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2023-02-24
A un anno dallo scoppio della guerra il fronte tra Usa e Cina è la trattativa
Non accenna a diminuire la tensione tra Washington e Pechino. Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Biden starebbe pensando di rendere pubbliche informazioni di intelligence, che proverebbero l’intenzione del Dragone di fornire armamenti alla Russia. Una circostanza che ha scatenato l’ira di Pechino. «Possiamo immaginare che l’“intelligence” a cui si riferivano gli Usa stia inseguendo ombre e diffamando la Cina», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin.
Già mercoledì il Pentagono aveva intimato a Pechino di non inviare armi a Mosca. «Ci saranno conseguenze per la Cina se dovessero approfondire le relazioni con la Russia», aveva detto l’addetta stampa del Dipartimento della Difesa americano, Sabrina Singh. «Non li abbiamo visti dare aiuti letali alla Russia per la guerra, ma non hanno nemmeno tolto dal tavolo questa eventualità», aveva aggiunto. A rincarare la dose è stato ieri il segretario del Tesoro americano, Janet Yellen, che ha minacciato «gravi conseguenze», qualora la Cina fornisse assistenza alla Russia, eludendo le sanzioni. Dal canto suo, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha affermato di avere «alcuni indizi» del fatto che il Dragone sarebbe intenzionato a sostenere militarmente il Cremlino.
Nel fine settimana, il segretario di Stato americano, Tony Blinken, aveva dichiarato che Pechino starebbe considerando di fornire «supporto letale» a Mosca: un’accusa che, nei giorni scorsi, era stata respinta sia dalla Cina sia dal Cremlino. Nonostante tali smentite, va rilevato che - come notato dal sito Axios - la cooperazione militare tra Pechino e Mosca si è rafforzata a partire dal 2022. Sono inoltre attualmente in corso delle esercitazioni militari congiunte tra Russia, Cina e Sudafrica, a cui sta partecipando anche una fregata russa carica di missili ipersonici Zircon. Tra l’altro, sia Pechino sia Mosca hanno consolidato i propri rapporti con Teheran, che sta fornendo alla Russia droni militari contro Kiev. Infine, ma non meno importante, a gennaio gli Usa avevano comminato sanzioni a Spacety China: una società cinese sospettata di supportare con immagini satellitari le operazioni del Wagner Group in territorio ucraino. Ieri, Blinken si è comunque detto fiducioso di riuscire a dissuadere il Dragone dall’inviare armi a Mosca, mentre il responsabile Esteri del Pcc, Wang Yi, ha auspicato che l’Europa «svolga un ruolo più attivo» nei colloqui di pace. Un rapido cessate il fuoco è stato invece invocato dall’ambasciatore di Pechino all’Onu, Dai Bing.
Eppure il nodo non è soltanto di natura militare. Questo (nuovo) scontro tra Washington e Pechino investe anche due problemi di carattere politico. In primis, oggi, a un anno esatto dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, la Cina dovrebbe rendere nota una propria proposta di pace che viene vista con estremo scetticismo dagli Usa. Washington teme che i cinesi vogliano utilizzare il loro piano per spalleggiare de facto i russi e inserire clausole che possano magari essere invocate in futuro a proprio vantaggio sulla disputa taiwanese. È quindi chiaro che pubblicare adesso materiale di intelligence in grado di provare il sostegno militare cinese alla Russia sarebbe funzionale a screditare Pechino nel suo presunto ruolo di attore imparziale nella crisi ucraina. Dall’altra parte, bisognerà capire se quello cinese sarà un piano concreto o uno specchietto per le allodole (un piano, cioè, dai contenuti inaccettabili, messo sul tavolo soltanto per scaricare sugli Usa un suo inevitabile fallimento). Per ora, l’unica cosa certa è che Volodymyr Zelensky si è detto cautamente possibilista. «Vorremmo incontrare la Cina», ha affermato ieri. Intervenendo sul piano cinese, la Casa Bianca si è detta comunque scettica sulla volontà da parte della Russia di negoziare la pace.
In secondo luogo, va notato che le suddette dichiarazioni della Yellen sono state pronunciate dal G20 in corso in India. Ebbene, l’altro ieri Reuters - citando funzionari di Nuova Delhi - ha riferito che, durante il summit, il governo indiano non avrebbe intenzione di discutere di nuove sanzioni a Mosca. Non è quindi escludibile che sia in corso un braccio di ferro tra Washington e l’asse sino-russo per garantirsi il sostegno indiano nel quadro della crisi ucraina (ricordiamo che, su questo dossier, Nuova Delhi si è finora barcamenata tra complicati equilibrismi).
