2019-06-19
Attacco alla giornalista Rai che osa
andare in onda con il crocifisso
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Ma come si permette? Condurre un telegiornale con un crocifisso al collo? Mostrare in tv un simbolo religioso? Per di più cattolico? È un'offesa alla «civile convivenza». Una cosa «inconcepibile». Da «evitare». Non ancora un «reato», ecco, ma in attesa che lo diventi, un gesto assolutamente da proibire. Insomma, giornalista del tg: nasconda in fretta quella croce dentro la camicetta. E la prossima volta che deve tirare fuori qualcosa da là sotto, provi con una tetta. Vedrà che darà meno scandalo. Lei è Marina Nalesso, conduttrice del Tg2. L'altro giorno, lunedì 17 giugno, alle ore 13, si è presentata in video con un crocifisso appeso al collo, come quello che hanno milioni di italiani. Come quello che probabilmente ha sempre portato sua mamma, sua nonna, la mamma di sua nonna, come si usa nelle famiglie cattoliche che, incredibilmente, continuano a considerare il crocifisso il più grande messaggio d'amore che sia mai stato lanciato. E non uno strumento di offesa. Lo vedete come sono strani questi cattolici? Davvero oscurantisti, retrogradi, passatisti. Inutili avanzi di Medioevo. Nel frattempo che si provveda all'uopo (cioè alla loro eliminazione) bisogna per lo meno cominciare a eliminare i loro simboli. Che almeno non si vedano. Via dagli ospedali (è successo pochi giorni fa a Chivasso), via dalle scuole (succede dappertutto), via dai seggi elettorali (è successo l'altra domenica in provincia di Firenze). E soprattutto via dal collo di chi appare in tv. In tv, come è noto, ormai si può mostrare tutto: simboli erotici, simboli sessuali, simboli che inneggiano alla droga, tatuaggi di ogni foggia e tipo, specialmente se un po' hard, mostri, teschi, draghi, cannabis varie, mutandine invisibili, feste transessuali e scritte demenziali. Tutto, ma non il crocifisso. Quest'ultimo (e solo quest'ultimo) infatti turba gli animi sensibili. Non lo sapevate? Per fortuna gli animi sensibili hanno trovato il loro paladino nel noto opinionista interista e di sinistra Michele Serra che ieri, steso sulla sua amaca di Repubblica, ha tralasciato per un giorno di attaccare Salvini che mostra il crocifisso in piazza per attaccare Marina Nalesso che mostra il crocifisso al Tg2. Dev'essere un'ossessione per il giornalista, già direttore di Cuore e poi autore preferito di Fabio Fazio. «In Francia condurre un telegiornale con un crocifisso al collo sarebbe inconcepibile, forse anche un reato», ha scritto. E in nome degli «utenti pagatori di canone» ha invitato la «mezzobusta confessionale» (sic) a «infilare il crocifisso sotto la camicetta badando che non urti il microfono». Ovvio, non deve urtare il microfono. Altrimenti, se urtasse, non si potrebbe tenere nemmeno sotto la camicetta. Bisognerebbe, come minimo, frantumarlo a martellate. O buttarlo nell'inceneritore. Stiamo aspettando da ieri reazioni sdegnate di garanti, authority, cdr, articoliventuno, senonoraquando, ordinideigiornalisti e affini per queste parole sprezzanti («mezzobusto confessionale»), allusive («se lo infili sotto la camicetta»), offensive e chiaramente censorie della libertà di culto e di pensiero. Ma, purtroppo, non abbiamo sentito nulla. Forse ci siamo distratti. Ma osiamo immaginare che cosa sarebbe successo se qualcuno avesse chiesto a una giornalista islamica di togliersi il velo dal capo per poter parlare davanti alle telecamere della Rai tv. Oso sospettare che il coro delle proteste non sarebbe passato inosservato, neppure ai più disattenti. Invece si tratta di un crocifisso. «Non si potrebbe cortesemente evitare?», domanda Serra. E bisogna pure ringraziarlo che lo domanda cortesemente. Almeno per ora. Marina Nalesso, del resto, è pure