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2018-10-28
Basta «genitori», ritroviamo madre e padre
ANSA
Dall'esilio tornano mamma e papà. Non sui cartelloni dove continuano a suscitare lo scandalo delle minoranze gender di moda, non dentro le pubblicità politicamente arcobaleno di aziende che strizzano l'occhio a mercati alternativi e non vogliono grane mediatiche. Ma in silenzio e con rispetto, mamma e papà tornano sulle carte d'identità dei minori italiani. Pronte a marcare stretto ogni richiamo alla famiglia naturale e a ostacolare la tradizione, supportate dalla stampella progressista in Parlamento, le lobby gay si sono distratte un attimo e hanno subìto il contropiede di Matteo Salvini.
Dopo il via libera dal ministero dell'Istruzione è arrivato quello del ministero dell'Economia e finanza: la dicitura madre e padre tornerà a campeggiare nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni al posto del generico «genitori» voluto dal Pd, primo passo verso il famigerato Genitore 1 e Genitore 2 sognato sul pianeta omosessuale e già in vigore in California e in Scandinavia (cosiddette avanguardie del turbocapitalismo sociale) per non mettere in imbarazzo chi ha due mamme e due papà. Lo ha annunciato ieri il ministro dell'Interno, che esulta per il ripristino della classicità: «Tornano mamma e papà, un po' di buonsenso». Gli fa eco su Twitter il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana: «Piccole (o grandi?) battaglie vinte, avanti tutta. Grazie a tutti i ministri coinvolti».
Per la verità prima della firma del decreto serve ancora un passaggio, il parere vincolante del Garante della privacy che potrebbe riservare qualche sorpresa. Il presidente del collegio è Antonello Soro, storico esponente del Pd, prodiano di ferro, quindi in antitesi politica con la maggioranza 5 stelle-Lega e teoricamente pronto a scatenare un'altra imperdibile bagarre. A rendere ottimista Salvini è invece il percorso personale di Soro, che proviene dalla Democrazia cristiana e dal Partito popolare, quindi dovrebbe avere una sensibilità vicina ai dettami fondanti della cultura cattolica.
La spallata del vicepremier era nell'aria. Salvini era stato chiaro in un'intervista estiva alla Bussola quotidiana (giornale online della tradizione cattolica): «Voglio tornare al passato, ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all'Avvocatura di Stato e ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell'Interno, sui moduli per la carta d'identità elettronica, c'erano genitore 1 e genitore 2. Ho subito fatto modificare il sito ripristinando la definizione «madre» e «padre». È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile dal ministero dell'Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione».
C'erano tutti i presupposti per la restaurazione, una scelta ideologica di fondo della componente leghista della maggioranza che intende bocciare anche dal punto di vista burocratico l'assenso strisciante dell'amministrazione all'utero in affitto. La pratica è illegale in Italia anche dopo l'approvazione della legge Cirinnà sulle coppie di fatto. Ma nella sostanza viene autorizzata con sentenze dai giudici e con provvedimenti sbandierati come eccitanti esempi di disobbedienza civile dai sindaci legati all'ex maggioranza progressista (il campione è Beppe Sala a Milano).
Salvini intende togliere ogni appiglio alle famiglie arcobaleno: «Utero in affitto e orrori simili assolutamente no, difenderemo la famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile». Quello della carta d'identità è un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera, un gesto di rispetto per la legalità e per la stragrande maggioranza degli italiani che mai si sono sognati di mettere in dubbio un valore non negoziabile come quello della famiglia tradizionale.
Alle critiche delle associazioni Lgbt e dei parlamentari del Pd che accusavano il governo di voler tornare all'età della pietra, già allora Salvini rispose: «Fiero di essere troglodita».
La battaglia per il ritorno al primato della famiglia naturale vede ricompattarsi l'alleanza di centrodestra, poiché anche Forza Italia e Fratelli d'Italia sono ufficialmente su posizioni in piena sintonia con quelle della Lega. Il punto viene tenuto da un tweet di Maurizio Gasparri: «Padre e madre, realtà della natura, aberrazione genitore 1 e 2. Follie da spazzare via».
