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2024-12-26
L'anno d'oro del tennis azzurro
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Gli azzurri del tennis festeggiano il trionfo in Coppa Davis (Ansa)
Il 2024 è stato senza alcun dubbio l'anno del tennis italiano. Nella stagione appena trascorsa, infatti, i nostri atleti hanno conquistato molti successi, sia a livello individuale che di squadra. A partire dal fenomeno che risponde al nome e cognome di Jannik Sinner, autentico fuoriclasse della racchetta mondiale.
Il tennista altoatesino ha dominato il 2024 vincendo 73 partite su 79 e portandosi a casa due Slam, le Atp Finals, cinque titoli Atp, la Coppa Davis e la prima posizione nella classifica Atp: numeri che ne fanno l'unico tennista a essersi aggiudicato due tornei del Grande Slam, tre Masters 1000, le ATP Finals e la Coppa Davis nell'arco di una stagione. La scalata di Sinner è cominciata a gennaio con il primo dei due Slam vinto in stagione: il trionfo agli Australian Open è stato un vero capolavoro battendo in ordine Andrej Rublev, Novak Djokovic e Daniil Medvedev. Da lì in poi sono arrivati in serie: l'Atp 500 di Rotterdam, il 1000 di Miami, il 500 di Halle (primo titolo vinto sull'erba), il Masters 1000 di Cincinnati e il secondo Slam con la vittoria degli Us Open a settembre. Nel frattempo, il 10 giugno, ha raggiunto il primo posto nel ranking Atp. Nel finale di stagione sono arrivati i successi nel Masters 1000 di Shanghai, nelle Atp Finals di Torino e in Coppa Davis. Successi ai quali si aggiunge quello nella 6 Kings Slam, il torneo di esibizione organizzato dall'Arabia Saudita che non metteva in palio punti Atp ma un ricchissimo montepremi di 6 milioni di dollari.
Il 2024, oltre ai grandi successi appena elencati, ha riservato a Sinner anche la preoccupazione legata al caso Clostebol e qualche delusione, come l'assenza agli Internazionali di Roma o alle Olimpiadi. Olimpiadi di Parigi che tuttavia hanno regalato all'Italia ben due medaglie: l'oro conquistato nel doppio femminile dalla coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini e il bronzo vinto da Lorenzo Musetti.
Il tennis maschile in generale ha registrato numeri record frantumando il precedente primato di sette titoli in un anno. Nel 2024 ne sono arrivati ben 13; mentre le finali raggiunte sono state 19. Inoltre, quest'anno sono stati sei gli italiani che si sono piazzati nella top 50 del ranking Atp (oltre a Sinner numero 1, Musetti numero 17, Flavio Cobolli numero 32, Matteo Berrettini numero 34, Matteo Arnaldi numero 37 e Luciano Darderi numero 44) significa che il tennis azzurro non è solo Sinner, ma che dietro c'è un movimento che cresce e promette bene. Anche per il femminile il 2024 è stato un anno super: detto del doppio medaglia d'oro alle Olimpiadi, Jasmine Paolini ha concluso la stagione da numero 4 del ranking Wta dopo averla cominciata da numero 30. Paolini che insieme a Errani e Lucia Bronzetti hanno trascinato la nazionale guidata da Tathiana Garbin alla conquista della Billie Jean King Cup.
