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2024-12-26
L'anno d'oro del tennis azzurro
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Gli azzurri del tennis festeggiano il trionfo in Coppa Davis (Ansa)
Il 2024 è stato senza alcun dubbio l'anno del tennis italiano. Nella stagione appena trascorsa, infatti, i nostri atleti hanno conquistato molti successi, sia a livello individuale che di squadra. A partire dal fenomeno che risponde al nome e cognome di Jannik Sinner, autentico fuoriclasse della racchetta mondiale.
Il tennista altoatesino ha dominato il 2024 vincendo 73 partite su 79 e portandosi a casa due Slam, le Atp Finals, cinque titoli Atp, la Coppa Davis e la prima posizione nella classifica Atp: numeri che ne fanno l'unico tennista a essersi aggiudicato due tornei del Grande Slam, tre Masters 1000, le ATP Finals e la Coppa Davis nell'arco di una stagione. La scalata di Sinner è cominciata a gennaio con il primo dei due Slam vinto in stagione: il trionfo agli Australian Open è stato un vero capolavoro battendo in ordine Andrej Rublev, Novak Djokovic e Daniil Medvedev. Da lì in poi sono arrivati in serie: l'Atp 500 di Rotterdam, il 1000 di Miami, il 500 di Halle (primo titolo vinto sull'erba), il Masters 1000 di Cincinnati e il secondo Slam con la vittoria degli Us Open a settembre. Nel frattempo, il 10 giugno, ha raggiunto il primo posto nel ranking Atp. Nel finale di stagione sono arrivati i successi nel Masters 1000 di Shanghai, nelle Atp Finals di Torino e in Coppa Davis. Successi ai quali si aggiunge quello nella 6 Kings Slam, il torneo di esibizione organizzato dall'Arabia Saudita che non metteva in palio punti Atp ma un ricchissimo montepremi di 6 milioni di dollari.
Il 2024, oltre ai grandi successi appena elencati, ha riservato a Sinner anche la preoccupazione legata al caso Clostebol e qualche delusione, come l'assenza agli Internazionali di Roma o alle Olimpiadi. Olimpiadi di Parigi che tuttavia hanno regalato all'Italia ben due medaglie: l'oro conquistato nel doppio femminile dalla coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini e il bronzo vinto da Lorenzo Musetti.
Il tennis maschile in generale ha registrato numeri record frantumando il precedente primato di sette titoli in un anno. Nel 2024 ne sono arrivati ben 13; mentre le finali raggiunte sono state 19. Inoltre, quest'anno sono stati sei gli italiani che si sono piazzati nella top 50 del ranking Atp (oltre a Sinner numero 1, Musetti numero 17, Flavio Cobolli numero 32, Matteo Berrettini numero 34, Matteo Arnaldi numero 37 e Luciano Darderi numero 44) significa che il tennis azzurro non è solo Sinner, ma che dietro c'è un movimento che cresce e promette bene. Anche per il femminile il 2024 è stato un anno super: detto del doppio medaglia d'oro alle Olimpiadi, Jasmine Paolini ha concluso la stagione da numero 4 del ranking Wta dopo averla cominciata da numero 30. Paolini che insieme a Errani e Lucia Bronzetti hanno trascinato la nazionale guidata da Tathiana Garbin alla conquista della Billie Jean King Cup.
