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2023-03-15
La Borsa ripiana il crac californiano. Ma la Bce insiste con i tassi gonfiati
Imagoeconomica
Il rimbalzo in Borsa dei titoli bancari, dopo le pesanti vendite di lunedì, c’è stato. Non solo a Piazza Affari, dove ieri il FtseMib ha chiuso la giornata con un +2,36 per cento. Ma ora i riflettori del mercato sono tutti puntati sulle mosse della Bce: vedremo se domani, nonostante il crac della Silicon valley bank, tirerà dritto con il rialzo dei tassi di mezzo punto percentuale, esito indicato come altamente probabile dalla presidente, Christine Lagarde, nella conferenza stampa seguita all’ultimo meeting della Banca centrale europea.
I dati sull’inflazione americana, ancora viva e vegeta a febbraio, hanno spinto il mercato a dare per scontato un rialzo di «soli» 25 punti base da parte della Federal Reserve a marzo, mentre la Bce viene in vista in bilico tra la guidance di 50 punti base e un ritocco più contenuto di 25 punti. Intanto, secondo i dati del rapporto mensile dell’Abi, i precedenti rialzi varati da Francoforte hanno portato il tasso medio sui mutui in Italia al livello più alto da 11 anni, mentre il tasso sui depositi vincolati supera il 2%, portandosi sui valori più alti dal 2031. Continua la frenata dei prestiti, soprattutto per quelli alle imprese mentre cala ancora, per il quinto mese consecutivo, la raccolta diretta. Cambiano le scelte di risparmio degli italiani che portano a un calo dei depositi, mentre aumenta la raccolta obbligazionaria.
Nel frattempo, anche a Wall Street la seduta di Borsa ieri si è aperta col segno positivo. L’inflazione negli Stati Uniti a febbraio si è attestata al 6%, in linea con il consenso degli economisti, ma - sebbene sia scesa rispetto al 6,4% del mese precedente - resta ben al di sopra del target del 2 per cento. Il quadro generale rimane lo stesso: se i prezzi dei beni sono piatti, i servizi di base sono in forte aumento. Guardando alla prossima riunione del 21-22 marzo, la Fed sembra ritrovarsi tra «incudine e martello», dovendo continuare ad alzare i tassi per combattere l’inflazione e dovendo altresì proteggere il sistema finanziario. Non solo. Anche se i funzionari della Fed decideranno di mantenere i tassi di interesse invariati la prossima settimana, sono ancora possibili ulteriori aumenti a maggio, a patto che l’attuale crisi bancaria non si allarghi.
La tensione sul caso Svb resta, dunque, alta. Secondo il Wall Street Journal, inoltre, il Dipartimento di Giustizia e la Sec, la Consob americana, hanno avviato un’inchiesta per indagare le cause del crollo e alcune operazioni avvenute nei giorni precedenti al crollo. L’amministratore delegato della capogruppo, Greg Becker, si era mostrato ad esempio assai ottimista, affermando durante una conferenza che era «un ottimo momento per avviare un’impresa». In un’altra conferenza, il mese scorso, aveva dichiarato che la focalizzazione della banca sulle startup non comportava rischi di un’eccessiva concentrazione. I documenti depositati dalla banca mostrano, tuttavia, che Becker e Daniel Beck, il direttore finanziario, hanno entrambi venduto azioni la settimana prima del crac della banca. Becker ha esercitato opzioni su 12.451 azioni il 27 febbraio e le ha vendute lo stesso giorno, ricavando circa 2,3 milioni di dollari. Beck ha venduto poco più di 575.000 dollari di azioni il 27 febbraio, circa un terzo delle sue partecipazioni nella società. Ricordiamo che la settimana scorsa le azioni di Svb Financial hanno perso fino al 60 per cento.