Si attendono prese di posizione del Movimento 5 stelle e delle sue multiformi anime.
Tace anche la Chiesa, che dovrebbe spontaneamente applaudire una battaglia profondamente sua. Ma Oltretevere c'è l'ordine di non benedire mai il governo degli alieni.
Mostra a luci rosse in cattedrale. A Vienna la religione diventa show
Se per caso passate da Vienna in questi giorni, concedetevi una visita al presbiterio della cattedrale. Ne vale la pena, perché vi potete imbattere in quel che mai avreste immaginato in un luogo del genere: una mostra a luci rosse, o quasi. No, non è uno scherzo bensì un'iniziativa che chiunque può apprezzare ed ora allestita, appunto, nel grande edificio storico nelle immediate vicinanze del Duomo, includente una cappella, una biblioteca, refettori e uffici di organizzazioni religiose, appartamenti di sacerdoti e una galleria fotografica che, come c'era da aspettarsi, sta facendo discutere. A rendere particolarmente piccante la mostra, denominata Against Gravity e consistente in una raccolta delle opere di August M. Zoebl, fotografo e medico, sono soprattutto due scatti.
Il primo, intitolato Pietà, la prima luce nella tomba di pietra: un essere umano!, ritrae una modella in topless che copre l'addome nudo con un abito, in un chiaro richiamo alla Pietà michelangiolesca; a chi volesse saperne di più, la didascalia spiega che si tratta di «immagini esplosive che servono a comunicare il messaggio senza precedenti della resurrezione». Ora, il richiamo alle «immagini esplosive» non solo è giustificato, ma pare perfino superfluo: ma la resurrezione, invece, che c'entra? Non è chiaro. Allo stesso modo, alla luce del contesto religioso e teoricamente cattolico della mostra, appare fuori luogo la seconda fotografia che tante perplessità sta sollevando: chiamata Occidente incontra Oriente - Angelo custode bacia Sfinge, mostra una fornicazione saffica tra due modelle.
A conferire un ulteriore tocco surreale ad Against Gravity, inaugurata da qualche settimana ed aperta ai visitatori fino a gennaio 2019, c'è un elemento che il vaticanista Marco Tosatti ha giustamente rimarcato, e cioè il fatto che, fino a prova contraria, il tutto risulta accessibile pure ai bambini, senz'alcun limite di età. Proprio così. A questo punto, alcuni si chiederanno se per caso nella chiesa austriaca non siano tutti impazziti. Un dubbio condivisibile, anche se la verità è che da quelle parti iniziative che ai più appaiono bizzarre non fanno più notizia da un pezzo. Nella diocesi guidata dal cardinale Christoph Schönborn, teologo un tempo collaboratore di Ratzinger che da anni ha fatto del progressismo la sua bandiera, ne sono infatti capitate di tutti i colori.
Come dimenticare, tanto per fare un esempio, la trasformazione del già citato Duomo di Vienna, che oltre ad essere il simbolo della città è pure il più significativo monumento gotico del Paese, in una discoteca? Lo show è andato in scena il 5 ottobre scorso e, ancorché presentato come «preghiera ecumenica», si è tradotto in baldoria collettiva, con musicisti scatenati e una folla danzante di giovani, come attestano pure dei video facilmente reperibili in Rete. Del resto, quello per la musica non propriamente sacra è un debole che Schönborn ha da anni se si pensa che già nel novembre 2008 prese parte ad una stramba «messa disco», che poco dopo gli costò un ammonimento da parte della Congregazione per il culto divino.
