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2024-12-22
«L’assassino di Magdeburgo ce l’aveva con la Germania perché maltratta i rifugiati»
Fiori e candele accanto al mercatino di Natale di Magdeburgo (Ansa). Nel riquadro il documento di Taleb Al Abdulmohsen
Su Elon Musk, Taleb Al Abdulmohsen ha pubblicato contenuti grotteschi. Tipo un video generato con l’Ia, in cui compare un bot parlante con le sembianze del fondatore di Tesla. «Tutto ciò che dicono Robinson (Tommy, attivista britannico, ndr), Musk, Alex Jones (complottista americano, ndr), o chiunque sia descritto dai media tradizionali come un radicale o estremista di destra», recita il post citato dallo Spiegel, «è la verità». È un oceano di prediche su religione e geopolitica il profilo X del presunto attentatore di Magdeburgo, 50 anni, psichiatra impiegato nelle carceri di Bernburg, dove non si recava da fine ottobre. Non aveva preso ferie o malattia. Origini saudite, era in Germania dal 2006. L’hanno arrestato subito dopo la strage e, ieri, lo hanno sottoposto a test fisici e mentali. Non aveva complici.
Ogni tanto, elogiava il nazionalista olandese Geert Wilders e retwittava Donald Trump, lodandolo paradossalmente per il sostegno a cause progressiste: la difesa dei diritti dei gay in Arabia, la protezione della minoranza cristiana in Medio Oriente. Nella sua ultima intervista alla Rair Foundation, il sospettato condensava così la sua filosofia: «Ciò che ho scoperto come persona di sinistra è che le persone di sinistra sono i peggiori criminali su questo pianeta». Lui compreso, a quanto pare.
Bisognerà orientarsi in questo labirinto di contraddizioni, per comprendere un profilo psicologico complesso, capace di sconcertare l’esperto di terrorismo sentito da Associated press, Peter Neumann: «Dopo 25 anni in questo campo pensi che nulla possa più sorprenderti. Ma un cinquantenne saudita ex musulmano che vive in Germania Est, ama Afd e vuole punire la Germania per la sua tolleranza nei confronti degli islamisti, davvero non me lo aspettavo». È dai dettagli della sua biografia che forse emerge la vera radice della tragedia di venerdì sera, compiuta mentre Taleb era sotto effetto di droghe: un fallimento dell’immigrazione e dell’integrazione.
Primo: se al medico saudita non fossero state spalancate le porte, non avrebbe potuto mettersi alla guida della sua Bmw e uccidere cinque persone, tra cui un bimbo di 9 anni. Banale dato di fatto.
Secondo: la rabbia dell’assalitore è cresciuta proprio negli anni in cui si è impegnato per i diritti dei rifugiati. Si era convinto che chi aveva ripudiato la fede musulmana e, perciò, aveva davvero bisogno di protezione internazionale, non fosse abbastanza tutelato dalle prepotenze degli islamici radicali. Persino all’interno della Germania laica, democratica, accogliente. Non è una nostra elucubrazione. Lo sostiene il procuratore capo di Magdeburgo, Horst Walter Nopens, titolare dell’inchiesta. Ieri, il magistrato ha dichiarato che il movente dell’attacco sarebbe «l’insoddisfazione per il modo in cui i rifugiati sauditi vengono trattati in Germania». Bastava leggere la pagina X dell’indagato: «La Germania», scrive, «insegue le saudite richiedenti asilo», che lui supportava, «per distruggere le loro vite». Nella sua ultima intervista, blaterava ancora di una fantomatica «operazione sotto copertura» dei tedeschi «per dare la caccia agli ex musulmani e distruggere le loro vite».
Come i neonazi, dunque, Taleb era terrorizzato dall’islamizzazione. Si definiva «il maggior critico dell’islam». Il 5 dicembre, su X, ha denunciato il «progetto criminale segreto di Merkel per islamizzare l’Europa», aggiungendo che l’ex cancelliera «meriterebbe di essere uccisa». Il ministro dell’Interno, Nancy Fraser, lo ha definito un «islamofobo», precisando anche che questo è l’unico elemento certo sul presunto autore dell’attacco: il resto - Musk, Afd - sono suggestioni. In fondo, a differenza dell’alt right, il saudita non voleva serrare le frontiere; semmai, spalancarle ai rifugiati «meritevoli».
