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2020-11-01
Ancora scontri violenti nelle piazze. La maggioranza si sfrega le mani
Ansa
Una città devastata, danni per centinaia di migliaia di euro e la legittima protesta di molti lavoratori terrorizzati da un nuovo lockdown cancellata per mano di un gruppetto di anarchici antagonisti. È stata una notte lunga e travagliata quella di venerdì sera nel centro di Firenze. La manifestazione annunciata contro le misure del governo Conte si è trasformata, velocemente, in una scusa per picchiare poliziotti e carabinieri senza alcun ritegno. Il volantino della protesta aveva iniziato a girare in rete, in particolar modo sui social network, già dallo scorso lunedì. Immediatamente le forze dell'ordine avevano fatto notare come non vi fosse alcuna traccia degli organizzatori. E che questo dettaglio avrebbe potuto sottintendere la presenza di infiltrati, provenienti da ogni angolo del Paese. Giovani, anzi, giovanissimi, appartenenti prevalentemente all'area di estrema sinistra che poi sarebbero effettivamente giunti nel capoluogo toscano con un unico intento: spaccare tutto e, se possibile, ferire magari qualche uomo in divisa. Per giorni, in città, è andato avanti questo tam tam mediatico. Fino a venerdì pomeriggio, quando i commercianti del centro storico, già martoriati dalle scelte dell'esecutivo guidato dall'avvocato del popolo, hanno provato a difendere almeno le loro vetrine, blindandole con assi di legno. La parte che l'Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell'umanità alle 20 sembrava un sobborgo di una città mediorientale. Pronta allo scontro. La cronaca non ha avuto l'ingrato compito di raccontare di scontri mortali solo grazie alla professionalità dei tanti poliziotti e carabinieri presenti in piazza.
Che, nonostante stipendi spesso offensivi, hanno dimostrato ancora una volta buon senso e attaccamento alla giubba. Si è andati avanti per ore, in vari punti del centro storico: piazza Strozzi, via Calzaiuoli, piazza Santa Maria Novella. Al momento sono state arrestate quattro persone. Si tratta di due donne e due uomini, tutti riconducibili all'area anarchica e antagonista. L'accusa è quella di resistenza a pubblico ufficiale. Nello specifico si tratta di una ventottenne fiorentina e una ventiseienne di origine albanese, un ventinovenne fiorentino e un diciannovenne aretino. Quest'ultimo, che si era travestito ispirandosi alla famosa serie di Netflix, La casa di carta, è accusato anche di lancio di ordigni. Non contento di aver portato disordine in città, ha pensato bene di tirare una molotov nei pressi di Borgo Ognissanti. Altri venti giovani sono stati denunciati a piede libero a vario titolo, per i reati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Gli investigatori della Digos sono al lavoro in queste ore per l'identificazione (grazie alle immagini video) di decine e decine di manifestanti che hanno preso parte agli scontri durante il corteo illegale. Tra le forze dell'ordine si registrano dieci poliziotti che hanno riportato ferite lievi. Danneggiata anche una volante. «Ci hanno fatto vivere una notte surreale, terribile e dolorosa - ha sottolineato in un post sulla propria pagina Facebook il sindaco Dario Nardella - Non è così che si manifestano le proprie ragioni, non è così che si dà voce alla sofferenza. È solo violenza fine a se stessa, gratuita. Chi sfregia Firenze deve pagare per quello che ha fatto».
Su posizioni analoghe anche l'ex segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi. «Nessuno giustifichi questi criminali, nessuno». Numerosi i danni alla città, ben visibili dopo la notte di follia. Si parla di decine, se non di centinaia di migliaia di euro. Distrutte le fioriere in via Calzaiuoli e in via Tornabuoni (la strada della moda, una delle vie più eleganti dell'intera città), divelti un numero altissimo di cartelli stradali e danneggiati almeno sette semafori. Uno è stato sradicato a forza di calci. La tensione in città è rimasta palpabile anche ieri pomeriggio, durante un'altra manifestazione organizzata da varie sigle della sinistra e dai centri sociali, e volta a contestare l'azione del governo nel contrasto al coronavirus. Il presunto fermo di un manifestante ha acceso la miccia, e regalato la scusa per poter ingaggiare un confronto con le forze dell'ordine davanti alla prefettura.
Il tutto, per fortuna, si è risolto velocemente e il corteo ha ripreso la propria marcia in direzione della sede di Confindustria, in via Valfonda. «Protestare è legittimo, spaccare una città assolutamente no - ha ricordato il capogruppo in Regione per Fratelli d'Italia, Francesco Torselli - Sono semplicemente vergognose le immagini di guerriglia urbana che abbiamo visto. Chi ama Firenze non può tollerare episodi di violenza, vandalismo e aggressione»
La giornata di ieri ha registrato altri tafferugli anche a Roma nati da alcuni militanti dell'estrema destra, presenti alla manifestazione a Campo dei Fiori, decisi a spostarsi dalla piazza in corteo verso Montecitorio. Sono stati esplosi alcuni petardi e lanciati dei fumogeni verso le forze di polizia. Alcuni manifestanti si sono spostati nell'adiacente piazza Farnese, dove c'è la sede dell'ambasciata di Francia. La tensione è stata sedata sul nascere.
