ogni modo, ciò comporterà, per gli esercenti che dovranno riaprire, non pochi problemi dato il brevissimo preavviso, a dispetto della promessa fatta da Mario Draghi di non ripetere i «blitz» del venerdì sera del suo predecessore. Per il resto, l'incidenza generale di casi ogni 100mila abitanti, ha fatto registrare una diminuzione, attestandosi a 232, contro i 240 della scorsa settimana, mentre l'indice Rt nazionale è tornato sotto l'1, a 0,98 (la scorsa settimana era a da 1,08).
Casi in discesa e Rt sotto l'1. L'Iss: «La curva è in lento calo»
Trend in calo dei contagi ma peggiora la situazione nelle terapie intensive. Sono stati 21.932 i positivi al test del coronavirus in Italia nelle 24 ore scorse (23.649 giovedì) secondo i dati del ministero della Salute. Sale così ad almeno 3.629.000 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (compresi guariti e morti) dall'inizio dell'epidemia Le vittime 481, giovedì erano 501, per un totale di 110.328 morti da febbraio 2020. Le persone guarite o dimesse sono in tutto 2.953.377 e 19.620 quelle uscite ieri dall'incubo Covid (20.712 il giorno prima). Gli attuali positivi risultano essere in tutto 565.295 (di questi, sono in isolamento domiciliare 532.887 pazienti).
La Regione con più casi giornalieri ieri è stata la Lombardia (+3.941), seguita da Campania (+2.057), Puglia (+2.044), Piemonte (+1.942), Lazio (+1.918) e Emilia Romagna (+1.830). Sono stati eseguiti 331.154 test tra molecolari e antigenici. Il tasso di positività resta stabile al 6,6%. Rispetto al picco di venerdì 12 marzo con 26.824 casi, il trend della curva appare in decrescita. «Una decrescita molto lenta» ha detto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel suo intervento alla conferenza stampa sull'analisi dei dati del monitoraggio settimanale della cabina di regia Iss-ministero della Salute. Scende a 0,98 sotto la soglia d'allarme di 1 il valore dell'Rt nazionale che la scorsa settimana era a da 1,08. L'incidenza si attesta a 232 casi ogni 100.000 abitanti contro i 240 della scorsa settimana.
Per il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha ribadito che «La situazione è in leggero miglioramento, ma persiste un elevato carico sul sistema sanitario, ora al 41%, contro il 39% della scorsa settimana che rischia di continuare ancora a lungo. Quindi ci sono dei segnali che ci dicono che da una parte l'infezione sta leggermente diminuendo ma dall'altro il carico sui servizi assistenziali resta pesante». Secondo l'esperto per quanto riguarda la variante inglese e brasiliana «abbiamo visto focolai anche tra i bambini più piccoli e gli adolescenti, e ci sono dati umbri che mostrano incidenze molto elevate». Inoltre, la circolazione di varianti a maggior trasmissibilità è «largamente dominante nel Paese il che indica la necessità di non ridurre le attuali misure di restrizione e mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche». Inoltre, ha precisato Rezza il ritorno alla normalità può avvenire in tempi relativamente brevi se «aumentiamo il numero delle vaccinazioni». Anche Brusaferro si è detto preoccupato per la situazione ospedaliera: «I ricoveri sono ancora in crescita (ieri i nuovi ingressi in rianimazione sono stati 232), con un'età media intorno ai 40-50 anni e destano preoccupazione anche se l'andamento delle vaccinazioni sta rapidamente crescendo». Il presidente Iss ha fatto notare che i casi vanno abbassandosi in modo più marcato tra il personale sanitario e gli over 80 proprio «a conferma della validità delle vaccinazioni». E proprio in base alla curva pandemica e all'Rt, dopo le festività pasquali in rosso, ieri pomeriggio il ministro della salute Roberto Speranza ha firmato il provvedimento sui colori delle regioni dal 7 aprile: Veneto, Marche e Provincia autonoma di Trento passano da rosso ad arancione come Sicilia, Sardegna, Liguria, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e la Provincia di Bolzano. Restano rosse Calabria, Campania, Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Friuli Venezia Giulia.