Sinner pensa già al 2025

Jannik Sinner (Ansa)
Jannik Sinner sì è già impegnato in due settimane di allenamenti prima dell’inizio della stagione 2025. Lo si può vedere dalle immagini su Instagram. Lo si può ammirare a Dubai, alla Mouratoglu Accademy di Patrick Mouratoglu, “The Coach”, storico allenatore di Serena Williams. Per Natale è già tornato a casa, poi volerà in Australia per l’inizio della stagione sul cemento. Per Sinner non sarà un anno semplice. Dovrà affrontare le accuse di doping, ma soprattutto dovrà confermarsi come numero uno al mondo, un traguardo difficile da cui però si capirà se davvero Jannik potrà diventare uno degli eredi dei mitici big four, Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, tennisti che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni del circuito mondiale Atp. Sinner ha portato a casa in totale 18 titoli nella sua carriera, ma il 2024 sarà anche ricordato per i due titoli del Grande Slam vinti, Australian Open e Us Open che hanno portato l'altoatesino a essere il primo in Italia a vincere due Major nella stessa stagione in singolare. Ma oltre a questo Sinner ha vinto anche l'Open di Rotterdam, il Miami Open, Halle e a Cincinnati. Non bisogna poi dimenticare le Atp Finals e la Coppa Davis. Insomma, è stata una stagione indimenticabile che ora deve essere ripetuta, per molti intenditori di tennis, anche migliorata. Del resto se Sinner dovesse arrivare fino agli inizi di giugno in cima alla classifica Atp, potrebbe superare il record delle 52 settimane, raggiungendo così i miti del tennis, come Federer, Jimmy Connors, Ivan Lendl, Djokovic, Pete Sampras e Mcenroe. Ma il traguardo vero che dovrà superare Sinner nel 2025 è quello di vincere almeno un Master 1000 sulla terra rossa. Dei 18 titoli vinti l’unico sulla terra conquistato è quello di Umago nel 2022 contro Carlos Alcaraz, il rivale per eccellenza del nostro campione italiano con i capelli rossi. La terra battuta resta la vera superficie dove Jannik non è riuscito ancora a sfondare. Nel 2023 le cose non erano andate abbastanza bene. Era stato eliminato al secondo turno dallo sconosciuto Daniel Altmaier in 5 set. Nel 2024 le cose sono un po’ migliorate, ma poi è stato battuto in semifinale proprio da Alcaraz. Nel 2023 a Montecarlo era stato fermato da Holger Rune, mentre quest’anno è stato il greco Stefano Ttistipas a inchiodarlo sempre in semifinale. Per non parlare degli Open di Roma, dove nel 2023 fu eliminato agli ottavi da Cerundolo e dove quest’anno non ha nemmeno partecipato per un infortunio all’anca. Nel 2023 si fermò anche ai quarti di finale a Barcellona, quando annunciò il ritiro prima della sfida con Lorenzo Musetti: quest’anno ha deciso di non partecipare al torneo nella città catalana. Insomma la terra battuta resta un sogno. «È un tipo di terreno su cui faccio un po’ di fatica», diceva qualche mese fa proprio Sinner. «Diciamo solo che non è il terreno su cui mi sento più a mio agio. Gioco meglio sul cemento, ma questo non significa che non sia un buon giocatore su terra battuta. Ho raggiunto il mio primo quarto di finale del Grande Slam al Roland Garros. Ma l’anno scorso la mia stagione sulla terra battuta non è stata delle migliori. Spero di fare meglio quest’anno». Lo sa bene Darren Cahill suo allenatore che già da tempo sostiene che il tennis del giocatore italiano «possa essere fantastico sulla terra rossa. Ha tutte le caratteristiche adatte: si muove benissimo sulla superficie, riesce a generare grande potenza da fondocampo, è migliorato molto al servizio e soprattutto sa chiudere i punti a rete» spiegava quest’anno il coach australiano sostenendo che Sinner avesse qualcosa di Rafa Nadal, il re della terra rossa con i suoi 14 titoli dell’open di Parigi. «In questo lui è un po’ come Rafa, che ovviamente preferiva giocare da fondo campo, ma che, sulla terra rossa, sapeva anche andare bene a rete ed era velocissimo nel farlo» spiegava Cahill. Chi ci riesce con continuità, finisce per spaventare gli avversari e mandarli in panico. Penso che Jannik abbia un gioco che si adatta bene alla terra rossa. I suoi risultati negli ultimi due anni sono arrivati di più sul cemento veloce e sull’erba, ma penso che raccoglierà altrettanto anche sulla terra rossa in futuro». Il 2025 potrebbe essere l’anno giusto? Di certo, oltre a fare bene sulle superfici veloci ci sarà da aspettarsi anche qualcosa da Wimbledon, torneo sempre fondamentale per i numeri uno del mondo.
