True
2021-10-01
Altra balla sui numeri. Sparito il bollettino dedicato ai vaccinati
Roberto Speranza (Getty images)
Doveva arrivare ad agosto in alcune regioni, a settembre in altre. Invece siamo a ottobre e del famoso bollettino differito per vaccinati e non, promesso dal ministro della Salute Roberto Speranza, non c'è traccia. Obiettivo dello sdoppiamento del consueto bollettino settimanale - uno con i dati aggregati relativi ai vaccinati, e un altro con i numeri riguardanti i non vaccinati - era quello di mostrare quali sono i rischi per chi non si immunizza e convincere così gli indecisi.
Peraltro la richiesta all'Europa, attraversata dalle proteste no vax, era arrivata proprio dall'Oms che aveva invitato gli Stati a usare «risolutezza» nella gestione della campagna vaccinale. Lo stesso ministro aveva ribadito che in Italia le epidemie sono due: quella che colpisce lievemente i vaccinati e quella, ben più grave, che mette in pericolo coloro che non sono vaccinati. Quindi due liste, una degli immunizzati che raramente finiscono intubati (ma non sono esenti dalla possibilità di contagio) e una dei non vaccinati. Dopo un anno e mezzo dall'avvento dell'epidemia la svolta sui report con i dati su contagi, ricoveri e morti da Covid per rendere ancora più chiara l'importanza della vaccinazione ovvero far trasparire l'efficacia dei vaccini e rendere chiare le differenze tra chi si è coperto rispetto ai rischi del contagio e chi ha scelto, nonostante il green pass, di non farlo. Un'arma in più per convincere gli indecisi a vaccinarsi. Ma anche per verificare sul territorio l'effettiva gravità del contagio così che, dati alla mano, si possono indicare ai non vaccinati il livello di pericolo che stanno correndo. L'unico problema era l'allineamento delle Regioni. Ognuna infatti ha un proprio metodo di monitoraggio di contagi, morti, posti letto occupati in terapia intensiva o in reparti ordinari.
L'obiettivo di fondo, secondo i funzionari ministeriali, era anche «prevenire le fake news che si moltiplicheranno quando in autunno le ospedalizzazioni saliranno». Secondo il ministero il doppio report giornaliero voleva evitare inoltre quanto è accaduto nelle ultime settimane in Israele, dove le polemiche dei no vax sono aumentate dopo che una quota di chi si è sottoposto all'inoculazione è finita in ospedale per la variante delta. «In realtà», aveva detto un dirigente, «la percentuale di vaccinati ricoverati in Israele è infinitamente più bassa di quella dei non vaccinati. Questi ultimi sono pochi e dunque per un paradosso statistico è sembrato che i vaccini non funzionassero, quando è vero invece l'esatto contrario».
Epperò il bollettino differenziato resta un'altra promessa mancata del ministro leader di Articolo 1, ma nel frattempo, malgrado gli allarmi e le minacce, l'estate è scivolata via insieme alla stagione turistica con successo, la percentuale di ospedalizzazioni è molto inferiore rispetto allo stesso numero di casi delle ondate precedenti, e le differenze a livello regionale non sono più allarmanti né tali da subire cambiamenti di colore. Sul report relativo al periodo 22-28 settembre della Fondazione Gimbe, ieri si leggeva che ci sono ancora 8,3 milioni di persone non vaccinate mentre il 76% della popolazione (45.041.109) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+590.166 rispetto alla settimana precedente) e il 71,3% (42.259.253) ha completato il ciclo vaccinale (+913.805). In aumento del 4,1% il numero di somministrazioni nell'ultima settimana (1.546.235), con una media mobile a 7 giorni di 204.606 somministrazioni.