La tensione nel frattempo resta alta. Vladimir Putin ha annunciato che la Russia schiererà entro quest’anno il missile balistico intercontinentale RS-28 Sarmat (che ha una gittata di 18.000 chilometri e può trasportare testate nucleari). Crescono inoltre i timori che il Cremlino stia mettendo nel mirino anche la Moldavia, la cui presidente, Maia Sandu, ha elogiato ieri l’«eroismo degli ucraini». «Non ci siamo abbattuti, abbiamo superato molte prove e prevarremo», ha dichiarato, dal canto suo, Zelensky, mentre il ministro della Difesa di Mosca, Sergei Shoigu, ha accusato l’Occidente di voler «smembrare la Russia». È in questo quadro che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha definito l’invasione russa dell’Ucraina «un affronto alla nostra coscienza collettiva», mentre l’Assemblea generale si accingeva a votare una risoluzione per chiedere il ritiro immediato delle truppe di Mosca. È stato frattanto annunciato che le trattative per l’ingresso della Svezia nella Nato riprenderanno a marzo. Dall’altra parte, i Paesi Ue non sono riusciti ieri a trovare un accordo su una nuova tornata di sanzioni alla Russia. Oggi riprenderanno i negoziati. E sempre oggi Joe Biden parteciperà a un meeting virtuale con Zelensky e i leader del G7.
Nel frattempo, sul campo di battaglia, quattro persone sono rimaste uccise in un bombardamento ucraino su Donetsk. E il comandante del reggimento Azov Oleg Mudrak - che aveva difeso Mariupol - è morto per un arresto cardiaco.
E Fdi media con gli alleati: «Solo aiuti difensivi»
Il centrodestra continua a discutere sul prossimo pacchetto di armi da inviare in Ucraina. Lega e Forza Italia hanno fissato alcuni paletti concreti, dicendo «no» all’invio in Ucraina di armi offensive, come aerei da combattimento e missili a lungo raggio. A proposito di Forza Italia: ieri il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, ha attaccato l’incaricato d’affari dell’ambasciata americana a Roma, Shawn Crowley:
«Molto sgradevole», ha scritto Gasparri su Twitter, «l’incaricato di affari Usa a Roma Crowley che dice su Repubblica che per Pratica di Mare 2002 Berlusconi “crede di aver aiutato a mettere fine alla guerra fredda”. Come se Berlusconi non avesse dato un importante contributo in quella fase di dialogo e di pace. Crowley precisi. E sia più rispettoso della verità della storia». Ieri una delegazione di Fratelli d’Italia formata dal capogruppo alla Camera, Tommaso Foti, dal presidente della commissione Esteri della Camera, Giulio Tremonti, e dal capogruppo di Fdi nella stessa commissione, Giangiacomo Calovini, ha fatto visita all’ambasciatore ucraino a Roma, Yaroslav Melny, per testimoniare la vicinanza a Kiev.
Al termine dell’incontro, Foti ha risposto alle domande sul prossimo pacchetto da inviare in Ucraina, e le sue parole sembrano voler andare incontro agli alleati: «Vediamo prima le armi», ha detto Foti, «tutti parliamo e facciamo processi senza sapere qual è il capo di accusa. Ci sono delle armi che sono difensive. Abbiamo sempre detto che le armi difensive servono all’Ucraina per impedire la sua distruzione o per impedire un risultato della guerra che nessuno auspica, e quindi le armi difensive dovranno essere valutate nell’invio e approvate quando sottoposte all’invio medesimo».
«La nostra collocazione geopolitica è chiarissima» ha sottolineato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a Oggi è un altro giorno su Rai 1, rispondendo a una domanda sulle diverse posizioni nel centrodestra, «ha rappresentato la scelta di portare anche fisicamente la nostra solidarietà a un popolo aggredito. La nostra collocazione geopolitica è chiarissima», ha aggiunto Ciriani, precisando poi che «all’interno di una maggioranza possono esserci sensibilità diverse, ma siamo lì non per un’escalation ma per difendere un Paese aggredito. L’obiettivo è la difesa, non aggredire».