E mentre in Piazza Trilussa a Trastevere i manifestanti delle «Mascherine tricolori», vicine a Casapound, venivano monitorati dalla polizia, in piazza Indipendenza sono scesi i movimenti «Tu ci chiudi, tu ci paghi» di studenti, precari, disoccupati, sindacati. La zona, non distante dalla stazione Termini, è stata blindata e un elicottero la sorvolava dall'alto.
Ed è oscurato chi protesta con civiltà
Mentre le cronache degli ultimi giorni sono state scandite da violente tensioni nelle più grandi città italiane - Roma, Milano, Napoli, Firenze, Bologna - a opera di facinorosi, arrivati anche allo scontro con le forze dell'ordine e a danneggiamenti di piazze e vetrine, c'è chi ha voluto far sentire la propria protesta e il disagio arrecato dalle ultime disposizioni del governo senza coprirsi il volto e lanciare molotov.
È il caso, per esempio, della manifestazione di venerdì sera scorso a Prato, partita dall'idea dei tre consiglieri comunali, Claudio Belgiorno di Fratelli d'Italia, Claudiu Stanasel e Leonardo Soldi della Lega. Piazza delle Carceri è stata illuminata dalla luce di 2.500 lumini riportanti i nomi di imprenditori e aziende per dire al governo che «Prato non si spegne», come scritto nel grande striscione steso per terra, nonostante la decisione di far chiudere alle 18 tutti i locali della ristorazione e la serrata di palestre, teatri, cinema e circoli.
Nessun assembramento né disordini, solo una dimostrazione di perseveranza, come racconta alla Verità il consigliere Stanasel: «Nella notte dell'assalto a Firenze, Prato si è erta a simbolo di civiltà, educazione e partecipazione in sicurezza e nel rispetto della salute di tutti i cittadini. La manifestazione ha rispettato tutte le norme anti Covid e ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato virtualmente lasciandoci il proprio nominativo che abbiamo scritto sulla rispettiva candela o portandoci direttamente quest'ultima per poi seguire la diretta da casa».
Manifestazione nel pieno rispetto della sicurezza anche quella svoltasi ieri a Milano, davanti il cimitero Monumentale. Durante la mattinata si sono riunite un centinaio di persone per un flash mob contro la chiusura di palestre e piscine al quale hanno preso parte l'Associazione regionale imprese dello sport e delle arti del benessere fisico (Arisa) e la Federazione italiana nuoto (Fin).
Con sullo sfondo i cartelli «In piscina si rispettano le regole, «Il cloro uccide il virus», «In piscina i nostri figli sono al sicuro», in piazza sono state adagiate per terra i cordoli che delimitano le corsie delle vasche e simulate delle mini gare di nuoto, pallanuoto e nuoto sincronizzato.
«Questo è il funerale dello sport», dice Marco Contardi, presidente regionale Arisa, «in Lombardia ci sono circa 17.000 impianti sportivi, 6.000 tra Milano e provincia. Non ci si rende conto delle ricadute sociali di una decisione del genere. Già a ottobre abbiamo riscontrato un calo pari a circa il 50% in meno di ricavi rispetto a un anno fa. Purtroppo gli utenti sono spaventati».
«Non è mai stata evidenziata alcuna anomalia nei nostri impianti, nonostante ci siano stati 200 controlli in una settimana. Chiudendo tutto si toglie l'ossigeno alle società del nuoto, quindi è in forte dubbio la riapertura» avverte Danilo Vucenovich, presidente del comitato regionale Fin.
