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2021-11-26
Adolescenti, alberghi, insegnanti. Il nuovo decreto è pieno di falle
Ansa
Il super green pass porta con sé il super caos: come era ampiamente prevedibile, il decreto varato l'altro ieri dal governo guidato da Mario Draghi, con l'inasprimento delle restrizioni anti cCovid e l'introduzione del certificato verde rafforzato, ovvero rilasciato solo ai vaccinati e ai guariti ma non più a chi ha un tampone negativo, produce vari effetti paradossali. L'obbligo di green pass (quello base, rilasciato anche a chi ha il tampone negativo), viene esteso a settori che fino ad ora erano liberi: alberghi, spogliatoi per l'attività sportiva, servizi di trasporto ferroviario regionale e interregionale, servizi di trasporto pubblico locale, anche in zona bianca. Bene, anzi molto male: i bambini e gli adolescenti non sono obbligati ad avere il green pass per entrare a scuola, ma dovranno possederlo per salire a bordo degli autobus, dei tram, delle metropolitane. Siamo di fronte a una odiosa discriminazione: gli studenti che hanno genitori che li accompagnano a scuola con l'automobile, continueranno a vivere come è accaduto fino ad ora, mentre quelli che utilizzano i mezzi pubblici saranno obbligati a vaccinarsi o a fare un tampone ogni due giorni per poter usufruire del diritto allo studio, garantito dalla Costituzione.
A proposito di trasporto pubblico locale: è di tutta evidenza che introdurre l'obbligo del certificato verde per salire su bus, tram e metro è null'altro che una sparata propagandistica. Il tema dei controlli, infatti, è talmente enorme che lo stesso ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ammette le difficoltà: «A nessuno sfugge», dice la Gelmini a Rtl 102,5, «che non è facile controllare sulle metropolitane, spesso non si controlla nemmeno il biglietto però è chiaro che c'è un impegno da parte del ministero degli Interni di intensificare i controlli e di effettuarli a campione». «Riguardo alle verifiche sui mezzi di trasporto locali», sottolinea da parte sua il presidente dell'Unione delle province italiane, Michele De Pascale, come riporta l'Ansa, «ci sono tutte le condizioni per fare un buon lavoro: nei comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica noi chiederemo che le società di trasporto forniscano un supporto alle polizie locali, insomma per questo tipo di controlli credo vada fatto un mix. E bisogna identificare sanzioni esemplari». Sanzioni esemplari, avete letto bene. Cosa accadrà al povero scolaretto di 14 anni trovato sull'autobus senza green pass? Verrà sottoposto alla gogna? Soprattutto, l'assurdo è che il ragazzo può recarsi a lezione senza vaccino né tampone, ma per salire sul mezzo che dovrebbe condurlo a scuola, è necessario esibire il certificato verde.
Sempre riguardo agli adolescenti, l'introduzione dell'obbligo del super green pass dal prossimo 6 dicembre, anche in zona bianca, per accedere a spettacoli, eventi sportivi, ristorazione al chiuso, feste e discoteche e cerimonie pubbliche, pone problemi giganteschi. I ragazzini di più di 12 anni di età, in sostanza, saranno obbligati a vaccinarsi per poter andare a cena con i propri familiari, per andare allo stadio, al cinema, a teatro o per partecipare a una festa. Non basterà più, infatti, un tampone negativo: il green pass rafforzato viene rilasciato solo a vaccinati e guariti. Inevitabilmente, i genitori che non hanno intenzione di far inoculare il siero ai propri figli adolescenti si ritroveranno nell'impossibilità di andare anche a mangiare una pizza con loro.