Sinner pensa già al 2025

Jannik Sinner (Ansa)
Jannik Sinner sì è già impegnato in due settimane di allenamenti prima dell’inizio della stagione 2025. Lo si può vedere dalle immagini su Instagram. Lo si può ammirare a Dubai, alla Mouratoglu Accademy di Patrick Mouratoglu, “The Coach”, storico allenatore di Serena Williams. Per Natale è già tornato a casa, poi volerà in Australia per l’inizio della stagione sul cemento. Per Sinner non sarà un anno semplice. Dovrà affrontare le accuse di doping, ma soprattutto dovrà confermarsi come numero uno al mondo, un traguardo difficile da cui però si capirà se davvero Jannik potrà diventare uno degli eredi dei mitici big four, Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, tennisti che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni del circuito mondiale Atp. Sinner ha portato a casa in totale 18 titoli nella sua carriera, ma il 2024 sarà anche ricordato per i due titoli del Grande Slam vinti, Australian Open e Us Open che hanno portato l'altoatesino a essere il primo in Italia a vincere due Major nella stessa stagione in singolare. Ma oltre a questo Sinner ha vinto anche l'Open di Rotterdam, il Miami Open, Halle e a Cincinnati. Non bisogna poi dimenticare le Atp Finals e la Coppa Davis. Insomma, è stata una stagione indimenticabile che ora deve essere ripetuta, per molti intenditori di tennis, anche migliorata. Del resto se Sinner dovesse arrivare fino agli inizi di giugno in cima alla classifica Atp, potrebbe superare il record delle 52 settimane, raggiungendo così i miti del tennis, come Federer, Jimmy Connors, Ivan Lendl, Djokovic, Pete Sampras e Mcenroe. Ma il traguardo vero che dovrà superare Sinner nel 2025 è quello di vincere almeno un Master 1000 sulla terra rossa. Dei 18 titoli vinti l’unico sulla terra conquistato è quello di Umago nel 2022 contro Carlos Alcaraz, il rivale per eccellenza del nostro campione italiano con i capelli rossi. La terra battuta resta la vera superficie dove Jannik non è riuscito ancora a sfondare. Nel 2023 le cose non erano andate abbastanza bene. Era stato eliminato al secondo turno dallo sconosciuto Daniel Altmaier in 5 set. Nel 2024 le cose sono un po’ migliorate, ma poi è stato battuto in semifinale proprio da Alcaraz. Nel 2023 a Montecarlo era stato fermato da Holger Rune, mentre quest’anno è stato il greco Stefano Ttistipas a inchiodarlo sempre in semifinale. Per non parlare degli Open di Roma, dove nel 2023 fu eliminato agli ottavi da Cerundolo e dove quest’anno non ha nemmeno partecipato per un infortunio all’anca. Nel 2023 si fermò anche ai quarti di finale a Barcellona, quando annunciò il ritiro prima della sfida con Lorenzo Musetti: quest’anno ha deciso di non partecipare al torneo nella città catalana. Insomma la terra battuta resta un sogno. «È un tipo di terreno su cui faccio un po’ di fatica», diceva qualche mese fa proprio Sinner. «Diciamo solo che non è il terreno su cui mi sento più a mio agio. Gioco meglio sul cemento, ma questo non significa che non sia un buon giocatore su terra battuta. Ho raggiunto il mio primo quarto di finale del Grande Slam al Roland Garros. Ma l’anno scorso la mia stagione sulla terra battuta non è stata delle migliori. Spero di fare meglio quest’anno». Lo sa bene Darren Cahill suo allenatore che già da tempo sostiene che il tennis del giocatore italiano «possa essere fantastico sulla terra rossa. Ha tutte le caratteristiche adatte: si muove benissimo sulla superficie, riesce a generare grande potenza da fondocampo, è migliorato molto al servizio e soprattutto sa chiudere i punti a rete» spiegava quest’anno il coach australiano sostenendo che Sinner avesse qualcosa di Rafa Nadal, il re della terra rossa con i suoi 14 titoli dell’open di Parigi. «In questo lui è un po’ come Rafa, che ovviamente preferiva giocare da fondo campo, ma che, sulla terra rossa, sapeva anche andare bene a rete ed era velocissimo nel farlo» spiegava Cahill. Chi ci riesce con continuità, finisce per spaventare gli avversari e mandarli in panico. Penso che Jannik abbia un gioco che si adatta bene alla terra rossa. I suoi risultati negli ultimi due anni sono arrivati di più sul cemento veloce e sull’erba, ma penso che raccoglierà altrettanto anche sulla terra rossa in futuro». Il 2025 potrebbe essere l’anno giusto? Di certo, oltre a fare bene sulle superfici veloci ci sarà da aspettarsi anche qualcosa da Wimbledon, torneo sempre fondamentale per i numeri uno del mondo.
