Barba, nuova ossessione maschile. Giro d'affari da 166 milioni di euro - La Verità
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Barba, nuova ossessione maschile. Giro d'affari da 166 milioni di euro

  • Le botteghe continuano a crescere e i prodotti per la cura del viso valgono il 24% del comparto bellezza Gli esperti: «Per un risultato perfetto usate shampoo e oli specifici, non riciclate quelli per capelli».
  • Stefano Lippi, direttore didattico dell'accademia Proraso, spiega come prendersi cura della barba e il perché è fondamentale istituire corsi professionali per insegnare il mestiere.
  • Gian Antonio Pisterzi, negozi a Milano e Wall Street. «Gli italiani sanno cosa vogliono, gli americani si affidano del tutto. Faccio scoprire loro la nostra cultura del rasoio».

Lo speciale contiene tre articoli.

Vecchie poltrone, rasoi a lama lunga, insegne luminose con gli stessi colori a illuminare le strade. I barbieri, o «barber shop» come la moda hipster ha insegnato a chiamarli, sono fioriti a ogni angolo del globo, portandosi appresso un tricolore bianco, blu e rosso diventato simbolo della rinascita.

Secondo Forbes, tra il 1992 e il 2012 i negozi per uomini, dove farsi acconciare la barba anziché tagliarla di proprio pugno a casa, avevano perso il 23% circa del proprio volume d'affari. Dato, questo, che avrebbe cominciato a risollevarsi un anno più tardi, nel 2013, quando gli hipster hanno imposto al mondo un nuovo modello di eleganza maschile. Da allora, quella di barbiere è diventata la professione con la più veloce crescita degli Stati Uniti, dove si stima che entro il 2020 il mercato relativo alla cura dell'uomo possa raggiungere i 26 miliardi di dollari annui. Testimoniando come il binomio tra bellezza e uomo abbia cessato di essere un tabù.

Carlos Aguilar, proprietario di un ristorante a Houston, intervistato da Forbes ha ammesso di spendere 120 dollari al mese per concedersi, una volta ogni due settimane, i propri 45 minuti di cure estetiche. Tagliare la barba non è che uno dei trattamenti cui il barbiere sottopone i propri clienti. Nel mezzo ci sono oli, massaggi, creme, profumi e gel per assicurare al proprio pelo la giusta fissità.

Hiroshi Vitanza, fondatore della Barber mind e della Barber mind training, la prima accademia online italiana, ha creato linee atte a soddisfare le più varie esigenze. Tra queste, spicca la Bepop, la cui fonte d'ispirazione si nasconde nella New York anni Quaranta. Il kit è composto da shampoo, olio e balsamo formulati con olio di tsubaki, ottenuto dalla pigiatura a freddo dei semi della camelia japonica. Conosciuto in Oriente sin dai tempi più antichi, è stato recuperato per via della consistenza setosa, capace di farlo penetrare a fondo, nutrendo e arricchendo pelle e pelo senza però ungerli. Cosa, questa, chiesta a ogni kit che si rispetti.

L'uomo medio, secondo i più recenti studi, non vuole vedere alterate le proprie caratteristiche maschili, né vuole coprire la pelle, i capelli o la barba con una moltitudine di prodotti oleosi e appiccicaticci. Quel che vuole sembra essere l'esaltazione della propria bellezza naturale, alla quale, in fin dei conti, bastano pochi, validi strumenti. Un kit degno di questo nome deve contenere un buono shampoo e un buon balsamo specifici per la barba. Poi, un pettinino o una spazzola che aiutino a stendere in maniera uniforme l'olio e, infine, cere modellanti, una per i capelli e una per la barba. I migliori, in commercio, accanto a quelli tradizionalmente offerti dalla Proraso, presente nell'88% delle barberie in Italia, sono venduti da The ultimate beard grooming kit, al cui interno è possibile trovare un pettinino in legno di noce, adatto per chi porta la barba lunga, e il kit barba e baffi proposto da Renée Blanche, nel quale il pettinino è sostituito da una spazzola con setole in cinghiale. I costi, nel caso di Renée Blanche, sono facilmente sostenibili. Per un kit completo, disponibile anche su Amazon, è possibile spendere meno di 30 euro, cifra che non basta invece a fare propri i prodotti lusso.

Un litro di shampoo a marca Barba italiana può arrivare a sfiorare i 50 euro, mentre un flacone da 50 millilitri di olio da barba biologico vegano, firmato da The pure collection con lo scopo di fare crescere una «barba attraente e virile», può toccare i 112 euro.