Un'altra criticità del decreto viene segnalata da due esponenti di Fratelli d'Italia, Riccardo Zucconi, deputato e capogruppo in commissione Attività produttive, commercio e turismo, e Gianluca Caramanna, responsabile nazionale del dipartimento turismo del partito di Giorgia Meloni. Gli onorevoli segnalano «un errore paradossale presente nella bozza di testo del super green pass che, se non modificato, danneggerebbe pesantemente gli alberghi italiani. Per l'accesso agli alberghi, infatti, il governo si è dimenticato di inserire il riferimento temporale, come invece ha fatto per il green pass rafforzato per le altre attività, ovvero il 6 dicembre prossimo. Questo significa che se la bozza circolata nella giornata di ieri tra gli addetti ai lavori dovesse essere confermata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale», aggiungono Zucconi e Caramanna, «chi oggi alloggia in una struttura ricettiva domani dovrebbe essere allontanato se non in possesso almeno di un green pass base, ovvero ottenuto anche sulla base di un semplice tampone negativo».
«Incostituzionale, vessatorio, illogico, inutile»: così Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori) definisce l'obbligo vaccinale al personale scolastico e la terza dose, anche detta di richiamo. «Abbiamo avviato il ricorso d'urgenza», aggiunge Pacifico all'Adnkronos, «vogliamo sospendere gli atti attuativi della norma. In primo luogo la vaccinazione obbligatoria è palesemente incostituzionale e vessatoria se effettuata solo nei confronti del personale scolastico e non verso quello universitario. Inoltre è illogica perché gli studenti vanno a scuola senza obbligo di green pass».
Lamorgese persa nel rebus controlli
C'è grande inquietudine mista a irritazione, tra le forze dell'ordine, a pochi giorni dall'entrata in vigore della nuova stretta per i non vaccinati. Tanto che alcuni rappresentanti sindacali hanno deciso di esporsi in prima persona per lanciare l'allarme sulle procedure di controllo messe a punto dall'ultimo Consiglio dei ministri. In effetti, polizia e carabinieri rischiano di rimanere col cerino in mano: l'articolo 7 del decreto, infatti, prevede che entro tre giorni dall'entrata in vigore delle nuove misure si riuniscano i comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza, presieduti dai questori, i quali a loro volta dovranno mettere a punto entro poche ore i piani per i controlli costanti reclamati a gran voce dal premier Mario Draghi mercoledì in conferenza stampa.
Il problema, però, è che per venire incontro alle esigenze di controllo connesse alla portata abnorme delle limitazioni in campo dal prossimo 6 dicembre, si rischia di diminuire il presidio sui territori (specialmente quelli più problematici) sul fronte della sicurezza. Con il risultato che poliziotti e carabinieri lascino al proprio destino migliaia di cittadini vittime del degrado e della criminalità, per svolgere mansioni da capotreno o da controllore d'autobus. Il segretario del Coisp, Domenico Pianese, ha espresso con una nota la preoccupazione degli agenti di pubblica sicurezza per il «surplus di attività che graverà sulla polizia con il nuovo super green pass». «A fronte delle note carenze di organico», ha spiegato Pianese, «l'aumento dei controlli, che si aggiunge al carico di lavoro già esistente, rischia di creare grandi difficoltà operative. Sarebbe stato opportuno un confronto tra il governo e i sindacati di polizia prima di varare il provvedimento». Pianese non ha mancato di esprimere una certa perplessità anche sull'altra norma che investe direttamente le forze dell'ordine, vale a dire l'estensione dell'obbligo vaccinale, che sarà rispettato «benché si tratti di una norma che subiamo nonostante una copertura vaccinale già molto elevata, che si aggira intorno al 90% del nostro personale».
Ma la questione dei controlli, oltre alla questione pratica che ricade in larga misura sugli agenti, presenta anche un'implicazione politica che grava sul ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. Dopo essere stata difesa a spada tratta dal versante giallorosso della maggioranza e aver ottenuto ampia copertura dal premier Draghi, rispetto alle critiche di Lega e Fdi sulla gestione dei flussi migratori, dell'emergenza sbarchi e dei clamorosi e indisturbati rave party, la Lamorgese si trova per la prima volta in rotta di collisione con Palazzo Chigi.