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Dagli Slam vinti da Jannik Sinner, diventato numero uno del ranking Atp, alle medaglie olimpiche fino alla doppia vittoria della nazionale in Coppa Davis e Billie Jean King Cup, il 2024 è stato l'anno della definitiva consacrazione di un movimento in costante crescita.L'altoatesino è già proiettato al 2025: ecco cosa dovrà vincere per affermarsi e mantenere lo status di numero uno al mondo.Lo speciale contiene due articoli.Il 2024 è stato senza alcun dubbio l'anno del tennis italiano. Nella stagione appena trascorsa, infatti, i nostri atleti hanno conquistato molti successi, sia a livello individuale che di squadra. A partire dal fenomeno che risponde al nome e cognome di Jannik Sinner, autentico fuoriclasse della racchetta mondiale.Il tennista altoatesino ha dominato il 2024 vincendo 73 partite su 79 e portandosi a casa due Slam, le Atp Finals, cinque titoli Atp, la Coppa Davis e la prima posizione nella classifica Atp: numeri che ne fanno l'unico tennista a essersi aggiudicato due tornei del Grande Slam, tre Masters 1000, le ATP Finals e la Coppa Davis nell'arco di una stagione. La scalata di Sinner è cominciata a gennaio con il primo dei due Slam vinto in stagione: il trionfo agli Australian Open è stato un vero capolavoro battendo in ordine Andrej Rublev, Novak Djokovic e Daniil Medvedev. Da lì in poi sono arrivati in serie: l'Atp 500 di Rotterdam, il 1000 di Miami, il 500 di Halle (primo titolo vinto sull'erba), il Masters 1000 di Cincinnati e il secondo Slam con la vittoria degli Us Open a settembre. Nel frattempo, il 10 giugno, ha raggiunto il primo posto nel ranking Atp. Nel finale di stagione sono arrivati i successi nel Masters 1000 di Shanghai, nelle Atp Finals di Torino e in Coppa Davis. Successi ai quali si aggiunge quello nella 6 Kings Slam, il torneo di esibizione organizzato dall'Arabia Saudita che non metteva in palio punti Atp ma un ricchissimo montepremi di 6 milioni di dollari.Il 2024, oltre ai grandi successi appena elencati, ha riservato a Sinner anche la preoccupazione legata al caso Clostebol e qualche delusione, come l'assenza agli Internazionali di Roma o alle Olimpiadi. Olimpiadi di Parigi che tuttavia hanno regalato all'Italia ben due medaglie: l'oro conquistato nel doppio femminile dalla coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini e il bronzo vinto da Lorenzo Musetti.Il tennis maschile in generale ha registrato numeri record frantumando il precedente primato di sette titoli in un anno. Nel 2024 ne sono arrivati ben 13; mentre le finali raggiunte sono state 19. Inoltre, quest'anno sono stati sei gli italiani che si sono piazzati nella top 50 del ranking Atp (oltre a Sinner numero 1, Musetti numero 17, Flavio Cobolli numero 32, Matteo Berrettini numero 34, Matteo Arnaldi numero 37 e Luciano Darderi numero 44) significa che il tennis azzurro non è solo Sinner, ma che dietro c'è un movimento che cresce e promette bene. Anche per il femminile il 2024 è stato un anno super: detto del doppio medaglia d'oro alle Olimpiadi, Jasmine Paolini ha concluso la stagione da numero 4 del ranking Wta dopo averla cominciata da numero 30. Paolini che insieme a Errani e Lucia Bronzetti hanno trascinato la nazionale guidata da Tathiana Garbin alla conquista della Billie Jean King Cup.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/anno-oro-tennis-azzurro-2670669264.