Ad approfittare per primo della tendenza spendacciona tutta maschile è stato David Beckham che, dopo aver sdoganato il maschio metrosexual che non disdegna cremine e cure estetiche, ha lanciato House 99, una linea beauty rivolta esclusivamente agli uomini. House 99, composta (anche) da un comporto social nel quale ciascun cliente può chiedere e dare suggerimenti di natura estetica, si articola su diversi prodotti. Ci sono creme idratanti per il viso e altre studiate per chi - come Beckham - è ricoperto di tatuaggi. Ci sono balsami per i capelli e la barba, come quelli già proposti - tra gli altri - da Bullfrog e Depot. E ci sono le fragranze perché, come documentato dal Centro studi di cosmetica Italia, nel 2016 sono stati circa 402 i milioni di euro spesi per assicurarsi il profumo migliore.

Lo stesso anno, gli uomini hanno fagocitato il 24% del fatturato relativo al comparto bellezza in Italia, spendendo, approssimativamente, 166 milioni di euro totali, di cui 69 per saponi e prodotti da barba, 41 per la cura della pelle e 56 per i dopobarba.

Claudia Casiraghi

La barba? «Dà sicurezza, autorità e saggezza». 

C'è la media lunghezza, quella da hipster e quella invernale, la cosiddetta business beard e la bun beard, quella spessa e quella da principiante. Parliamo di barbe, trend in fortissima ascesa al punto che è ormai raro trovare un uomo che non l'abbia adottata. La barba può ormai essere considerata l'accessorio maschile per eccellenza, l'elemento di maggior risalto del fascino da macho, non necessariamente da duro ma anche dolce, sensibile e colto. C'è perfino una ricerca che dice che i volti maschili più attraenti sono quelli con la barba rispetto alle facce ben rasate.

«Sono cicli», spiega Stefano Lippi, direttore didattico dell'accademia Proraso, «Nel passato medievale e rinascimentale erano tantissimi gli uomini con la barba. La barba dà sicurezza, autorità, conferisce un'espressione di maturità e di saggezza. E guardando alla storia sono più le statue di uomini barbuti che senza. L'uomo un po' per gioco e tanto per pigrizia ha iniziato a sperimentare questo tipo di moda».

Sembrerebbe una contraddizione: erano spariti i barbieri quando gli uomini si rasavano e ora che portano la barba lunga è tornato anche di moda il lavoro del barbiere. «Gestire la barba lunga non è semplice, il barbiere conosce la tecnica di taglio, i prodotti che vanno usati. Andando incontro alle esigenze dei clienti ora lavorano in un ambiente completamente diverso da quello di un parrucchiere unisex. Prima i 9 maschi andavano dal parrucchiere da donna, ora vanno dal barbiere dove non attendono ore, vengono accolti e coccolati. Noi in Italia siamo un'eccellenza. Proraso lavora con i barbieri e le barberie dal 1948 e ne abbiamo seguito tutta l'evoluzione. Siamo presenti nell'88% dei barbieri in Italia. Abbiamo portato barbieri a New York , in Inghilterra, perfino in Sudafrica contribuendo a questo grande cambiamento». Conseguenza del fatto che l'universo maschile verso lo specchio ha cambiato atteggiamento.

«Gli uomini si amano, si piacciono e si curano molto di più. Da una ricerca svolta da Gillette gli uomini passano 16 minuti al giorno in bagno dedicandoli alla propria bellezza. Tutti gli anni si guadagna un minuto. Le fasce più mature si curano sempre allo stesso modo ma gli adolescenti, i Millennials si danno da fare per il piacere di piacersi e di sperimentare. La fascia che va dai 35 ai 45 anni ha dato una mano per quanto riguarda i prodotti per la cura della barba».

E, in effetti, i prodotti sono davvero tanti. Chissà se servono proprio tutti. Quali consigli per avere una barba curata? «Primo, lavarla con un detergente apposito, guai a usare il sapone per le mani. Ci sono detergenti che contengono ammorbidenti che non seccano. Seconda mossa, spazzolarla o pettinarla per sciogliere i nodi e gestire le lunghezze. Poi, balsamo oppure olio protettivo e si è a posto. Una volta al mese uno scrub leggero in modo da togliere le impurità dall'epidermide e ogni tre/quattro settimane l'appuntamento dal barbiere per una regolata. Il perfetto uso degli attrezzi giusti esprime la professionalità». Che imparano in Accademia. «Per operare in questo mondo ci sono corsi professionali nelle scuole indicate dal Miur, riconosciute anche da Confartigianato. I corsi sono articolati su tre livelli: per giovani che sono alle prime esperienze, quello dei maestri barbieri che hanno cinque anni di esperienza e un livello di ultraspecializzazione per quanto riguarda l'affilatura dell'acciaio per rasatura con rasoio. Nel 2018 sono usciti 35 maestri barbieri e 88 barbieri. I primi, come da albo, operano da cinque anni e sono titolari d'azienda. È un punto d'eccellenza, si parla tanto di altri mestieri artigiani e poco di questo. E pensare che abbiamo tantissime richieste dall'estero per i nostri corsi».

