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2018-10-28
Basta «genitori», ritroviamo madre e padre
ANSA
Dall'esilio tornano mamma e papà. Non sui cartelloni dove continuano a suscitare lo scandalo delle minoranze gender di moda, non dentro le pubblicità politicamente arcobaleno di aziende che strizzano l'occhio a mercati alternativi e non vogliono grane mediatiche. Ma in silenzio e con rispetto, mamma e papà tornano sulle carte d'identità dei minori italiani. Pronte a marcare stretto ogni richiamo alla famiglia naturale e a ostacolare la tradizione, supportate dalla stampella progressista in Parlamento, le lobby gay si sono distratte un attimo e hanno subìto il contropiede di Matteo Salvini.
Dopo il via libera dal ministero dell'Istruzione è arrivato quello del ministero dell'Economia e finanza: la dicitura madre e padre tornerà a campeggiare nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni al posto del generico «genitori» voluto dal Pd, primo passo verso il famigerato Genitore 1 e Genitore 2 sognato sul pianeta omosessuale e già in vigore in California e in Scandinavia (cosiddette avanguardie del turbocapitalismo sociale) per non mettere in imbarazzo chi ha due mamme e due papà. Lo ha annunciato ieri il ministro dell'Interno, che esulta per il ripristino della classicità: «Tornano mamma e papà, un po' di buonsenso». Gli fa eco su Twitter il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana: «Piccole (o grandi?) battaglie vinte, avanti tutta. Grazie a tutti i ministri coinvolti».
Per la verità prima della firma del decreto serve ancora un passaggio, il parere vincolante del Garante della privacy che potrebbe riservare qualche sorpresa. Il presidente del collegio è Antonello Soro, storico esponente del Pd, prodiano di ferro, quindi in antitesi politica con la maggioranza 5 stelle-Lega e teoricamente pronto a scatenare un'altra imperdibile bagarre. A rendere ottimista Salvini è invece il percorso personale di Soro, che proviene dalla Democrazia cristiana e dal Partito popolare, quindi dovrebbe avere una sensibilità vicina ai dettami fondanti della cultura cattolica.
La spallata del vicepremier era nell'aria. Salvini era stato chiaro in un'intervista estiva alla Bussola quotidiana (giornale online della tradizione cattolica): «Voglio tornare al passato, ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all'Avvocatura di Stato e ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell'Interno, sui moduli per la carta d'identità elettronica, c'erano genitore 1 e genitore 2. Ho subito fatto modificare il sito ripristinando la definizione «madre» e «padre». È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile dal ministero dell'Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione».
C'erano tutti i presupposti per la restaurazione, una scelta ideologica di fondo della componente leghista della maggioranza che intende bocciare anche dal punto di vista burocratico l'assenso strisciante dell'amministrazione all'utero in affitto. La pratica è illegale in Italia anche dopo l'approvazione della legge Cirinnà sulle coppie di fatto. Ma nella sostanza viene autorizzata con sentenze dai giudici e con provvedimenti sbandierati come eccitanti esempi di disobbedienza civile dai sindaci legati all'ex maggioranza progressista (il campione è Beppe Sala a Milano).
Salvini intende togliere ogni appiglio alle famiglie arcobaleno: «Utero in affitto e orrori simili assolutamente no, difenderemo la famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile». Quello della carta d'identità è un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera, un gesto di rispetto per la legalità e per la stragrande maggioranza degli italiani che mai si sono sognati di mettere in dubbio un valore non negoziabile come quello della famiglia tradizionale.
Alle critiche delle associazioni Lgbt e dei parlamentari del Pd che accusavano il governo di voler tornare all'età della pietra, già allora Salvini rispose: «Fiero di essere troglodita».
La battaglia per il ritorno al primato della famiglia naturale vede ricompattarsi l'alleanza di centrodestra, poiché anche Forza Italia e Fratelli d'Italia sono ufficialmente su posizioni in piena sintonia con quelle della Lega. Il punto viene tenuto da un tweet di Maurizio Gasparri: «Padre e madre, realtà della natura, aberrazione genitore 1 e 2. Follie da spazzare via».
Si attendono prese di posizione del Movimento 5 stelle e delle sue multiformi anime.
Tace anche la Chiesa, che dovrebbe spontaneamente applaudire una battaglia profondamente sua. Ma Oltretevere c'è l'ordine di non benedire mai il governo degli alieni.