Le indiscrezioni riferiscono di un battibecco tra Draghi e la responsabile del Viminale nel corso della riunione dell'esecutivo di mercoledì pomeriggio sulla necessità di rafforzare i controlli sul green pass e sull'uso delle mascherine, avvalorate poi da quanto affermato in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, perentorio nel giudicare inadeguati i controlli finora operati dalle forze dell'ordine. Un'insoddisfazione che se dovesse aumentare nel caso di flop dei controlli natalizi e saldarsi con quella più profonda di Matteo Salvini sulla mancanza di filtri alle frontiere, renderebbe improvvisamente traballante la posizione della Lamorgese.
Il rischio caos appare così concreto a più di un esponente del governo, che il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ha messo in qualche modo le mani aventi affermando che «a nessuno sfugge che non è facile controllare sulle metropolitane, spesso non si controlla nemmeno il biglietto, però c'è un impegno da parte del ministero degli interni ad intensificare i controlli e di effettuarli a campione». E meno male che non sfugge...
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I ragazzi possono stare in aula senza tessera ma non salire sui mezzi che li portano a scuola. Hotel nei guai: nel testo manca la data del 6 dicembre, le regole scatterebbero subito. Prof in rivolta per l'obbligo vaccinale.Luciana Lamorgese persa nel rebus controlli. Attriti tra Mario Draghi e il ministro, che teme lo scoglio delle verifiche: rischia di giocarsi il Viminale. Mariastella Gelmini ammette: «Ispezioni difficili in metro». Ira dei sindacati di polizia.Lo speciale comprende due articoli.Il super green pass porta con sé il super caos: come era ampiamente prevedibile, il decreto varato l'altro ieri dal governo guidato da Mario Draghi, con l'inasprimento delle restrizioni anti cCovid e l'introduzione del certificato verde rafforzato, ovvero rilasciato solo ai vaccinati e ai guariti ma non più a chi ha un tampone negativo, produce vari effetti paradossali. L'obbligo di green pass (quello base, rilasciato anche a chi ha il tampone negativo), viene esteso a settori che fino ad ora erano liberi: alberghi, spogliatoi per l'attività sportiva, servizi di trasporto ferroviario regionale e interregionale, servizi di trasporto pubblico locale, anche in zona bianca. Bene, anzi molto male: i bambini e gli adolescenti non sono obbligati ad avere il green pass per entrare a scuola, ma dovranno possederlo per salire a bordo degli autobus, dei tram, delle metropolitane. Siamo di fronte a una odiosa discriminazione: gli studenti che hanno genitori che li accompagnano a scuola con l'automobile, continueranno a vivere come è accaduto fino ad ora, mentre quelli che utilizzano i mezzi pubblici saranno obbligati a vaccinarsi o a fare un tampone ogni due giorni per poter usufruire del diritto allo studio, garantito dalla Costituzione. A proposito di trasporto pubblico locale: è di tutta evidenza che introdurre l'obbligo del certificato verde per salire su bus, tram e metro è null'altro che una sparata propagandistica. Il tema dei controlli, infatti, è talmente enorme che lo stesso ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ammette le difficoltà: «A nessuno sfugge», dice la Gelmini a Rtl 102,5, «che non è facile controllare sulle metropolitane, spesso non si controlla nemmeno il biglietto però è chiaro che c'è un impegno da parte del ministero degli Interni di intensificare i controlli e di effettuarli a campione». «Riguardo alle verifiche sui mezzi di trasporto locali», sottolinea da parte sua il presidente dell'Unione delle province italiane, Michele De Pascale, come riporta l'Ansa, «ci sono tutte le condizioni per fare un buon lavoro: nei comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica noi chiederemo che le società di trasporto forniscano un supporto alle polizie locali, insomma per questo tipo di controlli credo vada fatto un mix. E bisogna identificare sanzioni esemplari». Sanzioni esemplari, avete letto bene. Cosa accadrà al povero