Ieri è stata anche la giornata del «risveglio» delle agenzie di rating. Moody’s ha deciso di tagliare l’outlook sul sistema bancario degli Stati Uniti da stabile a negativo in seguito al «rapido deterioramento del contesto operativo» dopo il fallimento di Silicon valley bank e Signature Bank (la stessa Moody’s, però, solo tre giorni prima del crac aveva assegnato alla solvibilità di Svb un giudizio «A», classificandolo dunque come un investimento sicuro). L’agenzia ha anche sottoposto a revisione tutti i rating e le valutazioni a lungo termini di First republic bank: si tratta di un’altra banca californiana che nel 2022 ha registrato interessi attivi pari a 4,8 miliardi di dollari, con i prestiti che sono ammontati a 73,4 miliardi, mostrando un’elevata dipendenza dal finanziamento dei depositi non assicurati e dalle perdite non realizzate nei portafogli dei clienti.
Sempre secondo Moody’s, i depositi delle banche italiane sono più stabili rispetto a quelli delle banche americane, ma non sono invulnerabili alla crisi che sta investendo il sistema statunitense. «L’inasprimento monetario deve ancora andare a regime e lo sviluppo di tensioni nel sistema bancario statunitense indebolirà la fiducia degli investitori. Aumenteranno le tensioni sui finanziamenti per le istituzioni europee che, come con qualsiasi banca, combinano disallineamenti di scadenza con leva finanziaria», si legge in un report.
«Generali non è esposta verso Svb»
«Non siamo preoccupati, da quando sono al timone delle Generali, sette anni fa, di crisi ne abbiamo viste diverse: la Brexit, il Covid, la guerra in Ucraina. Il problema di una banca regionale americana non ci impedisce di dormire la notte». Con queste parole l’amministratore delegato della compagnia assicurativa triestina, Philippe Donnet, ha escluso ieri un impatto sul Leone del crac della Silicon valley bank, che ha causato a sua volta un movimento al ribasso dei mercati. E ha escluso anche cambi di strategia. «Non vedo motivi per modificarla, visto che mostra di funzionare. La differenza maggiore rispetto al momento della sua presentazione è determinata dall’inflazione, ma per noi è un fattore gestibile». Quanto ai tassi di interesse, «il rialzo ha un impatto positivo sulla marginalità, sul business vita e sul valore del portafoglio Vita. Non siamo messi male in alcun contesto e non siamo preoccupati, ma ciò non significa non essere attenti e reattivi».
Donnet ieri ha presentato al mercato i conti 2022 delle Generali, che sono stati chiusi con 2,9 miliardi di utile netto (+2,3%), un risultato operativo record in aumento a 6,5 miliardi (+11,2%) e la proposta di un dividendo per azione pari a 1,16 euro, in aumento dell’8,4% rispetto al dividendo pagato nel 2021. I vertici del Leone hanno anche spiegato perché tecnicamente il caso Svb non li preoccupa. Non solo per il fatto che il modello operativo di una compagnia assicurativa è diverso da quello bancario. «Generali non ha di fatto alcuna esposizione nei confronti di Svb Bank, se non portafogli di rischio terzi, dunque completamente marginale», ha sottolineato il direttore finanziario, Cristiano Borean. «Stiamo monitorando il livello di solvibilità del gruppo post risultati e, a venerdì scorso, era vicina al 230%, dal 221% di fine anno», ha aggiunto. Precisando anche che il gruppo è ancora meno sensibile all’andamento dello spread. A fine 2022, il Leone aveva 44,3 miliardi di valore di mercato di Btp (erano 63 miliardi a fine 2021), tolti 0,7 miliardi di titoli afferenti alla riclassificazione degli investimenti di Bcc Iccrea.
«Non ho commenti specifici sul caso di Eurovita, posso solo dire che abbiamo un business model molto solido e proponiamo ai clienti soluzioni di protezione personalizzate, attraverso una rete di agenti professionale. Noi facciamo un mestiere che non è quello di Eurovita, proponiamo soluzioni molto sicure ai nostri clienti a 360 gradi: questa è la nostra strategia di consulenza assicurativa, questo è il nostro mestiere e ancora una volta lo facciamo bene», ha poi risposto l’ad Donnet a chi gli chiedeva che cosa pensasse di un possibile salvataggio di sistema della compagnia Eurovita e se il gruppo del Leone fosse interessato a partecipare a tale messa in sicurezza.
