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2024-12-22
«L’assassino di Magdeburgo ce l’aveva con la Germania perché maltratta i rifugiati»
Fiori e candele accanto al mercatino di Natale di Magdeburgo (Ansa). Nel riquadro il documento di Taleb Al Abdulmohsen
Su Elon Musk, Taleb Al Abdulmohsen ha pubblicato contenuti grotteschi. Tipo un video generato con l’Ia, in cui compare un bot parlante con le sembianze del fondatore di Tesla. «Tutto ciò che dicono Robinson (Tommy, attivista britannico, ndr), Musk, Alex Jones (complottista americano, ndr), o chiunque sia descritto dai media tradizionali come un radicale o estremista di destra», recita il post citato dallo Spiegel, «è la verità». È un oceano di prediche su religione e geopolitica il profilo X del presunto attentatore di Magdeburgo, 50 anni, psichiatra impiegato nelle carceri di Bernburg, dove non si recava da fine ottobre. Non aveva preso ferie o malattia. Origini saudite, era in Germania dal 2006. L’hanno arrestato subito dopo la strage e, ieri, lo hanno sottoposto a test fisici e mentali. Non aveva complici.
Ogni tanto, elogiava il nazionalista olandese Geert Wilders e retwittava Donald Trump, lodandolo paradossalmente per il sostegno a cause progressiste: la difesa dei diritti dei gay in Arabia, la protezione della minoranza cristiana in Medio Oriente. Nella sua ultima intervista alla Rair Foundation, il sospettato condensava così la sua filosofia: «Ciò che ho scoperto come persona di sinistra è che le persone di sinistra sono i peggiori criminali su questo pianeta». Lui compreso, a quanto pare.
Bisognerà orientarsi in questo labirinto di contraddizioni, per comprendere un profilo psicologico complesso, capace di sconcertare l’esperto di terrorismo sentito da Associated press, Peter Neumann: «Dopo 25 anni in questo campo pensi che nulla possa più sorprenderti. Ma un cinquantenne saudita ex musulmano che vive in Germania Est, ama Afd e vuole punire la Germania per la sua tolleranza nei confronti degli islamisti, davvero non me lo aspettavo». È dai dettagli della sua biografia che forse emerge la vera radice della tragedia di venerdì sera, compiuta mentre Taleb era sotto effetto di droghe: un fallimento dell’immigrazione e dell’integrazione.
Primo: se al medico saudita non fossero state spalancate le porte, non avrebbe potuto mettersi alla guida della sua Bmw e uccidere cinque persone, tra cui un bimbo di 9 anni. Banale dato di fatto.
Secondo: la rabbia dell’assalitore è cresciuta proprio negli anni in cui si è impegnato per i diritti dei rifugiati. Si era convinto che chi aveva ripudiato la fede musulmana e, perciò, aveva davvero bisogno di protezione internazionale, non fosse abbastanza tutelato dalle prepotenze degli islamici radicali. Persino all’interno della Germania laica, democratica, accogliente. Non è una nostra elucubrazione. Lo sostiene il procuratore capo di Magdeburgo, Horst Walter Nopens, titolare dell’inchiesta. Ieri, il magistrato ha dichiarato che il movente dell’attacco sarebbe «l’insoddisfazione per il modo in cui i rifugiati sauditi vengono trattati in Germania». Bastava leggere la pagina X dell’indagato: «La Germania», scrive, «insegue le saudite richiedenti asilo», che lui supportava, «per distruggere le loro vite». Nella sua ultima intervista, blaterava ancora di una fantomatica «operazione sotto copertura» dei tedeschi «per dare la caccia agli ex musulmani e distruggere le loro vite».
Come i neonazi, dunque, Taleb era terrorizzato dall’islamizzazione. Si definiva «il maggior critico dell’islam». Il 5 dicembre, su X, ha denunciato il «progetto criminale segreto di Merkel per islamizzare l’Europa», aggiungendo che l’ex cancelliera «meriterebbe di essere uccisa». Il ministro dell’Interno, Nancy Fraser, lo ha definito un «islamofobo», precisando anche che questo è l’unico elemento certo sul presunto autore dell’attacco: il resto - Musk, Afd - sono suggestioni. In fondo, a differenza dell’alt right, il saudita non voleva serrare le frontiere; semmai, spalancarle ai rifugiati «meritevoli».