Paola Bulbarelli

«Insegno a radersi ai newyorkesi»

Una G, una A e una P. Un gioco di lettere che si intrecciano e formano il logo di Gian Antonio Pisterzi, professione barbiere. Un lavoro che ora è tornato alla ribalta. «Fin da quando avevo 8 anni ho sempre pensato che non avrei potuto fare che questo», racconta Pisterzi. Oggi di anni ne ha 33 e i passi da gigante fatti da quando partì dal paese d'origine, Amaseno in provincia di Frosinone, si toccano con mano. Un negozio in via Montenapoleone e un altro a New York, di fronte a Wall Street. Fortuna? No, voglia di lottare.

«Aspettavo il nonno nel negozio del barbiere, passavo la scopa, facevo gli shampoo. Una volta il barbiere faceva anche il sarto, toglieva i denti, eseguiva piccoli interventi. È tutt'oggi una vera istituzione. I carabinieri, se hanno bisogno di informazioni, vanno da lui». Prima tappa fuori dai confini della provincia fu Roma. «Al mattino andavo a scuola, al pomeriggio in un'accademia specializzata. La grande opportunità l'ho avuta sulle navi da crociera, ma prima di essere preso dovetti frequentare diversi corsi a Londra: vendetti l'auto e la moto andando all'avventura». Il lavoro sulle navi poteva sembrare un arrivo ma così non fu. «Durante i mesi di pausa lessi un'offerta a Milano. Risposi e mi ritrovai nella barberia di Dolce & Gabbana dove rimasi un anno per poi spostarmi da Acqua di Parma».

Fino al grande salto, le sue barberie: la prima in via Montenapoleone 17 e sei mesi dopo al 55 di Wall Street. Una clientela molto diversa una dall'altra. «I clienti italiani sono più esigenti. Se c'è un pelo fuori posto te lo fanno subito notare, in America no, vanno sempre di corsa. L'uomo italiano si coccola molto di più, l'americano è nel vortice del lavoro e si affida, non fa commenti. Potremmo farlo uscire con una basetta più lunga dell'altra e non direbbe nulla. Siamo noi che gli facciamo notare imperfezioni o che lo consigliamo, mentre l'italiano sa già cosa vuole. Lì non c'è questa cultura perché la maggior parte dei barbieri americani taglia in pochi minuti a 10 dollari. Far conoscere questo lavoro Oltreoceano è una missione».

Sedersi su una delle poltrone di Pisterzi significa affidarsi alle sue mani per trattamenti straordinari: «Il nostro è un piccolo centro benessere. Il tempio medio di un trattamento va dai 45 minuti a oltre un'ora». Parola d'ordine, rilassarsi. «È come un rito: sedersi, leggere il giornale, bere un caffè o un whisky». Tutti hanno una pelle diversa, quindi bisogna adattare taglio e stile. «Oggi il trend è avere la barba lunga e il nostro lavoro è diventato di gran moda con un business pazzesco dei prodotti. Spesso è la compagna che li sceglie. La barba va a momenti. A volte si porta lunga, a volte si sente il bisogno di tagliarla. D'inverno consiglio di tenerla lunga per una sensazione di calore. Senza seguire le mode ma personalizzando le scelte, lasciando perdere le imposizioni dettate da altri».

E per quanto riguarda la rasatura? «Un lavaggio prima del rasoio per pulire la pelle con prodotti ad hoc, panni caldi aromatizzati con fragranze speziate o agrumate. Massaggio del viso con oli. Poi si fa la barba con la lama o con la forbice. Finita la rasatura altro massaggio e panno profumato per avere il viso liscio».

«Portare la barba è una moda molto italiana. Nella zona dove lavoro, a Wall Street, nessuno la porta perché i nostri clienti sono businnessmen e la loro regola numero uno è avere il viso pulito: tagliamo molto a zero. Qui a Milano c'è il servizio opposto: raramente si fa la barba completa. Se si va a Brooklyn o a Soho e in quartieri più alternativi si vedono molte persone con la barba lunga».

