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2024-01-10
Caccia, il problema delle predazioni del lupo sui cani arriva alla Camera
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Quello delle predazioni del lupo ai danni dei cani, siano essi da caccia, domestici o da guardiania, è un problema serio che non va sottovalutato. Ecco perché, ieri, alla presenza del sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali, il senatore Patrizio La Pietra, è stato presentato presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, il report intitolato Il lupo tra fantasie e realtà.
Si tratta di uno studio promosso dall'iniziativa dell'onorevole Francesco Bruzzone, componente della XIII Commissione (Agricoltura) della Camera e responsabile del Dipartimento della Lega per la gestione della fauna selvatica, in collaborazione con la Federazione italiana della caccia e il Coordinamento delle cacciatrici Federcaccia, per analizzare a fondo il fenomeno delle predazioni del lupo a carico dei cani e dell'impatto che questo predatore ha nei confronti degli altri animali. Un fenomeno che oltre a boschi e ambienti rurali ha visto aumentare in modo costante le sue manifestazioni anche in contesti urbani, come cortili e strade di paesi o città innalzando anche l’allarme sociale e la preoccupazione dei cittadini.
L’iniziativa del Coordinamento Cacciatrici Federcaccia con il supporto di Federcaccia Nazionale, in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche della Federazione, di raccogliere e catalogare episodi comprovati riguardanti gli attacchi e le predazioni dei cani da parte del lupo non è e non vuole sostituire il lavoro scientifico di tecnici e ricercatori, ma è improntato al massimo rigore e serietà, separando i fatti dalle chiacchiere col preciso intento di prendere le distanze da chi per vari e diversi interessi tende da un lato a ridimensionare o dall’altro a esagerare gli effetti della presenza del lupo.
Al momento della sua chiusura in tipografia lo scorso 31 agosto 2023 erano state registrate circa 400 predazioni, tutte attentamente verificate, solo una parte di quelle avvenute e per i più svariati motivi non denunciate o non attribuibili con certezza e quindi scartate. Da allora il lavoro del Coordinamento non si è fermato e il gruppo di lavoro continua a raccogliere e registrare predazioni che si verificano con sempre maggiore frequenza. Un fenomeno che non è possibile ignorare per una richiesta di sicurezza da parte della società, ma anche e soprattutto perché la sua gestione rappresenta un elemento cruciale per garantire una convivenza pacifica ed equilibrata tra l’uomo e il lupo.
«È necessario che le Istituzioni e la politica adempiano al loro ruolo e prendano atto di quanto sta accadendo» ha dichiarato il presidente nazionale di Federcaccia Massimo Buconi. «Lo sta facendo l’Europa, dove la Presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che "il ritorno dei lupi è una buona notizia per la biodiversità in Europa. Ma la concentrazione di branchi di lupi in alcune regioni europee è diventata un pericolo reale" e la Commissione europea propone di rendere il lupo protetto anziché rigorosamente protetto. Lo stanno facendo molti Stati europei e la vicina Svizzera. E ci fa piacere che rispondendo al nostro stimolo in questo senso lo faccia oggi la politica italiana». Il presidente di Federcaccia, al termine del suo intervento alla Camera, ha poi concluso: «Il lupo, lo ripeto ancora per evitare ogni strumentalizzazione che ogni volta in cui si affronta il tema della sua gestione, come di quella di altri carnivori o di qualsivoglia specie, viene subito prontamente messa in atto, non è una specie cacciabile e in tutta sincerità non interessa ai cacciatori che lo diventi. Lo Stato ha uomini e risorse professionali adeguate ad affrontare se lo vorrà la questione. Ma come cittadini che vivono la ruralità e sostengono le attività a questa legate, siamo interessati a che la gestione del lupo e dei conflitti che la sua presenza genera, vengano affrontati dalle Istituzioni». A fare da eco alle parole di Buconi, sono arrivate poi quelle di Isabella Villa, responsabile del Coordinamento Cacciatrici: «Come sottolineato dal presidente, il nostro report si propone di fornire una fotografia dettagliata di quanto sta accadendo, con la predazione dei cani da caccia, ma non solo. Non sono isolati i casi di cani predati mentre si trovavano a passeggio, a guinzaglio, con i proprietari. Una fotografia comunque incompleta perché ancora troppe persone preferiscono non denunciare, anche se in questo senso stiamo notando un certo cambiamento di mentalità. Si sta evidenziando uno stato di allarme sempre più diffuso, dove sindaci invitano la gente a non uscire la notte per evitare incontri indesiderati. Un chiaro limite alla libertà dei cittadini oltre alla prova che il rischio c’è e se ne è consapevoli. Basti pensare che dal 31 agosto, data della chiusura del report in tipografia, ad oggi sono state registrate oltre 150 predazioni a danno di cani, dato comunque sottostimato nonostante una maggiore sensibilità a denunciare. Ringrazio dunque l’on. Bruzzone per la sua sensibilità sul tema».