A ribadire la posizione di Forza Italia ieri è stato il capogruppo alla Camera, Alessandro Cattaneo: «Sull’invio delle armi», ha detto Cattaneo ad Agorà, su Rai 3, «abbiamo sempre scelto in maniera assolutamente convinta di rimanere nell’alveo delle decisioni prese dalla Nato. Così abbiamo fatto e così faremo sempre. Non dobbiamo fare propaganda o banalizzazioni. Quando Zelensky ha chiesto di avere jet, missili a lungo raggio o carri armati», ha aggiunto Cattaneo, «non è che la comunità internazionale gli ha risposto: pronti, eccoli, te li mettiamo a disposizione. Anche la comunità internazionale, anche la Nato stessa ha fatto delle valutazioni di carattere geopolitico, che mirano a evitare l’allargamento del conflitto o un’escalation che può portare anche a una guerra nucleare. Ma questo non significa certo non essere al fianco dell’Ucraina. Forza Italia pone oggi un tema forte: cercare un’iniziativa diplomatica che porti alla pace. Lasciare questa iniziativa alla sola Cina», ha concluso Cattaneo, «è un altro errore strategico. Vogliamo consegnare la Russia alla Cina per il futuro?».
Mantiene ferma la sua posizione anche la Lega: «Un anno dopo l’inizio dell’invasione russa», ha argomentato il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, «il popolo ucraino non riesce ancora a guardare con speranza alla fine del conflitto. I Paesi democratici, con l’Italia in prima fila, hanno il dovere di aiutare con un sostegno militare ed economico la resistenza di Kyiv. Contemporaneamente, però, si rende sempre più necessario promuovere una convinta azione diplomatica in ambito europeo. Non ci possiamo più accontentare di prendere atto della mancata volontà del presidente Putin di sedersi attorno a un tavolo. Va bene agire d’intesa con gli Stati Uniti», ha sottolineato ancora il vicepresidente del Senato, «ma oggi emergono anche altri protagonisti sullo scenario internazionale, come la Cina e la Turchia. Mentre questi Stati si propongono come mediatori nel conflitto e conquistano sempre più spazi nel Mediterraneo, l’Unione europea non può accontentarsi di sostenere la causa Ucraina solo con le armi, ma deve dimostrare di saper essere protagonista anche nella ricerca di una soluzione di pace, che necessariamente passerà dalla diplomazia e non dai cannoni. E l’Italia ha certamente la tradizione e le competenze necessarie a favorire questo percorso». Intanto ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha partecipato a New York all’assemblea dell’Onu sulla risoluzione per l’Ucraina.
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Secondo il «Wall Street Journal», Washington potrebbe documentare il supporto bellico di Pechino allo zar. Il Dragone, che oggi presenterà una proposta di pace, replica: «Ci diffamano». Volodymyr Zelensky: «Incontriamoci».Lega e Fi mettono il veto sui razzi e il meloniano Tommaso Foti li rassicura. Azzurri contro l’America: «Rispetti il Cav».Lo speciale contiene due articoli.Non accenna a diminuire la tensione tra Washington e Pechino. Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Biden starebbe pensando di rendere pubbliche informazioni di intelligence, che proverebbero l’intenzione del Dragone di fornire armamenti alla Russia. Una circostanza che ha scatenato l’ira di Pechino. «Possiamo immaginare che l’“intelligence” a cui si riferivano gli Usa stia inseguendo ombre e diffamando la Cina», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin. Già mercoledì il Pentagono aveva intimato a Pechino di non inviare armi a Mosca. «Ci saranno conseguenze per la Cina se dovessero approfondire le relazioni con la Russia», aveva detto l’addetta stampa del Dipartimento della Difesa americano, Sabrina Singh. «Non li abbiamo visti dare aiuti letali alla Russia per la guerra, ma non hanno nemmeno tolto dal tavolo questa eventualità», aveva aggiunto. A rincarare la dose è stato ieri il segretario del Tesoro americano, Janet Yellen, che ha minacciato «gravi conseguenze», qualora la Cina fornisse assistenza alla Russia, eludendo le sanzioni. Dal canto suo, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha affermato di avere «alcuni indizi» del fatto che il Dragone sarebbe intenzionato a sostenere militarmente il Cremlino. Nel fine settimana, il segretario di Stato americano, Tony Blinken, aveva dichiarato che Pechino starebbe considerando di fornire «supporto letale» a Mosca: un’accusa che, nei giorni scorsi, era stata respinta sia dalla Cina sia dal Cremlino. Nonostante tali smentite, va rilevato che - come notato dal sito Axios - la cooperazione militare tra Pechino e Mosca si è rafforzata a partire dal 2022. Sono inoltre attualmente in corso delle esercitazioni