Ad ogni modo, non si creda che quanto accade in Austria sia solo merito o responsabilità del suo primate, dal momento che anche altri prelati si distinguono o si sono distinti in imprese poco ortodosse. Come ha fatto monsignor Wilhelm Krautwaschl, vescovo di Graz il quale, nel giugno dello scorso anno, ha partecipato a una sfilata sfoggiando sulla passerella una talare bianca, davanti tra l'altro alle telecamere dell'emittente anticlericale Orf. E tempo addietro è stata proprio la diocesi di Graz, guarda caso, a conferire un premio a «Occidente incontra Oriente», la foto osé ora esposta a Vienna. Per quanto scandalosa, Against Gravity altro non è, dunque, che l'ultima trovata di una Chiesa che appare ormai irresistibilmente attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico.
Non c'è più religione, si diceva un tempo per denunciare la decadenza dei costumi tradizionali. Il problema della Chiesa austriaca e non solo, però, pare molto più serio. Oltre all'elemento devozionale, se ne sono infatti andati anche la decenza e il senso del ridicolo. Non basta più pertanto sperare in un ravvedimento dei pastori affinché sappiano tornare ad occuparsi del loro gregge come si conviene. Qui serve un miracolo.
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Matteo Salvini vince la battaglia in difesa della famiglia naturale. Nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni non ci sarà più la generica dicitura voluta dal Pd. La carta d'identità è solo un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera.La Chiesa austriaca è attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico.Lo speciale contiene due articoli.Dall'esilio tornano mamma e papà. Non sui cartelloni dove continuano a suscitare lo scandalo delle minoranze gender di moda, non dentro le pubblicità politicamente arcobaleno di aziende che strizzano l'occhio a mercati alternativi e non vogliono grane mediatiche. Ma in silenzio e con rispetto, mamma e papà tornano sulle carte d'identità dei minori italiani. Pronte a marcare stretto ogni richiamo alla famiglia naturale e a ostacolare la tradizione, supportate dalla stampella progressista in Parlamento, le lobby gay si sono distratte un attimo e hanno subìto il contropiede di Matteo Salvini. Dopo il via libera dal ministero dell'Istruzione è arrivato quello del ministero dell'Economia e finanza: la dicitura madre e padre tornerà a campeggiare nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni al posto del generico «genitori» voluto dal Pd, primo passo verso il famigerato Genitore 1 e Genitore 2 sognato sul pianeta omosessuale e già in vigore in California e in Scandinavia (cosiddette avanguardie del turbocapitalismo sociale) per non mettere in imbarazzo chi ha due mamme e due papà. Lo ha annunciato ieri il ministro dell'Interno, che esulta per il ripristino della classicità: «Tornano mamma e papà, un po' di buonsenso». Gli fa eco su Twitter il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana: «Piccole (o grandi?) battaglie vinte, avanti tutta. Grazie a tutti i ministri coinvolti».Per la verità prima della firma del decreto serve ancora un passaggio, il parere vincolante del Garante della privacy che potrebbe riservare qualche sorpresa. Il presidente del collegio è Antonello Soro, storico esponente del Pd, prodiano di ferro, quindi in antitesi politica con la maggioranza 5 stelle-Lega e teoricamente pronto a scatenare un'altra imperdibile bagarre. A rendere ottimista Salvini è invece il percorso personale di Soro, che proviene dalla Democrazia cristiana e dal Partito popolare, quindi dovrebbe avere una sensibilità vicina ai dettami fondanti della cultura cattolica.La spallata del vicepremier era nell'aria. Salvini era stato chiaro in un'intervista estiva alla Bussola quotidiana (giornale online della tradizione cattolica): «Voglio tornare al passato, ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all'Avvocatura di Stato e ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell'Interno, sui moduli per la carta d'identità elettronica, c'erano genitore 1 e genitore 2. Ho subito fatto modificare il sito ripristinando la definizione «madre» e «padre». È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile dal ministero dell'Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione».C'erano tutti i presupposti per la restaurazione, una scelta ideologica di fondo della componente leghista della maggioranza che intende bocciare anche dal punto di vista burocratico l'assenso strisciante dell'amministrazione all'utero in affitto. La pratica è illegale in Italia anche dopo l'approvazione della legge Cirinnà sulle coppie di fatto. Ma nella sostanza viene autorizzata con sentenze dai giudici e con provvedimenti sbandierati come eccitanti esempi di disobbedienza civile dai sindaci legati all'ex maggioranza progressista (il campione è Beppe Sala a Milano). Salvini intende togliere ogni appiglio alle famiglie arcobaleno: «Utero in affitto e orrori simili assolutamente no, difenderemo la famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile». Quello della carta d'identità è un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera, un gesto di rispetto per la legalità e per la stragrande maggioranza degli italiani che mai si sono sognati di mettere in dubbio un valore non negoziabile come quello della famiglia tradizionale. Alle critiche delle associazioni Lgbt e dei parlamentari del Pd che accusavano il governo di voler tornare all'età della pietra, già allora Salvini rispose: «Fiero di essere troglodita».La battaglia per il ritorno al primato della famiglia naturale vede ricompattarsi l'alleanza di centrodestra, poiché anche Forza Italia e Fratelli d'Italia sono ufficialmente su posizioni in piena sintonia con quelle della Lega. Il punto viene tenuto da un tweet di Maurizio Gasparri: «Padre e madre, realtà della natura, aberrazione genitore 1 e 2. Follie da spazzare via». Si attendono prese di posizione del Movimento 5 stelle e delle sue multiformi anime. Tace anche la Chiesa, che dovrebbe spontaneamente applaudire una battaglia profondamente sua. Ma Oltretevere c'è l'ordine di non benedire mai il governo degli alieni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-genitori-ritroviamo-madre-e-padre-2615695417.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="mostra-a-luci-rosse-in-cattedrale-a-vienna-la-religione-diventa-show" data-post-id="2615695417" data-published-at="1780816480" data-use-pagination="False"> Mostra a luci rosse in cattedrale. A Vienna la religione diventa show Se per caso passate da Vienna in questi giorni, concedetevi una visita al presbiterio della cattedrale. Ne vale la pena, perché vi potete imbattere in quel che mai avreste immaginato in un luogo del genere: una mostra a luci rosse, o quasi. No, non è uno scherzo bensì un'iniziativa che chiunque può apprezzare ed ora allestita, appunto, nel grande edificio storico nelle immediate vicinanze del Duomo, includente una cappella, una biblioteca, refettori e uffici di organizzazioni religiose, appartamenti di sacerdoti e una galleria fotografica che, come c'era da aspettarsi, sta facendo discutere. A rendere particolarmente piccante la mostra, denominata Against Gravity e consistente in una raccolta delle opere di August M. Zoebl, fotografo e medico, sono soprattutto due scatti. Il primo, intitolato Pietà, la prima luce nella tomba di pietra: un essere umano!, ritrae una modella in topless che copre l'addome nudo con un abito, in un chiaro richiamo alla Pietà michelangiolesca; a chi volesse saperne di più, la didascalia spiega che si tratta di «immagini esplosive che servono a comunicare il messaggio senza precedenti della resurrezione». Ora, il richiamo alle «immagini esplosive» non solo è giustificato, ma pare perfino superfluo: ma la resurrezione, invece, che c'entra? Non è chiaro. Allo stesso modo, alla luce del contesto religioso e teoricamente cattolico della mostra, appare fuori luogo la seconda fotografia che tante perplessità sta sollevando: chiamata Occidente incontra Oriente - Angelo custode bacia Sfinge, mostra una fornicazione saffica tra due modelle. A conferire un ulteriore tocco surreale ad Against Gravity, inaugurata da qualche settimana ed aperta ai visitatori fino a gennaio 2019, c'è un elemento che il vaticanista Marco Tosatti ha giustamente rimarcato, e