Progetti nel cassetto? Tanti. «Altri negozi soprattutto in America. E poi una linea di prodotti firmati Gian Antonio Pisterzi». È tornato a scuola per questo. Unico italiano, non laureato, accettato a frequentare un master alla New York university in amministrazione aziendale. Questa è l'America, bellezza. «Il mio obiettivo è andare sempre avanti e l'unico modo per farlo è studiare il mondo del business».

Paola Bulbarelli



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L’amicizia tra donne si trasforma in business

Samboue

  • Tre aziende di successo create da altrettante coppie al femminile. Emmendemm produce bracciali unici da materiali d'eccellenza. Samboue progetta borse e oggetti d'arredo. Almala faceva tracolle e ora pure bijoux. «Il segreto? Passione, complicità e creatività».
  • Con oltre 700 aziende, Milano e Roma sono le regine del vintage
  • «Il Re Leone» torna al cinema e la moda festeggia il ritorno di Simba, Timon e Pumba con tshirt, calzini e gioielli a tema.
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Sei fototipi per scegliere la crema solare migliore

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Giphy

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  • Anche le creme cambiano con la moda: dall'Australia arriva l'olio balinese che promette un'abbronzatura color cioccolato. Bali Body grazie ai social network è diventato un business da 2 milioni di dollari al mese.

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Dagli Usa arriva la sauna per le parti intime

Goddess detox

La cosmetica ora si dedica anche alla cura e al benessere dei genitali femminili. Sieri effetto lifting, creme sbiancanti e polveri per migliorare l'energia creativa nella camera da letto. Il business spopola negli Stati Uniti grazie alle star di Hollywood.

Il mercato della bellezza vale oltre 500 miliardi di dollari a livello globale e, secondo le previsioni raggiungerà gli 863 miliardi entro il 2024. Poco stupisce allora che le maggiori case di cosmetici riversino sul mercato nuovi prodotti che mirano a soddisfare una fascia di consumatori sempre più ampia.

Dopo l'influsso nel mercato di creme e addirittura make up dedicati alla clientela maschile, stanno comparendo sempre più marchi dedicati alla salute e cura delle nostre parti intime. Nell'era del post #metoo niente riesce a fare parlare come il sesso, soprattutto se sapientemente mixato a un po' di «female empowerment».

Alcuni pensano che a lanciare questa nuova fetta di mercato ci abbia pensato Gwyneth Paltrow attraverso il suo blog/e-commerce. Sul suo Goop, l'attrice ha creato una vera e propria sezione chiamata «Sexual health» (salute sessuale, ndr) che indica nel dettaglio esercizi e prodotti da utilizzare per una vita sessuale più appagante. Aveva fatto molto parlare il suo articolo dedicato al «V-steaming», una pratica in cui una donna si siede nuda - o nella posizione di uno squat - sopra dell'acqua bollente arricchita di erbe come il rosmarino e il basilico. Pratica utilizzata soprattutto in Sud Africa e in Thailandia, il «vaginal steaming» dovrebbe bilanciare gli ormoni femminili e «rivitalizzare l'utero». Un «trono della regina», come viene chiamato in gergo tecnico, usa e getta e comprensivo di olii essenziali monouso, costa circa 40 euro. Ma questo è solo uno dei tanti trattamenti oggi disponibili per il corpo femminile.

Sempre consigliato dalla bionda attrice è la «Sex Dust» prodotta da Moon Juice. Questo brand nasce all'ombra delle colline hollywoodiane, nel quartiere di Venice Beach. Un piccolo negozio offre beveroni di ogni tipo, per soddisfare qualsiasi bisogno. La loro particolarità? Qualunque sia il drink scelto, alla miscela andrebbe aggiunta una polvere completamente naturale, o un olio sempre bio, dalle proprietà miracolose. Esiste una polvere per apparire più bella e combattere l'invecchiamento, una per migliorare la concentrazione e diminuire lo stress, una per dormire meglio e una per migliorare l'umore. La più venduta è però senza dubbio la polvere a base di cacao per rinnovare la vostra energia creativa nella camera da letto.

Hedieh Asadi & Hasti Asadi, due dottoresse basate in Svezia, hanno invece creato «Deodoc», una linea di prodotti per l'igiene intima. Il loro articolo più popolare? Un deodorante per le parti basse. Con tre profumazioni - pera, cocco e violetta - questo spray promette di «neutralizzare gli odori e lasciarvi fresche tutto il giorno».

Infine in Italia è nato il marchio Ayay, la prima linea italiana di cosmesi intima pensata e testata per la pelle vulvare, anale e perianale. Nella collezione compaiono patch per le parti intime da utilizzare dopo la depilazione, insieme a un siero ritardante contro la ricrescita dei peli. Inoltre Ayay propone una crema sbiancante per le parti intime (pratica molto usata nei paesi asiatici) e un siero effetto lifting sempre per le aree più private del vostro corpo.