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Dagli Slam vinti da Jannik Sinner, diventato numero uno del ranking Atp, alle medaglie olimpiche fino alla doppia vittoria della nazionale in Coppa Davis e Billie Jean King Cup, il 2024 è stato l'anno della definitiva consacrazione di un movimento in costante crescita.L'altoatesino è già proiettato al 2025: ecco cosa dovrà vincere per affermarsi e mantenere lo status di numero uno al mondo.Lo speciale contiene due articoli.Il 2024 è stato senza alcun dubbio l'anno del tennis italiano. Nella stagione appena trascorsa, infatti, i nostri atleti hanno conquistato molti successi, sia a livello individuale che di squadra. A partire dal fenomeno che risponde al nome e cognome di Jannik Sinner, autentico fuoriclasse della racchetta mondiale.Il tennista altoatesino ha dominato il 2024 vincendo 73 partite su 79 e portandosi a casa due Slam, le Atp Finals, cinque titoli Atp, la Coppa Davis e la prima posizione nella classifica Atp: numeri che ne fanno l'unico tennista a essersi aggiudicato due tornei del Grande Slam, tre Masters 1000, le ATP Finals e la Coppa Davis nell'arco di una stagione. La scalata di Sinner è cominciata a gennaio con il primo dei due Slam vinto in stagione: il trionfo agli Australian Open è stato un vero capolavoro battendo in ordine Andrej Rublev, Novak Djokovic e Daniil Medvedev. Da lì in poi sono arrivati in serie: l'Atp 500 di Rotterdam, il 1000 di Miami, il 500 di Halle (primo titolo vinto sull'erba), il Masters 1000 di Cincinnati e il secondo Slam con la vittoria degli Us Open a settembre. Nel frattempo, il 10 giugno, ha raggiunto il primo posto nel ranking Atp. Nel finale di stagione sono arrivati i successi nel Masters 1000 di Shanghai, nelle Atp Finals di Torino e in Coppa Davis. Successi ai quali si aggiunge quello nella 6 Kings Slam, il torneo di esibizione organizzato dall'Arabia Saudita che non metteva in palio punti Atp ma un ricchissimo montepremi di 6 milioni di dollari.Il 2024, oltre ai grandi successi appena elencati, ha riservato a Sinner anche la preoccupazione legata al caso Clostebol e qualche delusione, come l'assenza agli Internazionali di Roma o alle Olimpiadi. Olimpiadi di Parigi che tuttavia hanno regalato all'Italia ben due medaglie: l'oro conquistato nel doppio femminile dalla coppia formata da Sara Errani e Jasmine Paolini e il bronzo vinto da Lorenzo Musetti.Il tennis maschile in generale ha registrato numeri record frantumando il precedente primato di sette titoli in un anno. Nel 2024 ne sono arrivati ben 13; mentre le finali raggiunte sono state 19. Inoltre, quest'anno sono stati sei gli italiani che si sono piazzati nella top 50 del ranking Atp (oltre a Sinner numero 1, Musetti numero 17, Flavio Cobolli numero 32, Matteo Berrettini numero 34, Matteo Arnaldi numero 37 e Luciano Darderi numero 44) significa che il tennis azzurro non è solo Sinner, ma che dietro c'è un movimento che cresce e promette bene. Anche per il femminile il 2024 è stato un anno super: detto del doppio medaglia d'oro alle Olimpiadi, Jasmine Paolini ha concluso la stagione da numero 4 del ranking Wta dopo averla cominciata da numero 30. Paolini che insieme a Errani e Lucia Bronzetti hanno trascinato la nazionale guidata da Tathiana Garbin alla conquista della Billie Jean King Cup.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/anno-oro-tennis-azzurro-2670669264.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sinner-pensa-gia-al-2025" data-post-id="2670669264" data-published-at="1735036464" data-use-pagination="False"> Sinner pensa già al 2025 Jannik Sinner (Ansa) Jannik Sinner sì è già impegnato in due settimane di allenamenti prima dell’inizio della stagione 2025. Lo si può vedere dalle immagini su Instagram. Lo si può ammirare a Dubai, alla Mouratoglu Accademy di Patrick Mouratoglu, “The Coach”, storico allenatore di Serena Williams. Per Natale è già tornato a casa, poi volerà in Australia per l’inizio della stagione sul cemento. Per Sinner non sarà un anno