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2024-12-26
L'anno d'oro del tennis azzurro
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Gli azzurri del tennis festeggiano il trionfo in Coppa Davis (Ansa)
Il 2024 è stato senza alcun dubbio l'anno del tennis italiano. Nella stagione appena trascorsa, infatti, i nostri atleti hanno conquistato molti successi, sia a livello individuale che di squadra. A partire dal fenomeno che risponde al nome e cognome di Jannik Sinner, autentico fuoriclasse della racchetta mondiale.
Il tennista altoatesino ha dominato il 2024 vincendo 73 partite su 79 e portandosi a casa due Slam, le Atp Finals, cinque titoli Atp, la Coppa Davis e la prima posizione nella classifica Atp: numeri che ne fanno l'unico tennista a essersi aggiudicato due tornei del Grande Slam, tre Masters 1000, le ATP Finals e la Coppa Davis nell'arco di una stagione. La scalata di Sinner è cominciata a gennaio con il primo dei due Slam vinto in stagione: il trionfo agli Australian Open è stato un vero capolavoro battendo in ordine Andrej Rublev, Novak Djokovic e Daniil Medvedev. Da lì in poi sono arrivati in serie: l'Atp 500 di Rotterdam, il 1000 di Miami, il 500 di Halle (primo titolo vinto sull'erba), il Masters 1000 di Cincinnati e il secondo Slam con la vittoria degli Us Open a settembre. Nel frattempo, il 10 giugno, ha raggiunto il primo posto nel ranking Atp. Nel finale di stagione sono arrivati i successi nel Masters 1000 di Shanghai, nelle Atp Finals di Torino e in Coppa Davis. Successi ai quali si aggiunge quello nella 6 Kings Slam, il torneo di esibizione organizzato dall'Arabia Saudita che non metteva in palio punti Atp ma un ricchissimo montepremi di 6 milioni di dollari.
Il 2024, oltre ai grandi successi appena elencati, ha riservato a Sinner anche la preoccupazione legata al caso Clostebol e qualche delusione, come l'assenza agli Internazionali di Roma o alle Olimpiadi. Olimpiadi di Parigi che tuttavia hanno regalato all'Italia ben due medaglie: l'oro conquistato nel doppio femminile dalla coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini e il bronzo vinto da Lorenzo Musetti.
Il tennis maschile in generale ha registrato numeri record frantumando il precedente primato di sette titoli in un anno. Nel 2024 ne sono arrivati ben 13; mentre le finali raggiunte sono state 19. Inoltre, quest'anno sono stati sei gli italiani che si sono piazzati nella top 50 del ranking Atp (oltre a Sinner numero 1, Musetti numero 17, Flavio Cobolli numero 32, Matteo Berrettini numero 34, Matteo Arnaldi numero 37 e Luciano Darderi numero 44) significa che il tennis azzurro non è solo Sinner, ma che dietro c'è un movimento che cresce e promette bene. Anche per il femminile il 2024 è stato un anno super: detto del doppio medaglia d'oro alle Olimpiadi, Jasmine Paolini ha concluso la stagione da numero 4 del ranking Wta dopo averla cominciata da numero 30. Paolini che insieme a Errani e Lucia Bronzetti hanno trascinato la nazionale guidata da Tathiana Garbin alla conquista della Billie Jean King Cup.