recidiva. Già alcuni anni fa, era al Tg1, cadde nello stesso peccato mortale: non nascondere il crocifisso prima di andare in onda. Per lei, mestrina di nascita, trevigiana di adozione, avvicinatasi alla fede anche attraverso un percorso di sofferenza personale, a questo punto non ci sono che due soluzioni: o abiura, si cosparge il capo di cenere e si inginocchia cinque volte al giorno verso l'amaca di Serra, in segno di pentimento. O la prossima volta, su quella camicetta bianca, ci mette un gigantesco zero. Che oltre a essere un simbolo finalmente all'altezza del commentatore di Repubblica, è anche l'immagine di ciò che diventeremo, a forza di voler cancellare ciò che siamo. Nel frattempo, per portarci avanti con il lavoro, senza più disturbare gli animi sensibili, gli «utenti pagatori di canone» e il loro portavoce Michele, ci premuriamo di consigliare a Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, di impartire un severo ordine di servizio: vietato indossare croci sopra le camicette, vietato indossare croci anche sotto le camicetta (caso mai urtassero il microfono), vietato indossare reggiseni a croce (potrebbero essere messaggi subliminali), vietato citare la Croce Rossa, la Croce Bianca e soprattutto la Croce Verde (evidentemente sovranista), proibire le espressioni tipo «croce e delizia» oppure «sei la mia croce», non citare mai il filosofo Benedetto Croce, non mostrare mai le bandiera della Svizzera, della Grecia, della Svezia, della Norvegia e della Finlandia, dove compaiono croci, evitare le inquadrature in cui si vedano chiese, cattedrali e campanili, quasi sempre sormontati da croci, e se possibile oscurare dalle immagini dei tg pure le farmacie, incredibilmente simboleggiate anch'esse da una croce. Lo si chieda cortesemente, per ora. In attesa che, come è ovvio, tutto ciò diventi reato.
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Marina Nalesso, conduttrice del Tg2, ha avuto l'ardire di apparire con il simbolo cristiano al collo. Lo sdegno di Repubblica: «Va nascosto». Perché in video si può mostrare ogni oscenità, ma non Gesù.Ma come si permette? Condurre un telegiornale con un crocifisso al collo? Mostrare in tv un simbolo religioso? Per di più cattolico? È un'offesa alla «civile convivenza». Una cosa «inconcepibile». Da «evitare». Non ancora un «reato», ecco, ma in attesa che lo diventi, un gesto assolutamente da proibire. Insomma, giornalista del tg: nasconda in fretta quella croce dentro la camicetta. E la prossima volta che deve tirare fuori qualcosa da là sotto, provi con una tetta. Vedrà che darà meno scandalo. Lei è Marina Nalesso, conduttrice del Tg2. L'altro giorno, lunedì 17 giugno, alle ore 13, si è presentata in video con un crocifisso appeso al collo, come quello che hanno milioni di italiani. Come quello che probabilmente ha sempre portato sua mamma, sua nonna, la mamma di sua nonna, come si usa nelle famiglie cattoliche che, incredibilmente, continuano a considerare il crocifisso il più grande messaggio d'amore che sia mai stato lanciato. E non uno strumento di offesa. Lo vedete come sono strani questi cattolici? Davvero oscurantisti, retrogradi, passatisti. Inutili avanzi di Medioevo. Nel frattempo che si provveda all'uopo (cioè alla loro eliminazione) bisogna per lo meno cominciare a eliminare i loro simboli. Che almeno non si vedano. Via dagli ospedali (è successo pochi giorni fa a Chivasso), via dalle scuole (succede dappertutto), via dai seggi elettorali (è successo l'altra domenica in provincia di Firenze). E soprattutto via dal collo di chi appare in tv. In tv, come è noto, ormai si può mostrare tutto: simboli erotici, simboli sessuali, simboli che inneggiano alla droga, tatuaggi di ogni foggia e tipo, specialmente se un po' hard, mostri, teschi, draghi, cannabis varie, mutandine