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Tensione a Firenze: anarchici e centri sociali devastano il centro. Quattro arresti e 20 denunce. Feriti dieci agenti. A Roma tafferugli tra estrema destra e polizia. Così gli sfascia-piazze fanno da stampella a Giuseppi.Nel rispetto delle norme anti assembramento Prato si è illuminata con 2.500 lumini simbolo degli esercenti colpiti dalle serrate. A Milano flash mob del mondo dello sport.Lo speciale contiene due articoli.Una città devastata, danni per centinaia di migliaia di euro e la legittima protesta di molti lavoratori terrorizzati da un nuovo lockdown cancellata per mano di un gruppetto di anarchici antagonisti. È stata una notte lunga e travagliata quella di venerdì sera nel centro di Firenze. La manifestazione annunciata contro le misure del governo Conte si è trasformata, velocemente, in una scusa per picchiare poliziotti e carabinieri senza alcun ritegno. Il volantino della protesta aveva iniziato a girare in rete, in particolar modo sui social network, già dallo scorso lunedì. Immediatamente le forze dell'ordine avevano fatto notare come non vi fosse alcuna traccia degli organizzatori. E che questo dettaglio avrebbe potuto sottintendere la presenza di infiltrati, provenienti da ogni angolo del Paese. Giovani, anzi, giovanissimi, appartenenti prevalentemente all'area di estrema sinistra che poi sarebbero effettivamente giunti nel capoluogo toscano con un unico intento: spaccare tutto e, se possibile, ferire magari qualche uomo in divisa. Per giorni, in città, è andato avanti questo tam tam mediatico. Fino a venerdì pomeriggio, quando i commercianti del centro storico, già martoriati dalle scelte dell'esecutivo guidato dall'avvocato del popolo, hanno provato a difendere almeno le loro vetrine, blindandole con assi di legno. La parte che l'Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell'umanità alle 20 sembrava un sobborgo di una città mediorientale. Pronta allo scontro. La cronaca non ha avuto l'ingrato compito di raccontare di scontri mortali solo grazie alla professionalità dei tanti poliziotti e carabinieri presenti in piazza. Che, nonostante stipendi spesso offensivi, hanno dimostrato ancora una volta buon senso e attaccamento alla giubba. Si è andati avanti per ore, in vari punti del centro storico: piazza Strozzi, via Calzaiuoli, piazza Santa Maria Novella. Al momento sono state arrestate quattro persone. Si tratta di due donne e due uomini, tutti riconducibili all'area anarchica e antagonista. L'accusa è quella di resistenza a pubblico ufficiale. Nello specifico si tratta di una ventottenne fiorentina e una ventiseienne di origine albanese, un ventinovenne fiorentino e un diciannovenne aretino. Quest'ultimo, che si era travestito ispirandosi alla famosa serie di Netflix, La casa di carta, è accusato anche di lancio di ordigni. Non contento di aver portato disordine in città, ha pensato bene di tirare una molotov nei pressi di Borgo Ognissanti. Altri venti giovani sono stati denunciati a piede libero a vario titolo, per i reati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Gli investigatori della Digos sono al lavoro in queste ore per l'identificazione (grazie alle immagini video) di decine e decine di manifestanti che hanno preso parte agli scontri durante il corteo illegale. Tra le forze dell'ordine si registrano dieci poliziotti che hanno riportato ferite lievi. Danneggiata anche una volante. «Ci hanno fatto vivere una notte surreale, terribile e dolorosa - ha sottolineato in un post sulla propria pagina Facebook il sindaco Dario Nardella - Non è così che si manifestano le proprie ragioni, non è così che si dà voce alla sofferenza. È solo violenza fine a se stessa, gratuita. Chi sfregia Firenze deve pagare per quello che ha fatto». Su posizioni analoghe anche l'ex segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi. «Nessuno giustifichi questi criminali, nessuno». Numerosi i danni alla città, ben visibili dopo la notte di follia. Si parla di decine, se non di centinaia di migliaia di euro. Distrutte le fioriere in via Calzaiuoli e in via Tornabuoni (la strada della moda, una delle vie più eleganti dell'intera città), divelti un numero altissimo di cartelli stradali e danneggiati almeno sette semafori. Uno è stato sradicato a forza di calci. La tensione in città è rimasta palpabile anche ieri pomeriggio, durante un'altra manifestazione organizzata da varie sigle della sinistra e dai centri sociali, e volta a contestare l'azione del governo nel contrasto al coronavirus. Il presunto fermo di un manifestante ha acceso la miccia, e regalato la scusa per poter ingaggiare un confronto con le forze dell'ordine davanti alla prefettura. Il tutto, per fortuna, si è risolto velocemente e il corteo ha ripreso la propria marcia in direzione della sede di Confindustria, in via Valfonda. «Protestare è legittimo, spaccare una città assolutamente no - ha ricordato il capogruppo in Regione per Fratelli d'Italia, Francesco Torselli - Sono semplicemente vergognose le immagini di guerriglia urbana che abbiamo visto. Chi ama