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2021-11-26
Adolescenti, alberghi, insegnanti. Il nuovo decreto è pieno di falle
Ansa
Il super green pass porta con sé il super caos: come era ampiamente prevedibile, il decreto varato l'altro ieri dal governo guidato da Mario Draghi, con l'inasprimento delle restrizioni anti cCovid e l'introduzione del certificato verde rafforzato, ovvero rilasciato solo ai vaccinati e ai guariti ma non più a chi ha un tampone negativo, produce vari effetti paradossali. L'obbligo di green pass (quello base, rilasciato anche a chi ha il tampone negativo), viene esteso a settori che fino ad ora erano liberi: alberghi, spogliatoi per l'attività sportiva, servizi di trasporto ferroviario regionale e interregionale, servizi di trasporto pubblico locale, anche in zona bianca. Bene, anzi molto male: i bambini e gli adolescenti non sono obbligati ad avere il green pass per entrare a scuola, ma dovranno possederlo per salire a bordo degli autobus, dei tram, delle metropolitane. Siamo di fronte a una odiosa discriminazione: gli studenti che hanno genitori che li accompagnano a scuola con l'automobile, continueranno a vivere come è accaduto fino ad ora, mentre quelli che utilizzano i mezzi pubblici saranno obbligati a vaccinarsi o a fare un tampone ogni due giorni per poter usufruire del diritto allo studio, garantito dalla Costituzione.
A proposito di trasporto pubblico locale: è di tutta evidenza che introdurre l'obbligo del certificato verde per salire su bus, tram e metro è null'altro che una sparata propagandistica. Il tema dei controlli, infatti, è talmente enorme che lo stesso ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ammette le difficoltà: «A nessuno sfugge», dice la Gelmini a Rtl 102,5, «che non è facile controllare sulle metropolitane, spesso non si controlla nemmeno il biglietto però è chiaro che c'è un impegno da parte del ministero degli Interni di intensificare i controlli e di effettuarli a campione». «Riguardo alle verifiche sui mezzi di trasporto locali», sottolinea da parte sua il presidente dell'Unione delle province italiane, Michele De Pascale, come riporta l'Ansa, «ci sono tutte le condizioni per fare un buon lavoro: nei comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica noi chiederemo che le società di trasporto forniscano un supporto alle polizie locali, insomma per questo tipo di controlli credo vada fatto un mix. E bisogna identificare sanzioni esemplari». Sanzioni esemplari, avete letto bene. Cosa accadrà al povero scolaretto di 14 anni trovato sull'autobus senza green pass? Verrà sottoposto alla gogna? Soprattutto, l'assurdo è che il ragazzo può recarsi a lezione senza vaccino né tampone, ma per salire sul mezzo che dovrebbe condurlo a scuola, è necessario esibire il certificato verde.
Sempre riguardo agli adolescenti, l'introduzione dell'obbligo del super green pass dal prossimo 6 dicembre, anche in zona bianca, per accedere a spettacoli, eventi sportivi, ristorazione al chiuso, feste e discoteche e cerimonie pubbliche, pone problemi giganteschi. I ragazzini di più di 12 anni di età, in sostanza, saranno obbligati a vaccinarsi per poter andare a cena con i propri familiari, per andare allo stadio, al cinema, a teatro o per partecipare a una festa. Non basterà più, infatti, un tampone negativo: il green pass rafforzato viene rilasciato solo a vaccinati e guariti. Inevitabilmente, i genitori che non hanno intenzione di far inoculare il siero ai propri figli adolescenti si ritroveranno nell'impossibilità di andare anche a mangiare una pizza con loro.
Un'altra criticità del decreto viene segnalata da due esponenti di Fratelli d'Italia, Riccardo Zucconi, deputato e capogruppo in commissione Attività produttive, commercio e turismo, e Gianluca Caramanna, responsabile nazionale del dipartimento turismo del partito di Giorgia Meloni. Gli onorevoli segnalano «un errore paradossale presente nella bozza di testo del super green pass che, se non modificato, danneggerebbe pesantemente gli alberghi italiani. Per l'accesso agli alberghi, infatti, il governo si è dimenticato di inserire il riferimento temporale, come invece ha fatto per il green pass rafforzato per le altre attività, ovvero il 6 dicembre prossimo. Questo significa che se la bozza circolata nella giornata di ieri tra gli addetti ai lavori dovesse essere confermata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale», aggiungono Zucconi e Caramanna, «chi oggi alloggia in una struttura ricettiva domani dovrebbe essere allontanato se non in possesso almeno di un green pass base, ovvero ottenuto anche sulla base di un semplice tampone negativo».