Tornando ai conti, senza l’impatto degli investimenti russi, il risultato netto sarebbe stato pari a 3,066 miliardi (+7,7%). Crescono i premi lordi che ammontano a 81,5 miliardi di euro (+1,5%), grazie all’andamento positivo del segmento Danni, in particolare nel non auto. La raccolta netta Vita si attesta a 8,7 miliardi (-36,1%). La raccolta netta delle linee unit-linked e puro rischio e malattia si attesta rispettivamente a 8,9 euro e 5 miliardi. La linea risparmio registra masse in uscita per 5,2 miliardi. Il patrimonio netto del gruppo si attesta a 16,201 miliardi (-44,7%). La variazione è principalmente dovuta alle riserve disponibili per la vendita, in particolare a seguito dell’andamento dei titoli obbligazionari. La proposta di dividendo comporta un’erogazione massima complessiva di 1,7 miliardi. I risultati sono stati apprezzati dagli analisti e anche da Piazza Affari, dove il titolo Generali ha chiuso la seduta di ieri con un rialzo del 3,6%, attestandosi a quota 18,4 euro.
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Dopo un lunedì nero, Milano chiude a +2,36%. Occhi puntati su Francoforte, pronta a tirare dritto. Mentre secondo i dati Abi i precedenti rialzi hanno fatto volare i mutui. La Sec intanto indaga sulla vendita dei titoli.Generali festeggia un risultato operativo record di 6,5 miliardi (+11,2%). E propone un dividendo per azione pari a 1,16 euro (+8,4%). Il gruppo resiste anche allo spread.Lo speciale contiene due articoli.Il rimbalzo in Borsa dei titoli bancari, dopo le pesanti vendite di lunedì, c’è stato. Non solo a Piazza Affari, dove ieri il FtseMib ha chiuso la giornata con un +2,36 per cento. Ma ora i riflettori del mercato sono tutti puntati sulle mosse della Bce: vedremo se domani, nonostante il crac della Silicon valley bank, tirerà dritto con il rialzo dei tassi di mezzo punto percentuale, esito indicato come altamente probabile dalla presidente, Christine Lagarde, nella conferenza stampa seguita all’ultimo meeting della Banca centrale europea. I dati sull’inflazione americana, ancora viva e vegeta a febbraio, hanno spinto il mercato a dare per scontato un rialzo di «soli» 25 punti base da parte della Federal Reserve a marzo, mentre la Bce viene in vista in bilico tra la guidance di 50 punti base e un ritocco più contenuto di 25 punti. Intanto, secondo i dati del rapporto mensile dell’Abi, i precedenti rialzi varati da Francoforte hanno portato il tasso medio sui mutui in Italia al livello più alto da 11 anni, mentre il tasso sui depositi vincolati supera il 2%, portandosi sui valori più alti dal 2031. Continua la frenata dei prestiti, soprattutto per quelli alle imprese mentre cala ancora, per il quinto mese consecutivo, la raccolta diretta. Cambiano le scelte di risparmio degli italiani che portano a un calo dei depositi, mentre aumenta la raccolta obbligazionaria. Nel frattempo, anche a Wall Street la seduta di Borsa ieri si è aperta col segno positivo. L’inflazione negli Stati Uniti a febbraio si è attestata al 6%, in linea con il consenso degli economisti, ma - sebbene sia scesa rispetto al 6,4% del mese precedente - resta ben al di sopra del target del 2 per cento. Il quadro generale rimane lo stesso: se i prezzi dei beni sono piatti, i servizi di base sono in forte aumento. Guardando alla prossima riunione del 21-22 marzo, la Fed sembra ritrovarsi tra «incudine e martello», dovendo continuare ad alzare i tassi per combattere l’inflazione e dovendo altresì proteggere il sistema finanziario. Non solo. Anche se i funzionari della Fed decideranno di mantenere i tassi di interesse invariati la prossima settimana, sono ancora possibili ulteriori aumenti a maggio, a patto che l’attuale crisi bancaria non si allarghi. La tensione sul caso Svb resta, dunque, alta. Secondo il Wall Street Journal, inoltre, il Dipartimento di Giustizia e la Sec, la Consob americana, hanno avviato un’inchiesta per indagare le cause del crollo e alcune