Avendo acquisito una certa notorietà per il sito che aveva aperto, wearesaudis.net, con cui sperava di aiutare chi scappava dalle dittature islamiche a farsi accogliere in Germania, ebbe modo di discutere la questione con la Faz, nel 2019: «I musulmani qui trattano le persone come me, che hanno un background islamico ma non sono più credenti, senza comprensione né tolleranza. Quando diciamo che abbiamo lasciato l’islam, perdiamo i nostri amici. Anche dopo aver presentato domanda di asilo, ho notato che molti dei richiedenti asilo musulmani che aiuto volontariamente in Germania pensano che io sia una cattiva persona perché non sono più credente». La furia di un incompreso? Al Abdulmohsen era riuscito a finire ai ferri corti (e alle vie legali) anche con l’associazione Atheist refugee relief, Ong di Colonia che si occupa dei diritti delle persone atee o che abbiano rinnegato la propria appartenenza religiosa.
Dopodiché, c’è la sottovalutazione del pericolo. Riad aveva lanciato quattro avvertimenti alle autorità tedesche riguardo Taleb. Ne aveva pure chiesto invano l’estradizione, per reati legati al terrorismo e al traffico di ragazze minorenni. Ieri, il capo della polizia di Magdeburgo ha dovuto ammettere che l’attentatore era giunto all’attenzione delle forze dell’ordine un anno fa. Bell’attenzione... «Si era tentato di effettuare colloqui di avvertimento per le persone a rischio». Bel tentativo... Ad agosto, un inquietante post premonitore su X, ovviamente ignorato: «Esiste una via per la giustizia in Germania senza bombardare un’ambasciata tedesca o massacrare cittadini tedeschi indiscriminatamente?». Ciliegina sulla torta: 24 ore prima dell’assalto ai mercatini, Al Abdulmohsen, sotto indagine per «eccesso di chiamate d’emergenza», era atteso in tribunale a Berlino. Non si è presentato. Nessuno s’è allarmato. Colpa di Elon Musk?
Il bilancio: cinque morti, 200 feriti. Il Viminale vigila sui mercatini
Quattro alert, uno dopo l’altro, erano partiti da Riad: l’intelligence saudita aveva messo in guardia Berlino su quell’uomo che sembrava essere pronto a colpire già a partire dal novembre 2023. L’ultimo avviso è dello scorso settembre. Per i servizi segreti di Riad, Taleb Al Abdulmohsen, rappresentava una minaccia per i diplomatici dell’Arabia Saudita in Germania. Inoltre, la monarchia del Golfo aveva sollecitato l’estrazione dell’uomo. Ma ogni tentativo è stato vano. Berlino, stando al Wall Street Journal, avrebbe interpretato l’attenzione dedicata ad Al Abdulmohsen dai sauditi come un accanimento di matrice politica nei suoi confronti. Finché davvero lo psichiatra che odiava l’islam non si è messo alla guida della Bmw che è sfrecciata nel cuore dei mercatini di Natale del Vecchio Mercato di Magdeburgo, seminando terrore.
Stando alla ricostruzione della dinamica, avrebbe imboccato una strada chiusa al traffico muovendosi con una precisione spietata, zigzagando tra le famiglie, i bambini, i venditori. Un’azione impressa nelle immagini di una telecamera di sicurezza. L’auto avanza come un ariete, puntando a colpire quante più persone possibili. In pochi minuti, cinque vite sono spezzate, tra cui9nove anni. Oltre 200 i feriti, 41 in condizioni critiche. Gli inquirenti hanno accertato che l’auto era stata noleggiata a Bernburg poche ore prima, un modello compatto, scelto per muoversi agilmente tra le bancarelle. Segno che sarebbe stato tutto pianificato.
Quando l’auto viene fermata lungo Ernst-Reuter-Allee, il paraurti è danneggiato e gli agenti trovano il conducente pronto ad arrendersi. Un poliziotto gli punta la pistola contro. Lui esce dall’abitacolo con calma e si stende sull’asfalto con le mani in vista.