semplice. Dovrà affrontare le accuse di doping, ma soprattutto dovrà confermarsi come numero uno al mondo, un traguardo difficile da cui però si capirà se davvero Jannik potrà diventare uno degli eredi dei mitici big four, Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray, tennisti che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni del circuito mondiale Atp. Sinner ha portato a casa in totale 18 titoli nella sua carriera, ma il 2024 sarà anche ricordato per i due titoli del Grande Slam vinti, Australian Open e Us Open che hanno portato l'altoatesino a essere il primo in Italia a vincere due Major nella stessa stagione in singolare. Ma oltre a questo Sinner ha vinto anche l'Open di Rotterdam, il Miami Open, Halle e a Cincinnati. Non bisogna poi dimenticare le Atp Finals e la Coppa Davis. Insomma, è stata una stagione indimenticabile che ora deve essere ripetuta, per molti intenditori di tennis, anche migliorata. Del resto se Sinner dovesse arrivare fino agli inizi di giugno in cima alla classifica Atp, potrebbe superare il record delle 52 settimane, raggiungendo così i miti del tennis, come Federer, Jimmy Connors, Ivan Lendl, Djokovic, Pete Sampras e Mcenroe. Ma il traguardo vero che dovrà superare Sinner nel 2025 è quello di vincere almeno un Master 1000 sulla terra rossa. Dei 18 titoli vinti l’unico sulla terra conquistato è quello di Umago nel 2022 contro Carlos Alcaraz, il rivale per eccellenza del nostro campione italiano con i capelli rossi. La terra battuta resta la vera superficie dove Jannik non è riuscito ancora a sfondare. Nel 2023 le cose non erano andate abbastanza bene. Era stato eliminato al secondo turno dallo sconosciuto Daniel Altmaier in 5 set. Nel 2024 le cose sono un po’ migliorate, ma poi è stato battuto in semifinale proprio da Alcaraz. Nel 2023 a Montecarlo era stato fermato da Holger Rune, mentre quest’anno è stato il greco Stefano Ttistipas a inchiodarlo sempre in semifinale. Per non parlare degli Open di Roma, dove nel 2023 fu eliminato agli ottavi da Cerundolo e dove quest’anno non ha nemmeno partecipato per un infortunio all’anca. Nel 2023 si fermò anche ai quarti di finale a Barcellona, quando annunciò il ritiro prima della sfida con Lorenzo Musetti: quest’anno ha deciso di non partecipare al torneo nella città catalana. Insomma la terra battuta resta un sogno. «È un tipo di terreno su cui faccio un po’ di fatica», diceva qualche mese fa proprio Sinner. «Diciamo solo che non è il terreno su cui mi sento più a mio agio. Gioco meglio sul cemento, ma questo non significa che non sia un buon giocatore su terra battuta. Ho raggiunto il mio primo quarto di finale del Grande Slam al Roland Garros. Ma l’anno scorso la mia stagione sulla terra battuta non è stata delle migliori. Spero di fare meglio quest’anno». Lo sa bene Darren Cahill suo allenatore che già da tempo sostiene che il tennis del giocatore italiano «possa essere fantastico sulla terra rossa. Ha tutte le caratteristiche adatte: si muove benissimo sulla superficie, riesce a generare grande potenza da fondocampo, è migliorato molto al servizio e soprattutto sa chiudere i punti a rete» spiegava quest’anno il coach australiano sostenendo che Sinner avesse qualcosa di Rafa Nadal, il re della terra rossa con i suoi 14 titoli dell’open di Parigi. «In questo lui è un po’ come Rafa, che ovviamente preferiva giocare da fondo campo, ma che, sulla terra rossa, sapeva anche andare bene a rete ed era velocissimo nel farlo» spiegava Cahill. Chi ci riesce con continuità, finisce per spaventare gli avversari e mandarli in panico. Penso che Jannik abbia un gioco che si adatta bene alla terra rossa. I suoi risultati negli ultimi due anni sono arrivati di più sul cemento veloce e sull’erba, ma penso che raccoglierà altrettanto anche sulla terra rossa in futuro». Il 2025 potrebbe essere l’anno giusto? Di certo, oltre a fare bene sulle superfici veloci ci sarà da aspettarsi anche qualcosa da Wimbledon, torneo sempre fondamentale per i numeri uno del mondo.
