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2022-02-02
Anziché eliminare Dad e quarantene vogliono la gogna pure per i bambini
Oggi il governo potrebbe decidere di introdurre norme distinte tra alunni vaccinati e non, anche alle elementari. Dopo la riunione del Cts prevista alle 12, il Consiglio dei ministri si riunisce, infatti, per valutare se estendere alla primaria le regole in vigore alle medie e alle superiori, ovvero didattica a distanza solo al terzo positivo registrato in classe, però con dei distinguo che diventerebbero una pesantissima discriminazione.
I bimbi vaccinati saranno in Dad cinque giorni, che sarà il doppio per chi non ha fatto nemmeno una dose. Con due positivi rimarrebbe a casa solo chi è vaccinato da più di quattro mesi o non ha mai ricevuto nemmeno la prima dose, oppure è guarito da più di 120 giorni. Alla faccia del diritto allo studio per tutti, fin dalla più tenera età si vuole creare un clima di contrasto tra immunizzati e non, lasciando a casa per dieci giorni chi non ha offerto il braccino, mentre i compagni di classe «virtuosi» saranno riammessi in presenza in metà tempo. «Quello che mi interessa è ottenere l’allentamento delle restrizioni, il diritto alla scuola per tutti», dichiarava ieri il segretario della Lega, Matteo Salvini, anticipando il tema di cui intende discutere in settimana con il premier Mario Draghi. Aggiungeva: «Leggo di bizzarre ipotesi di divieti alla scuola per bimbi di 6 e 7 anni o con distinzioni tra vaccinati e non vaccinati e penso sia il momento di fare l’esatto contrario».
Dopo circolari e decreti e vari, molti dei quali contraddittori e che hanno portato il caos nella scuola imponendo protocolli assurdi da seguire per i docenti e per i genitori, adesso arriverebbe la mossa capolavoro, per imporre di fatto la vaccinazione alle elementari. Quale bambino non avrà da lamentarsi in famiglia, perché costretto a restare fuori di classe per più tempo rispetto agli amichetti che si sono fatti il vaccino?
Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, tra i tanti suoi propositi annunciati, sosteneva che era in corso una «riflessione» per semplificare la certificazione del rientro a scuola degli alunni che sono stati contagiati dal Covid e hanno superato la malattia, sottolineando che «al di là della formula con cui si rientra, è importante che il rientro ci sia stato e che si è affermato il principio che la scuola è in presenza, ed è un diritto».
La formula è fondamentale, non secondaria, visto che si tratta di garantire la continuità di studio per i bambini senza discriminazioni da vaccino anti Covid. Invece anche la quarantena dovrebbe avere modalità diverse, così come viene imposto a tutti i cittadini, quindi niente isolamento per vaccinati da meno di 120 giorni e guariti, cinque giorni per chi è vaccinato o guarito da più di 120 giorni, ma dieci giorni per i non vaccinati.
Una «punizione», perché di altro non si tratterebbe, con tempi più lunghi di segregazione in casa, senza poter giocare né andare a scuola. E per fortuna che si vuole il bene dei più piccoli, che tanto hanno sofferto in due anni di lockdown e limitazioni. «Non avere contatti fisici, reali, coi propri pari impoverisce la “dieta del nostro cervello emotivo”», ha scritto Marcella Mauro del Centro di neuropsicologia di Humanitas medical care. E con la Dad, che determina diffuso disagio psicologico tra i ragazzi, «aumenta la propensione all’isolamento nel pianeta digitale», segnalava già un anno fa l’Ordine nazionale degli psicologi.
Nessuna novità dovrebbe esserci sul fronte scuole dell’infanzia, dove basta un solo bimbo 0-5 anni positivo per lasciare tutti a casa dieci giorni. Una norma assurda, che sta creando infiniti problemi alle famiglie, che non possono godere del servizio educativo, devono pagare baby sitter se i nonni non ci sono o sono troppi fragili, pagare i tamponi dopo l’uscita dalla quarantena.
Nel mondo della scuola si registra pure il malumore per la reintroduzione della seconda prova scritta all’esame di Stato, diversa per ogni singolo istituto a differenza della prima che rimane predisposta su base nazionale. «Gli studenti che affronteranno le prove di giugno sono quelli che più hanno sofferto l’emergenza: due anni e mezzo del loro percorso scolastico sono stati pesantemente inficiati dalla pandemia», ha commentato Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi (Anp). «Anche la decisione di basare la seconda prova scritta su una sola materia tra quelle di indirizzo rappresenta un passo indietro, perché si perde quella interdisciplinarietà che rappresentava un salto di qualità nella rilevazione delle competenze degli studenti. Ci auguriamo che il ministro ci ripensi e tolga la seconda prova agli esami di maturità».