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sinner-pensa-gia-al-2025" data-post-id="2670669264" data-published-at="1735036464" data-use-pagination="False"> Sinner pensa già al 2025 Jannik Sinner (Ansa) Jannik Sinner sì è già impegnato in due settimane di allenamenti prima dell’inizio della stagione 2025. Lo si può vedere dalle immagini su Instagram. Lo si può ammirare a Dubai, alla Mouratoglu Accademy di Patrick Mouratoglu, “The Coach”, storico allenatore di Serena Williams. Per Natale è già tornato a casa, poi volerà in Australia per l’inizio della stagione sul cemento. Per Sinner non sarà un anno semplice. Dovrà affrontare le accuse di doping, ma soprattutto dovrà confermarsi come numero uno al mondo, un traguardo difficile da cui però si capirà se davvero Jannik potrà diventare uno degli eredi dei mitici big four, Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, tennisti che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni del circuito mondiale Atp. Sinner ha portato a casa in totale 18 titoli nella sua carriera, ma il 2024 sarà anche ricordato per i due titoli del Grande Slam vinti, Australian Open e Us Open che hanno portato l'altoatesino a essere il primo in Italia a vincere due Major nella stessa stagione in singolare. Ma oltre a questo Sinner ha vinto anche l'Open di Rotterdam, il Miami Open, Halle e a Cincinnati. Non bisogna poi dimenticare le Atp Finals e la Coppa Davis. Insomma, è stata una stagione indimenticabile che ora deve essere ripetuta, per molti intenditori di tennis, anche migliorata. Del resto se Sinner dovesse arrivare fino agli inizi di giugno in cima alla classifica Atp, potrebbe superare il record delle 52 settimane, raggiungendo così i miti del tennis, come Federer, Jimmy Connors, Ivan Lendl, Djokovic, Pete Sampras e Mcenroe. Ma il traguardo vero che dovrà superare Sinner nel 2025 è quello di vincere almeno un Master 1000 sulla terra rossa. Dei 18 titoli vinti l’unico sulla terra conquistato è quello di Umago nel 2022 contro Carlos Alcaraz, il rivale per eccellenza del nostro campione italiano con i capelli rossi. La terra battuta resta la vera superficie dove Jannik non è riuscito ancora a sfondare. Nel 2023 le cose non erano andate abbastanza bene. Era stato eliminato al secondo turno dallo sconosciuto Daniel Altmaier in 5 set. Nel 2024 le cose sono un po’ migliorate, ma poi è stato battuto in semifinale proprio da Alcaraz. Nel 2023 a Montecarlo era stato fermato da Holger Rune, mentre quest’anno è stato il greco Stefano Ttistipas a inchiodarlo sempre in semifinale. Per non parlare degli Open di Roma, dove nel 2023 fu eliminato agli ottavi da Cerundolo e dove quest’anno non ha nemmeno partecipato per un infortunio all’anca. Nel 2023 si fermò anche ai quarti di finale a Barcellona, quando annunciò il ritiro prima della sfida con Lorenzo Musetti: quest’anno ha deciso di non partecipare al torneo nella città catalana. Insomma la terra battuta resta un sogno. «È un tipo di terreno su cui faccio un po’ di fatica», diceva qualche mese fa proprio Sinner. «Diciamo solo che non è il terreno su cui mi sento più a mio agio. Gioco meglio sul cemento, ma questo non significa che non sia un buon giocatore su terra battuta. Ho raggiunto il mio primo quarto di finale del Grande Slam al Roland Garros. Ma l’anno scorso la mia stagione sulla terra battuta non è stata delle migliori. Spero di fare meglio quest’anno». Lo sa bene Darren Cahill suo allenatore che già da tempo sostiene che il tennis del giocatore italiano «possa essere fantastico sulla terra rossa. Ha tutte le caratteristiche adatte: si muove benissimo sulla superficie, riesce a generare grande potenza da fondocampo, è migliorato molto al servizio e soprattutto sa chiudere i punti a rete» spiegava quest’anno il coach australiano sostenendo che Sinner avesse qualcosa di Rafa Nadal, il re della terra rossa con i suoi 14 titoli dell’open di Parigi. «In questo lui è un po’ come Rafa, che ovviamente preferiva giocare da fondo campo, ma che, sulla terra rossa, sapeva anche andare bene a rete ed era velocissimo nel farlo» spiegava Cahill. Chi ci riesce con continuità, finisce per spaventare gli avversari e mandarli in panico. Penso che Jannik abbia un gioco che si adatta bene alla terra rossa. I suoi risultati negli ultimi due anni sono arrivati di più sul cemento veloce e sull’erba, ma penso che raccoglierà altrettanto anche sulla terra rossa in futuro». Il 2025 potrebbe essere l’anno giusto? Di certo, oltre a fare bene sulle superfici veloci ci sarà da aspettarsi anche qualcosa da Wimbledon, torneo sempre fondamentale per i numeri uno del mondo.