Ha preso parte al dibattito anche la dottoressa Giorgia Romeo, esperta di eco-etologia della fauna selvatica con esperienza pluriennale di numerosi progetti relativi al lupo, illustrando il quadro complessivo del «fenomeno lupo» in Italia, basato sui più recenti dati a disposizione della comunità scientifica nazionale. «Le conoscenze attuali» - ha dichiarato la studiosa - «ci consentono di comporre un quadro abbastanza preciso di presenza e distribuzione del lupo in Italia. Le azioni di conservazione intraprese negli anni hanno favorito la naturale e graduale espansione della specie. Un fenomeno che oggi arriva ad interessare anche aree periurbane con possibili interazioni che necessitano un’accura e valutata gestione». L'onorevole Bruzzone si è detto «lieto di aver organizzato questa presentazione, definita di grande importanza per sensibilizzare i colleghi parlamentari e le istituzioni in generale su questo tema». L'onorevole ha aggiunto: «C'è una forte aumento della presenza del lupo nel Paese. La politica deve dare una risposta. So che non è facile, ma credo sia doveroso. Anche perché, ricordiamocelo, la fauna selvatica è proprietà dello Stato, questi animali sono di proprietà dello Stato, e quindi lo Stato non può tirarsi indietro, non può girarsi dall'altra parte e fare finta di niente. L'appello che faccio alla politica e alla scienza è quello di fare in modo che la risposta dello Stato ci sia. Sia chiaro: nessuna caccia al lupo, ma una sensibilità verso gli animali domestici e di affezione che meritano una maggiore tutela».
Al termine degli interventi ha preso la parola il sottosegretario per le Politiche agricole alimentari e forestali, il senatore Patrizio La Pietra: «In Italia per troppo tempo è mancata una vera gestione della fauna. E senza gestione non ci può essere sostenibilità. Oggi si parla di lupo, ma la gestione è mancata con i cinghiali, con i corvidi, con le nutrie, con i cormorani… portando a una esplosione di situazioni fuori equilibrio. Fortunatamente la politica sta prendendo coscienza di questo, anche se ci troviamo di fronte a resistenze animaliste fortissime. Per quanto riguarda il lupo stiamo lavorando su un nuovo ‘piano lupo’. Probabilmente non sarà risolutore al 100 per 100 ma rispetto al vecchio piano fa passi avanti importanti. Ci sono da rivedere parametri e linee di azione. Dobbiamo metterci a un tavolo, eliminare le pregiudiziali ideologiche che non servono e attivare una gestione faunistica essenziale per il benessere di tutto il patrimonio faunistico del Paese». Presente all'evento, in rappresentanza di Ispra, anche Piero Genovesi, il quale ha espresso il suo apprezzamento per il report elaborato dal Coordinamento: «Seguiamo questo tema con attenzione e ringraziamo la Federcaccia e il Coordinamento che hanno raccolto dati per noi preziosi. L’Italia è il Paese con più lupi d'Europa, e questo aumenta i conflitti e le possibili interazioni con l’uomo e gli animali domestici. La predazione non scatena solo un aspetto economico ma anche un aspetto emotivo che non può essere ignorato. Siamo in una fase dinamica e l’aumento di conflitti deve aprire a forme di gestione».