Avendo acquisito una certa notorietà per il sito che aveva aperto, wearesaudis.net, con cui sperava di aiutare chi scappava dalle dittature islamiche a farsi accogliere in Germania, ebbe modo di discutere la questione con la Faz, nel 2019: «I musulmani qui trattano le persone come me, che hanno un background islamico ma non sono più credenti, senza comprensione né tolleranza. Quando diciamo che abbiamo lasciato l’islam, perdiamo i nostri amici. Anche dopo aver presentato domanda di asilo, ho notato che molti dei richiedenti asilo musulmani che aiuto volontariamente in Germania pensano che io sia una cattiva persona perché non sono più credente». La furia di un incompreso? Al Abdulmohsen era riuscito a finire ai ferri corti (e alle vie legali) anche con l’associazione Atheist refugee relief, Ong di Colonia che si occupa dei diritti delle persone atee o che abbiano rinnegato la propria appartenenza religiosa.
Dopodiché, c’è la sottovalutazione del pericolo. Riad aveva lanciato quattro avvertimenti alle autorità tedesche riguardo Taleb. Ne aveva pure chiesto invano l’estradizione, per reati legati al terrorismo e al traffico di ragazze minorenni. Ieri, il capo della polizia di Magdeburgo ha dovuto ammettere che l’attentatore era giunto all’attenzione delle forze dell’ordine un anno fa. Bell’attenzione... «Si era tentato di effettuare colloqui di avvertimento per le persone a rischio». Bel tentativo... Ad agosto, un inquietante post premonitore su X, ovviamente ignorato: «Esiste una via per la giustizia in Germania senza bombardare un’ambasciata tedesca o massacrare cittadini tedeschi indiscriminatamente?». Ciliegina sulla torta: 24 ore prima dell’assalto ai mercatini, Al Abdulmohsen, sotto indagine per «eccesso di chiamate d’emergenza», era atteso in tribunale a Berlino. Non si è presentato. Nessuno s’è allarmato. Colpa di Elon Musk?
Il bilancio: cinque morti, 200 feriti. Il Viminale vigila sui mercatini
Quattro alert, uno dopo l’altro, erano partiti da Riad: l’intelligence saudita aveva messo in guardia Berlino su quell’uomo che sembrava essere pronto a colpire già a partire dal novembre 2023. L’ultimo avviso è dello scorso settembre. Per i servizi segreti di Riad, Taleb Al Abdulmohsen, rappresentava una minaccia per i diplomatici dell’Arabia Saudita in Germania. Inoltre, la monarchia del Golfo aveva sollecitato l’estrazione dell’uomo. Ma ogni tentativo è stato vano. Berlino, stando al Wall Street Journal, avrebbe interpretato l’attenzione dedicata ad Al Abdulmohsen dai sauditi come un accanimento di matrice politica nei suoi confronti. Finché davvero lo psichiatra che odiava l’islam non si è messo alla guida della Bmw che è sfrecciata nel cuore dei mercatini di Natale del Vecchio Mercato di Magdeburgo, seminando terrore.
Stando alla ricostruzione della dinamica, avrebbe imboccato una strada chiusa al traffico muovendosi con una precisione spietata, zigzagando tra le famiglie, i bambini, i venditori. Un’azione impressa nelle immagini di una telecamera di sicurezza. L’auto avanza come un ariete, puntando a colpire quante più persone possibili. In pochi minuti, cinque vite sono spezzate, tra cui9nove anni. Oltre 200 i feriti, 41 in condizioni critiche. Gli inquirenti hanno accertato che l’auto era stata noleggiata a Bernburg poche ore prima, un modello compatto, scelto per muoversi agilmente tra le bancarelle. Segno che sarebbe stato tutto pianificato.