Donald Trump e Benjamin Netanyahu (Ansa)
Secondo i media della Repubblica islamica, le detonazioni sarebbero state causate da un’operazione militare americana contro infrastrutture presenti sull’isola. L’allarme si è rapidamente esteso ai Paesi del Golfo. Nel Bahrein sono risuonate le sirene d’allarme mentre le batterie antiaeree intercettavano i vettori diretti verso il Paese. In Kuwait si registra un morto e numerosi feriti. A rivendicare gli attacchi è stato il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica. I pasdaran hanno confermato il lancio di missili e droni contro obiettivi militari regionali, sostenendo di aver reagito a una precedente aggressione americana contro Qeshm. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha spiegato che le sue forze sono intervenute per autodifesa dopo aver individuato preparativi offensivi iraniani contro interessi statunitensi e alleati della regione. Secondo la versione americana, nessuno dei missili lanciati da Teheran avrebbe raggiunto il bersaglio e diversi droni diretti contro il traffico commerciale nel Golfo sarebbero stati intercettati.
Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha scritto sui social che «gli americani hanno dimostrato di capire meglio il linguaggio dei missili che quello dei diplomatici». Teheran ha inoltre accusato Kuwait e Bahrein di aver facilitato le operazioni statunitensi consentendo l’utilizzo delle proprie basi militari. Il ministero degli Esteri iraniano ha parlato di una «responsabilità diretta e chiara» dei due Paesi negli attacchi contro la Repubblica islamica. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che le forze armate di Teheran stanno conducendo «azioni difensive» contro siti utilizzati dagli Stati Uniti per operazioni che, secondo l’Iran, minacciano il traffico marittimo civile e violano il cessate il fuoco. Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha rivelato alcuni segnali di apertura da parte dell’Iran sul dossier nucleare. «Hanno accettato di negoziare aspetti del loro programma nucleare che un mese fa, un anno fa, si rifiutavano persino di menzionare», ha dichiarato davanti alla commissione Esteri della Camera, precisando però che ciò non garantisce il successo dei colloqui. Rubio ha inoltre affermato che Mojtaba Khamenei (che Donald Trump vorrebbe incontrare), «è vivo e sempre più attivo», sottolineando che tutte le comunicazioni tra Washington e la leadership iraniana «sono avvenute in forma scritta e tramite intermediari». Rubio ha inoltre sostenuto che «l’operazione militare americana contro l’Iran si è conclusa» e che eventuali future azioni degli Stati Uniti avranno «carattere puramente difensivo», con l’obiettivo di proteggere il traffico marittimo civile nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo continua a far discutere il rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente americano ha confermato di aver definito il premier israeliano «fottutamente pazzo» durante una telefonata dedicata agli sviluppi della crisi regionale. Trump ha inoltre respinto le accuse di chi sostiene che sarebbe stato trascinato da Netanyahu nello scontro con Teheran. Intervistato dal New York Post, ha dichiarato: «Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l’Iran si doti di un’arma nucleare». Il presidente ha poi aggiunto: «Questo riguarda Israele, perché probabilmente sarebbero stati i primi a essere colpiti. Sapete cosa? Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso». Trump ha ribadito la solidità dell’alleanza con Israele: «Mi piace molto Bibi. Lavoro molto bene con lui. Io sono un presidente in tempo di guerra e lui è un primo ministro in tempo di guerra». Netanyahu ha cercato di smorzare le polemiche. «A volte, come nelle migliori famiglie, abbiamo divergenze tattiche. Troviamo sempre il modo di risolverle», ha dichiarato alla Cnbc. Il premier israeliano ha ribadito la convergenza strategica tra Gerusalemme e Washington: «Siamo d’accordo sulle questioni principali», aggiungendo che «Israele è pronto e anche le forze statunitensi sono pronte» qualora la situazione dovesse precipitare nuovamente. Netanyahu ha attaccato alcuni leader europei, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron. «Il modo in cui i leader europei assecondano le minoranze islamiche radicali nei propri Paesi è vergognoso», ha affermato. «Sanno che stiamo proteggendo anche loro, ma non hanno il fegato di alzarsi in piedi e schierarsi dalla parte giusta, quella che salverà la nostra civiltà contro questi barbari».
Nel frattempo l’Ue valuta un ruolo più attivo nello Stretto di Hormuz. L’Alto rappresentante Kaja Kallas propone di affidare all’operazione Aspides un ruolo centrale nelle attività di sminamento come contributo europeo agli sforzi della coalizione franco-britannica. La proposta sarà esaminata dai ministri della Difesa dell’Ue nel prossimo incontro informale a Cipro.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 4 giugno con Carlo Cambi
La colonna di fumo causata dall'attacco ucraino a San Pietroburgo (Getty Images)
Sono stati colpiti un terminal petrolifero nella zona del porto e l’area della vicina isola di Kronstadt, sede di una base navale e di una fabbrica di droni. Alte colonne di fumo nero hanno sovrastato la città e le fonti russe hanno parlato di «diversi feriti».
Robert Brovdi, comandante della forza droni ucraina, ha dichiarato che l’attacco ha «incendiato la nave militare lanciamissili Boikiy», in manutenzione nel bacino di carenaggio di Kronstadt. Si tratta una corvetta da 2.100 tonnellate, di classe Stereguschy, in servizio dal 2013, non direttamente implicata nei combattimenti contro l’Ucraina, ma comunque bersaglio simbolico. Il raid di velivoli senza pilota ha gettato così un’ombra sul Forum a cui il presidente russo Vladimir Putin ha invitato delegazioni di 130 Paesi, fra cui l’Arabia Saudita come nazione ospite e gli Stati Uniti di Donald Trump, che per la prima volta dopo anni ha voluto mandare un funzionario americano, il capo della commissione Belle arti Rodney Mims Cook Jr, per proseguire il disgelo Washington-Mosca passando per la cultura. L’arrivo di Putin a San Pietroburgo per il vertice è stato accompagnato da un blocco di internet e della telefonia mobile in città per «assicurare la sicurezza del presidente». È noto che i droni ucraini, con a bordo carte Sim, sfruttano la rete mobile russa come sistema di guida durante i voli in territorio nemico. L’incursione sull’ex-capitale zarista è stata presentata dal presidente ucraino Volodymir Zelensky come «una risposta giusta e legittima agli attacchi russi». Parlando mentre ospitava a Kiev il segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte, e il presidente del comitato militare dell’alleanza, l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, giunti in treno nella capitale ucraina per una visita a sorpresa, Zelensky ha affermato che «noi colpiamo solo raffinerie o obiettivi militari». Ma poche ore prima un drone ucraino aveva centrato un autobus di civili russi che transitava dalla regione del Donetsk, annessa alla Russia, causando otto morti e 11 feriti. Come confermato dal governatore locale Denis Pushilin, l’autobus è stato colpito a Jenakijeve, lungo il tragitto con partenza da Mosca e arrivo previsto a Simferopoli, in Crimea. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito «imperdonabile» il raid sul veicolo civile, promettendo che «verrà punito» e ricordando che «l’operazione militare speciale continua per prevenire tali attacchi». Gli ucraini hanno annunciato d’aver colpito con un missile Neptun, di fabbricazione nazionale, la raffineria di petrolio russa di Novoshakhtinsky, nella regione di Rostov, mettendo fuori uso «due impianti di raffinazione del petrolio, ciascuno con capacità fino a 2,5 milioni di tonnellate all’anno, e gli impianti di stoccaggio».