Sinner pensa già al 2025

Jannik Sinner (Ansa)
Jannik Sinner sì è già impegnato in due settimane di allenamenti prima dell’inizio della stagione 2025. Lo si può vedere dalle immagini su Instagram. Lo si può ammirare a Dubai, alla Mouratoglu Accademy di Patrick Mouratoglu, “The Coach”, storico allenatore di Serena Williams. Per Natale è già tornato a casa, poi volerà in Australia per l’inizio della stagione sul cemento. Per Sinner non sarà un anno semplice. Dovrà affrontare le accuse di doping, ma soprattutto dovrà confermarsi come numero uno al mondo, un traguardo difficile da cui però si capirà se davvero Jannik potrà diventare uno degli eredi dei mitici big four, Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, tennisti che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni del circuito mondiale Atp. Sinner ha portato a casa in totale 18 titoli nella sua carriera, ma il 2024 sarà anche ricordato per i due titoli del Grande Slam vinti, Australian Open e Us Open che hanno portato l'altoatesino a essere il primo in Italia a vincere due Major nella stessa stagione in singolare. Ma oltre a questo Sinner ha vinto anche l'Open di Rotterdam, il Miami Open, Halle e a Cincinnati. Non bisogna poi dimenticare le Atp Finals e la Coppa Davis. Insomma, è stata una stagione indimenticabile che ora deve essere ripetuta, per molti intenditori di tennis, anche migliorata. Del resto se Sinner dovesse arrivare fino agli inizi di giugno in cima alla classifica Atp, potrebbe superare il record delle 52 settimane, raggiungendo così i miti del tennis, come Federer, Jimmy Connors, Ivan Lendl, Djokovic, Pete Sampras e Mcenroe. Ma il traguardo vero che dovrà superare Sinner nel 2025 è quello di vincere almeno un Master 1000 sulla terra rossa. Dei 18 titoli vinti l’unico sulla terra conquistato è quello di Umago nel 2022 contro Carlos Alcaraz, il rivale per eccellenza del nostro campione italiano con i capelli rossi. La terra battuta resta la vera superficie dove Jannik non è riuscito ancora a sfondare. Nel 2023 le cose non erano andate abbastanza bene. Era stato eliminato al secondo turno dallo sconosciuto Daniel Altmaier in 5 set. Nel 2024 le cose sono un po’ migliorate, ma poi è stato battuto in semifinale proprio da Alcaraz. Nel 2023 a Montecarlo era stato fermato da Holger Rune, mentre quest’anno è stato il greco Stefano Ttistipas a inchiodarlo sempre in semifinale. Per non parlare degli Open di Roma, dove nel 2023 fu eliminato agli ottavi da Cerundolo e dove quest’anno non ha nemmeno partecipato per un infortunio all’anca. Nel 2023 si fermò anche ai quarti di finale a Barcellona, quando annunciò il ritiro prima della sfida con Lorenzo Musetti: quest’anno ha deciso di non partecipare al torneo nella città catalana. Insomma la terra battuta resta un sogno. «È un tipo di terreno su cui faccio un po’ di fatica», diceva qualche mese fa proprio Sinner. «Diciamo solo che non è il terreno su cui mi sento più a mio agio. Gioco meglio sul cemento, ma questo non significa che non sia un buon giocatore su terra battuta. Ho raggiunto il mio primo quarto di finale del Grande Slam al Roland Garros. Ma l’anno scorso la mia stagione sulla terra battuta non è stata delle migliori. Spero di fare meglio quest’anno». Lo sa bene Darren Cahill suo allenatore che già da tempo sostiene che il tennis del giocatore italiano «possa essere fantastico sulla terra rossa. Ha tutte le caratteristiche adatte: si muove benissimo sulla superficie, riesce a generare grande potenza da fondocampo, è migliorato molto al servizio e soprattutto sa chiudere i punti a rete» spiegava quest’anno il coach australiano sostenendo che Sinner avesse qualcosa di Rafa Nadal, il re della terra rossa con i suoi 14 titoli dell’open di Parigi. «In questo lui è un po’ come Rafa, che ovviamente preferiva giocare da fondo campo, ma che, sulla terra rossa, sapeva anche andare bene a rete ed era velocissimo nel farlo» spiegava Cahill. Chi ci riesce con continuità, finisce per spaventare gli avversari e mandarli in panico. Penso che Jannik abbia un gioco che si adatta bene alla terra rossa. I suoi risultati negli ultimi due anni sono arrivati di più sul cemento veloce e sull’erba, ma penso che raccoglierà altrettanto anche sulla terra rossa in futuro». Il 2025 potrebbe essere l’anno giusto? Di certo, oltre a fare bene sulle superfici veloci ci sarà da aspettarsi anche qualcosa da Wimbledon, torneo sempre fondamentale per i numeri uno del mondo.
