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2019-01-06
Pensioni e reddito, decreto unico: sarà così
Ansa
Prende vita il decretone, che per tre quarti è dedicato al reddito di cittadinanza e per la rimanente parte sviluppa la riforma della Fornero: quota 100, riduzione dell'anzianità contributiva e ripristino del consiglio di amministrazione dell'Inps e dell'Inail. Sul reddito di cittadinanza, molti dettagli e indiscrezioni già trapelati vedono conferma nel testo. Spuntano però alcuni particolari che ne palesano da un lato l'ampiezza e dall'altro la futura difficoltà di applicazione. In pratica, il reddito partirà ad aprile e si potrà fare domanda attraverso gli uffici di consulenza fiscale (ad esempio i Caf). All'inizio sarà esclusivamente un sussidio: solo in un secondo momento diventerà un supporto per il rientro nel mondo del lavoro. Una volta validati i requisiti Isee e patrimoniali, il cittadino che ne ha diritto ottiene la carta del reddito di cittadinanza, con dentro i soldi. Poi, entro un mese, sarà convocato nei centri per l'impiego, dovrà partecipare ai corsi di formazione e a colloqui psicoattitudinali. Se rifiuterà tre offerte di lavoro, perderà il diritto al sussidio. Le offerte dovranno essere congrue. Che significa? Il ministero del Lavoro assieme all'Anpal, Agenzia nazionale per le politiche attive, dovrà stabilire che cosa significa congruo (idoneo al titolo di studio, distanza dal domicilio, eccetera). In pratica nei primi mesi, e secondo alcuni osservatori nei primi anni, molti centri per l'impiego non saranno in grado di fornire a ogni avente diritto tre proposte di lavoro. Qui sta il problema. Ma se questo governo dovesse vincere la sfida e riformare davvero le agenzie per il lavoro, farebbe qualcosa che in oltre un decennio nessuno ha mai voluto nemmeno affrontare.
Nel frattempo, il decreto inserisce alcuni paletti che servono chiaramente a ridurre la platea. Dopo le polemiche sulle famiglie di soli stranieri, il governo ha inserito la clausola dei dieci anni continui di residenza. Ma ciò significa che un italiano che rientra da una permanenza all'estero e non ha maturato il decennio perde automaticamente il diritto. Farà causa alla Corte costituzionale? Sì, e potrebbe vincere. Questo stratagemma nel frattempo dovrebbe però avere abbassato il numero delle famiglie di soli stranieri da 197.000 (prima versione) a forse meno di 90.000 (dato non confermato ). Esclusi anche quei nuclei in cui almeno un componente possieda un'auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc o una moto sopra ai 250 cc, immatricolate non oltre due anni prima della richiesta del sussidio. Al contrario, chi ha a carico un figlio disabile o di età inferiore ai tre anni una volta ottenuto l'assegno potrà non presentarsi al centro per l'impiego, e godrà senza altro sforzo del sussidio.
Insomma, il decreto avrà bisogno di numerosi altri testi attuativi. È molto complicato e pieno di sfide. Ha il pregio di porre problemi finora ignorati. Vedremo le soluzioni.
Riscatto per i buchi contributivi
La bozza di riforma del decreto attuativo della riforma delle pensioni, che verrà approvata la prossima settimana dal Consiglio dei ministri, prevede un'importante novità per chi ha una carriera lavorativa discontinua: saranno infatti riscattabili i «buchi» contributivi fino a un periodo di cinque anni, e il costo del riscatto sarà detraibile per il 50% dall'Irpef. La novità, come ha scritto Italia Oggi, riguarda i lavoratori iscritti all'Inps, compresa la gestione separata (sono escluse le casse professionali) che rientrano in pieno nel regime contributivo di calcolo della pensione e che non hanno alcun contributo versato fino al 31 dicembre 1995. Si tratta di una buona notizia per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 con carriere discontinue: sono moltissimi i giovani italiani che si trovano in questa situazione. Si introduce dunque una facoltà di riscatto senza altra causa se non quella del buco contributivo: periodi non coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria. I periodi riscattabili saranno quelli compresi tra la data della prima iscrizione alla previdenza, obbligatoriamente successiva al 31 dicembre 1995, e l'ultimo contributo versato all'Inps. Il lavoratore può scegliere quali e quanti di questi periodi scoperti dal punto di vista contributivo riscattare, anche non continuativi.
La facoltà del riscatto è esercitata su domanda del lavoratore o anche dei suoi superstiti nel caso serva a raggiungere il minimo per una pensione di reversibilità, o dei suoi parenti e affini fino al secondo grado. Il calcolo dell'onere del riscatto dei buchi previdenziali si basa sugli stessi criteri del riscatto della laurea: si applica l'aliquota contributiva vigente nella gestione presso la quale è stata fatta domanda di riscatto a una retribuzione o reddito pari a quelli meno remoti rispetto alla data di presentazione della domanda di riscatto. Ad esempio, un co.co.co. con un compenso annuo di 20.000 euro dovrà versare 6.600 euro per riscattare un anno di contributi; 550 per un mese e 3.300 euro per sei mesi.
L'agevolazione fiscale, messa a punto dal ministero dell'Economia guidato da Giovanni Tria, prevede che l'onere del riscatto sia detraibile dall'imposta lorda in misura del 50%, con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e dello stesso importo: in sostanza, la metà del costo del riscatto è pagata dallo Stato. Non solo: chi non può o non vuole versare il corrispettivo del riscatto in un'unica soluzione può pagare il dovuto in forma dilazionata, (massimo 60 rate mensili), ciascuna di pari importo non inferiore a 30 euro, ma senza l'applicazione di alcun interesse per la rateizzazione. Un lavoratore in possesso di 15 anni di contributi dal 1996, ad esempio, potrà riscattare i cinque anni che gli mancano per raggiungere il minimo dei 20 anni di contributi che occorrono per la pensione.
Carlo Tarallo
Isee sotto i 6.000 euro. Ma niente se ti licenzi
Per avere il reddito di cittadinanza la bozza del decreto spiega chiaramente quali siano i requisiti che bisogna avere. In primis, chi richiede il sussidio deve avere la cittadinanza italiana o quella di altri Paesi membri dell'Ue, oppure provenire nazioni che abbiano stretto accordi bilaterali con l'Italia o essere in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato dall'Ue.Il richiedente, che non deve essere in prigione o in istituti di lunga degenza, deve inoltre avere un Isee (l'indicatore della situazione economica equivalente) che non superi 9.360 euro annui. Oltre questo, però, si dovrà considerare anche il valore del reddito famigliare che dovrà essere inferiore ai 6.000 euro annui (per un single) incrementato secondo una scala di equivalenza (0,4 per ogni componente maggiorenne e 0,2 per ogni minore). Inoltre, non hanno diritto al reddita i nuclei famigliari che abbiano almeno un componente che si è dimesso nei 12 mesi precedenti alla domanda. Il sussidio è previsto anche per i nuclei famigliari in cui si sono verificati divorzi o separazioni, a patto che la coppia continui a vivere sotto lo stesso tetto. I figli a carico non possono avere più di 26 anni per far parte del nucleo che richiede il reddito di cittadinanza. In più il valore del patrimonio immobiliare (oltre all'abitazione principale) non deve superare i 30.000 euro. Allo stesso modo il patrimonio mobiliare non può essere superiore a 6.000 euro a cui si devono aggiungere 2.000 euro per ogni componente della famiglia fino ad un massimo di 10.000 euro.
