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2022-08-26
Altro che agenda Draghi. Si rischia l’agenda Zan
Alessandro Zan (Imagoeconomica)
Gianfranco Amato, presidente dell’Associazione giuristi per la vita
Strane queste elezioni balneari del 2022. Tra le tante cose che quadrano poco vi è da annoverare anche l’eccessivo entusiasmo che circola tra le fila del centrodestra. Un entusiasmo amplificato da sondaggi presi come l’oracolo di Delfi. La realtà è che la coalizione di centrodestra non ha la vittoria in tasca come cercano far credere i dati in circolazione, e coloro che li agitano strumentalmente per paventare il pericolo fascista. Chi davvero si intende di politica sa che, di solito, le elezioni le vincono quelli che hanno paura di perderle. E oggi il Partito democratico, con i vari satelliti di sinistra, ha il terrore di perdere il potere. Quindi verrà utilizzato qualsiasi mezzo, senza esclusione di colpi, pur di non uscire dalla stanza dei bottoni in cui comandano da più di un decennio senza aver vinto un’elezione.
Ci sono due grandi pericoli all’orizzonte per lo schieramento di centrodestra. L’astensionismo e la dispersione del voto per uno di quei partitini che, verosimilmente, non raggiungeranno mai lo sbarramento del 3%. Il punto è che se il centrodestra non dovesse raggiungere il premio di maggioranza, proprio grazie all’astensionismo e alla dispersione del voto, lo scenario che si verificherebbe è facilissimo da delineare. Partito democratico, grillini, sinistra e magari anche la coppia Carlo Calenda e Matteo Renzi si metteranno insieme per formare un governo. E sarà la fine.
Sì, perché non avremo soltanto l’approvazione del ddl Zan sull’omofobia, ma anche il cosiddetto «matrimonio egualitario», cioè non più l’unione civile ma il matrimonio a tutti gli effetti tra omosessuali, la conseguente adozione dei minori a coppie dello stesso sesso, l’eutanasia, l’utero in affitto, la legalizzazione della cannabis, la scuola d’infanzia obbligatoria in pieno stile bolscevico, il gender nelle scuole, e tutta una serie di devianze che Letta continua a rivendicare con orgoglio. Non avremo l’agenda Draghi, avremo l’agenda Zan. Avremo la realizzazione definitiva di quella rivoluzione antropologica contro cui da più di dieci anni combattono molti protagonisti coraggiosi del mondo pro life e pro family.
Ecco perché questa campagna elettorale ha un’importanza fondamentale. In un certo senso la stessa importanza che ebbero le elezioni del 18 aprile 1948. Allora, si trattò di difendere la libertà dal pericolo del regime comunista sovietico, oggi si tratta di difendere una visione dell’uomo.
Vorrei poi anche ricordare, a tanti amici, una promessa fatta da Enrico Letta. Se la sinistra dovesse andare al potere, grazie all’astensionismo o la dispersione dei voti degli ex elettori del centrodestra, Roberto Speranza verrà confermato quale ministro della Salute. Chi si astiene, o dà il consenso a un partitino fuori coalizione, sottraendo voti al centrodestra, rischia di votare indirettamente Speranza ministro della Salute, se il centrodestra non dovesse raggiungere il premio di maggioranza. Ecco perché occorre votare un partito della coalizione di centrodestra. E non si tratta di uno spot elettorale. Questa esigenza è dettata da due fattori: fermare la deriva zapaterista della sinistra, e consentire finalmente di avere un governo di centrodestra davvero politico. Non l’accrocco indigeribile del governo gialloblù, costretto dal mancato raggiungimento del premio di maggioranza, e neanche il cosiddetto governo Draghi di unità nazionale - o pseudo tecnico - che ha fatto scelte in termini di libertà del tutto esecrabili. Solo un governo esclusivamente politico, non condizionato da compromessi impossibili o da fattori e pressioni imposte dall’esterno, può dare una garanzia da questo punto di vista.
Se qualcuno vuol sapere quale potrebbe essere lo scenario in caso di vittoria del centrodestra per quanto riguarda la questione obblighi vaccinali, green pass, eccetera, legga l’ottima intervista rilasciata il 6 agosto scorso alla Verità da Massimiliano Romeo, presidente dei senatori della Lega.
Occorre votare un partito della coalizione di centrodestra. Chi invece si astiene, o spreca il voto, è come se votasse Roberto Speranza ministro della Salute.