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Martedì Veneto, Marche e Trento passano in fascia intermedia grazie al dato dell'incidenza. Italia blindata da oggi fino a lunedì.Tasso di positività stabile al 6,6%. Silvio Brusaferro: «Meno contagi tra sanitari e over 80».Lo speciale contiene due articoli.È un vademecum sempre più complicato, quello con cui gli italiani avranno a che fare per i giorni a cavallo della Pasqua, riguardo a spostamenti e chiusure. Un dedalo di norme governative e ordinanze regionali che si intrecciano e si sovrappongono, delineando un quadro complicato che è estremamente difficile padroneggiare. Per di più, con un «giallo» che ha coinvolto Veneto, Marche e Trento. Per quanto possibile, proviamo a fare chiarezza, a partire da ciò che sarà consentito e cosa no da oggi e fino lunedì 5 aprile compreso. In questi tre giorni tutta l'Italia è da considerarsi zona rossa, con tutte le limitazioni che ne derivano, in primis il divieto di spostamento dalla propria abitazione, se non per motivi di comprovata necessità e previa autocertificazione. L'unica «concessione» pasquale riguarda la possibilità di visitare parenti o amici, per una sola volta al giorno tra le 5 e le 22, in numero non maggiore di due adulti accompagnati eventualmente da minori di 14 anni o adulti non autosufficienti. Restano chiusi, dunque, bar e ristoranti (che potranno però fare asporto e consegna a domicilio) e centri commerciali, oltre naturalmente a parrucchieri, centri estetici, cinema, teatri, palestre, piscine e centri sportivi. Per i pranzi delle feste di Pasqua il governo raccomanda vivamente di non «aprire» alle persone non conviventi, ricordando che feste e assembramenti sono vietati, mentre è possibile recarsi alle funzioni religiose. Un capitolo molto contrastato è quello delle seconde case, poiché alcune ordinanze regionali si sono aggiunte a quanto stabilito dall'esecutivo, creando una situazione eterogenea. Il decreto del governo consente infatti di raggiungere le seconde case anche fuori dalla propria regione di residenza solo al nucleo convivente, purché dimostri di aver maturato il titolo alla proprietà o all'affitto prima del 14 gennaio di quest'anno. Le decisioni di alcuni governatori, però, hanno reso lettera morta questa possibilità: in Toscana, Valle D'Aosta, Alto Adige, Marche, Calabria e Piemonte delle ordinanze hanno vietato ai non residenti di recarsi nelle seconde case, mentre in Liguria Giovanni Toti è andato oltre, vietandolo anche ai residenti. In Sicilia e Sardegna sarà possibile per tutti raggiungere le seconde case, previo tampone con esito negativo. Decisioni che non hanno mancato di sollevare polemiche, se confrontate con la beffarda possibilità, per chi ha prenotato un viaggio all'Estero, di raggiungere l'aeroporto anche se questo è ubicato fuori dai propri confini regionali e andare a trascorrere le vacanze altrove, mentre in Italia restano chiuse tutte le strutture ricettive. A poco è valsa, in questo senso, la «pezza» messa dal governo all'ultimo minuto, introducendo l'obbligo di una mini-quarantena di cinque giorni per chi rientra dai viaggi. Anche sulle chiusure, alcune regioni hanno legiferato in senso più restrittivo, come il Piemonte, che chiude i supermercati alle 13 domani e lunedì o la Toscana, che ha deciso di chiudere, sempre a Pasqua e Pasquetta, tutte le attività commerciali. Da martedì 6, poi, varrà l'ultimo dl approvato dal governo, che di fatto impedisce il ritorno a zona gialla per tutte le Regioni fino al 30 aprile, salvo verificare, in base all'andamento del contagio, la possibilità di alcune aperture. Da quel giorno, sappiamo già che Veneto, Marche e provincia autonoma di Trento raggiungeranno Basilicata, Lazio, Liguria, Molise, Sicilia, Sardegna, Umbria, Veneto