Gianluca Baldini
A chi avvia la partita Iva vanno sei mesi di bonus
Sgravi contributivi alle imprese che assumono persone che beneficiano del reddito di cittadinanza. È quanto prevede il decreto che istituisce il reddito e quota 100 per le pensioni. Il provvedimento prevede che l'impresa che assume a tempo pieno e indeterminato un beneficiario del reddito di cittadinanza avrà un incentivo sotto forma di sgravio contributivo pari alla differenza tra 18 mensilità del reddito di cittadinanza e quello già goduto dal beneficiario stesso. Condizione per avere lo sgravio è che il lavoratore assunto non venga licenziato nei primi 24 mesi senza giusta causa. Lo sgravio a favore delle imprese è aumentato di una mensilità nei casi di assunzione di donne e persone svantaggiate e comunque non potrà essere inferiore a cinque mensilità. Nel caso in cui l'assunzione avvenga attraverso i soggetti privati accreditati lo sgravio contributivo sarà diviso equamente tra l'impresa e il soggetto privato. Coloro che nel triennio precedente all'assunzione del destinatario sono incappati in sanzioni o hanno violato le leggi di natura contributiva non incasseranno alcun beneficio. Una novità riguarda invece coloro i quali abbandoneranno il percorso di assistenza nei centri di formazione non perché diventeranno dipendenti ma perché avranno aperto una partita Iva o un'impresa individuale, entro i primi 12 mesi di fruizione del reddito di cittadinanza. A loro verrà riconosciuto un versamento pari a sei mesi di Rdc in una soluzione. Una sorta di incentivo alla start up e all'avvio all'attività lavorativa.
La cifra annua varia da 480 a 9.360 euro
Il calcolo per capire quanto potrà avere ogni richiedente del reddito di cittadinanza si basa su due variabili: una componente fino a 6.000 euro annui che va incrementata secondo una scala di equivalenza (0,4 per ogni componente maggiorenne e 0,2 per ogni minore) e un'altra legata all'eventuale affitto di un immobile. In base alla dichiarazione Isee, l'incremento può arrivare fino a 3.360 euro annui. Un aumento del sussidio fino a 1.800 euro è previsto anche per il nucleo famigliare che ha un mutuo in essere. Fatte salve queste indicazioni, la quota annua percepita non potrà essere inferiore ai 480 euro e superiore ai 9.360. Riguardo alle tempistiche, il sussidio non può essere erogato per più di 18 mesi ma può essere rinnovato. Tra un rinnovo e l'altro è previsto un mese di pausa. Questa condizione, però, non è prevista per la pensione di cittadinanza, il sussidio per chi ha più di 65 anni di età. L'ammontare verrà diviso in 12 mensilità annue e il primo sussidio arriverà un mese dopo l'accettazione della domanda da parte dell'Inps. In caso di assunzione come dipendente, il reddito di cittadinanza predeterminato verrà erogato all'80% fino allo scadere dei 18 mesi. Nel caso dell'inizio di un lavoro autonomo, il professionista dovrà comunicare l'avvio dell'attività all'Inps entro 30 giorni, pena la perdita del sussidio. Una volta avvenuta la comunicazione, a titolo di incentivo il beneficiario fruirà di due mensilità senza alcuna variazione. A ogni modo, il valore del beneficio verrà aggiornato ogni tre mesi in base alle condizioni reddituali del richiedente.
Vengono coinvolte pure le agenzie per il lavoro
Chi riceve il reddito di cittadinanza deve essere disposto a lavorare oppure a prestare servizi alla comunità. Un obbligo che riguarda tutti i componenti maggiorenni del nucleo famigliare (non già occupati o che non stanno frequentando un corso di formazione). I disabili, i pensionati o chi ha più di 65 anni di età non sono tenuti a rispettare questa regola. Vale lo stesso per chi ha persone a carico, come figli con meno di tre anni di età. Chi, invece, è idoneo a lavorare, entro 30 giorni dall'accettazione del sussidio, è tenuto a recarsi in un centro per l'impiego. Qui i richiedenti stipuleranno un «patto per il lavoro» e ogni richiedente sarà tenuto a collaborare con la redazione del bilancio delle competenze, registrarsi all'interno del sistema informativo per trovare lavoro, svolgere settimanalmente una ricerca attiva di una occupazione, sostenere colloqui psicoattitudinali e eventuali prove mirate all'assunzione e accettare almeno una di tre offerte di lavoro ritenute congrue. Nel caso in cui, dopo una valutazione preliminare, si certifichi un bisogno complesso da parte del richiedente del reddito, si potrà avviare un «patto di inclusione sociale» con uno specifico percorso di inserimento lavorativo. Se in 60 giorni dalla stipula del patto di lavoro il beneficiario non dovesse essere convocato dai centri per l'impiego, allora riceverà le credenziali personalizzate per accedere alla profilazione dell'Anpal. Nel frattempo riceverà un assegno di ricollocazione, cioè un importo da utilizzare presso i soggetti che forniscono servizi di assistenza intensiva alla ricerca di lavoro (agenzie per il lavoro accreditate).
Non frequenti i corsi? Addio alle mensilità
La domanda per ottenere il reddito di cittadinanza può essere fatta via internet oppure recandosi ai centri di assistenza fiscale convenzionati con l'Inps. Il modulo di domanda viene fornito dall'Istituto nazionale di previdenza. Ai fini della domanda, l'Inps controllerà in cinque giorni se ci sono i requisiti per ottenere il sussidio. Chi otterrà il via libera potrò godere anche delle tariffe elettriche agevolate riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate. L'organizzazione dei centri per l'impiego si basa due piattaforme informatiche. Quella legata alle politiche del lavoro e quella per i servizi sociali. Attraverso queste piattaforme l'Inps condividerà con le amministrazioni centrali e i servizi territoriali diverse informazioni tra cui dati sulla situazione patrimoniale e l'ammontare del beneficio economico percepito. Attraverso queste piattaforme, inoltre, è possibile capire se il patto per il lavoro è stato stipulato e se le offerte di lavoro ricevute erano idonee o meno. In più, le piattaforme saranno in grado anche di segnalare eventuali anomalie nei consumi e nei comportamenti di chi percepisce il reddito di cittadinanza. Ad esempio chi usa slot o altre macchinette da gioco. Chi fornisce informazioni false per ottenere il beneficio economico verrà punito con la reclusione da uno a sei anni, pena che vale anche per chi aiuta qualcuno a fornire dati scorretti. Chi invece non si presenta a una convocazione in assenza di un motivo valido perderà una mensilità in caso della prima mancata comparizione, due mensilità per la seconda mentre perderà interamente il beneficio se non si presenterà nemmeno la terza volta.