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Ieri, presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, è stato presentato il report intitolato Il lupo tra fantasie e realtà, uno studio promosso dall'iniziativa dell'onorevole Francesco Bruzzone, in collaborazione con la Federazione italiana della caccia e il Coordinamento delle cacciatrici Federcaccia, per analizzare a fondo il fenomeno delle predazioni del lupo a carico dei cani da caccia, domestici e da guardiania.Quello delle predazioni del lupo ai danni dei cani, siano essi da caccia, domestici o da guardiania, è un problema serio che non va sottovalutato. Ecco perché, ieri, alla presenza del sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali, il senatore Patrizio La Pietra, è stato presentato presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, il report intitolato Il lupo tra fantasie e realtà.Si tratta di uno studio promosso dall'iniziativa dell'onorevole Francesco Bruzzone, componente della XIII Commissione (Agricoltura) della Camera e responsabile del Dipartimento della Lega per la gestione della fauna selvatica, in collaborazione con la Federazione italiana della caccia e il Coordinamento delle cacciatrici Federcaccia, per analizzare a fondo il fenomeno delle predazioni del lupo a carico dei cani e dell'impatto che questo predatore ha nei confronti degli altri animali. Un fenomeno che oltre a boschi e ambienti rurali ha visto aumentare in modo costante le sue manifestazioni anche in contesti urbani, come cortili e strade di paesi o città innalzando anche l’allarme sociale e la preoccupazione dei cittadini.L’iniziativa del Coordinamento Cacciatrici Federcaccia con il supporto di Federcaccia Nazionale, in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche della Federazione, di raccogliere e catalogare episodi comprovati riguardanti gli attacchi e le predazioni dei cani da parte del lupo non è e non vuole sostituire il lavoro scientifico di tecnici e ricercatori, ma è improntato al massimo rigore e serietà, separando i fatti dalle chiacchiere col preciso intento di prendere le distanze da chi per vari e diversi interessi tende da un lato a ridimensionare o dall’altro a esagerare gli effetti della presenza del lupo.Al momento della sua chiusura in tipografia lo scorso 31 agosto 2023 erano state registrate circa 400 predazioni, tutte attentamente verificate, solo una parte di quelle avvenute e per i più svariati motivi non denunciate o non attribuibili con certezza e quindi scartate. Da allora il lavoro del Coordinamento non si è fermato e il gruppo di lavoro continua a raccogliere e registrare predazioni che si verificano con sempre maggiore frequenza. Un fenomeno che non è possibile ignorare per una richiesta di sicurezza da parte della società, ma anche e soprattutto perché la sua gestione rappresenta un elemento cruciale per garantire una convivenza pacifica ed equilibrata tra l’uomo e il lupo.«È necessario che le Istituzioni e la politica adempiano al loro ruolo e prendano atto di quanto sta accadendo» ha dichiarato il presidente nazionale di Federcaccia Massimo Buconi. «Lo sta facendo l’Europa, dove la Presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che "il ritorno dei lupi è una buona notizia per la biodiversità in Europa. Ma la concentrazione di branchi di lupi in alcune regioni europee è diventata un pericolo reale" e la Commissione europea propone di rendere il lupo protetto anziché rigorosamente protetto. Lo stanno facendo molti Stati europei e la vicina Svizzera. E ci fa piacere che rispondendo al nostro stimolo in questo senso lo faccia oggi la politica italiana». Il presidente di Federcaccia, al termine del suo intervento alla Camera, ha poi concluso: «Il lupo, lo ripeto ancora per evitare ogni strumentalizzazione che ogni volta in cui si affronta il tema della sua gestione, come di quella di altri carnivori o di qualsivoglia specie, viene subito prontamente messa in atto, non è una specie cacciabile e in tutta sincerità non interessa ai cacciatori che lo diventi. Lo Stato ha uomini e risorse professionali adeguate ad affrontare se lo vorrà la questione. Ma come cittadini che vivono la ruralità e sostengono le attività a questa legate, siamo interessati a che la gestione del lupo e dei conflitti che la sua presenza genera, vengano affrontati dalle Istituzioni». A fare da eco alle parole di Buconi, sono arrivate poi quelle di Isabella Villa, responsabile del