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2024-12-22
«L’assassino di Magdeburgo ce l’aveva con la Germania perché maltratta i rifugiati»
Fiori e candele accanto al mercatino di Natale di Magdeburgo (Ansa). Nel riquadro il documento di Taleb Al Abdulmohsen
Su Elon Musk, Taleb Al Abdulmohsen ha pubblicato contenuti grotteschi. Tipo un video generato con l’Ia, in cui compare un bot parlante con le sembianze del fondatore di Tesla. «Tutto ciò che dicono Robinson (Tommy, attivista britannico, ndr), Musk, Alex Jones (complottista americano, ndr), o chiunque sia descritto dai media tradizionali come un radicale o estremista di destra», recita il post citato dallo Spiegel, «è la verità». È un oceano di prediche su religione e geopolitica il profilo X del presunto attentatore di Magdeburgo, 50 anni, psichiatra impiegato nelle carceri di Bernburg, dove non si recava da fine ottobre. Non aveva preso ferie o malattia. Origini saudite, era in Germania dal 2006. L’hanno arrestato subito dopo la strage e, ieri, lo hanno sottoposto a test fisici e mentali. Non aveva complici.
Ogni tanto, elogiava il nazionalista olandese Geert Wilders e retwittava Donald Trump, lodandolo paradossalmente per il sostegno a cause progressiste: la difesa dei diritti dei gay in Arabia, la protezione della minoranza cristiana in Medio Oriente. Nella sua ultima intervista alla Rair Foundation, il sospettato condensava così la sua filosofia: «Ciò che ho scoperto come persona di sinistra è che le persone di sinistra sono i peggiori criminali su questo pianeta». Lui compreso, a quanto pare.
Bisognerà orientarsi in questo labirinto di contraddizioni, per comprendere un profilo psicologico complesso, capace di sconcertare l’esperto di terrorismo sentito da Associated press, Peter Neumann: «Dopo 25 anni in questo campo pensi che nulla possa più sorprenderti. Ma un cinquantenne saudita ex musulmano che vive in Germania Est, ama Afd e vuole punire la Germania per la sua tolleranza nei confronti degli islamisti, davvero non me lo aspettavo». È dai dettagli della sua biografia che forse emerge la vera radice della tragedia di venerdì sera, compiuta mentre Taleb era sotto effetto di droghe: un fallimento dell’immigrazione e dell’integrazione.
Primo: se al medico saudita non fossero state spalancate le porte, non avrebbe potuto mettersi alla guida della sua Bmw e uccidere cinque persone, tra cui un bimbo di 9 anni. Banale dato di fatto.
Secondo: la rabbia dell’assalitore è cresciuta proprio negli anni in cui si è impegnato per i diritti dei rifugiati. Si era convinto che chi aveva ripudiato la fede musulmana e, perciò, aveva davvero bisogno di protezione internazionale, non fosse abbastanza tutelato dalle prepotenze degli islamici radicali. Persino all’interno della Germania laica, democratica, accogliente. Non è una nostra elucubrazione. Lo sostiene il procuratore capo di Magdeburgo, Horst Walter Nopens, titolare dell’inchiesta. Ieri, il magistrato ha dichiarato che il movente dell’attacco sarebbe «l’insoddisfazione per il modo in cui i rifugiati sauditi vengono trattati in Germania». Bastava leggere la pagina X dell’indagato: «La Germania», scrive, «insegue le saudite richiedenti asilo», che lui supportava, «per distruggere le loro vite». Nella sua ultima intervista, blaterava ancora di una fantomatica «operazione sotto copertura» dei tedeschi «per dare la caccia agli ex musulmani e distruggere le loro vite».
Come i neonazi, dunque, Taleb era terrorizzato dall’islamizzazione. Si definiva «il maggior critico dell’islam». Il 5 dicembre, su X, ha denunciato il «progetto criminale segreto di Merkel per islamizzare l’Europa», aggiungendo che l’ex cancelliera «meriterebbe di essere uccisa». Il ministro dell’Interno, Nancy Fraser, lo ha definito un «islamofobo», precisando anche che questo è l’unico elemento certo sul presunto autore dell’attacco: il resto - Musk, Afd - sono suggestioni. In fondo, a differenza dell’alt right, il saudita non voleva serrare le frontiere; semmai, spalancarle ai rifugiati «meritevoli».