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Nel frattempo a Bondeno, in provincia di Ferrara, si è tenuto un incontro promosso dal comitato remigrazione, e di nuovo tutti i progressisti si sono scatenati. Sono arrivate le immancabili richieste alle istituzioni di impedire l’iniziativa, la Cgil ha dato in escandescenze, è stato organizzato un presidio di protesta contro l’evento. Tutto legittimo, per carità: mai una volta, però, che qualcuno da sinistra scelga la via del dialogo e non quella dell’attacco frontale o del tentativo di oscuramento. Del resto i primi a dare l’esempio sono stati i parlamentari di sinistra che hanno fisicamente impedito la conferenza sulla remigrazione alla Camera dei deputati, gesto nobile che è costato cinque giorni di sospensione a 22 deputati, di cui dieci del Pd, otto del Movimento 5 stelle e quattro di Avs. Altri dieci deputati, di cui cinque del Pd e cinque del Movimento 5 stelle, si sono presi quattro giorni di sanzione. E sono ancora lì che gridano contro il fascismo e l’ingiusta punizione.
In estrema sintesi, secondo il pensiero buonista dominante, la remigrazione è tema proibito, proibitissimo. Anche se non prevede alcuna deportazione o discriminazione, bensì un aiuto economico agli stranieri per il rimpatrio volontario, cosa che per altro è già messa in pratica dall’Italia e da altre nazioni europee. In compenso, però, l’immigrazione di massa che continua a produrre morti, sfruttamento e disagi sociali può essere non solo promossa ma pure celebrata in ogni modo.
Piccolo esempio. Giusto un paio di giorni fa, nella prestigiosa sede della Radio Vaticana è stato presentato il Festival della Migrazione, in programma dal 5 al 15 novembre di quest’anno in varie città italiane. Per questa edizione il titolo sarà: «Donne migranti - Vite in movimento tra diritti, cittadinanza, lavoro e culture». Edoardo Patriarca, presidente dell’associazione che gestisce la kermesse, ha spiegato che «il Festival è un’esperienza che continua e un progetto culturale, sociale e politico diffuso sul territorio. Culturale perché tratta i temi del diritto alla mobilità, un’esperienza che è parte integrante della natura umana; sociale perché guarda alla realtà del nostro Paese così come è: multiculturale, multireligioso, multietnico, per costruire una convivialità delle differenze senza dimenticare le tradizioni. Politico, in quanto i flussi migratori sono un fenomeno strutturale che non deve essere affrontato con emergenza, barriere e paure, ma con politiche lungimiranti e orientate al futuro». Ecco, questa è la retorica che bisogna utilizzare quando si parla di immigrazione: bisogna celebrare il multiculturalismo, sostenere che agli sbarchi tocca abituarsi, spiegare che lo spostamento è un diritto. Mai che si faccia cenno a tutti gli orrori e le sofferenze che tale meccanismo produce. Del resto se si dovesse parlare del lato oscuro dell’immigrazione mica si potrebbero organizzare festival e altre belle iniziative con ricchi premi e cotillons. Sappiamo come funziona ormai da anni: la celebrazione delle migrazioni è divenuta essa stessa un business, e ci sono professionisti della propaganda che ne traggono sostentamento e beneficio.