Quando l’auto viene fermata lungo Ernst-Reuter-Allee, il paraurti è danneggiato e gli agenti trovano il conducente pronto ad arrendersi. Un poliziotto gli punta la pistola contro. Lui esce dall’abitacolo con calma e si stende sull’asfalto con le mani in vista.
L’attentato ha scatenato una valanga di reazioni politiche e diplomatiche. E ha riacceso il terrore in Europa. C’è molta preoccupazione anche in Italia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica federale tedesca, Frank Walter Steinmeier, esprimendo orrore e condanna: «La Germania, unita all’Italia da indissolubili vincoli di amicizia e solidarietà, può contare sul nostro impegno nel contrasto al terrorismo e nella difesa della convivenza pacifica, fondamento della comune identità europea». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha immediatamente convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo: «È necessario rafforzare la vigilanza su tutti i luoghi di aggregazione, soprattutto durante le festività natalizie». E il Viminale ha diramato una circolare con la quale ha disposto di implementare «le attività info-investigative» e quelle di «vigilanza e controllo» nei mercatini di Natale, nei villaggi a tema natalizio e nelle principali aree turistiche, nelle grandi città come nei centri medi e piccoli. Piazza Walther, a Bolzano, e piazza Fiera, a Trento, sono già state blindate: barriere di cemento, forze dell’ordine in divisa e in borghese presidiano ogni angolo. La preoccupazione degli apparati sono il rischio emulazione e l’attivazione di un lupo solitario, in assenza di evidenze di pianificazioni ostili contro obiettivi italiani.
«Per quello che sta accadendo nel mondo e per quello che accaduto in Siria, conto e sono sicuro che il governo italiano aumenterà i livelli di sicurezza in tutte le piazze italiane, in tutte le manifestazioni per Natale per Capodanno per renderlo più tranquillo possibile», ha commentato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che poi ha aggiunto: «Uno che investe dei bambini o degli anziani o chiunque nei giorni di festa è un criminale, un folle, un delinquente, qualunque sia la sua pseudoidea. Ho letto che che aveva fatto domanda d’asilo. Questo non vuol dire, per fortuna, che tutti quelli che ottengono asilo politico vanno in giro a sterminare. Però farei estrema attenzione».
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Il pm trova un movente «progressista». In un video il saudita si definiva «di sinistra». Riad lo aveva segnalato a Berlino, che ha ignorato un post: «Massacrare i tedeschi».Tra le vittime, un bimbo di 9 anni. Il ministero italiano: più controlli durante le feste.Lo speciale contiene due articoli.Su Elon Musk, Taleb Al Abdulmohsen ha pubblicato contenuti grotteschi. Tipo un video generato con l’Ia, in cui compare un bot parlante con le sembianze del fondatore di Tesla. «Tutto ciò che dicono Robinson (Tommy, attivista britannico, ndr), Musk, Alex Jones (complottista americano, ndr), o chiunque sia descritto dai media tradizionali come un radicale o estremista di destra», recita il post citato dallo Spiegel, «è la verità». È un oceano di prediche su religione e geopolitica il profilo X del presunto attentatore di Magdeburgo, 50 anni, psichiatra impiegato nelle carceri di Bernburg, dove non si recava da fine ottobre. Non aveva preso ferie o malattia. Origini saudite, era in Germania dal 2006. L’hanno arrestato subito dopo la strage e, ieri, lo hanno sottoposto a test fisici e mentali. Non aveva complici.Ogni tanto, elogiava il nazionalista olandese Geert Wilders e retwittava Donald Trump, lodandolo paradossalmente per il sostegno a cause progressiste: la difesa dei diritti dei gay in Arabia, la protezione della minoranza cristiana in Medio Oriente. Nella sua ultima intervista alla Rair Foundation, il sospettato condensava così la sua filosofia: «Ciò che ho scoperto come persona di sinistra è che le persone di sinistra sono i peggiori criminali su questo pianeta». Lui compreso, a quanto pare.Bisognerà orientarsi in questo labirinto di contraddizioni, per comprendere un profilo psicologico complesso, capace di sconcertare l’esperto di terrorismo sentito