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2018-07-05
Berlusconi per rinnovare Rete4 si ispira a La7
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Ansa
Come La7, solo più pop. Rete4 si è rinnovata. Il logo è nuovo, la grafica mai vista, il palinsesto pensato per coniugare informazione e intrattenimento. «Nulla è stato pensato contro La7», ha dichiarato l'ad Pier Silvio Berlusconi, che a Montecarlo ha presentato l'offerta televisiva per il 2018 e il 2019. «Dopo tanti anni, ci pareva fosse giunto il momento di andare oltre la nostra tradizione. Abbiamo deciso di avere qualche volto nuovo e qualche titolo mai visto», si è affrettato a dire l'amministratore delegato, sottolineando come la rete di Urbano Cairo sia niente più di un concorrente. «Mentirei se dicessi diversamente, ma nessuna scelta è stata fatta contro di loro», ha ribadito, liquidando con un sorriso le domande di quanti, tra la stampa, gli chiedessero che fine abbia fatto la televisione urlata. Quel comparto d'informazione che, spesso, è stato accusato di aver portato fieno nelle cascine di Lega e Movimento 5 Stelle.
«Rete4», ha spiegato Berlusconi, «è un'azienda, e, come tale, nel proprio riposizionamento, ha pensato agli italiani, allo share, ai costi e ai ricavi». E al diavolo la politica. «Mi viene da ridere», ha continuato, «sentire che qualcuno sia pronto a giurare che i programmi in calendario per l'autunno 2018 siano più sobri». Meno urlati. Meno pronti a mettere un microfono in mano alle piazze d'Italia. «Nessuno, ancora, ha avuto modo di vedere alcunché», ha riso l'ad del Biscione, che pur alla guida di Stasera Italia ha voluto Barbara Palombelli. In autunno, la signora di Forum, moglie dell'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, dovrà occuparsi di politica. Ché la sua «competenza in materia» è tale e tanta da giustificare la promozione in access prime time, ha spiegato la dirigenza Mediaset che, per la nuova Rete4, ha voluto mettere insieme un parterre d'eccezione. Nicola Porro, che su Canale 5 terrà stretto il proprio Matrix, avrà nelle sere d'autunno un talk politico, Gerardo Greco, appena uscita dal Gr Rai, un appuntamento d'attualità. Roberto Giacobbo si occuperà di una forma di divulgazione non tradizionale e Piero Chiambretti tornerà alla prima serata. Tra Barbara Palombelli, eletta novella Lilli Gruber, e un Tg4 rinnovato nella forma e nella grafica, Chiambretti è riuscito a strappare un programma di intrattenimento. Qualcosa che possa alleggerire il carico dell'informazione. «Con Paolo Del Debbio stiamo ragionando, invece, su un programma inedito, in onda, forse, la primavera prossima», ha spiegato oltre Berlusconi.
Barbara D'Urso tornerà al Grande Fratello, Simona Ventura inaugurerà il settembre con la versione vip di Temptation island. Ilary Blasi, che l'ad vorrebbe alla guida di un'improbabile Casa Totti, presiederà al Gf Vip e Iva Zanicchi sostituirà Mara Venier a Tu si que vales. Maria De Filippi avrà i propri show (da Amici a C'è posta per te) e la fiction partirà lenta. «Stiamo lavorando per creare un prodotto nuovo», ha però detto Berlusconi, rendendo manifesta la proprio volontà di espandersi oltre i confini italiani e quelli spagnoli. «Con Netflix, allo stesso modo, abbiamo aperto un dialogo per valutare la bontà di eventuali coproduzioni», ha spiegato, riconfermando (anche) Le iene e Tiki taka, promosso, da indiscrezioni, alla domenica sera. Se ci saranno le immagini della Serie A, però, è tutto da vedere. Berlusconi ha detto essere ancora aperte le trattative con Perform e Sky per l'acquisto dei diritti di ritrasmissione. Chiuso, invece, il pacchetto Nation league. In vista del prossimo Europeo, saranno dieci le partite delle nazionali straniere ad essere trasmesse da Mediaset. Assente, come da tradizione, l'Italia.