e Bolzano in zona arancione, mentre resteranno in zona rossa Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle D'Aosta. Per queste ultime regioni, dunque, la situazione non cambierà di molto rispetto ai prossimi tre giorni, salvo la fine della possibilità di visitare amici e parenti, mentre chi passerà in arancione potrà circolare liberamente all'interno della propria regione e recarsi nei negozi a fare shopping. Resta però il mistero sulla scelta relativa a Veneto, Marche e Trento, che è arrivata in modo sorprendente, e per certi versi «misterioso»: i consueti parametri, infatti, avrebbero suggerito la permanenza in rosso, ma fonti del ministero, interpellate da La Verità, sostengono che se il dato dell'incidenza scende sotto quota 250 anche per una sola volta nell'arco di una sola settimana, è lecito il passaggio in arancione, a differenza che nel caso dell'Rt, che deve rimanere sotto la soglia di rischio per 14 giorni consecutivi. Ad ogni modo, ciò comporterà, per gli esercenti che dovranno riaprire, non pochi problemi dato il brevissimo preavviso, a dispetto della promessa fatta da Mario Draghi di non ripetere i «blitz» del venerdì sera del suo predecessore. Per il resto, l'incidenza generale di casi ogni 100mila abitanti, ha fatto registrare una diminuzione, attestandosi a 232, contro i 240 della scorsa settimana, mentre l'indice Rt nazionale è tornato sotto l'1, a 0,98 (la scorsa settimana era a da 1,08). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cambio-a-sorpresa-dal-rosso-allarancio-caos-sui-criteri-e-nessun-preavviso-2651336652.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="casi-in-discesa-e-rt-sotto-l-1-l-iss-la-curva-e-in-lento-calo" data-post-id="2651336652" data-published-at="1617392867" data-use-pagination="False"> Casi in discesa e Rt sotto l'1. L'Iss: «La curva è in lento calo» Trend in calo dei contagi ma peggiora la situazione nelle terapie intensive. Sono stati 21.932 i positivi al test del coronavirus in Italia nelle 24 ore scorse (23.649 giovedì) secondo i dati del ministero della Salute. Sale così ad almeno 3.629.000 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (compresi guariti e morti) dall'inizio dell'epidemia Le vittime 481, giovedì erano 501, per un totale di 110.328 morti da febbraio 2020. Le persone guarite o dimesse sono in tutto 2.953.377 e 19.620 quelle uscite ieri dall'incubo Covid (20.712 il giorno prima). Gli attuali positivi risultano essere in tutto 565.295 (di questi, sono in isolamento domiciliare 532.887 pazienti). La Regione con più casi giornalieri ieri è stata la Lombardia (+3.941), seguita da Campania (+2.057), Puglia (+2.044), Piemonte (+1.942), Lazio (+1.918) e Emilia Romagna (+1.830). Sono stati eseguiti 331.154 test tra molecolari e antigenici. Il tasso di positività resta stabile al 6,6%. Rispetto al picco di venerdì 12 marzo con 26.824 casi, il trend della curva appare in decrescita. «Una decrescita molto lenta» ha detto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel suo intervento alla conferenza stampa sull'analisi dei dati del monitoraggio settimanale della cabina di regia Iss-ministero della Salute. Scende a 0,98 sotto la soglia d'allarme di 1 il valore dell'Rt nazionale che la scorsa settimana era a da 1,08. L'incidenza si attesta a 232 casi ogni 100.000 abitanti contro i 240 della scorsa settimana. Per il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha ribadito che «La situazione è in leggero miglioramento, ma persiste un elevato carico sul sistema sanitario, ora al 41%, contro il 39% della scorsa settimana che rischia di continuare ancora a lungo. Quindi ci sono dei segnali che ci dicono che da una parte l'infezione sta leggermente diminuendo ma