operazioni avvenute nei giorni precedenti al crollo. L’amministratore delegato della capogruppo, Greg Becker, si era mostrato ad esempio assai ottimista, affermando durante una conferenza che era «un ottimo momento per avviare un’impresa». In un’altra conferenza, il mese scorso, aveva dichiarato che la focalizzazione della banca sulle startup non comportava rischi di un’eccessiva concentrazione. I documenti depositati dalla banca mostrano, tuttavia, che Becker e Daniel Beck, il direttore finanziario, hanno entrambi venduto azioni la settimana prima del crac della banca. Becker ha esercitato opzioni su 12.451 azioni il 27 febbraio e le ha vendute lo stesso giorno, ricavando circa 2,3 milioni di dollari. Beck ha venduto poco più di 575.000 dollari di azioni il 27 febbraio, circa un terzo delle sue partecipazioni nella società. Ricordiamo che la settimana scorsa le azioni di Svb Financial hanno perso fino al 60 per cento.Ieri è stata anche la giornata del «risveglio» delle agenzie di rating. Moody’s ha deciso di tagliare l’outlook sul sistema bancario degli Stati Uniti da stabile a negativo in seguito al «rapido deterioramento del contesto operativo» dopo il fallimento di Silicon valley bank e Signature Bank (la stessa Moody’s, però, solo tre giorni prima del crac aveva assegnato alla solvibilità di Svb un giudizio «A», classificandolo dunque come un investimento sicuro). L’agenzia ha anche sottoposto a revisione tutti i rating e le valutazioni a lungo termini di First republic bank: si tratta di un’altra banca californiana che nel 2022 ha registrato interessi attivi pari a 4,8 miliardi di dollari, con i prestiti che sono ammontati a 73,4 miliardi, mostrando un’elevata dipendenza dal finanziamento dei depositi non assicurati e dalle perdite non realizzate nei portafogli dei clienti. Sempre secondo Moody’s, i depositi delle banche italiane sono più stabili rispetto a quelli delle banche americane, ma non sono invulnerabili alla crisi che sta investendo il sistema statunitense. «L’inasprimento monetario deve ancora andare a regime e lo sviluppo di tensioni nel sistema bancario statunitense indebolirà la fiducia degli investitori. 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Con queste parole l’amministratore delegato della compagnia assicurativa triestina, Philippe Donnet, ha escluso ieri un impatto sul Leone del crac della Silicon valley bank, che ha causato a sua volta un movimento al ribasso dei mercati. E ha escluso anche cambi di strategia. «Non vedo motivi per modificarla, visto che mostra di funzionare. La differenza maggiore rispetto al momento della sua presentazione è determinata dall’inflazione, ma per noi è un fattore gestibile». Quanto ai tassi di interesse, «il rialzo ha un impatto positivo sulla marginalità, sul business vita e sul valore del portafoglio Vita. Non siamo messi male in alcun contesto e non siamo preoccupati, ma ciò non significa non essere attenti e reattivi». Donnet ieri ha presentato al mercato i conti 2022 delle Generali, che sono stati chiusi con 2,9 miliardi di utile netto (+2,3%), un risultato operativo record in aumento a 6,5 miliardi (+11,2%) e la proposta di un dividendo per azione pari a 1,16 euro, in aumento dell’8,4% rispetto al dividendo pagato nel 2021. I vertici del Leone hanno anche spiegato perché tecnicamente il caso Svb non li preoccupa. Non solo per il fatto che il modello operativo di una compagnia assicurativa è diverso da quello bancario. «Generali non ha di fatto alcuna esposizione nei confronti di Svb Bank, se non portafogli di rischio terzi, dunque completamente marginale», ha sottolineato il direttore finanziario, Cristiano Borean. «Stiamo monitorando il livello di solvibilità del gruppo post risultati e, a venerdì scorso, era vicina al 230%, dal 221% di fine anno», ha aggiunto. Precisando anche che il gruppo è ancora meno sensibile all’andamento dello spread. A fine 2022, il Leone aveva 44,3 miliardi di valore di