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Nuovi i loghi, la grafica e il palinsesto per coniugare informazione e intrattenimento. L'ad di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, ha presentato l'offerta tv per il 2018 e il 2019. Barbara Palombelli condurrà Stasera Italia, a Gerardo Greco, proveniente dal Gr Rai, un appuntamento d'attualità. Per rivedere Paolo Del Debbio si dovrà però aspettare (forse) la primavera e un programma inedito.Come La7, solo più pop. Rete4 si è rinnovata. Il logo è nuovo, la grafica mai vista, il palinsesto pensato per coniugare informazione e intrattenimento. «Nulla è stato pensato contro La7», ha dichiarato l'ad Pier Silvio Berlusconi, che a Montecarlo ha presentato l'offerta televisiva per il 2018 e il 2019. «Dopo tanti anni, ci pareva fosse giunto il momento di andare oltre la nostra tradizione. Abbiamo deciso di avere qualche volto nuovo e qualche titolo mai visto», si è affrettato a dire l'amministratore delegato, sottolineando come la rete di Urbano Cairo sia niente più di un concorrente. «Mentirei se dicessi diversamente, ma nessuna scelta è stata fatta contro di loro», ha ribadito, liquidando con un sorriso le domande di quanti, tra la stampa, gli chiedessero che fine abbia fatto la televisione urlata. Quel comparto d'informazione che, spesso, è stato accusato di aver portato fieno nelle cascine di Lega e Movimento 5 Stelle.«Rete4», ha spiegato Berlusconi, «è un'azienda, e, come tale, nel proprio riposizionamento, ha pensato agli italiani, allo share, ai costi e ai ricavi». E al diavolo la politica. «Mi viene da ridere», ha continuato, «sentire che qualcuno sia pronto a giurare che i programmi in calendario per l'autunno 2018 siano più sobri». Meno urlati. Meno pronti a mettere un microfono in mano alle piazze d'Italia. «Nessuno, ancora, ha avuto modo di vedere alcunché», ha riso l'ad del Biscione, che pur alla guida di Stasera Italia ha voluto Barbara Palombelli. In autunno, la signora di Forum, moglie dell'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, dovrà occuparsi di politica. Ché la sua «competenza in materia» è tale e tanta da giustificare la promozione in access prime time, ha spiegato la dirigenza Mediaset che, per la nuova Rete4, ha voluto mettere insieme un parterre d'eccezione. Nicola Porro, che su Canale 5 terrà stretto il proprio Matrix, avrà nelle sere d'autunno un talk politico, Gerardo Greco, appena uscita dal Gr Rai, un appuntamento d'attualità. Roberto Giacobbo si occuperà di una forma di divulgazione non tradizionale e Piero Chiambretti tornerà alla prima serata. Tra Barbara Palombelli, eletta novella Lilli Gruber, e un Tg4 rinnovato nella forma e nella grafica, Chiambretti è riuscito a strappare un programma di intrattenimento. Qualcosa che possa alleggerire il carico dell'informazione. «Con Paolo Del Debbio stiamo ragionando, invece, su un programma inedito, in onda, forse, la primavera prossima», ha spiegato oltre Berlusconi.Barbara D'Urso tornerà al Grande Fratello, Simona Ventura inaugurerà il settembre con la versione vip di Temptation island. Ilary Blasi, che l'ad vorrebbe alla guida di un'improbabile Casa Totti, presiederà al Gf Vip e Iva Zanicchi sostituirà Mara Venier a Tu si que vales. Maria De Filippi avrà i propri show (da Amici a C'è posta per te) e la fiction partirà lenta. «Stiamo lavorando per creare un prodotto nuovo», ha però detto Berlusconi, rendendo manifesta la proprio volontà di espandersi oltre i confini italiani e quelli spagnoli. «Con Netflix, allo stesso modo, abbiamo aperto un dialogo per valutare la bontà di eventuali coproduzioni», ha spiegato, riconfermando (anche) Le iene e Tiki taka, promosso, da indiscrezioni, alla domenica sera. Se ci saranno le immagini della Serie A, però, è tutto da vedere. Berlusconi ha detto essere ancora aperte le trattative con Perform e Sky per l'acquisto dei diritti di ritrasmissione. Chiuso, invece, il pacchetto Nation league. In vista del prossimo Europeo, saranno dieci le partite delle nazionali straniere ad essere trasmesse da Mediaset. Assente, come da tradizione, l'Italia.
