- Una circolare che è molto simile a una «schedatura» sta facendo discutere dirigenti scolastici e genitori. Una richiesta assurda, anche perché l’azienda sanitaria i nomi li ha già. Mentre la scuola non li può sapere.
- Mentre in Italia c’è grande entusiasmo per immunizzare gli adolescenti, in Germania sono ben più prudenti e difendono la libertà dei giovanissimi: «Non c’è reale necessità».
Lo speciale contiene due articoli.
In provincia di Foggia accade che l’Asl chieda ai presidi delle scuole secondarie di primo e secondo grado di fornire gli elenchi degli studenti di età uguale e superiore a 12 anni non vaccinati al coronavirus. In pratica, una vera e propria schedatura. Ci manca solo andare dietro la lavagna, come una volta veniva punito chi non aveva molta voglia di studiare. Magari non prima di avere annotato con il gesso «Io non sono vaccinato», naturalmente, o averlo scritto almeno 100 volte sul quaderno.
Una vicenda che ovviamente sta facendo discutere gli stessi presidi e i genitori degli alunni. In realtà, le scuole non possono certo sapere chi è vaccinato e chi no (il dato – sensibile e dunque protetto – è in possesso proprio dell’Asl che conosce nel dettaglio chi si è sottoposto all’iniezione). E sarebbe inoltre palese la violazione della privacy,
Procediamo con ordine partendo dai fatti, ovvero le modalità attraverso le quali in provincia di Foggia si interpretano le indicazioni che giungono dal Commissario per l’emergenza coronavirus.
Il 18 agosto, la referente Covid-19 settore scuola, Elvira Sparacia, e il direttore servizio igiene e sanità pubblica dell’Asl dauna, Giovanni Iannucci, prendono carta e penna. L’inizio del nuovo anno scolastico è dietro l’angolo e occorre scongiurare che il virus si faccia strada tra una lezione di matematica e una di italiano. Si teme la quarta ondata e anche tra i banchi, da queste parti, si ricorre ai ripari. Già, ma come?
Nella circolare, prima si tirano in ballo le indicazioni trasmesse dal generale Francesco Paolo Figliuolo in tutta Italia. «In relazione a quanto disposto dalla struttura commissariale per l’emergenza Covid-19 e dal competente organo regionale, in vista dell’imminente inizio del nuovo anno scolastico», si legge in premessa, si invitano i presidi «a fornire gli elenchi degli studenti di età» uguale o superiore ai 12 anni «non ancora vaccinati in modo tale da potere organizzare corsie preferenziali con agende dedicate per la somministrazione delle vaccinazioni». Papale papale. Insomma, l’Asl di Foggia nel documento dice alle scuole: ditemi chi è vaccinato e chi no. Il motivo? Così, pare, ci si può organizzare al meglio.
Il direttore generale dell’Asl Vito Piazzola, forse consapevole del fatto che un invito del genere crea potenzialmente probemi enormi, interpellato da La Verità prova a correggere il tiro gettando acqua sul fuoco. E cerca di spiegare una missiva non scritta benissimo e dalla quale, precisa lo stesso dg, vanno sicuramente espunte le tre parole incriminate: «Non ancora vaccinati».
«È ovvio che la scuola non può sapere chi sono i vaccinati e chi no. Questo è un dato che abbiamo noi, e per la provincia posso dire che abbiamo vaccinato il 52-53% dei ragazzi in questa fascia d’età», spiega Piazzolla. «Il senso della comunicazione è semplicemente “forniteci tutti gli elenchi”, poi, sta a noi dell’Asl – per così dire – ricavare i non vaccinati dai nominativi completi che le scuole ci daranno. L’obiettivo è, fermo restando la scelta consapevole guidata dall’intervento dei genitori, creare percorsi privilegiati senza prenotazione per una maggiore copertura possibile di questa fascia d’età».
Un’interpretazione non proprio convincente, tanto che alcuni genitori si sono rivolti a un legale per proteggere dati che più sensibili non si può. Alcuni dirigenti scolastici, inoltre, stando a quanto trapela dal riserbo dell’Ufficio scolastico provinciale, sarebbero orientati a fornire solo numeri, non nomi né generalità. «Ci aspettiamo che le scuole ci inviino gli elenchi degli studenti», ribadisce però il dg Piazzolla.
Sullo sfondo, ma non troppo, la preoccupazione di qualche genitore.
«Ho tre figli di cui uno quindicenne, un altro di 11 troppo piccolo per il vaccino e un altro maggiorenne che quest’anno andrà all’università», spiega un padre che vive a Foggia. Questa circolare, se fosse interpretata alla lettera, sarebbe davvero allarmante. Passi un elenco degli alunni, ma una lista degli adolescenti non vaccinati davvero no. Ho una certa esperienza nella iscrizione dei figli a scuola. È vero che occorre presentare i certificati che attestano la somministrazione dei vaccini obbligatori, ma quella contro il coronavirus non lo è. Non c’è alcun obbligo di certificazione né di informare alcuno. Si tratta di qualcosa che attiene alla sfera personale. Inoltre parliamo di minorenni per i quali la tutela del dato sensibile è oggetto di maggiore garanzia». «In ogni caso», conclude, «per quanto mi riguarda, non credo che farò vaccinare i miei figli perché ritengo il rischio sproporzionato rispetto al beneficio».
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