da Associated press, Peter Neumann: «Dopo 25 anni in questo campo pensi che nulla possa più sorprenderti. Ma un cinquantenne saudita ex musulmano che vive in Germania Est, ama Afd e vuole punire la Germania per la sua tolleranza nei confronti degli islamisti, davvero non me lo aspettavo». È dai dettagli della sua biografia che forse emerge la vera radice della tragedia di venerdì sera, compiuta mentre Taleb era sotto effetto di droghe: un fallimento dell’immigrazione e dell’integrazione. Primo: se al medico saudita non fossero state spalancate le porte, non avrebbe potuto mettersi alla guida della sua Bmw e uccidere cinque persone, tra cui un bimbo di 9 anni. Banale dato di fatto.Secondo: la rabbia dell’assalitore è cresciuta proprio negli anni in cui si è impegnato per i diritti dei rifugiati. Si era convinto che chi aveva ripudiato la fede musulmana e, perciò, aveva davvero bisogno di protezione internazionale, non fosse abbastanza tutelato dalle prepotenze degli islamici radicali. Persino all’interno della Germania laica, democratica, accogliente. Non è una nostra elucubrazione. Lo sostiene il procuratore capo di Magdeburgo, Horst Walter Nopens, titolare dell’inchiesta. Ieri, il magistrato ha dichiarato che il movente dell’attacco sarebbe «l’insoddisfazione per il modo in cui i rifugiati sauditi vengono trattati in Germania». Bastava leggere la pagina X dell’indagato: «La Germania», scrive, «insegue le saudite richiedenti asilo», che lui supportava, «per distruggere le loro vite». Nella sua ultima intervista, blaterava ancora di una fantomatica «operazione sotto copertura» dei tedeschi «per dare la caccia agli ex musulmani e distruggere le loro vite».Come i neonazi, dunque, Taleb era terrorizzato dall’islamizzazione. Si definiva «il maggior critico dell’islam». Il 5 dicembre, su X, ha denunciato il «progetto criminale segreto di Merkel per islamizzare l’Europa», aggiungendo che l’ex cancelliera «meriterebbe di essere uccisa». Il ministro dell’Interno, Nancy Fraser, lo ha definito un «islamofobo», precisando anche che questo è l’unico elemento certo sul presunto autore dell’attacco: il resto - Musk, Afd - sono suggestioni. In fondo, a differenza dell’alt right, il saudita non voleva serrare le frontiere; semmai, spalancarle ai rifugiati «meritevoli».Avendo acquisito una certa notorietà per il sito che aveva aperto, wearesaudis.net, con cui sperava di aiutare chi scappava dalle dittature islamiche a farsi accogliere in Germania, ebbe modo di discutere la questione con la Faz, nel 2019: «I musulmani qui trattano le persone come me, che hanno un background islamico ma non sono più credenti, senza comprensione né tolleranza. Quando diciamo che abbiamo lasciato l’islam, perdiamo i nostri amici. Anche dopo aver presentato domanda di asilo, ho notato che molti dei richiedenti asilo musulmani che aiuto volontariamente in Germania pensano che io sia una cattiva persona perché non sono più credente». La furia di un incompreso? Al Abdulmohsen era riuscito a finire ai ferri corti (e alle vie legali) anche con l’associazione Atheist refugee relief, Ong di Colonia che si occupa dei diritti delle persone atee o che abbiano rinnegato la propria appartenenza religiosa. Dopodiché, c’è la sottovalutazione del pericolo. Riad aveva lanciato quattro avvertimenti alle autorità tedesche riguardo Taleb. Ne aveva pure chiesto invano l’estradizione, per reati legati al terrorismo e al traffico di ragazze minorenni. Ieri, il capo della polizia di Magdeburgo ha dovuto ammettere che l’attentatore era giunto all’attenzione delle forze dell’ordine un anno fa. Bell’attenzione... «Si era tentato di effettuare colloqui di avvertimento per le persone a rischio». Bel tentativo... Ad agosto, un inquietante post premonitore su X, ovviamente ignorato: «Esiste una via per la giustizia in Germania senza bombardare un’ambasciata tedesca o massacrare cittadini tedeschi indiscriminatamente?». Ciliegina sulla torta: 24 ore prima dell’assalto ai mercatini, Al Abdulmohsen, sotto indagine per «eccesso di chiamate d’emergenza», era atteso in tribunale a Berlino. Non si è presentato. Nessuno s’è allarmato. Colpa di Elon Musk?