Meno tasse, mutui agevolati, congedi. Ecco l’«inferno» pro family di Orbán
Dall’alto del nostro nulla, critichiamo pure. In Italia gli aiuti alle famiglie e la lotta alla denatalità sono all’anno zero, ma se Matteo Salvini osa citare quello che di concreto ha fatto il governo ungherese per riempire le culle e aiutare le donne, apriti cielo. «Un modello misogino e omofobo», tuona la Stampa degli Agnelli Elkann, e pazienza se quella pioggia di esenzioni e prestiti concessi da Viktor Orbán a partire dal 2019 farebbero molto comodo anche da noi e alle grandi imprese che da mesi lamentano il calo delle nascite nella Penisola.
Che cosa è successo è molto semplice. Mercoledì, intervistato da Radio 24 del Sole 24 Ore, il capo della Lega è andato al lato pratico della faccenda e ha affermato: «Non c’è alcun dubbio che la legge più avanzata per la famiglia, quella che sta dando i migliori risultati a livello europeo, sia quella dell’Ungheria». «Ma non lo dico perché c’è Orbán», ha subito aggiunto Salvini, «perché se fosse in Francia direi in Francia». Con la radio della Confindustria, preoccupata della denatalità italica, il capo del Carroccio ha parlato di «tantissimi aiuti e incentivi economici veri», citando le esenzioni fiscali per le donne dopo il terzo figlio e i congedi parentali per i nonni. Ma si tratta solo di alcune delle misure messe in campo dall’Ungheria, a partire dalla prima legge del 2019, sotto le insegne della lotta al calo demografico e della difesa della famiglia tradizionale, basata su uomo e donna, legge che ha attirato critiche dell’Unione europea e di molti «progressisti» in vari Paesi.
Prima di riprendere il tema del «modello omofobo e misogino» di Budapest, ecco in che consistono le misure che sarebbe utile poter discutere anche in Italia, a prescindere da come la si pensi su gender e dintorni. Tutte le donne che partoriscono e si prendono cura di almeno quattro figli hanno l’esenzione a vita dalla tassa sui redditi. Per le madri sotto i 40 anni che si sposano per la prima volta c’è a disposizione un prestito a interessi ridotti di 31.500 euro: un terzo del debito verrà estinto alla nascita del secondo figlio, mentre gli interessi verranno cancellati alla nascita del terzo.
Sempre in tema di prestiti statali, c’è un programma apposito per le famiglie con almeno due bimbi, affinché possano comprare la casa dove vivere. Dopo la nascita del secondogenito, il governo assegnerà 3.150 euro come contributo per il mutuo e dopo il terzo bambino si arriva a 12.580 euro di sovvenzione. Ogni nuovo arrivato in famiglia permetterà alla famiglia di ricevere un assegno aggiuntivo di oltre 3.000 euro. Tra le altre facilitazioni ci sono il congedo parentale per i nonni fino al terzo compleanno dei nipoti; il potenziamento della rete degli asili pubblici con la creazione di 21.000 nuovi posti entro la fine di quest’anno; un sussidio di 7.862 euro per l’acquisto di un’automobile da sette posti per le famiglie numerose.
E sempre nella stessa ottica, da febbraio 2020 il governo ungherese offre gratuitamente alle coppie i trattamenti di fecondazione assistita. Come ricordava ieri lo stesso Corriere della Sera, è «considerevole l’investimento finanziario per l’attuazione del piano: il 6,2% del Pil del Paese è destinato a favore delle politiche familiari e della natalità». E il governo di Budapest ha stanziato circa 9,7 miliardi di euro nel solo 2022.
Ma a giugno del 2020, Orbán si è «macchiato» di una modifica della Costituzione con la quale si definisce la famiglia come quella composta da una donna come madre e un uomo come padre, vietando di fatto le adozioni da parte di coppie del medesimo sesso e complicando le adozioni da parte dei single.
Per questo motivo, gli esempi citati da Salvini hanno fatto imbestialire il Pd e gli ultras di quella che a volte sembra sì una famiglia «allargata», ma a tutti meno che ai figli. Il capogruppo alla Camera Debora Serracchiani inorridisce: «Sono andata a leggere quella legge: il modello Orbán che piace tanto a Salvini non si occupa di quello che serve veramente alle donne e alle famiglie (tutte le famiglie), ma sembra riportarci indietro di decenni negando diritti che evidentemente per Salvini non sono scontati». Per l’esponente lettiana, quelle misure a favore delle donne che fanno più figli sono per una «famiglia etero, benedetta da Santa romana Chiesa», imperniata su madri e mogli «angeli del focolare». Il male assoluto, par di capire. Rincara la dose Lia Quartapelle: «L’Italia come l’Ungheria. Questa l’idea di Salvini per il futuro. Se si vogliono aiutare le famiglie davvero, ci sono altri modelli europei a cui ispirarsi, tra cui la Francia».
