Alla fine benedice i cronisti in latino. Bergoglio nel 2013 lo fece in silenzio

«Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra». Con queste parole, ieri mattina, papa Leone XIV si è rivolto ai giornalisti di tutto il mondo riuniti nell’aula Paolo VI. Un incontro che ha offerto una visione sul ruolo dell’informazione nel nostro tempo.
Il Santo Padre ha esordito ringraziando i cronisti per il lavoro che svolgono, citando il Discorso delle beatitudini o della montagna: «Gesù ha proclamato: “Beati gli operatori di pace”. Si tratta di una beatitudine che ci sfida tutti e che vi riguarda da vicino, chiamando ciascuno all’impegno di portare avanti una comunicazione diversa, che non ricerca il consenso a tutti i costi, non si riveste di parole aggressive, non sposa il modello della competizione, non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla. La pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri». Il suo pensiero è andato, dunque, «ai giornalisti incarcerati per aver cercato di raccontare la verità». «La Chiesa riconosce in questi testimoni», ha ammonito, «il coraggio di chi difende la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, perché solo i popoli informati possono fare scelte libere».
Il pontefice non ha addolcito la pillola, fingendo che il mondo non sia fatto di insidie: «Viviamo tempi difficili da percorrere e da raccontare. La Chiesa deve accettare la sfida del tempo e non possono esistere una comunicazione e un giornalismo fuori dal tempo e dalla storia». Citando il suo Sant’Agostino, ha esortato: «Viviamo bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi». Molta parte di sfide è data dalla tecnologia e dall’uso che se ne fa. È fondamentale, per Robert Francis Prevost, «promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla “torre di Babele” in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici o faziosi. La comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto. E guardando all’evoluzione tecnologica, questa missione diventa ancora più necessaria. Penso all’Intelligenza artificiale col suo potenziale immenso, che richiede, però, responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti, così che possano produrre benefici per l’umanità. E questa responsabilità riguarda tutti, in proporzione all’età e ai ruoli sociali».
In definitiva, il messaggio del pontefice è chiaro: le parole sono importanti e il discrimine è essere consapevoli del loro peso. «Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività», è stata la sua esortazione. «Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce».
Terminato l’incontro e benedetti i giornalisti con la tradizionale benedizione apostolica in latina, cosa che a suo tempo papa Francesco aveva fatto solo in silenzio («Vi avevo detto che vi avrei dato di cuore la mia benedizione. Molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti. Di cuore impartisco questa benedizione, nel silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi è figlio di Dio», aveva detto Bergoglio nel 2013), non sono mancati momenti di ilarità. Conoscendo la sua passione per lo sport, una reporter ha domandato al Papa di organizzare una partita di tennis di beneficenza. «Certo, va bene», ha risposto Leone, «basta che non porti Sinner». Si è fermato a firmare autografi, anche su una palla da baseball; si è messo vicino a una giornalista vestita di bianco scherzando sull’abbinamento dei due abiti; ha chiesto agli assistenti se dovesse distribuire lui i rosari in ricordo dell’incontro e quando gli è stato risposto di no, scherzando, ha detto: «Sto ancora imparando». Infine, congedandosi da una giornalista peruviana che gli ha donato una sciarpa di lana d’alpaca proveniente dalle Ande peruviane, ha detto: «Aspettatevi presto notizie su di me in Perù».