Avendo acquisito una certa notorietà per il sito che aveva aperto, wearesaudis.net, con cui sperava di aiutare chi scappava dalle dittature islamiche a farsi accogliere in Germania, ebbe modo di discutere la questione con la Faz, nel 2019: «I musulmani qui trattano le persone come me, che hanno un background islamico ma non sono più credenti, senza comprensione né tolleranza. Quando diciamo che abbiamo lasciato l’islam, perdiamo i nostri amici. Anche dopo aver presentato domanda di asilo, ho notato che molti dei richiedenti asilo musulmani che aiuto volontariamente in Germania pensano che io sia una cattiva persona perché non sono più credente». La furia di un incompreso? Al Abdulmohsen era riuscito a finire ai ferri corti (e alle vie legali) anche con l’associazione Atheist refugee relief, Ong di Colonia che si occupa dei diritti delle persone atee o che abbiano rinnegato la propria appartenenza religiosa.
Dopodiché, c’è la sottovalutazione del pericolo. Riad aveva lanciato quattro avvertimenti alle autorità tedesche riguardo Taleb. Ne aveva pure chiesto invano l’estradizione, per reati legati al terrorismo e al traffico di ragazze minorenni. Ieri, il capo della polizia di Magdeburgo ha dovuto ammettere che l’attentatore era giunto all’attenzione delle forze dell’ordine un anno fa. Bell’attenzione... «Si era tentato di effettuare colloqui di avvertimento per le persone a rischio». Bel tentativo... Ad agosto, un inquietante post premonitore su X, ovviamente ignorato: «Esiste una via per la giustizia in Germania senza bombardare un’ambasciata tedesca o massacrare cittadini tedeschi indiscriminatamente?». Ciliegina sulla torta: 24 ore prima dell’assalto ai mercatini, Al Abdulmohsen, sotto indagine per «eccesso di chiamate d’emergenza», era atteso in tribunale a Berlino. Non si è presentato. Nessuno s’è allarmato. Colpa di Elon Musk?
Il bilancio: cinque morti, 200 feriti. Il Viminale vigila sui mercatini
Quattro alert, uno dopo l’altro, erano partiti da Riad: l’intelligence saudita aveva messo in guardia Berlino su quell’uomo che sembrava essere pronto a colpire già a partire dal novembre 2023. L’ultimo avviso è dello scorso settembre. Per i servizi segreti di Riad, Taleb Al Abdulmohsen, rappresentava una minaccia per i diplomatici dell’Arabia Saudita in Germania. Inoltre, la monarchia del Golfo aveva sollecitato l’estrazione dell’uomo. Ma ogni tentativo è stato vano. Berlino, stando al Wall Street Journal, avrebbe interpretato l’attenzione dedicata ad Al Abdulmohsen dai sauditi come un accanimento di matrice politica nei suoi confronti. Finché davvero lo psichiatra che odiava l’islam non si è messo alla guida della Bmw che è sfrecciata nel cuore dei mercatini di Natale del Vecchio Mercato di Magdeburgo, seminando terrore.
Stando alla ricostruzione della dinamica, avrebbe imboccato una strada chiusa al traffico muovendosi con una precisione spietata, zigzagando tra le famiglie, i bambini, i venditori. Un’azione impressa nelle immagini di una telecamera di sicurezza. L’auto avanza come un ariete, puntando a colpire quante più persone possibili. In pochi minuti, cinque vite sono spezzate, tra cui9nove anni. Oltre 200 i feriti, 41 in condizioni critiche. Gli inquirenti hanno accertato che l’auto era stata noleggiata a Bernburg poche ore prima, un modello compatto, scelto per muoversi agilmente tra le bancarelle. Segno che sarebbe stato tutto pianificato.
Quando l’auto viene fermata lungo Ernst-Reuter-Allee, il paraurti è danneggiato e gli agenti trovano il conducente pronto ad arrendersi. Un poliziotto gli punta la pistola contro. Lui esce dall’abitacolo con calma e si stende sull’asfalto con le mani in vista.