Fatto sta che gli allarmi, anche dal fronte economico, si susseguono da mesi. Lo scorso 24 maggio, il presidente Istat Giancarlo Blangiardo ha fatto notare da Parma che «a livello nazionale la demografia è debole. Lo era prima del Covid e ora si è ulteriormente indebolita. Sul fronte natalità, lo scorso anno i nuovi nati sono stati 399.000, il numero più basso di sempre». Le previsioni da qui al 2070, dicono che la popolazione italiana potrebbe passare da 59,2 a 47,6 milioni. Pochi giorni dopo, in occasione dell’assemblea annuale di Banca d’Italia, il governatore Ignazio Visco ha spiegato che la crescita della produttività dipende fortemente dalle dinamiche demografiche e quindi nei prossimi anni si assisterà a una continua riduzione della forza lavoro e delle prospettive di sviluppo economico dell’Italia.
Sul fronte del lavoro, uno studio di via Nazionale segnala inoltre un altro grave problema: il tasso di attività femminile è pari al 55% in Italia, contro una media europea del 68%, ed è inferiore di 18 punti percentuali rispetto a quella degli uomini. Angeli del focolare loro malgrado?
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In gioco ci sono due visioni dell’uomo: si corra al seggio e non si disperdano suffragi. Dopo l’assurda polemica sull’aborto, la sinistra si scaglia sugli aiuti alle famiglie. Della crisi delle nascite non gliene importa nulla: vogliono nozze gay, gender a scuola, eutanasia e cannabis.Il Pd e la stampa di sinistra trasecolano perché, contro la denatalità, Matteo Salvini propone il modello Ungheria. Un Paese che investe il 6,2% del Pil per genitori, figli, nonni e asili. E facilita l’acquisto di abitazioni e auto.Lo speciale contiene due articoli.Gianfranco Amato, presidente dell’Associazione giuristi per la vitaStrane queste elezioni balneari del 2022. Tra le tante cose che quadrano poco vi è da annoverare anche l’eccessivo entusiasmo che circola tra le fila del centrodestra. Un entusiasmo amplificato da sondaggi presi come l’oracolo di Delfi. La realtà è che la coalizione di centrodestra non ha la vittoria in tasca come cercano far credere i dati in circolazione, e coloro che li agitano strumentalmente per paventare il pericolo fascista. Chi davvero si intende di politica sa che, di solito, le elezioni le vincono quelli che hanno paura di perderle. E oggi il Partito democratico, con i vari satelliti di sinistra, ha il terrore di perdere il potere. Quindi verrà utilizzato qualsiasi mezzo, senza esclusione di colpi, pur di non uscire dalla stanza dei bottoni in cui comandano da più di un decennio senza aver vinto un’elezione.Ci sono due grandi pericoli all’orizzonte per lo schieramento di centrodestra. L’astensionismo e la dispersione del voto per uno di quei partitini che, verosimilmente, non raggiungeranno mai lo sbarramento del 3%. Il punto è che se il centrodestra non dovesse raggiungere il premio di maggioranza, proprio grazie all’astensionismo e alla dispersione del voto, lo scenario che si verificherebbe è facilissimo da delineare. Partito democratico, grillini, sinistra e magari anche la coppia Carlo Calenda e Matteo Renzi si metteranno insieme per formare un governo. E sarà la fine. Sì, perché non avremo soltanto l’approvazione del ddl Zan sull’omofobia, ma anche il cosiddetto «matrimonio egualitario», cioè non più l’unione civile ma il matrimonio a tutti gli effetti tra omosessuali, la conseguente adozione dei minori a coppie dello stesso sesso, l’eutanasia, l’utero in affitto, la legalizzazione della cannabis, la scuola d’infanzia obbligatoria in pieno stile bolscevico, il gender nelle scuole, e tutta una serie di devianze che Letta continua a rivendicare con orgoglio. Non avremo l’agenda Draghi, avremo l’agenda Zan. Avremo la realizzazione definitiva di quella rivoluzione antropologica contro cui da più di dieci anni combattono molti protagonisti coraggiosi del mondo pro life e pro family.Ecco perché questa campagna elettorale ha un’importanza fondamentale. In un certo senso la stessa importanza che ebbero le elezioni del 18 aprile 1948. Allora, si trattò di difendere la libertà dal pericolo del regime comunista sovietico, oggi si tratta di difendere una visione dell’uomo.Vorrei poi anche ricordare, a tanti amici, una promessa fatta da Enrico Letta. Se la sinistra