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2018-10-28
Basta «genitori», ritroviamo madre e padre
ANSA
Dall'esilio tornano mamma e papà. Non sui cartelloni dove continuano a suscitare lo scandalo delle minoranze gender di moda, non dentro le pubblicità politicamente arcobaleno di aziende che strizzano l'occhio a mercati alternativi e non vogliono grane mediatiche. Ma in silenzio e con rispetto, mamma e papà tornano sulle carte d'identità dei minori italiani. Pronte a marcare stretto ogni richiamo alla famiglia naturale e a ostacolare la tradizione, supportate dalla stampella progressista in Parlamento, le lobby gay si sono distratte un attimo e hanno subìto il contropiede di Matteo Salvini.
Dopo il via libera dal ministero dell'Istruzione è arrivato quello del ministero dell'Economia e finanza: la dicitura madre e padre tornerà a campeggiare nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni al posto del generico «genitori» voluto dal Pd, primo passo verso il famigerato Genitore 1 e Genitore 2 sognato sul pianeta omosessuale e già in vigore in California e in Scandinavia (cosiddette avanguardie del turbocapitalismo sociale) per non mettere in imbarazzo chi ha due mamme e due papà. Lo ha annunciato ieri il ministro dell'Interno, che esulta per il ripristino della classicità: «Tornano mamma e papà, un po' di buonsenso». Gli fa eco su Twitter il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana: «Piccole (o grandi?) battaglie vinte, avanti tutta. Grazie a tutti i ministri coinvolti».
Per la verità prima della firma del decreto serve ancora un passaggio, il parere vincolante del Garante della privacy che potrebbe riservare qualche sorpresa. Il presidente del collegio è Antonello Soro, storico esponente del Pd, prodiano di ferro, quindi in antitesi politica con la maggioranza 5 stelle-Lega e teoricamente pronto a scatenare un'altra imperdibile bagarre. A rendere ottimista Salvini è invece il percorso personale di Soro, che proviene dalla Democrazia cristiana e dal Partito popolare, quindi dovrebbe avere una sensibilità vicina ai dettami fondanti della cultura cattolica.
La spallata del vicepremier era nell'aria. Salvini era stato chiaro in un'intervista estiva alla Bussola quotidiana (giornale online della tradizione cattolica): «Voglio tornare al passato, ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all'Avvocatura di Stato e ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell'Interno, sui moduli per la carta d'identità elettronica, c'erano genitore 1 e genitore 2. Ho subito fatto modificare il sito ripristinando la definizione «madre» e «padre». È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile dal ministero dell'Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione».
C'erano tutti i presupposti per la restaurazione, una scelta ideologica di fondo della componente leghista della maggioranza che intende bocciare anche dal punto di vista burocratico l'assenso strisciante dell'amministrazione all'utero in affitto. La pratica è illegale in Italia anche dopo l'approvazione della legge Cirinnà sulle coppie di fatto. Ma nella sostanza viene autorizzata con sentenze dai giudici e con provvedimenti sbandierati come eccitanti esempi di disobbedienza civile dai sindaci legati all'ex maggioranza progressista (il campione è Beppe Sala a Milano).
Salvini intende togliere ogni appiglio alle famiglie arcobaleno: «Utero in affitto e orrori simili assolutamente no, difenderemo la famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile». Quello della carta d'identità è un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera, un gesto di rispetto per la legalità e per la stragrande maggioranza degli italiani che mai si sono sognati di mettere in dubbio un valore non negoziabile come quello della famiglia tradizionale.
Alle critiche delle associazioni Lgbt e dei parlamentari del Pd che accusavano il governo di voler tornare all'età della pietra, già allora Salvini rispose: «Fiero di essere troglodita».
La battaglia per il ritorno al primato della famiglia naturale vede ricompattarsi l'alleanza di centrodestra, poiché anche Forza Italia e Fratelli d'Italia sono ufficialmente su posizioni in piena sintonia con quelle della Lega. Il punto viene tenuto da un tweet di Maurizio Gasparri: «Padre e madre, realtà della natura, aberrazione genitore 1 e 2. Follie da spazzare via».
