Destra in pressing su Biden. E lui gela Kiev
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Il presidente Usa liquida Volodymyr Zelensky con un’espressione ambigua: «Vi sosteremo finché possiamo». È l’anticamera del disimpegno. Pesano le richieste dei repubblicani, che pretendono una stretta sull’immigrazione in cambio di ulteriore sostegno all’Ucraina.

Il sostegno militare degli Stati Uniti a Kiev continua a raffreddarsi. È questo quanto emerso dalla recente visita a Washington di Volodymyr Zelensky. A rivelarsi sibilline sono state in particolare le parole pronunciate da Joe Biden, mentre incontrava il presidente ucraino. «Siamo in trattative per ottenere i finanziamenti di cui abbiamo bisogno. Non faccio promesse, ma spero che possiamo arrivarci: penso che possiamo», ha dichiarato. L’inquilino della Casa Bianca ha inoltre affermato che Washington garantirà armamenti all’Ucraina «finché possiamo». Una posizione ben diversa da quella espressa a fine novembre dalla Nato, che si era impegnata a sostenere Kiev «per tutto il tempo necessario». A registrare un cambio di passo nelle parole di Biden è stato anche Politico. «Martedì il presidente Joe Biden ha sostenuto a gran voce la necessità di mantenere il sostegno fondamentale all’Ucraina nella sua guerra con la Russia, ma sembrava meno sicuro che mai di riuscire a mantenerlo», ha scritto la testata l’altro ieri.

Il nodo della questione, è ormai noto, riguarda la frontiera statunitense con il Messico. I parlamentari repubblicani, sia alla Camera sia al Senato, hanno subordinato l’approvazione di nuovi aiuti militari ucraini a un inasprimento delle politiche migratorie al confine meridionale. Ricordiamo d’altronde che l’immigrazione clandestina ha sempre rappresentato una delle principali spine nel fianco di Biden. Da quando quest’ultimo è presidente si è infatti registrato il record di arrivi di immigrati irregolari alla frontiera con il Messico. Inoltre, a settembre scorso, la pressione migratoria era ripresa, creando malumori anche tra vari sindaci e governatori dem, che non riuscivano più a gestire le strutture di accoglienza ormai vicine al collasso.

Ora, una certa vulgata tende a dipingere i repubblicani come degli isolazionisti insensibili, che anteporrebbero le questioni interne alla libertà dell’Ucraina. In realtà, la questione è leggermente più complessa. Innanzitutto, come abbiamo visto, il confine meridionale statunitense versa in una situazione assai problematica. In secondo luogo, a chiedere interventi migratori come contropartita degli aiuti ucraini sono stati anche esponenti repubblicani da sempre favorevoli a un sostegno ferreo nei confronti di Kiev: parliamo, per esempio, del senatore Mitch McConnell e del collega Lindsey Graham. Chi dunque oggi parla di «isolazionismo» o di «Partito repubblicano ostaggio di Donald Trump» non comprende che cosa sta realmente accadendo. D’altronde, a invocare misure più restrittive al confine è stato anche il senatore Mitt Romney: uno dei repubblicani storicamente più critici dell’ex presidente.

A questo punto, come vanno lette le parole pronunciate da Biden martedì sul «finché possiamo»? È un’apertura alle richieste dei repubblicani sulla stretta migratoria? O sta considerando di tirare i remi in barca sull’Ucraina? La prima ipotesi non è da scartare. Secondo Politico, martedì sera i negoziatori della Casa Bianca si sono incontrati con parlamentari dem e repubblicani «per mantenere vivi i colloqui sulla frontiera». La testata ha riferito che sarebbero allo studio alcune misure volte ad accelerare i rimpatri a determinate condizioni. Il problema politico per Biden è che, se decidesse di andare incontro ai repubblicani sull’immigrazione, dovrebbe assai probabilmente affrontare una levata di scudi da parte della sinistra dem, che -in quanto fondamentalmente filopalestinese – è già sul piede di guerra in riferimento al dossier mediorientale. È comunque assai improbabile che un eventuale accordo parlamentare sulle frontiere possa essere raggiunto entro la fine dell’anno.

Dall’altra parte, neppure la seconda ipotesi può essere del tutto esclusa. Nonostante Biden a parole dica di voler continuare a sostenere graniticamente l’Ucraina, c’è in parte da dubitare di questa versione. Il Washington Post ha recentemente rivelato pesanti attriti tra la Casa Bianca e il governo di Kiev sulla controffensiva ucraina. Inoltre, a ottobre Politico pubblicò un memorandum riservato dell’esecutivo americano in cui si esprimevano forti preoccupazioni per la corruzione in Ucraina. Non va poi trascurato che recentemente Zelensky è stato criticato in patria dall’ex presidente ucraino, Petro Poroshenko, e dal sindaco di Kiev, Vitali Klitschko: due figure storicamente vicine al Partito democratico statunitense. Biden considera inoltre oggi come prioritaria la crisi mediorientale. Senza infine trascurare le prossime elezioni presidenziali: un sondaggio del Financial Times ha rilevato che per il 48% degli americani Washington starebbe spendendo troppo per Kiev, a fronte di un 27% che si dice soddisfatto e di un 11% che vorrebbe si facesse di più. Insomma, al di là delle dichiarazioni di facciata, è da dimostrare che l’attuale Casa Bianca sia realmente intenzionata a mantenere inalterato il proprio sostegno a Zelensky. L’impressione, a volte, è che il presidente americano tenda a nascondersi dietro i repubblicani per iniziare a sfilarsi. E questo, nonostante ieri – adottando una retorica dalle venature maccartiste – ha accusato i repubblicani di essere filorussi.

Come che sia, le prossime settimane dovrebbero diradare i dubbi sulle reali intenzioni dell’inquilino della Casa Bianca. Se accetterà di trovare un compromesso sull’immigrazione con il Gop, vorrà dire che punta veramente a mantenere il supporto a Kiev. Dovesse invece continuare a fare muro, significherà che intende voltare le spalle all’Ucraina.

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