L’attentato ha scatenato una valanga di reazioni politiche e diplomatiche. E ha riacceso il terrore in Europa. C’è molta preoccupazione anche in Italia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica federale tedesca, Frank Walter Steinmeier, esprimendo orrore e condanna: «La Germania, unita all’Italia da indissolubili vincoli di amicizia e solidarietà, può contare sul nostro impegno nel contrasto al terrorismo e nella difesa della convivenza pacifica, fondamento della comune identità europea». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha immediatamente convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo: «È necessario rafforzare la vigilanza su tutti i luoghi di aggregazione, soprattutto durante le festività natalizie». E il Viminale ha diramato una circolare con la quale ha disposto di implementare «le attività info-investigative» e quelle di «vigilanza e controllo» nei mercatini di Natale, nei villaggi a tema natalizio e nelle principali aree turistiche, nelle grandi città come nei centri medi e piccoli. Piazza Walther, a Bolzano, e piazza Fiera, a Trento, sono già state blindate: barriere di cemento, forze dell’ordine in divisa e in borghese presidiano ogni angolo. La preoccupazione degli apparati sono il rischio emulazione e l’attivazione di un lupo solitario, in assenza di evidenze di pianificazioni ostili contro obiettivi italiani.
«Per quello che sta accadendo nel mondo e per quello che accaduto in Siria, conto e sono sicuro che il governo italiano aumenterà i livelli di sicurezza in tutte le piazze italiane, in tutte le manifestazioni per Natale per Capodanno per renderlo più tranquillo possibile», ha commentato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che poi ha aggiunto: «Uno che investe dei bambini o degli anziani o chiunque nei giorni di festa è un criminale, un folle, un delinquente, qualunque sia la sua pseudoidea. Ho letto che che aveva fatto domanda d’asilo. Questo non vuol dire, per fortuna, che tutti quelli che ottengono asilo politico vanno in giro a sterminare. Però farei estrema attenzione».
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Il pm trova un movente «progressista». In un video il saudita si definiva «di sinistra». Riad lo aveva segnalato a Berlino, che ha ignorato un post: «Massacrare i tedeschi».Tra le vittime, un bimbo di 9 anni. Il ministero italiano: più controlli durante le feste.Lo speciale contiene due articoli.Su Elon Musk, Taleb Al Abdulmohsen ha pubblicato contenuti grotteschi. Tipo un video generato con l’Ia, in cui compare un bot parlante con le sembianze del fondatore di Tesla. «Tutto ciò che dicono Robinson (Tommy, attivista britannico, ndr), Musk, Alex Jones (complottista americano, ndr), o chiunque sia descritto dai media tradizionali come un radicale o estremista di destra», recita il post citato dallo Spiegel, «è la verità». È un oceano di prediche su religione e geopolitica il profilo X del presunto attentatore di Magdeburgo, 50 anni, psichiatra impiegato nelle carceri di Bernburg, dove non si recava da fine ottobre. Non aveva preso ferie o malattia. Origini saudite, era in Germania dal 2006. L’hanno arrestato subito dopo la strage e, ieri, lo hanno sottoposto a test fisici e mentali. Non aveva complici.Ogni tanto, elogiava il nazionalista olandese Geert Wilders e retwittava Donald Trump, lodandolo paradossalmente per il sostegno a cause progressiste: la difesa dei diritti dei gay in Arabia, la protezione della minoranza cristiana in Medio Oriente. Nella sua ultima intervista alla Rair Foundation, il sospettato condensava così la sua filosofia: «Ciò che ho scoperto come persona di sinistra è che le persone di sinistra sono i peggiori criminali su questo pianeta». Lui compreso, a quanto pare.Bisognerà orientarsi in questo labirinto di contraddizioni, per comprendere un profilo psicologico complesso, capace di sconcertare l’esperto di terrorismo sentito da Associated press, Peter Neumann: «Dopo 25 anni in questo campo pensi che nulla possa più sorprenderti. Ma un cinquantenne saudita ex musulmano che vive in Germania Est, ama Afd e vuole punire la Germania per la sua tolleranza nei confronti degli islamisti, davvero non me lo aspettavo». È dai dettagli della sua biografia che forse emerge la vera radice della tragedia di venerdì sera, compiuta