Si attendono prese di posizione del Movimento 5 stelle e delle sue multiformi anime.
Tace anche la Chiesa, che dovrebbe spontaneamente applaudire una battaglia profondamente sua. Ma Oltretevere c'è l'ordine di non benedire mai il governo degli alieni.
Mostra a luci rosse in cattedrale. A Vienna la religione diventa show
Se per caso passate da Vienna in questi giorni, concedetevi una visita al presbiterio della cattedrale. Ne vale la pena, perché vi potete imbattere in quel che mai avreste immaginato in un luogo del genere: una mostra a luci rosse, o quasi. No, non è uno scherzo bensì un'iniziativa che chiunque può apprezzare ed ora allestita, appunto, nel grande edificio storico nelle immediate vicinanze del Duomo, includente una cappella, una biblioteca, refettori e uffici di organizzazioni religiose, appartamenti di sacerdoti e una galleria fotografica che, come c'era da aspettarsi, sta facendo discutere. A rendere particolarmente piccante la mostra, denominata Against Gravity e consistente in una raccolta delle opere di August M. Zoebl, fotografo e medico, sono soprattutto due scatti.
Il primo, intitolato Pietà, la prima luce nella tomba di pietra: un essere umano!, ritrae una modella in topless che copre l'addome nudo con un abito, in un chiaro richiamo alla Pietà michelangiolesca; a chi volesse saperne di più, la didascalia spiega che si tratta di «immagini esplosive che servono a comunicare il messaggio senza precedenti della resurrezione». Ora, il richiamo alle «immagini esplosive» non solo è giustificato, ma pare perfino superfluo: ma la resurrezione, invece, che c'entra? Non è chiaro. Allo stesso modo, alla luce del contesto religioso e teoricamente cattolico della mostra, appare fuori luogo la seconda fotografia che tante perplessità sta sollevando: chiamata Occidente incontra Oriente - Angelo custode bacia Sfinge, mostra una fornicazione saffica tra due modelle.
A conferire un ulteriore tocco surreale ad Against Gravity, inaugurata da qualche settimana ed aperta ai visitatori fino a gennaio 2019, c'è un elemento che il vaticanista Marco Tosatti ha giustamente rimarcato, e cioè il fatto che, fino a prova contraria, il tutto risulta accessibile pure ai bambini, senz'alcun limite di età. Proprio così. A questo punto, alcuni si chiederanno se per caso nella chiesa austriaca non siano tutti impazziti. Un dubbio condivisibile, anche se la verità è che da quelle parti iniziative che ai più appaiono bizzarre non fanno più notizia da un pezzo. Nella diocesi guidata dal cardinale Christoph Schönborn, teologo un tempo collaboratore di Ratzinger che da anni ha fatto del progressismo la sua bandiera, ne sono infatti capitate di tutti i colori.
Come dimenticare, tanto per fare un esempio, la trasformazione del già citato Duomo di Vienna, che oltre ad essere il simbolo della città è pure il più significativo monumento gotico del Paese, in una discoteca? Lo show è andato in scena il 5 ottobre scorso e, ancorché presentato come «preghiera ecumenica», si è tradotto in baldoria collettiva, con musicisti scatenati e una folla danzante di giovani, come attestano pure dei video facilmente reperibili in Rete. Del resto, quello per la musica non propriamente sacra è un debole che Schönborn ha da anni se si pensa che già nel novembre 2008 prese parte ad una stramba «messa disco», che poco dopo gli costò un ammonimento da parte della Congregazione per il culto divino.