dovesse andare al potere, grazie all’astensionismo o la dispersione dei voti degli ex elettori del centrodestra, Roberto Speranza verrà confermato quale ministro della Salute. Chi si astiene, o dà il consenso a un partitino fuori coalizione, sottraendo voti al centrodestra, rischia di votare indirettamente Speranza ministro della Salute, se il centrodestra non dovesse raggiungere il premio di maggioranza. Ecco perché occorre votare un partito della coalizione di centrodestra. E non si tratta di uno spot elettorale. Questa esigenza è dettata da due fattori: fermare la deriva zapaterista della sinistra, e consentire finalmente di avere un governo di centrodestra davvero politico. Non l’accrocco indigeribile del governo gialloblù, costretto dal mancato raggiungimento del premio di maggioranza, e neanche il cosiddetto governo Draghi di unità nazionale - o pseudo tecnico - che ha fatto scelte in termini di libertà del tutto esecrabili. Solo un governo esclusivamente politico, non condizionato da compromessi impossibili o da fattori e pressioni imposte dall’esterno, può dare una garanzia da questo punto di vista.Se qualcuno vuol sapere quale potrebbe essere lo scenario in caso di vittoria del centrodestra per quanto riguarda la questione obblighi vaccinali, green pass, eccetera, legga l’ottima intervista rilasciata il 6 agosto scorso alla Verità da Massimiliano Romeo, presidente dei senatori della Lega. Occorre votare un partito della coalizione di centrodestra. 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In Italia gli aiuti alle famiglie e la lotta alla denatalità sono all’anno zero, ma se Matteo Salvini osa citare quello che di concreto ha fatto il governo ungherese per riempire le culle e aiutare le donne, apriti cielo. «Un modello misogino e omofobo», tuona la Stampa degli Agnelli Elkann, e pazienza se quella pioggia di esenzioni e prestiti concessi da Viktor Orbán a partire dal 2019 farebbero molto comodo anche da noi e alle grandi imprese che da mesi lamentano il calo delle nascite nella Penisola. Che cosa è successo è molto semplice. Mercoledì, intervistato da Radio 24 del Sole 24 Ore, il capo della Lega è andato al lato pratico della faccenda e ha affermato: «Non c’è alcun dubbio che la legge più avanzata per la famiglia, quella che sta dando i migliori risultati a livello europeo, sia quella dell’Ungheria». «Ma non lo dico perché c’è Orbán», ha subito aggiunto Salvini, «perché se fosse in Francia direi in Francia». Con la radio della Confindustria, preoccupata della denatalità italica, il capo del Carroccio ha parlato di «tantissimi aiuti e incentivi economici veri», citando le esenzioni fiscali per le donne dopo il terzo figlio e i congedi parentali per i nonni. Ma si tratta solo di alcune delle misure messe in campo dall’Ungheria, a partire dalla prima legge del 2019, sotto le insegne della lotta al calo demografico e della difesa della famiglia tradizionale, basata su uomo e donna, legge che ha attirato critiche dell’Unione europea e di molti «progressisti» in vari Paesi. Prima di riprendere il tema del «modello omofobo e misogino» di Budapest, ecco in che consistono le misure che sarebbe utile poter discutere anche in Italia, a prescindere da come la si pensi su gender e dintorni. Tutte le donne che partoriscono e si prendono cura di almeno quattro figli hanno l’esenzione a vita dalla tassa sui redditi. Per le madri sotto i 40 anni che si sposano per la prima volta c’è a disposizione un prestito a interessi ridotti di 31.500 euro: un terzo del debito verrà estinto alla nascita del secondo figlio, mentre gli interessi verranno cancellati alla nascita del terzo. Sempre in tema di prestiti statali, c’è un programma apposito per le famiglie con almeno due bimbi, affinché possano comprare la casa dove vivere. Dopo la nascita del secondogenito, il governo assegnerà 3.150 euro come contributo per il mutuo e dopo il terzo bambino si arriva a 12.580 euro di sovvenzione. Ogni nuovo arrivato in famiglia permetterà alla famiglia di ricevere un assegno aggiuntivo di oltre 3.000 euro. Tra le altre facilitazioni ci sono il congedo parentale per i nonni fino al terzo compleanno dei nipoti; il potenziamento della rete degli asili pubblici con la creazione di 21.000 nuovi posti entro la fine di quest’anno; un