mentre Taleb era sotto effetto di droghe: un fallimento dell’immigrazione e dell’integrazione. Primo: se al medico saudita non fossero state spalancate le porte, non avrebbe potuto mettersi alla guida della sua Bmw e uccidere cinque persone, tra cui un bimbo di 9 anni. Banale dato di fatto.Secondo: la rabbia dell’assalitore è cresciuta proprio negli anni in cui si è impegnato per i diritti dei rifugiati. Si era convinto che chi aveva ripudiato la fede musulmana e, perciò, aveva davvero bisogno di protezione internazionale, non fosse abbastanza tutelato dalle prepotenze degli islamici radicali. Persino all’interno della Germania laica, democratica, accogliente. Non è una nostra elucubrazione. Lo sostiene il procuratore capo di Magdeburgo, Horst Walter Nopens, titolare dell’inchiesta. Ieri, il magistrato ha dichiarato che il movente dell’attacco sarebbe «l’insoddisfazione per il modo in cui i rifugiati sauditi vengono trattati in Germania». Bastava leggere la pagina X dell’indagato: «La Germania», scrive, «insegue le saudite richiedenti asilo», che lui supportava, «per distruggere le loro vite». Nella sua ultima intervista, blaterava ancora di una fantomatica «operazione sotto copertura» dei tedeschi «per dare la caccia agli ex musulmani e distruggere le loro vite».Come i neonazi, dunque, Taleb era terrorizzato dall’islamizzazione. Si definiva «il maggior critico dell’islam». Il 5 dicembre, su X, ha denunciato il «progetto criminale segreto di Merkel per islamizzare l’Europa», aggiungendo che l’ex cancelliera «meriterebbe di essere uccisa». Il ministro dell’Interno, Nancy Fraser, lo ha definito un «islamofobo», precisando anche che questo è l’unico elemento certo sul presunto autore dell’attacco: il resto - Musk, Afd - sono suggestioni. In fondo, a differenza dell’alt right, il saudita non voleva serrare le frontiere; semmai, spalancarle ai rifugiati «meritevoli».Avendo acquisito una certa notorietà per il sito che aveva aperto, wearesaudis.net, con cui sperava di aiutare chi scappava dalle dittature islamiche a farsi accogliere in Germania, ebbe modo di discutere la questione con la Faz, nel 2019: «I musulmani qui trattano le persone come me, che hanno un background islamico ma non sono più credenti, senza comprensione né tolleranza. Quando diciamo che abbiamo lasciato l’islam, perdiamo i nostri amici. Anche dopo aver presentato domanda di asilo, ho notato che molti dei richiedenti asilo musulmani che aiuto volontariamente in Germania pensano che io sia una cattiva persona perché non sono più credente». La furia di un incompreso? Al Abdulmohsen era riuscito a finire ai ferri corti (e alle vie legali) anche con l’associazione Atheist refugee relief, Ong di Colonia che si occupa dei diritti delle persone atee o che abbiano rinnegato la propria appartenenza religiosa. Dopodiché, c’è la sottovalutazione del pericolo. Riad aveva lanciato quattro avvertimenti alle autorità tedesche riguardo Taleb. Ne aveva pure chiesto invano l’estradizione, per reati legati al terrorismo e al traffico di ragazze minorenni. Ieri, il capo della polizia di Magdeburgo ha dovuto ammettere che l’attentatore era giunto all’attenzione delle forze dell’ordine un anno fa. Bell’attenzione... «Si era tentato di effettuare colloqui di avvertimento per le persone a rischio». Bel tentativo... Ad agosto, un inquietante post premonitore su X, ovviamente ignorato: «Esiste una via per la giustizia in Germania senza bombardare un’ambasciata tedesca o massacrare cittadini tedeschi indiscriminatamente?». Ciliegina sulla torta: 24 ore prima dell’assalto ai mercatini, Al Abdulmohsen, sotto indagine per «eccesso di chiamate d’emergenza», era atteso in tribunale a Berlino. Non si è presentato. Nessuno s’è allarmato. Colpa di Elon Musk?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/assassino-magdeburgo-contro-germania-2670660275.