Anche la laica Francia ora teme il porno
Emmanuele Macron (Ansa)
Studio inquietante dell’Alto consiglio per l’uguaglianza uomo-donna: con il lockdown il consumo di video hard è decuplicato. E in seguito gli stupri tra i giovani sono triplicati.

Dalla Francia, Paese notoriamente molto liberal in ordine alla sessualità, giunge in questi giorni un vero e proprio grido di allarme: la dilagante pornografia sta mietendo vittime, soprattutto fra i giovanissimi. L’Alto Consiglio francese per l’uguaglianza uomo-donna (Hce) ha prodotto uno studio che ha riguardato sia l’aspetto statistico del problema, che la valutazione dei messaggi e dei contenuti a disposizione dei fruitori. L’esito è impressionante: 1,4 milioni di video contenenti pratiche sessuali di vero sadismo, fino alla tortura, 200.000 che mostrano pratiche violente ed umilianti e 1,5 milioni che veicolano messaggi di natura razzista, sempre a sfondo sessuale. Un focus particolare è dedicato al mondo femminile: bambine e donne sottoposte ad ogni forma di sessualità violenta, che alimentano la «cultura dello stupro», ha dichiarato il presidente dell’Hce.

Durante la pandemia il consumo di pornografia on-line è decuplicato e non appena ci si è potuti muovere liberamente gli stupri e le aggressioni sessuali, che vedono coinvolti adolescenti, sono triplicati. Pur ammettendo che non esista un rapporto automatico fra pornografia e violenze sessuali, non si può negare che questo legame di interdipendenza esista, eccome: la rappresentazione di una sessualità libera da qualsiasi condizionamento, finalizzata esclusivamente alla soddisfazione del piacere erotico, raccontata come puro esercizio genitale appagante, non può non suscitare istinti che non esiterei a definire «bestiali», in cui l’altro non è persona, ma oggetto, «cosa», con cui «giocare finché fa comodo». Stiamo parlando di video in cui si presentano donne «rivittimizzate fino all’infinito», è scritto in quel rapporto. Utilizzando parole chiave come «studentessa» o «fratello e sorella» si accede a video che «normalizzano» stupri, incesto, sodomia, pedofilia, poliamore. Anche con titoli espliciti, del tipo «scolaretta sodomizzata»!

Fino a non molti anni fa correva un detto, proprio della sapienza popolare, che recitava «chi semina vento, raccoglie tempesta»: è venuto il tempo di ricordarci di questa sapienza tanto umile e tanto veritiera. Le ideologie della libertà senza limiti, del libero arbitrio mascherato da autodeterminazione, del rifiuto di ogni verità oggettiva iscritta nella legge naturale, per cui è «buono e vero» solo ciò che è frutto del capriccio, del desiderio e dell’interesse personale – soprattutto dentro il delicatissimo mondo delle relazioni affettive e sessuali – sono il terreno fertile in cui germogliano atti di devastazione morale e sociale, che lasciano senza parole. È in atto un fenomeno di drammatico «contagio sociale», soprattutto fra i giovanissimi, per cui gli atti di violenza sessuale, alimentati anche dalla diffusione senza limiti della pornografia, non solo non diminuiscono – come ci si aspetterebbe, quando alla televisione appaiono forti condanne e pubblica esecrazione – ma, purtroppo, aumentano per numero e per efferatezza. Perché, se l’acqua della cultura diffusa è avvelenata, la coscienza morale muore e gli appelli «indignati» servono solo a lavarsi, ipocritamente, la coscienza, mentre tutto va avanti come prima.

Le misure per fermare la pornografia ci sono, gli strumenti per reprimere l’illegalità pure, e ben vengano, ma sono solo cerotti messi su una piaga putrida, per guarire la quale è necessaria una profonda, radicale «conversione», sociale e morale. La sessualità deve tornare ad essere quello che è: quella complessa, delicatissima e affascinante funzione di cui la natura ci ha fornito, per assicurare una relazione uomo/donna ricca di «amorosi sensi» e che garantisce il «mantenimento della specie», per dirla secondo evoluzione. In gioco è il grande valore della dignità umana. Giochi erotici, sesso on demand, sfruttamento sessuale, camgirl, bondage, dark room, pornografia vanno nella direzione opposta e i drammatici eventi della cronaca più recente, da Caivano a Palermo, ne sono la nefasta conseguenza.

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