Mostra a luci rosse in cattedrale. A Vienna la religione diventa show
Se per caso passate da Vienna in questi giorni, concedetevi una visita al presbiterio della cattedrale. Ne vale la pena, perché vi potete imbattere in quel che mai avreste immaginato in un luogo del genere: una mostra a luci rosse, o quasi. No, non è uno scherzo bensì un'iniziativa che chiunque può apprezzare ed ora allestita, appunto, nel grande edificio storico nelle immediate vicinanze del Duomo, includente una cappella, una biblioteca, refettori e uffici di organizzazioni religiose, appartamenti di sacerdoti e una galleria fotografica che, come c'era da aspettarsi, sta facendo discutere. A rendere particolarmente piccante la mostra, denominata Against Gravity e consistente in una raccolta delle opere di August M. Zoebl, fotografo e medico, sono soprattutto due scatti.
Il primo, intitolato Pietà, la prima luce nella tomba di pietra: un essere umano!, ritrae una modella in topless che copre l'addome nudo con un abito, in un chiaro richiamo alla Pietà michelangiolesca; a chi volesse saperne di più, la didascalia spiega che si tratta di «immagini esplosive che servono a comunicare il messaggio senza precedenti della resurrezione». Ora, il richiamo alle «immagini esplosive» non solo è giustificato, ma pare perfino superfluo: ma la resurrezione, invece, che c'entra? Non è chiaro. Allo stesso modo, alla luce del contesto religioso e teoricamente cattolico della mostra, appare fuori luogo la seconda fotografia che tante perplessità sta sollevando: chiamata Occidente incontra Oriente - Angelo custode bacia Sfinge, mostra una fornicazione saffica tra due modelle.
A conferire un ulteriore tocco surreale ad Against Gravity, inaugurata da qualche settimana ed aperta ai visitatori fino a gennaio 2019, c'è un elemento che il vaticanista Marco Tosatti ha giustamente rimarcato, e cioè il fatto che, fino a prova contraria, il tutto risulta accessibile pure ai bambini, senz'alcun limite di età. Proprio così. A questo punto, alcuni si chiederanno se per caso nella chiesa austriaca non siano tutti impazziti. Un dubbio condivisibile, anche se la verità è che da quelle parti iniziative che ai più appaiono bizzarre non fanno più notizia da un pezzo. Nella diocesi guidata dal cardinale Christoph Schönborn, teologo un tempo collaboratore di Ratzinger che da anni ha fatto del progressismo la sua bandiera, ne sono infatti capitate di tutti i colori.
Come dimenticare, tanto per fare un esempio, la trasformazione del già citato Duomo di Vienna, che oltre ad essere il simbolo della città è pure il più significativo monumento gotico del Paese, in una discoteca? Lo show è andato in scena il 5 ottobre scorso e, ancorché presentato come «preghiera ecumenica», si è tradotto in baldoria collettiva, con musicisti scatenati e una folla danzante di giovani, come attestano pure dei video facilmente reperibili in Rete. Del resto, quello per la musica non propriamente sacra è un debole che Schönborn ha da anni se si pensa che già nel novembre 2008 prese parte ad una stramba «messa disco», che poco dopo gli costò un ammonimento da parte della Congregazione per il culto divino.
Ad ogni modo, non si creda che quanto accade in Austria sia solo merito o responsabilità del suo primate, dal momento che anche altri prelati si distinguono o si sono distinti in imprese poco ortodosse. Come ha fatto monsignor Wilhelm Krautwaschl, vescovo di Graz il quale, nel giugno dello scorso anno, ha partecipato a una sfilata sfoggiando sulla passerella una talare bianca, davanti tra l'altro alle telecamere dell'emittente anticlericale Orf. E tempo addietro è stata proprio la diocesi di Graz, guarda caso, a conferire un premio a «Occidente incontra Oriente», la foto osé ora esposta a Vienna. Per quanto scandalosa, Against Gravity altro non è, dunque, che l'ultima trovata di una Chiesa che appare ormai irresistibilmente attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico.
Non c'è più religione, si diceva un tempo per denunciare la decadenza dei costumi tradizionali. Il problema della Chiesa austriaca e non solo, però, pare molto più serio. Oltre all'elemento devozionale, se ne sono infatti andati anche la decenza e il senso del ridicolo. Non basta più pertanto sperare in un ravvedimento dei pastori affinché sappiano tornare ad occuparsi del loro gregge come si conviene. Qui serve un miracolo.