«Incostituzionale, vessatorio, illogico, inutile»: così Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori) definisce l'obbligo vaccinale al personale scolastico e la terza dose, anche detta di richiamo. «Abbiamo avviato il ricorso d'urgenza», aggiunge Pacifico all'Adnkronos, «vogliamo sospendere gli atti attuativi della norma. In primo luogo la vaccinazione obbligatoria è palesemente incostituzionale e vessatoria se effettuata solo nei confronti del personale scolastico e non verso quello universitario. Inoltre è illogica perché gli studenti vanno a scuola senza obbligo di green pass».
Lamorgese persa nel rebus controlli
C'è grande inquietudine mista a irritazione, tra le forze dell'ordine, a pochi giorni dall'entrata in vigore della nuova stretta per i non vaccinati. Tanto che alcuni rappresentanti sindacali hanno deciso di esporsi in prima persona per lanciare l'allarme sulle procedure di controllo messe a punto dall'ultimo Consiglio dei ministri. In effetti, polizia e carabinieri rischiano di rimanere col cerino in mano: l'articolo 7 del decreto, infatti, prevede che entro tre giorni dall'entrata in vigore delle nuove misure si riuniscano i comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza, presieduti dai questori, i quali a loro volta dovranno mettere a punto entro poche ore i piani per i controlli costanti reclamati a gran voce dal premier Mario Draghi mercoledì in conferenza stampa.
Il problema, però, è che per venire incontro alle esigenze di controllo connesse alla portata abnorme delle limitazioni in campo dal prossimo 6 dicembre, si rischia di diminuire il presidio sui territori (specialmente quelli più problematici) sul fronte della sicurezza. Con il risultato che poliziotti e carabinieri lascino al proprio destino migliaia di cittadini vittime del degrado e della criminalità, per svolgere mansioni da capotreno o da controllore d'autobus. Il segretario del Coisp, Domenico Pianese, ha espresso con una nota la preoccupazione degli agenti di pubblica sicurezza per il «surplus di attività che graverà sulla polizia con il nuovo super green pass». «A fronte delle note carenze di organico», ha spiegato Pianese, «l'aumento dei controlli, che si aggiunge al carico di lavoro già esistente, rischia di creare grandi difficoltà operative. Sarebbe stato opportuno un confronto tra il governo e i sindacati di polizia prima di varare il provvedimento». Pianese non ha mancato di esprimere una certa perplessità anche sull'altra norma che investe direttamente le forze dell'ordine, vale a dire l'estensione dell'obbligo vaccinale, che sarà rispettato «benché si tratti di una norma che subiamo nonostante una copertura vaccinale già molto elevata, che si aggira intorno al 90% del nostro personale».
Ma la questione dei controlli, oltre alla questione pratica che ricade in larga misura sugli agenti, presenta anche un'implicazione politica che grava sul ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. Dopo essere stata difesa a spada tratta dal versante giallorosso della maggioranza e aver ottenuto ampia copertura dal premier Draghi, rispetto alle critiche di Lega e Fdi sulla gestione dei flussi migratori, dell'emergenza sbarchi e dei clamorosi e indisturbati rave party, la Lamorgese si trova per la prima volta in rotta di collisione con Palazzo Chigi.
Le indiscrezioni riferiscono di un battibecco tra Draghi e la responsabile del Viminale nel corso della riunione dell'esecutivo di mercoledì pomeriggio sulla necessità di rafforzare i controlli sul green pass e sull'uso delle mascherine, avvalorate poi da quanto affermato in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, perentorio nel giudicare inadeguati i controlli finora operati dalle forze dell'ordine. Un'insoddisfazione che se dovesse aumentare nel caso di flop dei controlli natalizi e saldarsi con quella più profonda di Matteo Salvini sulla mancanza di filtri alle frontiere, renderebbe improvvisamente traballante la posizione della Lamorgese.
Il rischio caos appare così concreto a più di un esponente del governo, che il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ha messo in qualche modo le mani aventi affermando che «a nessuno sfugge che non è facile controllare sulle metropolitane, spesso non si controlla nemmeno il biglietto, però c'è un impegno da parte del ministero degli interni ad intensificare i controlli e di effettuarli a campione». E meno male che non sfugge...