Moon Juice

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«Gioielli Vhernier sottili e sensuali per sedurre la mia generazione»

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Vhernier

  • La rivoluzione del vicedirettore generale del brand: «La Calla resta una delle linee di maggior successo. Puntiamo però a un'offerta completa, dai bracciali da 980 euro a pezzi unici che arrivano a 100.000 euro».
  • Il marchio svizzero di orologi lancia il modello Black bay, che si ispira al leggendario prototipo anni Sessanta. Bello ed efficiente, adatto all'immersione e alla navigazione.
  • Quest'estate la parola d'ordine è colore. Consigli per preparare la valigia in vista delle vacanze.
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L'Italia produce 60 milioni di cappelli

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Kylie Jenner (Instagram)

  • Il mercato dei copricapo resta immune alla crisi e il distretto fermano-maceratese arriva un giro d'affari da 140 milioni di euro.
  • Guida agli ultimi trend: dal ritorno del «bucket hat» alla versione oversize sfoggiata da Kylie Jenner.
  • Alexandre Daillance ha fondato il suo marchio 17 anni. Il suo cappello da baseball con la scritta «Sono venuto a spezzare cuori» è stato indossato anche da Rihanna.
  • Qualunque sia la forma che preferite, per Miuccia Prada l'accessorio perfetto è in nylon. E la maison si prepara entro il 2012 a introdurne una versione sostenibile chiamata Re-Nylon.
  • Borsalino omaggia Humphrey Bogart con un modello a lui dedicato. Per uomo o per donna, il panama non passa mai di moda.

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«Con Gallo ho creato calze da collezionisti»

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Gallo

  • L'ad del marchio Giuseppe Colombo: «L'intuizione è stata sostituire blu e grigi con colori e disegni. Tutto mi ispira, anche un libro di geometria» Per ogni paio servono dieci chilometri di filo. «All'inizio nessuno le voleva, ora sono un must. Il primo a crederci fu Elio Fiorucci».
  • Sarta riscopre la paglia di Vienna per borse dal sapore artigianale. La stilista Giorgia Gaeta: «Instagram è stato fondamentale per arrivare al successo».
  • La Levi's Festival Season continua a Matera, all'Open Sound Festival. Il noto brand di jeans si butta nel mondo dei music festival e crea una capsule dedicata.

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Il sedere perfetto è come la faccia: basta una maschera da 8 euro

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Bawdy beauty

  • Bawdy beauty ha creato le maschere per rendere più bella la pelle del nostro lato B.
  • Per chi non ama la palestra e teme il chirurgo, il trucco è nei jeans. Freddy e Levis hanno creato una linea che solleva i glutei. Senza fatica.
  • Purtroppo sono i profili social a dettare le regole. Dall'emoticon a forma di pesca nascono dei lacci elastici per l'allenamento mirato: Peach bands è il marchio di riferimento per chi vuole ottenere un didietro da fotografare.
  • Ma c'è chi cerca una scorciatoria. Nel 2018 gli interventi di gluteoplastica additiva sono aumentati del 19%. Il merito è dei nuovi canoni di bellezza lanciati sui social network dove campeggiano donne bellissime dai derriere estremamente abbondanti.

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Michele Canepa: «Il mio gruppo tornerà il re del jacquard»

  • L'imprenditore riprende la guida dell'azienda del nonno e del padre per rilanciarla: «Ho avviato un piano di riorganizzazione che la renderà più efficiente. Triplicheremo gli spazi dell'archivio: abbiamo 15.000 libri antichi e centinaia di migliaia di disegni».
  • Dopo Linate, arriva a Malpensa una nuova area business dedicata a executive jet, aerotaxi ed elicotteri.
  • Le giovanissime Beatrice Vendramin e Matilde Rastelli sono i nuovi volti per l'ultimo collezione firmata Yamamay.

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«Ho iniziato a lavorare a 19 anni, ho fatto un anno di università e poi, giù a capofitto in azienda». Inizia a raccontarsi così Michele Canepa, proprietario della Tessitura Canepa, marchio tra i leader mondiali in fatto di tessuti. Ma la vera università, per Canepa, è stata la vita: per i risultati raggiunti dalla sua azienda, per aver avuto la forza di lasciarla e per il coraggio di ricomprarsela. Un'avventura aziendale partita molto lontano: «È una lunga storia che parte nel Settecento con la famiglia Cattaneo di Carnago, che aveva proprietà agricole nella zona di castiglione Olona. Possedevano bachicoltura, filatura e telai a mano e tintorie che nell'Ottocento erano solo in centro a Como. Mio bisnonno Canepa, colonnello dei carabinieri a cavallo che aveva combattuto con Napoleone III, aveva ricevuto l'ordine di tenere la caserma di Como che, guarda caso, era di fronte alla tintoria Cattaneo. Ne ha sposato una figlia, ecco la continuazione della tradizione di famiglia».