Con la carta prelievi fino a 100 euro al mese
Il reddito di cittadinanza sarà erogato attraverso un'apposita tessera che si potrà ritirare negli uffici postali e che funzionerà come una carta di credito o un bancomat. Potrà essere usata sia per fare direttamente acquisti, sia per prelievi in contanti di massimo 100 euro al mese per ogni individuo, moltiplicati per il numero di componenti della famiglia. In ogni caso, non si potranno superare i 210 euro al mese. I soldi non potranno essere spesi per le slot, come annunciato nei mesi scorsi, e chi verrà scoperto a giocare perderà il beneficio. Tutti i movimenti della carta saranno messi a disposizione delle piattaforme informatiche elettroniche create ad hoc per «finalità di analisi, monitoraggio, valutazione e controllo del programma del reddito di cittadinanza». Si tratta del Siulp, per il coordinamento dei centri per l'impiego, e del Siuss, per il coordinamento dei Comuni. Le piattaforme serviranno per condividere informazioni con le amministrazioni centrali e locali. Ai beneficiari del reddito di cittadinanza verranno garantite anche le agevolazioni relative alle tariffe elettriche riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate e quelle relative alla compensazione per la fornitura di gas. Al momento il bonus elettrico prevede uno sconto di circa 125 euro all'anno per le famiglie con uno o due componenti (184 euro per le famiglie oltre i quattro componenti) e di circa il 15% del costo del gas. Il beneficio finora era poco noto e ne usufruiva appena il 35% degli aventi diritto.
Emanuela Meucci
Per chi utilizza quota 100 nessun diritto di cumulo
Il decreto contiene undici articoli sull'abolizione della Fornero. Il primo è l'avvio di quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) con finestre trimestrali per i privati e semestrali per il settore pubblico. Il tutto per la durata di tre anni sperimentali. Unica penalizzazione: sarà fatto divieto di cumulo. Chi esce anticipatamente non potrà lavorare, fatto salvo per i 5.000 euro massimi di prestazioni occasionali. L'obiettivo è coinvolgere 350.000 persone e dal quarto anno dare la spallata alla Fornero, introducendo quota 41. Già da subito il decreto riduce «l'anzianità contributiva per accesso al pensionamento anticipato». Tradotto, il secondo punto della bozza taglia cinque mesi dalla Fornero. Viene poi confermata Opzione donna e pure l'Ape social, la possibilità (voluta dal governo Gentiloni) di andare in pensione con finestre anticipata per 15 categorie di lavoratori usuranti. Altri due capitoli confermano la pace contributiva e fissano nuovi termini di prescrizione dei contributi di previdenza per la Pa. Un capitolo veramente innovativo tocca coloro che non possono accedere a pensioni integrative e sono costretti a subire il massimale contributivo: viene abolito il massimale di 102.000 euro. È una novità sostanziale che fa il paio con il punto successivo: l'estensione dei fondi di solidarietà bilaterale a più categorie lavorative e la possibilità di utilizzarli per agevolare le uscite. Nel frattempo il governo ha chiesto all'Abi di venirgli incontro nel pagamento dei Tfs e dei Tfr pubblici. La banca anticipa con garanzia della Cdp. Lo Stato versa dopo tre anni e salda il fido.
Resta in vita la tassa sui biglietti aerei
La Lega era contraria, i 5 stelle favorevoli. La spuntano i secondi e nel decreto ritorna il fondo di solidarietà per gli esuberi del settore aereo. Nelle ultime settimane i sindacati hanno insistito per ottenere la proroga del Fondo di solidarietà del trasporto aereo (Fsta) che serve per finanziare i relativi ammortizzatori sociali. Tale Fondo è stato istituito nel 2004 e poi prorogato anno per anno e interviene in caso di crisi di aziende del settore del trasporto aereo, per erogare specifici trattamenti a favore di lavoratori. Il Fondo è stato così istituito per la crisi in Meridiana, ora diventata Air Italy. Ma anche per il personale Alitalia. Nel dettaglio il fondo eroga un'integrazione dei trattamenti di mobilità, cassa integrazione e guadagni straordinaria, cassa integrazione in deroga e solidarietà. I beneficiari dei trattamenti sono piloti e assistenti di volo e personale di terra, per un totale di circa 150.000 potenziali beneficiari. La somma stanziata è alimentata da un'addizionale comunale sui diritti di imbarco di circa 5 euro complessivi da applicare sul costo di ogni biglietto staccato per i passeggeri. I gialloblù hanno prorogato il prelievo per un altro anno ma senza alzarne l'importo. È stato infatti abrogato il comma del decreto del 2016 che ne prevedeva l'innalzamento di altri 32 centesimi. Una magra consolazione, avremmo preferito tornare a risparmiare quei 5 euro. Una tassa che per chi viaggia è proprio a fondo perduto.