Firenze non può tollerare episodi di violenza, vandalismo e aggressione»La giornata di ieri ha registrato altri tafferugli anche a Roma nati da alcuni militanti dell'estrema destra, presenti alla manifestazione a Campo dei Fiori, decisi a spostarsi dalla piazza in corteo verso Montecitorio. Sono stati esplosi alcuni petardi e lanciati dei fumogeni verso le forze di polizia. Alcuni manifestanti si sono spostati nell'adiacente piazza Farnese, dove c'è la sede dell'ambasciata di Francia. La tensione è stata sedata sul nascere.E mentre in Piazza Trilussa a Trastevere i manifestanti delle «Mascherine tricolori», vicine a Casapound, venivano monitorati dalla polizia, in piazza Indipendenza sono scesi i movimenti «Tu ci chiudi, tu ci paghi» di studenti, precari, disoccupati, sindacati. La zona, non distante dalla stazione Termini, è stata blindata e un elicottero la sorvolava dall'alto. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ancora-scontri-violenti-nelle-piazze-la-maggioranza-si-sfrega-le-mani-2648574460.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ed-e-oscurato-chi-protesta-con-civilta" data-post-id="2648574460" data-published-at="1604200693" data-use-pagination="False"> Ed è oscurato chi protesta con civiltà Mentre le cronache degli ultimi giorni sono state scandite da violente tensioni nelle più grandi città italiane - Roma, Milano, Napoli, Firenze, Bologna - a opera di facinorosi, arrivati anche allo scontro con le forze dell'ordine e a danneggiamenti di piazze e vetrine, c'è chi ha voluto far sentire la propria protesta e il disagio arrecato dalle ultime disposizioni del governo senza coprirsi il volto e lanciare molotov. È il caso, per esempio, della manifestazione di venerdì sera scorso a Prato, partita dall'idea dei tre consiglieri comunali, Claudio Belgiorno di Fratelli d'Italia, Claudiu Stanasel e Leonardo Soldi della Lega. Piazza delle Carceri è stata illuminata dalla luce di 2.500 lumini riportanti i nomi di imprenditori e aziende per dire al governo che «Prato non si spegne», come scritto nel grande striscione steso per terra, nonostante la decisione di far chiudere alle 18 tutti i locali della ristorazione e la serrata di palestre, teatri, cinema e circoli. Nessun assembramento né disordini, solo una dimostrazione di perseveranza, come racconta alla Verità il consigliere Stanasel: «Nella notte dell'assalto a Firenze, Prato si è erta a simbolo di civiltà, educazione e partecipazione in sicurezza e nel rispetto della salute di tutti i cittadini. La manifestazione ha rispettato tutte le norme anti Covid e ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato virtualmente lasciandoci il proprio nominativo che abbiamo scritto sulla rispettiva candela o portandoci direttamente quest'ultima per poi seguire la diretta da casa». Manifestazione nel pieno rispetto della sicurezza anche quella svoltasi ieri a Milano, davanti il cimitero Monumentale. Durante la mattinata si sono riunite un centinaio di persone per un flash mob contro la chiusura di palestre e piscine al quale hanno preso parte l'Associazione regionale imprese dello sport e delle arti del benessere fisico (Arisa) e la Federazione italiana nuoto (Fin). Con sullo sfondo i cartelli «In piscina si rispettano le regole, «Il cloro uccide il virus», «In piscina i nostri figli sono al sicuro», in piazza sono state adagiate per terra i cordoli che delimitano le corsie delle vasche e simulate delle mini gare di nuoto, pallanuoto e nuoto sincronizzato. «Questo è il funerale dello sport», dice Marco Contardi, presidente regionale Arisa, «in Lombardia ci sono circa 17.000 impianti sportivi, 6.000 tra Milano e provincia. Non ci si rende conto delle ricadute sociali di una decisione del genere. Già a ottobre abbiamo riscontrato un calo pari a circa il 50% in meno di ricavi rispetto a un anno fa. Purtroppo gli utenti sono spaventati». «Non è mai stata evidenziata alcuna anomalia nei nostri impianti, nonostante ci siano stati 200 controlli in una settimana. Chiudendo tutto si toglie l'ossigeno alle società del nuoto, quindi è in forte dubbio la riapertura» avverte Danilo Vucenovich, presidente del comitato regionale Fin.
Ansa
L’orizzonte guarda a territori inesplorati, oltre la soglia simbolica dei 50.000 punti, record assoluto toccato all’inizio del millennio. Un traguardo che non appare più proibitivo se si guarda alla cavalcata degli ultimi tre anni.A gennaio 2023 l’indice principale di Milano arrancava appena sopra i 24.000 punti; oggi ha salutato il 2025 a quota 45 mila portando al 90% il guadagno dei tre anni con una progressione che non sembra aver esaurito la spinta. La capitalizzazione complessiva ha raggiunto 1.042 miliardi di euro, certificando la dimensione raggiunta dal mercato italiano. Unica nota negativa l’alto numero di delisting. Nel corso dell’anno hanno lasciato Piazza Affari 29 società, con 2,5 miliardi di euro di capitalizzazione persa. Le new entry sono state 21 per un valore complessivo di 593 milioni. E allora facciamo una selezione dei titoli del 2025. Non è una classifica dei migliori titoli del 2025.