Ad ogni modo, non si creda che quanto accade in Austria sia solo merito o responsabilità del suo primate, dal momento che anche altri prelati si distinguono o si sono distinti in imprese poco ortodosse. Come ha fatto monsignor Wilhelm Krautwaschl, vescovo di Graz il quale, nel giugno dello scorso anno, ha partecipato a una sfilata sfoggiando sulla passerella una talare bianca, davanti tra l'altro alle telecamere dell'emittente anticlericale Orf. E tempo addietro è stata proprio la diocesi di Graz, guarda caso, a conferire un premio a «Occidente incontra Oriente», la foto osé ora esposta a Vienna. Per quanto scandalosa, Against Gravity altro non è, dunque, che l'ultima trovata di una Chiesa che appare ormai irresistibilmente attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico.
Non c'è più religione, si diceva un tempo per denunciare la decadenza dei costumi tradizionali. Il problema della Chiesa austriaca e non solo, però, pare molto più serio. Oltre all'elemento devozionale, se ne sono infatti andati anche la decenza e il senso del ridicolo. Non basta più pertanto sperare in un ravvedimento dei pastori affinché sappiano tornare ad occuparsi del loro gregge come si conviene. Qui serve un miracolo.
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Matteo Salvini vince la battaglia in difesa della famiglia naturale. Nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni non ci sarà più la generica dicitura voluta dal Pd. La carta d'identità è solo un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera.La Chiesa austriaca è attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico.Lo speciale contiene due articoli.Dall'esilio tornano mamma e papà. Non sui cartelloni dove continuano a suscitare lo scandalo delle minoranze gender di moda, non dentro le pubblicità politicamente arcobaleno di aziende che strizzano l'occhio a mercati alternativi e non vogliono grane mediatiche. Ma in silenzio e con rispetto, mamma e papà tornano sulle carte d'identità dei minori italiani. Pronte a marcare stretto ogni richiamo alla famiglia naturale e a ostacolare la tradizione, supportate dalla stampella progressista in Parlamento, le lobby gay si sono distratte un attimo e hanno subìto il contropiede di Matteo Salvini. Dopo il via libera dal ministero dell'Istruzione è arrivato quello del ministero dell'Economia e finanza: la dicitura madre e padre tornerà a campeggiare nei formulari per la richiesta del documento elettronico dei minorenni al posto del generico «genitori» voluto dal Pd, primo passo verso il famigerato Genitore 1 e Genitore 2 sognato sul pianeta omosessuale e già in vigore in California e in Scandinavia (cosiddette avanguardie del turbocapitalismo sociale) per non mettere in imbarazzo chi ha due mamme e due papà. Lo ha annunciato ieri il ministro dell'Interno, che esulta per il ripristino della classicità: «Tornano mamma e papà, un po' di buonsenso». Gli fa eco su Twitter il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana: «Piccole (o grandi?) battaglie vinte, avanti tutta. Grazie a tutti i ministri coinvolti».Per la verità prima della firma del decreto serve ancora un passaggio, il parere vincolante del Garante della privacy che potrebbe riservare qualche sorpresa. Il presidente del collegio è Antonello Soro, storico esponente del Pd, prodiano di ferro, quindi in antitesi politica con la maggioranza 5 stelle-Lega e teoricamente pronto a scatenare un'altra imperdibile bagarre. A rendere ottimista Salvini è invece il percorso personale di Soro, che proviene dalla Democrazia cristiana e dal Partito popolare, quindi dovrebbe avere una sensibilità vicina ai dettami fondanti della cultura cattolica.La spallata del vicepremier era nell'aria. Salvini era stato chiaro in un'intervista estiva alla Bussola quotidiana (giornale online della tradizione cattolica): «Voglio tornare al passato, ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all'Avvocatura di Stato e ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell'Interno, sui moduli per la carta d'identità elettronica, c'erano genitore 1 e genitore 2. Ho subito fatto modificare il sito ripristinando la definizione «madre» e «padre». È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile dal ministero dell'Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione».C'erano tutti i presupposti per la restaurazione, una scelta ideologica di fondo della componente leghista della maggioranza che intende bocciare anche dal punto di vista burocratico l'assenso strisciante dell'amministrazione all'utero in affitto. La pratica è illegale in Italia anche dopo l'approvazione della legge Cirinnà sulle coppie di fatto. Ma nella sostanza viene autorizzata con sentenze dai giudici e con provvedimenti sbandierati come eccitanti esempi di disobbedienza civile dai sindaci legati all'ex maggioranza progressista (il campione è Beppe Sala a Milano). Salvini intende togliere ogni appiglio alle famiglie arcobaleno: «Utero in affitto e orrori simili assolutamente no, difenderemo la famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile». Quello della carta d'identità è un baluardo simbolico, ma rappresenta una bandiera, un gesto di rispetto per la legalità e per la stragrande maggioranza degli italiani che mai si sono sognati di mettere in dubbio un valore non negoziabile come quello della famiglia tradizionale. Alle critiche delle associazioni Lgbt e dei parlamentari del Pd che accusavano il governo di voler tornare all'età della pietra, già allora Salvini rispose: «Fiero di essere troglodita».La battaglia per il ritorno al primato della famiglia naturale vede ricompattarsi l'alleanza di centrodestra, poiché anche Forza Italia e Fratelli d'Italia sono ufficialmente su posizioni in piena sintonia con quelle della Lega. Il punto viene tenuto da un tweet di Maurizio Gasparri: «Padre e madre, realtà della natura, aberrazione genitore 1 e 2. Follie da spazzare via». Si attendono prese di posizione del Movimento 5 stelle e delle sue multiformi anime. Tace anche la Chiesa, che dovrebbe spontaneamente applaudire una battaglia profondamente sua. Ma Oltretevere c'è l'ordine di non benedire mai il governo degli alieni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-genitori-ritroviamo-madre-e-padre-2615695417.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="mostra-a-luci-rosse-in-cattedrale-a-vienna-la-religione-diventa-show" data-post-id="2615695417" data-published-at="1781436266" data-use-pagination="False"> Mostra a luci rosse in cattedrale. A Vienna la religione diventa show Se per caso passate da Vienna in questi giorni, concedetevi una visita al presbiterio della cattedrale. Ne vale la pena, perché vi potete imbattere in quel che mai avreste immaginato in un luogo del genere: una mostra a luci rosse, o quasi. No, non è uno scherzo bensì un'iniziativa che chiunque può apprezzare ed ora allestita, appunto, nel grande edificio storico nelle immediate vicinanze del Duomo, includente una cappella, una biblioteca, refettori e uffici di organizzazioni religiose, appartamenti di sacerdoti e una galleria fotografica che, come c'era da aspettarsi, sta facendo discutere. A rendere particolarmente piccante la mostra, denominata Against Gravity e consistente in una raccolta delle opere di August M. Zoebl, fotografo e medico, sono soprattutto due scatti. Il primo, intitolato Pietà, la prima luce nella tomba di pietra: un essere umano!, ritrae una modella in topless che copre l'addome nudo con un abito, in un chiaro richiamo alla Pietà michelangiolesca; a chi volesse saperne di più, la didascalia spiega che si tratta di «immagini esplosive che servono a comunicare il messaggio senza precedenti della resurrezione». Ora, il richiamo alle «immagini esplosive» non solo è giustificato, ma pare perfino superfluo: ma la resurrezione, invece, che c'entra? Non è chiaro. Allo stesso modo, alla luce del contesto religioso e teoricamente cattolico della mostra, appare fuori luogo la seconda fotografia che tante perplessità sta sollevando: chiamata Occidente incontra Oriente - Angelo custode bacia Sfinge, mostra una fornicazione saffica tra due modelle. A conferire un ulteriore tocco surreale ad Against Gravity, inaugurata da qualche settimana ed aperta ai visitatori fino a gennaio 2019, c'è un elemento che il vaticanista Marco Tosatti ha giustamente rimarcato, e cioè il fatto che, fino a prova