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I ragazzi possono stare in aula senza tessera ma non salire sui mezzi che li portano a scuola. Hotel nei guai: nel testo manca la data del 6 dicembre, le regole scatterebbero subito. Prof in rivolta per l'obbligo vaccinale.Luciana Lamorgese persa nel rebus controlli. Attriti tra Mario Draghi e il ministro, che teme lo scoglio delle verifiche: rischia di giocarsi il Viminale. Mariastella Gelmini ammette: «Ispezioni difficili in metro». Ira dei sindacati di polizia.Lo speciale comprende due articoli.Il super green pass porta con sé il super caos: come era ampiamente prevedibile, il decreto varato l'altro ieri dal governo guidato da Mario Draghi, con l'inasprimento delle restrizioni anti cCovid e l'introduzione del certificato verde rafforzato, ovvero rilasciato solo ai vaccinati e ai guariti ma non più a chi ha un tampone negativo, produce vari effetti paradossali. L'obbligo di green pass (quello base, rilasciato anche a chi ha il tampone negativo), viene esteso a settori che fino ad ora erano liberi: alberghi, spogliatoi per l'attività sportiva, servizi di trasporto ferroviario regionale e interregionale, servizi di trasporto pubblico locale, anche in zona bianca. Bene, anzi molto male: i bambini e gli adolescenti non sono obbligati ad avere il green pass per entrare a scuola, ma dovranno possederlo per salire a bordo degli autobus, dei tram, delle metropolitane. Siamo di fronte a una odiosa discriminazione: gli studenti che hanno genitori che li accompagnano a scuola con l'automobile, continueranno a vivere come è accaduto fino ad ora, mentre quelli che utilizzano i mezzi pubblici saranno obbligati a vaccinarsi o a fare un tampone ogni due giorni per poter usufruire del diritto allo studio, garantito dalla Costituzione. A proposito di trasporto pubblico locale: è di tutta evidenza che introdurre l'obbligo del certificato verde per salire su bus, tram e metro è null'altro che una sparata propagandistica. Il tema dei controlli, infatti, è talmente enorme che lo stesso ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ammette le difficoltà: «A nessuno sfugge», dice la Gelmini a Rtl 102,5, «che non è facile controllare sulle metropolitane, spesso non si controlla nemmeno il biglietto però è chiaro che c'è un impegno da parte del ministero degli Interni di intensificare i controlli e di effettuarli a campione». «Riguardo alle verifiche sui mezzi di trasporto locali», sottolinea da parte sua il presidente dell'Unione delle province italiane, Michele De Pascale, come riporta l'Ansa, «ci sono tutte le condizioni per fare un buon lavoro: nei comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica noi chiederemo che le società di trasporto forniscano un supporto alle polizie locali, insomma per questo tipo di controlli credo vada fatto un mix. E bisogna identificare sanzioni esemplari». Sanzioni esemplari, avete letto bene. Cosa accadrà al povero scolaretto di 14 anni trovato sull'autobus senza green pass? Verrà sottoposto alla gogna? Soprattutto, l'assurdo è che il ragazzo può recarsi a lezione senza vaccino né tampone, ma per salire sul mezzo che dovrebbe condurlo a scuola, è necessario esibire il certificato verde. Sempre riguardo agli adolescenti, l'introduzione dell'obbligo del super green pass dal prossimo 6 dicembre, anche in zona bianca, per accedere a spettacoli, eventi sportivi, ristorazione al chiuso, feste e discoteche e cerimonie pubbliche, pone problemi giganteschi. I ragazzini di più di 12 anni di età, in sostanza, saranno obbligati a vaccinarsi per poter andare a cena con i propri familiari, per andare allo stadio, al cinema, a teatro o per partecipare a una festa. Non basterà più, infatti, un tampone negativo: il green pass rafforzato viene rilasciato solo a vaccinati e guariti. Inevitabilmente, i genitori che non hanno intenzione di far inoculare il siero ai propri figli adolescenti si ritroveranno nell'impossibilità di andare anche a mangiare una pizza con loro. Un'altra criticità del decreto viene segnalata da due esponenti di Fratelli d'Italia, Riccardo Zucconi, deputato e capogruppo in commissione Attività produttive, commercio e turismo, e Gianluca Caramanna, responsabile nazionale del dipartimento turismo del partito di Giorgia Meloni. Gli onorevoli segnalano «un errore paradossale presente nella bozza di testo del super green pass che, se non modificato, danneggerebbe pesantemente gli alberghi italiani. Per l'accesso agli alberghi, infatti, il governo si è dimenticato di inserire il riferimento temporale, come invece ha fatto per il green pass rafforzato per le altre attività, ovvero il 6 dicembre prossimo. Questo significa che se la bozza circolata nella giornata di ieri tra gli addetti ai lavori dovesse essere confermata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale», aggiungono Zucconi e Caramanna, «chi oggi alloggia in una