L’attentato ha scatenato una valanga di reazioni politiche e diplomatiche. E ha riacceso il terrore in Europa. C’è molta preoccupazione anche in Italia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica federale tedesca, Frank Walter Steinmeier, esprimendo orrore e condanna: «La Germania, unita all’Italia da indissolubili vincoli di amicizia e solidarietà, può contare sul nostro impegno nel contrasto al terrorismo e nella difesa della convivenza pacifica, fondamento della comune identità europea». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha immediatamente convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo: «È necessario rafforzare la vigilanza su tutti i luoghi di aggregazione, soprattutto durante le festività natalizie». E il Viminale ha diramato una circolare con la quale ha disposto di implementare «le attività info-investigative» e quelle di «vigilanza e controllo» nei mercatini di Natale, nei villaggi a tema natalizio e nelle principali aree turistiche, nelle grandi città come nei centri medi e piccoli. Piazza Walther, a Bolzano, e piazza Fiera, a Trento, sono già state blindate: barriere di cemento, forze dell’ordine in divisa e in borghese presidiano ogni angolo. La preoccupazione degli apparati sono il rischio emulazione e l’attivazione di un lupo solitario, in assenza di evidenze di pianificazioni ostili contro obiettivi italiani.
«Per quello che sta accadendo nel mondo e per quello che accaduto in Siria, conto e sono sicuro che il governo italiano aumenterà i livelli di sicurezza in tutte le piazze italiane, in tutte le manifestazioni per Natale per Capodanno per renderlo più tranquillo possibile», ha commentato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che poi ha aggiunto: «Uno che investe dei bambini o degli anziani o chiunque nei giorni di festa è un criminale, un folle, un delinquente, qualunque sia la sua pseudoidea. Ho letto che che aveva fatto domanda d’asilo. Questo non vuol dire, per fortuna, che tutti quelli che ottengono asilo politico vanno in giro a sterminare. Però farei estrema attenzione».
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Il pm trova un movente «progressista». In un video il saudita si definiva «di sinistra». Riad lo aveva segnalato a Berlino, che ha ignorato un post: «Massacrare i tedeschi».Tra le vittime, un bimbo di 9 anni. Il ministero italiano: più controlli durante le feste.Lo speciale contiene due articoli.Su Elon Musk, Taleb Al Abdulmohsen ha pubblicato contenuti grotteschi. Tipo un video generato con l’Ia, in cui compare un bot parlante con le sembianze del fondatore di Tesla. «Tutto ciò che dicono Robinson (Tommy, attivista britannico, ndr), Musk, Alex Jones (complottista americano, ndr), o chiunque sia descritto dai media tradizionali come un radicale o estremista di destra», recita il post citato dallo Spiegel, «è la verità». È un oceano di prediche su religione e geopolitica il profilo X del presunto attentatore di Magdeburgo, 50 anni, psichiatra impiegato nelle carceri di Bernburg, dove non si recava da fine ottobre. Non aveva preso ferie o malattia. Origini saudite, era in Germania dal 2006. L’hanno arrestato subito dopo la strage e, ieri, lo hanno sottoposto a test fisici e mentali. Non aveva complici.Ogni tanto, elogiava il nazionalista olandese Geert Wilders e retwittava Donald Trump, lodandolo paradossalmente per il sostegno a cause progressiste: la difesa dei diritti dei gay in Arabia, la protezione della minoranza cristiana in Medio Oriente. Nella sua ultima intervista alla Rair Foundation, il sospettato condensava così la sua filosofia: «Ciò che ho scoperto come persona di sinistra è che le persone di sinistra sono i peggiori criminali su questo pianeta». Lui compreso, a quanto pare.Bisognerà orientarsi in questo labirinto di contraddizioni, per comprendere un profilo psicologico complesso, capace di sconcertare l’esperto di terrorismo sentito da Associated press, Peter Neumann: «Dopo 25 anni in questo campo pensi che nulla possa più sorprenderti. Ma un cinquantenne saudita ex musulmano che vive in Germania Est, ama