Secondo Tommaso Biancuzzi, della Rete degli studenti medi, sindacato studentesco, «serve una maturità che tenga conto degli ultimi tre anni di scuola a singhiozzo, tra didattica mista e a distanza. Serve una maturità che dia importanza e spazio ai percorsi personali con una tesina e niente scritti». Per questo, tra due giorni protesteranno davanti al ministero dell’Istruzione e in molte piazze italiane.
«Inaffidabili i trial di Pfizer sui sieri»
«I risultati dell’efficacia del 95% del vaccino annunciati da Pfizer non potevano essere considerati affidabili per il criterio principale, vale a dire, prima insorgenza di Covid-19 sintomatico a partire da 7 giorni dopo la dose 2». È il parere della biostatistica Christine Cotton, specialista in sperimentazioni cliniche, che ha pubblicato su FranceSoir la sua perizia metodologica, richiesta da un avvocato alla Corte d’Appello del Quebec, entrando nei dettagli dei vaccini contro il coronavirus. In sostanza una valutazione delle pratiche metodologiche implementate nelle sperimentazioni Pfizer per lo sviluppo del suo vaccino a RNA messaggero contro il Covid-19, in relazione alle buone pratiche cliniche.
La Cotton, con 23 anni di esperienza, ha nel suo curriculum oltre 500 studi nell’industria farmaceutica e varie sperimentazioni cliniche, ha esaminato tutta la documentazione del laboratorio Pfizer registrato presso le autorità americane ed europee, per individuare e determinare i bias, ovvero gli elementi che possono far deviare i risultati dal loro vero valore.
Dagli intervalli di confidenza con campioni con zero o pochi pazienti a risultati statisticamente non dimostrati su casi gravi o anziani, una rassegna completa in termini semplici e comprensibili. La specialista indipendente, che ha lavorato per i più grandi laboratori come Astrazeneca, J&J, Roche, ritiene che l’efficacia del vaccino annunciata dal colosso farmaceutico Usa «non si può considerare efficace» perché chi ha partecipato ai trials doveva segnalare i propri sintomi al sito che li aveva reclutati, per capire se si trattava di casi sintomatici di Covid. Ma «qualsiasi segnalazione incompleta o errata da parte del partecipante che non ha la competenza per giudicare il suo stato di salute, l’uso autorizzato di antipiretici che sopprimono i sintomi, febbre e dolore, portano a una sottovalutazione del numero di contagiati sintomatici, poiché solo i partecipanti che segnalano sintomi dovrebbero completare un test Pcr, ossia molecolare, come parte di questo studio. Altrimenti, nessun sintomo significa nessun test Pcr e nessun test Pcr significa niente Covid-19». Per la Cotton era necessario effettuare test molecolari a tutta la popolazione inclusa nella sperimentazione clinica per capire se il Covid asintomatico fosse vettore di malattia. Pertanto, sottolinea la biostatistica, «è chiaro che tutta la comunicazione sulla vaccinazione che frena la trasmissione del virus, non sia stata supportata da alcun risultato nella sperimentazione clinica».
Altro problema la valutazione della tolleranza, poiché «abbiamo solo due mesi mediani di follow-up dopo la seconda dose, ovvero il 50% dei partecipanti a meno di due mesi e il 50% a più di due mesi: un periodo di osservazione che è troppo breve per raccogliere la tolleranza a medio e lungo termine».
Infine un altro dato scioccante della relazione: nell’ottobre 2021 è stato finalmente riconosciuto il rischio di miocardite/pericardite da vaccino nei soggetti di età compresa tra 12 e 39 anni, quando la popolazione generale era già vaccinata da diversi mesi e il rischio era stato sottovalutato. A fronte di tutte queste «distorsioni e informazioni mancanti» Christine Cotton ha chiesto «la sospensione urgente di tutte le vaccinazioni con Comirnaty, )il vaccino BionTech-Pfizer) non solo per le popolazioni su cui non abbiamo informazioni fino ad oggi, ma anche per l’intera popolazione, in attesa delle spiegazioni del laboratorio Pfizer sulla scelta del proprio piano di sperimentazione, delle sue modalità di valutazione, dell’algoritmo per il calcolo dei criteri d’efficacia, dell’assenza di un test Pcr sulla popolazione generale».