struttura ricettiva domani dovrebbe essere allontanato se non in possesso almeno di un green pass base, ovvero ottenuto anche sulla base di un semplice tampone negativo». «Incostituzionale, vessatorio, illogico, inutile»: così Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori) definisce l'obbligo vaccinale al personale scolastico e la terza dose, anche detta di richiamo. «Abbiamo avviato il ricorso d'urgenza», aggiunge Pacifico all'Adnkronos, «vogliamo sospendere gli atti attuativi della norma. In primo luogo la vaccinazione obbligatoria è palesemente incostituzionale e vessatoria se effettuata solo nei confronti del personale scolastico e non verso quello universitario. Inoltre è illogica perché gli studenti vanno a scuola senza obbligo di green pass». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/adolescenti-alberghi-insegnanti-il-nuovo-decreto-e-pieno-di-falle-2655798488.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lamorgese-persa-nel-rebus-controlli" data-post-id="2655798488" data-published-at="1637876530" data-use-pagination="False"> Lamorgese persa nel rebus controlli C'è grande inquietudine mista a irritazione, tra le forze dell'ordine, a pochi giorni dall'entrata in vigore della nuova stretta per i non vaccinati. Tanto che alcuni rappresentanti sindacali hanno deciso di esporsi in prima persona per lanciare l'allarme sulle procedure di controllo messe a punto dall'ultimo Consiglio dei ministri. In effetti, polizia e carabinieri rischiano di rimanere col cerino in mano: l'articolo 7 del decreto, infatti, prevede che entro tre giorni dall'entrata in vigore delle nuove misure si riuniscano i comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza, presieduti dai questori, i quali a loro volta dovranno mettere a punto entro poche ore i piani per i controlli costanti reclamati a gran voce dal premier Mario Draghi mercoledì in conferenza stampa. Il problema, però, è che per venire incontro alle esigenze di controllo connesse alla portata abnorme delle limitazioni in campo dal prossimo 6 dicembre, si rischia di diminuire il presidio sui territori (specialmente quelli più problematici) sul fronte della sicurezza. Con il risultato che poliziotti e carabinieri lascino al proprio destino migliaia di cittadini vittime del degrado e della criminalità, per svolgere mansioni da capotreno o da controllore d'autobus. Il segretario del Coisp, Domenico Pianese, ha espresso con una nota la preoccupazione degli agenti di pubblica sicurezza per il «surplus di attività che graverà sulla polizia con il nuovo super green pass». «A fronte delle note carenze di organico», ha spiegato Pianese, «l'aumento dei controlli, che si aggiunge al carico di lavoro già esistente, rischia di creare grandi difficoltà operative. Sarebbe stato opportuno un confronto tra il governo e i sindacati di polizia prima di varare il provvedimento». Pianese non ha mancato di esprimere una certa perplessità anche sull'altra norma che investe direttamente le forze dell'ordine, vale a dire l'estensione dell'obbligo vaccinale, che sarà rispettato «benché si tratti di una norma che subiamo nonostante una copertura vaccinale già molto elevata, che si aggira intorno al 90% del nostro personale». Ma la questione dei controlli, oltre alla questione pratica che ricade in larga misura sugli agenti, presenta anche un'implicazione politica che grava sul ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. Dopo essere stata difesa a spada tratta dal versante giallorosso della maggioranza e aver ottenuto ampia copertura dal premier Draghi, rispetto alle critiche di Lega e Fdi sulla gestione dei flussi migratori, dell'emergenza sbarchi e dei clamorosi e indisturbati rave party, la Lamorgese si trova per la prima volta in rotta di collisione con Palazzo Chigi. Le indiscrezioni riferiscono di un battibecco tra Draghi e la responsabile del Viminale nel corso della riunione dell'esecutivo di mercoledì pomeriggio sulla necessità di rafforzare i controlli sul green pass e sull'uso delle mascherine, avvalorate poi da quanto affermato in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, perentorio nel giudicare inadeguati i controlli finora operati dalle forze dell'ordine. Un'insoddisfazione che se dovesse aumentare nel caso di flop dei controlli natalizi e saldarsi con quella più profonda di Matteo Salvini sulla mancanza di filtri alle frontiere, renderebbe improvvisamente traballante la posizione della Lamorgese. Il rischio caos appare così concreto a più di un esponente del governo, che il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ha messo in qualche modo le mani aventi affermando che «a nessuno sfugge che non è facile controllare sulle metropolitane, spesso non si controlla nemmeno il biglietto, però c'è un impegno da parte del ministero degli interni ad intensificare i controlli e di effettuarli a campione». E meno male che non sfugge...