Intanto, aspettando il termometro separato dell'evoluzione della pandemia, i dati del bollettino giornaliero emanato dal ministero confermano la curva in discesa dell'epidemia. Sono stati 3.804 i casi di coronavirus ieri in Italia, compresi i 296 contagi pregressi della Sicilia, Quindi a fronte di 3.212 contagiati, i decessi sono stati 51, erano 63 mercoledì. Le persone guarite o dimesse ieri sono state 5.714 con un totale complessivo nel nostro Paese di 4.4347.126 mentre gli attuali contagiati sono 94.308 pari a 1.671 in meno rispetto al giorno precedente. Scendono i ricoverati con sintomi: 3.198 (meno 119 rispetto a mercoledì), mentre i tamponi effettuati sono stati 308.836 (mercoledì erano stati 295.452) con un tasso positività dell'1,23%. Scendono anche i pazienti in terapia intensiva, 440 (-10 dal giorno prima).
Nel frattempo il ministro Speranza ha firmato la circolare sulla terza dose di vaccino anti Covid. Sarà inoculata ai soggetti dagli 80 anni di età, al personale e agli ospiti delle Rsa e, in un momento successivo, agli esercenti le professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario che svolgono le loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi, a partire dai 60 anni.
Le mascherine inutili di Arcuri perseguitano ancora le scuole
I danni di Domenico Arcuri, talvolta, arrivano anche a scoppio ritardato. E sarà anche sfortuna, ma appare ormai un fatto conclamato che le defaillance peggiori delle strutture commissariali e ministeriali anti Covid sono avvenute in ambito scolastico. Dopo i banchi a rotelle e la bandiera bianca alzata dal governo sugli assembramenti nei mezzi di trasporto locali (compensata illogicamente con l'obbligo di green pass per studenti e genitori), ecco il caso delle mascherine taroccate boomerang.
Se l'avvicendamento nella gestione dell'emergenza tra Arcuri e il generale Francesco Paolo Figliuolo ha comportato indiscutibili miglioramenti in una serie di procedure e nella campagna vaccinale, sulla questione dell'approvvigionamento delle mascherine i disastri dell'ex supercommissario continuano ad avere strascichi e a fare danni. Secondo più di una segnalazione, infatti, continuerebbero ad affluire nelle scuole le forniture delle cosiddette «mascherine di Stato» assolutamente inadeguate e con performance ampiamente al di sotto degli standard di protezione richiesti. Il che suona tanto più beffardo, quanto più le autorità scientifiche e politiche hanno insistito, nelle ultime settimane, sul ruolo chiave che ricopre il ritorno alla didattica in presenza e - conseguentemente - un'adeguata tutela dal virus per gli scolari.
La realtà, però, parla di migliaia di mascherine chirurgiche «by Arcuri» ammassate nei depositi o nelle palestre delle scuole, inutilizzabili per taglia, capacità di proteggere e in molti casi inindossabili a causa del cattivo odore che emanano. Ma la cosa ancor più singolare è che, pur avendone il ministero della Salute acclarato l'inutilità, queste continuano ad affluire negli istituti, gettando nella disperazione presidi, genitori e studenti già alle prese coi numerosi problemi connessi alla ripartenza, al green pass e alla mancanza di spazi adeguati.
A Roma la cosa sta diventando tanto problematica, come riferito dall'edizione capitolina di Repubblica, che più di un preside ha preso carta e penna per intimare al ministero della Salute e alla struttura commissariale di cessare gli invii di mascherine. Anche perché i genitori, una volta constata personalmente la pessima qualità dei dispositivi, hanno provveduto per conto proprio all'acquisto. Morale: di questo passo i locali dei plessi scolastici rischiano di essere saturi dei «pannolini» con spago di arcuriana memoria.