È rimasto qualcosa di quei tempi?

«Un vecchio telaio per la lavorazione a maglia in legno di fine Ottocento-primi Novecento. Non è montato, è in cattive condizioni ma è la testimonianza della storia. Mio nonno, all'inizio del Novecento, si è occupato ancora di tessile, portando la bachicoltura nelle campagne di San Fermo dove oggi c'è l'azienda. Aveva più di 50 famiglie di contadini che seguivano la bachicoltura, ma gli piaceva comprare e vendere aziende. Nel 1932 ha comprato un'azienda tessile dove mio padre ha iniziato a lavorare con un cugino. Da quell'azienda, negli anni Sessanta, si è separato e ha fondato il 20 ottobre del 1966 la tessitura serica Giovanni Canepa oggi Tessitura Canepa».

Lei quando iniziò a farne parte?

«Nel 1968, sono passati più di 50 anni. All'epoca avevamo 30 dipendenti; quando l'ho lasciata, nel 1998, erano quasi 700. Me ne sono andato perché è difficile mettere tutti d'accordo quando si è in tanti. Uscendo ho comperato la Taroni, altra azienda tessile centenaria, fondata nel 1880, più piccola, con un fatturato di 15-16 milioni. Ora ho lasciato a mio figlio il 100% della società, un totale cambio generazionale».

Nel periodo in cui lei non c'era cosa è accaduto alla Canepa?

«Per dieci anni è andata molto bene: andava bene prima e ha continuato. Poi scelte di gestione, qualche errore, l'eccesso di pagamento che una sorella ha fatto nei confronti delle altre due hanno messo in difficoltà l'azienda. Una delle sorelle ha fatto quello che si chiama leverage buy out, quando compri un'azienda facendo leva sulle finanze dell'azienda stessa. Non sempre vanno a buon fine queste operazioni».

Ora lei ha ripreso in mano le redini dell'azienda, mentre la sorella Elisabetta è rimasta presidente. E solo due mesi fa ha acquisito tutte le società del gruppo Canepa da DeA Capital Alternative Funds Sgr, entrata con quote di maggioranza a giugno 2018. La sua iniziativa ha evitato che si concretizzassero le offerte di tanti potenziali acquirenti, nazionali ed esteri, interessati all'acquisizione di rami aziendali e al sezionamento dell'azienda.

«Mi sono ora avventurato in questa impresa, sono tornato in Canepa e controllo il 100% della società, sono tornato con un mio vecchio dirigente degli anni 90 che mi ha spinto a fare questa operazione. Ho sentito il dovere di fare questo passo per cercare di tutelare il lavoro di tanti collaboratori, molti dei quali avevo a suo tempo, assunto io stesso. Ho comperato l'8 aprile attraverso una mia società immobiliare questo gruppo, erano 4 aziende che ho ridotte a 3 perché una l'ho rivenduta e stiamo lavorando per rilanciare la Canepa».

Quindi lei è tornato a capo dell'azienda del nonno e del padre. Soddisfatto della scelta?

«Emozionato, soddisfatto e nello stesso tempo mi rendo conto che ci sono da risolvere tanti problemi. I primi dati positivi si iniziano già a vedere e sono passati solo tre mesi e mezzo, è confortante».

Quali sono state le sue prime azioni?

«Abbiamo avviato un piano di riorganizzazione ,che si concluderà nel prossimo mese di marzo. E permetterà non solo di rendere più efficiente l'azienda, di mettere un controllo ancora più preciso nei vari reparti e di avviare bene il lavoro di tracciabilità di tutto il processo. In Taroni abbiamo una tracciabilità del processo, pezza per pezza. A Como solo due aziende hanno fatto questa scelta. Gli altri controllano per lotto, ogni 40-50 pezze alla volta. Noi per singola pezza. Nel Sessantotto si faceva solo seta per cravatte, che sono il nostro prodotto tradizionale. Poi piano piano abbiamo allargato la produzione a tutti i generi di tessuti, lino, cotone, lana fino a inserire le fibre tecniche come le viscose e il poliestere, le microfibre, il nylon per ottenere quei risultati che di solito richiedono queste mischie di filati. In termini di capo finito vengono prodotte annualmente oltre 1 milione di cravatte tra jacquard, stampa e tricot, 700.000 sciarpe e 300.000 pezzi “acqua e fuori acqua" dalla divisione mare».