Afd e vuole punire la Germania per la sua tolleranza nei confronti degli islamisti, davvero non me lo aspettavo». È dai dettagli della sua biografia che forse emerge la vera radice della tragedia di venerdì sera, compiuta mentre Taleb era sotto effetto di droghe: un fallimento dell’immigrazione e dell’integrazione. Primo: se al medico saudita non fossero state spalancate le porte, non avrebbe potuto mettersi alla guida della sua Bmw e uccidere cinque persone, tra cui un bimbo di 9 anni. Banale dato di fatto.Secondo: la rabbia dell’assalitore è cresciuta proprio negli anni in cui si è impegnato per i diritti dei rifugiati. Si era convinto che chi aveva ripudiato la fede musulmana e, perciò, aveva davvero bisogno di protezione internazionale, non fosse abbastanza tutelato dalle prepotenze degli islamici radicali. Persino all’interno della Germania laica, democratica, accogliente. Non è una nostra elucubrazione. Lo sostiene il procuratore capo di Magdeburgo, Horst Walter Nopens, titolare dell’inchiesta. Ieri, il magistrato ha dichiarato che il movente dell’attacco sarebbe «l’insoddisfazione per il modo in cui i rifugiati sauditi vengono trattati in Germania». Bastava leggere la pagina X dell’indagato: «La Germania», scrive, «insegue le saudite richiedenti asilo», che lui supportava, «per distruggere le loro vite». Nella sua ultima intervista, blaterava ancora di una fantomatica «operazione sotto copertura» dei tedeschi «per dare la caccia agli ex musulmani e distruggere le loro vite».Come i neonazi, dunque, Taleb era terrorizzato dall’islamizzazione. Si definiva «il maggior critico dell’islam». Il 5 dicembre, su X, ha denunciato il «progetto criminale segreto di Merkel per islamizzare l’Europa», aggiungendo che l’ex cancelliera «meriterebbe di essere uccisa». Il ministro dell’Interno, Nancy Fraser, lo ha definito un «islamofobo», precisando anche che questo è l’unico elemento certo sul presunto autore dell’attacco: il resto - Musk, Afd - sono suggestioni. In fondo, a differenza dell’alt right, il saudita non voleva serrare le frontiere; semmai, spalancarle ai rifugiati «meritevoli».Avendo acquisito una certa notorietà per il sito che aveva aperto, wearesaudis.net, con cui sperava di aiutare chi scappava dalle dittature islamiche a farsi accogliere in Germania, ebbe modo di discutere la questione con la Faz, nel 2019: «I musulmani qui trattano le persone come me, che hanno un background islamico ma non sono più credenti, senza comprensione né tolleranza. Quando diciamo che abbiamo lasciato l’islam, perdiamo i nostri amici. Anche dopo aver presentato domanda di asilo, ho notato che molti dei richiedenti asilo musulmani che aiuto volontariamente in Germania pensano che io sia una cattiva persona perché non sono più credente». La furia di un incompreso? Al Abdulmohsen era riuscito a finire ai ferri corti (e alle vie legali) anche con l’associazione Atheist refugee relief, Ong di Colonia che si occupa dei diritti delle persone atee o che abbiano rinnegato la propria appartenenza religiosa. Dopodiché, c’è la sottovalutazione del pericolo. Riad aveva lanciato quattro avvertimenti alle autorità tedesche riguardo Taleb. Ne aveva pure chiesto invano l’estradizione, per reati legati al terrorismo e al traffico di ragazze minorenni. Ieri, il capo della polizia di Magdeburgo ha dovuto ammettere che l’attentatore era giunto all’attenzione delle forze dell’ordine un anno fa. Bell’attenzione... «Si era tentato di effettuare colloqui di avvertimento per le persone a rischio». Bel tentativo... Ad agosto, un inquietante post premonitore su X, ovviamente ignorato: «Esiste una via per la giustizia in Germania senza bombardare un’ambasciata tedesca o massacrare cittadini tedeschi indiscriminatamente?». Ciliegina sulla torta: 24 ore prima dell’assalto ai mercatini, Al Abdulmohsen, sotto indagine per «eccesso di chiamate d’emergenza», era atteso in tribunale a Berlino. Non si è presentato. Nessuno s’è allarmato. Colpa di Elon Musk?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/assassino-magdeburgo-contro-germania-2670660275.