Coordinamento Cacciatrici: «Come sottolineato dal presidente, il nostro report si propone di fornire una fotografia dettagliata di quanto sta accadendo, con la predazione dei cani da caccia, ma non solo. Non sono isolati i casi di cani predati mentre si trovavano a passeggio, a guinzaglio, con i proprietari. Una fotografia comunque incompleta perché ancora troppe persone preferiscono non denunciare, anche se in questo senso stiamo notando un certo cambiamento di mentalità. Si sta evidenziando uno stato di allarme sempre più diffuso, dove sindaci invitano la gente a non uscire la notte per evitare incontri indesiderati. Un chiaro limite alla libertà dei cittadini oltre alla prova che il rischio c’è e se ne è consapevoli. Basti pensare che dal 31 agosto, data della chiusura del report in tipografia, ad oggi sono state registrate oltre 150 predazioni a danno di cani, dato comunque sottostimato nonostante una maggiore sensibilità a denunciare. Ringrazio dunque l’on. Bruzzone per la sua sensibilità sul tema». Ha preso parte al dibattito anche la dottoressa Giorgia Romeo, esperta di eco-etologia della fauna selvatica con esperienza pluriennale di numerosi progetti relativi al lupo, illustrando il quadro complessivo del «fenomeno lupo» in Italia, basato sui più recenti dati a disposizione della comunità scientifica nazionale. «Le conoscenze attuali» - ha dichiarato la studiosa - «ci consentono di comporre un quadro abbastanza preciso di presenza e distribuzione del lupo in Italia. Le azioni di conservazione intraprese negli anni hanno favorito la naturale e graduale espansione della specie. Un fenomeno che oggi arriva ad interessare anche aree periurbane con possibili interazioni che necessitano un’accura e valutata gestione». L'onorevole Bruzzone si è detto «lieto di aver organizzato questa presentazione, definita di grande importanza per sensibilizzare i colleghi parlamentari e le istituzioni in generale su questo tema». L'onorevole ha aggiunto: «C'è una forte aumento della presenza del lupo nel Paese. La politica deve dare una risposta. So che non è facile, ma credo sia doveroso. Anche perché, ricordiamocelo, la fauna selvatica è proprietà dello Stato, questi animali sono di proprietà dello Stato, e quindi lo Stato non può tirarsi indietro, non può girarsi dall'altra parte e fare finta di niente. L'appello che faccio alla politica e alla scienza è quello di fare in modo che la risposta dello Stato ci sia. Sia chiaro: nessuna caccia al lupo, ma una sensibilità verso gli animali domestici e di affezione che meritano una maggiore tutela».Al termine degli interventi ha preso la parola il sottosegretario per le Politiche agricole alimentari e forestali, il senatore Patrizio La Pietra: «In Italia per troppo tempo è mancata una vera gestione della fauna. E senza gestione non ci può essere sostenibilità. Oggi si parla di lupo, ma la gestione è mancata con i cinghiali, con i corvidi, con le nutrie, con i cormorani… portando a una esplosione di situazioni fuori equilibrio. Fortunatamente la politica sta prendendo coscienza di questo, anche se ci troviamo di fronte a resistenze animaliste fortissime. Per quanto riguarda il lupo stiamo lavorando su un nuovo ‘piano lupo’. Probabilmente non sarà risolutore al 100 per 100 ma rispetto al vecchio piano fa passi avanti importanti. Ci sono da rivedere parametri e linee di azione. Dobbiamo metterci a un tavolo, eliminare le pregiudiziali ideologiche che non servono e attivare una gestione faunistica essenziale per il benessere di tutto il patrimonio faunistico del Paese». Presente all'evento, in rappresentanza di Ispra, anche Piero Genovesi, il quale ha espresso il suo apprezzamento per il report elaborato dal Coordinamento: «Seguiamo questo tema con attenzione e ringraziamo la Federcaccia e il Coordinamento che hanno raccolto dati per noi preziosi. L’Italia è il Paese con più lupi d'Europa, e questo aumenta i conflitti e le possibili interazioni con l’uomo e gli animali domestici. La predazione non scatena solo un aspetto economico ma anche un aspetto emotivo che non può essere ignorato. Siamo in una fase dinamica e l’aumento di conflitti deve aprire a forme di gestione».
Sal Da Vinci (Ansa)
Al 76º Festival di Sanremo la vittoria di Sal Da Vinci assume il valore di una svolta simbolica: il pubblico premia un racconto tradizionale di amore e famiglia, dove fedeltà e melodico battono fluidità e mainstream, smentendo critica e pronostici.