Qual è il valore aggiunto di Canepa?

«Abbiamo una specializzazione nel campo del tessuto jaquard e un impianto di produzione che parte dagli archivi, agli studi tecnici, ai telai. Nessun'altra fabbrica a Como ha un complesso di macchinari come quelli che ha Canepa, sempre stata leader negli ultimi 30-40 anni nel tessuto jaquard e lo sarà ancora. Abbiamo un archivio a disposizione che è enorme, sia di libri antichi che di disegni. Sarà finito di riorganizzare in aprile dell'anno prossimo. Oggi è già enorme ma triplicheremo gli spazi. Si tratta di più di 15.000 libri e centinaia di migliaia di disegni a disposizione».

L'industria della moda è la seconda più inquinante al mondo, ma in fatto di sostenibilità siete all'avanguardia.

«È importantissimo porre attenzione all'ambiente. Como è stato il primo centro tessile che si è dotato dei depuratori ancora negli anni Settanta. Ero un giovane industriale quando iniziai a seguire con colleghi più anziani questo progetto. Il concetto delle acque pulite e del controllo arriva da tanti anni di esperienza. Canepa è stata la prima azienda a livello mondiale che ha partecipato alla campagna Detox di Greenpeace. Tarioni la terza. Controllo e pulizia sono alla base. Alcuni sistemi sono ancora leggermente inquinanti, perché nella chimica non si è ancora risolto tutto. Coerentemente al suo impegno per una moda sostenibile, attraverso il dipartimento di ricerca e sviluppo Canepa evolution, l'azienda ha ideato e realizzato brevetti che consentono di ridurre l'utilizzo di notevoli quantità di acqua e le emissioni di CO2, con notevole risparmio di energia, durante la lavorazione dei filati. All'inizio del 2018 il marchio Canepa ha altresì ottenuto la certificazione Gots (Global organic textilestandard) per la seta e il cotone, il più importante standard per la produzione sostenibile di indumenti e prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica; oltre alla certificazione Global recycle standard per lana e poliestere».


Limousine, concierge e sale private. Milano prime raddoppia a Malpensa

Non solo durante le settimane della moda milanese per assistere alle sfilate o in occasione del Salone del Mobile, fiera mondiale del design. Ci sono pure i matrimoni sul lago di Como, il Gp di Monza o le sciate nelle località famose. E i tanti vip che non vogliono, per motivi di privacy o di sicurezza, trovarsi in mezzo a tutti gli altri passeggeri. Così come non sono solo i tempi frenetici del lavoro a far scegliere a tanti manager, industriali e uomini d'affari di utilizzare voli privati, con l'indispensabile contorno: dall'auto privata al terminal dedicato, dal ristoro speciale a una sala privata last minute. Tutto rigorosamente in aeroporto. E pure chi viaggia in first o business class e utilizza poi jet privati, elicotteri o aereo taxi per raggiungere altre destinazioni, vuole avere un trattamento speciale e riservato sia prima del decollo, che all'atterraggio.

A Milano Linate il servizio c'era già e Malpensa ne sentiva la mancanza, al punto che venivano scelti altri scali che potevano assicurare certe prestazioni di prim'ordine. Ora con Milano prime, il terminal di Business & general aviation dell'aeroporto internazionale di Milano Malpensa, il buco è stato colmato. «Con questa apertura a Malpensa», spiega Chiara Dorigotti, ad di Sea Prime, «si completa la nostra offerta di Linate, senza peraltro cannibalizzare il traffico già presente sullo scalo cittadino, ma aprendo a ulteriori segmenti di clientela, in sinergia con quella Premium che utilizza abitualmente Malpensa, o guardando ad altre catchment area, come quella di Lugano. La città di Milano inoltre è un vero catalizzatore di traffico, come dimostrano i più recenti dati dell'Osservatorio Milano, che posizionano la città come la quindicesima al mondo più visitata da investitori internazionali e che negli ultimi 5 anni ha visto crescere del 5% i pernottamenti, sempre a livello mondiale».

Un bacino ricco, che insieme a quello dell'area lombarda e del Nord Italia rappresenta un terreno fertile per la business aviation, che «non è soltanto un qualcosa di glamour, bensì una industry a tutti gli effetti: parliamo di 1.900 aeroporti collegati in Europa, 174.000 posti di lavoro per 85 miliardi di Pil generato». Quello della business aviation è un mercato che, solo in Italia, vale 6 miliardi di euro (secondo i dati di Ebaa, la European business aviation association). Milano è la meta con il maggior numero di movimenti nel nostro Paese: lo scalo di Linate, nel 2018, ha gestito 26.000 movimenti, tra aerotaxi e aziende per il noleggio, come Netjets (la sussidiaria di Berkshire Hathaway, la società del miliardario Warren Buffett) o Vista Jet.