scolaretto di 14 anni trovato sull'autobus senza green pass? Verrà sottoposto alla gogna? Soprattutto, l'assurdo è che il ragazzo può recarsi a lezione senza vaccino né tampone, ma per salire sul mezzo che dovrebbe condurlo a scuola, è necessario esibire il certificato verde. Sempre riguardo agli adolescenti, l'introduzione dell'obbligo del super green pass dal prossimo 6 dicembre, anche in zona bianca, per accedere a spettacoli, eventi sportivi, ristorazione al chiuso, feste e discoteche e cerimonie pubbliche, pone problemi giganteschi. I ragazzini di più di 12 anni di età, in sostanza, saranno obbligati a vaccinarsi per poter andare a cena con i propri familiari, per andare allo stadio, al cinema, a teatro o per partecipare a una festa. Non basterà più, infatti, un tampone negativo: il green pass rafforzato viene rilasciato solo a vaccinati e guariti. Inevitabilmente, i genitori che non hanno intenzione di far inoculare il siero ai propri figli adolescenti si ritroveranno nell'impossibilità di andare anche a mangiare una pizza con loro. Un'altra criticità del decreto viene segnalata da due esponenti di Fratelli d'Italia, Riccardo Zucconi, deputato e capogruppo in commissione Attività produttive, commercio e turismo, e Gianluca Caramanna, responsabile nazionale del dipartimento turismo del partito di Giorgia Meloni. Gli onorevoli segnalano «un errore paradossale presente nella bozza di testo del super green pass che, se non modificato, danneggerebbe pesantemente gli alberghi italiani. Per l'accesso agli alberghi, infatti, il governo si è dimenticato di inserire il riferimento temporale, come invece ha fatto per il green pass rafforzato per le altre attività, ovvero il 6 dicembre prossimo. Questo significa che se la bozza circolata nella giornata di ieri tra gli addetti ai lavori dovesse essere confermata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale», aggiungono Zucconi e Caramanna, «chi oggi alloggia in una struttura ricettiva domani dovrebbe essere allontanato se non in possesso almeno di un green pass base, ovvero ottenuto anche sulla base di un semplice tampone negativo». «Incostituzionale, vessatorio, illogico, inutile»: così Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori) definisce l'obbligo vaccinale al personale scolastico e la terza dose, anche detta di richiamo. «Abbiamo avviato il ricorso d'urgenza», aggiunge Pacifico all'Adnkronos, «vogliamo sospendere gli atti attuativi della norma. In primo luogo la vaccinazione obbligatoria è palesemente incostituzionale e vessatoria se effettuata solo nei confronti del personale scolastico e non verso quello universitario. Inoltre è illogica perché gli studenti vanno a scuola senza obbligo di green pass». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/adolescenti-alberghi-insegnanti-il-nuovo-decreto-e-pieno-di-falle-2655798488.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lamorgese-persa-nel-rebus-controlli" data-post-id="2655798488" data-published-at="1637876530" data-use-pagination="False"> Lamorgese persa nel rebus controlli C'è grande inquietudine mista a irritazione, tra le forze dell'ordine, a pochi giorni dall'entrata in vigore della nuova stretta per i non vaccinati. Tanto che alcuni rappresentanti sindacali hanno deciso di esporsi in prima persona per lanciare l'allarme sulle procedure di controllo messe a punto dall'ultimo Consiglio dei ministri. In effetti, polizia e carabinieri rischiano di rimanere col cerino in mano: l'articolo 7 del decreto, infatti, prevede che entro tre giorni dall'entrata in vigore delle nuove misure si riuniscano i comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza, presieduti dai questori, i quali a loro volta dovranno mettere a punto entro poche ore i piani per i controlli costanti reclamati a gran voce dal premier Mario Draghi mercoledì in conferenza stampa. Il problema, però, è che per venire incontro alle esigenze di controllo connesse alla portata abnorme delle limitazioni in campo dal prossimo 6 dicembre, si rischia di diminuire il presidio sui territori (specialmente quelli più problematici) sul fronte della sicurezza. Con il risultato che poliziotti e carabinieri lascino al proprio destino migliaia di cittadini vittime del degrado e della criminalità, per svolgere mansioni da capotreno o da controllore d'autobus. Il segretario del Coisp, Domenico Pianese, ha espresso con una nota la preoccupazione degli agenti di pubblica sicurezza per il «surplus di attività che graverà sulla polizia con il nuovo super green pass». «A fronte delle note carenze di organico», ha spiegato Pianese, «l'aumento dei controlli, che si aggiunge al carico di lavoro già esistente, rischia di creare grandi difficoltà operative. Sarebbe stato opportuno un confronto tra il governo e i sindacati di polizia prima di varare il provvedimento». Pianese non ha mancato di esprimere una certa perplessità anche sull'altra norma che investe direttamente le forze dell'ordine, vale a dire l'estensione dell'obbligo vaccinale, che sarà rispettato «benché si tratti di una norma che subiamo nonostante una copertura vaccinale già molto elevata, che si aggira intorno al 90% del nostro personale». Ma la questione dei controlli, oltre alla questione pratica che ricade in larga misura sugli agenti, presenta anche un'implicazione politica che grava sul ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. Dopo essere stata difesa a spada tratta dal versante giallorosso della maggioranza e aver ottenuto ampia copertura dal premier Draghi, rispetto alle critiche di Lega e Fdi sulla gestione dei flussi migratori, dell'emergenza sbarchi e dei clamorosi e indisturbati rave party, la Lamorgese si trova per la prima volta in rotta di collisione con Palazzo Chigi. Le indiscrezioni riferiscono di un battibecco tra Draghi e la responsabile del Viminale nel corso della riunione dell'esecutivo di mercoledì pomeriggio sulla necessità di rafforzare i controlli sul green pass e sull'uso delle mascherine, avvalorate poi da quanto affermato in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, perentorio nel giudicare inadeguati i controlli finora operati dalle forze dell'ordine. Un'insoddisfazione che se dovesse aumentare nel caso di flop dei controlli natalizi e saldarsi con quella più profonda di Matteo Salvini sulla mancanza di filtri alle frontiere, renderebbe improvvisamente traballante la posizione della Lamorgese. Il rischio caos appare così concreto a più di un esponente del governo, che il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ha messo in qualche modo le mani aventi affermando che «a nessuno sfugge che non è facile controllare sulle metropolitane, spesso non si controlla nemmeno il biglietto, però c'è un impegno da parte del ministero degli interni ad intensificare i controlli e di effettuarli a campione». E meno male che non sfugge...
A “La Borsa e la vita” avevamo annunciato il mini rally delle Borse a inizio aprile. Ora i mercati sono sui massimi, così come i debiti, mentre l’inflazione rialza la testa. E se alzano i tassi? Occhio al Giappone, il temporale può partire da lì.
Donald Trump (Ansa)
Tale scelta, oltre che dalla priorità di evitare rischiose operazioni terrestri, deriva dalla necessità di risparmiare mezzi offensivi e relativi costi e allo stesso tempo aumentare la pressione su Teheran attraverso la negazione di risorse finanziarie. Non si tratta di abbandono totale della strategia del falco utile per deterrenza, ma di sua secondarizzazione come eventualità di ultima istanza. Tra gli analisti prevale l’idea che la strategia del boa abbia notevole efficacia non solo contro l’Iran, ma anche per convincere la Cina, molto danneggiata per il calo di circa la metà dei suoi rifornimenti petroliferi a causa del blocco di Hormuz e porti iraniani, a fare più pressione sull’Iran per una resa. In questo quadro - pur continuamente mobile - ho annotato un particolare rilevante che tocca le scelte strategiche degli europei e dell’Italia: Washington ha dichiarato di non avere fretta, cioè punta a uno strangolamento anche lento per far accettare a Teheran le sue condizioni.