Il Festival della migrazione, per altro, gode del sostegno di numerosi enti pubblici e privati. L’edizione 2025 è stata foraggiata dalla Regione Emilia Romagna e ha avuto il patrocinio di parecchi comuni emiliani, oltre a vantare la collaborazione di atenei prestigiosi: Firenze, Padova, Bologna, Ferrara. Poi ci sono gli immancabili aiuti di banche e fondazioni. Chiaro: basta accodarsi al pensiero dominante e arrivano fondi, spazi e applausi. Che i vari profeti dell’accoglienza usano a proprio vantaggio soprattutto per mandare messaggi politici.
Alla presentazione del festival migratorio, tanto per fare un esempio, ha preso la parola il presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa, che come ogni volta se l’è presa con il governo e pure con le autorità europee tra cui Frontex.
«L’azione di Frontex che doveva essere un’azione di supporto al soccorso, in realtà sta diventando di supporto a quegli accordi con la Libia e con la Tunisia e quindi ai respingimenti», ha detto, «mentre stiamo vedendo come il soccorso sia ancora un’emergenza grave. Così come emergenza grave sono mille morti in tre mesi che non si sono mai avuti dal 2017, quando erano 36.000 le persone che attraversavano il Mediterraneo. Lasciar morire la gente, come abbiamo visto in questo triduo pasquale, in mare è certamente un fatto vergognoso per la politica europea, ma anche per l’Italia». A parte che Frontex servirebbe a proteggere i confini europei e non ad altro, ci si chiede che bisogno ci sia di un festival della migrazione quando Perego e gli altri che la pensano come lui possono esternare il loro pensiero ogni giorno e praticamente ovunque. Se ne deduce che per la propaganda c’è sempre spazio. I problemi sorgono quando emerge un pensiero radicalmente alternativo come quello della remigrazione.
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Jannik Sinner trionfa a Montecarlo (Getty Images)
Sinner batte Alcaraz 7-6, 6-3 nella finale del Masters 1000 di Montecarlo e si riprende la vetta Atp. Primo set deciso al tie-break dopo oltre un’ora, poi la rimonta nel secondo: è l’ottavo titolo 1000 per l’azzurro.
Jannik Sinner torna sul trono del tennis mondiale e lo fa vincendo uno dei tornei più prestigiosi della stagione sulla terra battuta. Nella finale del Masters 1000 di Montecarlo, l’altoatesino supera Carlos Alcaraz in due set, 7-6(5), 6-3, al termine di una partita lunga oltre due ore e combattuta soprattutto nel primo parziale. Un successo che vale il titolo e anche il ritorno al numero uno del ranking Atp.