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Dagli Slam vinti da Jannik Sinner, diventato numero uno del ranking Atp, alle medaglie olimpiche fino alla doppia vittoria della nazionale in Coppa Davis e Billie Jean King Cup, il 2024 è stato l'anno della definitiva consacrazione di un movimento in costante crescita.L'altoatesino è già proiettato al 2025: ecco cosa dovrà vincere per affermarsi e mantenere lo status di numero uno al mondo.Lo speciale contiene due articoli.Il 2024 è stato senza alcun dubbio l'anno del tennis italiano. Nella stagione appena trascorsa, infatti, i nostri atleti hanno conquistato molti successi, sia a livello individuale che di squadra. A partire dal fenomeno che risponde al nome e cognome di Jannik Sinner, autentico fuoriclasse della racchetta mondiale.Il tennista altoatesino ha dominato il 2024 vincendo 73 partite su 79 e portandosi a casa due Slam, le Atp Finals, cinque titoli Atp, la Coppa Davis e la prima posizione nella classifica Atp: numeri che ne fanno l'unico tennista a essersi aggiudicato due tornei del Grande Slam, tre Masters 1000, le ATP Finals e la Coppa Davis nell'arco di una stagione. La scalata di Sinner è cominciata a gennaio con il primo dei due Slam vinto in stagione: il trionfo agli Australian Open è stato un vero capolavoro battendo in ordine Andrej Rublev, Novak Djokovic e Daniil Medvedev. Da lì in poi sono arrivati in serie: l'Atp 500 di Rotterdam, il 1000 di Miami, il 500 di Halle (primo titolo vinto sull'erba), il Masters 1000 di Cincinnati e il secondo Slam con la vittoria degli Us Open a settembre. Nel frattempo, il 10 giugno, ha raggiunto il primo posto nel ranking Atp. Nel finale di stagione sono arrivati i successi nel Masters 1000 di Shanghai, nelle Atp Finals di Torino e in Coppa Davis. Successi ai quali si aggiunge quello nella 6 Kings Slam, il torneo di esibizione organizzato dall'Arabia Saudita che non metteva in palio punti Atp ma un ricchissimo montepremi di 6 milioni di dollari.Il 2024, oltre ai grandi successi appena elencati, ha riservato a Sinner anche la preoccupazione legata al caso Clostebol e qualche delusione, come l'assenza agli Internazionali di Roma o alle Olimpiadi. Olimpiadi di Parigi che tuttavia hanno regalato all'Italia ben due medaglie: l'oro conquistato nel doppio femminile dalla coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini e il bronzo vinto da Lorenzo Musetti.Il tennis maschile in generale ha registrato numeri record frantumando il precedente primato di sette titoli in un anno. Nel 2024 ne sono arrivati ben 13; mentre le finali raggiunte sono state 19. Inoltre, quest'anno sono stati sei gli italiani che si sono piazzati nella top 50 del ranking Atp (oltre a Sinner numero 1, Musetti numero 17, Flavio Cobolli numero 32, Matteo Berrettini numero 34, Matteo Arnaldi numero 37 e Luciano Darderi numero 44) significa che il tennis azzurro non è solo Sinner, ma che dietro c'è un movimento che cresce e promette bene. Anche per il femminile il 2024 è stato un anno super: detto del doppio medaglia d'oro alle Olimpiadi, Jasmine Paolini ha concluso la stagione da numero 4 del ranking Wta dopo averla cominciata da numero 30. Paolini che insieme a Errani e Lucia Bronzetti hanno trascinato la nazionale guidata da Tathiana Garbin alla conquista della Billie Jean King Cup.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/anno-oro-tennis-azzurro-2670669264.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sinner-pensa-gia-al-2025" data-post-id="2670669264" data-published-at="1735036464" data-use-pagination="False"> Sinner pensa già al 2025 Jannik Sinner (Ansa) Jannik Sinner sì è già impegnato in due settimane di allenamenti prima dell’inizio della stagione 2025. Lo si può vedere dalle immagini su Instagram. Lo si può ammirare a Dubai, alla Mouratoglu Accademy di Patrick Mouratoglu, “The Coach”, storico allenatore di Serena Williams. Per Natale è già tornato a casa, poi volerà in Australia per l’inizio della stagione sul cemento. Per Sinner non sarà un anno semplice. Dovrà