Proprio per questo, la struttura che fa capo a Figliuolo avrebbe messo a disposizione dei dirigenti scolastici un indirizzo mail per dire «stop» alle forniture. Le segnalazioni, ovviamente, non si limitano alla capitale (dove si sono mossi i dirigenti di una scuola media storica come il «Viscontino», facente capo all'antico e prestigioso Liceo Visconti) ma arrivano da tutto lo Stivale: a Milano molti genitori si sono lamentati sui social della qualità delle mascherine in dotazione alle scuole dei propri figli, senza contare che sarebbero in circolazione molte delle mascherine «tarocche» prodotte da Fca da agosto a dicembre del 2020 in due stabilimenti (tra cui Mirafiori) riconvertiti alla produzione sanitaria. Due lotti di queste ultime sono stati segnalati dal ministero della Salute a quello dell'Istruzione due settimane fa come «non conformi» al tipo di protezione necessario agli scolari.
La battaglia per arrivare a questo passo ufficiale, come è noto, è stata sostenuta in prima fila dal sottosegretario all'Istruzione e deputato leghista Rossano Sasso, che per circa un anno ha denunciato la situazione anche con atti di sindacato ispettivo come un'interrogazione urgente al ministro Roberto Speranza. Il problema da lui sollevato non ha avuto però un lieto fine, perché dal ministero è arrivata anche l'ammissione che i lotti incriminati non sono più completamente rintracciabili, ed è quindi impossibile indicare precisamente in quali istituti giacciano o stiano per arrivare. La responsabilità di controllare, tanto per cambiare, è stata scaricata su chi ha subito il danno, che dovrà infatti «provvedere a individuare, non utilizzare e quarantenare le eventuali giacenze» e quindi segnalarle al ministero.
Ma al netto dei gravi danni fatti da Arcuri, quello dell'acquisto delle mascherine da parte dello Stato rimane un terreno scivoloso e non esente da infortuni anche per il generale Figliuolo: lo abbiamo visto proprio negli ultimi giorni con la vicenda - rivelata dalla trasmissione di Rete 4 Fuori dal coro» - dei quasi due milioni di mascherine «taroccate» acquistate dall'attuale struttura commissariale come Ffp2 e rivelatesi in realtà o non rispondenti allo standard richiesto o prive della certificazione necessaria.
Continua a leggereRiduci
Mai uscito il report differenziato sui casi promesso da Speranza Doveva servire a terrorizzare gli indecisi con la forza dei datiIstituti sommersi dai «pannolini» con l'elastico. Nessuno riesce a fermare le fornitureLo speciale contiene due articoliDoveva arrivare ad agosto in alcune regioni, a settembre in altre. Invece siamo a ottobre e del famoso bollettino differito per vaccinati e non, promesso dal ministro della Salute Roberto Speranza, non c'è traccia. Obiettivo dello sdoppiamento del consueto bollettino settimanale - uno con i dati aggregati relativi ai vaccinati, e un altro con i numeri riguardanti i non vaccinati - era quello di mostrare quali sono i rischi per chi non si immunizza e convincere così gli indecisi. Peraltro la richiesta all'Europa, attraversata dalle proteste no vax, era arrivata proprio dall'Oms che aveva invitato gli Stati a usare «risolutezza» nella gestione della campagna vaccinale. Lo stesso ministro aveva ribadito che in Italia le epidemie sono due: quella che colpisce lievemente i vaccinati e quella, ben più grave, che mette in pericolo coloro che non sono vaccinati. Quindi due liste, una degli immunizzati che raramente finiscono intubati (ma non sono esenti dalla possibilità di contagio) e una dei non vaccinati. Dopo un anno e mezzo dall'avvento dell'epidemia la svolta sui report con i dati su contagi, ricoveri e morti da Covid per rendere ancora più chiara l'importanza della vaccinazione ovvero far trasparire l'efficacia dei vaccini e rendere chiare le differenze tra chi si è coperto rispetto ai rischi del contagio e chi ha scelto, nonostante il green pass, di non farlo. Un'arma in più per convincere gli indecisi a vaccinarsi. Ma anche per verificare sul territorio l'effettiva gravità del contagio così che, dati alla mano, si possono indicare ai non vaccinati