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Oggi il Cdm estenderà la discriminazione alle elementari. Lezioni online con tre casi, con due a casa solo i non vaccinati, penalizzati anche sull’isolamento. Matteo Salvini: «Ipotesi bizzarre, restrizioni da allentare».«Inaffidabili i trial di Pfizer sui sieri». Per la biostatistica Christine Cotton, i test sull’efficacia del preparato sono imprecisi. Pochi pazienti, segnalazioni incomplete e rischi sottovalutati comprometterebbero i risultati.Lo speciale comprende due articoli. Oggi il governo potrebbe decidere di introdurre norme distinte tra alunni vaccinati e non, anche alle elementari. Dopo la riunione del Cts prevista alle 12, il Consiglio dei ministri si riunisce, infatti, per valutare se estendere alla primaria le regole in vigore alle medie e alle superiori, ovvero didattica a distanza solo al terzo positivo registrato in classe, però con dei distinguo che diventerebbero una pesantissima discriminazione. I bimbi vaccinati saranno in Dad cinque giorni, che sarà il doppio per chi non ha fatto nemmeno una dose. Con due positivi rimarrebbe a casa solo chi è vaccinato da più di quattro mesi o non ha mai ricevuto nemmeno la prima dose, oppure è guarito da più di 120 giorni. Alla faccia del diritto allo studio per tutti, fin dalla più tenera età si vuole creare un clima di contrasto tra immunizzati e non, lasciando a casa per dieci giorni chi non ha offerto il braccino, mentre i compagni di classe «virtuosi» saranno riammessi in presenza in metà tempo. «Quello che mi interessa è ottenere l’allentamento delle restrizioni, il diritto alla scuola per tutti», dichiarava ieri il segretario della Lega, Matteo Salvini, anticipando il tema di cui intende discutere in settimana con il premier Mario Draghi. Aggiungeva: «Leggo di bizzarre ipotesi di divieti alla scuola per bimbi di 6 e 7 anni o con distinzioni tra vaccinati e non vaccinati e penso sia il momento di fare l’esatto contrario». Dopo circolari e decreti e vari, molti dei quali contraddittori e che hanno portato il caos nella scuola imponendo protocolli assurdi da seguire per i docenti e per i genitori, adesso arriverebbe la mossa capolavoro, per imporre di fatto la vaccinazione alle elementari. Quale bambino non avrà da lamentarsi in famiglia, perché costretto a restare fuori di classe per più tempo rispetto agli amichetti che si sono fatti il vaccino? Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, tra i tanti suoi propositi annunciati, sosteneva che era in corso una «riflessione» per semplificare la certificazione del rientro a scuola degli alunni che sono stati contagiati dal Covid e hanno superato la malattia, sottolineando che «al di là della formula con cui si rientra, è importante che il rientro ci sia stato e che si è affermato il principio che la scuola è in presenza, ed è un diritto». La formula è fondamentale, non secondaria, visto che si tratta di garantire la continuità di studio per i bambini senza discriminazioni da vaccino anti Covid. Invece anche la quarantena dovrebbe avere modalità diverse, così come viene imposto a tutti i cittadini, quindi niente isolamento per vaccinati da meno di 120 giorni e guariti, cinque giorni per chi è vaccinato o guarito da più di 120 giorni, ma dieci giorni per i non vaccinati. Una «punizione», perché di altro non si tratterebbe, con tempi più lunghi di segregazione in casa, senza poter giocare né andare a scuola. E per fortuna che si vuole il bene dei più piccoli, che tanto hanno sofferto in due anni di lockdown e limitazioni. «Non avere contatti fisici, reali, coi propri pari impoverisce la “dieta del nostro cervello emotivo”», ha scritto Marcella Mauro del Centro di neuropsicologia di Humanitas medical care. E con la Dad, che determina diffuso disagio psicologico tra i ragazzi, «aumenta la propensione all’isolamento nel pianeta digitale», segnalava già un anno fa l’Ordine nazionale degli psicologi.Nessuna novità dovrebbe esserci sul fronte scuole dell’infanzia, dove basta un solo bimbo 0-5 anni positivo per lasciare tutti a casa dieci giorni. Una norma assurda, che sta creando infiniti problemi alle famiglie, che non possono godere del servizio educativo, devono pagare baby sitter se i nonni non ci sono o sono troppi fragili, pagare i tamponi dopo l’uscita dalla quarantena. Nel mondo della scuola si registra pure il malumore per la reintroduzione della seconda prova scritta all’esame di Stato, diversa per ogni singolo istituto a differenza della prima che rimane