Cercheremo di capire se la corsa dei titoli chee indichiamo potrà proseguire nel 2026 tenendo conto che secondo tutte le previsioni saranno ancora banche e difesa a guidare il rialzo. Abbiamo costruito così la nostra Nazionale di Piazza Affari usando come riferimento per la classificazione la formazione che giocò la partita del secolo: Italia-Germania 4 a 3. Probabilmente la selezione più talentuosa mai scesa in campo con i colori Azzurri. Unica licenza la presenza di Gigio Donnarumma, il cui blasone si sta coprendo di gloria. I titoli scelti sono tredici come i giocatori che scesero in campo il 17 giugno 1970. In panchina al posto di Ferruccio Valcareggi mettiamo Gianni Tamburi di cui non si ricorda un investimento finito male. Tra parentesi mettiamo il rialzo dall’inizio dell’anno
BANCA INTESA (+54%)
Non è la performance più alta fra le banche ma l’abbiamo scelta nel ruolo di Donnarumma perché appare il titolo che meglio di altri potrà fermare le incursioni ribassiste.
La generosità dei dividendi e la loro sostenibilità sono una garanzia per i cassettisti.
ENEL (+26%)
Titolo lento ma roccioso come Tarcisio Burgnich che comunque in quella partita riuscì anche a segnare un gol. E in questo guizzo c’è anche la strategia di Enel. Perché le nuove tecnologie hanno bisogno di data center affamati di elettricità. Infatti l’Intelligenza sarà anche artificiale ma l’energia è naturale. Che cosa di meglio delle azioni del colosso elettrico? Altro titolo per cassettisti.
POSTE ITALIANE (+57%)
Somiglia molto a Giacinto Facchetti cui non a caso l’abbiamo abbinato. Un difensore praticamente insuperabile che al momento opportuno era capace di scattare in avanti. Non a caso Gianni Brera voleva che venisse schierato all’ala. Poste è un po’ così. Negli anni difficili della Borsa ha resistito alle incursioni ribassiste. Ora ha cominciato a correre. Dopo l’acquisizione di Tim è ancora più veloce.
AVIO (+161%)
Entriamo a centro campo con Mario Bertini che interpretava alla perfezione il mediano cantato da Luciano Ligabue («Una vita a recuperar palloni e lavorare sui polmoni») . Avio ha consumato molti anni in Borsa facendo la vita da mediano. Finché gli investitori non hanno scoperto che le sue componenti missilistiche nate per portare in orbita i satelliti europei del programma Ariane possono indossare anche la divisa militare, di gran moda ultimamente.
COEUR MINING (+160%):
L’abbiamo paragonata a Roberto Rosato, padre spirituale di Cannavaro. Difensore centrale abituato a guardare prima le gambe dell’avversario e poi il pallone. Coeur Mining è altrettanto rocciosa visto che possiede cinque miniere d’oro e d’argento. Le quotazioni di entrambi i metalli sono cresciute molto. Ma la corsa dovrebbe proseguire. Soprattutto per l’argento.
TELECOM (+105%)
L’abbinamento con Fabrizio Poletti che entrò in campo sostituendo Rosato all’inizio dei tempi supplementari. L’inizio fu disastroso. Un suo errore favorì il momentaneo vantaggio della Germania. Poi giocò la sua onesta partita. Lo stesso Telecom che ai tempi supplementari si è messa correre. I top sono lontani. Proprio per questo potrebbe salire ancora.
PRYSMIAN (+37%)
Un anno con una crescita composta e senza strappi. Proprio come Pierluigi Cera,padrone assoluto dell’area di rigore e primo costruttore del gioco. Prysmian è un’eccellenza italiana, una delle poche multinazionali di cui dispone la nostra industria.
LEONARDO (+89%)
Una corsa senza soste iniziata 2 anni anni fa quando il titolo valeva 8 euro. Oggi è a 49. Instancabile come Angelo Domenghini. Copriva la fascia d’ala, avanti e indietro a portare la palla senza fermarsi mai.
UNICREDIT (+85%)
Il primo dei fuoriclasse come Sandro Mazzola, che in quel torneo divise il ruolo con Rivera. La famosa staffetta. Il titolo Unicredit è uno grandi campioni di Piazza Affari: in tre anni ha guadagnato il 600% e non è finita.
BANCA MEDIOLANUM (+71%)
Non poteva che essere abbinata a Gianni Rivera. La bandiera del Milan con la più milanese delle banche. Bilanci solidi e governance di ferro. L’amministratore delegato Massimo Doris ha già annunciato l’aumento del dividendo.
BANCO BPM (+67%)
È il titolo attorno al quale si giocheranno gli ultimi scampoli del risiko bancario. Se ci sono ancora gol importanti da fare verranno da qui. Inevitabile l’accostamento con Roberto Boninsegna che segnò la rete che diede agli Azzurri l’illusione della vittoria. Dopo il pareggio i supplementari e la mezz’ora più emozionante del calcio italiano.
OVS (+44%)
Che fatica. Proprio come quella che faceva Picchio De Sisti. Mezz’ala di gran classe è entrato nella Hall of Fame di Roma e Fiorentina. Si muoveva con talento e correttezza a servizio di quella prima linea che riuniva un gruppo di campioni come poche altre volte nella storia della Nazionale. Con la stessa fatica con cui si muove Ovs nel mondo della moda e dell’abbigliamento con la concorrenza di grandi multinazionali.