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-bilancio-cinque-morti-200-feriti-il-viminale-vigila-sui-mercatini" data-post-id="2670660275" data-published-at="1734843060" data-use-pagination="False"> Il bilancio: cinque morti, 200 feriti. Il Viminale vigila sui mercatini Quattro alert, uno dopo l’altro, erano partiti da Riad: l’intelligence saudita aveva messo in guardia Berlino su quell’uomo che sembrava essere pronto a colpire già a partire dal novembre 2023. L’ultimo avviso è dello scorso settembre. Per i servizi segreti di Riad, Taleb Al Abdulmohsen, rappresentava una minaccia per i diplomatici dell’Arabia Saudita in Germania. Inoltre, la monarchia del Golfo aveva sollecitato l’estrazione dell’uomo. Ma ogni tentativo è stato vano. Berlino, stando al Wall Street Journal, avrebbe interpretato l’attenzione dedicata ad Al Abdulmohsen dai sauditi come un accanimento di matrice politica nei suoi confronti. Finché davvero lo psichiatra che odiava l’islam non si è messo alla guida della Bmw che è sfrecciata nel cuore dei mercatini di Natale del Vecchio Mercato di Magdeburgo, seminando terrore. Stando alla ricostruzione della dinamica, avrebbe imboccato una strada chiusa al traffico muovendosi con una precisione spietata, zigzagando tra le famiglie, i bambini, i venditori. Un’azione impressa nelle immagini di una telecamera di sicurezza. L’auto avanza come un ariete, puntando a colpire quante più persone possibili. In pochi minuti, cinque vite sono spezzate, tra cui9nove anni. Oltre 200 i feriti, 41 in condizioni critiche. Gli inquirenti hanno accertato che l’auto era stata noleggiata a Bernburg poche ore prima, un modello compatto, scelto per muoversi agilmente tra le bancarelle. Segno che sarebbe stato tutto pianificato. Quando l’auto viene fermata lungo Ernst-Reuter-Allee, il paraurti è danneggiato e gli agenti trovano il conducente pronto ad arrendersi. Un poliziotto gli punta la pistola contro. Lui esce dall’abitacolo con calma e si stende sull’asfalto con le mani in vista. L’attentato ha scatenato una valanga di reazioni politiche e diplomatiche. E ha riacceso il terrore in Europa. C’è molta preoccupazione anche in Italia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica federale tedesca, Frank Walter Steinmeier, esprimendo orrore e condanna: «La Germania, unita all’Italia da indissolubili vincoli di amicizia e solidarietà, può contare sul nostro impegno nel contrasto al terrorismo e nella difesa della convivenza pacifica, fondamento della comune identità europea». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha immediatamente convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo: «È necessario rafforzare la vigilanza su tutti i luoghi di aggregazione, soprattutto durante le festività natalizie». E il Viminale ha diramato una circolare con la quale ha disposto di implementare «le attività info-investigative» e quelle di «vigilanza e controllo» nei mercatini di Natale, nei villaggi a tema natalizio e nelle principali aree turistiche, nelle grandi città come nei centri medi e piccoli. Piazza Walther, a Bolzano, e piazza Fiera, a Trento, sono già state blindate: barriere di cemento, forze dell’ordine in divisa e in borghese presidiano ogni angolo. La preoccupazione degli apparati sono il rischio emulazione e l’attivazione di un lupo solitario, in assenza di evidenze di pianificazioni ostili contro obiettivi italiani. «Per quello che sta accadendo nel mondo e per quello che accaduto in Siria, conto e sono sicuro che il governo italiano aumenterà i livelli di sicurezza in tutte le piazze italiane, in tutte le manifestazioni per Natale per Capodanno per renderlo più tranquillo possibile», ha commentato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che poi ha aggiunto: «Uno che investe dei bambini o degli anziani o chiunque nei giorni di festa è un criminale, un folle, un delinquente, qualunque sia la sua pseudoidea. Ho letto che che aveva fatto domanda d’asilo. Questo non vuol dire, per fortuna, che tutti quelli che ottengono asilo politico vanno in giro a sterminare. Però farei estrema attenzione».
Il ministro dal Consiglio Agrifish della Ue: «L’Italia non ha paura di affrontare fasi di dibattito e di dialogo anche rispetto a regolamenti che si sono dimostrati non capaci di garantire». Ha poi aggiunto: «Ci interessa il modello di informazione puntuale alle persone che acquistano e consumano».
Roberto Vannacci nella sede romana di Futuro Nazionale (Imagoeconomica)
Perché», risponde Vannacci, «non mi risulta sia capo di un partito politico. Oppure stiamo dicendo che Forza Italia è un partito eterodiretto dal potere dei soldi e dell’editoria? Non mi risulta che Marina Berlusconi faccia politica. Quindi perché dovrei rispondere a qualcuno che non fa politica?».