militari congiunte tra Russia, Cina e Sudafrica, a cui sta partecipando anche una fregata russa carica di missili ipersonici Zircon. Tra l’altro, sia Pechino sia Mosca hanno consolidato i propri rapporti con Teheran, che sta fornendo alla Russia droni militari contro Kiev. Infine, ma non meno importante, a gennaio gli Usa avevano comminato sanzioni a Spacety China: una società cinese sospettata di supportare con immagini satellitari le operazioni del Wagner Group in territorio ucraino. Ieri, Blinken si è comunque detto fiducioso di riuscire a dissuadere il Dragone dall’inviare armi a Mosca, mentre il responsabile Esteri del Pcc, Wang Yi, ha auspicato che l’Europa «svolga un ruolo più attivo» nei colloqui di pace. Un rapido cessate il fuoco è stato invece invocato dall’ambasciatore di Pechino all’Onu, Dai Bing. Eppure il nodo non è soltanto di natura militare. Questo (nuovo) scontro tra Washington e Pechino investe anche due problemi di carattere politico. In primis, oggi, a un anno esatto dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, la Cina dovrebbe rendere nota una propria proposta di pace che viene vista con estremo scetticismo dagli Usa. Washington teme che i cinesi vogliano utilizzare il loro piano per spalleggiare de facto i russi e inserire clausole che possano magari essere invocate in futuro a proprio vantaggio sulla disputa taiwanese. È quindi chiaro che pubblicare adesso materiale di intelligence in grado di provare il sostegno militare cinese alla Russia sarebbe funzionale a screditare Pechino nel suo presunto ruolo di attore imparziale nella crisi ucraina. Dall’altra parte, bisognerà capire se quello cinese sarà un piano concreto o uno specchietto per le allodole (un piano, cioè, dai contenuti inaccettabili, messo sul tavolo soltanto per scaricare sugli Usa un suo inevitabile fallimento). Per ora, l’unica cosa certa è che Volodymyr Zelensky si è detto cautamente possibilista. «Vorremmo incontrare la Cina», ha affermato ieri. Intervenendo sul piano cinese, la Casa Bianca si è detta comunque scettica sulla volontà da parte della Russia di negoziare la pace. In secondo luogo, va notato che le suddette dichiarazioni della Yellen sono state pronunciate dal G20 in corso in India. Ebbene, l’altro ieri Reuters - citando funzionari di Nuova Delhi - ha riferito che, durante il summit, il governo indiano non avrebbe intenzione di discutere di nuove sanzioni a Mosca. Non è quindi escludibile che sia in corso un braccio di ferro tra Washington e l’asse sino-russo per garantirsi il sostegno indiano nel quadro della crisi ucraina (ricordiamo che, su questo dossier, Nuova Delhi si è finora barcamenata tra complicati equilibrismi). La tensione nel frattempo resta alta. Vladimir Putin ha annunciato che la Russia schiererà entro quest’anno il missile balistico intercontinentale RS-28 Sarmat (che ha una gittata di 18.000 chilometri e può trasportare testate nucleari). Crescono inoltre i timori che il Cremlino stia mettendo nel mirino anche la Moldavia, la cui presidente, Maia Sandu, ha elogiato ieri l’«eroismo degli ucraini». «Non ci siamo abbattuti, abbiamo superato molte prove e prevarremo», ha dichiarato, dal canto suo, Zelensky, mentre il ministro della Difesa di Mosca, Sergei Shoigu, ha accusato l’Occidente di voler «smembrare la Russia». È in questo quadro che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha definito l’invasione russa dell’Ucraina «un affronto alla nostra coscienza collettiva», mentre l’Assemblea generale si accingeva a votare una risoluzione per chiedere il ritiro immediato delle truppe di Mosca. È stato frattanto annunciato che le trattative per l’ingresso della Svezia nella Nato riprenderanno a marzo. Dall’altra parte, i Paesi Ue non sono riusciti ieri a trovare un accordo su una nuova tornata di sanzioni alla Russia. Oggi riprenderanno i negoziati. E sempre oggi Joe Biden parteciperà a un meeting virtuale con Zelensky e i leader del G7. Nel frattempo, sul campo di battaglia, quattro persone sono rimaste uccise in un bombardamento ucraino su Donetsk. E il comandante del reggimento Azov Oleg Mudrak - che aveva difeso Mariupol - è morto per un arresto cardiaco.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/anno-guerra-usa-cina-trattativa-2659461625.