
È massimo il riserbo sulle modalità con cui il governo è riuscito a riportare a casa Cecilia Sala, la giornalista di Chora Media e del Foglio arrestata il 19 dicembre a Teheran e detenuta nel carcere di Evin per tre settimane. Nonostante le smentite resta il sospetto, quasi una certezza, che l’incarcerazione di Mohammad Abedini Najafabadi, fermato il 16 dicembre a Milano in base al mandato d’arresto internazionale spiccato dagli Stati Uniti, sia collegato al dossier Sala. L’uomo è accusato dagli Usa di associazione per delinquere e terrorismo per aver procurato ai pasdaran tecnologie fondamentali per i droni esportate dagli Stati Uniti. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, uscendo da Palazzo Chigi, dove ha assicurato di essersi recato per parlare della separazione delle carriere dei magistrati, su Abedini è stato laconico: «Noi abbiamo un trattato di estradizione con gli Usa che viene valutato secondo parametri giuridici». Il ministro tuttavia ha il potere di chiedere la scarcerazione di Abedini, decisione che ci si aspetta possa arrivare nei prossimi giorni, contrariamente a quanto detto fin qui, anche prima dell’udienza del 15 gennaio fissata dalla Corte d’Appello, chiamata ad esprimersi sulla richiesta di domiciliari. Se l’istanza di Nordio partisse, la Corte d’Appello milanese dovrebbe disporre immediatamente la liberazione dell’uomo e la richiesta di estradizione Usa verrebbe quindi negata. Secondo il Wall Street Journal, Giorgia Meloni «è volata in Florida sabato per incontrare Donald Trump e spiegargli che liberare Sala era un interesse nazionale italiano e che l’Italia avrebbe dovuto respingere la richiesta di estradizione degli Stati Uniti per Abedini». Ma per andare a dama, la Meloni, ottenendo da Trump, nel suo blitz a Mar-a-lago, l’ok a non concedere l’estradizione negli Usa dell’ingegnere iraniano, ha dovuto garantire una condizione. Probabilmente, l’unica cosa che otterranno gli americani è la trasmissione delle informazioni contenute nel materiale sequestrato all’informatico. Eppure, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha provato a smentire l’ipotesi del do ut des con Teheran: «Gli stessi iraniani hanno separato le due cose», ha insistito, lasciando intendere che i due dossier siano stati gestiti parallelamente ma senza che l’uno dipendesse dall’altro.
Il legale di Abedini, che si prepara alla prossima udienza, dove non è escluso che il suo assistito possa rilasciare delle dichiarazioni, si è detto «molto contento del ritorno a casa della nostra Cecilia Sala. Ora devo concentrarmi sul caso e lavorare al meglio su di esso». Già due giorni fa, dal carcere, Abedini aveva chiesto notizie sul rilascio di Sala, più che per un moto di empatia, probabilmente per personale interesse. Convinto forse che dalla sua scarcerazione dipendano anche le sue sorti. Intanto il procuratore generale di Milano, Francesca Nanni, dice di non avere novità sul caso, esprimendo però «grande soddisfazione» per la liberazione della giornalista.
La pg, nei giorni scorsi, ha espresso parere negativo alla richiesta di detenzione ai domiciliari per il pericolo di fuga dell’ingegnere iraniano. In attesa, poi, che prenda il via anche il procedimento sulla richiesta di estradizione degli Stati Uniti. Il destino dell’«uomo dei droni» sarà deciso il prossimo 15 gennaio dalla Corte d’Appello di Milano, ma appare chiaro che su di lui la decisione che peserà di più sarà quella politica.
L’incognita resta quella delle tempistiche: salvo colpi di scena, dovrebbe avvenire tutto dopo la metà del mese, una volta che i giudici si saranno espressi e probabilmente entro il 20 gennaio, data di insediamento di Trump. Fino a quel giorno, però, alla Casa Bianca decide ancora Joe Biden, e a Washington il cambio di guardia è considerato una cosa seria. Perciò i colloqui che Meloni avrà con Biden e con il segretario di stato americano, anche lui uscente, Antony Blinken, non saranno puramente formali. Gli Usa, intanto, chiedono all’Iran di liberare tutti gli stranieri detenuti e insistono: i droni degli ayatollah minacciano la pace. L’intrigo internazionale ancora non si è concluso.