contraria, il tutto risulta accessibile pure ai bambini, senz'alcun limite di età. Proprio così. A questo punto, alcuni si chiederanno se per caso nella chiesa austriaca non siano tutti impazziti. Un dubbio condivisibile, anche se la verità è che da quelle parti iniziative che ai più appaiono bizzarre non fanno più notizia da un pezzo. Nella diocesi guidata dal cardinale Christoph Schönborn, teologo un tempo collaboratore di Ratzinger che da anni ha fatto del progressismo la sua bandiera, ne sono infatti capitate di tutti i colori. Come dimenticare, tanto per fare un esempio, la trasformazione del già citato Duomo di Vienna, che oltre ad essere il simbolo della città è pure il più significativo monumento gotico del Paese, in una discoteca? Lo show è andato in scena il 5 ottobre scorso e, ancorché presentato come «preghiera ecumenica», si è tradotto in baldoria collettiva, con musicisti scatenati e una folla danzante di giovani, come attestano pure dei video facilmente reperibili in Rete. Del resto, quello per la musica non propriamente sacra è un debole che Schönborn ha da anni se si pensa che già nel novembre 2008 prese parte ad una stramba «messa disco», che poco dopo gli costò un ammonimento da parte della Congregazione per il culto divino. Ad ogni modo, non si creda che quanto accade in Austria sia solo merito o responsabilità del suo primate, dal momento che anche altri prelati si distinguono o si sono distinti in imprese poco ortodosse. Come ha fatto monsignor Wilhelm Krautwaschl, vescovo di Graz il quale, nel giugno dello scorso anno, ha partecipato a una sfilata sfoggiando sulla passerella una talare bianca, davanti tra l'altro alle telecamere dell'emittente anticlericale Orf. E tempo addietro è stata proprio la diocesi di Graz, guarda caso, a conferire un premio a «Occidente incontra Oriente», la foto osé ora esposta a Vienna. Per quanto scandalosa, Against Gravity altro non è, dunque, che l'ultima trovata di una Chiesa che appare ormai irresistibilmente attratta da tutto ciò che è assai trasgressivo e poco evangelico. Non c'è più religione, si diceva un tempo per denunciare la decadenza dei costumi tradizionali. Il problema della Chiesa austriaca e non solo, però, pare molto più serio. Oltre all'elemento devozionale, se ne sono infatti andati anche la decenza e il senso del ridicolo. Non basta più pertanto sperare in un ravvedimento dei pastori affinché sappiano tornare ad occuparsi del loro gregge come si conviene. Qui serve un miracolo.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
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L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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(iStock)
Non aveva alcuna intenzione di rapire la piccola, ma voleva soltanto allontanarla dal bordo del marciapiede. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia ha rimesso in libertà il ventinovenne del Gambia, che nella serata di mercoledì aveva strappato dalle braccia della madre una bambina di appena cinque anni che si trovava alla stazione ferroviaria di Fontivegge, quartiere di Perugia. Nell’immediatezza dei fatti, il giovane, con diversi precedenti penali, è stato arrestato per tentato sequestro di persona aggravato. Ma, ieri mattina, al termine dell’udienza di convalida il gip ha rimesso in libertà l’uomo per mancanza di elementi «inequivocabili».
Da quanto era stato raccontato dalla donna, di origini aretine, lei si trovava con la bimba nel piazzale della stazione in attesa di prendere il pullman quando, all’improvviso, si è avvicinato il giovane gambiano che ha afferrato la piccola strappandola alla mamma. A quel punto la mamma ha iniziato a urlare e la bimba a piangere, mentre l’uomo si allontanava con lei. La mamma ha iniziato a inseguirlo, chiamando le forze dell’ordine che poi lo hanno bloccato. Quando gli agenti della Volante sono arrivati hanno trovato la bimba spaventata e in stato di choc. I poliziotti lo hanno bloccato e portato in Questura dove è stato identificato e portato in carcere. Nell’immediatezza dei fatti nei suoi confronti pendeva l’accusa di tentato rapimento di persona aggravato dall’età della vittima, trattandosi di una minore.