Zelensky ha detto a Rutte che spera di «raggiungere una pace onesta e dignitosa durante l’estate» e s’è detto «pronto a parlare con Putin», rilevando che «spendiamo 50 miliardi di dollari l’anno in armi». Rutte s’è rivolto idealmente ai giovani russi: «Vi stanno rifilando una fregatura. Non sarete addestrati. Avrete equipaggiamento scadente. Se feriti, sarete lasciati a soffrire nel fango e a morire». In parte è propaganda, poiché se i russi continuano a lottare dopo quattro anni è anche perché sono riusciti a migliorare l’efficienza dei loro reparti cercando di limitare le perdite. L’Ucraina ha accumulato enorme esperienza nei droni, i propri e quelli nemici, tanto che Zelensky ha annunciato l’invio di esperti ucraini nella difesa anti-droni in Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, ma spesso gli ordigni vanno fuori rotta.
Ieri il ministero degli Esteri di Atene ha inviato una protesta ufficiale a Kiev dopo aver accertato che era ucraino un drone marittimo Magura V5, sorta di motoscafo telecomandato, rinvenuto da pescatori greci fin dal 7 maggio sulla costa dell’isola di Lefkada, nel Mar Ionio. Il drone marino era implicato in azioni sotto copertura nel Mediterraneo per insidiare le navi cargo della «flotta ombra» russa. Sebbene gli ucraini sostengano di aver abbattuto la scorsa notte 189 su 198 droni russi, utilizzando caccia dell’aviazione, contraerea e disturbi elettronici, la difesa dei cieli resta critica perché non sono mai abbastanza i missili Patriot in grado di intercettare missili balistici e da crociera. Zelensky ha chiesto che l’accordo per l’acquisto di nuovi Patriot dagli Usa, utilizzando parte dei 90 miliardi di euro dei fondi europei, venga attivato «entro venerdì». Riconosce però che l’arrivo di questi missili americani, pur a rilento, non s’è azzerato. Sulla partecipazione statunitense ai negoziati di pace che il tandem Ucraina-Unione Europea auspica con la Russia, ammette: «Ci vorrà tempo poiché per gli Usa la priorità è l’Iran e noi veniamo al secondo posto».
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Sergio Mattarella e Nicole Minetti (Ansa)
Così, dopo un mese e mezzo di chiacchiere, la Procura generale di Milano certifica in un lungo comunicato che Nicole Minetti non ha una doppia vita. L’ex igienista dentale condannata per il caso Ruby e per le spese pazze del Pirellone non ha ingannato Sergio Mattarella. Semmai il presidente della Repubblica si è fatto ingannare dagli articoli del Fatto quotidiano e dagli scivoloni di Sigfrido Ranucci, con i quali per giorni si è accreditato un caso internazionale, che a un certo punto si è cercato di addossare a Carlo Nordio allo scopo neanche troppo nascosto di indurlo alle dimissioni.