cioè il fatto che, fino a prova contraria, il tutto risulta accessibile pure ai bambini, senz'alcun limite di età. Proprio così. A questo punto, alcuni si chiederanno se per caso nella chiesa austriaca non siano tutti impazziti. Un dubbio condivisibile, anche se la verità è che da quelle parti iniziative che ai più appaiono bizzarre non fanno più notizia da un pezzo. Nella diocesi guidata dal cardinale Christoph Schönborn, teologo un tempo collaboratore di Ratzinger che da anni ha fatto del progressismo la sua bandiera, ne sono infatti capitate di tutti i colori. Come dimenticare, tanto per fare un esempio, la trasformazione del già citato Duomo di Vienna, che oltre ad essere il simbolo della città è pure il più significativo monumento gotico del Paese, in una discoteca? Lo show è andato in scena il 5 ottobre scorso e, ancorché presentato come «preghiera ecumenica», si è tradotto in baldoria collettiva, con musicisti scatenati e una folla danzante di giovani, come attestano pure dei video facilmente reperibili in Rete. Del resto, quello per la musica non propriamente sacra è un debole che Schönborn ha da anni se si pensa che già nel novembre 2008 prese parte ad una stramba «messa disco», che poco dopo gli costò un ammonimento da parte della Congregazione per il culto divino. Ad ogni modo, non si creda che quanto accade in Austria sia solo merito o responsabilità del suo primate, dal momento che anche altri prelati si distinguono o si sono distinti in imprese poco ortodosse. Come ha fatto monsignor Wilhelm Krautwaschl, vescovo di Graz il quale, nel giugno dello scorso anno, ha partecipato a una sfilata sfoggiando sulla passerella una talare bianca, davanti tra l'altro alle telecamere dell'emittente anticlericale Orf. E tempo addietro è stata proprio la diocesi di Graz, guarda caso, a conferire un premio a «Occidente incontra Oriente», la foto osé ora esposta a Vienna. Per quanto scandalosa, Against Gravity altro non è, dunque, che l'ultima trovata di una Chiesa che appare ormai irresistibilmente attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico. Non c'è più religione, si diceva un tempo per denunciare la decadenza dei costumi tradizionali. Il problema della Chiesa austriaca e non solo, però, pare molto più serio. Oltre all'elemento devozionale, se ne sono infatti andati anche la decenza e il senso del ridicolo. Non basta più pertanto sperare in un ravvedimento dei pastori affinché sappiano tornare ad occuparsi del loro gregge come si conviene. Qui serve un miracolo.
Il monumento dedicato a Stepan Bandera a Leopoli (Ansa)
Come riportato da Euronews, «l’Esercito insurrezionale ucraino (Upa) fu una formazione armata attiva tra il 1942 e il 1949». «La Polonia», ha specificato la testata, «ritiene che l’Upa sia responsabile del genocidio della popolazione polacca in Volinia e Galizia orientale tra il 1943 e il 1945. Secondo le stime dell’Istituto per la memoria nazionale e degli storici polacchi, tra i 100.000 e i 120.000 polacchi furono uccisi in operazioni legate all’Upa». L’Ucraina, dal canto suo, ha sovente rifiutato la definizione polacca di «genocidio», considerando in gran parte l’Upa come una forza che si è opposta sia al Terzo Reich sia, dopo essersi de facto alleata con quest’ultimo nel 1944, all’Urss.
«Polonia e Ucraina sono partner in materia di sicurezza. Ma quando si tratta di storia, dobbiamo dirci la verità», ha dichiarato freddamente Kosiniak-Kamysz dopo l’incontro di ieri con Budanov. «Oggi, durante un incontro con il generale Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio del presidente Zelensky, ho espresso chiaramente le aspettative della Polonia riguardo alla decisione di intitolare una delle unità militari all’Upa. La memoria delle vittime della Volinia non è negoziabile. Ci sono dei limiti che non devono essere oltrepassati», ha proseguito. Del resto, dopo che Zelensky aveva deciso di celebrare la memoria dell’Upa, il presidente polacco, Karol Nawrocki, aveva annunciato che avrebbe chiesto di revocare al leader ucraino l’Ordine dell’Aquila Bianca: un’onorificenza che Zelensky aveva ricevuto, nel 2023, dal predecessore dello stesso Nawrocki, Andrzej Duda.