dall'altro il carico sui servizi assistenziali resta pesante». Secondo l'esperto per quanto riguarda la variante inglese e brasiliana «abbiamo visto focolai anche tra i bambini più piccoli e gli adolescenti, e ci sono dati umbri che mostrano incidenze molto elevate». Inoltre, la circolazione di varianti a maggior trasmissibilità è «largamente dominante nel Paese il che indica la necessità di non ridurre le attuali misure di restrizione e mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche». Inoltre, ha precisato Rezza il ritorno alla normalità può avvenire in tempi relativamente brevi se «aumentiamo il numero delle vaccinazioni». Anche Brusaferro si è detto preoccupato per la situazione ospedaliera: «I ricoveri sono ancora in crescita (ieri i nuovi ingressi in rianimazione sono stati 232), con un'età media intorno ai 40-50 anni e destano preoccupazione anche se l'andamento delle vaccinazioni sta rapidamente crescendo». Il presidente Iss ha fatto notare che i casi vanno abbassandosi in modo più marcato tra il personale sanitario e gli over 80 proprio «a conferma della validità delle vaccinazioni». E proprio in base alla curva pandemica e all'Rt, dopo le festività pasquali in rosso, ieri pomeriggio il ministro della salute Roberto Speranza ha firmato il provvedimento sui colori delle regioni dal 7 aprile: Veneto, Marche e Provincia autonoma di Trento passano da rosso ad arancione come Sicilia, Sardegna, Liguria, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e la Provincia di Bolzano. Restano rosse Calabria, Campania, Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Friuli Venezia Giulia.
Alicia Keys ed Eros Ramazzotti sul palco del teatro Ariston (Ansa)
Serata più movimentata delle precedenti, merito di ospiti e conduttori. Grazie a Mogol, Ubaldo Pantani, Eros Ramazzotti e Alicia Keys trova ritmo e leggerezza.
Irina Shayk 6 di stima Alla conferenza stampa, in sottoveste bianca, dice di essere «femminista a modo mio». Sul palco, in abito lungo tutto trasparenze e pizzi, riesce a dire «Ciao Italia, ciao Sanremo». All’uscita successiva, in total black generoso di curve, presenta Sal Da Vinci… Ornamentale, come a una passerella. (La Pausini: «Sei un pezzo di ragazza»).
Gianluca Gazzoli 6,5 Giovani presentatori crescono. Cita la mamma e fa leva sui sentimenti, ma gestisce con eleganza le Giovani proposte. Professionale, impeccabile, un po’ patinato. Lo rivedremo.
Ubaldo Pantani 8 Lapo è un must, provato e riprovato, un mix di sfrontatezza e demenzialità stralunata, il violino diventa «l’ukulele da spalla». Gaffeur seriale. Sanremo, «la città dei fiordi». Alla Shayk: «Anche dal vivo ha un rendering eccezionale». Incontenibile.
Mogol 10 «Un monumento della musica italiana» in gran forma a 90 anni. Si merita la standing ovation dell’Ariston mentre scorrono le sue canzoni al Festival, sequenza di capolavori. E poi la playlist colonna sonora di intere generazioni. Non se la tira. Intramontabile.
Sal Da Vinci 8 Canta Per sempre sì. Inno all’amore e alla fedeltà coniugale, considerata obsoleta. Dopo Rossetto e caffè un altro brano tormentone di spudorata impronta popolare e neomelodica. La critica lo osteggia, lui avanza indomito e infiamma il teatro. Coraggioso.
Eros Ramazzotti e Alicia Keys 9 Adesso tu vinse il Festival quarant’anni fa ed è ancora una storia giovane ed Eros una presenza affidabile. Dopo l’inconveniente tecnico, duettano insieme sulle note di L’aurora. E lei improvvisa al pianoforte New York. Sorriso soul.
Virginia Raffaele 7 «Ciao Carlo, son passati solo dieci anni ed è cambiato tutto. Trump dava fuori di matto, tu presentavi Sanremo e in gara c’erano Arisa e Patty Pravo». Fulminante. Come il promo del nuovo film in uscita in coppia con Fabio De Luigi. Affiatati.