predisposta su base nazionale. «Gli studenti che affronteranno le prove di giugno sono quelli che più hanno sofferto l’emergenza: due anni e mezzo del loro percorso scolastico sono stati pesantemente inficiati dalla pandemia», ha commentato Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi (Anp). «Anche la decisione di basare la seconda prova scritta su una sola materia tra quelle di indirizzo rappresenta un passo indietro, perché si perde quella interdisciplinarietà che rappresentava un salto di qualità nella rilevazione delle competenze degli studenti. Ci auguriamo che il ministro ci ripensi e tolga la seconda prova agli esami di maturità». Secondo Tommaso Biancuzzi, della Rete degli studenti medi, sindacato studentesco, «serve una maturità che tenga conto degli ultimi tre anni di scuola a singhiozzo, tra didattica mista e a distanza. Serve una maturità che dia importanza e spazio ai percorsi personali con una tesina e niente scritti». 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È il parere della biostatistica Christine Cotton, specialista in sperimentazioni cliniche, che ha pubblicato su FranceSoir la sua perizia metodologica, richiesta da un avvocato alla Corte d’Appello del Quebec, entrando nei dettagli dei vaccini contro il coronavirus. In sostanza una valutazione delle pratiche metodologiche implementate nelle sperimentazioni Pfizer per lo sviluppo del suo vaccino a RNA messaggero contro il Covid-19, in relazione alle buone pratiche cliniche. La Cotton, con 23 anni di esperienza, ha nel suo curriculum oltre 500 studi nell’industria farmaceutica e varie sperimentazioni cliniche, ha esaminato tutta la documentazione del laboratorio Pfizer registrato presso le autorità americane ed europee, per individuare e determinare i bias, ovvero gli elementi che possono far deviare i risultati dal loro vero valore. Dagli intervalli di confidenza con campioni con zero o pochi pazienti a risultati statisticamente non dimostrati su casi gravi o anziani, una rassegna completa in termini semplici e comprensibili. La specialista indipendente, che ha lavorato per i più grandi laboratori come Astrazeneca, J&J, Roche, ritiene che l’efficacia del vaccino annunciata dal colosso farmaceutico Usa «non si può considerare efficace» perché chi ha partecipato ai trials doveva segnalare i propri sintomi al sito che li aveva reclutati, per capire se si trattava di casi sintomatici di Covid. Ma «qualsiasi segnalazione incompleta o errata da parte del partecipante che non ha la competenza per giudicare il suo stato di salute, l’uso autorizzato di antipiretici che sopprimono i sintomi, febbre e dolore, portano a una sottovalutazione del numero di contagiati sintomatici, poiché solo i partecipanti che segnalano sintomi dovrebbero completare un test Pcr, ossia molecolare, come parte di questo studio. Altrimenti, nessun sintomo significa nessun test Pcr e nessun test Pcr significa niente Covid-19». Per la Cotton era necessario effettuare test molecolari a tutta la popolazione inclusa nella sperimentazione clinica per capire se il Covid asintomatico fosse vettore di malattia. Pertanto, sottolinea la biostatistica, «è chiaro che tutta la comunicazione sulla vaccinazione che frena la trasmissione del virus, non sia stata supportata da alcun risultato nella sperimentazione clinica». Altro problema la valutazione della tolleranza, poiché «abbiamo solo due mesi mediani di follow-up dopo la seconda dose, ovvero il 50% dei partecipanti a meno di due mesi e il 50% a più di due mesi: un periodo di osservazione che è troppo breve per raccogliere la tolleranza a medio e lungo termine». Infine un altro dato scioccante della relazione: nell’ottobre 2021 è stato finalmente riconosciuto il rischio di miocardite/pericardite da vaccino nei soggetti di età compresa tra 12 e 39 anni, quando la popolazione generale era già vaccinata da diversi mesi e il rischio era stato sottovalutato. A fronte di tutte queste «distorsioni e informazioni mancanti» Christine Cotton ha chiesto «la sospensione urgente di tutte le vaccinazioni con Comirnaty, )il vaccino BionTech-Pfizer) non solo per le popolazioni su cui non abbiamo informazioni fino ad oggi, ma anche per l’intera popolazione, in attesa delle spiegazioni del laboratorio Pfizer sulla scelta del proprio piano di sperimentazione, delle sue modalità di valutazione, dell’algoritmo per il calcolo dei criteri d’efficacia, dell’assenza di un test Pcr sulla popolazione generale».
Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.