Delitto perfetto nazionalpopolare. A sorpresa, il successo di Sal Da Vinci al 76º Festival di Sanremo è una piccola grande rivoluzione copernicana. Il trionfo della famiglia tradizionale. La consacrazione dell’amore e della fedeltà coniugale. Nel posto che di solito celebra la fluidità, le famiglie arcobaleno, i nuovi diritti. Un verdetto inatteso, ma non per tutti. In un’intervista di oltre un mese fa, Antonio Ricci aveva detto che qualcuno gli aveva parlato di lui come vincitore «forse per bruciarlo». Sulla Verità, non più tardi di sabato, si era ipotizzato: «Pensa che cosa succede se, per caso, vince Sal Da Vinci». Uno smacco per la critica. Una smentita clamorosa, come quelle di certi sondaggi politici sulle elezioni che poi danno risultati inattesi. Anche stavolta il popolo smentisce le élite e i suoi analisti blasonati che, fin dal primo giorno, hanno contestato lo spartito di Carlo Conti, colpevole di aver chiamato Laura Pausini che non canta Bella ciao, e di aver invitato Andrea Pucci, comico di destra. Figurarsi: un conduttore che definisce il suo «un Festival cristiano e democratico»; un direttore artistico che ha accolto solo dieci donne tra i trenta cantanti in gara. Soprattutto, colpevole di rivolgersi agli italiani, alle famiglie più che ai single, senza ambizioni intellettuali e bandiere mainstream.
I pasdaran della Sala stampa cercavano polemiche a tutti i costi. Tipo l’invito alla supermodella russa Irina Shayk, citata nei file di Epstein, per mandare un messaggio conciliante a Putin. Secondo gli editorialisti dei giornaloni invece era un Festival mediocre, senza guizzi, uno show della medietà. Il tutto trovava conferma nel calo degli ascolti. Che, in realtà, è da ridimensionare considerando la concorrenza delle partite di Champions League e la controprogrammazione di Mediaset e La7. E, tutt’altro che irrilevante, la messa in onda rispetto al 2025 due settimane più tardi, quando la platea è ridotta di circa due milioni. E la finale ha pur sempre totalizzato il 68,6% di share e 10,7 milioni di telespettatori.
Quanto alle canzoni anche quelle erano brutte, i cantanti sconosciuti, i fenomeni latitavano. Stavolta, chissà perché, nessuno chiedeva innovazione. E pazienza per la varietà dei generi, dal country al jazz al melodico, sottolineata dal direttore artistico. La critica si baloccava tra Ditonellapiaga, Serena Brancale ed Ermal Meta. Masini e Fedez no, perché il primo è ritenuto di destra e il secondo antipatico, tanto più che in L’acqua è più profonda di come sembra da sopra (Mondadori) ha saldato un po’ di conti con l’ambiente. Così le firme musicali gliel’hanno fatta pagare. Per il resto, smacco anche nella serata delle cover, quando, con Ditonellapiaga, Tony Pitony, nemico pubblico numero uno, metteva in scena un piccolo gioiello swing, tra Broadway e il Quartetto Cetra.
Intanto, Sal Da Vinci era sempre lì. A ogni esibizione l’Ariston s’infiammava. Lui cantava d’impeto, una pioggia di sentimenti tradizionali. Il giorno del matrimonio, il giuramento di fedeltà… E il pubblico in piedi, donne soprattutto, a tributargli lunghi applausi. Saranno napoletani, si pensava. Per sempre sì restava ai primi posti delle classifiche, ma nessuno ci credeva. Invece. «È la vittoria di un popolo e la vittoria di tutti quelli che hanno perseverato nel seguire un sogno», ha raccontato Sal Da Vinci dopo aver realizzato che è tutto vero. «Faccio questo mestiere da quando avevo sette anni e l’ho continuato con perseveranza tra cadute e salite ripide. Non è stato facile, ma è una vittoria di tutti quelli che vengono dal basso come me». Battuto di poco al Televoto da Sayf, il vincitore ha fatto il pieno nelle giurie di stampa, radio, tv e Web, dov’è folta la rappresentanza napoletana. E dove, come detto, non si è voluto premiare Male necessario di Fedez e Masini. Da Vinci andrà anche all’Eurovision, ha confermato agli scettici che sui social già contestano che ci si presenti con «questa roba qui»: «Portare la musica italiana fuori dal nostro Paese è un grande motivo di orgoglio», sottolinea indomito. In tanti masticano amaro.
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La morte di un bambino innocente di due anni è il segno inequivocabile che nel mondo c’è il male, il mistero del male: mysterium iniquitatis. Ma come da sempre insegna la tradizione cattolica, ci sono due tipi di male: il male fisico, che non dipende dall’uomo (come nel caso di un tumore inguaribile o nel caso di un terremoto che distrugge case e fa morire le persone) e il male morale, cioè quello che, diversamente dal primo, dipende dall’azione dell’uomo e si chiama appunto morale perché dietro a quel male c’è una colpa. Questo è il caso della morte del piccolo Domenico.