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-bilancio-cinque-morti-200-feriti-il-viminale-vigila-sui-mercatini" data-post-id="2670660275" data-published-at="1734843060" data-use-pagination="False"> Il bilancio: cinque morti, 200 feriti. Il Viminale vigila sui mercatini Quattro alert, uno dopo l’altro, erano partiti da Riad: l’intelligence saudita aveva messo in guardia Berlino su quell’uomo che sembrava essere pronto a colpire già a partire dal novembre 2023. L’ultimo avviso è dello scorso settembre. Per i servizi segreti di Riad, Taleb Al Abdulmohsen, rappresentava una minaccia per i diplomatici dell’Arabia Saudita in Germania. Inoltre, la monarchia del Golfo aveva sollecitato l’estrazione dell’uomo. Ma ogni tentativo è stato vano. Berlino, stando al Wall Street Journal, avrebbe interpretato l’attenzione dedicata ad Al Abdulmohsen dai sauditi come un accanimento di matrice politica nei suoi confronti. Finché davvero lo psichiatra che odiava l’islam non si è messo alla guida della Bmw che è sfrecciata nel cuore dei mercatini di Natale del Vecchio Mercato di Magdeburgo, seminando terrore. Stando alla ricostruzione della dinamica, avrebbe imboccato una strada chiusa al traffico muovendosi con una precisione spietata, zigzagando tra le famiglie, i bambini, i venditori. Un’azione impressa nelle immagini di una telecamera di sicurezza. L’auto avanza come un ariete, puntando a colpire quante più persone possibili. In pochi minuti, cinque vite sono spezzate, tra cui9nove anni. Oltre 200 i feriti, 41 in condizioni critiche. Gli inquirenti hanno accertato che l’auto era stata noleggiata a Bernburg poche ore prima, un modello compatto, scelto per muoversi agilmente tra le bancarelle. Segno che sarebbe stato tutto pianificato. Quando l’auto viene fermata lungo Ernst-Reuter-Allee, il paraurti è danneggiato e gli agenti trovano il conducente pronto ad arrendersi. Un poliziotto gli punta la pistola contro. Lui esce dall’abitacolo con calma e si stende sull’asfalto con le mani in vista. L’attentato ha scatenato una valanga di reazioni politiche e diplomatiche. E ha riacceso il terrore in Europa. C’è molta preoccupazione anche in Italia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica federale tedesca, Frank Walter Steinmeier, esprimendo orrore e condanna: «La Germania, unita all’Italia da indissolubili vincoli di amicizia e solidarietà, può contare sul nostro impegno nel contrasto al terrorismo e nella difesa della convivenza pacifica, fondamento della comune identità europea». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha immediatamente convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo: «È necessario rafforzare la vigilanza su tutti i luoghi di aggregazione, soprattutto durante le festività natalizie». E il Viminale ha diramato una circolare con la quale ha disposto di implementare «le attività info-investigative» e quelle di «vigilanza e controllo» nei mercatini di Natale, nei villaggi a tema natalizio e nelle principali aree turistiche, nelle grandi città come nei centri medi e piccoli. Piazza Walther, a Bolzano, e piazza Fiera, a Trento, sono già state blindate: barriere di cemento, forze dell’ordine in divisa e in borghese presidiano ogni angolo. La preoccupazione degli apparati sono il rischio emulazione e l’attivazione di un lupo solitario, in assenza di evidenze di pianificazioni ostili contro obiettivi italiani. «Per quello che sta accadendo nel mondo e per quello che accaduto in Siria, conto e sono sicuro che il governo italiano aumenterà i livelli di sicurezza in tutte le piazze italiane, in tutte le manifestazioni per Natale per Capodanno per renderlo più tranquillo possibile», ha commentato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che poi ha aggiunto: «Uno che investe dei bambini o degli anziani o chiunque nei giorni di festa è un criminale, un folle, un delinquente, qualunque sia la sua pseudoidea. Ho letto che che aveva fatto domanda d’asilo. Questo non vuol dire, per fortuna, che tutti quelli che ottengono asilo politico vanno in giro a sterminare. Però farei estrema attenzione».