sussidio di 7.862 euro per l’acquisto di un’automobile da sette posti per le famiglie numerose. E sempre nella stessa ottica, da febbraio 2020 il governo ungherese offre gratuitamente alle coppie i trattamenti di fecondazione assistita. Come ricordava ieri lo stesso Corriere della Sera, è «considerevole l’investimento finanziario per l’attuazione del piano: il 6,2% del Pil del Paese è destinato a favore delle politiche familiari e della natalità». E il governo di Budapest ha stanziato circa 9,7 miliardi di euro nel solo 2022. Ma a giugno del 2020, Orbán si è «macchiato» di una modifica della Costituzione con la quale si definisce la famiglia come quella composta da una donna come madre e un uomo come padre, vietando di fatto le adozioni da parte di coppie del medesimo sesso e complicando le adozioni da parte dei single. Per questo motivo, gli esempi citati da Salvini hanno fatto imbestialire il Pd e gli ultras di quella che a volte sembra sì una famiglia «allargata», ma a tutti meno che ai figli. Il capogruppo alla Camera Debora Serracchiani inorridisce: «Sono andata a leggere quella legge: il modello Orbán che piace tanto a Salvini non si occupa di quello che serve veramente alle donne e alle famiglie (tutte le famiglie), ma sembra riportarci indietro di decenni negando diritti che evidentemente per Salvini non sono scontati». Per l’esponente lettiana, quelle misure a favore delle donne che fanno più figli sono per una «famiglia etero, benedetta da Santa romana Chiesa», imperniata su madri e mogli «angeli del focolare». Il male assoluto, par di capire. Rincara la dose Lia Quartapelle: «L’Italia come l’Ungheria. Questa l’idea di Salvini per il futuro. Se si vogliono aiutare le famiglie davvero, ci sono altri modelli europei a cui ispirarsi, tra cui la Francia». Fatto sta che gli allarmi, anche dal fronte economico, si susseguono da mesi. Lo scorso 24 maggio, il presidente Istat Giancarlo Blangiardo ha fatto notare da Parma che «a livello nazionale la demografia è debole. Lo era prima del Covid e ora si è ulteriormente indebolita. Sul fronte natalità, lo scorso anno i nuovi nati sono stati 399.000, il numero più basso di sempre». Le previsioni da qui al 2070, dicono che la popolazione italiana potrebbe passare da 59,2 a 47,6 milioni. Pochi giorni dopo, in occasione dell’assemblea annuale di Banca d’Italia, il governatore Ignazio Visco ha spiegato che la crescita della produttività dipende fortemente dalle dinamiche demografiche e quindi nei prossimi anni si assisterà a una continua riduzione della forza lavoro e delle prospettive di sviluppo economico dell’Italia. Sul fronte del lavoro, uno studio di via Nazionale segnala inoltre un altro grave problema: il tasso di attività femminile è pari al 55% in Italia, contro una media europea del 68%, ed è inferiore di 18 punti percentuali rispetto a quella degli uomini. Angeli del focolare loro malgrado?
Kaja Kallas e Volodymyr Zelensky (Ansa)
Tra i provvedimenti varati spicca la sospensione del meccanismo di adeguamento del price cap sul petrolio russo, che avrebbe comportato una sensibile revisione al rialzo del tetto, a causa dei rincari innescati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
«Questo» continua von der Leyen, «darà ai mercati petroliferi il tempo di stabilizzarsi, pur mantenendo la pressione sulle entrate della Russia. Allo stesso tempo, continueremo a colpire la flotta ombra. Oggi proponiamo di aggiungere altre 30 navi alla lista delle sanzioni, oltre alle 632 già sanzionate. Per la prima volta, prendiamo di mira anche le navi che supportano la flotta ombra, ad esempio quelle che forniscono bunkeraggio e altri servizi». «Proponiamo inoltre», prosegue, «di colpire le infrastrutture critiche, come porti, aeroporti o raffinerie che commerciano o lavorano petrolio russo». Il secondo punto, continua Von der Leyen, «riguarda le restrizioni finanziarie e alle criptovalute. Estendiamo i nostri divieti di transazione ad altre 31 banche russe e a 20 banche, società o piattaforme di criptovalute e operatori petroliferi di Paesi terzi». Previste anche nuove restrizioni all’esportazione di beni e tecnologie utilizzati dall’industria militare russa. Limitazioni anche alle importazioni di alcuni prodotti ittici e un divieto totale per altri, incluso il merluzzo.