D’altronde, a creare scalpore, sempre a fine maggio, è stata anche la cerimonia, presieduta dal presidente ucraino, per il rientro delle spoglie di Andriy Melnyk, che fu uno dei leader dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini: una realtà i cui membri, secondo Le Monde, «collaborarono con la Germania nazista e presero parte all’Olocausto». La decisione di Zelensky ha irritato Israele, tanto che il ministero degli Esteri dello Stato ebraico dichiarò che «non c’è posto per ignorare la verità storica e la memoria delle vittime assassinate dai nazisti e dai loro collaboratori». Circola inoltre da tempo anche l’indiscrezione, secondo cui il governo ucraino punterebbe a riportare in patria la salma del leader nazionalista Stepan Bandera, attualmente situata a Monaco, per collocarla in un pantheon a Kiev. Tuttavia, parlando con Polskie Radio il 28 maggio, il capo dell’Istituto ucraino per la memoria nazionale, Oleksandr Alfiorov, ha, almeno per ora, smentito questa intenzione. «Per quanto ne so, la famiglia ritiene che i resti di Bandera non debbano essere spostati durante la guerra», ha detto, pur non escludendo la possibilità di una traslazione in futuro.
Zelensky sta celebrando questo controverso passato per rilanciare lo spirito antisovietico nel mezzo della guerra di Kiev contro Mosca. Inoltre, sempre secondo Le Monde, questo tipo di linea certificherebbe un crescente peso politico dell’Ucraina occidentale oltre che di «alcuni comandanti di spicco in prima linea». Il punto è che, sul piano diplomatico, il presidente ucraino rischia seriamente l’effetto boomerang. Al netto dei problemi sulla questione agricola, Varsavia è sempre stata uno dei principali alleati di Kiev contro Mosca: una posizione, quella polacca, che punta strategicamente a indebolire il più possibile la Russia. La questione dell’Upa potrebbe tuttavia creare delle tensioni difficilmente sanabili tra Ucraina e Polonia. Il che potrebbe indebolire la posizione di Kiev in vista di eventuali negoziati con Mosca. Non solo. A rischio potrebbe esserci anche il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione europea: percorso che potrebbe essere ulteriormente complicato dalle fibrillazioni tra Zelensky e Varsavia.
Un discorso analogo vale per Israele. Già a fine aprile, l’Ucraina aveva accusato lo Stato ebraico di ricevere dalla Russia grano ucraino rubato. Le tensioni su Melnyk potrebbero quindi finire con lo spingere Gerusalemme più vicino alla Russia, indebolendo l’influenza di Kiev in un’area strategica come quella mediorientale. Del resto, a fine marzo, Zelensky affermò, non senza disappunto, che Benjamin Netanyahu intendeva «mantenere un equilibrio tra Russia e Ucraina». Insomma, le tensioni con Polonia e Israele potrebbero ridurre significativamente i margini di manovra del presidente ucraino davanti a un Vladimir Putin che sta, a sua volta, attraversando delle difficoltà sul fronte bellico.
Nel frattempo, Emmanuel Macron ha annunciato un nuovo vertice dei volenterosi a Parigi per luglio. «Con Regno Unito e Germania siamo in stretto coordinamento. Ci incontreremo con il presidente Zelensky tra qualche giorno. E stiamo organizzando il sostegno nell’ambito della coalizione dei volenterosi, per strutturarlo. A tal proposito, ho invitato tutti i contributori alla coalizione dei volontari a venire a Parigi il 13 e 14 luglio prossimi per la nostra festa nazionale del 14 luglio e per tenere una riunione strutturata di questa coalizione», ha dichiarato. In tutto questo, ieri mattina, Kiev ha lanciato attacchi di droni contro raffinerie e installazioni militari russe.