L'apertura coincide con la chiusura per tre mesi per lavori di ristrutturazione di Milano Linate, ma l'attività ha preso il via già a metà luglio. La nuova area, per un investimento complessivo di 5 milioni di euro, è dotata di un piazzale di 50.000 metri quadrati e di un hangar di 5.000 per il ricovero di executive jet di ultima generazione. La struttura, con spazi trasparenti e in vetro, mette a disposizione 5 lounge, passaggi dedicati per i controlli e servizi come meeting room, limousine e concierge. «Uno dei fattori che rappresentano una leggera distorsione del mercato», conclude Dorigotti, «è la tassa aeroportuale, che prevede un'imposta sui passeggeri aerotaxi sia in arrivo che in partenza: è unica nel panorama europeo, applicata in queste modalità. È un'imposta che potrebbe essere migliorata sia nelle modalità di quantificazione che esazione, per renderla più efficace e più coerente nel contesto europeo». La tassa, per ogni passeggero, è di 100 euro in caso di tratta non superiore a 1.500 chilometri e di 200 in caso di tragitto superiore. Un'imposta a carico del passeggero, ma con versamento a cura del vettore.

Yamamay si affida alla Generazione Z per la campagna autunno/inverno

Beatrice Vendramin, attrice, cantante, scrittrice e un milione di follower su Instagram. Matilde Rastelli, una delle modelle più richieste del momento e ragazza copertina. Sono le bellezze femminili protagoniste degli scatti della campagna 2019 «A touch of Italy – Italian Style» di Yamamay. La volontà è proprio quella di comunicare la propria identità italiana, di brand che ha fatto del made in Italy il suo pilastro. Yamamay ha sempre puntato su ragazze stupende e al naturale come Georgina Rodriguez, sensualmente elegante, immortalata per la campagna primavera estate. Ora è la volta delle due stupende ragazze italiane. Mentre Matilde si dedica alle passerelle ed ai servizi fotografici, Beatrice ai set cinematografici e sui social si afferma sempre più come un'icona per la Generazione Z. Le due ragazze sono state scelte da Yamamay per la loro freschezza ma allo stesso tempo anche per la capacità di interpretare in modo molto sensuale ma fresco capi di lingerie femminile.

Gli scatti dall'allure sofisticata e senza tempo, sono stati realizzati presso Villa Franca a Portofino dal fotografo e regista italiano Francesco Carrozzini, scelto per il suo talento nel catturare il lato più spontaneo e vero delle donne. Il mood è rilassato e intimo, gli scenari intervallano scorci di interni a paesaggi naturali in cui i colori si fondono armoniosamente con le nuance dei capi della collezione che alternano colori più classici come il nero a toni più accesi come il verde acqua, l'ocra e l'azzurro carta da zucchero. La lingerie del prossimo inverno sarà sia all'insegna del super sexy e, allo stesso tempo, del confort e della raffinatezza.

In primo piano

«Il mio cashmere su misura sposa la cucina italiana»

  • Gisberto Carlo Sassi, il patron di Doriani: «I nostri capi sono tutti prodotti a Biella. Le nuove avventure? L'ecommerce e il ristorante di Milano».
  • Lubiam crea una capsule collection ispirata all'arte di Giulio Romano. Da ottobre Mantova dedica una grande mostra al pittore e architetto rinascimentale.
  • Awards della moda, mostre e sfilate: Taomoda torna con la sua ventesima edizione e premia, tra gli altri, Brunello Cucinelli.

Lo speciale contiene tre articoli e gallery fotografiche.

In primo piano

«I gioielli su misura sono vero lusso e democrazia»

Contenuto esclusivo digitale

Richemont

  • Il direttore creativo di Richemont: «Sono un ribelle intellettuale. Progettando auto ho imparato a disegnare collane e orologi».
  • Il nuovo brand Romano diamonds punta su ecommerce e certificazioni internazionali.
  • Giorgio Armani ha compiuto 85 anni l'11 luglio. A 45 diceva: «Non sono vecchio ma non ho tempo di godermi la vita».
  • Il salone tessile tenutosi a Fiera Milano ha visto il passaggio di oltre 6.000 rappresentanti di aziende.
  • Homi dà il via a un evento dedicato all'outdoor. Un mercato che solo in Italia vale 5 miliardi.

Lo speciale contiene quattro articoli e due gallery