FERRARI (-21%)
È stata la grande delusione del 2025. Ora gli azionisti sperano che si possa riprendere come accadeva a Gigi Riva dopo i terribili infortuni che lo hanno fermato. Il titolo Ferrari è stato il top del mercato fino a quando John Elkann non ha deciso di vendere il 4% delle azioni incassando 4 miliardi. Un segnale negativo che è diventato allarme con la presentazione in autunno del piano industriale. A peggiorare la narrazione contribuiscono i mancati successi in F1. La gestione sportiva, per quanto costosa pesa poco nel bilancio dell’azienda. Le vittorie però alimentano il mito.
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Ursula von der Leyen (Ansa)
L’Europa è lontanissima da questi milioni di cittadini che sudano la terra e vedono l’accordo col Mercosur come una minaccia alla loro sopravvivenza, ma è anche ostile alle imprese. Nessuno se lo ricorda, ma da domani 1 gennaio l’Ue fa scattare dazi pesantissimi: i Cbam. Non contenta di aver distrutto il comparto dell’auto la presidente della Commissione va avanti con il Green deal e da domani chi importa cemento, ferro, elettricità, alluminio, acciaio e idrogeno dovrà pagare una carbon tax. Bruxelles riesce nel capolavoro di aver distrutto con il Green deal la manifattura europea e sempre in nome dell’ambientalismo di impedire alle aziende sopravvissute di rifornirsi all’estero. Il caso dell’acciaio è emblematico: l’Europa è ridotta a non più dell’8% della produzione mondiale, ma chiunque debba costruire con quel materiale da domani paga dazio.
Questo vale per moltissimi settori. Una stima prudenziale dice che i pannelli solari potrebbero rincarare del 10%, il cemento del 15%, lo stesso l’acciaio, l’allumino fino al 25% con un’impennata inflattiva. Il che spiega perché Isabel Schnabel e la presidente Christine Lagarde dalla Bce abbiano messo le mani avanti per un aumento dei tassi. Ursula von der Leyen si è scagliata contro Donald Trump per i dazi americani, ma oggi sta facendo di peggio. È cominciata una guerra doganale con la Cina - partita con i dazi sui pacchi postali al di sotto dei 150 euro gravati da una tariffa fissa di 3 euro - a tutto danno di nuovo degli agricoltori. Per difendere l’industria del legno fiaccata da leggi europee come la riforestazione la Von der Leyen ha varato nuove tariffe sull’importazione di pavimenti in legno: 21,3%-36,1% sul parquet, fino al 62,4% o più su compensato.
La risposta di Pechino è immediata: dazi provvisori tra il 21,9% e il 42,7% sui latticini europei che fanno seguito ai dazi al 19,8% sulla carne di maiale e al 41% sul vino. Come non bastasse nella lista dei Cbam, i dazi ecologici, ci sono anche i fertilizzanti. Quelli russi e bielorussi sono già colpiti con una tariffa di «guerra» del 6,5%, quelli che arrivano da altri paesi pagheranno fino a 430 euro a tonnellata, ma quelli ucraini potrebbero entrare «gratis». Ancora una volta un aggravio di costo a danno degli agricoltori che ormai avvertono Bruxelles come un nemico.
Ne sanno qualcosa i nostri olivicoltori che con i Cbam avranno ulteriori spese per i concimi, ne sanno tantissimo i produttori d’olio della Grecia. A Creta ci sono stati scontri tra i manifestanti e la polizia, da un mese gli agricoltori di Chania, Messenia, Laconia bloccano le strade. Protestano per i prezzi troppo bassi e contro il Mercosur; negli ultimi giorni a loro si sono uniti allevatori, apicoltori e pescatori che con colonne di trattori hanno bloccato strade e autostrade. Ce l’hanno col governo di Atene per lo scandalo sui contributi agricoli, ma ce l’hanno soprattutto con l’Europa.
La Spagna che ha devastato il mercato con le coltivazioni iperintensive ora in crisi sta vendendo l’olio a 5 euro al litro, le importazioni dai paesi non Ue facilitate dalla Commissione sono esplose e l’extravergine greco si vende sotto i 4 euro.
In Francia lo scenario è lo stesso. Da mesi gli allevatori dell’Occitania, in unità con quelli spagnoli dell’Aragona e della Catalogna, bloccano le strade. Il valico di Biriatou tra Francia e Spagna non è praticabile e il governo di Madrid ha sospeso la circolazione. Anche in Francia le ragioni della protesta sono duplici. Ce l’hanno con Parigi perché gli interventi per fermare l’epidemia di dermatite nodulare che ha attaccato le stalle sono giudicati errati e tardivi, ma ce l’hanno con l’Ue per i tagli della Pac e l’accordo del Mercosur. Il comparto zootecnico è quello di gran lunga più svantaggiato dall’intesa commerciale - per ora sospesa - con Brasile e associati.