Francesca Pascale (Ansa)
La Lega mette in luce la sua anima moderata, attenta ai diritti civili, e lancia la sfida: ieri a Rivisondoli (L’Aquila) si è aperta la kermesse del Carroccio intitolata «Idee in movimento», che ha l’obiettivo di sgretolare tanti luoghi comuni costruiti intorno al partito guidato da Matteo Salvini. Tocca all’ex presidente del Veneto, Luca Zaia, da sempre su posizioni liberal in tema di diritti civili, lanciare la sfida: «Sui temi dei diritti civili e dell’eutanasia», dice Zaia in videocollegamento, «io credo che non sono di dominio di qualcun altro, dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Sull’eutanasia non abbiamo ancora un Parlamento che riesce a esprimersi, ci vuole una legge. Io sono convinto che vinca sempre la destra liberale. Una destra liberticida e troppo concentrata sugli aspetti fondamentalisti», aggiunge Zaia, «non può portare ai risultati che i cittadini si aspettano».
A Zaia replica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, leader di Forza Italia: «Siamo sempre stati disposti ad affrontare queste questioni. Sui diritti», sottolinea Tajani, «siamo sempre stati in prima fila. Siamo sempre stati a favore dello ius Italiae, quindi i diritti anche dei giovani cittadini o che stanno per diventare cittadini. Sulle questioni più di coscienza, ovviamente abbiamo sempre dato la libertà ai nostri parlamentari di votare in base alla loro scelta personale. Quindi massima libertà di discussione e anche massima libertà di voto».
Partecipa all’evento anche Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi e attivista dei diritti civili, accolta con simpatia dai tanti militanti intervenuti. Pace fatta pure con Matteo Salvini: «Sinceramente», dice la Pascale, «posso dire che trovo più libertà qui nella Lega che per esempio in altri partiti, non dico Forza Italia, ma in altri. Qui ho avuto la libertà e la possibilità di salutare tutti anche se sono sempre stata molto ostile e aggressiva con la Lega. Invece ho trovato coesione e in particolare le donne della Lega mi hanno sorpreso sul tema dell’Iran, sono state presenti a differenza del femminismo di sinistra. Salvini? Lo ringrazierò», aggiunge la Pascale, «perché sono stati ospitalissimi. Ho avuto modo finalmente di dire qualcosa sul mio tema preferito nell’ambito del centrodestra che è la mia area politica».
Fittissimo il parterre dei partecipanti, tra i quali il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che nel suo intervento affronta il delicato e attualissimo tema dell’equilibrio tra sicurezza e libertà: «Da una parte», argomenta Fontana, «più sicurezza tendenzialmente significa anche dire magari meno libertà; e quindi dobbiamo stare molto attenti a garantire la giusta sicurezza, affinché tutti i cittadini onesti possano vivere tranquillamente, senza ovviamente trasformarci da un Paese libero a un Paese dove queste libertà non sono concesse». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, innanzitutto dà una notizia: «Penso che lo spirito della rottamazione delle cartelle esattoriali», sottolinea Giorgetti, «valga anche per i Comuni. L’auspicio è che per andare rapidamente allo smaltimento di quell’immenso magazzino di crediti accertati che sono lì da decenni, la soluzione transattiva con i contribuenti potrebbe aprire una stagione nuova. È lo spirito con cui la Lega ha lavorato». Un’idea, quella di estendere ai tributi comunali la possibilità della rottamazione, che è destinata a riscuotere (è il caso di dirlo) grande apprezzamento tra gli italiani. Molto attuale anche l’intervento di Luca Palamara, ex magistrato ed ex presidente dell’Anm: «Quando tutto ciò che non è sinistra è al governo», sostiene Palamara, «una parte della magistratura, che è preponderante, va in tilt. Lo vediamo sull’immigrazione, tema che porta a questo corto circuito fra una parte della magistratura e una parte della politica». Sul caso Striano, aggiunge Palamara, «bisogna capire cosa è successo. Non sono normali 230.000 accessi informatici. Mettere in circolo le informazioni sulle segnalazioni di operazioni sospette su cui non ci sono ancora indagini aperte, significa sostituire alla prova il sospetto per eliminare questo o quel rivale politico».