La storia è quella della grazia concessa dal capo dello Stato all’ex consigliera regionale. Mattarella, a cui in base alla Costituzione competono in via esclusiva gli atti di clemenza, il 18 febbraio di quest’anno ha cancellato la pena inflitta a Minetti dal Tribunale di Milano. La donna, finita nei guai all’epoca di Silvio Berlusconi per lo scandalo delle Olgettine, avrebbe dovuto scontare tre anni ai servizi sociali, ma i suoi avvocati alla fine di luglio del 2025 inoltrarono al Quirinale una domanda di grazia. Dovendo accudire un minore adottato da lei e dal compagno e bisognoso di cure all’estero, Minetti tramite i legali chiese di essere esentata dall’espiazione della pena. Domanda legittima, che poteva essere accolta o respinta, ma che sul Colle trovò una rapida istruzione e appena una settimana dopo, weekend compreso, il fascicolo riguardante l’ex igienista dentale finì sul tavolo del ministero della Giustizia, inoltrato dal responsabile dell’ufficio grazie di Mattarella. E da via Arenula la richiesta fu spedita a Milano, alla Procura generale della Corte d’appello, per il dovuto parere. In pochi mesi, Minetti fu dunque sollevata da ogni pendenza con la giustizia e autorizzata a occuparsi del figlio adottivo. Tutto bene? Eh, no, perché quando la notizia della grazia divenne di dominio pubblico, ai giornalisti del Fatto quotidiano cominciarono a prudere le mani. Così, a metà aprile, la vicenda di presunti favoritismi nell’adozione, di misteri profondi nella scomparsa della madre del bimbo e pure di oscuri decessi, uniti a un giro di festini a base di coca e donnine allegre in Uruguay, finì in prima pagina, con tanto di testimonianze rigorosamente anonime.
Un giallo internazionale, in luoghi esotici frequentati dal jet set, con sullo sfondo addirittura l’ombra di Jeffrey Epstein, il miliardario pedofilo che ha inguaiato mezzo mondo, governi e regni compresi, era un’occasione troppo ghiotta. Soprattutto se la si poteva rovesciare contro il governo in carica e il ministro della Giustizia. Sono bastati tre o quattro giorni di campagna a tutta pagina e pur di fronte al nulla, perché le testimonianze anonime sono il nulla, al Quirinale, sempre attento all’immagine sacra e inviolabile del presidente, ci dev’essere stata un po’ di tensione. E così ecco partire un secco comunicato per ingiungere al ministero di via Arenula di fare chiarezza e accertare se nella ricostruzione del percorso di grazia alla Minetti fossero stati omessi comportamenti poco commendevoli. Cioè il Colle chiedeva al ministero di verificare se il ministero, che pur nella faccenda non aveva avuto alcun ruolo se non quello di inoltrare la richiesta del Quirinale, avesse compiuto errori. La palla a questo punto è passata alla Procura generale di Milano, che pure aveva concesso il nulla osta, e nel frattempo, mentre le opposizioni reclamavano le dimissioni di Nordio, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci si presentava in tv, da Bianca Berlinguer, per dire che una sua fonte accreditava un viaggio del Guardasigilli a casa della Minetti, in Uruguay. Bum. La bomba era pronta per esplodere e per spazzare via sia il ministro che il suo governo.
Peccato che Nordio non conosca la Minetti e non abbia dunque mai messo piede nella sua casa in Sudamerica. E peccato che adesso la Procura generale abbia accertato che le accuse contro l’ex consigliera regionale, i festini, l’adozione taroccata, l’uccisione del legale e pure la sparizione della madre naturale del bambino adottato siano tutte un’invenzione. In altre parole, una bufala.
A questo punto però si impongono due riflessioni. La prima è sul cosiddetto giornalismo d’inchiesta, che le inchieste le confeziona con le chiacchiere. La seconda invece riguarda Sergio Mattarella, monarca a cui la stampa plaude a ogni sospiro, ma a cui basta qualche titolo del Fatto quotidiano per fare marcia indietro, lasciando che i suoi uffici scarichino le responsabilità di un presunto passo falso su altri.
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