Achille Lauro e Laura Pausini sul palco dell'Ariston (Ansa)
Seconda serata del Festival di Sanremo 2026 tra musica, ospiti e momenti di spettacolo più o meno riusciti. Sul palco dell’Ariston si alternano cantanti, co-conduttori e incursioni comiche: queste le pagelle ai protagonisti della serata.
Laura Pausini 8 Più che spalla, padrona di casa. Conti le concede l’apertura e ripaga la fiducia. A proprio agio anche da conduttrice, s’improvvisa corista dell’Anffas. Lo stile pop porta spontaneità al protocollo. Disinvolta.
Patty Pravo 5 Santi e peccatori/ Naviganti e sognatori. L’unicità di ogni essere umano, come la sua all’Ariston, ultima resistente dell’era beat. Proprio indispensabile?
Achille Lauro 7,5 Accolto dal tifo organizzato. La sua Perdutamente, intonata al funerale di Achille Barosi, morto nel rogo del Constellation, canta la precarietà umana. E se bastasse una notte, sì, per farci sparire/ Cancellarci in un lampo come un meteorite. Momento clou con coro lirico. E un pizzico d’enfasi di troppo.
Lillo 6,5 Si finge apprendista presentatore. Infila i luoghi comuni del mestiere, la «splendida cornice», il «voltiamo pagina», il «proprio su questo palcoscenico»… Si dilunga, imposta la voce attoriale, esagera con l’enfasi. Autoironico.
Vincenzo De Lucia 4 La performance meno riuscita del Festival. L’imitazione di Laura Pausini non è credibile e soprattutto non diverte. Conti fa il finto tonto. Gli autori dove sono? Numero da oratorio.
Elettra Lamborghini 6 Media voto tra Voilà, esile canzonzina da spiaggia sostenuta dal balletto glamour, e la protesta fuori programma contro le «festine bilaterali» che l’hanno costretta alla notte insonne. Il fuori palco irrompe sul palco. Strappacopione.
Francesca Lollobrigida, Lisa Vittozzi 6 Vincitrici di tre ori olimpici, emozionate più che sul ghiaccio e sulla neve di Milano Cortina. Dove stanno per cimentarsi anche gli atleti paralimpici. Non manca l’onnipresente ex presidente del Coni, Giovanni Malagò. Passaggio del testimone, forzato, da un evento all’altro.
Levante 7 Sei tu, la più difficile delle canzoni in gara. Recitata, sussurrata, commossa. Se l’amore sei tu/ Ma ho già perso il controllo/ Non mi segue più il corpo. Un brano romantico vecchia maniera, scritto da sola. Cantautrice ispirata.
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A quattro anni dall'invasione russa in Ucraina un evento di Fratelli d'Italia in Senato per raccontare la verità di quello che succede sul campo.
Un evento organizzato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e dall'onorevole Francesco Filini, responsabile dell'Ufficio studi e che lo ha anche moderato.
Fazzolari ha garantito che il sostegno, anche militare a Kiev, ci sarà per tutto il 2026, così come confermato dal voto in Senato del giorno successivo. «Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev, abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». Poi ha aggiunto: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». Per Filini i quattro anni passati sono stati conditi anche tantissima disinformazione: «Da quattro anni circolano fake news che raccontano come l’Ucraina avrebbe perso la guerra sin dalle prime settimane. In realtà, la situazione sul campo è tutt’altra: ci parla di una Russia impantanata, che non riesce più a uscire da un inferno che si è andata a cercare, perché non si aspettava la risposta ucraina all’aggressione di quattro anni fa». Invece, aggiunge: «Oggi siamo qui per raccontare, anche attraverso un documento elaborato dall’Ufficio studi di FdI, come stanno realmente le cose e per smascherare l’enorme quantità di fake news che purtroppo vengono rilanciate qui in Italia da persone che probabilmente si bevono la propaganda russa e la rilanciano. Noi siamo qui a testimoniare la verità».
All'evento hanno partecipato anche il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, l’analista e youtuber Anton Sokol, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il senatore di Azione Marco Lombardo, l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Federico Rampini, esperto di politica americana e inviato del Corriere della sera, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk.