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Gnl nel 2026 tanta nuova offerta. In Groenlandia servono enormi investimenti. Riparte la nuova Via della Seta. In Giappone nucleare al riavvio. Litio, mercato in subbuglio.
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Poi, passando dagli studi televisivi alle aule dei tribunali, ti imbatti nell’assoluzione di due giovani dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una ragazza ubriaca: «Era cosciente di quel che stava accadendo», hanno dichiarato all’unisono il giudice di primo grado, quello di Appello e pure la Cassazione. Noi non abbiamo elementi per sostenere se sia la decisione giusta o sbagliata (forse lo è visto il filotto di assoluzioni), ma non riusciamo a capire come sia possibile che fatti pressoché uguali abbiano esiti giudiziari così diversi a seconda che tu stia a Ravenna (dove era accaduto il fatto in questione) o a Tempio Pausania, in Sardegna, dove i giudici di primo grado hanno condannato il figlio di Beppe Grillo con i suoi tre amici. Davvero bastano sfumature nei fatti per far scattare una condanna o una assoluzione, una violenza o un rapporto consensuale?
Lo ripeto non vogliamo entrare nei tecnicismi, ma tutto il clamore generato da tali fatti di cronaca, dai processi per violenze e stupri, e dalle bagarre in Parlamento per una formulazione legislativa piuttosto che un’altra, alimentano discussioni su dinamiche sociali non di poco conto. Alle ragazze, alle donne, diciamo di raccontare, di denunciare, di fidarsi delle istituzioni; poi una volta superato questo scoglio, ti fai il segno della croce nella speranza che il giudice capisca la tua decisione travagliata. Perché alla fine resta solo lui, il giudice, a sancire se vi è stata violenza oppure no, stupro oppure no. Forse ci sarebbe bisogno di una univocità di comportamento da parte dei giudici più che di nuove norme.
Torniamo allora a Ravenna. Ci sono una ragazza (diciottenne all’epoca dei fatti) e due ragazzi poco più che trentenni, che si incontrano in un locale. Fanno serata. I due la portano a spalla in un appartamento del centro, le fanno fare una doccia e le offrono un caffè. Qui, nell’appartamento, la giovane ha un rapporto sessuale con uno dei due, mentre l’altro la riprende col cellulare. I due imputati, entrambi stranieri, sono abbastanza noti perché uno giocava nel Ravenna calcio, l’altro era un commerciante d’auto usate.
Ebbene, la Cassazione ha chiuso la questione dichiarando inammissibile il ricorso dell’accusa e rendendo così definitiva l’assoluzione dei due imputati perché «il fatto non costituisce reato»: la giovane, anche se aveva bevuto, era consenziente la notte nella quale fu filmata da uno dei due ragazzi mentre faceva sesso con l’amico. Lo ripeto, non vogliamo entrare nelle dinamiche processuali e nei tecnicismi, perché sicuramente ci saranno delle differenze importanti tra questo caso e - lo dico a mo’ di esempio assai noto - la condanna del figlio di Grillo, ma non è strampalato domandarsi come si faccia ad avere delle sentenze così diverse rispetto a fatti descritti allo stesso modo?
Secondo l’accusa ravennate, la ragazza era stata stuprata e filmata; filmati che avrebbero dimostrato - sempre a detta del pm - uno «stato di inconfutabile incoscienza» di una ragazza «completamente indifesa» e in balia del «comportamento denigratorio dei presenti». Tra l’altro nessun giudice di quelli interessati ha contestato il fatto che la ragazza avesse bevuto molto, tanto da dover essere portata in spalla. Allora è normale domandarsi se una ragazza che non si regga in piedi, quindi in evidente stato di alterazione, possa essere consenziente a un rapporto con tanto di «filmino». Qui la politica non c’entra. C’entrano i giudici, i quali con lo stesso codice e con le stesse leggi, condannano o assolvono.
Non vorrei che di fronte a tante differenziazioni nei tribunali, alla fine saranno proprio le vittime a non fidarsi più e a desistere dal denunciare.
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