il livello di pericolo che stanno correndo. L'unico problema era l'allineamento delle Regioni. Ognuna infatti ha un proprio metodo di monitoraggio di contagi, morti, posti letto occupati in terapia intensiva o in reparti ordinari. L'obiettivo di fondo, secondo i funzionari ministeriali, era anche «prevenire le fake news che si moltiplicheranno quando in autunno le ospedalizzazioni saliranno». Secondo il ministero il doppio report giornaliero voleva evitare inoltre quanto è accaduto nelle ultime settimane in Israele, dove le polemiche dei no vax sono aumentate dopo che una quota di chi si è sottoposto all'inoculazione è finita in ospedale per la variante delta. «In realtà», aveva detto un dirigente, «la percentuale di vaccinati ricoverati in Israele è infinitamente più bassa di quella dei non vaccinati. Questi ultimi sono pochi e dunque per un paradosso statistico è sembrato che i vaccini non funzionassero, quando è vero invece l'esatto contrario». Epperò il bollettino differenziato resta un'altra promessa mancata del ministro leader di Articolo 1, ma nel frattempo, malgrado gli allarmi e le minacce, l'estate è scivolata via insieme alla stagione turistica con successo, la percentuale di ospedalizzazioni è molto inferiore rispetto allo stesso numero di casi delle ondate precedenti, e le differenze a livello regionale non sono più allarmanti né tali da subire cambiamenti di colore. Sul report relativo al periodo 22-28 settembre della Fondazione Gimbe, ieri si leggeva che ci sono ancora 8,3 milioni di persone non vaccinate mentre il 76% della popolazione (45.041.109) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+590.166 rispetto alla settimana precedente) e il 71,3% (42.259.253) ha completato il ciclo vaccinale (+913.805). In aumento del 4,1% il numero di somministrazioni nell'ultima settimana (1.546.235), con una media mobile a 7 giorni di 204.606 somministrazioni. Intanto, aspettando il termometro separato dell'evoluzione della pandemia, i dati del bollettino giornaliero emanato dal ministero confermano la curva in discesa dell'epidemia. Sono stati 3.804 i casi di coronavirus ieri in Italia, compresi i 296 contagi pregressi della Sicilia, Quindi a fronte di 3.212 contagiati, i decessi sono stati 51, erano 63 mercoledì. Le persone guarite o dimesse ieri sono state 5.714 con un totale complessivo nel nostro Paese di 4.4347.126 mentre gli attuali contagiati sono 94.308 pari a 1.671 in meno rispetto al giorno precedente. Scendono i ricoverati con sintomi: 3.198 (meno 119 rispetto a mercoledì), mentre i tamponi effettuati sono stati 308.836 (mercoledì erano stati 295.452) con un tasso positività dell'1,23%. Scendono anche i pazienti in terapia intensiva, 440 (-10 dal giorno prima). Nel frattempo il ministro Speranza ha firmato la circolare sulla terza dose di vaccino anti Covid. Sarà inoculata ai soggetti dagli 80 anni di età, al personale e agli ospiti delle Rsa e, in un momento successivo, agli esercenti le professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario che svolgono le loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi, a partire dai 60 anni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/altra-balla-sui-numeri-sparito-il-bollettino-dedicato-ai-vaccinati-2655201844.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-mascherine-inutili-di-arcuri-perseguitano-ancora-le-scuole" data-post-id="2655201844" data-published-at="1633039416" data-use-pagination="False"> Le mascherine inutili di Arcuri perseguitano ancora le scuole I danni di Domenico Arcuri, talvolta, arrivano anche a scoppio ritardato. E sarà anche sfortuna, ma appare ormai un fatto conclamato che le defaillance peggiori delle strutture commissariali e ministeriali anti Covid sono avvenute in ambito scolastico. Dopo i banchi a rotelle e la bandiera bianca alzata dal governo sugli assembramenti nei mezzi di trasporto locali (compensata illogicamente con l'obbligo di green pass per studenti e genitori), ecco il caso delle mascherine taroccate boomerang. Se l'avvicendamento nella gestione dell'emergenza tra Arcuri e il generale