Vannacci è convinto, ed è difficile dargli torto, che il centrodestra, alle prossime politiche, avrà bisogno di lui, e quindi può permettersi di tutto e di più, anche di dettare condizioni: «Per l’alleanza», sottolinea il generale, «ci sono margini, purché si adeguino alle nostre linee rosse che sono quelle della destra, perché oggi probabilmente abbiamo una destra che fa più la sinistra, non alla moda. Questo probabilmente non piace ai cittadini, tant’è vero che in soli tre mesi Futuro nazionale sta riscuotendo successo per questo motivo. La sinistra non è alla moda, non piace. E quindi, che la destra ritorni a fare la destra. La destra ha perso la trebisonda, probabilmente. E quindi arriva Futuro nazionale che è una specie di sestante: fa il punto nave, ristabilisce la rotta giusta e andiamo avanti per la rotta giusta». Per Vannacci, in fin dei conti, la legge elettorale non è un grande problema: se il centrodestra avrà bisogno dei suoi voti e stringerà l’intesa elettorale, o dovrà assegnare a Futuro nazionale una parte di collegi sicuri, come accade per tutti i partiti, oppure, se la legge cambierà, avrà una quota di suoi rappresentanti nel listino bloccato del premio di maggioranza. Tiene però alle preferenze: «Noi ci preoccupiamo poco della legge elettorale», argomenta Vannacci, «perché qualsiasi essa sia noi ci adegueremo. Ci dispiace che le nostre proposte non siano state prese in considerazione e ci dispiace che la futura legge elettorale, se andrà per come è stata disegnata e progettata, continui a togliere la sovranità al popolo. Noi ci vogliamo battere per il ritorno delle preferenze, perché la democrazia è là dove il cittadino sceglie i propri rappresentanti. Oggi non siamo in questa situazione, oggi i rappresentanti vengono scelti dalle segreterie di partito, secondo delle logiche e delle dinamiche totalmente estranee a quelle democratiche».
Intanto, il suo partito continua a crescere sui territori. Ieri due consiglieri regionali lombardi, Luca Ferrazzi del gruppo misto e Pietro Macconi di Fratelli d’Italia, hanno aderito a Futuro nazionale. «Non ho nessuna valutazione da fare», commenta il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, «nel senso che è una scelta che hanno fatto due consiglieri, sono liberissimi di farla. Possono spostarsi dove vogliono. Personalmente ho sempre sostenuto che la Lega non abbia nulla in comune con Vannacci». Stessa scelta l’ha fatta la ex deputata leghista Francesca Martini, già Sottosegretaria alla Salute nel governo Berlusconi dal 2009 al 2011 e, prima ancora, assessore alla Sanità della Regione Veneto. La Martini è stata parlamentare del Carroccio per due legislature, e nel 2017 era stata tra i fondatori di Grande Nord.
L’unico a tenere ancora chiuse le porte del centrodestra a Futuro nazionale è Maurizio Lupi: «Ho un grande rispetto per tutti coloro che si mettono a fare politica», sottolinea il leader di Noi moderati, «che iniziano anche una proposta politica e un percorso. Detto questo, Vannacci nulla ha a che fare con la storia del centrodestra, nulla ha a che fare con la proposta di governo del futuro del nostro Paese». Questa ce la segniamo…
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Olimpia Tarzia (Imagoeconomica)
di Olimpia Tarzia, Responsabile del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia
Il 27 novembre 2020 il presidente Berlusconi mi nominò responsabile nazionale del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia. Accolsi la proposta, accettando, per la prima volta - in 20 anni di vita politica e istituzionale vissuta, nelle tre legislature alla Regione Lazio, come indipendente nell’area del centrodestra - di aderire a un partito, proprio a motivo delle sue posizioni sul tema della vita, considerando che, pur nelle variegate sfumature delle singole posizioni sui temi etici presenti in Fi, affidarmi un tale Dipartimento esprimeva una precisa volontà politica del presidente di rafforzare una visione antropologica basata su principi e valori cristiani.