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Con figli disabili o minori di 3 anni nessun obbligo di lavorare. Gli altri devono accettare almeno un'offerta congrua su tre. Ma il testo non definisce il termine.Riscatto per i buchi contributivi. La misura permette di recuperare fino a cinque anni di anzianità all'Inps. Riservata a chi ha iniziato a lavorare dal 1996. La cifra è detraibile al 50% dall'Irpef. I requisiti del nucleo familiare. Isee sotto i 6.000 euro. Ma niente se ti licenzi. Incentivi anche alle aziende. A chi avvia la partita Iva vanno sei mesi di bonus. 18 mesi rinnovabili. La cifra annua varia da 480 a 9.360 euro.Non solo centri per l'impiego. Vengono coinvolte pure le agenzie per il lavoro. Carcere a chi bara. Non frequenti i corsi?Addio alle mensilità. Simile a un bancomat. Con la carta prelievi fino a 100 euro al mese.Uscita anticipata. Per chi utilizza quota 100 nessun diritto di cumulo. Per i cassintegrati. Resta in vita la tassa sui biglietti aerei.Lo speciale contiene dieci articoli.Prende vita il decretone, che per tre quarti è dedicato al reddito di cittadinanza e per la rimanente parte sviluppa la riforma della Fornero: quota 100, riduzione dell'anzianità contributiva e ripristino del consiglio di amministrazione dell'Inps e dell'Inail. Sul reddito di cittadinanza, molti dettagli e indiscrezioni già trapelati vedono conferma nel testo. Spuntano però alcuni particolari che ne palesano da un lato l'ampiezza e dall'altro la futura difficoltà di applicazione. In pratica, il reddito partirà ad aprile e si potrà fare domanda attraverso gli uffici di consulenza fiscale (ad esempio i Caf). All'inizio sarà esclusivamente un sussidio: solo in un secondo momento diventerà un supporto per il rientro nel mondo del lavoro. Una volta validati i requisiti Isee e patrimoniali, il cittadino che ne ha diritto ottiene la carta del reddito di cittadinanza, con dentro i soldi. Poi, entro un mese, sarà convocato nei centri per l'impiego, dovrà partecipare ai corsi di formazione e a colloqui psicoattitudinali. Se rifiuterà tre offerte di lavoro, perderà il diritto al sussidio. Le offerte dovranno essere congrue. Che significa? Il ministero del Lavoro assieme all'Anpal, Agenzia nazionale per le politiche attive, dovrà stabilire che cosa significa congruo (idoneo al titolo di studio, distanza dal domicilio, eccetera). In pratica nei primi mesi, e secondo alcuni osservatori nei primi anni, molti centri per l'impiego non saranno in grado di fornire a ogni avente diritto tre proposte di lavoro. Qui sta il problema. Ma se questo governo dovesse vincere la sfida e riformare davvero le agenzie per il lavoro, farebbe qualcosa che in oltre un decennio nessuno ha mai voluto nemmeno affrontare. Nel frattempo, il decreto inserisce alcuni paletti che servono chiaramente a ridurre la platea. Dopo le polemiche sulle famiglie di soli stranieri, il governo ha inserito la clausola dei dieci anni continui di residenza. Ma ciò significa che un italiano che rientra da una permanenza all'estero e non ha maturato il decennio perde automaticamente il diritto. Farà causa alla Corte costituzionale? Sì, e potrebbe vincere. Questo stratagemma nel frattempo dovrebbe però avere abbassato il numero delle famiglie di soli stranieri da 197.000 (prima versione) a forse meno di 90.000 (dato non confermato ). Esclusi anche quei nuclei in cui almeno un componente possieda un'auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc o una moto sopra ai 250 cc, immatricolate non oltre due anni prima della richiesta del sussidio. Al contrario, chi ha a carico un figlio disabile o di età inferiore ai tre anni una volta ottenuto l'assegno potrà non presentarsi al centro per l'impiego, e godrà senza altro sforzo del sussidio. Insomma, il decreto avrà bisogno di numerosi altri testi attuativi. È molto complicato e pieno di sfide. Ha il pregio di porre problemi finora ignorati. Vedremo le soluzioni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="riscatto-per-i-buchi-contributivi" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> Riscatto per i buchi contributivi La bozza di riforma del decreto attuativo della riforma delle pensioni, che verrà approvata la prossima settimana dal Consiglio dei ministri, prevede un'importante novità per chi ha una carriera lavorativa discontinua: saranno infatti riscattabili i «buchi» contributivi fino a un periodo di cinque anni, e il costo del riscatto sarà detraibile per il 50% dall'Irpef. La novità, come ha scritto Italia Oggi, riguarda i lavoratori iscritti all'Inps, compresa la gestione separata (sono escluse le casse professionali) che rientrano in pieno nel regime contributivo di calcolo della pensione e che non hanno alcun contributo versato fino al 31 dicembre 1995. Si tratta di una buona notizia per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 con carriere discontinue: sono moltissimi i giovani italiani che si trovano in questa situazione. Si introduce dunque una facoltà di riscatto senza altra causa se non quella del buco contributivo: periodi non coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria. I periodi riscattabili saranno quelli compresi tra la data della prima iscrizione alla previdenza, obbligatoriamente successiva al 31 dicembre 1995, e l'ultimo contributo versato all'Inps. Il lavoratore può scegliere quali e quanti di questi periodi scoperti dal punto di vista contributivo riscattare, anche non continuativi. La facoltà del riscatto è esercitata su domanda del lavoratore o anche dei suoi superstiti nel caso serva a raggiungere il minimo per una pensione di reversibilità, o dei suoi parenti e affini fino al secondo grado. Il calcolo dell'onere del riscatto dei buchi previdenziali si basa sugli stessi criteri del riscatto della laurea: si applica l'aliquota contributiva vigente nella gestione presso la quale è stata fatta domanda di riscatto a una retribuzione o reddito pari a quelli meno remoti rispetto alla data di presentazione della domanda di riscatto. Ad esempio, un co.co.co. con un compenso annuo di 20.000 euro dovrà versare 6.600 euro per riscattare un anno di contributi; 550 per un mese e 3.300 euro per sei mesi. L'agevolazione fiscale, messa a punto dal ministero dell'Economia guidato da Giovanni Tria, prevede che l'onere del riscatto sia detraibile dall'imposta lorda in misura del 50%, con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e dello stesso importo: in sostanza, la metà del costo del riscatto è pagata dallo Stato. Non solo: chi non può o non vuole versare il corrispettivo del riscatto in un'unica soluzione può pagare il dovuto in forma dilazionata, (massimo 60 rate mensili), ciascuna di pari importo non inferiore a 30 euro, ma senza l'applicazione di alcun interesse per la rateizzazione. Un lavoratore in possesso di 15 anni di contributi dal 1996, ad esempio, potrà riscattare i cinque anni che gli mancano per raggiungere il minimo dei 20 anni di contributi che occorrono per la pensione. Carlo Tarallo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="isee-sotto-i-6-000-euro-ma-niente-se-ti-licenzi" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> Isee sotto i 6.000 euro. Ma niente se ti licenzi Per avere il reddito di cittadinanza la bozza del decreto spiega chiaramente quali siano i requisiti che bisogna avere. In primis, chi richiede il sussidio deve avere la cittadinanza italiana o quella di altri Paesi membri dell'Ue, oppure provenire nazioni che abbiano stretto accordi bilaterali con