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/assassino-magdeburgo-contro-germania-2670660275.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-bilancio-cinque-morti-200-feriti-il-viminale-vigila-sui-mercatini" data-post-id="2670660275" data-published-at="1734843060" data-use-pagination="False"> Il bilancio: cinque morti, 200 feriti. Il Viminale vigila sui mercatini Quattro alert, uno dopo l’altro, erano partiti da Riad: l’intelligence saudita aveva messo in guardia Berlino su quell’uomo che sembrava essere pronto a colpire già a partire dal novembre 2023. L’ultimo avviso è dello scorso settembre. Per i servizi segreti di Riad, Taleb Al Abdulmohsen, rappresentava una minaccia per i diplomatici dell’Arabia Saudita in Germania. Inoltre, la monarchia del Golfo aveva sollecitato l’estrazione dell’uomo. Ma ogni tentativo è stato vano. Berlino, stando al Wall Street Journal, avrebbe interpretato l’attenzione dedicata ad Al Abdulmohsen dai sauditi come un accanimento di matrice politica nei suoi confronti. Finché davvero lo psichiatra che odiava l’islam non si è messo alla guida della Bmw che è sfrecciata nel cuore dei mercatini di Natale del Vecchio Mercato di Magdeburgo, seminando terrore. Stando alla ricostruzione della dinamica, avrebbe imboccato una strada chiusa al traffico muovendosi con una precisione spietata, zigzagando tra le famiglie, i bambini, i venditori. Un’azione impressa nelle immagini di una telecamera di sicurezza. L’auto avanza come un ariete, puntando a colpire quante più persone possibili. In pochi minuti, cinque vite sono spezzate, tra cui9nove anni. Oltre 200 i feriti, 41 in condizioni critiche. Gli inquirenti hanno accertato che l’auto era stata noleggiata a Bernburg poche ore prima, un modello compatto, scelto per muoversi agilmente tra le bancarelle. Segno che sarebbe stato tutto pianificato. Quando l’auto viene fermata lungo Ernst-Reuter-Allee, il paraurti è danneggiato e gli agenti trovano il conducente pronto ad arrendersi. Un poliziotto gli punta la pistola contro. Lui esce dall’abitacolo con calma e si stende sull’asfalto con le mani in vista. L’attentato ha scatenato una valanga di reazioni politiche e diplomatiche. E ha riacceso il terrore in Europa. C’è molta preoccupazione anche in Italia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica federale tedesca, Frank Walter Steinmeier, esprimendo orrore e condanna: «La Germania, unita all’Italia da indissolubili vincoli di amicizia e solidarietà, può contare sul nostro impegno nel contrasto al terrorismo e nella difesa della convivenza pacifica, fondamento della comune identità europea». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha immediatamente convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo: «È necessario rafforzare la vigilanza su tutti i luoghi di aggregazione, soprattutto durante le festività natalizie». E il Viminale ha diramato una circolare con la quale ha disposto di implementare «le attività info-investigative» e quelle di «vigilanza e controllo» nei mercatini di Natale, nei villaggi a tema natalizio e nelle principali aree turistiche, nelle grandi città come nei centri medi e piccoli. Piazza Walther, a Bolzano, e piazza Fiera, a Trento, sono già state blindate: barriere di cemento, forze dell’ordine in divisa e in borghese presidiano ogni angolo. La preoccupazione degli apparati sono il rischio emulazione e l’attivazione di un lupo solitario, in assenza di evidenze di pianificazioni ostili contro obiettivi italiani. «Per quello che sta accadendo nel mondo e per quello che accaduto in Siria, conto e sono sicuro che il governo italiano aumenterà i livelli di sicurezza in tutte le piazze italiane, in tutte le manifestazioni per Natale per Capodanno per renderlo più tranquillo possibile», ha commentato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che poi ha aggiunto: «Uno che investe dei bambini o degli anziani o chiunque nei giorni di festa è un criminale, un folle, un delinquente, qualunque sia la sua pseudoidea. Ho letto che che aveva fatto domanda d’asilo. Questo non vuol dire, per fortuna, che tutti quelli che ottengono asilo politico vanno in giro a sterminare. Però farei estrema attenzione».