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Ansa
Gli arrestati per l’omicidio di Quentin Deranque sono quasi tutti figli della borghesia benestante della Francia-ztl e più in generale quando la Sinistra antagonista va in piazza per una manifestazione propal i musulmani arruolati appartengono sempre a fasce di disagio urbano precedentemente e pazientemente politicizzate dalla Sinistra antagonista alla testa delle proteste di piazza. Non avviene mai, come invece sarebbe logico aspettarsi, che i Centri sociali si accodino a proteste di eventuali movimenti politici composti da coloro che in prima persona vivono il problema oggetto della manifestazione, al contrario, quando si tratta di manifestare a favore del Venezuela o di Cuba, il copione classico vede lo scontro verbale tra i manifestanti europei figli di famiglie benestanti con i veri venezuelani e i veri cubani ai quali viene rimproverato il fatto di non essere abbastanza informati su ciò che succede «davvero» a casa loro.
Questo schema non è casuale e discende consequenzialmente dal nuovo rapporto di utilizzo che la Sinistra occidentale ha sviluppato nei confronti della violenza: venuta a mancare da decenni la prospettiva rivoluzionaria reale, la Sinistra ha trasformato la violenza di piazza in un rituale autoreferenziale privo di telos politico ed è giunta a tale stadio dialettico realizzando le linee-guida tratteggiate dai postmarxisti teorici della protesta come fonte di senso esistenziale à la Toni Negri. In questa visione la violenza diventa lo strumento paradossale con cui la borghesia ricca e presentabile manifesta la propria esistenza morale contro la società che essa stessa ha edificato. Dalla radice iniziale del concetto di violenza intesa come «levatrice della storia» - il contributo forse più originale elaborato da Marx insieme alla superiorità della prassi sulla teoria - si è giunti alla sua funzione puramente simulacrale e sostanzialmente finalizzata al dispendio energetico delle forze di coloro che non trovano posto nella nuova società postindustriale.
Dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’ottobre, dal Biennio rosso al Sessantotto, dalle Brigate Rosse alla Rote Armee Fraktion, la violenza ha sempre avuto una precisa finalità politica ed un preciso obiettivo rivoluzionario, più o meno realistico o utopico. Con l’ingresso nella Globalizzazione la rivoluzione è in effetti avvenuta ma non come i rivoluzionari si aspettavano: in effetti si è entrati in un «mondo nuovo» ma non basato sugli esiti ultimi del marxismo bensì sul mercato unico globale in grado, secondo il marketing che l’ha accompagnato, di stabilire «pace perpetua e fine delle ineguaglianze». La presa d’atto da parte della Sinistra più violenta, quella legata alle proprie radici marxiste, di tale deriva realizzata proprio dalla Sinistra mercatista - quella per intenderci del New Labour il cui principale teorizzatore, Peter Mandelson, è stato arrestato due giorni fa per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein - ha portato ad una sorta di «denudamento della violenza» ormai trovatasi orfana dei propri obiettivi rivoluzionari.
Ecco dunque la necessaria ridefinizione della stessa nei termini di «svolta identitaria post-coloniale», come ipotizzato da Herbert Marcuse, per arrivare ad un nuovo utilizzo della violenza stessa la quale non abbatte più lo Stato ma «decolonizza lo spazio pubblico», «denuncia il privilegio» e, soprattutto, «pratica l’antifascismo militante». Inutile sottolineare come tutto ciò significhi un ritiro dagli obiettivi politici reali ed un approdo all’ambito esistenziale, soggettivo e psicologico. Il «disagio» è così passato dall’essere parte decisiva della coscienza di classe ad essere elemento scatenante il rifiuto della propria condizione soggettiva, del proprio corpo, dei propri codici comunicativi, della propria cultura, della propria etnia, del proprio sesso.
Privata di obiettivi politici la violenza resta tuttavia in gioco in quanto ineliminabile ed in quanto costitutiva della vita sociale degli esseri umani ma anche la sua strumentalizzazione è rimasta intatta dietro le quinte dei meccanismi vittimari per i quali i «nuovi oppressi» - immigrati, minoranze, trans - vengono sacralizzati per permettere alla borghesia di espiare il proprio privilegio senza rinunciarvi. La tragica conferma della dissoluzione nichilistica della violenza si ha, infine, nei numerosi casi di omicidio-suicidio degli individui spinti a ciò dal woke negli Usa e senza che ciò possa incidere politicamente su alcun aspetto della società.