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Matteo Salvini vince la battaglia in difesa della famiglia naturale. Nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni non ci sarà più la generica dicitura voluta dal Pd. La carta d'identità è solo un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera.La Chiesa austriaca è attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico.Lo speciale contiene due articoli.Dall'esilio tornano mamma e papà. Non sui cartelloni dove continuano a suscitare lo scandalo delle minoranze gender di moda, non dentro le pubblicità politicamente arcobaleno di aziende che strizzano l'occhio a mercati alternativi e non vogliono grane mediatiche. Ma in silenzio e con rispetto, mamma e papà tornano sulle carte d'identità dei minori italiani. Pronte a marcare stretto ogni richiamo alla famiglia naturale e a ostacolare la tradizione, supportate dalla stampella progressista in Parlamento, le lobby gay si sono distratte un attimo e hanno subìto il contropiede di Matteo Salvini. Dopo il via libera dal ministero dell'Istruzione è arrivato quello del ministero dell'Economia e finanza: la dicitura madre e padre tornerà a campeggiare nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni al posto del generico «genitori» voluto dal Pd, primo passo verso il famigerato Genitore 1 e Genitore 2 sognato sul pianeta omosessuale e già in vigore in California e in Scandinavia (cosiddette avanguardie del turbocapitalismo sociale) per non mettere in imbarazzo chi ha due mamme e due papà. Lo ha annunciato ieri il ministro dell'Interno, che esulta per il ripristino della classicità: «Tornano mamma e papà, un po' di buonsenso». Gli fa eco su Twitter il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana: «Piccole (o grandi?) battaglie vinte, avanti tutta. Grazie a tutti i ministri coinvolti».Per la verità prima della firma del decreto serve ancora un passaggio, il parere vincolante del Garante della privacy che potrebbe riservare qualche sorpresa. Il presidente del collegio è Antonello Soro, storico esponente del Pd, prodiano di ferro, quindi in antitesi politica con la maggioranza 5 stelle-Lega e teoricamente pronto a scatenare un'altra imperdibile bagarre. A rendere ottimista Salvini è invece il percorso personale di Soro, che proviene dalla Democrazia cristiana e dal Partito popolare, quindi dovrebbe avere una sensibilità vicina ai dettami fondanti della cultura cattolica.La spallata del vicepremier era nell'aria. Salvini era stato chiaro in un'intervista estiva alla Bussola quotidiana (giornale online della tradizione cattolica): «Voglio tornare al passato, ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all'Avvocatura di Stato e ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell'Interno, sui moduli per la carta d'identità elettronica, c'erano genitore 1 e genitore 2. Ho subito fatto modificare il sito ripristinando la definizione «madre» e «padre». È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile dal ministero dell'Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione».C'erano tutti i presupposti per la restaurazione, una scelta ideologica di fondo della componente leghista della maggioranza che intende bocciare anche dal punto di vista burocratico l'assenso strisciante dell'amministrazione all'utero in affitto. La pratica è illegale in Italia anche dopo l'approvazione della legge Cirinnà sulle coppie di fatto. Ma nella sostanza viene autorizzata con sentenze dai giudici e con provvedimenti sbandierati come eccitanti esempi di disobbedienza civile dai sindaci legati all'ex maggioranza progressista (il campione è Beppe Sala a Milano). Salvini intende togliere ogni appiglio alle famiglie arcobaleno: «Utero in affitto e orrori simili assolutamente no, difenderemo la famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile». Quello della carta d'identità è un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera, un gesto di rispetto per la legalità e per la stragrande maggioranza degli italiani che mai si sono sognati di mettere in dubbio un valore non negoziabile come quello della famiglia tradizionale. Alle critiche delle associazioni Lgbt e dei parlamentari del Pd che accusavano il governo di voler tornare all'età della pietra, già allora Salvini rispose: «Fiero di essere troglodita».La battaglia per il ritorno al primato della famiglia naturale vede ricompattarsi l'alleanza di centrodestra, poiché anche Forza Italia e Fratelli d'Italia sono ufficialmente su posizioni in piena sintonia con quelle della Lega. Il punto viene tenuto da un tweet di Maurizio Gasparri: «Padre e madre, realtà della natura, aberrazione genitore 1 e 2. Follie da spazzare via». Si attendono prese di posizione del Movimento 5 stelle e delle sue multiformi anime. Tace anche la Chiesa, che dovrebbe spontaneamente applaudire una battaglia profondamente sua. Ma Oltretevere c'è l'ordine di non benedire mai il governo degli alieni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-genitori-ritroviamo-madre-e-padre-2615695417.