Contestualmente, la Ue ha di nuovo aperto il portafogli a favore di Kiev. La presidente della commissione Ue ha infatti annunciato: «Entro la fine del mese, erogheremo la prima tranche del nostro prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina. Forniremo 6 miliardi di euro per i droni e oltre 3 miliardi di euro di aiuti macrofinanziari, e naturalmente seguiranno presto ulteriori erogazioni».
Soldi che il leader ucraino Volodymyr Zelensky sembra aver già idea di come investire, visto che ha annunciato di aver raggiunto un accordo proprio sui droni, con la Lettonia: «Prima riunione con il nuovo Primo ministro lettone Andris Kublbergs e un risultato importante per i nostri Paesi: abbiamo firmato un accordo sui droni. Si tratta di misure concrete per rafforzare la nostra difesa comune e la coproduzione e ciò significa anche che le competenze e l’esperienza dell’Ucraina contribuiscono a rafforzare i nostri partner. Questo è esattamente il tipo di cooperazione sistematica che stiamo costruendo con coloro che ci hanno sostenuto con coerenza durante tutti gli anni della guerra russa. L’Ucraina è interessata a garantire che ogni regione d’Europa disponga di una protezione sufficiente contro le minacce russe».
Inoltre, ieri, il leader ucraino ha anche alzato il tiro sull’ingresso del suo Paese nell’Ue: «L’Ucraina ha fatto tutto il necessario per l’apertura dei cluster negoziali sul processo di adesione all’Ue; è importante che ci sia progresso nella loro apertura, affinché i russi vedano che l’Europa mantiene le promesse e non cede sui propri interessi».
Parole che non potranno che alzare una tensione già alta, certificata anche dalle dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «Il processo di mediazione» russo-americano «sulla questione ucraina è stato sospeso». Peskov ha poi aggiunto che una telefonata tra Putin e Donald Trump non è al momento in programma. «Il presidente Putin e il presidente Trump si parlano al telefono quando necessario», ha detto il portavoce del Cremlino.
Zelensky però sembra puntare anche sull’Europa per arrivare a un accordo con Mosca: «La soluzione ideale nei negoziati di pace è porre immediatamente fine alla guerra. Come minimo, occorre compiere il primo passo: un cessate il fuoco incondizionato e totale. Per raggiungere un cessate il fuoco, sarebbe auspicabile organizzare un incontro tra i leader di Ucraina, Russia, ovviamente Europa e Stati Uniti. L’Ucraina ha la volontà di fare tutto questo. Vedremo se anche la Russia ne avrà la volontà. Finora non l’ha dimostrata». A voler allargare il campo dei negoziati è anche il primo ministro polacco Donald Tusk, che ha dichiarato di aver parlato con la premier Giorgia Meloni che, a suo dire, «non è entusiasta del formato E3 (Gran Bretagna, Francia e Germania, ndr)» dei colloqui sull’Ucraina tenutisi a Londra con Zelensky, annunciando che nei prossimi giorni verrà organizzato un incontro nel formato E5, con la partecipazione di Polonia e Italia. «Ho parlato con il primo ministro italiano Giorgia Meloni, che non è entusiasta di questo formato E3», ha detto Tusk.
E in un’intervista al Guardian il leader ucraino ha spiegato di essere convinto che la Russia stia perdendo progressivamente l’iniziativa sul campo di battaglia e che il conflitto stia lentamente evolvendo a favore di Kiev, mentre Mosca si trova sempre più isolata sul piano internazionale: «Non possiamo dire che la Russia stia perdendo questa guerra, ma possiamo dire che sta perdendo l’iniziativa giorno dopo giorno». Ieri, però, il ministro della difesa bulgaro, Dimitar Stoyanov, ha annunciato che il suo Paese non invierà più armi a Kiev perché è il momento di negoziare. Lo scenario, quindi, potrebbe cambiare ancora.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 10 giugno con Carlo Cambi