La lotta dei trattori in Francia va da Nord a Sud. A Cambrai l’arcivescovo Vincent Dollmann e diversi sacerdoti hanno celebrato la messa su un altare di paglia in sostegno agli agricoltori in difficoltà. Il prelato ha elogiato la «dignità» dei contadini che da diverse settimane manifestano contro l’accordo di libero scambio tra l’Ue e il Mercosur e l’abbattimento sistematico delle mandrie di bovini colpite dalla Lsd. Nel Pas-de-Calais, alcune decine di agricoltori vogliono bloccare il principale centro logistico dei supermercati Leclerc vicino ad Arras in risposta alle dichiarazioni di Michel-Édouard Leclerc che chiedeva «Mercosur subito». In Occitania ad Auch, regione del Sud fortemente agricola capitale dell’Armagnac, si è sfiorato il dramma: tre poliziotti hanno spinato le armi contro un agricoltore che protestava. L’Occitania è paralizzata e altre zone della Francia sono tenute sotto scacco dai trattori: a Carbonne (Alta Garonna) sulla A64, a Sévérac (Aveyron) e Le Buisson (Lozère) sulla A75 ci sono blocchi stradali.
Gli agricoltori polacchi hanno organizzato blocchi su strade nazionali, superstrade e autostrade in tutto il Paese per protestare contro la imminente firma dell’accordo commerciale tra l’Unione europea e il blocco di nazioni sudamericane Mercosur. Gli agricoltori in Polonia e di altre parti d'Europa temono che un afflusso di prodotti agricoli sudamericani più economici inondi i mercati europei, faccia scendere i prezzi e spinga potenzialmente le aziende agricole più piccole e meno competitive al fallimento. Le nazioni altamente industrializzate d’Europa, come la Germania, sono ottimiste sul fatto che l'accordo di libero scambio faciliterà l'accesso ai mercati sudamericani per i loro prodotti industriali.
Contro l’Ue ci sono proteste anche in Belgio. L’aeroporto di Liegi è «presidiato» dai trattori mobilitati dopo l’imponente manifestazione del 18 dicembre quando per impedire la firma del Mercosur i palazzi dell’Ue a Bruxelles sono stati accerchiati da 10.000 agricoltori e oltre 1.000 mezzi agricoli arrivati da tutta Europa. Forse è stato solo l’inizio.
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Sullo sfondo lo stabilimento Ilva, nel riquadro Michael Flacks (Ansa)
Il via libera dei comitati di sorveglianza comunque pesa, perché in quegli organismi siedono anche i rappresentanti dei creditori. Ma si tratta solo di uno step. Ora la palla passa ai commissari straordinari, che – una volta incassato il placet del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – dovranno negoziare nel dettaglio con il fondo di Miami contenuti e condizioni dell’offerta ovvero investimenti, occupazione, piano industriale e impegni ambientali. L’obiettivo del governo è arrivare alla firma del contratto nella prima parte del 2026. Serviranno anche altri passaggi chiave: dall’ok dell’Antitrust europeo all’eventuale esercizio del Golden Power, se Palazzo Chigi riterrà strategica la produzione dell’acciaio. E soprattutto incombe la partita sindacale, che si annuncia complessa. Flacks parla di 8.500 occupati, ma Acciaierie d’Italia conta oggi poco meno di 10mila addetti, a cui si aggiungono circa 1.600 lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria da anni in attesa di ricollocazione.
I sindacati sono divisi. La Fim Cisl invita a concentrarsi sui piani e non sui nomi. Uilm e Fiom esprimono invece forti perplessità. Rocco Palombella (Uilm) chiede un incontro urgente a Palazzo Chigi con la presidente Meloni per conoscere nel dettaglio l’offerta e avverte: «Non tollereremo pacchi preconfezionati». Per la Fiom Cgil, con Loris Scarpa, è «inaccettabile trattare con fondi speculativi alle spalle dei lavoratori» e torna la richiesta di una società a maggioranza pubblica.
Gli ostacoli tuttavia non sono finiti. Bisogna contare anche il ruolo della magistratura. Proprio nelle ore decisive per l’avvio della trattativa in esclusiva, la Procura di Taranto ha respinto per la seconda volta la richiesta di dissequestro dell’altoforno 1, fermo dopo l’incendio del 7 maggio scorso a una tubiera. L’impianto è sotto sequestro senza facoltà d’uso e l’area siderurgica marcia da mesi con un solo altoforno operativo, il numero 4. Acciaierie d’Italia farà ricorso al gip contro il provvedimento firmato dal pm Mariano Buccoliero e vistato dalla procuratrice capo Eugenia Pontassuglia. Secondo l’azienda, il protrarsi del sequestro non sarebbe compatibile con i principi del sequestro probatorio e con la giurisprudenza della Cassazione. La Procura, invece, ritiene necessari ulteriori accertamenti, nonostante l’attività di indagine – con consulenti nominati – si sia chiusa a fine ottobre. Il mancato dissequestro continua a depotenziare la capacità produttiva e a incidere sui piani industriali, come più volte sottolineato dal ministro Urso.