l'Italia o essere in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato dall'Ue.Il richiedente, che non deve essere in prigione o in istituti di lunga degenza, deve inoltre avere un Isee (l'indicatore della situazione economica equivalente) che non superi 9.360 euro annui. Oltre questo, però, si dovrà considerare anche il valore del reddito famigliare che dovrà essere inferiore ai 6.000 euro annui (per un single) incrementato secondo una scala di equivalenza (0,4 per ogni componente maggiorenne e 0,2 per ogni minore). Inoltre, non hanno diritto al reddita i nuclei famigliari che abbiano almeno un componente che si è dimesso nei 12 mesi precedenti alla domanda. Il sussidio è previsto anche per i nuclei famigliari in cui si sono verificati divorzi o separazioni, a patto che la coppia continui a vivere sotto lo stesso tetto. I figli a carico non possono avere più di 26 anni per far parte del nucleo che richiede il reddito di cittadinanza. In più il valore del patrimonio immobiliare (oltre all'abitazione principale) non deve superare i 30.000 euro. Allo stesso modo il patrimonio mobiliare non può essere superiore a 6.000 euro a cui si devono aggiungere 2.000 euro per ogni componente della famiglia fino ad un massimo di 10.000 euro.Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="a-chi-avvia-la-partita-iva-vanno-sei-mesi-di-bonus" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> A chi avvia la partita Iva vanno sei mesi di bonus Sgravi contributivi alle imprese che assumono persone che beneficiano del reddito di cittadinanza. È quanto prevede il decreto che istituisce il reddito e quota 100 per le pensioni. Il provvedimento prevede che l'impresa che assume a tempo pieno e indeterminato un beneficiario del reddito di cittadinanza avrà un incentivo sotto forma di sgravio contributivo pari alla differenza tra 18 mensilità del reddito di cittadinanza e quello già goduto dal beneficiario stesso. Condizione per avere lo sgravio è che il lavoratore assunto non venga licenziato nei primi 24 mesi senza giusta causa. Lo sgravio a favore delle imprese è aumentato di una mensilità nei casi di assunzione di donne e persone svantaggiate e comunque non potrà essere inferiore a cinque mensilità. Nel caso in cui l'assunzione avvenga attraverso i soggetti privati accreditati lo sgravio contributivo sarà diviso equamente tra l'impresa e il soggetto privato. Coloro che nel triennio precedente all'assunzione del destinatario sono incappati in sanzioni o hanno violato le leggi di natura contributiva non incasseranno alcun beneficio. Una novità riguarda invece coloro i quali abbandoneranno il percorso di assistenza nei centri di formazione non perché diventeranno dipendenti ma perché avranno aperto una partita Iva o un'impresa individuale, entro i primi 12 mesi di fruizione del reddito di cittadinanza. A loro verrà riconosciuto un versamento pari a sei mesi di Rdc in una soluzione. Una sorta di incentivo alla start up e all'avvio all'attività lavorativa. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-cifra-annua-varia-da-480-a-9-360-euro" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> La cifra annua varia da 480 a 9.360 euro Il calcolo per capire quanto potrà avere ogni richiedente del reddito di cittadinanza si basa su due variabili: una componente fino a 6.000 euro annui che va incrementata secondo una scala di equivalenza (0,4 per ogni componente maggiorenne e 0,2 per ogni minore) e un'altra legata all'eventuale affitto di un immobile. In base alla dichiarazione Isee, l'incremento può arrivare fino a 3.360 euro annui. Un aumento del sussidio fino a 1.800 euro è previsto anche per il nucleo famigliare che ha un mutuo in essere. Fatte salve queste indicazioni, la quota annua percepita non potrà essere inferiore ai 480 euro e superiore ai 9.360. Riguardo alle tempistiche, il sussidio non può essere erogato per più di 18 mesi ma può essere rinnovato. Tra un rinnovo e l'altro è previsto un mese di pausa. Questa condizione, però, non è prevista per la pensione di cittadinanza, il sussidio per chi ha più di 65 anni di età. L'ammontare verrà diviso in 12 mensilità annue e il primo sussidio arriverà un mese dopo l'accettazione della domanda da parte dell'Inps. In caso di assunzione come dipendente, il reddito di cittadinanza predeterminato verrà erogato all'80% fino allo scadere dei 18 mesi. Nel caso dell'inizio di un lavoro autonomo, il professionista dovrà comunicare l'avvio dell'attività all'Inps entro 30 giorni, pena la perdita del sussidio. Una volta avvenuta la comunicazione, a titolo di incentivo il beneficiario fruirà di due mensilità senza alcuna variazione. A ogni modo, il valore del beneficio verrà aggiornato ogni tre mesi in base alle condizioni reddituali del richiedente. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem8" data-id="8" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=8#rebelltitem8" data-basename="vengono-coinvolte-pure-le-agenzie-per-il-lavoro" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> Vengono coinvolte pure le agenzie per il lavoro Chi riceve il reddito di cittadinanza deve essere disposto a lavorare oppure a prestare servizi alla comunità. Un obbligo che riguarda tutti i componenti maggiorenni del nucleo famigliare (non già occupati o che non stanno frequentando un corso di formazione). I disabili, i pensionati o chi ha più di 65 anni di età non sono tenuti a rispettare questa regola. Vale lo stesso per chi ha persone a carico, come figli con meno di tre anni di età. Chi, invece, è idoneo a lavorare, entro 30 giorni dall'accettazione del sussidio, è tenuto a recarsi in un centro per l'impiego. Qui i richiedenti stipuleranno un «patto per il lavoro» e ogni richiedente sarà tenuto a collaborare con la redazione del bilancio delle competenze, registrarsi all'interno del sistema informativo per trovare lavoro, svolgere settimanalmente una ricerca attiva di una occupazione, sostenere colloqui psicoattitudinali e eventuali prove mirate all'assunzione e accettare almeno una di tre offerte di lavoro ritenute congrue. Nel caso in cui, dopo una valutazione preliminare, si certifichi un bisogno complesso da parte del richiedente del reddito, si potrà avviare un «patto di inclusione sociale» con uno specifico percorso di inserimento lavorativo. Se in 60 giorni dalla stipula del patto di lavoro il beneficiario non dovesse essere convocato dai centri per l'impiego, allora riceverà le credenziali personalizzate per accedere alla profilazione dell'Anpal. Nel frattempo riceverà un assegno di ricollocazione, cioè un importo da utilizzare presso i soggetti che forniscono servizi di assistenza intensiva alla ricerca di lavoro (agenzie per il lavoro accreditate). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="non-frequenti-i-corsi-addio-alle-mensilita" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> Non frequenti i corsi? Addio alle mensilità La domanda per ottenere il reddito di cittadinanza può essere fatta via internet oppure recandosi ai centri di assistenza fiscale convenzionati con l'Inps. Il modulo di domanda viene fornito dall'Istituto nazionale di previdenza. Ai fini della domanda, l'Inps controllerà in cinque giorni se ci sono i requisiti per ottenere il sussidio. Chi otterrà il via libera potrò godere anche delle tariffe elettriche agevolate riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate. L'organizzazione dei centri per l'impiego si basa due piattaforme informatiche. Quella legata alle politiche del lavoro e quella per i servizi sociali. Attraverso queste piattaforme l'Inps condividerà con le amministrazioni centrali e i servizi territoriali diverse informazioni tra cui dati sulla situazione patrimoniale e l'ammontare del beneficio economico percepito. Attraverso queste piattaforme, inoltre, è possibile capire se il patto per il lavoro è stato stipulato e se le offerte di lavoro ricevute erano idonee o meno. In più, le piattaforme saranno in grado anche di segnalare eventuali anomalie nei consumi e nei comportamenti di chi percepisce il reddito di cittadinanza. Ad esempio chi usa slot o altre macchinette da gioco. Chi fornisce informazioni false per ottenere il beneficio economico verrà punito con la reclusione da uno a sei anni, pena che vale anche per chi aiuta qualcuno a fornire dati scorretti. Chi invece non si presenta a una convocazione in assenza di un motivo valido perderà una mensilità in caso della prima mancata comparizione, due mensilità per la seconda mentre perderà interamente il beneficio se non si presenterà nemmeno la terza volta. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="con-la-carta-prelievi-fino-a-100-euro-al-mese" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> Con la carta prelievi fino a 100 euro al mese Il reddito di cittadinanza sarà erogato attraverso un'apposita tessera che si potrà ritirare negli uffici postali e che funzionerà come una carta di credito o un bancomat. Potrà essere usata sia per fare direttamente acquisti, sia per prelievi in contanti di massimo 100 euro al mese per ogni individuo, moltiplicati per il numero di componenti della famiglia. In ogni caso, non si potranno superare i 210 euro al mese. I soldi non potranno essere spesi per le slot, come annunciato nei mesi scorsi, e chi verrà scoperto a giocare perderà il beneficio. Tutti i movimenti della carta saranno messi a disposizione delle piattaforme informatiche elettroniche create ad hoc per «finalità di analisi, monitoraggio, valutazione e controllo del programma del reddito di cittadinanza». Si tratta del Siulp, per il coordinamento dei centri per l'impiego, e del Siuss, per il coordinamento dei Comuni. Le piattaforme serviranno per condividere informazioni con le amministrazioni centrali e locali. Ai beneficiari del reddito di cittadinanza verranno garantite anche le agevolazioni relative alle tariffe elettriche riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate e quelle relative alla compensazione per la fornitura di gas. Al momento il bonus elettrico prevede uno sconto di circa 125 euro all'anno per le famiglie con uno o due componenti (184 euro per le famiglie oltre i quattro componenti) e di circa il 15% del costo del gas. Il beneficio finora era poco noto e ne usufruiva appena il 35% degli aventi diritto.Emanuela Meucci <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="per-chi-utilizza-quota-100-nessun-diritto-di-cumulo" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> Per chi utilizza quota 100 nessun diritto di cumulo Il decreto contiene undici articoli sull'abolizione della Fornero. Il primo è l'avvio di quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) con finestre trimestrali per i privati e semestrali per il settore pubblico. Il tutto per la durata di tre anni sperimentali. Unica penalizzazione: sarà fatto divieto di cumulo. Chi esce anticipatamente non potrà lavorare, fatto salvo per i 5.000 euro massimi di prestazioni occasionali. L'obiettivo è coinvolgere 350.000 persone e dal quarto anno dare la spallata alla Fornero, introducendo quota 41. Già da subito il decreto riduce «l'anzianità contributiva per accesso al pensionamento anticipato». Tradotto, il secondo punto della bozza taglia cinque mesi dalla Fornero. Viene poi confermata Opzione donna e pure l'Ape social, la possibilità (voluta dal governo Gentiloni) di andare in pensione con finestre anticipata per 15 categorie di lavoratori usuranti. Altri due capitoli confermano la pace contributiva e fissano nuovi termini di prescrizione dei contributi di previdenza per la Pa. Un capitolo veramente innovativo tocca coloro che non possono accedere a pensioni integrative e sono costretti a subire il massimale contributivo: viene abolito il massimale di 102.000 euro. È una novità sostanziale che fa il paio con il punto successivo: l'estensione dei fondi di solidarietà bilaterale a più categorie lavorative e la possibilità di utilizzarli per agevolare le uscite. Nel frattempo il governo ha chiesto all'Abi di venirgli incontro nel pagamento dei Tfs e dei Tfr pubblici. La banca anticipa con garanzia della Cdp. Lo Stato versa dopo tre anni e salda il fido. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem9" data-id="9" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/auto-di-media-cilindrata-o-moto-sopra-i-250-cc-ce-la-tagliola-che-blocca-lassegno-di-cittadinanza-2625212362.html?rebelltitem=9#rebelltitem9" data-basename="resta-in-vita-la-tassa-sui-biglietti-aerei" data-post-id="2625212362" data-published-at="1772911928" data-use-pagination="False"> Resta in vita la tassa sui biglietti aerei La Lega era contraria, i 5 stelle favorevoli. La spuntano i secondi e nel decreto ritorna il fondo di solidarietà per gli esuberi del settore aereo. Nelle ultime settimane i sindacati hanno insistito per ottenere la proroga del Fondo di solidarietà del trasporto aereo (Fsta) che serve per finanziare i relativi ammortizzatori sociali. Tale Fondo è stato istituito nel 2004 e poi prorogato anno per anno e interviene in caso di crisi di aziende del settore del trasporto aereo, per erogare specifici trattamenti a favore di lavoratori. Il Fondo è stato così istituito per la crisi in Meridiana, ora diventata Air Italy. Ma anche per il personale Alitalia. Nel dettaglio il fondo eroga un'integrazione dei trattamenti di mobilità, cassa integrazione e guadagni straordinaria, cassa integrazione in deroga e solidarietà. I beneficiari dei trattamenti sono piloti e assistenti di volo e personale di terra, per un totale di circa 150.000 potenziali beneficiari. La somma stanziata è alimentata da un'addizionale comunale sui diritti di imbarco di circa 5 euro complessivi da applicare sul costo di ogni biglietto staccato per i passeggeri. I gialloblù hanno prorogato il prelievo per un altro anno ma senza alzarne l'importo. È stato infatti abrogato il comma del decreto del 2016 che ne prevedeva l'innalzamento di altri 32 centesimi. Una magra consolazione, avremmo preferito tornare a risparmiare quei 5 euro. Una tassa che per chi viaggia è proprio a fondo perduto.
La rabbia degli italiani per la decisione del tribunale dei minori dell'Aquila: manifestazioni a Vasto per la famiglia nel bosco dopo la separazione dai figli.
Giuseppina Di Foggia (Imagoeconomica)
«Il sistema elettrico italiano sta evolvendo nel percorso di transizione energetica: nel 2025 le rinnovabili hanno raggiunto circa il 50% della produzione nazionale, rappresentando la principale leva per l’indipendenza energetica del Paese e, a tendere, per il contenimento del prezzo dell’energia», ha dichiarato Giuseppina Di Foggia, AD e DG di Terna. «In questo quadro, si distingue il ruolo della rete di trasmissione perché genera valore duraturo ed effetti sul territorio. Nel lungo termine, è opportuno garantire un mix equilibrato fra energia eolica e solare, integrato con una percentuale adeguata di generazione programmabile a basse emissioni. Terna affronta sfide sempre più complesse, dando il proprio contributo al progresso del Paese».