I pasdaran della sala stampa 4 Vogliono politicizzare a tutti i costi la kermesse. La presenza del premier, le donne cantanti discriminate, il pressing di Fratelli d’Italia. Vedono un Festival parallelo. Non accettano che Conti suoni uno spartito diverso dal solito mainstream. FantaSanremisti.
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La fotografia del luogo, a Bujumbura, in Burundi, in cui nel 2014 sono state uccise tre suore (Ansa). Nel riquadro Olga Raschietti, una delle tre suore assassinate
Ma Harushimana non è solo un attivista internazionale per i diritti umani, viene indicato come uno stretto collaboratore del generale Adolphe Nshimirimana, il capo della polizia segreta del Burundi che tentò di diventare presidente e che fu ucciso in un attentato politico. Ora è accusato di aver avuto un ruolo nell’omicidio di tre suore saveriane della congregazione delle missionarie di Maria: Olga Raschietti, 83 anni, Lucia Pulici, 75, e Bernardetta Boggian, 79. Uccise a Kamenge, quartiere di Bujumbura. Alle prime due fu tagliata la gola nel pomeriggio del 7 settembre 2014. La terza, che era fuori sede durante il primo delitto, fu decapitata la notte seguente. Il capo, reciso, venne riposto accanto al corpo. Harushimana, per la Procura di Parma, sarebbe «istigatore» e «co-organizzatore» del triplice delitto.
Un caso per il quale il Burundi ritiene di aver fatto giustizia, arrestando e condannando pochi giorni dopo un uomo con problemi psichiatrici. Ora si scopre che sarebbe stato Harushimana, secondo l’accusa, a portare alle religiose la richiesta di aiutare le milizie burundesi in Congo e a incassare il loro rifiuto. Da qui la condanna a morte. Con tre ipotesi di movente: il rifiuto di collaborare con i ribelli; la decisione della direzione dei saveriani di affidare il Centro Giovani Kamenge, al quale affluivano ingenti risorse economiche, alla locale diocesi; un rito propiziatorio come buon auspicio per la candidatura del generale Nshimirimana a presidente della Repubblica. L’indagine era stata avviata nel 2014, dopo una relazione dall’ambasciata italiana di Kampala in Uganda, indirizzata alla Procura di Parma.
Il fascicolo contro ignoti venne definito con archiviazione nel 2015 per insussistenza della giurisdizione italiana. Nel maggio 2018 si apre una seconda fase. L’ambasciata di Kampala trasmette una nota: Harushimana, che aveva ottenuto un visto per l’Italia per partecipare a un corso di formazione legato a un incarico in una associazione di Parma, era stato menzionato durante le indagini sull’omicidio delle tre suore da un ex agente segreto che era stato allontanato dal Burundi e che si era arruolato in Somalia. In quella fase Harushimana venne sentito. Affermò che nei giorni del delitto si trovava lontano dal Burundi ed esibì copia del passaporto con timbri attestanti la presenza in un altro Stato. Anche questa indagine si chiuse con un’archiviazione. Il libro Nel cuore dei misteri della giornalista freelance Giusy Baioni e un articolo della Gazzetta di Parma con la cronaca della presentazione riscrivono la storia. Vengono acquisite dichiarazioni di alcune suore saveriane mai sentite in precedenza. Viene sentita anche la Baioni, che aveva verificato sul campo molti dettagli. «Quello che avevo ricostruito oggi viene confermato dalla Procura», conferma alla Verità la giornalista, che aggiunge: «Le testimonianze dicono che avrebbe partecipato a una riunione preparatoria, a un sopralluogo e avrebbe fornito supporto logistico». Gli esecutori sarebbero entrati nella missione saveriana travestiti da chierichetti o da coristi, accompagnati da Harushimana, presente alla riunione durante la quale sarebbe stata ideata l’esecuzione. «Molto attiva», racconta la Baioni, «è stata una radio locale che aveva raccolto importanti testimonianze e che in Burundi era molto contrastata».