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-fdi-media-con-gli-alleati-solo-aiuti-difensivi" data-post-id="2659461625" data-published-at="1677202562" data-use-pagination="False"> E Fdi media con gli alleati: «Solo aiuti difensivi» Il centrodestra continua a discutere sul prossimo pacchetto di armi da inviare in Ucraina. Lega e Forza Italia hanno fissato alcuni paletti concreti, dicendo «no» all’invio in Ucraina di armi offensive, come aerei da combattimento e missili a lungo raggio. A proposito di Forza Italia: ieri il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, ha attaccato l’incaricato d’affari dell’ambasciata americana a Roma, Shawn Crowley: «Molto sgradevole», ha scritto Gasparri su Twitter, «l’incaricato di affari Usa a Roma Crowley che dice su Repubblica che per Pratica di Mare 2002 Berlusconi “crede di aver aiutato a mettere fine alla guerra fredda”. Come se Berlusconi non avesse dato un importante contributo in quella fase di dialogo e di pace. Crowley precisi. E sia più rispettoso della verità della storia». Ieri una delegazione di Fratelli d’Italia formata dal capogruppo alla Camera, Tommaso Foti, dal presidente della commissione Esteri della Camera, Giulio Tremonti, e dal capogruppo di Fdi nella stessa commissione, Giangiacomo Calovini, ha fatto visita all’ambasciatore ucraino a Roma, Yaroslav Melny, per testimoniare la vicinanza a Kiev. Al termine dell’incontro, Foti ha risposto alle domande sul prossimo pacchetto da inviare in Ucraina, e le sue parole sembrano voler andare incontro agli alleati: «Vediamo prima le armi», ha detto Foti, «tutti parliamo e facciamo processi senza sapere qual è il capo di accusa. Ci sono delle armi che sono difensive. Abbiamo sempre detto che le armi difensive servono all’Ucraina per impedire la sua distruzione o per impedire un risultato della guerra che nessuno auspica, e quindi le armi difensive dovranno essere valutate nell’invio e approvate quando sottoposte all’invio medesimo». «La nostra collocazione geopolitica è chiarissima» ha sottolineato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a Oggi è un altro giorno su Rai 1, rispondendo a una domanda sulle diverse posizioni nel centrodestra, «ha rappresentato la scelta di portare anche fisicamente la nostra solidarietà a un popolo aggredito. La nostra collocazione geopolitica è chiarissima», ha aggiunto Ciriani, precisando poi che «all’interno di una maggioranza possono esserci sensibilità diverse, ma siamo lì non per un’escalation ma per difendere un Paese aggredito. L’obiettivo è la difesa, non aggredire». A ribadire la posizione di Forza Italia ieri è stato il capogruppo alla Camera, Alessandro Cattaneo: «Sull’invio delle armi», ha detto Cattaneo ad Agorà, su Rai 3, «abbiamo sempre scelto in maniera assolutamente convinta di rimanere nell’alveo delle decisioni prese dalla Nato. Così abbiamo fatto e così faremo sempre. Non dobbiamo fare propaganda o banalizzazioni. Quando Zelensky ha chiesto di avere jet, missili a lungo raggio o carri armati», ha aggiunto Cattaneo, «non è che la comunità internazionale gli ha risposto: pronti, eccoli, te li mettiamo a disposizione. Anche la comunità internazionale, anche la Nato stessa ha fatto delle valutazioni di carattere geopolitico, che mirano a evitare l’allargamento del conflitto o un’escalation che può portare anche a una guerra nucleare. Ma questo non significa certo non essere al fianco dell’Ucraina. Forza Italia pone oggi un tema forte: cercare un’iniziativa diplomatica che porti alla pace. Lasciare questa iniziativa alla sola Cina», ha concluso Cattaneo, «è un altro errore strategico. Vogliamo consegnare la Russia alla Cina per il futuro?». Mantiene ferma la sua posizione anche la Lega: «Un anno dopo l’inizio dell’invasione russa», ha argomentato il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, «il popolo ucraino non riesce ancora a guardare con speranza alla fine del conflitto. I Paesi democratici, con l’Italia in prima fila, hanno il dovere di aiutare con un sostegno militare ed economico la resistenza di Kyiv. Contemporaneamente, però, si rende sempre più necessario promuovere una convinta azione diplomatica in ambito europeo. Non ci possiamo più accontentare di prendere atto della mancata volontà del presidente Putin di sedersi attorno a un tavolo. Va bene agire d’intesa con gli Stati Uniti», ha sottolineato ancora il vicepresidente del Senato, «ma oggi emergono anche altri protagonisti sullo scenario internazionale, come la Cina e la Turchia. Mentre questi Stati si propongono come mediatori nel conflitto e conquistano sempre più spazi nel Mediterraneo, l’Unione europea non può accontentarsi di sostenere la causa Ucraina solo con le armi, ma deve dimostrare di saper essere protagonista anche nella ricerca di una soluzione di pace, che necessariamente passerà dalla diplomazia e non dai cannoni. E l’Italia ha certamente la tradizione e le competenze necessarie a favorire questo percorso». Intanto ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha partecipato a New York all’assemblea dell’Onu sulla risoluzione per l’Ucraina.