Queste le sue parole nel motivare l’incarico affidatomi: «Un affettuoso benvenuto ad Olimpia Tarzia, che ha scelto di far parte di Forza Italia. La sua decisione ha un grande significato: Olimpia in questi anni è stata ed è una degli esponenti più qualificati e più rappresentativi dell’associazionismo e del volontariato cattolico. Le sue competenze e il suo impegno nel delicatissimo settore della bioetica, l’esperienza del Movimento per la vita di cui è cofondatrice, le tante battaglie per la vita e per la famiglia delle quali è stata protagonista, ne fanno un punto di riferimento per tutti coloro che credono nei valori di un autentico umanesimo cristiano. Sono valori che Forza Italia considera parte integrante della sua visione dell’uomo e della società, e per i quali ci siamo battuti e ci batteremo, pur nel rispetto della libertà di coscienza di ciascuno, in ogni occasione parlamentare e politica. La presenza di Olimpia ci darà più forza in queste battaglie di civiltà. Con lei ci rivolgeremo ai tanti elettori cattolici disorientati e delusi dalla politica e dai politici che li hanno rappresentati in Parlamento».
A settembre 2022 Berlusconi rilasciò una lunga intervista ad Avvenire, in cui affermava: «Noi su temi come unioni civili e biotestamento abbiamo sempre votato contro».
Sui temi eticamente sensibili, in questi anni, fino a pochi mesi fa, ho potuto liberamente condurre il Dipartimento su tale strada. Da quando è iniziato il dibattito sul ddl Fine vita, in diverse occasioni, in colloqui singoli all’interno del partito, ma anche pubblicamente, ho manifestato la mia contrarietà a una legge che normasse il suicidio assistito, sottolineando la rilevanza etica e antropologica di una tale disciplina giuridica, nella ferma convinzione che una legge ad hoc non serva e che le direttive della Consulta non necessitino di una legge che le recepisca, in quanto la Consulta ha già di fatto eliminato, alle condizioni indicate, il presidio della sanzione penale all’aiuto al suicidio che è stato posto dall’articolo 580 del Codice penale.
Su questo tema sono intervenuta più volte, fin dal 2021, con significativi risultati di coinvolgimento e sensibilizzazione attraverso molteplici iniziative rivolte particolarmente al mondo cattolico, sia con interventi sui media, sia organizzando convegni e incontri, ribadendo tale linea e sostenendo la necessità di un rafforzamento delle cure palliative in termini di allocazione di fondi e di realizzazione di strutture ad hoc. Come è chiaramente scritto nell’Evangelium vitae (n. 66): «Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto “suicidio assistito” significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un’ingiustizia che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta».
È per questo motivo che le recenti prese di posizione del partito sul fine vita, che, non tenendo in considerazione le mie forti perplessità, hanno portato alla scelta di portare avanti un disegno di legge sul suicidio assistito, mi costringono a constatare che sono venuti a mancare i presupposti per mantenere, in tale contesto, il mio incarico come responsabile nazionale del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia.
Nella mia storia di vita personale, associativa e politica, ho sempre considerato la libertà interiore, la coerenza delle scelte e la fedeltà ai principi in cui si crede un punto fermo, anche a costo di sacrifici personali: non intendo ora rendermi corresponsabile di una legge, foriera di inevitabili pericolose implicazioni e conseguenze, che di fatto sancisce, anche se surrettiziamente, il «diritto al suicidio», una legge che vedrebbe lo Stato, anziché garantire e tutelare il diritto alla vita, specialmente dei più vulnerabili, assicurare la morte, mettendo a disposizione risorse economiche e strutture adeguate a rendere fruibile quell’atto, anche magari tramite il Servizio sanitario nazionale.
Con questa mia decisione non ho alcuna intenzione di colpevolizzare chi sta impegnandosi per trovare le migliori soluzioni possibili a una questione estremamente delicata e complessa, ma non posso condividere l’idea di considerare questa proposta di legge come una scelta obbligata al fine di perseguire una «riduzione del danno» perché il «male minore», come ci insegna la dottrina cattolica, si può tollerare, se inevitabilmente costretti (e non è questo il caso), ma non può mai essere una scelta.
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Stefano Zenni, musicologo jazz, ricorda Sonny Rollins, leggendario sassofonista scomparso a 95 anni e a poche ore dal centenario di Miles Davis. La sua inesauribile fantasia, unita a generose dosi di ironia, lo ha reso un colosso assoluto dell’arte dell’improvvisazione.