Nel libro, spiega la giornalista, il nome di Harushimana «è uno di quelli che ritorna più frequentemente». Poi precisa: «Sulla stampa locale si è sempre dichiarato estraneo. Diverse fonti lo mettevano in contatto con la polizia segreta del Burundi. Raccoglieva fondi in diversi Paesi europei. Io non l’ho intervistato perché sapevo che si muoveva anche in Italia e avevo fatto dei calcoli rispetto al rischio». Proprio a Parma una delle associazioni per le quali Harushimana coordinava i progetti, ParmAlimenta, avrebbe incassato oltre 260.000 euro di fondi della Regione Emilia-Romagna. A sollevare il caso è Priamo Bocchi di Fratelli d’Italia: la Regione avrebbe destinato all’associazione 82.858 nel triennio 2018-2020 come contributi diretti; 146.346 euro tra il 2022 e il 2024 tramite il Comune di Parma con risorse regionali e 33.159 euro liquidati nel 2025 per il progetto «Nutrire il futuro», finalizzato alla lotta alla malnutrizione infantile in Burundi. «Harushimana ha collaborato con ParmAlimenta Burundi nel periodo 2016-2018 per un progetto di cooperazione nello stato africano», precisa ora il presidente di ParmAlimenta Gualtiero Ghirardi, aggiungendo: «Stante la sua presenza in Italia, nel 2022, con un contratto di collaborazione ha affiancato il direttore per un paio di mesi nella rendicontazione di un progetto. Poi abbiamo chiuso i rapporti con lui e non abbiamo più avuto sue notizie».
Nel 2015, però, il nome del cooperante era già finito sulle cronache. «Solo un anno prima», denuncia Bocchi, «Harushimana fu ricevuto da sindaco e assessori in municipio con tutti gli onori». E con interrogazioni e inviti al sindaco aveva richiamato l’attenzione su quel progetto che «visti i personaggi coinvolti», afferma l’esponente di Fdi, «rischiava di infangare l’immagine della città». È rimasto inascoltato.
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Il cambio di paradigma arriva dall’Asia: la Gen Z cinese ha fatto del «pingti» (alternative economiche di alta qualità a marchi di lusso o brand occidentali famosi) un gesto identitario, spostando la domanda verso alternative locali. «Il consumatore cinese non ha smesso di comprare, ha smesso di comprare “occidentale” a ogni costo. Trovare l’alternativa locale di qualità è diventato un motivo d’orgoglio patriottico e di intelligenza finanziaria», osserva lo strategist. «Questo “orgoglio autarchico” sta mettendo in crisi il soft power di brand storici. Se un tempo il logo era uno status symbol, oggi per i giovani cinesi il vero status è non farsi “fregare” dai listini gonfiati delle multinazionali estere».
Sull’online europeo, Zalando viene da un 2025 disastroso e da un -45% circa in 12 mesi: la partita è difendere i margini contro l’ultra-fast asiatica e usare l’Ai per ridurre i resi. Nello sportswear, Adidas chiude il 2025 a 24,8 miliardi di euro di vendite e lancia un buyback da un miliardo; Puma entra nel radar di Anta (obiettivo 29%). «L’ingresso di Anta in Puma segna una nuova fase: i giganti cinesi non si accontentano più di dominare il mercato interno, ma usano i marchi europei in difficoltà come cavalli di Troia per la loro espansione globale», avverte Gaziano. «Nel frattempo, nel fast fashion, assistiamo alla fuga in avanti di Inditex (Zara), che sta riuscendo a “nobilitare” il proprio marchio alzando il posizionamento, mentre H&M resta incastrata in una guerra di margini contro la concorrenza spietata di realtà ultra-fast come Shein».
In Italia BasicNet (Kappa, K-Way, Superga) prova a reggere alzando il peso dell’heritage con Woolrich e Sundek. «Per sopravvivere nel 2026, l’abbigliamento accessibile dovrà offrire più del semplice “pronto moda”. Il divario tra chi riesce a mantenere un legame emotivo con il cliente e chi vende solo merce destinata a essere sostituita da un duplicato cinese è destinato ad ampliarsi ulteriormente», conclude l’esperto.
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