mercato di Btp (erano 63 miliardi a fine 2021), tolti 0,7 miliardi di titoli afferenti alla riclassificazione degli investimenti di Bcc Iccrea. «Non ho commenti specifici sul caso di Eurovita, posso solo dire che abbiamo un business model molto solido e proponiamo ai clienti soluzioni di protezione personalizzate, attraverso una rete di agenti professionale. Noi facciamo un mestiere che non è quello di Eurovita, proponiamo soluzioni molto sicure ai nostri clienti a 360 gradi: questa è la nostra strategia di consulenza assicurativa, questo è il nostro mestiere e ancora una volta lo facciamo bene», ha poi risposto l’ad Donnet a chi gli chiedeva che cosa pensasse di un possibile salvataggio di sistema della compagnia Eurovita e se il gruppo del Leone fosse interessato a partecipare a tale messa in sicurezza. Tornando ai conti, senza l’impatto degli investimenti russi, il risultato netto sarebbe stato pari a 3,066 miliardi (+7,7%). Crescono i premi lordi che ammontano a 81,5 miliardi di euro (+1,5%), grazie all’andamento positivo del segmento Danni, in particolare nel non auto. La raccolta netta Vita si attesta a 8,7 miliardi (-36,1%). La raccolta netta delle linee unit-linked e puro rischio e malattia si attesta rispettivamente a 8,9 euro e 5 miliardi. La linea risparmio registra masse in uscita per 5,2 miliardi. Il patrimonio netto del gruppo si attesta a 16,201 miliardi (-44,7%). La variazione è principalmente dovuta alle riserve disponibili per la vendita, in particolare a seguito dell’andamento dei titoli obbligazionari. La proposta di dividendo comporta un’erogazione massima complessiva di 1,7 miliardi. I risultati sono stati apprezzati dagli analisti e anche da Piazza Affari, dove il titolo Generali ha chiuso la seduta di ieri con un rialzo del 3,6%, attestandosi a quota 18,4 euro.
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Tutto nasce dalla volontà, assolutamente legittima, del governo e della Lega calcio di mettere una pezza a una delle piaghe dilaganti del calcio italiano: «Il pezzotto». Migliaia di tifosi che anziché pagare un regolare abbonamento per guardasi comodamente seduti davanti a uno schermo il match della loro squadra del cuore, preferiscono collegarsi a qualche emittente pirata. Tant’è che la legge del 2023 prevede proprio che questi siti debbano essere oscurati entro 30 minuti dal momento in cui vengono colti in flagranza.
Il punto è chi debba farlo. E qui entrano in scena Cloudflare e l’authority che regola, vigila e sanziona su tutto quello succede nel settore delle telecomunicazioni.
L’Agcom ha chiesto al colosso della rete guidato dall’ad Matthew Prince di intervenire per stoppare i collegamenti alle piattaforme illegali. In buona sostanza deindicizzare i siti pirata. Non solo. Perché l’input è quello di fornire i dati relativi ai clienti che si adoperano per bypassare illegalmente gli abbonamenti.
Risposta. Non se ne parla nemmeno. E non da adesso. Il secco diniego è reiterato e non ha mai lasciato trasparire possibilità di ripensamenti.
Motivo? Innanzitutto c’è una questione di merito e di salvaguardia dell’integrità della rete. Censurare dei siti non è il mestiere di Cloudflare che se dovesse acconsentire alle richieste italiane si esporrebbe a potenziali richieste simili anche da parte di governi autoritari. Perderebbe quindi un’arma difensiva fondamentale per garantire la neutralità di Internet. La nostra credibilità - è il concetto espresso dall’amministratore delegato Matthew Prince - deriva proprio dal fatto di non essere influenzati dalle decisioni dei singoli esecutivi.
Poi c’è un problema tecnico non indifferente. L’operazione invocata dall’Agcom potrebbe bloccare centinaia di altre piattaforme assolutamente in regola. Il punto è che si agisce sugli indirizzi IP e non solo sui domini e quindi se dovessero essere oscurate anche le applicazioni digitali perfettamente in regola, la credibilità dell’intermediario ne uscirebbe demolita.