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Ansa
Secondo il ministero degli Esteri, i bombardamenti hanno preso di mira infrastrutture radar e altre installazioni militari.
Gli Stati Uniti sostengono, invece, di aver agito per motivi difensivi. Il Comando centrale americano ha spiegato di aver colpito postazioni radar nell’area di Goruk e sull’isola di Qeshm per prevenire possibili attacchi contro il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, dove a maggio oltre 100 navi sono passate sotto la protezione degli Usa.
Washington ha inoltre dichiarato di aver abbattuto quattro droni iraniani considerati una minaccia immediata per la navigazione. La risposta di Teheran è arrivata poche ore dopo. I pasdaran hanno annunciato attacchi contro «basi nemiche» nella regione del Golfo, provocando l’attivazione degli allarmi in Kuwait e Bahrein, due Paesi che ospitano importanti installazioni militari Usa. Il Kuwait ha riferito di aver intercettato missili e droni e ha denunciato la caduta di un velivolo senza pilota nei pressi del proprio aeroporto internazionale, attribuendo l’episodio all’Iran.
Sul piano politico, Donald Trump ha sostenuto che le operazioni americane abbiano ridotto significativamente le capacità militari iraniane e che Teheran possiede ancora tra il 21 e il 22% del proprio arsenale missilistico e che numerose infrastrutture per il lancio di droni e la produzione di missili sarebbero state distrutte. Trump avrebbe informato i mediatori che i colloqui non devono durare più di 60 giorni e che Teheran deve rispondere rapidamente. Lo riferisce Al Arabiya, secondo cui sono stati compiuti progressi sulla questione dei beni congelati, ma restano divergenze sull’ammontare e sulle tempistiche del loro sblocco. Secondo l’Iran, una possibile intesa dipende dallo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Lo ha dichiarato alla Cnn Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida suprema Mojtaba Khamenei.
Sul dossier nucleare restano forti tensioni tra l’Iran e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha accusato l’Aiea di utilizzare le conseguenze degli attacchi statunitensi e israeliani contro i siti nucleari iraniani per alimentare dubbi sul programma atomico di Teheran.
In questo contesto continua a deteriorarsi la situazione sul fronte libanese, dove ieri Israele ha emesso nuovi ordini di evacuazione per alcune aree del Libano meridionale, mentre Hezbollah ha continuato a lanciare droni contro obiettivi militari e comunità israeliane lungo il confine settentrionale. L’esercito di Beirut ha denunciato un attacco israeliano nel Libano meridionale che ha provocato la morte di un generale di brigata, di un capitano e di un soldato.
Secondo le autorità libanesi, il raid ha colpito un veicolo militare lungo la strada che collega Nabatieh e Marjayoun. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato l’operazione, sostenendo che il mezzo si muovesse in modo sospetto all’interno di un’area di combattimento attiva.
Israele ha spiegato che le proprie truppe erano in stato di massima allerta dopo segnalazioni di intelligence relative a possibili attacchi di Hezbollah e alla presenza di miliziani nella zona. Il New York Times afferma che l’esercito israeliano avrebbe utilizzato munizioni al fosforo bianco in diverse aree abitate del Libano durante il conflitto con Hezbollah, citando foto e video verificati.
Il fosforo bianco, impiegato per creare cortine fumogene o incendi, è legale in ambito militare, ma il suo utilizzo contro civili o in zone densamente popolate può violare il diritto internazionale. Israele respinge le accuse e sostiene che le proprie procedure ne vietano l’impiego nelle aree abitate, salvo eccezioni conformi alle norme internazionali.