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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Il ciclista sloveno Tadej Pogacar dell'Uae Team Emirates festeggia dopo aver vinto la 117ª edizione della classica ciclistica Milano-Sanremo (Ansa)
Lo sloveno cade a 30 chilometri dall’arrivo, rientra con una rincorsa impressionante e decide la Classicissima allo sprint contro Tom Pidcock. Un successo, arrivato al sesto tentativo, che completa il suo straordinario palmarès e arriva dopo una corsa vissuta sempre all’attacco.
C’è un’immagine che racconta più di tutte questa Milano-Sanremo: la maglia iridata strappata, il fianco sinistro sanguinante, e Tadej Pogacar che si rialza e riparte quando la sua corsa sembra finita. Da lì in avanti, la Classicissima cambia direzione e diventa il terreno della sua impresa.
Lo sloveno vince per la prima volta la Milano-Sanremo al sesto tentativo, chiudendo in 6h35’49’’ e battendo allo sprint Tom Pidcock, rimasto l’unico capace di reggergli il passo fino agli ultimi metri. Terzo Wout van Aert, quarto Mads Pedersen. Il primo degli italiani è Andrea Vendrame, sesto.
Fino a poco più di trenta chilometri dal traguardo, però, la storia sembra un’altra. Una caduta in gruppo, poco prima della Cipressa, coinvolge anche Pogacar. Finisce a terra, resta attardato, visibilmente ferito. Per qualche istante la sua Sanremo sembra chiusa lì. Quando risale in sella, il gruppo è già lontano e l’inseguimento appare complicato. È in quel momento che la corsa cambia volto. Pogacar rientra, metro dopo metro, aiutato anche dalla squadra, poi si riporta nelle prime posizioni proprio all’inizio della Cipressa. Non aspetta: accelera, forza il ritmo, seleziona il gruppo fino a portarsi via soltanto i nomi più attesi, tra cui Mathieu van der Poel e Pidcock. La selezione definitiva arriva sul Poggio. Lo sloveno attacca ancora, più volte, fino a staccare Van der Poel. Solo Pidcock resiste e si incolla alla sua ruota. In cima hanno pochi secondi sugli inseguitori, ma bastano. La discesa è veloce, il margine tiene, e la corsa si decide in via Roma. È uno sprint a due, situazione non abituale per Pogacar. Parte lungo, da davanti, costringendo Pidcock a inseguire. Il britannico prova a rimontare, ma negli ultimi metri lo sloveno riesce a mantenere mezza ruota di vantaggio, quanto basta per prendersi la vittoria che gli mancava. Dietro, il gruppo rientra troppo tardi. Van Aert conquista il terzo posto dopo l’inseguimento, in una giornata segnata anche per lui dalla caduta. Più indietro gli altri favoriti, mai davvero in grado di rientrare sui due battistrada nel finale. «Sono molto felice, un sacco di emozioni. Non vedevo l’ora di vincere questa gara», ha detto Pogacar all’arrivo. «Sapevo che con Pidcock sarebbe stata dura, ma sono riuscito a mettere la ruota davanti».
Per il fuoriclasse sloveno è molto più di una vittoria. La Sanremo era uno dei pochi tasselli mancanti in un palmarès già straordinario. Oggi arriva nel modo più difficile, passando attraverso un errore, una caduta e una rincorsa che avrebbe spento molti altri. E invece no. Dopo aver recuperato, attaccato e resistito, Pogacar completa l’opera allo sprint.
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