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Valdo Calocane (Getty Images)
Uno schizofrenico paranoico diagnosticato, che però non riceveva alcuna cura perché nero. E il razzismo questa volta non c’entra. C’entra, in compenso, la paura di essere additati come xenofobi. Quella paura che ha fatto sì che gli specialisti dell’ospedale psichiatrico che avrebbero dovuto prenderlo in cura preferissero lasciarlo libero per evitare una «sovrarappresentazione di giovani maschi neri in detenzione».
Come emerge da una recente inchiesta, infatti, Valdo sarebbe dovuto stare in un istituto psichiatrico. Del resto, la sua carriera di violenza è lunga. Nel 2020 il primo raptus. Provano a curarlo ma non c’è nulla da fare. Va e viene dagli ospedali per quattro volte, fino a quando i medici rinunciano. Non perché Valdo non ne abbia più bisogno ma perché, come si legge nel report dedicato al killer, «il team coinvolto nel quarto ricovero di Calocane si è sentito sotto pressione per evitare pratiche restrittive a causa della sua etnia, data la pubblicità che circondava l’uso eccessivo del Mental Health Act e le misure restrittive nei confronti dei pazienti neri africani e neri caraibici».
Del resto, come rileva il Telegraph, «secondo gli ultimi dati del Servizio sanitario nazionale (Nhs), le persone di colore hanno quattro volte più probabilità di essere internate rispetto ai bianchi. Nel 2024-2025, 262,4 neri ogni 100.000 persone sono stati internati, la percentuale più alta tra tutti i gruppi etnici, contro i 65,8 ogni 100.000 bianchi».
Calocane resta così libero. Non fa nemmeno più le cure perché dice di aver paura degli aghi. Continua con le aggressioni e afferma di esser controllato. Di sentire delle voci che gli sussurrano di colpire.
Un giorno, nel 2021, si presenta anche davanti all’ufficio che ospita i servizi segreti interni britannici, il famoso Mi5, e chiede di essere arrestato. La spirale di paranoia è sempre più feroce. Valdo continua a nutrirsi di violenza. Guarda i video delle stragi e cerca informazioni su come compierle. Si è convinto che la sua testa sia eterodiretta da qualcun altro attraverso l’intelligenza artificiale. Era un pericolo pubblico e, non a caso, era stato internato quattro volte, ma poi sempre «liberato». E questo nonostante il medico che lo aveva in cura fosse convinto che Calocane, prima o poi, avrebbe ammazzato qualcuno. Così è stato.
Chris Philp, il ministro ombra degli Interni, commentando questa notizia ha detto: «Le decisioni non dovrebbero mai essere prese su questa base (ovvero la paura di esser tacciati come razzisti, Ndr). È preoccupante che il partito laburista stia modificando la legge per rendere ancora più difficile l’internamento di persone per lo stesso motivo. L’ingegneria inversa dei risultati basati sull’etnia sta mettendo a rischio vite umane. Questa follia deve finire».
Eppure il Regno Unito sembra colpito da questa follia che è diventata una vera e propria «malattia». Da questo razzismo al contrario che si ostina a non vedere la realtà.
Solamente qualche settimana fa, la metropolitana di Londra aveva realizzato una campagna per mostrare i comportamenti inadeguati ai quali stare attenti durante i viaggi. In essa, si vedeva un bianco che importunava una ragazza. E poi, in un altro spezzone, un nero che faceva la stessa cosa. Ovviamente il filmato è stato rimosso perché, secondo alcuni, non faceva altro che rafforzare «stereotipi razziali dannosi» nei confronti della comunità afro. Non era così. O meglio. In quei pochi frame si faceva notare una cosa molto semplice: chiunque può delinquere, indipendentemente dal colore della pelle. Ma l’aver mostrato anche un ragazzo nero non è accettabile. È la white guilt», la colpa di essere bianchi, per citare un bel libro di Emanuele Fusi. Una colpa che ormai è penetrata nelle viscere dell’Occidente. E che sta continuando a mietere vittime innocenti.
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