Potrebbe l’America veramente sostenere una crisi prolungata dei traffici globali che se anche non tocca le sue disponibilità di energie fossili ha un notevole impatto inflazionistico interno (già visibile) via moltiplicatore finanziario dei prezzi? Se i costi per l’elettorato statunitense non scendessero entro i prossimi mesi, l’amministrazione Trump sarebbe punita nelle elezioni parlamentari di novembre e perderebbe la maggioranza repubblicana quasi certamente alla Camera e probabilmente al Senato. Alcuni colleghi statunitensi con cui cerco di probabilizzare lo scenario stimano in ipotesi preliminare che Washington potrebbe, in teoria, tenere il blocco fino ad agosto per poi ottenere vittoria e riduzione rapida dei costi petroliferi in settembre e ottobre, invertendo in tal modo il gap corrente di consenso per Donald Trump. Ma, se questo scenario fosse realistico, gli europei e molti asiatici dovrebbero affrontare una crisi di scarsità energetica generativa di inflazione già verso fine maggio con picco recessivo pesante in estate. Non ho dati sulla resilienza delle nazioni arabe/sunnite del Golfo, ma sentendone riservatamente le lamentele ritengo che i loro calcoli portino a scenari economicamente catastrofici se il blocco di Hormuz durasse oltre maggio. Inoltre, si intravede un’azione molto attiva e riservata della Cina per riempire lo spazio di influenza geopolitica dell’America reso contendibile dall’insufficiente rispetto delle esigenze di sicurezza economica degli alleati. Semplificando, l’affermazione che l’America non abbia alcuna fretta di chiudere il caso - anche considerando il vantaggio nell’aumento della dipendenza globale dal suo petrolio e gas e una cointeressenza della Russia per un prolungamento della crisi di Hormuz - non mi sembra realistica.
Soluzioni? Una crisi geopolitica ad alto impatto economico in forma di scarsità diffusa di materie di rilevanza sistemica quali l’energia ha soluzioni geopolitiche e non finanziarie. Per gli europei e l’Italia la soluzione di generare a debito un contrasto all’inflazione può essere una soluzione solo di breve termine. In teoria c’è anche la soluzione di sostituire i traffici via Hormuz, ma tale opzione prenderebbe almeno tre anni creando un periodo di scarsità/inflazione generativo di gravi rischi recessivi. Mosca sta aspettando/sperando che gli europei le chiedano aiuto riaprendo i rifornimenti di gas e petrolio in cambio dell’accettazione della sua vittoria sull’Ucraina, ma al momento tale ipotesi è esclusa. Resta una soluzione per gli europei: riconvergere con l’America che è in difficoltà, fatto derivabile dalla frustrazione rabbiosa di Trump per la mancata collaborazione degli europei stessi nell’azione militare contro l’Iran.
Possibile? La divergenza euroamericana è forte e motivata dai dazi, dall’obbligo ricattatorio per maggiori spese di sicurezza, dagli insulti e, soprattutto, dal fatto che la strategia statunitense iniziale ha calcolato male lo scenario del conflitto contro l’Iran. Inoltre, i dati di consenso nell’area europea mostrano in maggioranza ostilità totale alla conduzione Trump dell’America. Ma il rischio di crisi economica per gli europei è troppo elevato. Pertanto la soluzione più razionale è l’attivazione di un ingaggio di una coalizione di europei per la sicurezza del canale di Hormuz che integri le forze statunitensi insufficienti per farlo da sole e solo sufficienti per un blocco navale lontano dalle coste. L’idea è già allo studio della coalizione dei volonterosi con l’interesse di decine di nazioni, in particolare del Pacifico e delle nazioni arabe-sunnite del Golfo. L’America vorrà mostrare che riesce da sola a condizionare l’Iran? Probabilmente, ma resterà comunque (in assenza di un cambio di regime in Iran) il problema della sicurezza dei transiti nello stretto di Hormuz che implica un presidio di polizia che da sola l’America non può fare. In conclusione, serve una riconvergenza euroamericana per evitare il peggio. Come? L’America aggiunga al blocco navale un corridoio di sicurezza per transiti non iraniani e gli europei e altri alleati del Pacifico mandino mezzi di sicurezza per difenderlo. Questa soluzione sarebbe di massimo vantaggio/minor rischio per l’Italia.
www.carlopelanda.com
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