Intanto Flacks, nel suo post, promette fino a 5 miliardi di euro di investimenti per modernizzazione, elettrificazione e decarbonizzazione, con il governo italiano indicato come partner strategico al 40% e un’opzione per il fondo di salire ulteriormente nel capitale. Chissà...
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Ansa
Interventi resi possibili soprattutto il taglio delle aliquote dell’Irpef, grazie al prelievo su banche e assicurazioni. Per le banche, infatti, è stato aumentato del 2% l’Irap, con un gettito di circa 1,3 miliardi di euro. Inoltre, è stata ulteriormente ridotta la deducibilità sulle perdite pregresse: le percentuali scendono dal 43% al 35% per il 2026 e dal 54% al 42% per il 2027. In questo caso, le risorse garantite sono circa 600 milioni di euro in due anni. Irap più pesante anche per le assicurazioni, per le quali, in aggiunta, è stata innalzata al 12,5% l’aliquota sulla polizza Rc auto per gli infortuni al conducente. Alle compagnie sono richiesti 1,3 miliardi attraverso il versamento di un acconto pari all’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti, dovuto per l’anno precedente al gettito dalla manovra è tutto qui. Altre risorse, circa mezzo miliardo, arrivano dall’aumento delle accise sui carburanti, mentre 213 dal rincaro dei tabacchi.
Il pilastro della manovra è rappresentato dal taglio della seconda aliquota dell’Irpef per i redditi fino a 50.000 euro, dal 35 al 33%. Tra le altre voci la tassazione agevolata al 5% sugli incrementi contrattuali (per i redditi fino a 33.000 euro e per i contratti rinnovati dal 2024 al 2026). Sui premi di risultato e forme di partecipazione agli utili d’impresa, fino a 5.000 euro, l’imposta sostitutiva scende all’1%. Sale da 8 a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto.
A sostegno delle imprese ci sono l’estensione fino al 30 settembre 2028 dell’iperammortamento, le risorse per il credito d’imposta Transizione 5.0 (1,3 miliardi) e Zes (532,64 milioni). L’altro destinatario delle risorse è la famiglia, alla quale sono state destinati 1,5 miliardi di euro. La manovra promette agevolazioni per il calcolo dell’Isee. Le paritarie potranno anche essere esentate dall’Imu. A neodiplomati la nuova Carta Valore Cultura per l’acquisto di materiali e prodotti culturali.
Tra i temi più dibattuti ci sono la rottamazione quinquies e gli affitti brevi. I debiti maturati dall’1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 potranno essere estinti attraverso una rateizzazione su 9 anni con 54 rate bimestrali, con un interesse al 3%. Per le locazioni turistiche, resta la cedolare al 21% per il primo immobile, mentre sale al 26% sul secondo e dal terzo scatta l’attività di impresa.
Alcuni dei nodi sono rimasti sospesi e saranno al centro del dibattito politico nei prossimi mesi. Resta un capitolo aperto, quello delle pensioni con la richiesta della Lega di sterilizzare l’innalzamento dell’età pensionabile che scatta dal 2027. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha detto che «si vedrà nel 2026» e ha ricordato che l’aumento di un mese nel 2027 e di due mesi nel 2028 dell’età pensionabile, laddove ci sarebbe stato un innalzamento automatico di tre mesi dal 2027, ha richiesto come «copertura oltre un miliardo». La legge di Bilancio, inoltre, fa saltare la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando la rendita della previdenza complementare. Altro cantiere aperto sempre da parte della Lega per il dopo manovra, è il ritorno alla flat tax incrementale e a quella per i giovani under 30 e under 35. Forza Italia invece punta a irrobustire il sostegno ai ceti medi e ad allargare la base dell’Irpef almeno a 60.000.
Nel 2026 il governo potrà valersi dell’ottava rata del Pnrr, pari a 12,8 miliardi di euro, inviata dalla Commissione europea a seguito della valutazione positiva sul raggiungimento di 32 obiettivi. Inoltre, è stata inoltrata anche la richiesta di pagamento della nona e penultima rata, anch’essa pari a 12,8 miliardi di euro. «L’Italia si conferma capofila in Europa nell’attuazione del Pnrr, sia per numero di obiettivi raggiunti sia per importo ricevuto, che con l’ottava rata sale a 153,2 miliardi di euro, pari al 79% della dotazione totale, a fronte della media europea del 60%», ha affermato il premier Meloni.
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