Le gambe di atterraggio sono un elemento fondamentale per l'atterraggio sicuro della missione Rosalind Franklin del rover ExoMars dell'Esa nel 2030, insieme ai paracadute e ai motori che rallenteranno la discesa del veicolo spaziale su Marte.
Per oltre un mese, i team di Thales Alenia Space e di Airbus hanno eseguito decine di lanci verticali utilizzando un modello in scala reale della piattaforma di atterraggio presso le strutture Altec di Torino. Mentre Thales Alenia Space è il leader industriale della missione, Airbus fornisce la piattaforma di atterraggio e Altec offre il supporto tecnico per il test.
Le gambe, leggere e dispiegabili, sono interconnesse e dotate di ammortizzatori per resistere agli urti. Le quattro gambe utilizzate per i test replicano esattamente struttura e dimensioni di quelle che atterreranno su Marte.
Considerando ogni possibile scenario di atterraggio, i team si stanno preparando a ciò che potrebbe accadere se il veicolo spaziale atterrasse non perfettamente in verticale oppure su una roccia.
«L'ultima cosa che si desidera è che la piattaforma si ribalti quando raggiunge la superficie marziana. I test confermeranno la sua stabilità all'atterraggio» ha affermato Benjamin Rasse, team leader dell'Esa per il modulo di discesa ExoMars.
Un altro obiettivo della campagna era quello di verificare le prestazioni dei sensori di atterraggio. Un sistema installato in tutte e quattro le gambe rileva quando il veicolo spaziale tocca la superficie e attiva lo spegnimento dei motori di discesa dopo un atterraggio morbido.
Tuttavia, il veicolo spaziale ha bisogno di un tempo minimo per spegnere i motori dopo l'atterraggio. Se i sensori impiegassero troppo tempo per comandare lo spegnimento del sistema di propulsione, i flussi di gas dei motori di atterraggio potrebbero sollevare frammenti di suolo marziano e danneggiare la piattaforma, perfino ribaltandola nella peggiore delle ipotesi.
«Vogliamo ridurre il tempo di spegnimento a un battito di ciglia, non più di 200 millisecondi dopo l'atterraggio. Siamo lieti di comunicare che questi sensori critici funzionano bene entro i limiti per un atterraggio sicuro» ha detto Benjamin.
Nel corso di oltre una dozzina di cadute verticali, il team ha modificato di pochi centimetri la velocità e l'altezza delle cadute. Questa prima serie di test ha visto il lancio del modello su superfici sia dure che morbide, queste ultime ricoperte di terreno polveroso, lo stesso utilizzato per testare la mobilità del rover Rosalind Franklin.
Nei prossimi mesi, la piattaforma verrà rilasciata con l'aiuto di una slitta a velocità più elevate per testarne la stabilità in caso di atterraggio su piano inclinato. Questa nuova configurazione richiederà aggiornamenti di sicurezza presso la struttura di prova per il personale che gestisce la campagna.
Le registrazioni delle telecamere ad alta velocità e le misurazioni dei sensori, degli accelerometri e dei laser installati sul modello saranno inserite in un modello computerizzato del lander ExoMars e delle sue gambe.
Il team utilizzerà un algoritmo per simulare scenari di atterraggio su Marte e confermare la stabilità del modulo nel conto alla rovescia per il lancio, previsto per il 2028.