Francesco Paolo Figliuolo ha comportato indiscutibili miglioramenti in una serie di procedure e nella campagna vaccinale, sulla questione dell'approvvigionamento delle mascherine i disastri dell'ex supercommissario continuano ad avere strascichi e a fare danni. Secondo più di una segnalazione, infatti, continuerebbero ad affluire nelle scuole le forniture delle cosiddette «mascherine di Stato» assolutamente inadeguate e con performance ampiamente al di sotto degli standard di protezione richiesti. Il che suona tanto più beffardo, quanto più le autorità scientifiche e politiche hanno insistito, nelle ultime settimane, sul ruolo chiave che ricopre il ritorno alla didattica in presenza e - conseguentemente - un'adeguata tutela dal virus per gli scolari. La realtà, però, parla di migliaia di mascherine chirurgiche «by Arcuri» ammassate nei depositi o nelle palestre delle scuole, inutilizzabili per taglia, capacità di proteggere e in molti casi inindossabili a causa del cattivo odore che emanano. Ma la cosa ancor più singolare è che, pur avendone il ministero della Salute acclarato l'inutilità, queste continuano ad affluire negli istituti, gettando nella disperazione presidi, genitori e studenti già alle prese coi numerosi problemi connessi alla ripartenza, al green pass e alla mancanza di spazi adeguati. A Roma la cosa sta diventando tanto problematica, come riferito dall'edizione capitolina di Repubblica, che più di un preside ha preso carta e penna per intimare al ministero della Salute e alla struttura commissariale di cessare gli invii di mascherine. Anche perché i genitori, una volta constata personalmente la pessima qualità dei dispositivi, hanno provveduto per conto proprio all'acquisto. Morale: di questo passo i locali dei plessi scolastici rischiano di essere saturi dei «pannolini» con spago di arcuriana memoria. Proprio per questo, la struttura che fa capo a Figliuolo avrebbe messo a disposizione dei dirigenti scolastici un indirizzo mail per dire «stop» alle forniture. Le segnalazioni, ovviamente, non si limitano alla capitale (dove si sono mossi i dirigenti di una scuola media storica come il «Viscontino», facente capo all'antico e prestigioso Liceo Visconti) ma arrivano da tutto lo Stivale: a Milano molti genitori si sono lamentati sui social della qualità delle mascherine in dotazione alle scuole dei propri figli, senza contare che sarebbero in circolazione molte delle mascherine «tarocche» prodotte da Fca da agosto a dicembre del 2020 in due stabilimenti (tra cui Mirafiori) riconvertiti alla produzione sanitaria. Due lotti di queste ultime sono stati segnalati dal ministero della Salute a quello dell'Istruzione due settimane fa come «non conformi» al tipo di protezione necessario agli scolari. La battaglia per arrivare a questo passo ufficiale, come è noto, è stata sostenuta in prima fila dal sottosegretario all'Istruzione e deputato leghista Rossano Sasso, che per circa un anno ha denunciato la situazione anche con atti di sindacato ispettivo come un'interrogazione urgente al ministro Roberto Speranza. Il problema da lui sollevato non ha avuto però un lieto fine, perché dal ministero è arrivata anche l'ammissione che i lotti incriminati non sono più completamente rintracciabili, ed è quindi impossibile indicare precisamente in quali istituti giacciano o stiano per arrivare. La responsabilità di controllare, tanto per cambiare, è stata scaricata su chi ha subito il danno, che dovrà infatti «provvedere a individuare, non utilizzare e quarantenare le eventuali giacenze» e quindi segnalarle al ministero. Ma al netto dei gravi danni fatti da Arcuri, quello dell'acquisto delle mascherine da parte dello Stato rimane un terreno scivoloso e non esente da infortuni anche per il generale Figliuolo: lo abbiamo visto proprio negli ultimi giorni con la vicenda - rivelata dalla trasmissione di Rete 4 Fuori dal coro» - dei quasi due milioni di mascherine «taroccate» acquistate dall'attuale struttura commissariale come Ffp2 e rivelatesi in realtà o non rispondenti allo standard richiesto o prive della certificazione necessaria.