affrontare le accuse di doping, ma soprattutto dovrà confermarsi come numero uno al mondo, un traguardo difficile da cui però si capirà se davvero Jannik potrà diventare uno degli eredi dei mitici big four, Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, tennisti che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni del circuito mondiale Atp. Sinner ha portato a casa in totale 18 titoli nella sua carriera, ma il 2024 sarà anche ricordato per i due titoli del Grande Slam vinti, Australian Open e Us Open che hanno portato l'altoatesino a essere il primo in Italia a vincere due Major nella stessa stagione in singolare. Ma oltre a questo Sinner ha vinto anche l'Open di Rotterdam, il Miami Open, Halle e a Cincinnati. Non bisogna poi dimenticare le Atp Finals e la Coppa Davis. Insomma, è stata una stagione indimenticabile che ora deve essere ripetuta, per molti intenditori di tennis, anche migliorata. Del resto se Sinner dovesse arrivare fino agli inizi di giugno in cima alla classifica Atp, potrebbe superare il record delle 52 settimane, raggiungendo così i miti del tennis, come Federer, Jimmy Connors, Ivan Lendl, Djokovic, Pete Sampras e Mcenroe. Ma il traguardo vero che dovrà superare Sinner nel 2025 è quello di vincere almeno un Master 1000 sulla terra rossa. Dei 18 titoli vinti l’unico sulla terra conquistato è quello di Umago nel 2022 contro Carlos Alcaraz, il rivale per eccellenza del nostro campione italiano con i capelli rossi. La terra battuta resta la vera superficie dove Jannik non è riuscito ancora a sfondare. Nel 2023 le cose non erano andate abbastanza bene. Era stato eliminato al secondo turno dallo sconosciuto Daniel Altmaier in 5 set. Nel 2024 le cose sono un po’ migliorate, ma poi è stato battuto in semifinale proprio da Alcaraz. Nel 2023 a Montecarlo era stato fermato da Holger Rune, mentre quest’anno è stato il greco Stefano Ttistipas a inchiodarlo sempre in semifinale. Per non parlare degli Open di Roma, dove nel 2023 fu eliminato agli ottavi da Cerundolo e dove quest’anno non ha nemmeno partecipato per un infortunio all’anca. Nel 2023 si fermò anche ai quarti di finale a Barcellona, quando annunciò il ritiro prima della sfida con Lorenzo Musetti: quest’anno ha deciso di non partecipare al torneo nella città catalana. Insomma la terra battuta resta un sogno. «È un tipo di terreno su cui faccio un po’ di fatica», diceva qualche mese fa proprio Sinner. «Diciamo solo che non è il terreno su cui mi sento più a mio agio. Gioco meglio sul cemento, ma questo non significa che non sia un buon giocatore su terra battuta. Ho raggiunto il mio primo quarto di finale del Grande Slam al Roland Garros. Ma l’anno scorso la mia stagione sulla terra battuta non è stata delle migliori. Spero di fare meglio quest’anno». Lo sa bene Darren Cahill suo allenatore che già da tempo sostiene che il tennis del giocatore italiano «possa essere fantastico sulla terra rossa. Ha tutte le caratteristiche adatte: si muove benissimo sulla superficie, riesce a generare grande potenza da fondocampo, è migliorato molto al servizio e soprattutto sa chiudere i punti a rete» spiegava quest’anno il coach australiano sostenendo che Sinner avesse qualcosa di Rafa Nadal, il re della terra rossa con i suoi 14 titoli dell’open di Parigi. «In questo lui è un po’ come Rafa, che ovviamente preferiva giocare da fondo campo, ma che, sulla terra rossa, sapeva anche andare bene a rete ed era velocissimo nel farlo» spiegava Cahill. Chi ci riesce con continuità, finisce per spaventare gli avversari e mandarli in panico. Penso che Jannik abbia un gioco che si adatta bene alla terra rossa. I suoi risultati negli ultimi due anni sono arrivati di più sul cemento veloce e sull’erba, ma penso che raccoglierà altrettanto anche sulla terra rossa in futuro». Il 2025 potrebbe essere l’anno giusto? Di certo, oltre a fare bene sulle superfici veloci ci sarà da aspettarsi anche qualcosa da Wimbledon, torneo sempre fondamentale per i numeri uno del mondo.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».