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Mohamed bin Zayed e Narendra Modi (Ansa)
La visita di Mohamed bin Zayed a Nuova Delhi rafforza il patto strategico con l’India e segna una presa di distanza dal progetto di una coalizione sunnita guidata da Arabia Saudita e Pakistan. Al centro il controllo del Mar Rosso e i nuovi equilibri regionali.
La visita del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, a Nuova Delhi va ben oltre il protocollo e le consuete relazioni bilaterali. È un segnale politico preciso, una scelta strategica che va letta anche per ciò che lascia fuori. In una fase di profonda ridefinizione degli equilibri in Medio Oriente e nel Mar Rosso, il rafforzamento dell’asse tra India ed Emirati si configura come un’alternativa netta a un altro progetto che sta prendendo forma: un accordo di difesa tra Arabia Saudita e Pakistan, che Riyadh e Islamabad puntano ad allargare a Egitto e Turchia, con l’obiettivo di costruire una vasta coalizione sunnita a forte trazione militare.
Non si tratta di sfumature diplomatiche, ma di due modelli opposti di sicurezza regionale. Da un lato, l’intesa tra India ed Emirati si fonda su interessi concreti e condivisi: la protezione delle rotte marittime, la sicurezza delle infrastrutture energetiche, la cooperazione tecnologica e lo scambio di intelligence. Un’alleanza pragmatica, priva di connotazioni ideologiche, che punta alla stabilità. Dall’altro lato, l’asse tra Arabia Saudita e Pakistan risponde a una logica diversa. Islamabad porta in dote un apparato militare consolidato e, soprattutto, il deterrente nucleare. Riyadh garantisce risorse finanziarie, peso politico e ambizioni di leadership nel mondo sunnita. L’eventuale ingresso di Egitto e Turchia trasformerebbe questa intesa in un blocco confessionale armato, con possibili effetti destabilizzanti ben oltre la Penisola Arabica.
Il vero terreno di confronto è il Mar Rosso, ormai al centro delle tensioni globali. Gli attacchi alle navi commerciali, l’instabilità dello Yemen e la pressione indiretta dell’Iran hanno dimostrato quanto questa rotta sia diventata strategica. Per l’India si tratta di un passaggio vitale, perché una parte rilevante del suo commercio con l’Europa transita da lì. Gli Emirati, snodo logistico di primo piano, non possono permettersi che il Mar Rosso venga trasformato in un teatro di scontro ideologico. L’asse India–Emirati mira a garantire la libertà di navigazione e a ridurre la tensione. Una coalizione sunnita allargata, invece, rischierebbe di accentuare la militarizzazione di uno dei choke point più delicati del commercio mondiale.
C’è poi un attore che osserva con particolare attenzione questa dinamica: Israele. Dopo gli Accordi di Abramo, la cooperazione tra Emirati e Israele su difesa, tecnologia e intelligence si è consolidata, e l’India si è progressivamente inserita in questo quadro, soprattutto sul piano della sicurezza marittima e dei sistemi di difesa avanzati. A Gerusalemme, l’ipotesi di una coalizione sunnita che includa Pakistan e Turchia viene guardata con preoccupazione, non tanto per un conflitto immediato quanto per la legittimazione regionale di attori apertamente ostili a Israele, come Ankara. In questo contesto, il rapporto tra India ed Emirati assume il ruolo di contrappeso strategico.
Nuova Delhi gioca una partita diversa rispetto agli altri attori regionali. Non esporta ideologie, non costruisce alleanze su base religiosa e non persegue leadership confessionali. La sua politica estera è guidata da interessi economici, dalla sicurezza delle rotte e dalla ricerca di stabilità. La scelta degli Emirati di rafforzare il legame con l’India invia anche un messaggio implicito a Riyadh: non tutto il mondo sunnita è disposto a seguire una deriva sempre più militarizzata e identitaria.
Ecco quindi che la visita di Mohamed bin Zayed a Nuova Delhi può segnare una linea di frattura nel Medio Oriente contemporaneo, in una regione dove storicamente l’ambiguità è una scelta tattica.
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