La sfida si gioca in condizioni non semplici, con il vento a disturbare costantemente il ritmo degli scambi e a rendere complicato il controllo dei colpi. Il primo set è segnato da diversi errori, ma anche da una tensione evidente: i game scorrono senza un vero padrone, tra occasioni mancate e improvvisi cambi di inerzia. Sinner fatica a trovare continuità con la prima di servizio, mentre Alcaraz alterna soluzioni brillanti a passaggi a vuoto, soprattutto con il dritto. L’equilibrio resta intatto fino al 6-6, con entrambi costretti più volte ai vantaggi. Nel tie-break l’azzurro cambia passo: alza la qualità al servizio, prende l’iniziativa negli scambi e si costruisce due set point. Sul secondo, un doppio fallo dello spagnolo chiude il parziale dopo oltre un’ora di gioco. L’avvio del secondo set sembra premiare Alcaraz, più aggressivo in risposta e capace di strappare il servizio a Sinner nel terzo gioco. Il match, però, non prende la direzione che lo spagnolo sperava. Sinner resta lucido, non forza le soluzioni e torna subito in partita con un controbreak costruito sulla profondità dei colpi e su una maggiore solidità negli scambi lunghi. Da quel momento cresce progressivamente, mentre Alcaraz perde precisione e si espone a qualche errore di troppo, anche nei momenti in cui avrebbe la possibilità di consolidare il vantaggio. Il passaggio chiave arriva sul 3-3, in un game lungo e molto combattuto: Sinner si procura più di una palla break e alla fine riesce a convertire grazie a una risposta aggressiva seguita da un dritto decisivo. È lo strappo che indirizza definitivamente la partita. L’italiano, avanti nel punteggio, gestisce con attenzione i propri turni di servizio, senza concedere occasioni, mentre lo spagnolo fatica a rientrare. Nel nono game arriva la chiusura: Sinner sale rapidamente sul 40-0 e, alla prima occasione utile, archivia l’incontro con una prima vincente. È il punto finale di una partita meno spettacolare del previsto ma estremamente solida da parte di Sinner, capace di adattarsi alle condizioni e di leggere meglio i momenti del match. Per lui si tratta dell’ottavo titolo Masters 1000 in carriera, un traguardo che conferma la sua continuità ai massimi livelli.
A fine partita Sinner ha espresso tutta la sua gioia: «Non so da dove cominciare per commentare questa settimana. Sono venuto qui per accumulare più partite possibili in vista dei grandi tornei che si avvicinano e ho ottenuto un altro traguardo incredibile» - ha detto il tennista altoatesino - «Tornare numero 1 è importante per me, ma la classifica è secondaria, voglio vincere trofei». Il campione italiano ha poi aggiunto: «Ho cercato di restare lì mentalmente anche quando ero sotto, è stata una partita di alti e bassi per tutti e due, ma oggi non era semplice per il vento che continuava a cambiare. Questo torneo per me vuol dire tanto. Sono super super contento di avere almeno un trofeo come questo a casa». Il successo di Montecarlo ha anche un peso simbolico: Sinner interrompe la serie negativa contro Alcaraz sulla terra battuta e si riprende la vetta del tennis mondiale. Un segnale importante all’inizio della stagione sul rosso, proprio contro il rivale che negli ultimi anni lo aveva più spesso messo in difficoltà su questa superficie.
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Autorevoli commentatori italiani scrivono che sarebbe necessario un «Re-Made in Italy». Inoltre, Giorgio Parisi, premio Nobel 2021 per la fisica invoca (dal 2025) la creazione di un centro di ricerca europeo sull’Intelligenza artificiale con visione sistemica e non solo settoriale per la seguente argomentazione: l’Intelligenza artificiale non è soltanto una nuova tecnologia computazionale, ma è un fenomeno fisico, energetico e informazionale di scala inedita. Concordo, ma data la quasi certa concorrenza intraeuropea suggerisco di crearne intanto uno in Italia con missione d’avanguardia dedicata alla super robotica multifunzionale. Da un paio d’anni sento crescere nel mondo industriale piccolo e grande l’inquietudine per le strategie di competitività futura globale e una crescente domanda per acquisire un maggiore potere cognitivo sia per la conduzione di un’azienda sia per la sua riorganizzazione interna. Sempre più imprenditori, in particolare giovani, mostrano la consapevolezza della discontinuità in atto. Per inciso, si veda il libro di Giordano Riello e Carlo Pelanda Gestire la discontinuità. Dialogo futurizzante tra imprenditore e professore (Rubbettino, luglio 2025). La società di investimento italiana in cui opero ha creato un fondo in collaborazione con una grande azienda statunitense produttrice di sistemi di Intelligenza artificiale per dare il giusto capitale di sviluppo ad aziende innovative. Semplificando, anche se ora il sistema italiano appare in ritardo nelle statistiche comparative internazionali sul piano dell’adeguamento rapido alla rivoluzione tecnologica in atto, ritengo che il potenziale scientifico-tecnico residente in Italia abbia un’elevata capacità di mettersi nel gruppo di testa mondiale della rivoluzione tecnologica, ma a date condizioni.