Gli inquirenti erano arrivati a questa ricostruzione della vicenda attraverso la visione delle immagini di videosorveglianza, ma anche analizzando il racconto della mamma della piccola e controllando il cellulare dell’uomo. Infatti, era stata proprio la madre della bimba a raccontare agli investigatori che l’uomo avrebbe continuato a infastidire la piccola scattandole diverse fotografie con il cellulare. Da quanto si è appreso, gli inquirenti hanno analizzato le foto presenti sul cellulare dell’arrestato. Ma, ieri mattina, è arrivata la decisione del gip che ha sorpreso un po’ tutti: il ventinovenne viene liberato perché, difatti, non avrebbe messo in atto alcun rapimento, ma avrebbe solo voluto spostarla dal marciapiede.
Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l’arresto perché ha ritenuto che non si sia trattato di un tentato rapimento né di violenza privata. La Procura aveva chiesto che il reato venisse derubricato da tentato sequestro di persona a violenza privata. Il gip, invece, ha condiviso la ricostruzione della vicenda resa nota dal difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Aiello, che ha riportato il racconto del gambiano: il giovane non avrebbe mai avuto alcuna intenzione di rapire la piccola, anzi si era accorto che la bimba stava giocando ai bordi del marciapiede e l’avrebbe presa per evitare che potesse farsi male. Per l’avvocato questa ricostruzione dell’accaduto troverebbe riscontro sia nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza che nelle testimonianze delle persone che si trovavano in zona. Il legale ha insistito sul fatto che non si sia trattato di un rapimento perché dai frame delle telecamere si vede - è il racconto del difensore - il giovane gambiano non ha strappato dalle mani della mamma la bimba e anzi l’avrebbe subito riconsegnata al genitore.
L’arrestato ha risposto a tutte le domande del gip negando ogni accusa e ribadendo di averla presa solo per evitare che si potesse fare male. E ha riferito che cosa è successo: la mamma si sarebbe avvicinata allarmata e la bimba piangeva, la donna gli urlava contro e lui avrebbe preso il cellulare non per fotografare la piccola, bensì per riprendere la madre che lo «aggrediva» per avere in futuro, qualora fosse stato necessario, «una prova» proprio per dimostrare quello che era successo.
Da quanto si è appreso, la decisione del giudice per le indagini preliminari è stata presa proprio dopo un’attenta analisi di ogni frame di quei video. Il giovane (noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti penali) è tornato subito in libertà, non essendo stato emesso nei suoi confronti alcun provvedimento. Non è escluso che la Questura possa valutare la sua posizione e a breve emettere un provvedimento di espulsione dall’Italia. Il ventinovenne, infatti, è stato più volte beccato dalle forze dell’ordine in giro ubriaco e «intento» a molestare le persone. Per tale motivo, era stato arrestato e condannato. In particolare, lo scorso mese di maggio il giovane gambiano è finito in manette per aver aggredito una passeggera alla stazione. Anzi, in quell’occasione, nelle concitate fasi dell’arresto, ferì un poliziotto causandogli una frattura al dito. Per questo episodio era stato condannato a un anno e quattro mesi, ma rimesso in libertà con obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Ma il suo «curriculum» è più lungo: la scorsa settimana era stato denunciato perché minacciava con un bastone alcune persone sedute sui gradini del Duomo di Perugia e, sempre con il bastone, avrebbe colpito più volte il portone della Cattedrale. Infine, nei suoi confronti è stato emesso un Daspo urbano perché l’uomo è stato più volte trovato con oggetti «atti a offendere». Da ieri è tornato in libertà pure per il tentato sequestro della piccola. La decisione del gip ha indignato l’opinione pubblica. Da quanto si è appreso, anche la mamma della piccola è rimasta sorpresa dalla scarcerazione e si è detta molto preoccupata perché teme di poterlo nuovamente vedere in giro e mettere in pericolo la sua bambina.
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