Ditonellapiaga e Tony Pitony si esibiscono sul palco del teatro Ariston (Ansa)
La serata delle cover, con i duetti tra concorrenti e ospiti, è la più attesa del Festival. A incuriosire sono gli abbinamenti e la scelta dei brani. L’Ariston risponde con entusiasmo: tra omaggi, energia e qualche azzardo, ecco le pagelle della serata.
Elettra Lamborghini con Las Ketchup 6,5 Aserejé, tormentone primi Duemila, è perfetta per tenere vivo il clima di festa creato dal medley di Laura Pausini. L’Ariston ha voglia di divertirsi. Fasciate in uno sgargiante abito lungo trasmettono spensieratezza. Frizzanti.
Alessandro Siani 6,5 Arriva da Napoli, come cinque dei cantanti in gara e chissà se c’entra la caccia all’audience. Il ping-pong con Carlo Conti sui motivi, istituzionali e giocosi, perché Sanremo è Sanremo è una bella idea, ma è appena abbozzata. Timido.
Bianca Balti 8 Un anno dopo, con i capelli, elegante e sorridente. «Sono qua per godermela, non solo per me, ma per tutte le persone che hanno sofferto come me». E «sono innamoratissima». Entusiasta.
Malika Ayane con Claudio Santamaria 4,5 Quando si sceglie Mi sei scoppiato dentro il cuore di Mina bisogna pensarci 10 volte. Inevitabile balzi all’orecchio ciò che manca. E lo scoppio floppa. Temerari.
Bambole di pezza con Cristina D’Avena 6 per l’impegno Sembrano copiare i Maneskin senza riuscirci e questo la dice tutta. Infatti, il meglio lo danno quando citano Whole lotta love dei Led Zeppelin. Ma perché non hanno proposto quella? Confuse.
Tommaso Paradiso con Stadio 7,5 Una sferzata di rock visionario e apocalittico atterra all’Ariston con L’ultima luna di Lucio Dalla. Gaetano Curreri non ha la voce giusta, Tommaso sì. Di culto.
Michele Bravi con Fiorella Mannoia 5 Per la scelta di Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni vale quanto detto per il brano di Mina: si sente il vuoto. Non c’è il carisma, non c’è la drammaticità, non c’è la voce piena dell’interprete originale. Pazienza.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & The Band 8,5 Il figlio d’arte cresce e si muove meglio ogni sera. Figurarsi se spunta papà Gianni che Vita la cantava con Lucio Dalla. Chissenefregadeimoralisti.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas 8 la voce di Colombre si avvicina a quella di Jimmy Fontana di Il mondo e il confronto con una delle più belle canzoni della musica italiana non è penalizzante. Plausibili.
Fulminacci con Francesca Fagnani 6,5 Qui è più teatro che musica, ma citare Mina e Alberto Lupo di Parole parole dà i brividi. Si può accettare solo in un copione scanzonato e autoironico. Coraggiosi.
LDA e Aka 7even con Tullio De Piscopo 7,5 A 80 anni l’energia e il feeling di De Piscopo sono intatti. E fa tutta la differenza cantare la cover con il suo inventore. L’Ariston continua a fare festa. Andamento veloce.
J-Ax con Ligera County Fam 8 All star de Milan: Cochi Ponzoni (senza Renato Pozzetto) Paolo Rossi, Paolo Jannacci, Ale & Franz accompagnano il rapper. Felicemente sgangherati.