Domenico era un angelo venuto dal cielo che a due anni, sulla terra, ha incontrato quelli che la teologia chiama gli angeli decaduti: dei diavoli, delle persone che compiono il male e che hanno colpa di quel male e lo compiono perché non fanno il loro dovere. Ora quell’angelo in cielo prega per la mamma, per il papà e per i due fratelli che soffrono le pene dell’inferno per il male compiuto dagli uomini che dovevano salvare la vita di Domenico.
Ha detto bene la mamma: «Ho affidato la vita di mio figlio ai medici, e loro mi hanno tradito». È vero. Perché oltre a tradire la deontologia professionale hanno tradito la fiducia di una mamma che affidava loro il frutto del suo amore. Una mamma che durante tutte le fasi che hanno portato alla morte di Domenico aveva avuto l’intuizione, che solo una mamma può avere, che il suo angelo, in quei momenti, era nelle mani di coloro che non stavano facendo quello che avrebbero dovuto fare e che si rifiutavano anche di parlare, perché non sapevano cosa dire se non delle menzogne. In quei giorni terribili che hanno preceduto la morte del bambino, mamma Patrizia mi ha fatto venire in mente la Madonna ai piedi della Croce: una donna straziata dal dolore che vede la morte del Figlio che non ha compiuto alcun male, ma che è frutto del male compiuto dagli uomini.
C’è una frase molto celebre di Sant’Agostino che dice così: «La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per le cose così come sono, il coraggio per cambiarle». Mamma Patrizia ha ampiamente dimostrato di avere tutte e due queste caratteristiche: lo sdegno che, però, dimostra con dignità - al contrario dei responsabili della morte di suo figlio, che non hanno neanche sentito il bisogno di scrivere una lettera alla famiglia o di incontrarla anche semplicemente per un gesto di umanità; e il coraggio di voler cambiare le cose, tanto da voler dar vita a una fondazione intitolata a Domenico e che si occupi di tutto ciò che non ha funzionato in questa vicenda: delle malefatte, dell’incompetenza inaccettabile, della disumanità dei comportamenti di fronte dei genitori distrutti.
Questo giornale, nel suo piccolo, vuole collaborare perché si è fatta giustizia e, almeno, come ha detto il figlio di Patrizia, il fratellino di Domenico, «gli sia fatta pagare» a chi ha sbagliato. Occorre che giustizia sia fatta in fretta perché si deve evitare che coloro che hanno fatto il male provino a nascondere ciò che deve essere conosciuto, provino a occultare quello che va visto, provino a concordare tra di loro una versione falsa e menzognera di quello che è successo.
Dopo la morte di Domenico sono accaduti fatti gravi: sta scoppiando una guerra, e di questi fatti ne accadranno di nuovi e di grande rilievo. Questo è un motivo in più per non attenuare l’attenzione, non spegnere i fari su questa vicenda favorendo, così, coloro che vorrebbero oscurarli perché ne va della loro vita e della loro professione: un processo giusto dovrà far luce sulle loro colpe.
La morte colpevole di un bimbo innocente non ha valenza inferiore a nessun altro fatto che possa accadere nel mondo. Non ha dignità minore tale da distogliere la tensione e concentrarla solo su altro. Questa mamma e questa famiglia debbono continuare a essere seguite, a essere aiutate, a essere incoraggiate perché la vicenda, le indagini e il processo non rappresentino un ulteriore via Crucis. Noi della Verità chiediamo giustizia per il piccolo Domenico. E non smetteremo di farlo. Per quanto mi riguarda non smetterò di farlo all’interno delle mie trasmissioni perché l’ho promesso alla mamma e gliel’ho promesso semplicemente perché lo ritengo un dovere.
Mi permetto di scrivere ancora una cosa, perché mamma Patrizia è una donna di fede. Il piccolo Domenico è dall’eternità che è scritto nel Libro della vita: la sua giornata è stata breve, troppo breve, inspiegabilmente breve, ma ora in quel Libro della vita vivrà eternamente, custodito dal Dio della vita che ascolterà le preghiere per il suo babbo, per la sua mamma, per i suoi fratellini. Questo non toglie nulla alla sofferenza e alla tragedia di questa famiglia, ma ci fa pensare al piccolo Domenico circondato da angeli buoni in una dimensione di eterna beatitudine. Lo pensiamo che gioca con gli altri bambini morti immaturamente e anche loro presenti nel Grande Libro della memoria di Dio.
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