E infine il dilemma economico. Il giro d’affari di Cloudflare in Italia è di circa 7 milioni di euro, che equivale allo 0,5% del fatturato globale dell’azienda. Insomma, è il ragionamento dei vertici del gruppo, ci stanno chiedendo di rivoluzionare un sistema che funziona senza intoppi in tutto il mondo per un mercato marginale e rispetto al quale c’erano anche importanti piani di sviluppo?
Impossibile evitare lo scontro. Che è deflagrato con la multa da circa 14 milioni di euro che ha fatto andare su tutte le furie Prince, il manager del gruppo che ha prima denunciato una deriva da censura. Quindi ha promesso azioni clamorose. Che partono dalla rimozione dei servizi gratuiti alle città italiane e dei progetti di investimento sul nostro Paese e arrivano fino allo stop alle operazioni di cybersecurity legati alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Con tanto di coinvolgimento di Musk e Vance.
Insomma, la questione rischia di diventare di politica internazionale. Per Prince infatti sarebbe in gioco la libertà di parola e di espressione che sarebbe attaccata da «un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbati».
Stati Uniti contro Europa. Uno schema che è molto caro all’amministrazione Trump e in particolare al vicepresidente Vance. Diciamo pure che la situazione sta sfuggendo di mano e per evitare che deflagri sarebbero necessari interventi di mediazione a un livello elevato.
Ci sta provando il senatore della Lega Claudio Borghi che nelle ultime ore ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Ho letto il messaggio di Prince con grande preoccupazione. L’Agcom è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV. È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare...». Mentre le verifiche sono in corso però la polemica non si placa. E c’è la quasi certezza che quella descritta sia solo la prima puntata di una serie che nessun sito pirata riuscirà ad oscurare. Con Cloudfare che starebbe valutando diversi scenari di risposta alla multa.
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«I sette quadranti» (Sky)
Eppure, per le ragioni di cui sopra, per il traino che la coppia Chibnall-Christie saprebbe assicurare a qualsivoglia prodotto, non c'è nemmeno un'ombra di noia ad oscurarne l'arrivo. I sette quadranti, al debutto su Sky nella prima serata di giovedì 15 gennaio, è accompagnata dalla promessa di regalare a chiunque, amante del whodunit o meno, una parvenza di felicità. O, senza tanta enfasi e poesia, un po' di intrattenimento degno di questo nome.Lo show, creato ancora una volta da Chibnall e interpretato, tra gli altri, da Helena Bonham-Carter e Martin Freeman, rilegge la storia così come Agatha Christie l'ha scritta.
Torna indietro, dunque, all'Inghilterra ricca e sfarzosa del 1925, ad un'immensa villa di campagna, teatro di una vacanza d'élite. Erano partiti con il solo intento di proseguire la loro vita d'agi altrove, lontano dalla città, i ragazzi protagonisti della serie. Erano ricchi, di nobile lignaggio. Si conoscevano e giocavano. E di giochi avrebbero voluto parlare per l'intera durante del weekend fuoriporta, se solo la morte non avesse fatto irruzione nella villa. Uno dei giovani, preso in giro dal gruppo perché pigro la mattina, viene trovato morto nel suo letto, accanto a lui sette sveglie. I ragazzi inorridiscono. L'amico è morto, circondato dagli stessi orologi con i quali, una di quelle mattine, avrebbero voluto giocargli uno scherzo. Da piani, avrebbero dovuto essere otto. Invece, quella mattina sarebbero state sette.
Perché, per come, è tutto da vedersi.Sulla morte, per nulla accidentale, comincia ad indagare la giovane protagonista de I sette quadranti, versione tv: Lady Eileen Bundle Brent, giovane, brillante e curiosa, dotata di un istinto fuori dal comune. Tocca a lei rivelare che quel delitto non è colposo, ma premeditato, parte di un complotto ben più ampio. Il tutto, mentre segreti, false piste e intrighi politici emergono uno dopo l’altro.
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Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.