Ditonellapiaga con Tony Pitony 8,5 Parrucca rosa e maschera di plastica. Cabaret anni Quaranta, jazz americano, Broadway, Quartetto Cetra. Con The Lady is a tramp un’altra scarica di energia. E si balla.
Caterina Caselli 9 Emozionata. Ancora con la sua voce metallica e contundente. Non smette di ringraziare le persone dalle quali ha imparato. Interprete, scopritrice di talenti, produttrice discografica, artista completa. Magnetica.
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I veicoli dei talebani controllano la sicurezza a un posto di blocco vicino al confine tra Pakistan e Afghanistan a Nangarhar (Ansa)
L’aviazione pachistana la settimana scorsa aveva condotto una serie di attacchi aerei in Afghanistan, colpendo alcuni campi di addestramento per terroristi. Il bilancio era stato di 18 morti e 7 feriti secondo il governo talebano, che aveva convocato l'ambasciatore del Pakistan a Kabul. Era così iniziata quella che in gergo si definisce come una guerra a bassa intensità con continue «scaramucce» sul confine che avvevano comunque provocato morti e feriti. Il governo del primo ministro Shehbaz Sharif ha deciso per un attacco in grande stile con missili terra-aria su uffici, caserme e centri di addestramento del regime talebano che non ha una contraerea in grado di difendere il territorio. Gli studenti coranici avevano «ereditato» dagli americani, al loro abbandono dell’Afghanistan, una serie di aerei ed elicotteri, molti dei quali danneggiati e ormai inservibili. Sul confine si sono moltiplicate le battaglie fra le truppe di terra, ma le cifre di morti e feriti divergono sensibilmente. Islamabad ha dichiarato di aver colpito 22 obiettivi militari e che sono stati uccisi 274 funzionari e militanti talebani. Stando a quanto dichiarato dal portavoce delle forze armate pachistane sarebbero stati solamente 12 i militari caduti negli scontri. Il ministro della Difesa dei talebani ha detto che l’aeronautica militare del ministero della Difesa nazionale ha condotto attacchi aerei coordinati contro un accampamento militare vicino a Faizabad, a Islamabad, una base militare a Nowshera, posizioni militari a Jamrud, mentre Zabihullah Mujahid, portavoce del governo talebano, ha subito indetto una conferenza stampa per annunciare che 55 soldati pachistani erano stati uccisi e 19 postazioni conquistate, mentre 8 combattenti talebani erano caduti. Numeri ovviamente incontrollabili, ma appare difficile credere che la cadente aviazione dell’Afghanistan possa aver ottenuto questi risultati. Zabihullah Mujahid, ha aggiunto di voler subito ricorrere al dialogo per risolvere il conflitto con il vicino Pakistan, sottolineando la necessità di una soluzione pacifica e continuando a sperare che il problema venga risolto senza altra violenza. Il portavoce talebano ha respinto le accuse di Islamabad di essere coinvolti negli attacchi terroristici, rispondendo che sono invece loro che sostengono lo Stato islamico che combatte, sotto il nome di Isis K, per abbattere l’emirato dei talebani. Se proseguisse, lo scontro militare sembrerebbe avere un esito certo, perché le forze armate pachistane dispongono di oltre mezzo milione di uomini e di una forza aerea efficiente, oltre ad un arsenale atomico. L’Afghanistan dichiara di avere 150.000 combattenti, ma non si tratta di un vero e proprio esercito, bensì di milizie abituate soltanto alla guerriglia irregolare. Il fronte però è più ampio di quello che potrebbe sembrare perché il ministro della Difesa di Islamabad ha accusato l’India di avere influenza politica sui talebani. Nuova Delhi ha respinto le accuse, denunciando un piano pachistano per destabilizzare il subcontinente indiano. La Cina e la Russia, unica nazione che ha ufficialmente riconosciuto l’emirato dell’Afghanistan, sono al lavoro per una soluzione diplomatica di un conflitto che potrebbe destabilizzare l’intera Asia centrale.
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Matteo Del Fante (Ansa)
L’amministratore delegato sorride tra numeri e strategie, mentre la stima per il 2026 promette ulteriori crescite: «Abbiamo rafforzato la nostra politica dei dividendi», dice, e non è un dettaglio da poco: la cedola proposta sale del 16%, arrivando a 1,25 euro per azione, a testimonianza di un’azienda che non vuole solo correre, ma premiare chi le ha dato fiducia. A dare contenuto a questo risultati soprattutto la finanza e la logistica, con il primato nella consegna dei pacchi.
