
Sono numerose le domande innescate dal conflitto in Iran. Tuttavia, tra le tante, ne emerge forse soprattutto una: a che gioco sta giocando l’Arabia Saudita?
Ufficialmente, nei mesi scorsi, Riad ha più volte auspicato che Washington e Teheran risolvessero le loro divergenze attraverso una soluzione di tipo diplomatico. Una posizione, questa, che i sauditi condividevano con Ankara. Non è inoltre un mistero che proprio l’Arabia Saudita abbia recentemente partecipato a dei colloqui in Pakistan insieme a Egitto e Turchia per discutere di come far concludere l’attuale crisi mediorientale.
Tuttavia, dietro le quinte, pare proprio che Mohammad bin Salman si sia mossa ben diversamente. Axios raccontò che, durante la sua visita a Washington dello scorso gennaio, il ministro Difesa saudita, Khalid bin Salman, avrebbe auspicato un intervento armato americano contro Teheran nel corso di un incontro a porte chiuse con i rappresentanti di think tank e organizzazioni ebraiche. Non solo. La settimana scorsa, il New York Times ha rivelato che, sempre dietro le quinte, il principe ereditario saudita starebbe premendo affinché la Casa Bianca prosegua nel conflitto contro l’Iran.
Insomma, a che gioco sta giocando Riad? È abbastanza chiaro come l’Arabia Saudita stia cercando di tenere il piede in due scarpe. Nonostante la distensione con Teheran avviata nel 2023 attraverso la mediazione di Pechino, bin Salman ha continuato a temere le ambizioni nucleari iraniane, vedendo nella Repubblica islamica una minaccia alle proprie ambizioni regionali. Dall’altra parte, il principe ereditario saudita ha man mano rafforzato la propria sponda con la Turchia soprattutto per quanto concerne il delicato dossier siriano. In tal senso, per non inimicarsi Ankara, Riad ha ufficialmente auspicato una soluzione diplomatica alla crisi iraniana. Non va infatti trascurato come Recep Tayyip Erdogan sia stato tra i più aspri critici dell'offensiva israelo-americana contro il regime khoeminista.
Tutto questo, mentre le ritorsioni di Teheran contro i Paesi del Golfo hanno riavvicinato i sauditi agli emiratini: non dimentichiamo che, negli ultimi tempi, Riad e Abu Dhabi erano ai ferri corti su varie questioni: dallo Yemen al Sudan, passando per il Somaliland. Il che lascia intendere che possa sotterraneamente registrarsi una sponda tra i sauditi e gli israeliani. D'altronde, secondo il New York Times, Benjamin Netanyahu temere che Donald Trump concordi troppo presto un cessate il fuoco con Teheran: una posizione, quella del premier israeliano, che Riad potrebbe condividere.