invisibili, feste transessuali e scritte demenziali. Tutto, ma non il crocifisso. Quest'ultimo (e solo quest'ultimo) infatti turba gli animi sensibili. Non lo sapevate? Per fortuna gli animi sensibili hanno trovato il loro paladino nel noto opinionista interista e di sinistra Michele Serra che ieri, steso sulla sua amaca di Repubblica, ha tralasciato per un giorno di attaccare Salvini che mostra il crocifisso in piazza per attaccare Marina Nalesso che mostra il crocifisso al Tg2. Dev'essere un'ossessione per il giornalista, già direttore di Cuore e poi autore preferito di Fabio Fazio. «In Francia condurre un telegiornale con un crocifisso al collo sarebbe inconcepibile, forse anche un reato», ha scritto. E in nome degli «utenti pagatori di canone» ha invitato la «mezzobusta confessionale» (sic) a «infilare il crocifisso sotto la camicetta badando che non urti il microfono». Ovvio, non deve urtare il microfono. Altrimenti, se urtasse, non si potrebbe tenere nemmeno sotto la camicetta. Bisognerebbe, come minimo, frantumarlo a martellate. O buttarlo nell'inceneritore. Stiamo aspettando da ieri reazioni sdegnate di garanti, authority, cdr, articoliventuno, senonoraquando, ordinideigiornalisti e affini per queste parole sprezzanti («mezzobusto confessionale»), allusive («se lo infili sotto la camicetta»), offensive e chiaramente censorie della libertà di culto e di pensiero. Ma, purtroppo, non abbiamo sentito nulla. Forse ci siamo distratti. Ma osiamo immaginare che cosa sarebbe successo se qualcuno avesse chiesto a una giornalista islamica di togliersi il velo dal capo per poter parlare davanti alle telecamere della Rai tv. Oso sospettare che il coro delle proteste non sarebbe passato inosservato, neppure ai più disattenti. Invece si tratta di un crocifisso. «Non si potrebbe cortesemente evitare?», domanda Serra. E bisogna pure ringraziarlo che lo domanda cortesemente. Almeno per ora. Marina Nalesso, del resto, è pure recidiva. Già alcuni anni fa, era al Tg1, cadde nello stesso peccato mortale: non nascondere il crocifisso prima di andare in onda. Per lei, mestrina di nascita, trevigiana di adozione, avvicinatasi alla fede anche attraverso un percorso di sofferenza personale, a questo punto non ci sono che due soluzioni: o abiura, si cosparge il capo di cenere e si inginocchia cinque volte al giorno verso l'amaca di Serra, in segno di pentimento. O la prossima volta, su quella camicetta bianca, ci mette un gigantesco zero. Che oltre a essere un simbolo finalmente all'altezza del commentatore di Repubblica, è anche l'immagine di ciò che diventeremo, a forza di voler cancellare ciò che siamo. Nel frattempo, per portarci avanti con il lavoro, senza più disturbare gli animi sensibili, gli «utenti pagatori di canone» e il loro portavoce Michele, ci premuriamo di consigliare a Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, di impartire un severo ordine di servizio: vietato indossare croci sopra le camicette, vietato indossare croci anche sotto le camicetta (caso mai urtassero il microfono), vietato indossare reggiseni a croce (potrebbero essere messaggi subliminali), vietato citare la Croce Rossa, la Croce Bianca e soprattutto la Croce Verde (evidentemente sovranista), proibire le espressioni tipo «croce e delizia» oppure «sei la mia croce», non citare mai il filosofo Benedetto Croce, non mostrare mai le bandiera della Svizzera, della Grecia, della Svezia, della Norvegia e della Finlandia, dove compaiono croci, evitare le inquadrature in cui si vedano chiese, cattedrali e campanili, quasi sempre sormontati da croci, e se possibile oscurare dalle immagini dei tg pure le farmacie, incredibilmente simboleggiate anch'esse da una croce. Lo si chieda cortesemente, per ora. In attesa che, come è ovvio, tutto ciò diventi reato.
