Caffeina, no grazie. I sostituti per smettere col «doping dei poveri»
  • Il ginseng in versione solubile, in polvere o in cialda; l’orzo, con la sua moka fatta appositamente; la cicoria usata durante i periodi bellici. Tutte valide alternative che dispensano energia e al contempo permettono di non infastidire l’organismo.
  • L’esperto Abramo Bonisoli: «bevuto solo durante le guerre, oggi l’infuso di erbe è amato dagli under 30 che riscoprono un prodotto di nicchia. Ideale per cardiopatici, donne in gravidanza, o a chi non piace il sapore dell’originale».

Lo speciale contiene due articoli.

Premessa. Ci sono vari tipi di caffè. Innanzitutto, i caffè ad estrazione, anche detti a percolazione, espresso. Poi, gli estrazione o percolazione non espresso, come il caffè filtro cioè il lungo caffè americano (non un espresso allungato con acqua calda) ottenuto tramite passaggio di acqua calda su un filtro in carta riempito di polvere macinata grossa. Poi, il caffè moka e il caffè da caffettiera napoletana. Infine, ci sono i caffè con estrazione non espresso e nemmeno percolati, cioè infusi o decotti, dal caffè turco al caffè liofilizzato (ottenuto dalla disidratazione dei chicchi di caffè torrefatti e macinati). Per tutti questi modi di fare il caffè si può usare caffè vero, cioè Coffea arabica, Coffea canephora generalmente detta robusta e Coffea liberica. Oppure i caffake. Cosa sono? Se li guardiamo dal punto di vista del caffè, sono sicuramente dei caffè fake, fake coffee che potremmo scherzosamente chiamare caffake. Ma se li guardiamo da altri punti di vista sono delle valide alternative al caffè senza o con solo un pochino di caffeina, internazionalmente chiamati caffeine free o low caffeine coffee. Sono il caffè al ginseng, il caffè d’orzo, il caffè di cicoria e costituiscono la triade più gettonata dei «diversamente caffè».

Il caffè al ginseng è letteralmente il suo nome, cioè è composto da vero caffè, fino al 98%, e ginseng, cioè liofilizzato di radice di Panax quinquefolius. In versione solubile sono entrambi liofilizzati, poi ci sono in versione polvere o cialda. Talvolta, quello di ginseng è solo aroma. Il caffè al ginseng ha quel tipico gusto nocciolato e dolce perché nella versione liofilizzata spesso contiene anche crema di latte e zucchero (il ginseng, comunque, è un po’ dolciastro di suo e quindi rispetto al caffè vero ha bisogno di meno zucchero).

Attenzione, quindi, il caffè al ginseng ha un po’ meno caffeina rispetto al caffè normale, a meno che non sia decaffeinato, ma comunque ce la ha. E il ginseng è comunque un tonico. Se vi trovate di fronte a un caffè al ginseng con vero ginseng, sappiate che vi tirerà su come un caffè normale. Il caffè al ginseng delle macchinette distributrici, invece, addizionato di aroma di ginseng, crema di latte e zucchero, risulta nel complesso un mezzo caffè. I caffè di orzo e di cicoria, invece, non contengono caffè. Li chiamiamo infatti «caffè di». E quel «caffè di» indica che sono bevande assolutamente prive di caffè che però beviamo al posto del caffè, proprio come se fossero caffè, in aggiunta al caffè normale, oppure al suo posto se ci è completatamente vietato il caffè.

Il caffè d’orzo è il più diffuso: berlo dà energia, non grazie alla caffeina come nel caso del caffè normale, ma in virtù del po’ di amido, zucchero semplice che l’organismo assimila velocemente, che l’orzo, cereale, contiene. Contiene vitamine e sali minerali e rallenta l’assorbimento dei carboidrati, abbassando il tasso glicemico e controllando anche il colesterolo, inoltre, grazie alla presenza di fibre, aiuta la regolarità intestinale ed è lenitivo ed emolliente per l’apparato digerente. Anche Ippocrate, nella Grecia del 400 a.C., nelle lunghe giornate di studio coi suoi allievi, consumava una tisana d’orzo che donava energia e concentrazione.

Anche i gladiatori dell’Impero Romano mangiavano orzo e bevevano bevande derivate perché acceleravano il recupero muscolare dopo le lotte. La bevanda di Ippocrate, un infuso più che un decotto, più simile di colore al tè che al caffè, è lo stesso infuso che si beve in Oriente e si chiama mugicha. I chicchi di orzo si tostano e poi si macinano oppure si liofilizzano. Si può preparare, appunto, in forma di infuso e di decotto, si può mettere nella caffettiera napoletana, ma non nella caffettiera moka perché la granulometria di macinazione abituale non permette di ottenere una bevanda densa come è il caffè. Esiste una moka apposita che si chiama orziera. Il liofilizzato si unisce all’acqua bollente e basta.

Tra le alternative non caffeiniche al caffè c’è il caffè di cicoria. Il caffè di cicoria si ricava dall’infusione o dal decotto delle radici tostate e macinate di Cichorium intybus, la cicoria. In Italia, il caffè di cicoria è stato abitualmente consumato durante la penuria di normale caffè dei periodi bellici, in cui anche i veri e propri mix di surrogati, non solo un surrogato al posto del caffè, riscuotevano successo: molto gettonata era la miscela Leone, che conteneva bietola, cicoria, orzo, segale, ceci ecc. Dell’azienda tedesca Heinrich Franck, attiva dagli anni Venti dell’Ottocento, poi la miscela Leone diventa Nestlè. Il caffè di cicoria è digestivo, diuretico e depurativo. La fibra solubile inulina ha proprietà antistitiche e prebiotiche. I probiotici ripopolano il microbiota di batteri «buoni» nel caso in cui la loro quota, per antibiotici, farmaci e dieta sbagliata, sia diminuita, i prebiotici ne stimolano la crescita e l’attività. Se i probiotici sono i coloni buoni del nostro intestino, i prebiotici sono il loro alimento (sono chiamati anche colonic food). Certamente bere bevande che contengono estratti liquidi da cicoria ha effetto prebiotico inferiore a quello del mangiare cicoria, comunque ne ha.

La caffeina è un alcaloide che migliora attenzione, concentrazione e reattività muscolare (è anche detta «doping dei poveri» e per sfruttarne a pieno l’effetto per scopo sportivo va assunta 15 minuti prima della performance), funziona come vasodilatatore, accelera il ritmo del cuore, è diuretica, termogenica (stimola la mobilitazione dei grassi dal tessuto adiposo). Può irritare la mucosa gastrica e perciò stimolare la secrezione di acidi che aiutano a digerire, certo per il soggetto che soffre di Gerd (reflusso gastroesofageo), gastrite, ulcera, colon irritabile, diarrea, emorroidi, ipertensione, cardiopatologie, ipertiroidismo, glaucoma, la donna incinta, l’ansioso e il bambino il gioco non vale la candela di quell’effetto eupeptico. La caffeina può anche interferire con antipertensivi, ansiolitici, alendronato per l’osteoporosi e ferro. Un individuo adulto e sano può ingerire fino a 4-5 tazzine di caffè al giorno per un massimo di 300/400 milligrammi di caffeina (un espresso può contenere fino a 85/90 mg di caffeina).


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