Nel panorama europeo, nel 2025 solare ed eolico hanno raggiunto complessivamente il 30% della generazione elettrica, superando per la prima volta i combustibili fossili. Se si considerano tutte le fonti rinnovabili, il contributo alla produzione elettrica complessiva arriva a circa la metà del totale. Anche in Italia il trend è analogo: negli ultimi vent’anni la quota di generazione rinnovabile è quasi triplicata, mentre la produzione termoelettrica si è ridotta di oltre il 40%. Nel 2025 la potenza efficiente lorda installata ha raggiunto quasi 82 gigawatt, con una crescita del 44,3% rispetto al 2020, mentre oltre 22 gigawatt di nuova capacità rinnovabile risultano già contrattualizzati e destinati a entrare in esercizio nei prossimi anni.
La crescita delle rinnovabili contribuisce in modo significativo alla sicurezza energetica del Paese. Tra il 2010 e il 2024 la dipendenza energetica italiana si è ridotta di circa nove punti percentuali. Nonostante questo progresso, il sistema elettrico resta ancora esposto alla volatilità dei prezzi del gas naturale, che nel 2024 ha continuato a determinare il prezzo dell’energia elettrica per oltre il 60% delle ore. In questo contesto, lo sviluppo e il potenziamento della rete di trasmissione assumono un ruolo decisivo per integrare la nuova produzione rinnovabile e rendere il sistema più resiliente.
La rete elettrica, infatti, non rappresenta soltanto un’infrastruttura tecnica, ma un fattore abilitante della trasformazione energetica. La sua evoluzione consente di collegare nuovi impianti rinnovabili, migliorare gli scambi di energia tra aree diverse del Paese e rafforzare le interconnessioni con l’estero, contribuendo al tempo stesso a contenere i costi dell’energia e a garantire stabilità al sistema. Secondo lo studio, ogni euro investito nella rete di trasmissione genera un impatto pari a 2,98 euro sul valore della produzione e 1,31 euro sul prodotto interno lordo.
Nel complesso, gli investimenti previsti dal piano industriale di Terna nel quinquennio produrranno circa 35 miliardi di euro di valore della produzione e 16,2 miliardi di euro di prodotto interno lordo, favorendo inoltre la creazione di quasi 40 mila occupati medi annui.
Il sistema elettrico italiano si distingue già oggi per livelli elevati di efficienza e qualità del servizio, oltre che per costi di trasmissione tra i più competitivi in Europa. Nel 2024 il costo della trasmissione è stato pari a 11,2 euro per megawattora, inferiore a quello registrato in Francia, Spagna e alla media europea. Questo risultato è legato anche all’efficienza nella pianificazione degli investimenti necessari a integrare nuova capacità rinnovabile, con un costo unitario per gigawatt significativamente più basso rispetto ai principali Paesi europei.
L’evoluzione verso un sistema elettrico con una quota sempre più elevata di rinnovabili introduce però nuove complessità operative.
La generazione da solare ed eolico è per natura variabile e richiede strumenti adeguati per garantire la stabilità della rete, in particolare nella regolazione di frequenza e tensione. Per affrontare queste sfide sono necessari investimenti in infrastrutture, tecnologie digitali, competenze e risorse umane, oltre allo sviluppo di sistemi di accumulo e di soluzioni di flessibilità.
In questa prospettiva, il Piano di Sviluppo decennale della rete elettrica nazionale prevede investimenti complessivi per 23 miliardi di euro entro il 2034. Gli interventi consentiranno di aumentare la capacità di scambio di energia di circa 15 gigawatt e di potenziare ulteriormente le interconnessioni internazionali, rafforzando il ruolo dell’Italia nel mercato energetico europeo.
Nel breve e medio termine, quindi, le fonti rinnovabili rappresentano uno strumento fondamentale per migliorare la sicurezza energetica e contenere il costo dell’energia. Guardando invece al medio-lungo periodo, tra il 2040 e il 2050, lo studio sottolinea l’importanza di mantenere un mix equilibrato tra energia solare ed eolica e di affiancare alle rinnovabili una quota limitata di tecnologie programmabili a basse emissioni, stimata tra il 10 e il 15% della generazione. Una combinazione di questo tipo permetterebbe di garantire al tempo stesso sostenibilità economica, sicurezza del sistema elettrico e stabilità della fornitura energetica, consolidando il ruolo della rete di trasmissione come leva fondamentale per la competitività del Paese.
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Don Giussani (Ansa)
La sua non è stata una «pastorale», come si potrebbe dire oggi, ma una vocazione all’educazione e alla missione prorompente. E così è sempre stato considerato don Giussani, mettendo quasi più di lato, per non dire dietro, il suo pensiero filosofico e teologico.
Per questo potrebbe stupire la nascita di un Centro studi internazionale dedicato al pensiero del fondatore di Comunione e liberazione. Da quel 1954 a oggi sono passati più di settant’anni, e fuori dalla sua comunità l’attenzione al pensiero di Giussani, capace di far nascere alcune generazioni di figli spirituali, non aveva mai avuto grande rilievo «accademico». Invece ora, ecco la nascita del Centro studi, tenuto a battesimo da un incontro presso il Centro Internazionale di CL a Roma (via Malpighi 2, dalle ore 11), che vede la partecipazione della professoressa Tracey Rowland (Università australiana Notre Dame) e del professor Michael Waldstein (Franciscan University di Steubenville in Ohio).
A moderare, il professor Giovanni Maddalena, ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Bologna. «Don Giussani», spiega alla Verità il professor Maddalena, che del Centro sarà coordinatore, «interpretava il carisma di Comunione e liberazione come lo stupore profondo per l’incarnazione di Dio in Gesù e la commozione nel riconoscerne la presenza viva all’interno dell’amicizia cristiana, sia essa la Chiesa o la comunità incontrata. Da questo incontro scaturisce la capacità di giudicare ogni evento del mondo - passato, presente e futuro - valorizzando ogni aspetto dell’umano sotto la luce di Cristo. Qui si deve collocare anche quella spinta a far si che la fede diventasse cultura, si facesse così spazio nella vita di tutti i giorni per donare una testimonianza e una traccia sulle strade della vita e nelle piazze».
Anche questo non volersi far rinchiudere nelle sagrestie ha probabilmente reso meno potabile ai contemporanei, e non solo, l’azione e quindi il pensiero di don Giussani in ambito accademico. «Il termine centrale che Giussani utilizzerà per descrivere questa dinamica», continua Maddalena, è “esperienza”: il cristianesimo non viene inteso come un sistema di dottrine, ma come l’avvenimento di un incontro reale, analogo a quello dei primi discepoli». Un cammino, insomma, da percorrere insieme agli altri, coinvolgendo interamente la propria umanità - tra ragione e affezione - per verificarne l’attendibilità senza alcun pregiudizio.