Thea Louise Stjernesund e Sara Hector omaggiano Federica Brignone dopo la prova dello slalom gigante femminile (Getty Images)
Si sono concluse ieri, con la maestosa cerimonia dell'Arena di Verona, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Un successo per l'Italia sotto tutti i punti di vista: non solo sportivo, con il quarto posto nel medagliere e ogni record precedente spazzato via, ma anche logistico, organizzativo, economico e se vogliamo anche politico. Ma è stata soprattutto l'Olimpiade degli atleti, delle imprese, delle gioie e, talvolta, dei dolori. Dei gesti di fair play e delle storie dietro ogni medaglia. Momenti indimenticabili che rimangono nella storia.
Tra i fotogrammi più belli lasciati in eredità da Milano-Cortina 2026, impossibile non cominciare da Federica Brignone. La Tigre di La Salle si è presentata a questi Giochi con mille incognite, dubbi e preoccupazioni legate alle sue condizioni fisiche, dopo il grave infortunio subito il 3 aprile 2025 - a meno di un anno dall'appuntamento a cinque cerchi - durante una gara di gigante ai campionati italiani Assoluti all'Alpe Lusia nelle Dolomiti. Quel giorno la diagnosi fu tremenda: frattura scomposta del piatto tibiale, della testa del perone della gamba sinistra con rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Le lacrime, l'operazione, la riabilitazione, un secondo intervento e il tempo che scorreva inesorabilmente come un countdown verso l'inizio dell'Olimpiade casalinga, quella che ogni atleta sogna di vivere da protagonista, a maggior ragione se coltiva legittime ambizioni di medaglia per pedigree e talento. Quel talento unito alla tenacia e alla fiducia in se stessa, ma anche alla pazienza e a un'incredibile forza mentale, che hanno permesso a Federica Brignone non solo di presentarsi ai blocchi di partenza di Milano-Cortina, ma anche di farlo da assoluta regina delle nevi, con i due magnifici ori conquistati nello slalom gigante e nel supergigante di quella domenica 15 febbraio che entra di diritto nella storia dello sport azzurro.
Un po' come era successo nel 2021, quando il 1° agosto, anche quel giorno era domenica, ai Giochi di Tokyo arrivarono nel giro di 16 minuti le due incredibili medaglie d'oro vinte da Gianmarco Tamberi nel salto in alto e da Marcell Jacobs nei 100 metri. Otto giorni fa, invece, a Milano-Cortina è andata esattamente così: alle 14.28 Federica Brignone conquista il secondo oro della sua Olimpiade. Alle 14:59 la coppia dello snowboard cross formata da Michela Moioli e Lorenzo Sommariva vince l'argento. Alle 15:15 una leggendaria Lisa Vittozzi sale sul gradino più alto del podio nell'inseguimento del biathlon. 47 minuti di pura adrenalina e goduria sportiva per i nostri colori.
A proposito del biathlon, dalla disciplina che riunisce lo sci di fondo con il tiro a segno con la carabina, è arrivato uno dei momenti più belli e apprezzati, caratterizzato da un enorme gesto di fair play. Durante una prova che vedeva impegnata proprio Lisa Vittozzi, l'avversaria francese Julia Simon ha perso un bastoncino e dargliene uno di scorta è stato proprio il coach azzurro a bordo pista. E che dire dell'arrivo fianco a fianco, tra gli applausi, ad Anterselva di due colossi biathlon come l'italiana Dorothea Wierer e la tedesca Franziska Preuss, giunte all'ultima danza sulla neve. Sempre nell'inseguimento del biathlon, ma al maschile, toccante ed emozionate è stato il momento in cui il francese Emilien Jacquelin, dopo aver tagliato il traguardo al terzo posto e aver conquistato la medaglia di bronzo, ha dedicato il successo a Marco Pantani indicando l'orecchino che gli era stato regalato dalla mamma del Pirata e la bandana che porta in segno di omaggio al ciclista scomparso nel 2004. Nella mass start, invece, scena pazzesca quella che ci hanno regalato l'italiano Nicola Romanin, il francese Fabien Claude e l'americano Campbell Wright. Questi ultimi due, fuori dalla zona medaglia e nelle ultime posizioni, si fermano a pochi metri dal traguardo per aspettare l'azzurro. I tre si allineano, confabulano un paio di secondi e danno vita a uno sprint con una volata sul rettilineo finale per evitare l'ultima posizione.