Prima di suggerirle, devo citare il caso del sistema robotico Mythos prodotto dall’azienda statunitense Anthropic guidata da Dario Amodei che è la prova concreta della discontinuità in corso: è emerso che Mythos ha la capacità di penetrare tutti gli attuali sistemi informatici e, volendo, anche sabotarli. Consapevole di avere in mano una sorta di bomba nucleare e perseguendo un comportamento etico-prudenziale, Amodei la ha immessa solo selettivamente sul mercato (statunitense) ed in configurazione difensiva contro cyberattacchi. Ciò ha irritato il Pentagono, interessato ad avere il sistema completo, e creato un conflitto tra Washington ed Anthropic dopo informazioni che lo spionaggio cinese è riuscito a rubare alcune parti di Mythos. E ciò è una parte della storia. L’altra parte riguarda le riunioni con toni d’emergenza convocate da Scott Bessent, ministro del Tesoro Usa, e Jerome Powell, presidente della Fed, per valutare la vulnerabilità del sistema bancario americano a nuovi «gizmo» come Mythos. Mossa adeguata perché il tenere segreta una tecnologia così potente è impossibile. Infatti ci sono segnali crescenti che alcune potenze stanno cercando non solo sistemi simili a Mythos, ma anche più penetranti. Questo cenno serve intanto a definire una priorità di adattamento: la guerra sta evolvendo dalla cinetica tradizionale a quella informatica con competizione accelerata per la superiorità sulla seconda. Tale evidenza pone in priorità la sicurezza di tutti i sistemi chiave attraverso i quali si svolge la nostra vita civile. In altri termini, per la sicurezza del prossimo futuro non serve solo uno scudo antimissile e antidroni, ma anche uno cibernetico.
Ma se si capisce anche vagamente come Mythos riesca a penetrare tutto l’esistente elettronico è facile immaginare quanto ampia sia l’innovazione possibile. Sia per sfruttarne il potenziale sia per restare concorrenziali e in sicurezza secondo me servono, in valutazione preliminare, le seguenti soluzioni.
1 Creare un Nasdaq italiano, cioè una Borsa dedicata alla tecnologia che possa incrociare bene capitale di investimento e aziende tecnologiche promettenti, in particolare startup. Dalle mie ricerche ricavo che ce ne sono più di 1.000 residenti in Italia, ma con problemi di capitalizzazione. Già Mario Draghi aveva sostenuto l’urgenza di rivedere le regole che limitano i flussi di capitale di rischio (venture capital) per evitare che le startup europee (qui enfatizzo le italiane) migrassero in America dove il capitale di investimento è più fluido.
2 Unire sicurezza e futurizzazione tecnologica. Tema delicato, ma penso inevitabile usare la concentrazione di capitale per programmi militari e di polizia per ricadute rapide sulla futurizzazione dei sistemi civili, soprattutto, robotica eso, endo, sub e cognitiva.
3 Stimolare una rivoluzione cognitiva di massa per diffondere la cultura tecnica utile a costruire una competenza diffusa, per esempio aumentando i programmi universitari di Terza missione, cioè collegando di più università, centri di ricerca e suole superiori.
4 Competizioni a premio per la robotica operativa e cognitiva meglio performante.
Tanto altro, ma suggerisco questi primi passi futurizzanti.
www.carlopelanda.com
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