L'ingresso del locale Le Constellation di Crans-Montana (Ansa)
Non solo bengala e candele pirotecniche. Ma anche petardi e lanciarazzi per i fuochi d’artificio. Un vero «arsenale» per i festeggiamenti accatastato nel magazzino de Le Constellation. È quanto scoperto dagli esperti dell’Istituto forense di Zurigo incaricati dalla procura di Sion. Secondo Jacques Moretti, proprietario del locale insieme alla moglie Jessica, il tutto sarebbe arrivato per iniziativa dei clienti. «Li avranno portati loro», ha detto l’imprenditore, eludendo controlli e sorveglianza. Almeno 6 lanciarazzi Thunder King, 8 petardi lupo p1, oltre a 100 fontane pirotecniche. L’ennesimo elemento fuori posto che va ad aggiungersi alle immagini dei pannelli sorretti da stecche da biliardo. E dei pacchetti di fazzoletti per puntellarli meglio. Una storia, quella degli ormai tristemente famosi strati di poliuretano che hanno preso fuoco e causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116, che sembra non finire man mano che emergono dettagli che aggravano lo scenario di incuria e pressappochismo con cui si facevano le cose a Le Constellation. Dopo il fai da te di Jacques, con i pannelli acquistati in un negozio di bricolage e da lui stesso incollati al soffitto, video e chat diffusi dalla tv Svizzera Rts raccontano i tentativi di quello che in linguaggio gergale si direbbe «metterci una pezza». Il goffo tentativo di tenere la «schiuma» incollata in qualche modo almeno fino alle delle gran serate di Capodanno.
Un video di 8 secondi girato a metà dicembre e raccolto dall’avvocato Romain Jordan che assiste numerose famiglie delle vittime, mostra come i pannelli tenuti fermi dalle stecche da biliardo in certi punti sporgono verso il basso. Quindi «a portata» di bengala e scintille.
I messaggi vocali rivelano invece lo scambio di battute tra Moretti e un dipendente di nome Gaetan che gli mostra il cedimento dei pannelli. Jacques gli risponde: «Sì Gaetan, prova a toglierne uno e vedi se cade perché ho messo della schiuma che non conosco… Fammi sapere se va bene… se cade o no, se cade dovremo lasciarli lì, purtroppo». Gaetan ribatte con una serie di messaggi e video fino a che l’imprenditore chiude la conversazione con un certo grado di soddisfazione. «Ok, ne metteremo altri, grazie» e «sì, sembra abbastanza bello, togliete gli altri per favore». Un quadro desolante aggravato ora dalle dichiarazioni di un supertestimone, un fornitore coinvolto nella ristrutturazione del locale che avrebbe consigliato di installare protezioni in schiuma ignifuga che però sarebbero state respinte dai Moretti per ragioni di budget.
Intanto dalla Svizzera arriva un segnale all’Italia. Dopo il rientro a Roma per consultazioni dell’ambasciatore italiano fino a quando la Svizzera non avesse accettato l’immediata costituzione di una squadra investigativa comune, la Procura di Sion ha comunicato che le indagini congiunte tra Italia e Svizzera vedranno il via entro il fine settimana.