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Magari ci si aspettava qualcosa di più ma è il massimo che le risorse in campo permettono, dopo il veto di Bruxelles alla flessibilità per le spese contro il caro energia. Ieri è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente che prolunga fino al 3 luglio il taglio delle accise sui carburanti, a decorrere da oggi. Lo sconto è solo di 5 centesimi. Per la benzina è una conferma rispetto a quello già in vigore con il precedente decreto, mentre per il gasolio il taglio di 5 centesimi è un dimezzamento dagli attuali 10 centesimi (12,2 contando anche l’Iva). È il quinto intervento del governo per calmierare i prezzi dei carburanti dopo la crisi energetica per la guerra nel Golfo.
Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso della scorsa settimana, ha detto più volte che le decisioni sarebbero state prese in base ai listini nelle stazioni di servizio. I lenti e continui ribassi lasciavano già presagire una riduzione dello sconto. In particolare, negli ultimi giorni, secondo il monitoraggio del Mimit, i prezzi medi alla pompa in modalità self service lungo la rete stradale nazionale sono rimasti sotto la soglia dei 2 euro al litro, registrando un valore pari a 1,921 euro/l per la benzina (era 1,926 venerdì) e 1,980 euro/l per il gasolio (in calo rispetto ai 1,984 euro del giorno prima). Come anticipato alla vigilia, il meccanismo adottato è quello delle accise mobili, che tiene conto dell’extra gettito dell’Iva dovuto ai rincari. Un sistema obbligato, alla luce del divieto della Commissione Ue di utilizzare la flessibilità di bilancio per misure che non siano le fonti rinnovabili, quindi per il taglio delle accise. Non è consentito fare più deficit. Nel decreto è precisato che «al fine di compensare le maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto rispetto all’ultima previsione, derivanti dall’aumento del prezzo internazionale del petrolio greggio, a decorrere dal 7 giugno 2026 e fino al 3 luglio 2026, le aliquote di accisa vengono rideterminate per la benzina a 622,90 euro per mille litri; per gli oli da gas o gasolio usato come carburante a 622,90 euro per mille litri; per i gas di petrolio liquefatti (GPL) usati come carburanti a 242,77 euro per mille chilogrammi; per il gas naturale usato come carburante: zero euro per metro cubo». Quanto alla copertura finanziaria del provvedimento, «pari a 149,4 milioni di euro, è garantita dal maggior gettito conseguito nel periodo dal 1 maggio al 31 maggio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto».
Considerando che il taglio durerà per altri 27 giorni, il costo quotidiano è di circa 5,5 milioni. Molto meno del periodo iniziale in cui, per finanziare lo sconto di 24,4 centesimi sia per la benzina che per il gasolio, sono serviti centinaia di milioni per periodi anche più brevi.
Il prezzo della benzina quindi rimarrà invariato, intorno a 1,920 euro al litro nei prossimi giorni. Per il diesel, invece, bisogna aspettarsi una risalita sopra la soglia dei due euro litro, seppur di poco. Con il taglio dimezzato, si dovrebbe arrivare intorno a 2,040 euro al litro. Per entrambi, comunque, c’è un andamento al ribasso.
Con ogni probabilità questo sarà l’ultimo intervento generalizzato. Sia la Ue che il Fondo monetario internazionale hanno auspicato interventi mirati in favore delle famiglie più vulnerabili e delle imprese più esposte ai rincari, e non un taglio indiscriminato che contrasta con la politica di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Nei giorni scorsi era emersa la possibilità di voucher per le famiglie sotto i 15.000 euro di reddito. Ipotesi che a questo punto potrebbe essere valutata in un successivo intervento.
Le associazioni di consumatori sono rimaste deluse dal decreto.
Il Codacons ha stimato che «per effetto del minor sconto fiscale un pieno di diesel costerà 3,05 euro in più, considerata l’Iva. Maggior costo che raggiunge +9,1 euro al litro se il confronto è col precedente taglio da 20 centesimi del 18 marzo».
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Scorte di greggio USA sotto pressione. Aggirare Hormuz si può (alla lunga). Transiti protetti nell’ombra. Arriva il ferro di Simandou. Data center contro bollette.