Fabien Claude del Team Francia, Nicola Romanin del Team Italia e Campbell Wright del Team Stati Uniti in cammino verso il traguardo ad Anterselva (Getty Images)
Tra le emozioni intense vissute a Milano-Cortina c'è senz'altro quella vissuta da Federico Tomasoni che dopo l'argento conquistata a Livigno nello ski cross ha mostrato il sole disegnato sul suo casco e dedicato la medaglia a Matilde Lorenzi, la sua fidanzata scomparsa il 28 ottobre 2024 dopo una terribile caduta sugli sci.
Storie di sport che si intrecciano a momenti di vita che ognuno di noi può sentire più o meno vicino e farci vivere l'evento oltre la pura competizione sportiva. Come per esempio il primo oro nella storia dei Giochi invernali per il Brasile conquistato da Lucas Braathen e l'emozione dello sciatore appena finita la gara nella telefonata in vivavoce con una leggenda mondiale di questo sport come Alberto Tomba che si congratula e lui che si commuove. Nello sport, il momento che separa un'atleta da un trionfo a una sconfitta può essere invisibile, incalcolabile, ed è quel preciso istante in cui si realizza di non avercela fatta. È quanto è accaduto ad Atle Lei MCGrath. Lo sciatore norvegese, nella prima manche dello slalom maschile, si trovava a condurre in testa davanti a tutti. Aveva la medaglia d'oro praticamente in pugno. Poi sul più bello si è trovato a fare i conti con un errore che gli è costato quattro anni di duro lavoro e sacrifici: l'inforcata, l'uscita fuori pista e il sogno che svanisce mentre tutto il mondo ti osserva e una reazione tanto impulsiva quanto significativa: l'urlo, il lancio al cielo dei bastoncini, i parastinchi slacciati e la camminata solitaria veso il bosco per trovare un rifugio lontano dalle telecamere e fare i conti con se stesso. «Volevo prendermi un po' di tempo per me» - ha raccontato dopo la gara - «Non conosco nessun altro sport in cui ci sia una distanza così breve tra la cosa più bella che puoi realizzare e la cosa peggiore che puoi vivere». Lo stesso ha vissuto il fenomeno mondiale del pattinaggio artistico, Ilia Malinin. L'americano di origini uzbeke, si era presentato come favorito assoluto ma nella finale olimpica non ha performato come avrebbe potuto e voluto e ha chiuso con un deludente e inaspettato ottavo posto. Un flop che lo straordinario pubblico del Forum di Assago ha saputo mitigare con una calorosa standing ovation durante l'esibizione al Galà del 21 febbraio e a cui il fenomeno del salto quadruplo ha risposto con le lacrime. Emozionante anche la vittoria di Elana Meyers-Taylor che alla quinta partecipazione ai Giochi e all'età di 41 anni ha vinto la medaglia d'oro nel mono-bob e ha festeggiato abbracciando i suoi due bimbi, nati entrambi sordi prematuri e uno con la sindrome di Down, ai quali ha comunicato attraverso il linguaggio dei segni la frase: «La mamma ha vinto».
Tra i momenti più divertenti e suggestivi nell'album dei ricordi di Milano-Cortina 2026 va inserito senza alcun dubbio Nazgul. Il bellissimo cane lupo che ha invaso la pista di Tesero durante la gara di qualificazioni dello sprint femminile a squadre e ha tagliato il traguardo davanti agli sguardi increduli e divertiti degli spettatori e delle atlete.
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