Un altro segnale, seppur tardivo, cerca di darlo anche il sindaco di Crans Montana Nicolas Feraud, ben 22 giorni dopo la controversa conferenza stampa del 6 gennaio in cui aveva ammesso che il comune non controllava il locale dal 2020. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa svizzera Keystone-Sda il primo cittadino ha pensato bene di chiedere scusa per non essersi scusato. E di ammettere di aver sbagliato a non aver dato libero sfogo alle emozioni, tant’è che le preoccupazioni sarebbero talmente intense da non permettergli di dormire la notte e costringendolo a ricorrere ad uno psicologo. «Non mi ha disturbato» la richiesta di dimissioni della stampa italiana, ma piuttosto l’insinuazione di aver «accettato bustarelle», ha aggiunto il primo cittadino. Uno sfogo non richiesto ma probabilmente mosso dalla speranza di placare le critiche che da settimane piovono contro il Comune svizzero e la gestione delle indagini da parte del Cantone. Critiche alle quali si è aggiunto ieri anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della cerimonia del Giorno della memoria al Quirinale. «Le indagini hanno pregiudicato i diritti dei cittadini italiani perché l’arresto è avvenuto in ritardo, loro stessi hanno detto che c’era pericolo di fuga. La reiterazione del reato purtroppo abbiamo scoperto che c’è anche quella e l’inquinamento delle prove è probabile». E poi il tema della cauzione. Troppo bassa. «Se vuoi dare un segnale non chiedi una cauzione di soli 200.000 franchi ma da 1 milione di franchi svizzeri. Sono tutte cose che lasciano sgomenti». Il problema però non sarebbe la Svizzera, ha tenuto a precisare il ministro. Bensì il Cantone che sta seguendo le indagini dov’è accaduto il disastro. «L’unica cosa che si può fare è cambiare i magistrati di Cantone, però è una richiesta che deve fare la Procura». Commenti duri ai quali non si è fatta attendere la stoccata di Berna. «Un principio fondamentale del nostro sistema democratico - ha fatto sapere una nota del Dipartimento degli Affari esteri Svizzero - è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri». Della serie, non si accettano lezioni. Meglio darle agli altri. Si fa per dire.
Continua a leggereRiduci
(Esercito Italiano)
La cerimonia ha rappresentato un momento significativo nel percorso di ammodernamento della componente terrestre, sviluppato presso il CEPOLISPE, centro di riferimento per la sperimentazione e la validazione dei mezzi e dei sistemi d’arma di interesse dell’Esercito.
Il Lynx costituirà la base del «sistema di sistemi» A2CS (Army Armoured Combat System), imperniato su una flotta di Armored Infantry Fighting Vehicle (AIFV) e su piattaforme derivate. Il sistema è concepito per operare nei moderni scenari operativi e per implementare il concetto di cooperative combat, grazie a soluzioni tecnologiche di nuova generazione, elevata interoperabilità e piena integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2).
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato: «La consegna del veicolo corazzato Lynx, frutto della collaborazione industriale italo-tedesca, rappresenta un passo concreto nel rafforzamento delle capacità terrestri dell’Esercito. Il CEPOLISPE svolge un ruolo centrale nel garantire che i nuovi sistemi rispondano pienamente ai requisiti operativi».
Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo, ha sottolineato: «L’avvio delle consegne segna una tappa fondamentale del programma e conferma l’alleanza tra Leonardo e Rheinmetall come punto di riferimento per il rafforzamento della difesa nazionale e della base industriale europea».
In merito alla prima consegna, l’Amministratore Delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha evidenziato: «Il Lynx stabilisce nuovi standard in termini di protezione, versatilità e scalabilità, rafforzando al contempo la cooperazione europea nel settore della difesa».
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ha infine aggiunto: «Con l’introduzione di questo mezzo inizia concretamente il percorso di meccanizzazione dell’Esercito. La disponibilità di tecnologie avanzate è fondamentale per affrontare le sfide operative future».
La Joint Venture LRMV ha inoltre presentato le principali caratteristiche del nuovo veicolo da combattimento, che costituirà la base tecnologica per oltre 1.000 piattaforme, articolate in diverse varianti e ruoli operativi.
Continua a leggereRiduci
Kiro Attia, cugino di Aba, parla con onestà e lucidità dell’omicidio del ragazzo, dell’integrazione e della violenza tra i giovani. Nato in Egitto e cresciuto in Italia, ribadisce che essere italiano significa rispettare leggi e valori condivisi, denuncia un sistema giuridico troppo permissivo e invita a distinguere tra immigrazione regolare e criminalità.