Il futuro, però, non sono solo conti e percentuali: è anche digitale, innovativo e strategico. Del Fante non si limita a parlare di numeri, ma racconta un percorso di trasformazione che intreccia Poste con Tim, «una partnership che non è mirata a un guadagno immediato ma alla creazione di valore durevole e sostenibile per entrambi i gruppi». Il filo conduttore? Sinergie, integrazione e visione a lungo termine. E per dare concretezza alle parole, la riorganizzazione di gruppo in corso prevede un hub finanziario integrato, dove PostePay e BancoPosta dialogheranno fianco a fianco attraverso la fusione delle rispettive attività. Business come energia e telecomunicazioni saranno distribuiti dalla rete degli sportelli Poste. E non si tratta di semplice fantasia digitale: la nuova super-app di Poste, fiore all’occhiello del 2025, è diventata un fenomeno nazionale, con oltre quattro milioni di utenti giornalieri, la più utilizzata tra gli algoritmi proposti da un’azienda italiana. L’Intelligenza artificiale non è un concetto fumoso: Del Fante la indica come «un acceleratore di crescita chiave» del piano strategico pluriennale che verrà presentato entro il 2026, pronto a inaugurare una nuova stagione dopo nove anni di evoluzioni continue.
I numeri del bilancio restano sotto i riflettori: i ricavi di gruppo hanno raggiunto 13,1 miliardi, in crescita del 4% rispetto al 2024. Il margine operativo tocca i 3,2 miliardi, con un balzo del 10%, e l’utile netto segna 2,2 miliardi, anche questo con un +10%, in anticipo sui target del piano 2024-28. Dalle parole di Del Fante emerge che Poste non solo cresce, ma lo fa stabilmente, costruendo le basi per guardare oltre, fino al 2026: i ricavi sono previsti a 13,5 miliardi, il margine operativo superiore a 3,3 miliardi e l’utile netto (esclusa la partecipazione in Tim) a 2,3 miliardi. Anche i dividendi resteranno generosi, con una percentuale di assegnazione ai soci superiore al 70% degli utili. Da aggiungere un piccolo extra legato all’arrivo del dividendo Tim stimato in cento milioni di euro a partire dal 2027.
Proprio dal gruppo telefonico arriva una novità nella governance. Adrian Calaza, ex direttore finanziario di Tim, è il nuovo presidente di Tim Brasil dove già ricopriva il ruolo di consigliere. Prende il posto di Nicandro Durante. In consiglio entra anche Camillo Greco, direttore finanziario di Poste Italiane. Nell’illustrazione dei conti da parte di Matteo Del Fante manca, naturalmente, il capitolo «grandi manovre»: tra le priorità c’è l’acquisizione del 20% del Polo strategico nazionale da Cdp, un investimento contenuto ma strategico per supportare Tim nella migrazione della pubblica amministrazione italiana verso il cloud. Insomma, tra numeri da record e strategie a lungo termine, Poste italiane si conferma un gigante in movimento: non solo un’azienda di servizi postali e finanziari, ma un ecosistema digitale in piena espansione, pronto a cavalcare la tecnologia, l’Intelligenza artificiale e le sinergie industriali. Matteo Del Fante lo annuncia a tutta la comunità finanziaria che l’ascolta durante la conference call: il 2025 è stato eccezionale, ma l’avventura è appena all’inizio.
Il riflesso dell’uso dell’Ia si vedrà anche sul fronte dei dipendenti: le assunzioni annuali nei centri aziendali nel 2026 si stimano in calo del 15% rispetto alla media degli ultimi quattro anni. Con Tim, di cui è primo socio, Poste ha aperto vari tavoli. I risparmi attesi si aggirano sui cento milioni.
A inizio del prossimo anno, Poste attende, inoltre, completare la riorganizzazione con la creazione di un hub finanziario e la fusione di BancoPosta con PostePay. «A seguito di questa fusione deterremo il business energia e tlc a livello di capogruppo», ha detto l’ad, spiegando il progetto di creazione dell’hub finanziario. L’Intelligenza artificiale sarà cruciale nello sviluppo previsto. Nel servizio clienti ha permesso la riduzione dei costi del 30%. Sono attesi altri 30 milioni entro i prossimi quattro anni. Inoltre, sono stimati fino a circa 100 milioni di euro di risparmio annuo sui costi It.
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