In effetti, dopo aver ricevuto una solida formazione in quel di Venegono, Giussani non smette di «teologare» né di pensare, ma lo fa dentro un’esperienza in atto. È nel coinvolgimento della sua opera missionaria ed educativa che il sacerdote approfondisce e confronta il suo pensiero con la realtà per farne scaturire una modalità nuova di pensare l’ontologia, la gnoseologia e la metafisica, facendo emergere qui tutta la sua forza filosofica. Non un «nuovo pensiero» (il cardinale Angelo Scola lo definirà «sorgivo»), ma un modo nuovo di esprimerlo, spinto dal fuoco della sua missione. In altri termini, Giussani ripensa l’essere metafisico senza togliere nulla, né lo diluisce, ma lo riscopre. E forse è proprio ciò che meno è piaciuto a tanti suoi confratelli contemporanei, affascinati da filosofie moderne e che si allontanavano da quella filosofia perennis senza la quale anche la teologia tende a dissolversi.
Eppure quell’insistere sull’«esperienza» non aveva mancato di sollevare dubbi anche all’interno della Chiesa, come quando nel 1963 a fargli notare il rischio fu l’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI. «Il timore», dice il moderatore dell’incontro che inaugura il nuovo Centro studi, «era che l’enfasi sull’esperienza potesse condurre al soggettivismo, rendendo arduo distinguere la verità oggettiva dal semplice “sentire” o dai desideri momentanei. Don Giussani rispose a queste preoccupazioni chiarendo che la sua visione di esperienza non era affatto soggettiva, poiché si fonda sulla ragione e sull’affezione - ovvero il cuore - che poggiano su esigenze profonde di verità, giustizia, bellezza e felicità comuni a ogni essere umano. Inoltre, egli precisò che la verifica dell’esperienza non è un atto isolato, ma lega il giudizio personale al confronto con la proposta della tradizione della fede, evitando così che il giudizio diventi un mero arbitrio o un’espressione narcisistica. Proprio il mantenimento di questa rigorosa concezione di esperienza ha permesso a CL di vivere una stagione di straordinaria fecondità missionaria e culturale».
Oggi la nascita del Centro Studi internazionale potrebbe contribuire riaffermare anche a livello accademico il pensiero di Giussani, magari permettendogli di rinverdire la sua forza.
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Ansa
Il sospetto degli investigatori è che, nei 16 mesi sotto osservazione, abbia inciso direttamente sulle procedure di espulsione di 34 stranieri destinati all’espulsione su un totale di 64. Altri dieci immigrati, invece, si sarebbero ufficialmente rifiutati di sottoporsi alla visita medica, circostanza che di fatto ha impedito la valutazione sanitaria necessaria per stabilire l’idoneità alla detenzione amministrativa in un Cpr.
Ravenna era diventato un punto caldo della geografia italiana rispetto agli sbarchi: 25 dal dicembre 2022, tutti di navi Ong. E la città comincia a fare i conti con le espulsioni. A settembre 2024, ricostruisce il Corriere della Romagna, la stessa dottoressa aggiorna il conteggio: «Ciao Nicola! Qui a Ravenna almeno altre quattro non idoneità». In risposta dal medico No Cpr arriva l’emoticon col bicipite pompato. E quando i numeri cominciano a crescere, le risposte di Cocco sarebbero state: «Grande» o anche «gradissim*». È a quel punto che avrebbe svelato l’intento: «Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura». La «cuenta» dei ribelli.
I pm della Procura di Ravenna, Daniele Barberini e Angela Scorza, hanno chiesto la sospensione per un anno per alcuni dei camici bianchi indagati. Le chat recuperate dagli investigatori raccontano un dialogo costante. Quasi due anni di contatti. Decine di pagine tra messaggi e intercettazioni ambientali sembrerebbero ricostruire una progressiva convergenza di intenti. All’inizio c’è un confronto. Che poi sarebbe diventato sostegno. E che si sarebbe trasformato infine in un’adesione alla campagna «No Cpr». Una traccia sarebbe rinvenibile nelle chat il 3 maggio del 2024. Una delle infettivologhe che nelle conversazioni, riporta il Corriere della Romagna, si definisce «anarchica e antagonista», condivide con i colleghi un articolo scritto proprio da Cocco sui rischi sanitari all’interno dei Cpr. Il messaggio che accompagna il link: «Abbiamo organizzato un incontro online per chiarirci le idee». Da quel momento il passaparola prende velocità: «Noi stiamo aderendo alla campagna No ai Cpr».
Secondo la ricostruzione investigativa, gli effetti non restano confinati alla discussione teorica. Si rifletterebbero anche nei numeri delle certificazioni mediche. A luglio 2024 una delle dottoresse scrive: «Ho dato la non idoneità per un Cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi». Nel corso del 2025, secondo quanto emergerebbe dalle conversazioni, il clima nel reparto sarebbe cambiato. Nelle chat sarebbe comparso un senso di appartenenza. Uno dei messaggi sembra descriverlo in modo netto: «Ormai ci siamo dentro da così tanto... è una rottura, ma la scelta è puramente etica». E torna il bilancio: «Noi avremo dato più di 20 non idoneità e non è successo niente». Infine l’invito alla compattezza: «La cosa importante è essere uniti e non succede nulla».
L’episodio che fa scattare l’allarme arriva nell’estate del 2024. È luglio. Un certificato medico attira l’attenzione degli agenti dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato. Il modulo utilizzato è un prestampato della Simm. E sarebbe stato usato per dichiarare una non idoneità. Una delle dottoresse l’aveva ottenuto chiedendo se durante gli incontri online della campagna fosse stata suggerita «una possibile formula da utilizzare nella dichiarazione di non idoneità». Il referto prodotto con quel modulo diventa la prima crepa. Gli agenti entrano in ospedale. E in reparto comincia a diffondersi una certa preoccupazione. Una delle dottoresse scrive a una collega: «Ho un’urgenza. È arrivato l’ispettore e ora mi vogliono fare un verbale. Ho bisogno di non fare passi falsi, la polizia mi tampina, è un incubo». L’ipotesi di un’indagine prende forma. E nelle chat c’è chi prova a rassicurare. Un collega di Rimini interviene: «Va beh ci provano... e poi? Chi certifica sei tu, si attaccano». Ma la tensione cresce. E nella rete dei contatti viene chiamato in causa anche Cocco. La risposta che sarebbe arrivata è durissima. «Gli facciamo il c... a sti sbirri maledetti». Per lui, «i colleghi di Ravenna hanno espresso un parere clinico che evidentemente non è conforme agli obiettivi dell’amministrazione sull’immigrazione». Ora bisognerà capire se è conforme alla legge.
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