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="mostra-a-luci-rosse-in-cattedrale-a-vienna-la-religione-diventa-show" data-post-id="2615695417" data-published-at="1778646439" data-use-pagination="False"> Mostra a luci rosse in cattedrale. A Vienna la religione diventa show Se per caso passate da Vienna in questi giorni, concedetevi una visita al presbiterio della cattedrale. Ne vale la pena, perché vi potete imbattere in quel che mai avreste immaginato in un luogo del genere: una mostra a luci rosse, o quasi. No, non è uno scherzo bensì un'iniziativa che chiunque può apprezzare ed ora allestita, appunto, nel grande edificio storico nelle immediate vicinanze del Duomo, includente una cappella, una biblioteca, refettori e uffici di organizzazioni religiose, appartamenti di sacerdoti e una galleria fotografica che, come c'era da aspettarsi, sta facendo discutere. A rendere particolarmente piccante la mostra, denominata Against Gravity e consistente in una raccolta delle opere di August M. Zoebl, fotografo e medico, sono soprattutto due scatti. Il primo, intitolato Pietà, la prima luce nella tomba di pietra: un essere umano!, ritrae una modella in topless che copre l'addome nudo con un abito, in un chiaro richiamo alla Pietà michelangiolesca; a chi volesse saperne di più, la didascalia spiega che si tratta di «immagini esplosive che servono a comunicare il messaggio senza precedenti della resurrezione». Ora, il richiamo alle «immagini esplosive» non solo è giustificato, ma pare perfino superfluo: ma la resurrezione, invece, che c'entra? Non è chiaro. Allo stesso modo, alla luce del contesto religioso e teoricamente cattolico della mostra, appare fuori luogo la seconda fotografia che tante perplessità sta sollevando: chiamata Occidente incontra Oriente - Angelo custode bacia Sfinge, mostra una fornicazione saffica tra due modelle. A conferire un ulteriore tocco surreale ad Against Gravity, inaugurata da qualche settimana ed aperta ai visitatori fino a gennaio 2019, c'è un elemento che il vaticanista Marco Tosatti ha giustamente rimarcato, e cioè il fatto che, fino a prova contraria, il tutto risulta accessibile pure ai bambini, senz'alcun limite di età. Proprio così. A questo punto, alcuni si chiederanno se per caso nella chiesa austriaca non siano tutti impazziti. Un dubbio condivisibile, anche se la verità è che da quelle parti iniziative che ai più appaiono bizzarre non fanno più notizia da un pezzo. Nella diocesi guidata dal cardinale Christoph Schönborn, teologo un tempo collaboratore di Ratzinger che da anni ha fatto del progressismo la sua bandiera, ne sono infatti capitate di tutti i colori. Come dimenticare, tanto per fare un esempio, la trasformazione del già citato Duomo di Vienna, che oltre ad essere il simbolo della città è pure il più significativo monumento gotico del Paese, in una discoteca? Lo show è andato in scena il 5 ottobre scorso e, ancorché presentato come «preghiera ecumenica», si è tradotto in baldoria collettiva, con musicisti scatenati e una folla danzante di giovani, come attestano pure dei video facilmente reperibili in Rete. Del resto, quello per la musica non propriamente sacra è un debole che Schönborn ha da anni se si pensa che già nel novembre 2008 prese parte ad una stramba «messa disco», che poco dopo gli costò un ammonimento da parte della Congregazione per il culto divino. Ad ogni modo, non si creda che quanto accade in Austria sia solo merito o responsabilità del suo primate, dal momento che anche altri prelati si distinguono o si sono distinti in imprese poco ortodosse. Come ha fatto monsignor Wilhelm Krautwaschl, vescovo di Graz il quale, nel giugno dello scorso anno, ha partecipato a una sfilata sfoggiando sulla passerella una talare bianca, davanti tra l'altro alle telecamere dell'emittente anticlericale Orf. E tempo addietro è stata proprio la diocesi di Graz, guarda caso, a conferire un premio a «Occidente incontra Oriente», la foto osé ora esposta a Vienna. Per quanto scandalosa, Against Gravity altro non è, dunque, che l'ultima trovata di una Chiesa che appare ormai irresistibilmente attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico. Non c'è più religione, si diceva un tempo per denunciare la decadenza dei costumi tradizionali. Il problema della Chiesa austriaca e non solo, però, pare molto più serio. Oltre all'elemento devozionale, se ne sono infatti andati anche la decenza e il senso del ridicolo. Non basta più pertanto sperare in un ravvedimento dei pastori affinché sappiano tornare ad occuparsi del loro gregge come si conviene. Qui serve un miracolo.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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